Notiziario "C", n. 1, 1966

Contenuto

Notiziario "C", n. 1, 1966
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
- Il mondo ha bisogno di tutti, p. 1
- Il periodo d'oro della "galea", p. 2
- Col nome di "Enrico C." l turbonave "Provence" è entrata a fare parte della Linea C., p. 3
- Giornale di bordo, p. 4
Data testuale
1966 gennaio - febbraio
Estremi cronologici
gennaio 1966 – febbraio 1966
Consistenza
pp. 4
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Famiglia Costa
Identificativo
PER.000364/28
Collocazione
Emeroteca
contenuto
NOTIZIARIO

Linea A î CORR LA INIT: TIST REIT G. PIOTTA MITE

Anno VI - N. 1 - Gennaio - Febbraio 1966 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV

Il mondo
ha bisogno
di tutti

Il recente — accorato e do-
loroso — appello lanciato dal
Santo Padre per una « Cro-
ciata contro la fame », è sta-
to generosamente accolto in
tutto il mondo. L'Italia ha ri-
sposto prontamente al richia-
mo e si è trasformata — nel-
le città e nei paesi — in una
sola gara: quella di dare, su:
bito, secondo le proprie pos-
sibilità, per i fratelli india-
ni che soffrono la fame e per
tutti coloro che, in qualsiasi
parte della Terra, si trovano
in urgente stato di necessità.

« Noi », ha detto Paolo VI,
«abituati dal Nostro mini-
stero a fermare lo sguardo,
là dove il male, l'errore, il
disordine, il dolore, si pro-
nunciano, rimaniamo quasi
sorpresi, e subito pieni di
commozione e di compiacen-
za, ammirando l’esplosione di
bontà, di cui il mondo dà og-
gi prova meravigliosa ».

I dolorosi eventi dell'India
hanno richiamato il mondo,
e quindi ciascuno di noi, ad
una realtà più viva e operan-
te: quella che gli uomini non
possono vivere, pensare e a-
gire soltanto avendo di mira
se stessi, ma debbono consi-
derarsi parti dell'umanità.
Quando, nel mondo, qualcu-
no è in stato di bisogno, sia
mo noi stessi i primi ad es-
serne colpiti. Ecco perché
non sembra fuori luogo, pro-
prio in questo momento, l’en-
nesimo richiamo a quel « be-
ne comune », a quel concet-
to sociale unico a consentire
agli uomini di sentirsi fratel-

li, nel quadro di un benesse- Un comandante del futuro? Sembra rispondere di sì il piccolo Andrea Benzi,
re effettivo. figlio del comandante in seconda della « Federico C. ».





La nave nel tempo







V

Già abbiamo parlato della ga-
lea, più piccola del dromone,
che cominciò ad apparire nel IX
secolo e che, come dice il latino
«galoes », fu chiamata così per
la sua forma a pesce spada. Per
quanto concerne i remi, la galea
dopo un sistema detto a terza-
ruolo, ebbe delle modifiche. E a
partire dal secolo XV i banchi
furono disposti trasversalmente,
un remo per banco maneggiato
da più vogatori, sistema che fu
detto a scaloccio.

I remi, per non forare il fascia-
me, per dare maggior braccio
di leva e per rendere più facile
ii maneggio, invece di essere fis-
sati alla murata erano « strappo-
lati », cioè legati a scalmi fissati
sul posticcio.

Il posticcio, o apposticcio, che
in sostanza rappresentava la
parte essenziale della galea, era
costituito da un grosso telaio
rettangolare poggiato su tutto
lo scafo e sporgente sui fianchi
fuori bordo. I due lati più lun-
ghi, costituiti da due travi detti
le correnti, erano sostenuti dai
baccalari, cioè da legnotti tra-
sversali fissati sulla coperta e
puntellati inferiormente da brac-
cioli. Sulle correnti si imposta-
vano gli scalmi e si alzava una
specie di balconata, a difesa dei
combattenti e dei vogatori, che
si chiamava impavesata perché
al principio veniva fatta con i
pavesi, cioè con gli scudi dei mi-
liti, mentre in seguito fu stabil-
mente costruita da tavole con
feritoie.

La corsia si allargava a prora
fino ai due bordi del bastimento,
elevandosi e costituendo a drit-
ta e a sinistra due pezze dette
rembate, sulle quali, in batta-
glia, prendeva posto buona par-
te degli uomini d’arme. L’estre-
mità opposta finiva invece nella
spalliera, che era un parapetto
dietro il quale si tentava l’estre-
ma difesa, e nella camera di pop-
pa, la più nobile della galea, de-
stinata al comando; tale came-
ra aveva i due fianchi esterni ric-
camente decorati con sculture
sgargianti d’ori e di colori, fian-
cate che i veneziani chiamavano
«cortelà », sulle quali si stende-
va a baldacchino il tendale — la
celega — grande e ricca tenda
di seta o di panno, che portava
stemmi ed emblemi, disegni al-
legorici o ornamentali, fatti con
velluti controtagliati o con ap-
plicazioni di stoffe policrome.

La prora si affinava in un pun-
tale lungo e acuminato, che ori-
ginariamente ebbe il compito,
nell’abbordaggio, di ‘fracassare
l’apposticcio. e l’impavesata del-
la galea avversaria, e si chiamò
sperone o rostro per quanto ben
diverso dal rostro delle navi ro-
mane, il quale, come si è detto,
era fissato sott’acqua, destina-
to a sfondare le carene nemiche
e non le soprastrutture. Quando
doi, con l’uso delle artiglierie, si
rinunciò alla manovra dell’inve-
stimento, esso servì da bompres-
so e si fregiò di sculture da po-
ena.

NOTIZIARIO ‘“C,,: pagina due

Il periodo d'oro della “dalea”

Per la forma della poppa, ol-
tre che per le linee dello scafo,
le galee si distinguevano in ga-
lee grosse e in galee sottili. Le
sottili, dette sensili, erano le più
snelle, più manovriere alla vela,
normalmente da battaglia, con
poppa affinata; le grosse, dette
bastarde, erano più tozze e quin-
di più capaci, normalmente da
carico, perciò dette anche da
mercanzia; con poppa tondeg-
giante divisa in due spicchi tra
i quali stava il timone.

