Notiziario "C", n. 5 - 6, 1965
Contenuto
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
- I primi "colossi", p. 2
- Utili armatoriali..., p. 3 - 4 - 5
- Giornale di bordo, p. 6
- Linea "C" - Italnavi, p. 7
- Gli ambasciatori della cucina italiana, p. 8
- Gli ammogliati vincono il derby della Ditta Costa, p. 9
- Ha risolto tutto il favoloso "Pelli", p. 10
- Quando si naviga alla velocità di circa due miglia all'ora..., p. 11
- Giornale di bordo, p. 12 - Data testuale
- 1965 settembre - dicembre
- Estremi cronologici
- settembre 1965 – dicembre 1965
- Consistenza
- pp. 12
- Stato di conservazione
- Buono
- Soggetto produttore
-
Famiglia Costa
- Identificativo
- PER.000364/27
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
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- Collocazione
- Emeroteca
- Temi correlati
- Comunicazione d'impresa
- Navi passeggeri
- Navigazione crocieristica
- Vita di bordo
- Welfare aziendale
- contenuto
-
NOTIZIARIO (
C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
“
Linea
Anno V . Numero 5-6 - Settembre-Dicembre 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale .- Gruppo IV
La nave nel tempo
III
Le prime ancore erano co-
stituite da grosse pietre: le navi
omeriche affondavano, per an-
corarsi, molte pietre legate con
gomene al bordo, così che la
nave quasi si appoggiava in un
letto, sistema che fu poi, nella
formazione dei ponti di barche,
adottato anche dai romani; i
quali, in tali casi, invece di mas-
si di pietra si servivano di ce-
sti ripieni di sassi.
L’ancora, come oggi noi la in-
tendiamo, deve essere apparsa
prima del V secolo avanti Cri-
sto, se Eschilo fa dire a Danao
che «i comandanti di navi non
hanno fiducia di stare all’anco-
ra; ed ebbe in principio il fuso
di legno e un solo braccio, in
metallo. Poi l’unico braccio fu
di legno e un solo braccio, in
metallo. Poi l’unico braccio fu
raddoppiato e completato con
punte unghiate a marra; furono
anche aggiunti il ceppo e, in te-
sta al fuso, la cicala; e inoltre
alcune ancore, senza ceppo o con
un piccolo ceppo nel piano e
non normale al piano delle brac-
cia, furono munite di un altro
anello innestato al diamante,
evidentemente per caponare la
ancora disponendola in posizio-
ne parallela al bordo. Per poter
essere più agevolmente capona-
ta, l'ancora ebbe fin dall’epoca
imperiale romana, come soltan-
to adesso ci è stato rivelato dai
ricuperi di Nemi, il ceppo mo-
bile, cioè scorrevole dentro un
foro del fuso, da potersi piega-
re lungo di esso precisamente
come nelle moderne ancore tipo
ammiragliato; ingegnoso siste-
ma che poi, evidentemente, si
perdette lungo il medioevo.
Una delle due navi di Nemi
era lunga circa 67 metri e larga
20; l’altra rispettivamente 71 e
24; e questo dimostra che nelle
più progredite marine classiche,
mentre le normali costruzioni
navali mantenevano le dimensio-
ni della triera e raggiungevano
al massimo, per le grosse navi,
quella della quinquireme, tutta-
via, per eccezione, si sapevano
costruire bastimenti di dimen-
sioni assai più grandi, fino ai
famosissimi di Gerone e di To-
lomeo.
Della famosa nave di Gerone,
che ebbe prima il nome di « Si-
racusia » e poi, quando, per man-
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
I primi “colossi,,
canza di ancoraggi adatti, dalla
Sicilia fu mandata in Egitto in
dono a Tolomeo, quello di
« Alexandria », ci rimane una
ampia descrizione di Ateneo
Naucratite nel « Convito dei let-
terati ». Essa, secondo tale de-
scrizione, aveva per la difesa
armi e macchine guerresche di
numero e di qualità straordina-
rie; otto torri con catapulte, a
ciascuna delle quali erano asse-
gnati quattro militi armati e due
saettatori; sopra ciascun albero
due tellenoni per il lancio di
massi di piombo e sui fianchi
due litoboli che potevano lan-
ciare sassi di quasi un quinta-
le a dardi di oltre cinque me-
tri; unici sopra coperta per l’ar-
rembaggio; e a murata una co-
rona d’aculei per l’arrembaggio.
Gli uomini di bordo erano
molte centinaia, rematori, mari-
nai, gabbieri, epibati, militi de-
stinati alle macchine da lancio.
Oltre agli alloggi per l’equipag:
gio, vi erano trenta alloggi da
passeggeri con quattro letti cia-
scuno, e nove letti matrimonia
li in camere separate; v’era a
poppa la cucina e a prora una
cisterna d’acqua, un vivaio di
pesci, forni, legname, mulini, of-
ficine d’ogni genere.
Per costruire questa singola-
rissima nave, il legname venne
abbattuto sulle falde dell’Etna
quanto poteva bastare per set-
tanta triremi; il cordame venne
dalla Spagna canape e pece dal
Reno, e da ogni parte d’Italia
piastre di piombo e un numero
enorme di chiodi, di cui alcuni
pesavano più di quindici chilo-
grammi. Ai lavori furono addet-
ti più di trecento maestri d’a-
scia, oltre ai fabbri e ad altri
operai specializzati, per quasi
un anno ininterrottamente, sotto
la direzione tecnica dell’architet-
to Archia di Corinto, sorveglia-
ta personalmente dal Principe
che ogni giorno si recava in can-
tiere. E il varo fu diretto da Fi-
lea, meccanico di Taormina; dif-
ficilissimo varo che tuttavia si
potette effettuare felicemente e
agevolmente mediante soprattut-
to la traclea e l’elice, nuove mac-
chine inventate per il varo stes-
so da Archimede.
Ma non fu questo colosso il
più grande di cui si ha memo-
ria, poiché una enorme nave,
anch’essa descritta da Ateneo,
fu fatta costruire da Tolomeo
Filopatore: era lunga 130 metri
e aveva, contrariamente all’altra
che ne aveva venti, ben quaran-
ta ordini di remi!
Non si sa come tali ordini fos-
sero disposti; però non sola-
mente per queste eccezionali co-
struzioni, per le quali potrebbe
ben mettersi in dubbio l’esat-
tezza delle descrizioni di Ateneo,
quant’anche per le comuni poli-
remi, il numero di remi e la di-
sposizione di essi in più ordini,
furono oggetto, e lo sono tut-
tavia, di studi e di dispute tra
eruditi di ogni branca, lettera-
ti, archeologi, tecnici, marinai,
senza che si sia giunti nemme-
no adesso a una conclusione
sicura.
Una esperienza eseguita con
una trireme di proposito fatta
costruire da Napoleone III nel
1860, e convincenti ed acute os-
servazioni di marinai, portereb-
bero ad escludere la possibilità
di molti ordini sovrapposti di
remi e darebbero una plausibile
soluzione tecnica solamente per
tre ordini secondo la quale tutti
i rematori sono sullo stesso pia-
no verticale, ma ciascun uomo
della prima e della terza fila è
seduto un po’ più avanti e un
po’ più indietro dell’uomo cor-
rispondente della fila mediana,
mentre gli scalini vengono a tro-
varsi sempre più verso l’estre-
mo, andando dalla fila inferiore
alla superiore, in modo da man-
tenere in tutte e tre le file la
stessa proporzione fra la parte
del remo che esce dallo scalmo
e la parte che rimane dentro bor-
do. La fila più bassa aveva na-
turalmente i remi più corti, che
si chiamavano «talamitici »; la
seconda i remi di lunghezza me-
dia, che si chiamavano «zigi-
tici », e la più alta i più lunghi,
detti « tranitici ».
Una trireme poteva raggiunge-
re eccezionalmente fin cinque
miglia orarie di velocità; però,
di consueto, aveva una veloci.
tà minore, e in un giorno pote-
va coprire cinquanta miglia, do-
vendosi dare ai rematori un ade-
guato riposo.
Per avere conveniente mobilità
sotto l'impulso dei remi, le navi
sottili dovettero conservare pro-
porzioni e dimensioni contenu-
te in limiti non eccessivi, e quin-
di difficilmente superarono le
500 tonnellate di portata lorda;
la quale dai Romani era calco-
lata in anfore, come dai Greci in
talenti, e tanto il talento che
l’anfora corrispondevano a poco
più di ventisei chilogrammi. Ma
i Romani, come gli altri popoli
marinari dell’antichità, oltre alle
navi sottili, da guerra, avevano
anche navi tonde che superava-
no tale portata, impiegate in
guerra esclusivamente come o-
nerarie per trasporto di truppe,
di cavalli — nel qual caso si
chiamavano «ippagogi» —, di
macchine guerresche, di impedi-
menta in genere; bastimenti pre-
valentemente velieri, che però,
per l’imperfezione dell’attrezza-
tura, erano poco marinari. Es-
se rimorchiavano, per ogni eve-
nienza, una scialuppa, la « sca-
pha », la quale perché non si
riempisse d’acqua in navigazio-
ne era costantemente sorveglia-
ta da un marinaio di guardia.
La forma e le principali ca-
ratteristiche delle navi antiche,
soprattutto delle sottili, furono
evidentemente ispirate a quelle
del pesce, mentre il nautilo fece
forse pensare alla vela, come del
resto nella costruzione dei veli-
voli si è adesso cercato di imi-
tare gli uccelli. Esse avevano a
prora gli oftalmidi, i quali, pri-
ma di diventare cubie per i ca-
vi o le catene delle ancore, vo-
levano rappresentare gli occhi
della nave, quasi che questa do-
vesse vedere per scegliersi la
via da se stessa; gli epotidi rap-
presentavano le orecchie, i re-
mi le pinne, e l’aplustre la coda,
benché la funzione drettiva che
ha la coda del pesce fosse inve-
ce esercitata nella nave da due
timoni tagliati appunto a coda
di pesce.
(Continua)
(Da «la nave nel tempo » di
Michele Vocino, ediz. Alfieri, ‘©
Milano)
UTILI ARMATORIALI...
Riproduciamo in copia fotografica l'articolo del «Lavoro sul Mare» del mese di
luglio, nel quale sono stati riportati conteggi sui presunti utili degli armatori
MARITTIMI!
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alla FILM-CGIL
FEDERAZIONE ITALIANA
LAVORATORI
LAVORO SUL MARE
DEL MARE C.G.I.L.
