Famiglia Parodi - discorso ufficiale di Emilio Parodi

Contenuto

Famiglia Parodi - discorso ufficiale di Emilio Parodi
Tipologia
Fascicolo
Descrizione

Discorso  ufficiale di Emilio Parodi per l'inaugurazione delle scuole professionali "Don Bosco" 

Data testuale
1937 maggio 31
Data topica
Genova
Consistenza
21 cc.
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Famiglia Parodi
Identificativo
PAR.000153
Note
Per gentile concessione di Umberta e Maria Parodi
Temi correlati
contenuto
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On, Avv, EMILIO PARODI

DISCORSO UFFICIALE
PER L'INAUGURAZIONE DELLE
SCUOLE PROFESSIONALI

“ DON BOSCO ”

GENOVA.-SAN PIER D'ARENA

31 MAGGIO 1937-XV



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A brevi giorni di distanza l'uno dall’altro, la Pia So-
cietà Salesiana, questa Pia Società Salesiana così feconda
di bene, perchè ricca di fede operosa, epperò incorag-
giata da sicure speranze, convoca qui le sue assise,
entrambe dominate da quella « vera letizia » che, frutto
di un laborioso passato, si perenna nella visione di
un promettente avvenire. L’una, celebratasi allo sboc-
ciare del Maggio, nella ricorrenza della festività del
suo Fondatore, Don Bosco Santo, attori e spettatori
ad un tempo, le centinaia di ex-allievi, qui, da ogni
dove convenuti all’annuale adunata, per ritrovarsi,
ricordarsi, promettersi: l’altra, quella che oggi, alla
significativa auspicata vostra preseriza, Eminentissimo
Principe, Eccellenze, Autorità politiche ed amministra-
tive, folla di ogni età e di ogni ceto, tutti qui lieta-
mente, fraternamente raccolti, quella che ora si svolge,
mentre le aiuole che il Maggio ha inverdite, continuano
a confondere in uno solo i loro profumi, che pare
cantino ancora la vittoria della primavera sulle brume
nebbiose del verno, così, come il palpito unificato dei
nostri cuori, ammirati e commossi, pare celebri la
vittoria che l'opera grandiosa che si sta inaugurando,

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ha riportato sulle difficoltà che ne hanno contrastato
l’inizio e conteso il divenire. Quella, la festività del
sentimento, l’affermazione della riconoscenza, la san-
zione dell’amicizia, la promessa della collaborazione
senza termine e senza tregua: questa. ... la tappa
nuova di un ardimentoso cammino; il premio ad uno
sforzo di volontà irremovibilmente tenace; il trionfo
di un’idea fiammante di carità insuperata; la documen-
tazione più limpida della immanente Provvidenza di Dio!
La nuova tappa di un ardimentoso cammino.

Dal giorno in cui Don Bosco decenne, e si era
all'anno 1825, orfano di padre, perduto a due anni,
misero contadino, pur fra le fatiche più umili, costi-
tuiva il suo primo Oratorio sotto gli sguardi com-
piacenti di mamma Margherita, ma con la decisa
avversione del fratellastro Antonio, invido e rozzo;
Oratorio, che aveva per tetto il padiglione del cielo,
per pareti gli alberi ombrosi del nativo prato dei
Becchi in quel di Castelnuovo di Asti, oggi Castelnuo-
vo Don Bosco, e per affigliati i pochi fanciulli dei
‘casolari vicini; fanciulli che Egli chiamava a sè, per
mantenerne la morigeratezza ed abituarli alla preghiera,
dopo averli divertiti, sono sue parole, « col fare Egli il
salto mortale, e camminare sulle mani, e ingoiare gli
‘scudi per andare a ripigliarli sulla punta del naso
dell’uno o dell’altro; e moltiplicare le palle e le uova;
«e cangiar l’acqua in vino; e uccidere un pollo e poi
farlo risuscitare e cantare; e camminare e saltare

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sulla corda »... Egli, di sè stesso ha scritto così: «. ...;
da quel giorno ad oggi, quali e quante mirabili cose
mon si sono compiute!»

Il ragazzo che, per l'acquisto dei primi libri, va
mendicando di porta in porta, raccogliendo in un
sacco, le scarse vettovaglie; l'adolescente che, dopo
essersi fatto pastorello, addetto al governo di un
giumento, nella cascina Moglia, presso Moncucco,
sceso in città per avviarsi agli studi e pagarsi la retta,
nella bottega del fabbro Evasio Savio, - bottega che,
oggi, una lapide commemorativa impreziosa, - lavora
alla forgia ed usa la lima, e per avere alloggio
gratuito ed una pura minestra, si adatta garzone caf-
fettiere nella bottega di Giuseppe Pianta in Chieri,
accettando, a suo letto, il breve spazio sovrastante al
forno in cui si cuocevano i dolci; il seminarista, che
per entrare in collegio cerca in regalo, da chi la
veste, da un pio sacerdote il proprio mantello, da
‘altri ancora la berretta ed il colletto, e, dal ricavo
di una raccolta la somma necessaria per l'acquisto
di un paio di scarpe; il sacerdote novello, che pure
stentando il pane, declina offerte di stipendio, perchè ri-
gido assertore del minaccioso ammonimento materno;
« se per tua sventura diventassi ricco, io non verrò più
a farti nemmeno una visita; (ammonimento del resto
‘così rigorosamente applicato a sè stessa, che quando,
addì 25 novembre 1856, morì, non le si trovò, per
‘comporla nel feretro, che l’unico abito che indossava

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ogni giorno); costui, che, in verità, per sè, per 73 anni,
andò mendicando la vita frusto ‘a frusto, nulla conceden-
dosi nel vitto, nel vestire, nell’alloggio, seguendo sistemi
disvelatiglisi, egli diceva, in sogno, ma che l'avvenire
ha definito vere visioni, fondò un’Opera, che si diffuse
per il mondo intero e che continua meravigliosamente a
svilupparsi, nella denominazione che Egli le diede:
Oratori di Don Bosco.

Oratori, peraltro, che non erano e non sono soltanto
destinati al raccoglimento religioso, all’insegnamento
catechisticò, al culto di Dio, come il significato let-
terale dell’appellativo potrebbe lasciare supporre; ma
erano, e sono, costituiti a provvedere, in integrale
applicazione dei principi della carità cristiana, a tutte
le necessità dei giovanetti già traviati, o, comunque,
bisognosi di tutto, dal vitto, al vestito, all’alloggio; a
provvedere, sopratutto, al loro addestramento ad un
mestiere, ad un’arte, ad una occupazione, al lavoro, .
insomma; a quel lavoro, che è condizione essenziale
di vita; molla vivificatrice di ogni energia; baluardo
contro tutti gli assalti della immoralità, della delin-
quenza, del vizio; condizione indispensabile alla for-
mazione ed alla tranquillità della Famiglia; base infran-
gibile delle fortune della Patria; quel lavoro senza
del quale, è inadeguato al bisogno, ogni soccorso,
sotto qualsiasi forma elargito, quando invece non sia
fomentatore di ozio e di infingardaggine!