Le installazioni erano presso-
ché identiche in tutte. Ecco co-
me esse sono descritte dal cava-
liere Pantero Pantera, capitano
delle galee pontificie tra il XVI
e il XVII secolo: « La forma del.
la galea è lunga, stretta e bassa;
ha una sola coperta e di sotto è
ripartita in sei camere cioè: nel-
la camera della poppa, il suo
scannello o scagnetto, il quale

serve per i capitani, per i genti-
luomini di poppa e per i passeg-
geri e per le altre persone di ri-
spetto e per l’arme e per robe
loro. Lo scandolaro è un’altra
camera contigua a quella della
poppa, dove si conserva una par-
te dell’arme e dell’altre robe del-
la gente di poppa e ne’ bisogni
vi sta anche qualche botte di
vino; così è nel costume delle
galee di Malta. Dopo lo scando-
laro è la camera detta campa-
gna, che serve come una dispen-
sa, nella quale sta il vino e il
companatico, cioè la carne sala-
ta, il formaggio, l’olio, l’aceto, i
salumi, e le altre robe simili.
Dopo questa è la camera chia-
mata pagliolo, dove si tiene il
biscotto, la farina, il pane, le fa-
ve, il riso e l’altra vettovaglia.
A questa è congiunta la camera
di mezzo, nella quale si tengono
le vele, una parte del sartiame,



Nostalgia di

crsrnzii

vecchi velieri









la mercanzia, le robe dei passeg-
geri, l’arme ed altre provvisio-
ni. L'ultima è la camera della
prora, la quale sebbene è una
istessa con quella di mezzo (non
vi essendo divisione alcuna) non
di meno perché ha un’altra en-
trata dalla prora, la quale s’usa
per i servizi particolari, si chia-
ca camera di prora. L'entrata al-
l’arbore serve al comito per ser-
virsi delle vele, sartiame e robe,
per i passeggeri e per la mercan-
zia; quella della prora serve al
sottocomito per i sartiami, per
le gomene, per i marinai e per
le loro robe. In questa il cappel-
lano e il barbiere hanno la po-
sta per il loro dormire, e per li
medicamenti. Nella camera di
mezzo si tiene la polvere, e le
altre munizioni per l’artiglieria.
In tutte queste camere sono le
poste per i soldati e per i ma-
rinai, e in particolare per gli
ammalati e i feriti. La galea si
divide sopracoperta in tre par-
ti, cioè nella poppa, nel luogo
dove stanno i banchi, e nella pro-
ra. La poppa è la parte poste-
riore della galea dove non sono
i remi, ed è luogo particolare dei
capitani, dei nobili, delle perso-
ne più stimate, e di quelli che
governano il timone. Dal giogo
della poppa sino al giogo della
prua sono i remaggi, cioè i luo-
ghi dove sta la ciurma a vogare;
e tutta questa parte della galea
è divisa, per mezzo di una stra-
da più rilevata, dai banchi, fatta
perché si possa camminare per
la galea, la quale si chiama cor-
sia, nel fine della quale a prora
dell’una e dell’altra parte sono
alzate due piazze chiamate rem-
bate, sopra le quali, quando si
naviga, stanno i marinai per fa-
re il servizio del trinchetto, e i
soldati in tempo di combattere;
e sotto stanno le àncore, l’arti-
glieria. La terza parte della ga-
lea è la prora, che è la parte an-
teriore del vascello, innanzi alla
quale sta prominente lo spero-
ne, anticamente chiamato ro-
stro. Fuor del corpo della galea,
dall’una e dall’altra parte, sono
l’opere morte, così dette perché
son fuori del vascello, le quali
non sono altro che pezzi di le-
gno e travi fatti avanzare fuori
dai corpi delle galee per dar lo-
ro da quella parte maggiori ca-
pacità, acciocché possino aver-
ci luogo i soldati ed i marinai; i
quali senza l’aiuto di queste im-
pedirebbero talmente gli uffici
della ciurma che non potrebbe-
ro vogare, né riposarsi. Sopra
i posticci, che sono parte delle
opere morte, si fermano i remi,
i quali sono tanti quanti sono i
banchi. Le galee portano ordina-
riamente due arbori, il maestro
ed il trinchetto. Il maestro è col-
locato nella galea per la terza
parte vicino alla prora, e per le
due parti lontano dalla poppa.
Il trinchetto sta alla prora fra
le rembate. Alcune volte si vuole
inalborare ancor l’arbore della
mezzana fra l’arbore maestro e
la poppa ».

(Continua)

(Da «La nave nel tempo » di Miche-
le Vorino, edizioni Alfieri, Milano)



ol nome di “Enrico 0.,, la torbonave “Provence,
è entrata a febbraio a far parte della Linea (.



Il primo febbraio 1966, la tur-
bonave « Provence » è entrata a
far parte della nostra flotta ed
ha preso il nome di « Enrico C. ».

La turbonave, che stazza sedi-
cimila tonnellate, è stata costrui-
ta presso i Cantieri Swans, Hun-
ter and Wigham Richardson’s
Neptune di Wallsend on Tyne in
Gran Bretagna. Varata nel 1950,
essa ha le seguenti caratteristi
che: lunghezza fuori tutto: me-
tri 164,59 (540 ft.); larghezza
massima: metri 22,25 (73 ft.); al-
tezza: metri 10,53 (34 ft., 7 in.);
stazza lorda: tonnellate 16.000,
potenza motori: 16.500 HP.; ve-
locità: venti nodi. L'apparato mo-
tore è costituito da due gruppi
di turbine a vapore, ciascuno
dei quali aziona un'elica; esso è
di costruzione inglese.

L’allora «Provence» è entra-
ta in linea nel 1951 — cioè un
anno dopo il varo — sulla linea
Mediterraneo-Sud America, rima-
nendo sulla stessa rotta ininter-
rottamente fino al 1961, per con-
to della « Société Générale des
Transports Maritimes » di Marsi-
glia. Poi, dal 1961 ad oggi, ha
svolto servizio combinato fra la



stessa Società e la LINEA «C.».