A PAG, 2
I MARITTIMI DELL'ARMAMENTO
PRIVATO SI PREPARONO ALLA
BATTAGLIA PER IL RINNOVO
DEI CONTRATTI DI LAVORO
Spedizione In abbonamento postale - Gruppo IV
ui Clusia
AR
iL
Lol
“esempi
dei profit
armalorial
RENDICONTO MENSILE NAVE BANANIERA
« GIULIANA FASSIO » tsl 3.225
Linea Italia-Somalia
Armatore: Soc. Willain e Fassio - Equipaggio: n. 33 marittimi
I
ENTRATE (milioni di lire) Ì USCITE (milioni di lire)
Nolo banane (1000 t. x 52 L.) .. 52 Equipaggio:
Nolo merci Italia-Somalia . .... "22 —'Salari e'oneri' .......... 10
—_ sefVitto: So nalel.stussc. mal. 1
Totale INCAsSso ..... 0000000 14 COMDUSRDlant aan 6
Spesemportualiua real. am 2
Bpese Mensili . ....ios 00000. 29 Assicurazioni... 3
Manutenzione ............. 3
Spese: generali” 3%: Igt 906 4
Utile mensile presunto ....... 45 29
RENDICONTO MENSILE NAVE PASSEGGERI
« ANNA C. » tsl. 12.030
Servizio Crociere nel Mediterraneo
Armatore: Linea C. - Equipaggio: n. 238 marittimi
|
ENTRATE (milioni di lire) I USCITE (milioni di lire)
Nolo passeggeri (media 650 per Equipaggio:
CLOCIErA) . ....0.00 0000000 270 —: Salari e oneri... i; vie 48
irlitto; bopast «isbn m
Spese mensili... 0.060 18 Vitto. passeggeri... 0... 39
COMPUSHBLS: 4-1. sareste ato 18
Spese. portuali. ....i.....:c\ è cale se a
ASSICUESZIONI.. ...0-> circa dee 7
Riparazioni-Manutenzioni . .... 6
SPASCLIANAr Allinea mt 20)
Utile mensile presunto ...... 119 151
Una nave vecchia come l'a Anna C.» (costruita nel 1919) può rendere ancora ol suo
armatore più di 100 milioni al mese.
LUGLIO 1965
RENDICONTO MENSILE NAVE DA CARICO DI LINEA
« VETTOR PISANI » tsl 6.337
Linea Italia-Golfo del Messico (Viaggio di mesi 2 e giorni 7)
Armatore: SIDARMA - Equipaggio: n. 36 marittimi
ENTRATE (milioni di lire)
Nolo andata e ritorno ..,..,.. 130
Spese mensili ....., atelier 63
Utile presunto per un viaggio di
mesi 2 e giorni 7........
USCITE (milioni di lire)
Equipaggio:
— Salari e oneri ......,.., 22
=" VIMOLOSISTO ON. OSO 2,5
Combustibile olio 11
Spese ‘portuali ........... sii
AZBICULPAZIONE ".°. > ee + eee 6
Manutenzione ..........: 4,5
Spese generali .......... 10
63
RENDICONTO MENSILE NAVE BANANIERA
« MARE ARABICO » tesl 5.250
Linea Italia-Golfo del Messico (Viaggio di mesi 2 e giorni 7)
Armatore: Fratelli Damico - Equipaggio: n. 38 marittimi
ENTRATE (milioni di lire)
| USCITE (milioni di lire)
Î
Nolo banane (1950 t. x 5C L.) . 97.5
Bpese mensili ....., d atta
Utile mensile presunto . ..... 54,5
Equipaggio:-..:. ide cd è
GOMDUSHIDILE:...... citati
Spese: DOCBMALI: ct. cry riniccnate
Assicurazioni ‘uri rec
Manutenzione .............
Snese:.generaliz.., fu «vati
Ammortamento. ..... .........
RIEPILOGO DEI PROFITTI DEGLI ARMATORI
7
Ì
NAVE Armatore Tipo di Servizio Utile mensile
| | presunto (Milioni)
Antia C. ........ Linea C Crociere passeggeri 129
Giuliana Fassio ,.. Fassio Trasporto banane 45
Vettor Pisani ..... SIDARMA Linea da carico 30
Mare Catabico ...,, D'Amico Trasporto banane 54,5
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
UTILI ARMATORIALI...
Riproduciamo la lettera che la ditta Giacomo Costa fu Andrea ha
scritto in relazione in data 19 agosto, lettera rimasta senza risposta
Egregi Signori,
ci riferiamo alla nota apparsa nel
numero di Luglio, pag. 2, del gior-
nale «IL LAVORO SUL MARE »
considerato organo ufficiale della
Vostra Organizzazione.
Detto giornale pubblica, sotto Îl
titolo: « Alcuni esempi di profitti
Armatoriali », una serie di conteggi
di presunti utili degli Armatori. e,
tra l’altro, dei presunti utili mensili
della nostra M/N Anna C.
Non basta il fatto che si assista
a numerosi Armatori che devono
alienare non solo le proprie navi
ma anche i beni personali per pa-
gare i debiti; non basta il fatto
che navi ancora atte alla naviga-
zione vengano vendute a prezzi
molto prossimi a quelli di demoli-
zione ad Armatori esteri che pos-
sono farle navigare con profitto,
mentre con il costo del marittimo
italiano l’esercizio risulta passivo;
non basta il fatto che la FINMARE
costa allo Stato molte decine di mi-
liardi ogni anno, non basta tutto
questo perché Voi vi possiate ren-
dere conto di quanto i risultati dei
conteggi da Voi pubblicati siano
lontani dalla realtà.
Una pubblicazione del genere non
può essere ragionevolmente giusti-
ficata che da un profondo disprez-
zo delle capacità di giudizio dei ma-
rittimi.
Non entriamo in merito agli er-
rori ed omissioni nei Vostri con-
teggi, vogliamo darVi una dimostra-
zione tangibile e impegnativa per
noi: Vi offriamo — con effetto re
troattivo dal 1° Gennaio 1964 fino
al 31 Dicembre 1965 — di conside-
rare armata «alla parte» la M/N
ANNA ”C” lasciando la differenza,
tra quello che l'equipaggio ha avu-
to di remunerazione e quello che
verrebbe ad avere in base al con-
tratto «alla parte», a favore o a
carico della Vostra organizzazione
o dell'equipaggio a seconda della
soluzione che a Voi fosse più pre-
ferita. Se Voi foste persuasi del-
le cifre che avete pubblicato do-
vreste accettare entusiasticamente
la nostra offerta perché Vi porte
rebbe un beneficio per i 24 mesi
di molte centinaia di milioni,
Naturalmente la Vostra accetta-
zione, per essere valida, dovrà es-
sere accompagnata dalle necessarie
garanzie per i rimborsi che ci do-
vranno essere fatti quando risul.
terà che con contratto «alla par-
te» i marittimi dell’ANNA C. a-
vrebbero avuto enormemente me-
no di quanto hanno avuto come
salario o stipendio. Se siete in con-
dizioni di dimostrare che le Vostre
affermazioni sugli utili degli Ar-
matori rispondono a verità non a-
vrete certo difficoltà a trovare chi
è disposto a fornirVi le garanzie
per realizzare un così brillante af-
fare.
Non possiamo inoltre non rile
vare la denigrazione che Voi fate
di navi che assicurano il lavoro ai
marittimi, definendo vecchia la M/N
ANNA C. indicando l’anno di co-
struzione del 1919 mentre è del 1929
e, peggio ancora, tacendo i molti
miliardi che sono stati a suo tem-
po spesi per la sua completa tra-
sformazione e l’oltre mezzo miliar-
do che è stato ancora speso re-
centemente: costi tutti ben lontani
da essere oggi ammortizzati.
Ci asteniamo dal fare maggiori
commenti, ci limitiamo soltanto a
farVi rilevare che la Vostra azione
non è certo nell'interesse della Ma-
rina Mercantile Italiana, né dei ma-
rittimi che rappresentate o credete
di rappresentare.
Restiamo in attesa di una Vo-
stra risposta e ben distintamente
Vi salutiamo.
GIACOMO COSTA fu ANDREA
Essendo la suddetta lettera ri-
masta senza risposta noi in data
2 ottobre abbiamo scritto alla
FILM-CGIL la seguente lettera:
La nostra del 19 agosto u.s. non
ha tuttora ricevuto risposta.
Ci consideriamo liberi da ogni im-
pegno nei vostri riguardi anche per
l'eventuale uso che crederemo di
fare della lettera stessa.
Vi preghiamo di gradire i nostri
più distinti saluti.
Questa lettera ha provocato
una telefonata della FILM-CGIL,
dalla quale è emerso che la no-
stra lettera del 19 agosto non
aveva avuto giusta interpretazio
ne. Noi abbiamo precisato il no-
stro pensiero con la lettera del 4
ottobre 1965 che riproduciamo:
Facciamo seguito alla nostra del
2 corrente e ci riferiamo alla te-
lefonata che abbiamo avuto sta-
mane dal vostro Dr. Bruschi.
Con la nostra lettera del 19 ago-
sto quando vi abbiamo offerto di
considerare, a valere dal 1° gennaio
1964 fino al 31 dicembre 1965 ALLA
PARTE l’« ANNA C » non intendeva-
mo riferirci all’esistente contratto
IN PARTECIPAZIONE che prevede
rimunerazioni molto basse ed una
partecipazione del 5,5% sui noli lor-
di. Intendevamo riferirci ad un con-
tratto alla PARTE sulla base tradi-
zionale del 50% senza stipendio fisso.
Il nostro pensiero era facile com-
prenderlo perché con il contratto
con partecipazione anche in base ai
conteggi di ricavi da voi predisposti
i marittimi avrebbero avuto eviden-
temente molto meno e non centi-
naia di milioni in più come da noi
affermato.
Vi precisiamo dettagliatamente la
nostra proposta,
Se sono veri i vostri conteggi
in base ai quali la nave « Anna € »
guadagnerebbe 119 milioni al mese
con 46 milioni di salari noi do-
vremmo nei costi togliere i salari
e lasciare solo gli oneri. Supposti
gli oneri in 11 milioni restano 35
milioni di salari, che aggiunti al-
l'utile mensile di 119 milioni dan-
no un totale di 154 milioni da di-
vidersi metà e metà, cioè i marit-
timi dovrebbero prendere 77 ml-
lioni al mese anziché 35 milioni.
Le voci di ricavo e spese dovreb-
bero essere controllate in base ai
ricavi e spese effettive. Per sempli-
cità di conteggio accettiamo le cifre
da voi indicate a titolo riparazioni
e manutenzioni e spese generali,
anche se sono manifestamente in-
feriori al reale. Mentre potremo ag-
giungere voci di costi da voi tra-
scurate noi terremo a nostro cariì-
co gli ammortamenti e gli inte
ressi passivi, vuci di costo che a-
vete dimenticato e che nol terre
mo a carico della nostra quota, ben
soddisfatti anche di non guadagna-
re e di recuperare soltanto am-
mortamenti ed interessi.