Ed ecco le scuole professionali, scuole diurne e

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scuole serali, nelle quali, Egli, che in tutte poteva
essere maestro, perchè, per la meravigliosa versatilità
delle sue attitudini, aveva appreso tutti i mestieri e
tutte le arti, dalla lesina all’archetto del violino; dal-
l'ago alla penna; dal colpo di mazza, all’incisione
tipografica; dalla parlata in dialetto nativo, alle con-
versazioni in francese, in tedesco, in ispagnolo, anda-
va collocando i piccoli allievi che aveva strappati ai
bivi ed ai trivi, o che a Lui spontaneamente si pre-
sentavano, intuendo subito, con sorprendente perspi-
cacia, le loro naturali inclinazioni. E sieno qui ricordati
a cagion di onore, i primi maestri di così caritatevole
insegnamento; Giovanni Coriasso, maestro falegname;
Vergagno Felice, passamantiere; Antonio e Giovanni
Melanotto, maestro droghiere il primo, confettiere il
secondo; Gagliardi Giuseppe, chincagliere; Vittorio
Ritner, orafo; Ferrero Pietro, compositore tipografico
ed altri ancora. @

. «Che bella ed utile opera è mai questa, esclamava,
nel Giugno del 1848, il Conte Camillo Benso di
Cavour, mentre visitava i locali dell'Oratorio di San
Luigi in Torino, dopo avere assistito, anzi, dopo avere
partecipato, insieme al fratello Marchese Giuseppe, al
corteo religioso dei giovani di Don Bosco, fiancheg-
giando-il Simulacro del Gonzaga; che bella ed utile
opera è mai questa! Sarebbe davvero desiderabile, che
ve ne fosse una almeno in ogni città. Così molti
giovani eviterebbero la prigione ed il governo non

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spenderebbe tanti danari per mantenerli. fannulloni
nelle carceri ed avrebbe, in quella vece, molti sudditi
morigerati, che con un’arte o mestiere, camperebbero
onestamente la vita ». — Incontro, cotesto,con Camillo
Cavour, e constatazione provvidenziale; perchè al non
scemato loro ricordo, si dovette” Sedici anni appresso
e precisamente nel 1860, nell’occasione in cui, a fre-
nare persecuzioni di' ogni fatta, scatenate contro la
sua persona e le sue opere, da avversari dichiarati e
pur troppo, anche da amici apparenti, avendo Don
Bosco chiesta ed ottenuta un’udienza a Carlo Luigi
Farini, in allora Ministro degli Interni, questi, quan-
tunque fieramente prevenuto contro di Lui, interve-
nendo Cavour nell’aspro colloquio, così ne invertì la
convinzione, che il congedo si conchiude con queste
parole: « Vi assicuro che nessuno più vi molesterà;
noi siamo persuasi della vostra onestà; noi siamo
sempre stati amici e voglio che continuiamo ad essere
tali per l’avvenire ». |

Malgrado queste ed altre lotte ferocissime, palesi ed
occulte, che qui basta soltanto accennare, Don Bosco
così consolidò le sue opere e con tale vitalità le tra-
mandò ai suoi successori, Don Michele Rua, Don

Paolo Albera, Don Filippo Rinaldi, Don Pietro

Ricaldone, attuale Rettore Maggiore, qui presente che
con particolare reverenza saluto, da contare, oggi, ben
1518 istituti per la gioventù, dei quali, 537 in Italia e
945 sparsi per ogni parte del mondo; ahimè! dimi-

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nuitisi, non ha guari, per altro, di ben 37, e cioè della
metà di quanti ne contava la Spagna, perchè devastati
dai sovversivi, i quali, oltre a ciò, ben 46 Sacerdoti
Salesiani vollero vittime innocenti del loro furore
diabolico. Onore ai caduti; inchiniamoci alla loro santa
memoria! I martiri della religione di Cristo, di questi,
e di tanti altri innumerevoli, testè crocifissi, arsi vivi,
decapitati, annegati, spenti attraverso i più feroci
supplizi, hanno aumentato la propria legione nel.
cielo; ma dal loro sangue, che ha così iniquamente
arrossato le zolle del terreno sul quale il loro sudore
di apostoli, di maestri, di operai, di rinunciatari a
tutte le soddisfazioni della esistenza, aveva germi-
nata tanta messe di bene a favore di cento e cento
creature che già naufraghe della vita al loro nasce-
re, per loro virtù, cominciavano ad assaporare le
speranze e i sorrisi, come freschi virgulti da ceppo
reciso, germineranno moltiplicate energie, a vantaggio
dell'umanità che mai cesserà di essere sofferente ed
a speciale generoso beneficio, forse, dei figli stessi dei
carnefici di oggi; perchè la carità del Cristo che
abbraccia la terra, ma per confini ha il Cielo, non
conosce che una sola vendetta; e questa vendetta, è
insegnamento scritto di Don Bosco Santo, si chiama
« pazienza e perdono >». Onore ai caduti; ancora e
sempre, inchiniamoci alla loro santa memoria!

E gli alunni Salesiani, nell’anno decorso, somma.
vano a 13624, dei quali ben 400 in questo Istituto,

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distribuiti in 708 scuole professionali, di cui 77 spe-
cializzate nell’insegnamento agricolo e denominate
Colonie Agricole, tutte modellate su quella, a detta di
ognuno, insuperabilmente organizzata ed attrezzata,
che ha la sua sede in Cumiana, e che venne nel: 1928
inaugurata solennemente con una delle classiche ora-
zioni che gli erano abituali, da Paolo Boselli, il col-
tissimo ed elegantissimo letterato e oratore e l’insigne
statista, a cui, assorbente di ogni altro, sarà titolo alla
perenne grata ricordanza degli Italiani, lo avere, in
tragici momenti per la Patria, con ammirevole sagacia,
presieduto quel Ministero di coalizione nazionale, che,
debellate le congiure forsennate dei « senza patria >
di allora, vide superata la sventura di Caporetto, dalla
smagliante vittoria di Vittorio Veneto; quella smaglian-
te vittoria che cosidetti alleati di un tempo, dopo averci
immediatamente traditi a Versaglia, ancor oggi si
compiacciono di svalutare, certo per attenuare il ricor-
do delle da loro realmente subite gravi sconfitte, allo
Chemin des dames gli uni, ed alla Somme gli altri;
sconfitte finalmente rievocate dai nostri giornali di
pochi giorni or sono, per segnalare all’opinione del
mondo e consacrare nella storia, l’immutato sistema
di subdolo prepotente egoismo.

Da queste scuole agricole, escono ogni anno 700
agricoltori, praticamente e teoricamente perfetti.