Negli ultimi tempi ha abban-
donato, per qualche breve perio-
do, la linea del Sud America per
effettuare alcuni viaggi nel Cen-
tro America, oltre ad alcune
straordinarie crociere nel Medi-
terraneo, sulle Costa Atlantica
degli Stati Uniti e nel Mar dei
Caraibi.

La turbonave « Enrico C.» ha
subito, nel 1961, importanti lavo-
ri, in coincidenza con l’inizio del
servizio combinato fra la Com-
pagnia di Marsiglia e la nostra
Società; in particolare, in quella
occasione, si è proceduto ad e-
stendere a tutta la nave il servi-
zio di aria condizionata, fino al-
lora riservato soltanto alle sale
da pranzo.

La nuova unità è veloce, mo-
derna e confortevole, in grado
di offrire agli esigenti passegge-
ri del nostro tempo ogni ser-
vizio e ogni comodità. La capa-
cità di trasporto è di 1232 perso-
ne, 188 in prima classe e 1044 in
classe turistica. Ogni cabina —
come si è detto — dispone di
aria condizionata; quelle di pri-
ma, poi, sono tutte esterne e di-

spongono di servizi igienici pri-
vati, alla pari di molte cabine
della stessa classe turistica.

Tutto, sulla « Enrico C.», con-
tribuisce all'idea di un vero e
proprio moderno albergo galleg-
giante. Ogni classe possiede am-
pi e lussuosi locali pubblici, cioè:
sala delle feste, sale soggiorno
(tre), bar-soggiorno con veran
da (due), vestiboli e salette per
bambini. Tre sono le piscine, con
relativi Ponte Lido, mentre per
ogni classe sono a disposizione
dei passeggeri il Ponte-giochi e
le passeggiate coperte e sco-
perte.

Ma altri servizi, propri di una
grande nave passeggeri, comple-
tano il quadro della turbonave:
il cinema-teatro, la Cappella, la
«boutique », i saloni per par-
rucchiere e barbiere, il fotogra-
fo, la lavanderia-stireria, ecc.

Naturalmente a questa somma-
ria descrizione, occorre aggiun-
gere tutta la parte relativa alle
possibilità, per i passeggeri, di
trascorrere le giornate a bordo
in un clima di eccezionale va
canza: possono, infatti, pratica-
re lo sport all’aria aperta sugli

spaziosi ponti o nelle comode
piscine; possono partecipare al.
le numerose feste danzanti allie-
tate da orchestre di nome famo-
so, possono recarsi al cinema,
divertirsi, svagarsi, insomma, in
un clima di assoluto riposo.

La nave dispone di una moder-
nissima stazione radiotelegrafi
ca e radioielefonica, con una ap-
posita saletta per l’accettazione
dei telegrammi e una cabina per
le comunicazioni telefoniche pri-
vate. L'equipaggio è composto
di 260 uomini, alloggiati in co-
mode e ariose cabine.

Con questo « biglietto da visi
ta », la turbonave affiancherà la
turbonave «Eugenio €.» di
prossima entrata in linea, e la
m/n «Andrea C.» sulla rotta
Mediterraneo-Sud America, con-
tribuendo così a rafforzare il
primato che la LINEA «C.» già
detiene come qualità di servizio
e come numero di passeggeri tra-
sportati.

La turbonave « Enrico C.» ef-
fettuerà anche alcune crociere
nel Mediterraneo, specialmente
durante il periodo estivo.

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre



ri
+ GIORNALE DI BORDO.

I calciatori della “Federico C.,,
vittoriosi su quelli della ‘“G. Cesare,,



Navigando e... ridendo

Quante barzellette nascono a bordo, tra un lavoro e
l’altro? Tante. Almeno a giudicare da quante ne riporta,
giorno per giorno, quel simpatico e singolare giornale quo-
tidiano che è «Il Timone » e che come è a tutti noto, si
stampa a bordo della turbonave « Federico C.». Ne abbia-



I vincitori dello...

BUENOS AIRES

Buenos Aires è divenuta ormai la
sede preferita dei più importanti
incontri calcistici, dopo Inter-Indi
pendiente, assistiamo oggi all’incon-
tro M/n «Giulio Cesare» T/n «Fe-
derico C.» che, se non può compe-
tere con l’incontro precedente co-
me valore tecnico, lo può senz'altro
come valore agonistico.

Alle 14,15 del 30 ottobre partiamo
in gran completo su un autobus
«gran turismo » noleggiato apposi-
tamente. Le cose sono state fatte
in grande, abbiamo un buon nume-
ro di sostenitori, l'infermiere, il fo-
tografo e un mazzo di fiori da do-
nare alla squadra avversaria.

Durante la prima parte del per-
corso i giocatori sono calmi e quale
ciosi; il capo di macchina Solvino
dà loro la carica psicologica e...
materiale. Poi cominciano ad inner.
vosirsi perché il nostro autista non
riesce a trovare il campo di gioco,
qualcuno teme di avere già la par-
tita persa in partenza arrivando al
campo troppo tardi, finalmente do-
po aver girovagato un'ora e 20 mi-
nuti per Buenos Aires si raggiun-
ge il campo.

Alle 15,50 le squadre scendono in
campo, scambio di convenevoli foto
ricordo e di fiori e finalmente alle
16 in punto ha inizio la partita. Le
formazioni mantenute segrete fino
all'ultimo, sono le seguenti Giulio
Cesare: Cucciniello, Bottigliori, (Ca-
stellano), Lombardi, (Scognamiglio),
Giordano, De Simoni, Di Lauro,
Sorrentino, Rolando, Boriello A. e
Boriello M., Mascherini (Berlin-
gheri).

Federico C.: Mennella, Lupi, Gan-
gino, (Zuccato), Acampora, Garrone,
Furfaro, Ceravolo, Zuliani, Solvino,
Lattanzi, Enrico. Arbitra il sig. Ar-
mandez della Federazione calcisti-
ca argentina.