La nostra proposta è precisa: la
vostra risposta, per la quale vi la-
sciamo un termine di otto giorni,
dirà se voi credete o non credete
alle cifre da voi pubblicate.
Ben distintamente vi salutiamo.
Il «Lavoro sul Mare » ha pubblicato nel numero di otto-
bre la prima e la terza lettera con un commento sotto il
titolo «La nostra risposta», commento che riproduciamo
esca ac Lu
mil FINANSZIAREMIO DE
SINDACATO QUAND ì
VIVA LA BASATO SUI CONTRIBUTI
DEI LAVORATORI E' GA.
È RANZIA DI AUTONOMIA E
FILM - CGIL
Sotaamenevana rai csatoiznsn svn am ARA È
Spedizione In sbbonamento postale - Gruppo IV
E’ noto che alla vigilia di ogni
rinnovo contrattuale si accen-
de la polemica fra imprenditori
e lavoratori, circa la modesta
quota di reddito imprenditoria-
le che può essere destinata a mi-
glioramenti economici del trat-
tamento dei prestatori d’opera.
Da quando esiste il sindacato
non si è mai verificato il fatto
che un qualsiasi « padrone » ab-
bia ammesso di avere ampi uti-
li disponibili per soddisfare le
richieste avanzate dai lavora-
tori.
Perciò non ci meraviglia affat-
to che la «Linea C.» tramite
due lettere firmate dal suo più
qualificato rappresentante, il
dott. Angelo Costa, abbia reagi-
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
REDERAZIONE
ITALIANA LAVORATORI DEL
to in seguito ad alcuni esempi
di profitti armatoriali pubblica-
ti sul numero precedente del no-
stro giornale. Le cose che inve-
ce ci meravigliano sono il meto-
do e gli argomenti usati nella
polemica da uno dei più illustri
rappresentanti del mondo im-
prenditoriale italiano.
Le nostre argomentazioni ten-
tavano di dimostrare semplice-
mente, attraverso alcuni esempi,
il reddito dell’industria armato-
riale e la conseguente possibili-
tà di sostenere gli oneri di un
rinnovo contrattuale. A tale pro-
posito venivano citati alcuni ar-
matori come Costa, D'Amico,
Sidarma e Fassio. L’armatore
Costa ha ritenuto opportuno re-
MARE C.G.L.L. f,
Laz Pa esa
È DI INDIPENDENZA.
strana otestrsnarenima ren animi mett
OTTOBRE 196
plicare e per dimostrare che non
guadagna ci ha offerto addirit-
tura il 50 per cento degli utili
di una delle sue navi, da divide-
re fra i membri dell'equipaggio,
in sostituzione del salario perce-
pito.
Il nostro mestiere di sindaca-
listi ci porta ad esaminare con
attenzione tutte le proposte che
ci vengono fatte e, nell’interesse
della categoria, vagliarle onde
accettarle o respingerle se sono
positive o meno. La nostra ar-
gomentazione circa i predetti
profitti si limitava al bilancio
mensile, per il periodo giugno-ot-
tobre 1965, allorchè la m/n « An-
na C.» era destinata a crociera
(continua a pagina 5)
UTILI ARMATORIALI...
(segue da pagina 4)
nel Mediterraneo e si basava sul-
la ipotesi, tutt'altro che azzarda-
ta, di 650 croceristi settimanali.
«Il. dott. Costa, anzichè dimo-
strarci gli eventuali errori dei
nostri calcoli, ha esteso le sue
considerazioni alla gestione del-
la nave per gli ultimi due anni;
per di più ha offerto, come pri-
ma detto, una forma di « gestio-
ne alla parte» per la predetta
nave.
Poichè è il dott. Costa che ha
valicato î limiti delle nostre os-
servazioni, crediamo ci sia con-
sentito di interpretare in manie-
ra estensiva le Sue proposte.
Perchè il dott. Costa vuol limi-
tare l’offerta del 50% degli uti-
li fatta ai lavoratori ad una so-
la nave e non ritiene invece di
| estendere la proposta?
Infatti anche il marittimo
sprovveduto, il marittimo al pri-
mo imbarco, sa benissimo come
la flotta della «Linea C.» sia
cresciuta, dalle due modeste na-
vi del dopoguerra alle 10 navi
attuali per complessive 107.428
tonnellate. Se poi si aggiungono
l'« Eugenio C.», nave ammira:
glia dell'’armamento privato,
prossima ad entrare in esercizio
e la m/n «Provence» gestita or-
maî da parecchi anni e per la
quale si dice che la ditta Costa
| stia trattando l'acquisto, si con-
clude che la flotta dei Costa con-
ta ben 12 navi per oltre 150.000
tonnellate. Noi non crediamo
che un tale patrimonio, creato
in 20 anni, sia il frutto di eredi-
tà e conosciamo la rettitudine
del dott. Costa che certamente
non è dedito al gioco di azzardo
allo scopo di procurarsi i fondi
necessari per l’acquisto della
sua flotta.
Perciò riteniamo che gli inve-
stimenti effettuati per l'acquisto
dei mezzi del quale il dott. Costa
è proprietario, siano il frutto
del reddito dell'attività armato-
riale, particolarmente di quello
dei periodi più fortunati. Allora
siccome alla formazione di tale
reddito hanno contribuito so-
stanzialmente con il loro lavoro
i marittimi della « Linea C.» at-
traverso una vita ed una attivi-
tà piena di sacrifici, sarebbe più
giusto che l'offerta del 50 per
cento dei profitti, risalisse a
periodi anteriori in modo da ab-
bracciare il completo apporto
che i lavoratori hanno dato alla
costruzione delle fortune della
famiglia Costa.
Potremmo anche estendere la
applicazione della proposta del
dott. Costa, che come tutti san-
no non è soltanto armatore ma
anche imprenditore in moltepli-
ci campi di attività industriali,
al complesso delle iniziative in-
traprese e consolidate in questo
ultimo dopo guerra. Natural
mente saremmo anche disposti,
per una così generosa offerta ad
offrire l'impegno dei lavoratori
alla gestione ed al controllo del-
le imprese.
Siccome è ovvio che, come lo
dimostrano gli investimenti, dal-
lnttività dei Costa sono scaturi-
ti dei profitti che vanno oltre il
complesso delle retribuzioni ero-
gate ai lavoratori, noi suggeri-
tremmo che la somma eccedente,
anzichè distribuita fra i maritti-
mi, fosse destinata all'aumento
delle pensioni di quei vecchi ma-
rinai che pur partecipando atti-
vamente alla creazione delle for-
tune degli armatori devono vive-
re con pensioni di fame.
Noi non teniamo, come il dott.
Costa afferma, in profondo di-
sprezzo le capacità di giudizio
dei marittimi e crediamo talmen-
te alle cose da noi pubblicate,
che siamo disposti ad accettare
su questo argomento un pubbli
co dibattito, da tenersi di fronte
agli equipaggi, a bordo delle na-
vi della « Linea C.» in modo che
i marittimi che rappresentiamo,
o come dice il dott. Costa credia-
mo di rappresentare, potranno
rafforzare le loro convinzioni in
vista del rinnovo dei contratti di
lavoro.
Le nostre conclusioni
Alla nostra offerta con-
creta che, se fossero appros-
simativamente veri i conteg-
gi della FILM-CGIL, avreb-
be rappresentato molte cen-
tinaia di milioni, la FILM -
CGIL ci risponde con la pro-
posta di estendere la nostra
offerta a tutte le navi e ci
propone un dibattito a bor-
do delle nostre navi.
Noi non avremmo diffi.
coltà ad estendere la propo.
sta su tutte le navi, nessuna
esclusa, e risalire anche mol-
ti anni fino a tutto il 1965
conteggiando tutti gli ele-
menti di costo, e cioè anche
ammortamenti ed oneri fi-
nanziari, ma sarebbe faci-
le alla FILM-CGIL risponde-
re che le è impossibile offri-
re la garanzia necessaria che
ammonterebbe a diversi mi-
liardi.
Si accontenti la FILM -
CGIL di fare l'esame sulla
« Anna C.» da essa pre-
scelta, e per il periodo da
noi proposto di due anni,
per il quale è sufficiente
una garanzia più facilmente
ottenibile.
Se l‘« Anna C. » risulterà
aver avuto utili dell'ordine
di quelli che la FILM-CGIL
ha voluto dare da intende-
re ai marittimi saranno cen-
tinaia di milioni che potrà,
a sua scelta, destinare ai
pensionati; se, come inve-
ce si verificherà, saremo noi
che dovremo avere centi-
naia di milioni, noi li desti-
neremo a favore dei pensio-
nati che abbiano navigato
un congruo numero di anni
sulle navi della « Linea C ».
Non siamo disposti ad un
dibattito a parole con chi ha
rifiutato un dibattito su ci-
fre con concreto impegno
da parte nostra di pagare
centinaia di milioni se fos-
se vero quanto dalla contro-
parte si è voluto far crede-
re ai marittimi.
Osserviamo ancora:
1° L'« Anna C. » come e-
sempio di utili armatoriali è
stata scelta dalla FILM-CGIL
e non da noi. Il periodo scel-
to se non è rappresentativo
di una situazione normale
non può onestamente esse-
re preso come esempio. An-
che riferiti a detto periodo i
conteggi pubblicati sono er-
rati e molto lontani dalla
realtà.
2° Lo sviluppo della no-
stra flotta è principalmente
dovuto al largo credito che
la nostra ditta ha potuto ot-
tenere impegnando illimita-
tamente la responsabilità di
tutti i suoi titolari. Gli utili
del periodo di congiuntura
favorevole sono stati sem-
pre interamente investiti
nelle nuove navi.
E’ così che la nostra ditta
‘ ha potuto assicurare lavoro
continuativo ad un numero
sempre maggiore di marit-
timi.
3° Diamo atto volentieri
dell'apporto che i nostri ma-
rittimi hanno dato allo svi-
luppo della nostra flotta.
Navi, costruite dagli stes-
si Cantieri, armate con ma-
rittimi italiani sono anche
quelle di cui dispongono le
società Finmare.
La Finmare costa allo Sta-
to ogni anno molte decine
di miliardi; noi paghiamo
ogni anno centinaia di milio-
ni di imposte.
Non bastano belle navi e
buoni marittimi per creare
un armamento che porti be-
nessere al Paese ed assicu-
ri una sempre crescente oc-
cupazione.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina cinque
PR,
nl
= c
Nu £ 6 >
= : SEZIONE
TESE
— auguri Logo o d' ° .
della Pa Costa » 1OVI arancio IN alto mare
a Saragat
in Argentina
Nel settembre scorso, come è
noto, il Presidente della Repub-
blca taliana, on. Giuseppe Sa-
ragat, ha effettuato una visita
ufficiale nell'America Latina. Il
giorno 16 settembre, proprio
mentre Saragat si trovava a Bue-
nos Aires, si trovava attraccata
in quel porto anche la nostra
nave « Luisa Costa ».