I corsi esistenti negli Istituti Salesiani sono di
triplice ordine; il primo prepara apprendisti e mezzi

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artieri; il secondo, artieri e tecnici; il terzo, maestri
d’arte per le Missioni ed Istituti Salesiani. Le arti,
poi, che si insegnano nelle scuole professionali, appar-
tengono ordinariamente ad una di queste tre branche;
arte del libro: tipografi compositori, macchinisti - tipo-

i grafi, legatori e doratori, litografi trasportatori e im-
pressori; arti industriali: stipettai e carpentieri, fabbri-
| ferrai, meccanici elettrotecnici, decoratori in legno e

progettisti; arti dell’abbigliamento: sarti e calzolai
di confezione e di taglio, tessitori. E parallelamente
all’addestramento tecnico o di officina, affidato a
competenti maestri di arte, procede lo studio delle
Ù materie di cultura, disegno, formazione morale
e civile, al quale, sulle 50 ore settimanali di occupazio-

ne, ne sono assegnate 25. E tutto questo, distribuito
ed attuato in superbi edifici come quello il cui ampio
cortile ci accoglie, e che parmi di avere’ potuto, a
ragione, chiamare nuova ‘tappa di un ardimentoso
cammino, epperò premio ad uno sforzo di volontà
irremovibilmente tenace; trionfo di una Idea, fiamman-
te di una carità insuperata!

Miratelo! È un edificio imponente di mole ed
elegante di linee, rispondente alle più rigorose esi-
genze della tecnica della igiene moderna: sorge su di
un’area, di mq. 2300; con una lunghezza perimetrale
di m. 170, ed una altezza di m. 15.

I disegni, apprestati dall’ Architetto Salesiano, Giu-
Jio Valotti, ebbero la loro esecuzione attraverso l’opera



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della Impresa Edilizia impersonata nel Cav. Giuseppe
Stura, che coadiuvato dai suoi figli, solerti e intelligen-
ti, pare continuino, nella Società Salesiana con il plauso
e l’ammirazione di tutti, l’opera di quel Carlo Buz-
zetti, che, assunto da Don Bosco, nel 1850, come
semplice muratore, ne divenne capomastro, e per oltre
30 anni, curò l’erezione di tutti i suoi stabilimenti,
e furono 58, in ispecie della Chiesa monumentale di
Maria Ausiliatrice in Torino.

Il Cav. Giuseppe Stura vorrà gradire il pub-
blico ringraziamento, che, a mio mezzo, l’Istituto
gli porge, nell’atto in cui la sua opera si appresta
a ricevere, con la benedizione di Dio, la consacrazione
al lavoro, allo studio, alla formazione equilibrata del-
l’anima della gioventù, anelante alla conquista del
proprio avvenire.

Le Ditte migliori hanno profuso le loro specializ-
zazioni, per abbellire e dotare di ogni comodità mo-
derna, i locali in cui i giovani apprendisti delle varie
arti e mestieri, troveranno la loro gioia e le loro
speranze; gli stessi artigiani dell'Istituto, meccanici e
faleonami, hanno benemeritato col loro lavoro, per la
provvista delle cancellate, porte, finestre, banchi e quan-
to altro di loro specializzazione.

Fd una benemerenza specialissima avvince di gra-
titudine la Pia Società Salesiana alla Città di Geno-
va, e, per essa, al suo valoroso Podestà del tempo,
l’on. Senatore Ing. Eugenio Broccardi, della cui pre-

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senza a questa festa l’Istituto grandemente si onora.

Questi, con generosità pari alla magnificenza del-

la città da Lui rappresentata, non disdegnò di ac-

cogliere la domanda dell’Istituto, intesa ad ottenere
un concorso nella spesa ingentissima incontrata per

l'erezione di queste, che possono chiamarsi pubbliche

scuole. Alla domanda, avvalorata dal consenso delle
Autorità costituite in Comitato « pro erigende scuole
professionali » ha corrisposto la larga elargizione di
L. 150.000. Non è usare una parola menomata dall’uso,
il dire: grazie! Sta in questo grazie la espressione di
riconoscenza vivissima per parte della Pia Società e
di tutti i suoi aderenti, in modo speciale per parte
degli innumeri giovani che ne risentono ‘ o risentiranno
l'immediato e diretto vantaggio. ©

L’illustre Consultore Comm. Giacomo Rossi, che

qui rappresenta l’attuale Podestà On. Marchese,

Carlo Bombrini, vorrà rendersi interprete di dt
sentimenti. .

A tacere dei 300.000 artieri usciti dalle scuole di
Don Bosco, negli ultimi 50 anni, la media annuale
dei licenziati nel cinquennio 1931-1936, è di 630,
in Italia, e di 3250 all’estero. Gli alunni, oltre all’esa-
me sulle materie di studio, sono tenuti a quello pro-

fessionale innanzi a tecnici o industriali di speciale

competenza, invitati per l’occasione. Data la loro
ormai da tutti riconosciuta completa formazione,

all’uscita dagli Istituti, trovano facile e ben rimu-

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‘nerato collocamento, sovente presso. gli stessi indu-
striali e tecnici, che li esaminarono durante la loro
preparazione. Per quanto si riferisce specificatamente
a questo Istituto, basti .il dire, che tutti i meccanici
al termine del loro tirocinio, sono assunti e preferiti,
dallo stabilimento Ansaldo: e questo, perchè i metodi
disciplinari e didattici applicati, sono dei più moderni
e completi.
| Difatti, addì 30 Dicembre scorso, si è chiuso in
Roma il VI Congresso internazionale dell’insegna-
‘mento tecnico professionale, promosso dall'Ufficio
Internazionale di uguale denominazione, svoltosi con la
viva. partecipazione del ’ Ministero dell'Educazione
Nazionale e con l’intervento di ben 1700 congressisti,
compresi fra questi 14 Salesiani. Orbene, le conclu-
sioni che il Congresso votava a coronamento dei
‘ propri lavori, coincidono perfettamente con i sistemi
attivati dalle Istituizoni Salesiane dal primo loro
affermarsi. Più autorevole ed insieme ufficiale, lusin-
x Shiera sanzione di tutto quanto è stato fatto fin qui,
non si sarebbe potuto ideare.

Ma un altissimo riconoscimento della loro effi-
‘cienza culturale e tecnica ebbero gli Istituti Salesiani
nella recente occasione della Mostra Nazionale d’istru-
zione tecnica, inaugurata in Roma il 16 dicembre
dell’anno decorso, indetta a documentare il progresso
dell’Istruzione Tecnica della nostra Nazione, all’appa-
‘rizione dell'Impero « sui colli fatali di Roma ». In quella

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Mostra, una sala era destinata agli Istituti Salesiani, ‘
che appunto nell'Africa, hanno fondato e mantengono,.
ben 36 delle loro Case. Vi erano esposti tutti i prodotti
delle loro attività; fra questi, il più recente ed insieme
il più ardito, un nuovo tipo di aeroplano; un appa-
recchio monoplano ad ala bassa per turismo e scuola,
biposto, a doppio comando, apertura alare M. 8,500,
superficie portante Mq. 12,10, costrutto interamente,
apparecchio e motore, dagli alunni carpentieri e mec-
canici dell’Istituto Salesiano di Torino, sotto la dire--
zione di Tecnici Salesiani.