L'inizio è guardingo; le due squa-
dre si studiano; poi i nostri pren-
dono iniziativa e cominciano a pre-
mere sulla porta avversaria; al 13
Lattanzi con un forte tiro manda
a lato di poco; al 15’ mischia in
area avversaria, il portiere è già
battuto ma il terzino destro del
«Giulio Cesare» riesce ad aggan-
ciare la palla sulla linea della por-
ta. Al 17’ è la volta di Enrico che
solo al limite dell’area tira precipi-
tosamente e manda alle stelle. Il

scontro di Buenos Aires.

« Giulio Cesare» reagisce subito
con costanza, ma l'ottimo Mennella
fa buona guardia; poi al 25’ bella
discesa di Lattanzi, crossa e Cera-
volo che spara imparabilmente in
rete, 1-0. Dopo due minuti ancora
Lattanzi sfiora il montante. Reazio-
ne rabbiosa del « Giulio Cesare »,
ma al centro un Garrone veramente
granitico spezza tutte le reazioni
avversarie.

Dopo il riposo le formazioni so-
no mutate; il « Giulio Cesare » ha
sostituito tre uomini, da noi abban-
dona spontaneamente solo Ganzino
e lo sostituisce Zuccati. Il « Giulio
Cesare » parte subito in quarta, i
nostri si fanno sorprendere e al 5’
riesce a pareggiare le sorti. La no-
stra squadra sembra aver perduto
un po' della sua grinta iniziale e
per 10 minuti subisce i continui at-
tacchi dell'avversario. Poi inizia il
risveglio. Lattanzi in contro piede
tira fortissimo ma fa la barba alla
traversa, e da questo momento ha
praticamente inizio il nostro do-
minio. Dopo diversi attacchi andati
a vuoto al 17’ la seconda rete: Gar-
rone libera e dà ad Acampora il
quale lancia Solvino che di tacco,
al volo passa a Lattanzi il quale
avanza e tira in porta; il portiere
avversario para ma non trattiene:
entra Solvino e mette in rete, 2-1
Al 19’ discesa irresistibile di Enrico
che tira a volo lasciando il portie-
re di stucco, 3-1.

Ormai sembra che la vittoria non
ci debba più sfuggire e i nostri se
la prendono con calma. Al 21’ c'è
ancora una bella discesa di Ceravolo
ma viene fermato al limite dell’a-
rea, in maniere non troppo gentili.

Al 24' il fattaccio; su un lungo lan-
cio avversario intercetta Lupi, cer-
ca di allungare Mennella, che uscito
dai pali gli era andato incontro ma
gli fa passare la palla sopra la te-
sta con un'ottima parabola; il por-
tiere colto di sorpresa nulla può
fare e la palla rotola in porta, 3-2.
Con questa autorete ha praticamen-
te fine la cronaca dell'incontro, per-
ché la stanchezza si fa sentire per
tutti e quando due uomini si toc-
cano cadono come birilli.

A fine partita, la monetina per la
prova « doping» ha dato esito ne-
gativo, (meno male, perché quelle
pastiglie distribuite sull'autobus...
mah).

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro

mo scelto, a caso, alcune.

tali... ».

entrate... ».

la corda... ».

«Su quale? ».

na-parte si... ».

lettere...

tanto fuoco di... paglia... ».

volevo ben dire! ».

AAA 41100 13140 MM MMM MMM MMM MMMM___YSPMMMMMMMMM__- -VMY UV VUVAIMIMM MMM MM UMMMMM_M VVVVAAMMMAMIAMMVAAMAM Aa

s
$
È
$


<
Li
<
<
<
é

In sala d'aspetto — «Il commendatore è occupatissimo,
ma se è proprio urgente posso svegliarlo... ».

Definizioni — Archetto: Vive maritalmente con la corda,
ma tra loro non sempre c’è armonia. Consiglio: Ciò che ai
saggi non occorre e che gli sciocchi non seguono.

Dal dentista — « Dottore, guardi che lingua sporca ha
mio figlio... ». « Signora, lei ha interpretato male il cartello
che è sulla mia porta. Professore di lingue si, ma... orien-

Una sciarada di Carducci — « A un primo del secondo sul
finale — preferisco un bicchier del mio totale ». L’indovi-
nello venne suggerito al poeta dall’etichetta che era su un
bel fiasco di vino che aveva davanti. Che cosa sarà?

Confidenze femminili — «E’ un ragazzo simpaticissi-
mo: ha certe uscite... ». « Io preferisco suo cugino: ha certe

Istruzione marinara alla sezione camera — L’Ufficiale
agli allievi: « Tengo subito a precisare che il termine ”Ag-
guanta la cima e fila” non significa affatto prendersi la
cima dal buffet e squagliarsela, bensì tirare o allentare

Lo « starter » novizio — « Ecco, guardi, per far partire
i corridori, è semplicissimo: si spara un colpo di pistola ».

A scuola — Il professore: « Qual è il più grand’uomo
d’Italia? » Pierino, pronto: « Quello di Milano, professore... ».

Titolo onorifico — «Che cosa significa, papà, avere
un titolo onorifico? ». « Ma... non so... grosso modo come
quando la mamma mi chiama ”padrone di casa” ».

Botta e risposta — Napoleone Buonaparte al Canova:
«Gli italiani sono tutti ladri ». Canova: « Tutti no, ma buo-

Casi.. insoliti — Il colmo della distrazione per un co-
struttore navale: impostare una nave in una cassetta per

I soliti diverbî — L’inquilino esigente: «Ma signore,
quando piove questa stanza si trasforma in un bagno a
doccia... Il tetto è tutto rotto... ». Il padrone di casa: « E
che cosa pretende? Che le passi anche il sapone e spugna... ».

Flirt — La sigaretta nazionale si è innamorata dell’ac-
cendisigari: « Caro, io ardo per te! ». « Storie: il tuo è sol-

Bambine che giocano alle mamme — «E lei, signora,
quanti bambini ha? ». « Tre ». «E li ha allattati tutti lei,
da sola? ». « No, uno lo ha allattato mio marito ». « Ah...