Con significativo gesto il co-
mandante della « Luisa Costa »,
cap. L. C. Mario Zimei, inviava
a Saragat il seguente telegram-
ma: «Il comando, gli ufficiali,
l'equipaggio tutto della nave ita-
liana ” Luisa Costa”, attraccata
in questo porto, desideroso di
unirsi alla sentita nota di benve-
nuto tributaLe da questa Na-
zione amica, augurano al Capo
dello Stato italiano una serena
permanenza e un felice viaggio
di ritorno in patria ».
Il giorno dopo al Comandante
Zimei giungeva il seguente tele-
gramma: «A nome Signor Pre-
sidente, che ha molto apprezza-
to cortesi espressioni augurali,
invio Lei et equipaggio tutto sen-
titi ringraziamenti. Ambasciato-
re Tassoni ».
Insolito e suggestivo a bordo della «Federico C» in navigazione: non capita, intatti, tutti i giorni cne que gio-
vani si uniscano in matrimonio proprio su una nave, E il lieto avvenimento si è verificato il 3 ottobre: gli argen-
tini Miriam Molina e Cesare La Padula si sono detti il fatidico «si», celebrante il Cappellano sostituto Don Ma-
rio Erbetta, I due sposi sono stati vivamente festeggiati dall’'equipaggio che, numeroso, ha assistito al rito. Nella
foto: gli sposini ricevono le congratulazioni dal comandante.
La collaborazione
Abbiamo ricevuto alcune let-
tere di marittimi; alcuni in par-
ticolare, ci hanno chiesto se la
collaborazione a «Notiziario
C » è aperta a tutti: naturalmen-
te, perché lo scopo della pub-
blicazione è esclusivamente quel.
lo di essere il portavoce dei
suoi lettori, i quali in questo
caso, sono i marittimi.
Le pagine di « Notiziario C »,
come del resto abbiamo già a-
vuto occasione di dire in pas-
sato, saranno utili e interes-
santi nella misura in cui saran-
no riuscite a presentare pro-
blemi vivi e attuali. Noi sappia-
mo che i problemi non man-
è aperta per tutti
cano; e sappiamo anche, dan-
do una rapida lettura ai vari
giornali che si stampano a bor-
do, che fra voi molti hanno
l’« hobby » della fotografia, del-
la pittura, della prosa e della
stessa poesia. E allora perché
non farsi avanti?
Vorremmi, però, far presen-
te una cosa: nell’invio della cor-
rispondenza e nella trattazione
degli argomenti, sarà bene os-
servare due buone regole: 1°) es-
sere brevi ed esaurienti; 2°) af-
frontare problemi che possano
interessare anche gli altri e
non siano invece, come spesso
succede, strettamente personali.
BUON NATALE E FELICE 1966
AI NOSTRI LETTORI, ALLE LORO FAMIGLIE,
A TUTTI
E TANTI AUGURI PER UN
PROSPERO E SERENO
BUON NATALE
NUOVO ANNO
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagine sei
NOZZE
Il 16 ottobre 1965, nella chiesa par-
rocchiale di Nostra Signora delle
Grazie a Genova (Castelletto) sono
state celebrate le nozze fra il dott.
Nicola Costa e la gentile signorina
Alessandra Fantoni. Le nozze sono
state benedette dal fratello dello
sposo, Padre Eugenio Costa S. J.
Agli sposi — che dopo un ricevi-
mento allo « Yacht Club Italiano »
sono partiti per il tradizionale viag-
gio di nozze — giungano le felicita-
zioni più vive di « Notiziario C ».
@ Il dott. Vittorio Villano con la
signorina Rosanna Rizzi, figlio del
nostro direttore sanitario di bor-
do prof. dott. Guido. Venezia, 9
settembre 1965, chiesa di San Laz-
zaro degli Armeni.
@ Il signor Stefano Palomba, no-
stro marittimo, con la signorina
Rita Carmosino. 30 settembre 1965,
chiesa parrocchiale della Santis-
sima Annunziata, Torre del Greco.
Agli sposi felici, « Notiziario C »
porge vive congratulazioni e augu-
ri di lunga felicità.
NASCITE
@ Mario Angelo Federico Morena,
figlio del nostro ufficiale macchi-
nista Giuseppe. Genova, 22 set-
tembre 1965.
© Roberto Fornari, figlio del no-
stro ufficiale di coperta Angelo.
San Paolo del Brasile, 8 settem-
bre 1965.
Felicitazioni ai genitori e un cor-
diale benvenuto ai POCHI da parte
di « Notiziario C ».
NOTIZIARIO «C»>
Periodico aziendale bimestrale
Anno V_.
Spedi: ., Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
N. 5-6 Settembre-Dicembre 1965
in abb.
Via D'Annunzio 2 suena xx)
Tel. 58.18.51 - Casella pos
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61
Stampa: BI-ESSE . I
NOTIZIARIO
Linea ‘‘C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio; 2 - Genova
Anno V - Supplemento al N. 5-6 - Sett.-Dic. 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
linea “C” "|
Italnavi.
La Linea « C » ha con-
cluso un accordo con la
Società «Italnavi » per
un servizio merci con-
giunto sulla linea del
Sud America, con inizio
dal primo gennaio 1966.
Sono numerosi nel
mondo gli esempi di ac-
cordi similari tra Com-
| pagnie di navigazione. Il
motivo va ricercato nel-
la realtà della situazione,
quale si riscontra un po’
‘ovunque nei trasporti
‘marittimi di linea: i co-
sti di esercizio delle na-
vi in aumento, l'entità
del traffico spesso insuf- >
ficiente, la concorrenza /
sempre più accesa anche ;
per la presenza di Na- /
zioni che sovvenzionano /
o cercano privilegi per la /
loro flotta; la conseguen- /
za è che le tariffe del tra- /
sporto e il complesso de-
gli introiti risultano ina-
deguati alle esigenze vi- /
tali delle linee e perciò
‘ancor meno a permette-
‘re loro un doveroso rin-
«novamento della flotta.
. L'unica soluzione al
problema può essere ri-
cercata in un migliore
impiego delle navi attra-
‘verso accordi di collabo-
razione: infatti l’opera-
re con un maggior nu-
mero di navi offre possi-
bilità di servire regolar-
seria
(Continua in 2.a pagina) O i dl... A
Linea “C,, - Italnavi
(Segue dalla 1.a pagina)
mente un maggior nume-
ro di porti, con soddisfa-
zione per la clientela, ri-
ducendo tuttavia il nu-
mero di scali per nave.
L'accordo fra la Linea
« C » e la Società « Ital-
navi » crea un servizio
con ben dieci navi com-
merciali, cui vanno ag-
giunte le nostre navi pas-
seggeri sulla stessa linea,
e precisamente: « Bice
Costa », « Giovanna Co-
sta », «Luisa Costa» «Al-
pe », « Cervinia » « Cesa-
na », « Cortina », « Se-
striere », « Sises », « Vil
larperosa ».
Alcune navi saranno
destinate a viaggi rapidi,
limitando il servizio a
Buenos Aires e a Monte-
video, altre scaleranno
regolarmente anche i
principali porti del Bra-
sile e della Spagna. La
grande disponibilità di
stiva frigorifera, le buo-
ne caratteristiche delle
navi, la frequenza delle
partenze e una vivace or-
ganizzazione delle agen-
zie nei porti non manche-
ranno di richiamare alla
linea le preferenze dei
caricatori.
L'accordo prevede che
la direzione della linea
sia curata dalla Linea
« C ». L’unificazione del-
le agenzie nei vari porti
ci ha privato della colla-
borazione di alcune con
le quali avevamo da an-
ni intrattenuto cordiali
rapporti, mentre nuovi
rapporti sono iniziati con
altre; alle prime rivol-
giamo un vivo ringrazia-
mento per il loro buon
servizio e un cordiale sa-
luto, con l’espressione
del nostro rincrescimen-
to e certi che potremo
conservare con esse il
rapporto di amicizia; al-
le altre porgiamo il ben-
venuto, con l'augurio che
il loro apporto al nuovo
servizio si sviluppi in re-
ciproca soddisfazione.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
Gli ambasciatori della cucina italiana
I partecipanti al corso di cucina in perfetto allineamento dietro la tavola imbandita.
Presenti autorità e personali-
tà provinciali e cittadine, ha a-
vuto inizio il 26 novembre a Ra-
pallo al Grand Hotel Bristol, il
secondo corso convittuale alber-
ghiero di perfezionamento per
personale di bordo di cucina e
di sala, destinati sui grandi tran-
satlantici della Marina mercanti-
le italiana.
Al corso, organizzato dall’E.N.
A.L.C. regionale con la colla-
borazione della «Linea ”C,,»,
prendono parte sessanta al
lievi, quindici per il perfezio-
namento di cucina e quaranta-
cinque per quello di sala, prove-
nienti da ogni regione d’Italia i
quali, scelta la via del mare,
hanno già svolto alcuni mesi di
imbarco, dopo aver conseguito
un attestato di promozione in
un corso primario di addestra-
mento.
In aprile questi giovani conse-
guiranno, previo naturalmente
esame, la qualifica di « commis »
di cucina o di sala. E’ il primo
gradino di una lunga carriera
che richiede, soprattutto all’ini-
zio, anni di sacrificio, ma che ri-
paga ampiamente, sia sul piano
professionale sia su quello eco-
nomico, chi la svolge con com-
petenza e in particolare con pas-
sione.
Questi corsi che il Ministero
del Lavoro sollecita decisamen-
te e finanzia, cercando ogni an-
no di aumentarne il numero, e
che le grandi Compagnie di na-
vigazione apprezzano collabo-
randovi attivamente in quanto
consentono loro di poter dispor-
re di personale specializzato e
ben preparato, sono affidati al-
la capace e cavillare organizza-
zione dell’E.N.A.L.C.
All’inaugurazione del corso
hanno presenziato il signor Gio-
vanni Costa e il signor Andrea
Costa, contitolari della Società
armatrice, il comm. Francesco
Azais, direttore regionale dell’E.
N.A.L.C. per la Liguria, il vice
direttore dell’Ufficio Provinciale
del Lavoro, dott. Norese, il vice
sindaco di Rapallo, avv. Canes-
sa, il vice sindaco di Zoagli, dott.