S. E. Benito Mussolini ed il richiamo qui del suo
nome, in Lui accentri il nostro pensiero ed effonda
dal nostro animo quel saluto che vorremmo arrivasse
al suo cuore, come Egli ha scritto « fresco e gagliar-
do,. come il saluto della primavera », S. E. Benito..
Mussolini, che la Mostra era intervenuto ad inaugu-
rare, sostò a lungo nella Sala, non cessando di se-

| gnalare il proprio compiacimento ai personaggi che’

gli erano a seguito; non solo, ma si compiacque di
esaminare minutamente uno speciale sistema di
legatura di libri, ideato dal maestro Salesiano Co-
lombini e coperto da regolare brevetto, rilevandone
e sperimentandone la elegante praticità. Lo vedrete
fra poco. 1

E sarà conservata con gelosa cura negli archivi
della Società, la preziosissima lettera di S. E. il Pre-
fetto di Genova, a cui l’Istituto rende specialissime-

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grazie per il desideratissimo suo personale intervento,
‘a questa festività, lettera del Settembre 1935, con la
quale, trepidando l’Istituto per la sospesa distribuzione
delle materie prime indispensabili alla costruzione di
questo edificio, l’arresto dei cui lavori, avrebbe arre-

cato danni incalcolabili, gli comunicava la personale ‘

disposizione di S. E. il Capo del Governo, che ordi-
nava continuarsi le provviste necessarie.

A tutto questo, la Pia Società Salesiana corrispon- —

derà nel modo più degno, intensificando cioè la pro-
pria opera profondamente caritativa e squisitamente
patriottica in Italia ed all’estero; cosicchè i giovani
educati alla sua scuola, abbiano ad essere in realtà,
‘così come con poetica frase e con alta parola, fu
detto, « l'aurora della vita, la speranza della patria e,
sopratutto, l’esercito di domani >. |
E tutta la accennata somma di bene fu compiuta
e continua a compiersi senza alcun reddito fisso, senza
aleun patrimonio, senza che Enti contribuiscano stabil-
mente, in modo parziale o completo, a qualsiasi forma
di attività; senzachè privati siano tenuti a versamenti
di quote determinate.
. Le opere Salesiane, Scuole Professionali, Missioni,
‘Orfanotrofi, Colonie Agricole, Oratori festivi e
quotidiani, traggono la loro sussistenza dallo spirito
di Don Bosco Santo, che le anima e che le ha fon-
date unicamente sperando nell'aiuto del Cielo. Non
‘mi sono opposto al vero, adunque, quando, pocanzi,

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par Giani Zujnascg














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dicevo,.ch’esse sono la documentazione più: limpida
della immanente Provvidenza di Dio. E la Provvidenza
di Dio voglia ancora suscitare nelle anime generose,
entusiasmi costanti e ferventi, affinchè Voi, benemerito
Rettor Maggiore dei Salesiani, possiate assecondare le
domande di nuove fondazioni che vi pervengono tut-
todì dall’Italia e dall’estero; domande, che sarebbe
necessario il poter soddisfare, essendo le Case esi-
stenti, tutte senza eccezione, al completo nella loro
capienza di alunni.

E con questo appello al cuore dei buoni, il com-
pito tanto immeritatamente commessomi, parmi po-
trebbe dirsi compiuto.

Ma una parola ancora, più che una parola, un
invito, Io voglio rivolgere a voi, giovani e fanciulli
dell'Istituto, ai quali sono protese le cure dei vostri
Educatori, che per voi, solo per Iddio e per voi, loro
nuova famiglia, pensano, operano, vivono.

Questa festività è prevalentemente la vostra, per-
chè i locali grandiosi nei quali, fra poco, subito dopo
la benedizione di Dio, andrete ciascuno a prendere il
vostro posto di lavoro, altro scopo non hanno, che la
vostra formazione morale, la vostra educazione civile,
la vostra specializzazione in quell’arte o mestiere, che
più si confaccia alle vostre naturali tendenze.

Ebbene; quale commento sarà per farne il vostro
zelante Rettore, quel vostro Dott. Don Angelo Gar-
barino, che sotto la voluta modestia dell'apparenza e la

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par Gladg Barasso

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contenutezza della parola, matura in sè tanta lumi-
nosità di inziative e tutte le avvera?

Che cosa sarà per dirvi Egli stassera, dandovi la
« Buona Notte? »...

Perchè, Signori, è costumanza profondamente saggia
ed altrettanto gentile degli Istituti Salesiani, costumanza
non un giorno solo abbandonata, da quello in cui Don
Bosco Santo la iniziò, la sera in cui accolse a dormire
in sua casa, quel giovanetto di 15 anni, che, sceso
dalla Valsesia in cerca di lavoro, gli si presentò.

| lacero, affamato, senza un soldo, domandandogli e
subito ottenendo, alloggio in sua casa, è saggia e gentile
costumanza, che il Superiore, a tutti gli alunni
raccolti attorno alla sua cattedra (e quella da cui Don
Bosco parlò per tanti anni a Torino, trovasi ora cu-
stodita nel museo formato accanto alle due camerette
da lui abitate), dopo le preghiere della sera, prima di
licenziarli al riposo, rivolga loro un breve sermone
su quanto di più saliente è accaduto nel giorno e lo
conchiuda, come un buon padre farebbe con i propri
figli, con l'augurio di « Buona Notte ».

Ebbene, giovani e fanciulli; ciò che Egli sarà per
dirvi, io non so; ma certo, commentando duest’opera
di bene, il suo sermone conchiuderà con l’eccitamento
alla virtù, all’onestà, alla disciplina, al lavoro, all’amo-
re per la Famiglia, alla devozione alla Patria. Ora, tutto
questo, voi non dovrete dimenticare mai più; tutto
questo, voi dovrete sempre proporvelo come ragione

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e fine di ogni vostro pensiero, di ogni vostra azione.
E se questo farete, come voglia Iddio abbia a succe-
dere, la tranquillità della vostra coscienza sarà la
fonte inesauribile della gioia che vi allieterà l’esi-
stenza; la pace fra i vostri cari vi manterrà costante
il sorriso sul labbro; ‘al vostro desco non sarà per
mancar mai il necessario per voi e per i vostri figli,
che, come le scritturali fronde di ulivo, perennemente
verdeggieranno torno a torno ai vostri focolari. E
così, vi sarà lieta la vita, come con cuore esultante
e commosso io ve ne porgo l’augurio.
__ E per noi, Signori? Quali pensieri potranno, do-
vranno presiedere alla nostra « Buona Notte », in
quei momenti cioè in cui il labbro tace, ma parla
lo spirito? i

I quattro ammonimenti con i quali il Cardinale
di S. Chiesa, Carlo Dalmazio Minoretti, or non ha
guari, concludeva la più sapiente delle sue sapientis-
sime Omelie: « Riflettiamo; impariamo; lavoriamo;
preghiamo! ».