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno VI . N. ] - Genn.-Febb. 1966
Spedizione in abb. post., Gruppo IV

FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile







Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61

Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Tel. 58.18.51] - Casella postale 492



Stampa: BI-ESSE . Genova








extracted text
NOTIZIARIO

Linea A î CORR LA INIT: TIST REIT G. PIOTTA MITE

Anno VI - N. 1 - Gennaio - Febbraio 1966 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV

Il mondo
ha bisogno
di tutti

Il recente — accorato e do-
loroso — appello lanciato dal
Santo Padre per una « Cro-
ciata contro la fame », è sta-
to generosamente accolto in
tutto il mondo. L'Italia ha ri-
sposto prontamente al richia-
mo e si è trasformata — nel-
le città e nei paesi — in una
sola gara: quella di dare, su:
bito, secondo le proprie pos-
sibilità, per i fratelli india-
ni che soffrono la fame e per
tutti coloro che, in qualsiasi
parte della Terra, si trovano
in urgente stato di necessità.

« Noi », ha detto Paolo VI,
«abituati dal Nostro mini-
stero a fermare lo sguardo,
là dove il male, l'errore, il
disordine, il dolore, si pro-
nunciano, rimaniamo quasi
sorpresi, e subito pieni di
commozione e di compiacen-
za, ammirando l’esplosione di
bontà, di cui il mondo dà og-
gi prova meravigliosa ».

I dolorosi eventi dell'India
hanno richiamato il mondo,
e quindi ciascuno di noi, ad
una realtà più viva e operan-
te: quella che gli uomini non
possono vivere, pensare e a-
gire soltanto avendo di mira
se stessi, ma debbono consi-
derarsi parti dell'umanità.
Quando, nel mondo, qualcu-
no è in stato di bisogno, sia
mo noi stessi i primi ad es-
serne colpiti. Ecco perché
non sembra fuori luogo, pro-
prio in questo momento, l’en-
nesimo richiamo a quel « be-
ne comune », a quel concet-
to sociale unico a consentire
agli uomini di sentirsi fratel-

li, nel quadro di un benesse- Un comandante del futuro? Sembra rispondere di sì il piccolo Andrea Benzi,
re effettivo. figlio del comandante in seconda della « Federico C. ».





La nave nel tempo







V

Già abbiamo parlato della ga-
lea, più piccola del dromone,
che cominciò ad apparire nel IX
secolo e che, come dice il latino
«galoes », fu chiamata così per
la sua forma a pesce spada. Per
quanto concerne i remi, la galea
dopo un sistema detto a terza-
ruolo, ebbe delle modifiche. E a
partire dal secolo XV i banchi
furono disposti trasversalmente,
un remo per banco maneggiato
da più vogatori, sistema che fu
detto a scaloccio.

I remi, per non forare il fascia-
me, per dare maggior braccio
di leva e per rendere più facile
ii maneggio, invece di essere fis-
sati alla murata erano « strappo-
lati », cioè legati a scalmi fissati
sul posticcio.

Il posticcio, o apposticcio, che
in sostanza rappresentava la
parte essenziale della galea, era
costituito da un grosso telaio
rettangolare poggiato su tutto
lo scafo e sporgente sui fianchi
fuori bordo. I due lati più lun-
ghi, costituiti da due travi detti
le correnti, erano sostenuti dai
baccalari, cioè da legnotti tra-
sversali fissati sulla coperta e
puntellati inferiormente da brac-
cioli. Sulle correnti si imposta-
vano gli scalmi e si alzava una
specie di balconata, a difesa dei
combattenti e dei vogatori, che
si chiamava impavesata perché
al principio veniva fatta con i
pavesi, cioè con gli scudi dei mi-
liti, mentre in seguito fu stabil-
mente costruita da tavole con
feritoie.

La corsia si allargava a prora
fino ai due bordi del bastimento,
elevandosi e costituendo a drit-
ta e a sinistra due pezze dette
rembate, sulle quali, in batta-
glia, prendeva posto buona par-
te degli uomini d’arme. L’estre-
mità opposta finiva invece nella
spalliera, che era un parapetto
dietro il quale si tentava l’estre-
ma difesa, e nella camera di pop-
pa, la più nobile della galea, de-
stinata al comando; tale came-
ra aveva i due fianchi esterni ric-
camente decorati con sculture
sgargianti d’ori e di colori, fian-
cate che i veneziani chiamavano
«cortelà », sulle quali si stende-
va a baldacchino il tendale — la
celega — grande e ricca tenda
di seta o di panno, che portava
stemmi ed emblemi, disegni al-
legorici o ornamentali, fatti con
velluti controtagliati o con ap-
plicazioni di stoffe policrome.

La prora si affinava in un pun-
tale lungo e acuminato, che ori-
ginariamente ebbe il compito,
nell’abbordaggio, di ‘fracassare
l’apposticcio. e l’impavesata del-
la galea avversaria, e si chiamò
sperone o rostro per quanto ben
diverso dal rostro delle navi ro-
mane, il quale, come si è detto,
era fissato sott’acqua, destina-
to a sfondare le carene nemiche
e non le soprastrutture. Quando
doi, con l’uso delle artiglierie, si
rinunciò alla manovra dell’inve-
stimento, esso servì da bompres-
so e si fregiò di sculture da po-
ena.

NOTIZIARIO ‘“C,,: pagina due

Il periodo d'oro della “dalea”

Per la forma della poppa, ol-
tre che per le linee dello scafo,
le galee si distinguevano in ga-
lee grosse e in galee sottili. Le
sottili, dette sensili, erano le più
snelle, più manovriere alla vela,
normalmente da battaglia, con
poppa affinata; le grosse, dette
bastarde, erano più tozze e quin-
di più capaci, normalmente da
carico, perciò dette anche da
mercanzia; con poppa tondeg-
giante divisa in due spicchi tra
i quali stava il timone.