Villa Reale, il comm. Volpotti,
direttore della scuola alberghie-
ra della Soc. di Navigazione « Ita-
lia », il comm. Carnacina, primo
premio mondiale a Parigi di ga-
stronomia, il comm. Cordano,
presidente dell’Associazione com-
mercianti e il dott. Rusconi, pre-
sidente dell’Associazione alber-
gatori di Rapallo, il dott. Bogliar-
di, presidente dell’A.C. Rapallo -
Ruentes, il dott. Ferrari, diretto-
re della filiale di Rapallo del
Banco di Chiavari e della Rivie-
ra Ligure.
Prendendo la parola, il comm.
Azais, direttore regionale dell’E.
N.A.L.C. dopo aver porto il ben-
venuto e il saluto anche a nome
del presidente dell’E.N.A.L.C., on.
Rapelli, e sottolineato l’impor-
tanza dei corsi di addestramen-
to e perfezionamento, ha ringra-
ziato il sig. Giovanni Costa per
l'entusiasmo giovanile con cui
ha accolto il suggerimento di of-
frire ai giovani allievi la possi-
bilità di perfezionarsi e studiare
in un ambiente signorile e di pre-
stizio quale è il Grand Hotel
Bristol.
Rivolgendosi, poi, ai giovani
che impeccabili nelle loro divise
professionali in perfetto allinea-
mento dietro una grande tavola
bandita, quelli del corso di cu-
cina, e in attenta disposizione
ai tavoli quelli di sala, il comm.
Azais ha ricordato loro che un
giorno saranno «i biglietti da vi-
sita» del turismo italiano e in
particolare per quello che rag-
giungerà l’Italia a bordo dei no-
stri grandi transatlantici.
Il signor Giovanni Costa ha
a sua volta espresso agli allie-
vi l'augurio delle migliori fortu-
ne nella carriera scelta, e il dott.
Norese, dopo aver porto il sa-
luto anche a nome del dott. De
Sanctis, direttore provinciale
dell’Ufficio del Lavoro, ha detto
ai giovani che dev’essere loro
motivo d’orgoglio frequentare il
corso in un ambiente così ele-
vato.
Parole che hanno destato am-
mirazione ha pronunciato il
comm. Carnacina il quale ha vo-
luto sottolineare, per meglio far
comprendere l’importanza dei
corsi, l'esordio difficile della sua
prestigiosa carriera che per al-
tro gli ha permesso di vincere
in nome dell’Italia il premio più
ambito di gastronomia. Additan-
done, poi, le difficoltà iniziali,
che non possono mai mancare
qualunque sia la via scelta da
un giovane all’esordio di una car-
riera, il comm. Carnacina ha
concluso che se quella ora in-
trapresa sarà da loro svolta con
passione e serietà, non potrà non.
dare alla fine ampie soddisfa
zioni.
Infine, anche a nome del co.
mune di Zoagli, ha parlato il
vice sindaco di Rapallo, avv. Ca-
nessa. che ha espresso la rico.
noscenza delle due cittadine al.
la Linea ”C,, sempre solle
cita in ogni iniziativa socia
le e all’E.N.A.L.C. per aver scel.
to ancora una volta una località
della Riviera per i suoi corsi.
Gli intervenuti hanno quindi
preso parte a un «cocktail»
preparato e servito dagli stessi
allievi.
E,
)
=>
ReSen
f,
Gli ammogliati vincono
il derby della Ditta Costa
HI favoloso “Pelli,, sigla da campione le reti del successo. Controllo
14) £ 6//UGUI
anti-doping per i portentosi medicamenti di un misterioso «massaggiatore »
La «grande foto »: le due squadre posano alcuni istanti prima dell'inizio dell'incontro.
Blu - Bianchi 2-0
Marcatori: nel 1° tempo: Pellicari
al 23’; nel 2° tempo: Pellicari
al 20.
BLU (Sposati): Costa P. (Vitale):
Battistini, Vezzi; Tortello, Mini-
mel, Perotti; Costa L., Costa G.,
Pellicari, Parodi, Lavalle.
BIANCHI (Scapoli): Fichera; Rota,
Fassone (Ferrari); Bogliano, Gua-
raschi, Cannella; Gerboni, Dode-
ro, Salvo, Marengo, Obinu (Dal.
lera).
Arbitro: Costa G. III.
La gente che, dopo un lungo in-
verno, era accorsa felice a godere
il pallido sole primaverile della
passeggiata di Pegli, si domandava
stupita cosa fosse successo al Pio
XII. Una fila ininterrotta di mac-
chine ed una fiumana di persone,
già dalle due di quel sereno sabato
pomeriggio, facevano infatti la coda
per accaparrarsi i primi posti di
«tribuna numerata» dell'incontro più
interessante che la cronaca sporti-
va avesse mai registrato: stavano
per scendere in campo le formazio-
ni degli sposati e degli scapoli della
Ditta Costa.
L’ organizzazione era perfetta:
daî ragazzini raccattapalle ai distinti
«commendatori-con-pancetta » nel
ruolo di massaggiatore. Ma forse la
cosa più interessante era un nuovo
esperimento di assistenza ai gioca-
tori infortunati, messo in atto da
un distintissimo signore in camice
e con tanto di croce rossa sul brac-
cio e sul cappello: alla minima
escoriazione il nostro entrava in
“campo con una valigetta di porten-
tosi medicamenti. Il lettore a que-
sto punto dubiterà senz’altro della
competenza sportiva di chi scrive,
dato che scene come quella ora
descritta, ne accadono a centinaia
sui campi da gioco; ma se quello
stesso lettore avesse avuto un po’
di pazienza prima di giudicare
l'operato di questo povero scribac-
cino, avrebbe appreso anche che
nella famosa valigetta non c'erano
bende, alcool o cerotti, bensì se-
ghe, pialle, chiavi inglesi, bulloni.
Garantiamo sull’utilità di questo
metodo: appena il presunto mas-
saggiatore si avvicinava ad un gio-
catore steso a terra con le mani
incrociate sul petto, ed i compagni
vicino in lacrime, costui immedia-
tamente balzava in piedi e ritor-
nava al suo ruolo. Meno efficace
invece ci è parso l’uso di.un nuovo
tipo di disinfettante: interpretando
alla lettera il motto «il buon vino
fa sempre buon sangue », tralascia-
mo una più recente aggiunta per
ovvii motivi pubblicitarii, dalla cas-
setta prodigiosa saltavano fuori
fiaschi di vino e bottiglie di cognac
con la scusa che tanto di alcool
ve ne era bisogno.
Ma passiamo alla partita: ac-
colti dal boato della folla i venti-
due giocatori, più arbitro, massag-
giatori, fotografi e direttori tecnici,
cercano di dare alla partita un tono
importante, schierandosi a centro
campo per il tradizionale « Hip,
Hip, Hurrà» e scambiandosi mazzi
imponenti di rose, carciofi, garofa-
ni, rapanelli e verdura fresca a vo-
lontà
Dopo le classiche corsettine sul
terreno di gioco per sciogliere i
muscoli, con esibizioni alla brasi-
liana di fini palleggi ed incitati da
figli, madri, suocere, fidanzate, non-
chè da un polemico signore con al-
toparlante, « gli atleti », «i fusti del
sabato pomeriggio », i vari Pelé, Di-
dì, Vavà genovesi, incominciavano
subito a dare calci della malora
alla palla, cercando di inviarla nei
posti più impensati.
E’ d’uopo a questo punto fare
una distinzione tra quei signori che
cercavano di fare il meno possibile
da una parte e tra quei signori
che cercavano invece di fare lo
(Continua in 4.a pagina)
I capitani delle due squadre e l’arbitro Dottor Giacomo Costa al quale il
« massaggiatore » offre... un magnifico paio di occhiali.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
(Segue dalla 3.a pagina)
stesso dall’altra: se li dividessimo
infatti in sposati e celibi, siamo si-
| curi che quello stesso moioso let-
tore di prima troverebbe da obiet-
tare dicendo che da parte nostra
| siamo prevenuti contro gli sposati
o viceversa. Li chiameremo perciò
bianchi e blù, dai colori delle ri-
‘pettive maglie, tutte inalberanti un
_ bel «C ». La vittoria dunque è toc-
cata ai blù che hanno saputo meri.
tarsela per la maggior coesione del
gioco e, diciamolo pure per la mi-
| glior classe (che poi questa classe
— fosse quella di... leva o di gioco,
non sta a noi giudicare). I bianchi
hanno quasi sempre subito gli at-
tacchi degli avversari, difendendosi
| caoticamente con spesso due o tre
battitori liberi!
Indubbiamente i bianchi, in uffi-
io, o con gli amici, avranno por-
to come scusanti della sconfitta
in palo colpito in apertura di gara
«se avessimo segnato allora, te lo
‘dico io, la partita sarebbe andata
ien diversamente! ») parecchi goal
bagliati ed î molti pseudo-incidenti
| curati con le già citate belle bevute.
a una storiella così fatta, crede-
eci, non ha senso, può essere rac-
ontata a chi non abbia visto la
“partita.
. Pur escludendo il rigore per i
| blù, parato molto bene da Fichera,
tutte le migliori azioni sono parti-
te dalla metà campo di questi ul-
timi, magistralmente tenuta dal duo
Costa L. e G. (Opisso, allenatore
un tempo dei due nel Gruppo C,
continuava a gridare che glieli ave-
vano rovinati!). ;
È scusa
Non tirino fuori quindi scuse iî
bianchi, che la sconfitta è stata me-
ritata, non diciamo per loro inca-
pacità, ma per la maggior bravura
degli avversari (questa è una sto-
ria grossa come una casa, ma è
«ad usum » del solito lettore). Inu-
250 tile poi prendersela con l’arbitro
a con la scusa che era un Costa e
C- che quindi ha favorito i cugini!
» Niente di più falso! Ce ne fossero
EE di arbitri così alla domenica sui
È campi di pallacanestro!
Da Giunti a questo punto siamo si-
he curi che se concludessimo così il
È- nostro articolo, quell’ormai appas-
sionato lettore, spalleggiato dal fra-
tello, ci darebbe contro, dicendo
che, stringi, stringi, non abbiamo
Sa detto una parola della partita in
Ro sè, nè dei giocatori. Dato che il
pi nostro motto è «il lettore ha sem-
RI pre ragione ed oggi non si fa cre-
dito », ci affrettiamo ad ubbidire.
Ma (c’è sempre un ma nella vita
degli uomini: se ci è permesso que-
sto ammonimento un po’ filosofico)
parlare dei giocatori giammai! Per
natura siamo sempre stati persone
schive da guai e non vorremmo in
questi’ frangenti incominciare a
farci fare un bel paio di occhi neri.
Non parleremo perciò di quel gio-
catore grasso come «un porcellino
dalla cute ben curata del gregge di
Epicuro (da Lucrezio: storico,
istruttivo e poetico) o di quel tale
dai piedi piatti o ancora di quel
portiere con i trampoli, ma passe-
remo subito alla scarna cronaca.
IOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
La prima bella azione viene da
Costa L. che, dopo una irresisti-
bile discesa effettua un forte tiro
diagonale che però Fichera para
bene.
Rispondono i bianchi con un'azio-
ne di Gerboni che passa a Salvo.
Il centrattacco con un bel dribbling
arriva a pochi passi dalla porta ed
inganna il portiere con una finta:
ma la palla colpisce l'interno del
sette ed esce.
)
)
S)
}
IL primo goal
Dopo un certo predominio dei
blù, al 15° Costa G. ripete l’azione
ora descritta: arriva solo in area,
si scarta terzino e portiere e tira
in porta; il palo respinge però la
palla, che attraversa lo specchio
della porta, arriva un terzino tutto
di corsa e prende la palla con le
mani. Rigore nettissimo che però
Parodi incaricato di battere, invia
tra le mani di Fichera. Azioni al-
terne, in cui di interessante si regi-
strano tre corners per parte, pe-
raltro infruttuosi. Al 23’ giunge il
primo goal: Costa L. da distante
tenta il tiro, ma la palla esce di
poco. Errore del terzino nel bat-
tere la rimessa, si impossessa del
pallone Costa G. ed anche lui tira:
ne esce una mischia in area in cui
ha la meglio Pellicari che con un
forte tiro sulla destra insacca ine-
sorabilmente. Rispondono timida-
mente i bianchi con azioni belle
ma infruttuose di Bogliano, Gerbo-
ni e Salvo.
Nella ripresa questi stessi gioca-
tori riescono a portare all'attacco
per alcuni minuti la loro squadra,
poi la partita diventa appannaggio
dei blù. Registriamo oltre ad una
discesa di Gerboni che dopo aver
scartato tutta la difesa blù si la-
scia anticipare dal portiere (13’),
un bellissimo tiro di Costa G. da
posizione ravvicinata, a cui Vitale
risponde con un’altrettanto bella
parata. Al 20° è ancora Giovanni
Costa ad impostare la seconda re-
te, passando magistralmente a Pel-
licari che con un bellissimo pallo-
netto inganna il portiere e sanci-
sce la vittoria. Da questo momento
alla fine nulla di interessante, se si
esclude una rete di Salvo annul-
lata per precedente fallo dello stes-
so giocatore (26’) ed una traversa
colpita da Bogliano ad un minuto
dal triplice fischio.
US
Tra i giocatori si sono poi parti- ©
colarmente distinti, da parte bian-
ca Fichera, Salvo, Bogliano e Ger-
boni; da parte blù, oltre ai due
Costa ed a Pellicari, Vitali Mini-
mel, Parodi e Perotti.
Cc.
.
| di collaboratori
Il nostro invito di sempre: col-
laborare con noi, inviandoci brevi
articoli (firmati), fotografie e tut-
to quanto possa interessare Noti-
ziario «C.». E ricordate soprat-
tutto tre cose: siate brevi, precisi
e tempestivi. Grazie.
Lo « scapolo » Fichera para a terra su Lorenzo Costa protetto (si fa per
dire...) dai difensori,
E' uno dei momenti più solenni dell'incontro. Parodi ha appena battuto
il calcio di rigore che verrà però parato dal bravissimo Fichera. Intanto,
gli altri stanno a guardare...
Vinti e vincitori al... tavolo della pace al termine della combattuta e
durissima partita. Sembra tuttavia, da certi sorrisi, che la fatica sia
stata dimenticata presto... à
La nave nel tempo
IV
L’aplustre era un ornamento
a ventaglio, posto sulla curva
della ruota di poppa, che spes-
so aveva indietro un altro orna-
mento a collo di cigno, detto
«chenisco », probabilmente adi-
bito a legarvi le gomene, tra
l'uno e l’altro si piantava l’asta
dell’insegna e, nelle navi mer-
cantili, al posto dell’insegna, la
no della divinità protet-
È Ce.
Gli epotidi erano costituiti da
due travi sporgenti obliquamen-
te d'ambo i lati del rostro, a di-
fesa della nave dai rostri nemi-
ci, e servivano anche a sospen-
| dervi le ancore. Il rostro, o spe-
| rone, di varia forma, massiccio
di bronzo, di ferro o di rame, o
| semplicemente rivestito di tali
metalli, era posto sotto la linea
dell’acqua, appoggiato sulla chi-
glia, o innestato sulla ruota o
controruota di prora, o infisso
sulle pareti esterne, o abbraccia-
to da queste cucite su di esso.
Al di sopra del rostro, al punto
dove si congiungevano di steme-
nali esterni, vi era una testa me-
tallica di montone, o di delfino,
o di altra foggia, che si chiama-
va preambolo o antirostro, e ser-
viva ad attenuare il colpo del
rostro, impedendo che la prora
si infrangesse nell’urto sulla na-
ve avversaria.
Quando non era ad unica vela,
l’unico albero, posto al centro
della nave, portava, su due pen-
noni, due vele quadre, e a volta,
più in alto, una terza, pure qua-
dra, oppure due piccole vele la-
tine. Le navi più grosse avevano
anche un albero prodiero di
trinchetto, ed uno a poppa di
mezzana. L’alberatura era assi-
curata con stragli, paterazzi e
sartie. Le vele erano di lino, di
bisso, di cuoio, di palma, di can-
na, normalmente bianche, o tin-
te di porpora, o, per lutto, di
nero; e forse perchè queste un
tempo portavano dipinta in ne-
ro una lupa, in seguito sì chiamò
lupo la vela di lutto.
Lo scafo era quasi ornato di
pitture, la poppa generalmente
con l’effige della divinità che da-
va il nome alla nave; i fianchi
a fiorami, a corimbi, a rabeschi;
ma in complesso la nave era a
fondo scuro, per quanto ve ne
fossero anche tinte tutte di ros-
so, e di bianco o di azzurro quel-
le usate in guerra per sottrarsi
în distinzione alla vista nemica,
principalmente le speculatorie,
cioè le navi usate per la ricogni-
zione. Il nome era dipinto 0 scol-
pito sulla prora, normalmente
femminile nelle navi greche, ed
anche maschile în quelle romane.
Si navigava quasi esclusivamen-
te di giorno, quasi mai di in-
verno, con velocità normale da
uno a due miglia orarie, per ec-
cezione fino a quattro miglia,
con un massimo eccezionalissi-
mo di sei. Normalmente le arma-
te, per essere ad un tempo stru-
mento di lotta e mezzo per inva-
dere il territorio da conquistare,
agivano insieme con l’esercito,
È:
Quando si navigava alla velocità
di circa due miglia all'ora....
anzi il più delle volte il coman-
dante supremo dirigeva promi-
scuamente esercito e armate nel-
le operazioni militari marittime
e terrestri.
* * *
Nelle armate elleniche la disci-
plina era fiacchissima. Da Seno-
fonte abbiamo notizia che mari-
nai ateniesi disertarono per ot-
tenere un aumento di paga. La
paga originariamente era di tre
oboli, poi, sotto Pericle, fu por-
tata a quattro e successivamen-
te ad una dracma nella guerra
jonica e a due in quelle pelopon-
nesiaca; la panatica, distribuita
a bordo, da oppositi sitarchi,
consisteva in orzo o tostato, fa-
rina di grano impastata con olio
o vino, farina di lino e semi di
papaveri con miele, il mettolo di
calcio e uova, la maza di olio, di
acqua e di vino per eccitare i
rematori, e qualche volta formag-
gio, biscotti, agli e cipolle. In
una relazione di Nicia al Gover-
no si legge: « Il florido stato de-
gli equipaggi è di breve durata,
poichè ben pochi marinai sono
capaci di trarre dal mare una
nave e di mantenere ordinato il
remeggio; e il peggio si è che io,
come comandante, mi trovo nel-
la impossibilità di fronteggiare
il mare, perchè voi ateniesi siete
di tal natura che è difficile co-
mandarti ».
Molto più disciplinati erano in-
vece gli equipaggi romani, re-
matori, marinai ed operai, a bor-
do tutti sottoposti al comando
del « magister navis » che era il
comandante della nave, e del
«submagister » che era il coman-
dante in seconda, per quanto
i rematori dipendessero diretta-
mente dall’« hortator », che re-
golava ritmicamente la voga, e
quando i vogatori, come s’usava,
cantavano spesso accompagnati
dal flauto, batteva il tempo.
Il servizio militare in marina
era compiuto fra il quattordicesi-
mo e il quarantatreesimo anno
di età, ma il grosso del contin-
gente era dato da uomini ven-
tenni: come adesso, c’erano i raf-
fermati che si chiamavano « evo-
cati », e, inoltre, i «veterani» e
gli « emeriti », cioè quelli che ri-
manevano a bordo oltre i limiti
di età. Poiché il congedo si chia-
mava «missio », î marinai con-
gedati si dicevano «missicii »;
la « missio » poteva essere « ho-
nesta », cioè normale con onore,
«caussaria » per riforma, « igno-
miniosa » per espulsione disono-
revole; la « honesta » comporta-
va alcuni premi e privilegi, co-
me l’esenzione dai tributi, dalla
schiavitù, e per chi non era cit-
tadino romano il diritto di stare
in giudizio, la facoltà di sposare
una romana, e fin l’acquisto
della cittadinanza.
I comandanti di navi, che cat-
turavano o affondavano una na-
ve nemica, erano insigniti della
corona navale; della corona ro-
strale erano invece insigniti i
vincitori di una battaglia, ai qua-
li a volte era anche conferito
l'onore della colonna rostrata,
o di medaglie commemorative,
o del vessillo azzurro, o, per fat-
ti più eminenti, del trionfo na-
vale che era decretato dal Se-
nato.
La <«liburna» delle armate romane
In un primo tempo gli equi-
paggi romani, tolti dalle città al-
leate e confederate e dalle colo-
nie marine, non ebbero paga;
poi l’ottennero sul pubblico era-
rio e, in casi eccezionali, per con-
tribuzione privata, paga che era
inferiore a quella dei militari di
terra, i quali percepivano intor-
no ai tre assi.
Pene disciplinari a bordo era-
no severissime, dalla fustigazio-
ne all’immersione in mare, dal-
l’ignominia all’esilio in qualche
isola deserta, dal taglio della ma-
no alla pena di morte.
* * *
Le armate romane, che nelle
guerre puniche erano passate
dalla trireme alla quinquereme,
si orientarono în seguito verso
un tipo di nave da battaglia più
piccola e più leggera di entram-
be, cioè la «liburna», la quale
dimostrò le sue qualità marinare
e guerresche nella battaglia di
Azio.