San Pier d’Arena, 31-5-037-XV.

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31 MAGGIO 1937-XV



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A brevi giorni di distanza l'uno dall’altro, la Pia So-
cietà Salesiana, questa Pia Società Salesiana così feconda
di bene, perchè ricca di fede operosa, epperò incorag-
giata da sicure speranze, convoca qui le sue assise,
entrambe dominate da quella « vera letizia » che, frutto
di un laborioso passato, si perenna nella visione di
un promettente avvenire. L’una, celebratasi allo sboc-
ciare del Maggio, nella ricorrenza della festività del
suo Fondatore, Don Bosco Santo, attori e spettatori
ad un tempo, le centinaia di ex-allievi, qui, da ogni
dove convenuti all’annuale adunata, per ritrovarsi,
ricordarsi, promettersi: l’altra, quella che oggi, alla
significativa auspicata vostra preseriza, Eminentissimo
Principe, Eccellenze, Autorità politiche ed amministra-
tive, folla di ogni età e di ogni ceto, tutti qui lieta-
mente, fraternamente raccolti, quella che ora si svolge,
mentre le aiuole che il Maggio ha inverdite, continuano
a confondere in uno solo i loro profumi, che pare
cantino ancora la vittoria della primavera sulle brume
nebbiose del verno, così, come il palpito unificato dei
nostri cuori, ammirati e commossi, pare celebri la
vittoria che l'opera grandiosa che si sta inaugurando,

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ha riportato sulle difficoltà che ne hanno contrastato
l’inizio e conteso il divenire. Quella, la festività del
sentimento, l’affermazione della riconoscenza, la san-
zione dell’amicizia, la promessa della collaborazione
senza termine e senza tregua: questa. ... la tappa
nuova di un ardimentoso cammino; il premio ad uno
sforzo di volontà irremovibilmente tenace; il trionfo
di un’idea fiammante di carità insuperata; la documen-
tazione più limpida della immanente Provvidenza di Dio!
La nuova tappa di un ardimentoso cammino.

Dal giorno in cui Don Bosco decenne, e si era
all'anno 1825, orfano di padre, perduto a due anni,
misero contadino, pur fra le fatiche più umili, costi-
tuiva il suo primo Oratorio sotto gli sguardi com-
piacenti di mamma Margherita, ma con la decisa
avversione del fratellastro Antonio, invido e rozzo;
Oratorio, che aveva per tetto il padiglione del cielo,
per pareti gli alberi ombrosi del nativo prato dei
Becchi in quel di Castelnuovo di Asti, oggi Castelnuo-
vo Don Bosco, e per affigliati i pochi fanciulli dei
‘casolari vicini; fanciulli che Egli chiamava a sè, per
mantenerne la morigeratezza ed abituarli alla preghiera,
dopo averli divertiti, sono sue parole, « col fare Egli il
salto mortale, e camminare sulle mani, e ingoiare gli
‘scudi per andare a ripigliarli sulla punta del naso
dell’uno o dell’altro; e moltiplicare le palle e le uova;
«e cangiar l’acqua in vino; e uccidere un pollo e poi
farlo risuscitare e cantare; e camminare e saltare

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7 PENE PINE EE)

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sulla corda »... Egli, di sè stesso ha scritto così: «. ...;
da quel giorno ad oggi, quali e quante mirabili cose
mon si sono compiute!»

Il ragazzo che, per l'acquisto dei primi libri, va
mendicando di porta in porta, raccogliendo in un
sacco, le scarse vettovaglie; l'adolescente che, dopo
essersi fatto pastorello, addetto al governo di un
giumento, nella cascina Moglia, presso Moncucco,
sceso in città per avviarsi agli studi e pagarsi la retta,
nella bottega del fabbro Evasio Savio, - bottega che,
oggi, una lapide commemorativa impreziosa, - lavora
alla forgia ed usa la lima, e per avere alloggio
gratuito ed una pura minestra, si adatta garzone caf-
fettiere nella bottega di Giuseppe Pianta in Chieri,
accettando, a suo letto, il breve spazio sovrastante al
forno in cui si cuocevano i dolci; il seminarista, che
per entrare in collegio cerca in regalo, da chi la
veste, da un pio sacerdote il proprio mantello, da
‘altri ancora la berretta ed il colletto, e, dal ricavo
di una raccolta la somma necessaria per l'acquisto
di un paio di scarpe; il sacerdote novello, che pure
stentando il pane, declina offerte di stipendio, perchè ri-
gido assertore del minaccioso ammonimento materno;
« se per tua sventura diventassi ricco, io non verrò più
a farti nemmeno una visita; (ammonimento del resto
‘così rigorosamente applicato a sè stessa, che quando,
addì 25 novembre 1856, morì, non le si trovò, per
‘comporla nel feretro, che l’unico abito che indossava

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ogni giorno); costui, che, in verità, per sè, per 73 anni,
andò mendicando la vita frusto ‘a frusto, nulla conceden-
dosi nel vitto, nel vestire, nell’alloggio, seguendo sistemi
disvelatiglisi, egli diceva, in sogno, ma che l'avvenire
ha definito vere visioni, fondò un’Opera, che si diffuse
per il mondo intero e che continua meravigliosamente a
svilupparsi, nella denominazione che Egli le diede:
Oratori di Don Bosco.

Oratori, peraltro, che non erano e non sono soltanto
destinati al raccoglimento religioso, all’insegnamento
catechisticò, al culto di Dio, come il significato let-
terale dell’appellativo potrebbe lasciare supporre; ma
erano, e sono, costituiti a provvedere, in integrale
applicazione dei principi della carità cristiana, a tutte
le necessità dei giovanetti già traviati, o, comunque,
bisognosi di tutto, dal vitto, al vestito, all’alloggio; a
provvedere, sopratutto, al loro addestramento ad un
mestiere, ad un’arte, ad una occupazione, al lavoro, .
insomma; a quel lavoro, che è condizione essenziale
di vita; molla vivificatrice di ogni energia; baluardo
contro tutti gli assalti della immoralità, della delin-
quenza, del vizio; condizione indispensabile alla for-
mazione ed alla tranquillità della Famiglia; base infran-
gibile delle fortune della Patria; quel lavoro senza
del quale, è inadeguato al bisogno, ogni soccorso,
sotto qualsiasi forma elargito, quando invece non sia
fomentatore di ozio e di infingardaggine!