Le installazioni erano presso-
ché identiche in tutte. Ecco co-
me esse sono descritte dal cava-
liere Pantero Pantera, capitano
delle galee pontificie tra il XVI
e il XVII secolo: « La forma del.
la galea è lunga, stretta e bassa;
ha una sola coperta e di sotto è
ripartita in sei camere cioè: nel-
la camera della poppa, il suo
scannello o scagnetto, il quale

serve per i capitani, per i genti-
luomini di poppa e per i passeg-
geri e per le altre persone di ri-
spetto e per l’arme e per robe
loro. Lo scandolaro è un’altra
camera contigua a quella della
poppa, dove si conserva una par-
te dell’arme e dell’altre robe del-
la gente di poppa e ne’ bisogni
vi sta anche qualche botte di
vino; così è nel costume delle
galee di Malta. Dopo lo scando-
laro è la camera detta campa-
gna, che serve come una dispen-
sa, nella quale sta il vino e il
companatico, cioè la carne sala-
ta, il formaggio, l’olio, l’aceto, i
salumi, e le altre robe simili.
Dopo questa è la camera chia-
mata pagliolo, dove si tiene il
biscotto, la farina, il pane, le fa-
ve, il riso e l’altra vettovaglia.
A questa è congiunta la camera
di mezzo, nella quale si tengono
le vele, una parte del sartiame,



Nostalgia di

crsrnzii

vecchi velieri









la mercanzia, le robe dei passeg-
geri, l’arme ed altre provvisio-
ni. L'ultima è la camera della
prora, la quale sebbene è una
istessa con quella di mezzo (non
vi essendo divisione alcuna) non
di meno perché ha un’altra en-
trata dalla prora, la quale s’usa
per i servizi particolari, si chia-
ca camera di prora. L'entrata al-
l’arbore serve al comito per ser-
virsi delle vele, sartiame e robe,
per i passeggeri e per la mercan-
zia; quella della prora serve al
sottocomito per i sartiami, per
le gomene, per i marinai e per
le loro robe. In questa il cappel-
lano e il barbiere hanno la po-
sta per il loro dormire, e per li
medicamenti. Nella camera di
mezzo si tiene la polvere, e le
altre munizioni per l’artiglieria.
In tutte queste camere sono le
poste per i soldati e per i ma-
rinai, e in particolare per gli
ammalati e i feriti. La galea si
divide sopracoperta in tre par-
ti, cioè nella poppa, nel luogo
dove stanno i banchi, e nella pro-
ra. La poppa è la parte poste-
riore della galea dove non sono
i remi, ed è luogo particolare dei
capitani, dei nobili, delle perso-
ne più stimate, e di quelli che
governano il timone. Dal giogo
della poppa sino al giogo della
prua sono i remaggi, cioè i luo-
ghi dove sta la ciurma a vogare;
e tutta questa parte della galea
è divisa, per mezzo di una stra-
da più rilevata, dai banchi, fatta
perché si possa camminare per
la galea, la quale si chiama cor-
sia, nel fine della quale a prora
dell’una e dell’altra parte sono
alzate due piazze chiamate rem-
bate, sopra le quali, quando si
naviga, stanno i marinai per fa-
re il servizio del trinchetto, e i
soldati in tempo di combattere;
e sotto stanno le àncore, l’arti-
glieria. La terza parte della ga-
lea è la prora, che è la parte an-
teriore del vascello, innanzi alla
quale sta prominente lo spero-
ne, anticamente chiamato ro-
stro. Fuor del corpo della galea,
dall’una e dall’altra parte, sono
l’opere morte, così dette perché
son fuori del vascello, le quali
non sono altro che pezzi di le-
gno e travi fatti avanzare fuori
dai corpi delle galee per dar lo-
ro da quella parte maggiori ca-
pacità, acciocché possino aver-
ci luogo i soldati ed i marinai; i
quali senza l’aiuto di queste im-
pedirebbero talmente gli uffici
della ciurma che non potrebbe-
ro vogare, né riposarsi. Sopra
i posticci, che sono parte delle
opere morte, si fermano i remi,
i quali sono tanti quanti sono i
banchi. Le galee portano ordina-
riamente due arbori, il maestro
ed il trinchetto. Il maestro è col-
locato nella galea per la terza
parte vicino alla prora, e per le
due parti lontano dalla poppa.
Il trinchetto sta alla prora fra
le rembate. Alcune volte si vuole
inalborare ancor l’arbore della
mezzana fra l’arbore maestro e
la poppa ».

(Continua)

(Da «La nave nel tempo » di Miche-
le Vorino, edizioni Alfieri, Milano)



ol nome di “Enrico 0.,, la torbonave “Provence,
è entrata a febbraio a far parte della Linea (.



Il primo febbraio 1966, la tur-
bonave « Provence » è entrata a
far parte della nostra flotta ed
ha preso il nome di « Enrico C. ».

La turbonave, che stazza sedi-
cimila tonnellate, è stata costrui-
ta presso i Cantieri Swans, Hun-
ter and Wigham Richardson’s
Neptune di Wallsend on Tyne in
Gran Bretagna. Varata nel 1950,
essa ha le seguenti caratteristi
che: lunghezza fuori tutto: me-
tri 164,59 (540 ft.); larghezza
massima: metri 22,25 (73 ft.); al-
tezza: metri 10,53 (34 ft., 7 in.);
stazza lorda: tonnellate 16.000,
potenza motori: 16.500 HP.; ve-
locità: venti nodi. L'apparato mo-
tore è costituito da due gruppi
di turbine a vapore, ciascuno
dei quali aziona un'elica; esso è
di costruzione inglese.

L’allora «Provence» è entra-
ta in linea nel 1951 — cioè un
anno dopo il varo — sulla linea
Mediterraneo-Sud America, rima-
nendo sulla stessa rotta ininter-
rottamente fino al 1961, per con-
to della « Société Générale des
Transports Maritimes » di Marsi-
glia. Poi, dal 1961 ad oggi, ha
svolto servizio combinato fra la



stessa Società e la LINEA «C.».