La «liburna», nave sottile a
un solo ordine di remi, agile,
manovriera, celerissima, che i
romani imitarono da pirati: illi-
rici della Schiavonia, può consi-
derarsi il tipo di nave remiera
capostipite delle galee.
Nella marineria bizantina, la
quale ereditò dopo la caduta del-
l'Impero le tradizioni romane,
trasformarsi nel dromone, che
era, come dice il nome, basti-
mento da corsa, armato di due
castelli posticci donde si com.
batteva con armi missili, lungo
da 40 a 60 metri e largo da 7 a
10, con 50 remi per banda su due
ordini, e con uno o due alberi
guarniti prima di vele quadre,
poi anche di latine quando que-
sto tipo di vela triangolare pre-
se ad usarsi in Mediterraneo e
assunse il nome non dall’origine
latina, come si potrebbe a pri-
ma vista pensare, ma per defor-
mazione del termine «alla tri-
na », col quale si distinguevano
appunto tali vele dalle quadre,
che si dicevano invece «alla
quadra ».
Non molto differente era il
panfilo, che in seguito diventò
legno da traffico, il cui nome, ol-
tre questo particolare tipo, servì
anche e serve a indicare picco-
lì bastimenti da diporto.
Simili ai predetti, ma più pic-
cola, ad un solo ordine di remi,
era la « chelandia » (dal greco-la-
tino «chelys », testuggine) che
era usata come vedetta o adibi-
ta a servizi sussidiari.
Direttamente dal dromone, ol-
tre che dalle precedenti classiche
navi sottili, sorse, per l’influen-
za che la marina di Bisanzio e-
sercitò sulle nostre Repubbliche
marinare, trafficanti nei porti
levantini, la galea, che, apparsa
in Mediterraneo nel IX secolo,
mantenne le sue particolari ca-
ratteristiche, di poco modificate
nei tipi derivati da essa, în tut-
ta la sua lunga e gloriosa esisten-
za fino al principio del secolo
scorso.
Contemporaneamente, nei se-
coli VIII e IX, un audacissimo
popolo nordico di marinai e di
guerrieri, î « Vichinghi », batte-
va i mari con bastimenti che alla
galea possono essere raffrontati,
anch’essi prevalentemente remie-
ri, con un solo albero a vela
quadrata, dei quali, oltre che in
figurazioni sincrone, si possono
dedurre le caratteristiche preci-
se da alcuni scafi recentemente
scavati in Norvegia, a Gokstad,
e a Ojeberg, per l'usanza che ave-
va quel popolo di seppellire 4
suoi condottieri in uno scafo.
Le navi così recuperate sono
lunghe da venti a trenta metri,
con uno scafo leggero sottilissi-
mo mell’ossatura e nel fasciame
a strisce, collegato da fibre ve-
getali, con graziosi intagli orna-
mentali lungo le ruote, basso
sull'acqua e svasato dal centro,
audacemente ricurvo a prora e
a poppa, con poppa e prora pe-
rò perfettamente eguali tra di lo-
ro, in modo da consentire che il
bastimento potesse avanzare in-
differentemente mell’un senso e
nell’altro. E poiché tali navi por-
tavano scolpite in cima alla ruo-
ta una testa di drago o di ser-
pente, si chiamavano ‘« drakar »,
cioè dragoni, ed erano le più
grosse, e « snekar », cioè serpen-
ti, le più piccole.
Come le galee, anch'esse ave-
vano una impavesata di scudi,
per difesa e ormanento, sulle
murate.
* x *
Più piccola del dragone, la ga-
lea cominciò ad apparire, come
ho detto, nel IX secolo, traendo
il nome, per la forma e per l’agi-
lità, dal greco-latino « galeos »,
che significa pesce spada. Nave
sottile, completamente pontata
da poppa a prora, bassa sull’ac-
qua, e con pochissimo pescag-
gio, lunga da 40 a 50 metri e lar-
ga da 5,5 a 7, essa aveva sistema-
ti sul nonte, nella parte centrale,
ì banchi dei vogatori, da un mi-
nimo di ventisei ad un massimo
di trenta per banda.
(Continua)
(Da «la nave nel tempo » di
Michele Vocino, ediz. Alfieri,
Milano)
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
BUENOS AIRES
E’ raro che un ufficio all’estero
della LINEA C. si faccia vivo; però,
questa volta, un fatto di importan-
za fondamentale per la salute del
sesso forte degli appartenenti alla
LINEA C. di Buenos Aires, è acca-
duto e bisogna affidarlo alle « tele-
tipo » affinché, tramite il perfetto
servizio di «Notiziario C.» venga
divulgato a tutte le navi ed a tutti
gli uffici
Che c'entra la salute? Presto det.
to, signori; il giorno 7 novembre
alle 9, in un grazioso campetto al.
la periferia di Buenos Aires -— 0
meglio in piena zona residenziale
tra le ville e le piscine -- i baldi
giovanotti della LINEA C., guidati
dal loro capo Massimo, sono scesi
in maglietta e pantaloncini (quanto
biancore immacolato dop.» l’inver-
no da poco trascorso) in singolare
tenzone.
Già avrete capito; una partita al
pallone, sì, una partita al pallone
con tanto di porte e di reti. Infatti,
dopo lunghe trattative, si poteva,
con l’opportuno innesto di mariti
(delle nuove impiegate), figli, fra.
telli ecc. raggiungere una quota di
14 necessaria per fare due squadre
per poter scendere in campo.
Per chi non lo sappia, l'ufficio di
Buenos Aires, è ben suddiviso tra
gentili signorine e signore e da
baldi giovanotti e signori di mezza
età per cui, anche per il rifiuto di
parte dei baldi... perché pretendeva-
no dopo una simile fatica almeno
due giorni di riposo, oppure co-
me il celebre Biagini che teneva
una conferenza stampa per annun-
ciare un favoloso dolore ad un...
piede (quello con cui — se capa-
ce — avrebbe dovuto calciare pal-
lone e gambe avversarie), si doveva
ricorrere &a giocatori stranieri tes-
serati come oriundi.
Agli ordini di nessun arbitro e
davanti all’immensa folla di quat-
tro spettatori, compresa una foto-
grafa, le due squadre in maglie
svariate scendevano in campo nelle
seguenti formazioni:
Squadra A - Cigoi, Hernandez,
Caudannes, Giron, Piozzi-Giron,
Rizzo.
Squadra B . Crocco, Zamora, Sal.
vatici, Vandroux, Conterno, Giron,
Giron. (7 giocatori della compagi-
ne e 7 oriundi).
Il risultato finale era di 7 a 7,
cioè un salomonico pareggio che
con punteggio tennistico acconten-
tava tutti.
Un po’ di cronaca. Il primo quar-
to d’ora le azioni erano alterne ed
i due portieri ancora freschi dava-
no spettacolo con interventi peri-
colosi (tanto che si poteva fare u-
na forte assicurazione contro il pe-
ricolo che la linea perdesse il suo
direttore) ed il risultato rimaneva
inchiodato sullo 0 a 0. Poi a poco
a poco la squadra B sotto la spin-
ta di un Giron — si era dimenti-
cato dei numeri — in forma spet-
tacolare prendeva le redini dello
incontro e segnava il primo gol
anche se il Cigoi si stirava nell’ul-
timo tentativo disperato. Sotto la
spinta dell’orgoglio la squadra A pa-
reggiava le sorti dell'incontro. Così
si andava avanti con azioni alter-
ne, con un gol per porta, anche se
a volte la squadra A usava termini
non troppo ortodossi per fermare
gli avversari (vedi il Conterno fer-
mato davanti al portiere perché
questi gli... cantava un fallo inesi-
stente in altra parte del campo). Il
primo tempo chiuso due a due ve-
deva i giocatori correre in cerca
di liquidi ristoratori. Il secondo
tempo cominciava a ritmo ridot-
to dato che la stanchezza comincia-
va a farsi sentire sui muscoli de-
gli atleti. I gols fioccavano e co-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
me detto all’inizio della cronaca
la partita seguita dal continuo boa-
to della folla terminava in parità
NEast:
Sulle ali dell'entusiasmo già a
Buenos Aires si parla di una nuova
squadra rivelazione che potrà to-
gliere lo scettro ai vari Boca Ju-
nior o River Plate. Per ora la
squadra rivelazione sta pensando
ai nuovi incontri, però questa volta
contro avversari esterni per dimo-
strare tutta la propria forza ed il
proprio stato atletico.
PS — Dimenticavo dire che il lu-
nedì tutti si presentavano ai pro-
pri posti di lavoro anche se, estra-
nei al fatto del giorno prima, pote-
vano osservare con stupore, manie-
re strane di camminare, pencola-
menti particolari, smorfie doloro-
se, ecc.
NASCITE
Un vispo pupetto, al quale è
stato imposto il nome di Enrico,
è venuto ad allietare, il 16 di-
cembre 1965 la casa del dott. An-
.tonio Costa e della signora Pie-
ra Badano Costa. Ai genitori le
più vive filicitazioni e un cordia-
le benvenuto al piccolo Enrico.
MATRIMONI
Carlo Gianelli Castiglio, 1° uf-
ficiale, con la gentile signorina
Giuliana Sivori. Moneglia, Chie-
sa di S. Giorgio, 27/12/1965.
Agli sposi gli auguri di «No-
tiziario C ».
Sempre vivace
“Pala a prua,,
«Pala a prua», il simpatico
giornalino di bordo della moto-
nave « Franca C.», continua sul
piano di una vivacità e di un in-
teresse, divenuti ormai tradizio-
nali. Il numero di dicembre 1965,
per esempio, è riccamente illu-
strato con disegni di atmosfera
— e non poteva essere altrimen-
ti — prettamente natalizia. Don
Angelone, il direttore responsa
bile, coadiuvato dal redattore
capo Terzi e dal disegnatore
Bruno, ha... dato alle stampe un
numero che si avvale di una nu-
trita schiera di baldi collabora-
tori: il Comandante (naturalmen-
te), Cogoni, Garrone, Idi, Ravec-
ca e Labaro.
Che cosa abbiamo trovato in
«Pala a prua »? Una bella « Can-
son de natale» dovuta ad uno
dei più famosi poeti dialettali
genovesi, Carlo Malinverni; e poi
altre poesie, un racconto pieno
di suggestività, dettagliate mnoti-
zie sulla vita del Circolo di bor-
do, le solite barzellette raccon-
tate con gusto, la regolare aned-
dottica, gli auguri e tante altre
piccole cose.