Ed ecco le scuole professionali, scuole diurne e

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per Sleni 5yyristo





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scuole serali, nelle quali, Egli, che in tutte poteva
essere maestro, perchè, per la meravigliosa versatilità
delle sue attitudini, aveva appreso tutti i mestieri e
tutte le arti, dalla lesina all’archetto del violino; dal-
l'ago alla penna; dal colpo di mazza, all’incisione
tipografica; dalla parlata in dialetto nativo, alle con-
versazioni in francese, in tedesco, in ispagnolo, anda-
va collocando i piccoli allievi che aveva strappati ai
bivi ed ai trivi, o che a Lui spontaneamente si pre-
sentavano, intuendo subito, con sorprendente perspi-
cacia, le loro naturali inclinazioni. E sieno qui ricordati
a cagion di onore, i primi maestri di così caritatevole
insegnamento; Giovanni Coriasso, maestro falegname;
Vergagno Felice, passamantiere; Antonio e Giovanni
Melanotto, maestro droghiere il primo, confettiere il
secondo; Gagliardi Giuseppe, chincagliere; Vittorio
Ritner, orafo; Ferrero Pietro, compositore tipografico
ed altri ancora. @

. «Che bella ed utile opera è mai questa, esclamava,
nel Giugno del 1848, il Conte Camillo Benso di
Cavour, mentre visitava i locali dell'Oratorio di San
Luigi in Torino, dopo avere assistito, anzi, dopo avere
partecipato, insieme al fratello Marchese Giuseppe, al
corteo religioso dei giovani di Don Bosco, fiancheg-
giando-il Simulacro del Gonzaga; che bella ed utile
opera è mai questa! Sarebbe davvero desiderabile, che
ve ne fosse una almeno in ogni città. Così molti
giovani eviterebbero la prigione ed il governo non

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par Zizi Suyosy:co |

9 PENE FINS71e 22) |



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spenderebbe tanti danari per mantenerli. fannulloni
nelle carceri ed avrebbe, in quella vece, molti sudditi
morigerati, che con un’arte o mestiere, camperebbero
onestamente la vita ». — Incontro, cotesto,con Camillo
Cavour, e constatazione provvidenziale; perchè al non
scemato loro ricordo, si dovette” Sedici anni appresso
e precisamente nel 1860, nell’occasione in cui, a fre-
nare persecuzioni di' ogni fatta, scatenate contro la
sua persona e le sue opere, da avversari dichiarati e
pur troppo, anche da amici apparenti, avendo Don
Bosco chiesta ed ottenuta un’udienza a Carlo Luigi
Farini, in allora Ministro degli Interni, questi, quan-
tunque fieramente prevenuto contro di Lui, interve-
nendo Cavour nell’aspro colloquio, così ne invertì la
convinzione, che il congedo si conchiude con queste
parole: « Vi assicuro che nessuno più vi molesterà;
noi siamo persuasi della vostra onestà; noi siamo
sempre stati amici e voglio che continuiamo ad essere
tali per l’avvenire ». |

Malgrado queste ed altre lotte ferocissime, palesi ed
occulte, che qui basta soltanto accennare, Don Bosco
così consolidò le sue opere e con tale vitalità le tra-
mandò ai suoi successori, Don Michele Rua, Don

Paolo Albera, Don Filippo Rinaldi, Don Pietro

Ricaldone, attuale Rettore Maggiore, qui presente che
con particolare reverenza saluto, da contare, oggi, ben
1518 istituti per la gioventù, dei quali, 537 in Italia e
945 sparsi per ogni parte del mondo; ahimè! dimi-

19 Pancrzna FNEG7415)

par Skid Bayriaito



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nuitisi, non ha guari, per altro, di ben 37, e cioè della
metà di quanti ne contava la Spagna, perchè devastati
dai sovversivi, i quali, oltre a ciò, ben 46 Sacerdoti
Salesiani vollero vittime innocenti del loro furore
diabolico. Onore ai caduti; inchiniamoci alla loro santa
memoria! I martiri della religione di Cristo, di questi,
e di tanti altri innumerevoli, testè crocifissi, arsi vivi,
decapitati, annegati, spenti attraverso i più feroci
supplizi, hanno aumentato la propria legione nel.
cielo; ma dal loro sangue, che ha così iniquamente
arrossato le zolle del terreno sul quale il loro sudore
di apostoli, di maestri, di operai, di rinunciatari a
tutte le soddisfazioni della esistenza, aveva germi-
nata tanta messe di bene a favore di cento e cento
creature che già naufraghe della vita al loro nasce-
re, per loro virtù, cominciavano ad assaporare le
speranze e i sorrisi, come freschi virgulti da ceppo
reciso, germineranno moltiplicate energie, a vantaggio
dell'umanità che mai cesserà di essere sofferente ed
a speciale generoso beneficio, forse, dei figli stessi dei
carnefici di oggi; perchè la carità del Cristo che
abbraccia la terra, ma per confini ha il Cielo, non
conosce che una sola vendetta; e questa vendetta, è
insegnamento scritto di Don Bosco Santo, si chiama
« pazienza e perdono >». Onore ai caduti; ancora e
sempre, inchiniamoci alla loro santa memoria!

E gli alunni Salesiani, nell’anno decorso, somma.
vano a 13624, dei quali ben 400 in questo Istituto,

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per Slony S4gn4sco





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distribuiti in 708 scuole professionali, di cui 77 spe-
cializzate nell’insegnamento agricolo e denominate
Colonie Agricole, tutte modellate su quella, a detta di
ognuno, insuperabilmente organizzata ed attrezzata,
che ha la sua sede in Cumiana, e che venne nel: 1928
inaugurata solennemente con una delle classiche ora-
zioni che gli erano abituali, da Paolo Boselli, il col-
tissimo ed elegantissimo letterato e oratore e l’insigne
statista, a cui, assorbente di ogni altro, sarà titolo alla
perenne grata ricordanza degli Italiani, lo avere, in
tragici momenti per la Patria, con ammirevole sagacia,
presieduto quel Ministero di coalizione nazionale, che,
debellate le congiure forsennate dei « senza patria >
di allora, vide superata la sventura di Caporetto, dalla
smagliante vittoria di Vittorio Veneto; quella smaglian-
te vittoria che cosidetti alleati di un tempo, dopo averci
immediatamente traditi a Versaglia, ancor oggi si
compiacciono di svalutare, certo per attenuare il ricor-
do delle da loro realmente subite gravi sconfitte, allo
Chemin des dames gli uni, ed alla Somme gli altri;
sconfitte finalmente rievocate dai nostri giornali di
pochi giorni or sono, per segnalare all’opinione del
mondo e consacrare nella storia, l’immutato sistema
di subdolo prepotente egoismo.

Da queste scuole agricole, escono ogni anno 700
agricoltori, praticamente e teoricamente perfetti.