Negli ultimi tempi ha abban-
donato, per qualche breve perio-
do, la linea del Sud America per
effettuare alcuni viaggi nel Cen-
tro America, oltre ad alcune
straordinarie crociere nel Medi-
terraneo, sulle Costa Atlantica
degli Stati Uniti e nel Mar dei
Caraibi.

La turbonave « Enrico C.» ha
subito, nel 1961, importanti lavo-
ri, in coincidenza con l’inizio del
servizio combinato fra la Com-
pagnia di Marsiglia e la nostra
Società; in particolare, in quella
occasione, si è proceduto ad e-
stendere a tutta la nave il servi-
zio di aria condizionata, fino al-
lora riservato soltanto alle sale
da pranzo.

La nuova unità è veloce, mo-
derna e confortevole, in grado
di offrire agli esigenti passegge-
ri del nostro tempo ogni ser-
vizio e ogni comodità. La capa-
cità di trasporto è di 1232 perso-
ne, 188 in prima classe e 1044 in
classe turistica. Ogni cabina —
come si è detto — dispone di
aria condizionata; quelle di pri-
ma, poi, sono tutte esterne e di-

spongono di servizi igienici pri-
vati, alla pari di molte cabine
della stessa classe turistica.

Tutto, sulla « Enrico C.», con-
tribuisce all'idea di un vero e
proprio moderno albergo galleg-
giante. Ogni classe possiede am-
pi e lussuosi locali pubblici, cioè:
sala delle feste, sale soggiorno
(tre), bar-soggiorno con veran
da (due), vestiboli e salette per
bambini. Tre sono le piscine, con
relativi Ponte Lido, mentre per
ogni classe sono a disposizione
dei passeggeri il Ponte-giochi e
le passeggiate coperte e sco-
perte.

Ma altri servizi, propri di una
grande nave passeggeri, comple-
tano il quadro della turbonave:
il cinema-teatro, la Cappella, la
«boutique », i saloni per par-
rucchiere e barbiere, il fotogra-
fo, la lavanderia-stireria, ecc.

Naturalmente a questa somma-
ria descrizione, occorre aggiun-
gere tutta la parte relativa alle
possibilità, per i passeggeri, di
trascorrere le giornate a bordo
in un clima di eccezionale va
canza: possono, infatti, pratica-
re lo sport all’aria aperta sugli

spaziosi ponti o nelle comode
piscine; possono partecipare al.
le numerose feste danzanti allie-
tate da orchestre di nome famo-
so, possono recarsi al cinema,
divertirsi, svagarsi, insomma, in
un clima di assoluto riposo.

La nave dispone di una moder-
nissima stazione radiotelegrafi
ca e radioielefonica, con una ap-
posita saletta per l’accettazione
dei telegrammi e una cabina per
le comunicazioni telefoniche pri-
vate. L'equipaggio è composto
di 260 uomini, alloggiati in co-
mode e ariose cabine.

Con questo « biglietto da visi
ta », la turbonave affiancherà la
turbonave «Eugenio €.» di
prossima entrata in linea, e la
m/n «Andrea C.» sulla rotta
Mediterraneo-Sud America, con-
tribuendo così a rafforzare il
primato che la LINEA «C.» già
detiene come qualità di servizio
e come numero di passeggeri tra-
sportati.

La turbonave « Enrico C.» ef-
fettuerà anche alcune crociere
nel Mediterraneo, specialmente
durante il periodo estivo.

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre



ri
+ GIORNALE DI BORDO.

I calciatori della “Federico C.,,
vittoriosi su quelli della ‘“G. Cesare,,



Navigando e... ridendo

Quante barzellette nascono a bordo, tra un lavoro e
l’altro? Tante. Almeno a giudicare da quante ne riporta,
giorno per giorno, quel simpatico e singolare giornale quo-
tidiano che è «Il Timone » e che come è a tutti noto, si
stampa a bordo della turbonave « Federico C.». Ne abbia-



I vincitori dello...

BUENOS AIRES

Buenos Aires è divenuta ormai la
sede preferita dei più importanti
incontri calcistici, dopo Inter-Indi
pendiente, assistiamo oggi all’incon-
tro M/n «Giulio Cesare» T/n «Fe-
derico C.» che, se non può compe-
tere con l’incontro precedente co-
me valore tecnico, lo può senz'altro
come valore agonistico.

Alle 14,15 del 30 ottobre partiamo
in gran completo su un autobus
«gran turismo » noleggiato apposi-
tamente. Le cose sono state fatte
in grande, abbiamo un buon nume-
ro di sostenitori, l'infermiere, il fo-
tografo e un mazzo di fiori da do-
nare alla squadra avversaria.

Durante la prima parte del per-
corso i giocatori sono calmi e quale
ciosi; il capo di macchina Solvino
dà loro la carica psicologica e...
materiale. Poi cominciano ad inner.
vosirsi perché il nostro autista non
riesce a trovare il campo di gioco,
qualcuno teme di avere già la par-
tita persa in partenza arrivando al
campo troppo tardi, finalmente do-
po aver girovagato un'ora e 20 mi-
nuti per Buenos Aires si raggiun-
ge il campo.

Alle 15,50 le squadre scendono in
campo, scambio di convenevoli foto
ricordo e di fiori e finalmente alle
16 in punto ha inizio la partita. Le
formazioni mantenute segrete fino
all'ultimo, sono le seguenti Giulio
Cesare: Cucciniello, Bottigliori, (Ca-
stellano), Lombardi, (Scognamiglio),
Giordano, De Simoni, Di Lauro,
Sorrentino, Rolando, Boriello A. e
Boriello M., Mascherini (Berlin-
gheri).

Federico C.: Mennella, Lupi, Gan-
gino, (Zuccato), Acampora, Garrone,
Furfaro, Ceravolo, Zuliani, Solvino,
Lattanzi, Enrico. Arbitra il sig. Ar-
mandez della Federazione calcisti-
ca argentina.