I corsi esistenti negli Istituti Salesiani sono di
triplice ordine; il primo prepara apprendisti e mezzi

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par 5314 Zaginysed







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artieri; il secondo, artieri e tecnici; il terzo, maestri
d’arte per le Missioni ed Istituti Salesiani. Le arti,
poi, che si insegnano nelle scuole professionali, appar-
tengono ordinariamente ad una di queste tre branche;
arte del libro: tipografi compositori, macchinisti - tipo-

i grafi, legatori e doratori, litografi trasportatori e im-
pressori; arti industriali: stipettai e carpentieri, fabbri-
| ferrai, meccanici elettrotecnici, decoratori in legno e

progettisti; arti dell’abbigliamento: sarti e calzolai
di confezione e di taglio, tessitori. E parallelamente
all’addestramento tecnico o di officina, affidato a
competenti maestri di arte, procede lo studio delle
Ù materie di cultura, disegno, formazione morale
e civile, al quale, sulle 50 ore settimanali di occupazio-

ne, ne sono assegnate 25. E tutto questo, distribuito
ed attuato in superbi edifici come quello il cui ampio
cortile ci accoglie, e che parmi di avere’ potuto, a
ragione, chiamare nuova ‘tappa di un ardimentoso
cammino, epperò premio ad uno sforzo di volontà
irremovibilmente tenace; trionfo di una Idea, fiamman-
te di una carità insuperata!

Miratelo! È un edificio imponente di mole ed
elegante di linee, rispondente alle più rigorose esi-
genze della tecnica della igiene moderna: sorge su di
un’area, di mq. 2300; con una lunghezza perimetrale
di m. 170, ed una altezza di m. 15.

I disegni, apprestati dall’ Architetto Salesiano, Giu-
Jio Valotti, ebbero la loro esecuzione attraverso l’opera



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della Impresa Edilizia impersonata nel Cav. Giuseppe
Stura, che coadiuvato dai suoi figli, solerti e intelligen-
ti, pare continuino, nella Società Salesiana con il plauso
e l’ammirazione di tutti, l’opera di quel Carlo Buz-
zetti, che, assunto da Don Bosco, nel 1850, come
semplice muratore, ne divenne capomastro, e per oltre
30 anni, curò l’erezione di tutti i suoi stabilimenti,
e furono 58, in ispecie della Chiesa monumentale di
Maria Ausiliatrice in Torino.

Il Cav. Giuseppe Stura vorrà gradire il pub-
blico ringraziamento, che, a mio mezzo, l’Istituto
gli porge, nell’atto in cui la sua opera si appresta
a ricevere, con la benedizione di Dio, la consacrazione
al lavoro, allo studio, alla formazione equilibrata del-
l’anima della gioventù, anelante alla conquista del
proprio avvenire.

Le Ditte migliori hanno profuso le loro specializ-
zazioni, per abbellire e dotare di ogni comodità mo-
derna, i locali in cui i giovani apprendisti delle varie
arti e mestieri, troveranno la loro gioia e le loro
speranze; gli stessi artigiani dell'Istituto, meccanici e
faleonami, hanno benemeritato col loro lavoro, per la
provvista delle cancellate, porte, finestre, banchi e quan-
to altro di loro specializzazione.

Fd una benemerenza specialissima avvince di gra-
titudine la Pia Società Salesiana alla Città di Geno-
va, e, per essa, al suo valoroso Podestà del tempo,
l’on. Senatore Ing. Eugenio Broccardi, della cui pre-

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senza a questa festa l’Istituto grandemente si onora.

Questi, con generosità pari alla magnificenza del-

la città da Lui rappresentata, non disdegnò di ac-

cogliere la domanda dell’Istituto, intesa ad ottenere
un concorso nella spesa ingentissima incontrata per

l'erezione di queste, che possono chiamarsi pubbliche

scuole. Alla domanda, avvalorata dal consenso delle
Autorità costituite in Comitato « pro erigende scuole
professionali » ha corrisposto la larga elargizione di
L. 150.000. Non è usare una parola menomata dall’uso,
il dire: grazie! Sta in questo grazie la espressione di
riconoscenza vivissima per parte della Pia Società e
di tutti i suoi aderenti, in modo speciale per parte
degli innumeri giovani che ne risentono ‘ o risentiranno
l'immediato e diretto vantaggio. ©

L’illustre Consultore Comm. Giacomo Rossi, che

qui rappresenta l’attuale Podestà On. Marchese,

Carlo Bombrini, vorrà rendersi interprete di dt
sentimenti. .

A tacere dei 300.000 artieri usciti dalle scuole di
Don Bosco, negli ultimi 50 anni, la media annuale
dei licenziati nel cinquennio 1931-1936, è di 630,
in Italia, e di 3250 all’estero. Gli alunni, oltre all’esa-
me sulle materie di studio, sono tenuti a quello pro-

fessionale innanzi a tecnici o industriali di speciale

competenza, invitati per l’occasione. Data la loro
ormai da tutti riconosciuta completa formazione,

all’uscita dagli Istituti, trovano facile e ben rimu-

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% 14 «

‘nerato collocamento, sovente presso. gli stessi indu-
striali e tecnici, che li esaminarono durante la loro
preparazione. Per quanto si riferisce specificatamente
a questo Istituto, basti .il dire, che tutti i meccanici
al termine del loro tirocinio, sono assunti e preferiti,
dallo stabilimento Ansaldo: e questo, perchè i metodi
disciplinari e didattici applicati, sono dei più moderni
e completi.
| Difatti, addì 30 Dicembre scorso, si è chiuso in
Roma il VI Congresso internazionale dell’insegna-
‘mento tecnico professionale, promosso dall'Ufficio
Internazionale di uguale denominazione, svoltosi con la
viva. partecipazione del ’ Ministero dell'Educazione
Nazionale e con l’intervento di ben 1700 congressisti,
compresi fra questi 14 Salesiani. Orbene, le conclu-
sioni che il Congresso votava a coronamento dei
‘ propri lavori, coincidono perfettamente con i sistemi
attivati dalle Istituizoni Salesiane dal primo loro
affermarsi. Più autorevole ed insieme ufficiale, lusin-
x Shiera sanzione di tutto quanto è stato fatto fin qui,
non si sarebbe potuto ideare.

Ma un altissimo riconoscimento della loro effi-
‘cienza culturale e tecnica ebbero gli Istituti Salesiani
nella recente occasione della Mostra Nazionale d’istru-
zione tecnica, inaugurata in Roma il 16 dicembre
dell’anno decorso, indetta a documentare il progresso
dell’Istruzione Tecnica della nostra Nazione, all’appa-
‘rizione dell'Impero « sui colli fatali di Roma ». In quella

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Mostra, una sala era destinata agli Istituti Salesiani, ‘
che appunto nell'Africa, hanno fondato e mantengono,.
ben 36 delle loro Case. Vi erano esposti tutti i prodotti
delle loro attività; fra questi, il più recente ed insieme
il più ardito, un nuovo tipo di aeroplano; un appa-
recchio monoplano ad ala bassa per turismo e scuola,
biposto, a doppio comando, apertura alare M. 8,500,
superficie portante Mq. 12,10, costrutto interamente,
apparecchio e motore, dagli alunni carpentieri e mec-
canici dell’Istituto Salesiano di Torino, sotto la dire--
zione di Tecnici Salesiani.