L'inizio è guardingo; le due squa-
dre si studiano; poi i nostri pren-
dono iniziativa e cominciano a pre-
mere sulla porta avversaria; al 13
Lattanzi con un forte tiro manda
a lato di poco; al 15’ mischia in
area avversaria, il portiere è già
battuto ma il terzino destro del
«Giulio Cesare» riesce ad aggan-
ciare la palla sulla linea della por-
ta. Al 17’ è la volta di Enrico che
solo al limite dell’area tira precipi-
tosamente e manda alle stelle. Il

scontro di Buenos Aires.

« Giulio Cesare» reagisce subito
con costanza, ma l'ottimo Mennella
fa buona guardia; poi al 25’ bella
discesa di Lattanzi, crossa e Cera-
volo che spara imparabilmente in
rete, 1-0. Dopo due minuti ancora
Lattanzi sfiora il montante. Reazio-
ne rabbiosa del « Giulio Cesare »,
ma al centro un Garrone veramente
granitico spezza tutte le reazioni
avversarie.

Dopo il riposo le formazioni so-
no mutate; il « Giulio Cesare » ha
sostituito tre uomini, da noi abban-
dona spontaneamente solo Ganzino
e lo sostituisce Zuccati. Il « Giulio
Cesare » parte subito in quarta, i
nostri si fanno sorprendere e al 5’
riesce a pareggiare le sorti. La no-
stra squadra sembra aver perduto
un po' della sua grinta iniziale e
per 10 minuti subisce i continui at-
tacchi dell'avversario. Poi inizia il
risveglio. Lattanzi in contro piede
tira fortissimo ma fa la barba alla
traversa, e da questo momento ha
praticamente inizio il nostro do-
minio. Dopo diversi attacchi andati
a vuoto al 17’ la seconda rete: Gar-
rone libera e dà ad Acampora il
quale lancia Solvino che di tacco,
al volo passa a Lattanzi il quale
avanza e tira in porta; il portiere
avversario para ma non trattiene:
entra Solvino e mette in rete, 2-1
Al 19’ discesa irresistibile di Enrico
che tira a volo lasciando il portie-
re di stucco, 3-1.

Ormai sembra che la vittoria non
ci debba più sfuggire e i nostri se
la prendono con calma. Al 21’ c'è
ancora una bella discesa di Ceravolo
ma viene fermato al limite dell’a-
rea, in maniere non troppo gentili.

Al 24' il fattaccio; su un lungo lan-
cio avversario intercetta Lupi, cer-
ca di allungare Mennella, che uscito
dai pali gli era andato incontro ma
gli fa passare la palla sopra la te-
sta con un'ottima parabola; il por-
tiere colto di sorpresa nulla può
fare e la palla rotola in porta, 3-2.
Con questa autorete ha praticamen-
te fine la cronaca dell'incontro, per-
ché la stanchezza si fa sentire per
tutti e quando due uomini si toc-
cano cadono come birilli.

A fine partita, la monetina per la
prova « doping» ha dato esito ne-
gativo, (meno male, perché quelle
pastiglie distribuite sull'autobus...
mah).

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro

mo scelto, a caso, alcune.

tali... ».

entrate... ».

la corda... ».

«Su quale? ».

na-parte si... ».

lettere...

tanto fuoco di... paglia... ».

volevo ben dire! ».

AAA 41100 13140 MM MMM MMM MMM MMMM___YSPMMMMMMMMM__- -VMY UV VUVAIMIMM MMM MM UMMMMM_M VVVVAAMMMAMIAMMVAAMAM Aa

s
$
È
$


<
Li
<
<
<
é

In sala d'aspetto — «Il commendatore è occupatissimo,
ma se è proprio urgente posso svegliarlo... ».

Definizioni — Archetto: Vive maritalmente con la corda,
ma tra loro non sempre c’è armonia. Consiglio: Ciò che ai
saggi non occorre e che gli sciocchi non seguono.

Dal dentista — « Dottore, guardi che lingua sporca ha
mio figlio... ». « Signora, lei ha interpretato male il cartello
che è sulla mia porta. Professore di lingue si, ma... orien-

Una sciarada di Carducci — « A un primo del secondo sul
finale — preferisco un bicchier del mio totale ». L’indovi-
nello venne suggerito al poeta dall’etichetta che era su un
bel fiasco di vino che aveva davanti. Che cosa sarà?

Confidenze femminili — «E’ un ragazzo simpaticissi-
mo: ha certe uscite... ». « Io preferisco suo cugino: ha certe

Istruzione marinara alla sezione camera — L’Ufficiale
agli allievi: « Tengo subito a precisare che il termine ”Ag-
guanta la cima e fila” non significa affatto prendersi la
cima dal buffet e squagliarsela, bensì tirare o allentare

Lo « starter » novizio — « Ecco, guardi, per far partire
i corridori, è semplicissimo: si spara un colpo di pistola ».

A scuola — Il professore: « Qual è il più grand’uomo
d’Italia? » Pierino, pronto: « Quello di Milano, professore... ».

Titolo onorifico — «Che cosa significa, papà, avere
un titolo onorifico? ». « Ma... non so... grosso modo come
quando la mamma mi chiama ”padrone di casa” ».

Botta e risposta — Napoleone Buonaparte al Canova:
«Gli italiani sono tutti ladri ». Canova: « Tutti no, ma buo-

Casi.. insoliti — Il colmo della distrazione per un co-
struttore navale: impostare una nave in una cassetta per

I soliti diverbî — L’inquilino esigente: «Ma signore,
quando piove questa stanza si trasforma in un bagno a
doccia... Il tetto è tutto rotto... ». Il padrone di casa: « E
che cosa pretende? Che le passi anche il sapone e spugna... ».

Flirt — La sigaretta nazionale si è innamorata dell’ac-
cendisigari: « Caro, io ardo per te! ». « Storie: il tuo è sol-

Bambine che giocano alle mamme — «E lei, signora,
quanti bambini ha? ». « Tre ». «E li ha allattati tutti lei,
da sola? ». « No, uno lo ha allattato mio marito ». « Ah...





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno VI . N. ] - Genn.-Febb. 1966
Spedizione in abb. post., Gruppo IV

FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile







Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61

Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Tel. 58.18.51] - Casella postale 492



Stampa: BI-ESSE . Genova








Position: 1023 (46 views)