S. E. Benito Mussolini ed il richiamo qui del suo
nome, in Lui accentri il nostro pensiero ed effonda
dal nostro animo quel saluto che vorremmo arrivasse
al suo cuore, come Egli ha scritto « fresco e gagliar-
do,. come il saluto della primavera », S. E. Benito..
Mussolini, che la Mostra era intervenuto ad inaugu-
rare, sostò a lungo nella Sala, non cessando di se-

| gnalare il proprio compiacimento ai personaggi che’

gli erano a seguito; non solo, ma si compiacque di
esaminare minutamente uno speciale sistema di
legatura di libri, ideato dal maestro Salesiano Co-
lombini e coperto da regolare brevetto, rilevandone
e sperimentandone la elegante praticità. Lo vedrete
fra poco. 1

E sarà conservata con gelosa cura negli archivi
della Società, la preziosissima lettera di S. E. il Pre-
fetto di Genova, a cui l’Istituto rende specialissime-

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se ENEA NI FEE)

par Fiera Bagn4st9!
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grazie per il desideratissimo suo personale intervento,
‘a questa festività, lettera del Settembre 1935, con la
quale, trepidando l’Istituto per la sospesa distribuzione
delle materie prime indispensabili alla costruzione di
questo edificio, l’arresto dei cui lavori, avrebbe arre-

cato danni incalcolabili, gli comunicava la personale ‘

disposizione di S. E. il Capo del Governo, che ordi-
nava continuarsi le provviste necessarie.

A tutto questo, la Pia Società Salesiana corrispon- —

derà nel modo più degno, intensificando cioè la pro-
pria opera profondamente caritativa e squisitamente
patriottica in Italia ed all’estero; cosicchè i giovani
educati alla sua scuola, abbiano ad essere in realtà,
‘così come con poetica frase e con alta parola, fu
detto, « l'aurora della vita, la speranza della patria e,
sopratutto, l’esercito di domani >. |
E tutta la accennata somma di bene fu compiuta
e continua a compiersi senza alcun reddito fisso, senza
aleun patrimonio, senza che Enti contribuiscano stabil-
mente, in modo parziale o completo, a qualsiasi forma
di attività; senzachè privati siano tenuti a versamenti
di quote determinate.
. Le opere Salesiane, Scuole Professionali, Missioni,
‘Orfanotrofi, Colonie Agricole, Oratori festivi e
quotidiani, traggono la loro sussistenza dallo spirito
di Don Bosco Santo, che le anima e che le ha fon-
date unicamente sperando nell'aiuto del Cielo. Non
‘mi sono opposto al vero, adunque, quando, pocanzi,

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i PENE ZEN FINE eee)

par Giani Zujnascg














ri

dicevo,.ch’esse sono la documentazione più: limpida
della immanente Provvidenza di Dio. E la Provvidenza
di Dio voglia ancora suscitare nelle anime generose,
entusiasmi costanti e ferventi, affinchè Voi, benemerito
Rettor Maggiore dei Salesiani, possiate assecondare le
domande di nuove fondazioni che vi pervengono tut-
todì dall’Italia e dall’estero; domande, che sarebbe
necessario il poter soddisfare, essendo le Case esi-
stenti, tutte senza eccezione, al completo nella loro
capienza di alunni.

E con questo appello al cuore dei buoni, il com-
pito tanto immeritatamente commessomi, parmi po-
trebbe dirsi compiuto.

Ma una parola ancora, più che una parola, un
invito, Io voglio rivolgere a voi, giovani e fanciulli
dell'Istituto, ai quali sono protese le cure dei vostri
Educatori, che per voi, solo per Iddio e per voi, loro
nuova famiglia, pensano, operano, vivono.

Questa festività è prevalentemente la vostra, per-
chè i locali grandiosi nei quali, fra poco, subito dopo
la benedizione di Dio, andrete ciascuno a prendere il
vostro posto di lavoro, altro scopo non hanno, che la
vostra formazione morale, la vostra educazione civile,
la vostra specializzazione in quell’arte o mestiere, che
più si confaccia alle vostre naturali tendenze.

Ebbene; quale commento sarà per farne il vostro
zelante Rettore, quel vostro Dott. Don Angelo Gar-
barino, che sotto la voluta modestia dell'apparenza e la

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i Pelle \Ae]X3 rr e]e}

par Gladg Barasso

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contenutezza della parola, matura in sè tanta lumi-
nosità di inziative e tutte le avvera?

Che cosa sarà per dirvi Egli stassera, dandovi la
« Buona Notte? »...

Perchè, Signori, è costumanza profondamente saggia
ed altrettanto gentile degli Istituti Salesiani, costumanza
non un giorno solo abbandonata, da quello in cui Don
Bosco Santo la iniziò, la sera in cui accolse a dormire
in sua casa, quel giovanetto di 15 anni, che, sceso
dalla Valsesia in cerca di lavoro, gli si presentò.

| lacero, affamato, senza un soldo, domandandogli e
subito ottenendo, alloggio in sua casa, è saggia e gentile
costumanza, che il Superiore, a tutti gli alunni
raccolti attorno alla sua cattedra (e quella da cui Don
Bosco parlò per tanti anni a Torino, trovasi ora cu-
stodita nel museo formato accanto alle due camerette
da lui abitate), dopo le preghiere della sera, prima di
licenziarli al riposo, rivolga loro un breve sermone
su quanto di più saliente è accaduto nel giorno e lo
conchiuda, come un buon padre farebbe con i propri
figli, con l'augurio di « Buona Notte ».

Ebbene, giovani e fanciulli; ciò che Egli sarà per
dirvi, io non so; ma certo, commentando duest’opera
di bene, il suo sermone conchiuderà con l’eccitamento
alla virtù, all’onestà, alla disciplina, al lavoro, all’amo-
re per la Famiglia, alla devozione alla Patria. Ora, tutto
questo, voi non dovrete dimenticare mai più; tutto
questo, voi dovrete sempre proporvelo come ragione

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e fine di ogni vostro pensiero, di ogni vostra azione.
E se questo farete, come voglia Iddio abbia a succe-
dere, la tranquillità della vostra coscienza sarà la
fonte inesauribile della gioia che vi allieterà l’esi-
stenza; la pace fra i vostri cari vi manterrà costante
il sorriso sul labbro; ‘al vostro desco non sarà per
mancar mai il necessario per voi e per i vostri figli,
che, come le scritturali fronde di ulivo, perennemente
verdeggieranno torno a torno ai vostri focolari. E
così, vi sarà lieta la vita, come con cuore esultante
e commosso io ve ne porgo l’augurio.
__ E per noi, Signori? Quali pensieri potranno, do-
vranno presiedere alla nostra « Buona Notte », in
quei momenti cioè in cui il labbro tace, ma parla
lo spirito? i

I quattro ammonimenti con i quali il Cardinale
di S. Chiesa, Carlo Dalmazio Minoretti, or non ha
guari, concludeva la più sapiente delle sue sapientis-
sime Omelie: « Riflettiamo; impariamo; lavoriamo;
preghiamo! ».

San Pier d’Arena, 31-5-037-XV.

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par Siani Syjyysco

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