E abbiamo appreso anche che
a seguito delle elezioni del 15 di-
cembre è stato eletto il nuovo
presidente del Circolo sportivo
«Franca C.»: ì maggiori suffra-
gi sono andati al II ufficiale
marconista Lanzillotti, seguito a
..tuota dal II ufficiale Gandini e,
più staccato, dal maestro di ca-
sa Roncalli. Lanzillotti si è su-
bito presentato ai suoi... elettori
con un messaggio di ringrazia-
mento e di... impegno; impegno
a lavorare per fare del Circolo
una cosa veramente viva e atti
va. Fra l'altro, ha detto: « Oggi,
come ieri, abbiamo bisogno di
creare nella nostra vita di bordo
una atmosfera di distensione
che ci aiuti a portare a termine
questa nobile missione nel Mar
dei Caraibi, già în pieno svolgi-
mento. Il mare affratella gli uo-
mini, sotto qualunque bandiera
essi navighino. Lo sport ricrea
lo spirito dì questi uomini. Voi
tutti siete i principali collabora-
tori di questo Circolo... ».
Tanti auguri e buon lavoro.
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Anno V - Suppl. N. 5-6 Settem.-Dicem. 1965 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Spedizione in abb. post., Gruppo IV Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61 Stampa: BI-ESSE - Genova
- extracted text
-
NOTIZIARIO (
C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio, 2 - Genova
“
Linea
Anno V . Numero 5-6 - Settembre-Dicembre 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale .- Gruppo IV
La nave nel tempo
III
Le prime ancore erano co-
stituite da grosse pietre: le navi
omeriche affondavano, per an-
corarsi, molte pietre legate con
gomene al bordo, così che la
nave quasi si appoggiava in un
letto, sistema che fu poi, nella
formazione dei ponti di barche,
adottato anche dai romani; i
quali, in tali casi, invece di mas-
si di pietra si servivano di ce-
sti ripieni di sassi.
L’ancora, come oggi noi la in-
tendiamo, deve essere apparsa
prima del V secolo avanti Cri-
sto, se Eschilo fa dire a Danao
che «i comandanti di navi non
hanno fiducia di stare all’anco-
ra; ed ebbe in principio il fuso
di legno e un solo braccio, in
metallo. Poi l’unico braccio fu
di legno e un solo braccio, in
metallo. Poi l’unico braccio fu
raddoppiato e completato con
punte unghiate a marra; furono
anche aggiunti il ceppo e, in te-
sta al fuso, la cicala; e inoltre
alcune ancore, senza ceppo o con
un piccolo ceppo nel piano e
non normale al piano delle brac-
cia, furono munite di un altro
anello innestato al diamante,
evidentemente per caponare la
ancora disponendola in posizio-
ne parallela al bordo. Per poter
essere più agevolmente capona-
ta, l'ancora ebbe fin dall’epoca
imperiale romana, come soltan-
to adesso ci è stato rivelato dai
ricuperi di Nemi, il ceppo mo-
bile, cioè scorrevole dentro un
foro del fuso, da potersi piega-
re lungo di esso precisamente
come nelle moderne ancore tipo
ammiragliato; ingegnoso siste-
ma che poi, evidentemente, si
perdette lungo il medioevo.
Una delle due navi di Nemi
era lunga circa 67 metri e larga
20; l’altra rispettivamente 71 e
24; e questo dimostra che nelle
più progredite marine classiche,
mentre le normali costruzioni
navali mantenevano le dimensio-
ni della triera e raggiungevano
al massimo, per le grosse navi,
quella della quinquireme, tutta-
via, per eccezione, si sapevano
costruire bastimenti di dimen-
sioni assai più grandi, fino ai
famosissimi di Gerone e di To-
lomeo.
Della famosa nave di Gerone,
che ebbe prima il nome di « Si-
racusia » e poi, quando, per man-
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due
I primi “colossi,,
canza di ancoraggi adatti, dalla
Sicilia fu mandata in Egitto in
dono a Tolomeo, quello di
« Alexandria », ci rimane una
ampia descrizione di Ateneo
Naucratite nel « Convito dei let-
terati ». Essa, secondo tale de-
scrizione, aveva per la difesa
armi e macchine guerresche di
numero e di qualità straordina-
rie; otto torri con catapulte, a
ciascuna delle quali erano asse-
gnati quattro militi armati e due
saettatori; sopra ciascun albero
due tellenoni per il lancio di
massi di piombo e sui fianchi
due litoboli che potevano lan-
ciare sassi di quasi un quinta-
le a dardi di oltre cinque me-
tri; unici sopra coperta per l’ar-
rembaggio; e a murata una co-
rona d’aculei per l’arrembaggio.
Gli uomini di bordo erano
molte centinaia, rematori, mari-
nai, gabbieri, epibati, militi de-
stinati alle macchine da lancio.
Oltre agli alloggi per l’equipag:
gio, vi erano trenta alloggi da
passeggeri con quattro letti cia-
scuno, e nove letti matrimonia
li in camere separate; v’era a
poppa la cucina e a prora una
cisterna d’acqua, un vivaio di
pesci, forni, legname, mulini, of-
ficine d’ogni genere.
Per costruire questa singola-
rissima nave, il legname venne
abbattuto sulle falde dell’Etna
quanto poteva bastare per set-
tanta triremi; il cordame venne
dalla Spagna canape e pece dal
Reno, e da ogni parte d’Italia
piastre di piombo e un numero
enorme di chiodi, di cui alcuni
pesavano più di quindici chilo-
grammi. Ai lavori furono addet-
ti più di trecento maestri d’a-
scia, oltre ai fabbri e ad altri
operai specializzati, per quasi
un anno ininterrottamente, sotto
la direzione tecnica dell’architet-
to Archia di Corinto, sorveglia-
ta personalmente dal Principe
che ogni giorno si recava in can-
tiere. E il varo fu diretto da Fi-
lea, meccanico di Taormina; dif-
ficilissimo varo che tuttavia si
potette effettuare felicemente e
agevolmente mediante soprattut-
to la traclea e l’elice, nuove mac-
chine inventate per il varo stes-
so da Archimede.
Ma non fu questo colosso il
più grande di cui si ha memo-
ria, poiché una enorme nave,
anch’essa descritta da Ateneo,
fu fatta costruire da Tolomeo
Filopatore: era lunga 130 metri
e aveva, contrariamente all’altra
che ne aveva venti, ben quaran-
ta ordini di remi!
Non si sa come tali ordini fos-
sero disposti; però non sola-
mente per queste eccezionali co-
struzioni, per le quali potrebbe
ben mettersi in dubbio l’esat-
tezza delle descrizioni di Ateneo,
quant’anche per le comuni poli-
remi, il numero di remi e la di-
sposizione di essi in più ordini,
furono oggetto, e lo sono tut-
tavia, di studi e di dispute tra
eruditi di ogni branca, lettera-
ti, archeologi, tecnici, marinai,
senza che si sia giunti nemme-
no adesso a una conclusione
sicura.
Una esperienza eseguita con
una trireme di proposito fatta
costruire da Napoleone III nel
1860, e convincenti ed acute os-
servazioni di marinai, portereb-
bero ad escludere la possibilità
di molti ordini sovrapposti di
remi e darebbero una plausibile
soluzione tecnica solamente per
tre ordini secondo la quale tutti
i rematori sono sullo stesso pia-
no verticale, ma ciascun uomo
della prima e della terza fila è
seduto un po’ più avanti e un
po’ più indietro dell’uomo cor-
rispondente della fila mediana,
mentre gli scalini vengono a tro-
varsi sempre più verso l’estre-
mo, andando dalla fila inferiore
alla superiore, in modo da man-
tenere in tutte e tre le file la
stessa proporzione fra la parte
del remo che esce dallo scalmo
e la parte che rimane dentro bor-
do. La fila più bassa aveva na-
turalmente i remi più corti, che
si chiamavano «talamitici »; la
seconda i remi di lunghezza me-
dia, che si chiamavano «zigi-
tici », e la più alta i più lunghi,
detti « tranitici ».
Una trireme poteva raggiunge-
re eccezionalmente fin cinque
miglia orarie di velocità; però,
di consueto, aveva una veloci.
tà minore, e in un giorno pote-
va coprire cinquanta miglia, do-
vendosi dare ai rematori un ade-
guato riposo.
Per avere conveniente mobilità
sotto l'impulso dei remi, le navi
sottili dovettero conservare pro-
porzioni e dimensioni contenu-
te in limiti non eccessivi, e quin-
di difficilmente superarono le
500 tonnellate di portata lorda;
la quale dai Romani era calco-
lata in anfore, come dai Greci in
talenti, e tanto il talento che
l’anfora corrispondevano a poco
più di ventisei chilogrammi. Ma
i Romani, come gli altri popoli
marinari dell’antichità, oltre alle
navi sottili, da guerra, avevano
anche navi tonde che superava-
no tale portata, impiegate in
guerra esclusivamente come o-
nerarie per trasporto di truppe,
di cavalli — nel qual caso si
chiamavano «ippagogi» —, di
macchine guerresche, di impedi-
menta in genere; bastimenti pre-
valentemente velieri, che però,
per l’imperfezione dell’attrezza-
tura, erano poco marinari. Es-
se rimorchiavano, per ogni eve-
nienza, una scialuppa, la « sca-
pha », la quale perché non si
riempisse d’acqua in navigazio-
ne era costantemente sorveglia-
ta da un marinaio di guardia.
La forma e le principali ca-
ratteristiche delle navi antiche,
soprattutto delle sottili, furono
evidentemente ispirate a quelle
del pesce, mentre il nautilo fece
forse pensare alla vela, come del
resto nella costruzione dei veli-
voli si è adesso cercato di imi-
tare gli uccelli. Esse avevano a
prora gli oftalmidi, i quali, pri-
ma di diventare cubie per i ca-
vi o le catene delle ancore, vo-
levano rappresentare gli occhi
della nave, quasi che questa do-
vesse vedere per scegliersi la
via da se stessa; gli epotidi rap-
presentavano le orecchie, i re-
mi le pinne, e l’aplustre la coda,
benché la funzione drettiva che
ha la coda del pesce fosse inve-
ce esercitata nella nave da due
timoni tagliati appunto a coda
di pesce.
(Continua)
(Da «la nave nel tempo » di
Michele Vocino, ediz. Alfieri, ‘©
Milano)
UTILI ARMATORIALI...
Riproduciamo in copia fotografica l'articolo del «Lavoro sul Mare» del mese di
luglio, nel quale sono stati riportati conteggi sui presunti utili degli armatori
MARITTIMI!
Iscrivetevi
alla FILM-CGIL
FEDERAZIONE ITALIANA
LAVORATORI
LAVORO SUL MARE
DEL MARE C.G.I.L.
A PAG, 2
I MARITTIMI DELL'ARMAMENTO
PRIVATO SI PREPARONO ALLA
BATTAGLIA PER IL RINNOVO
DEI CONTRATTI DI LAVORO
Spedizione In abbonamento postale - Gruppo IV
ui Clusia
AR
iL
Lol
“esempi
dei profit
armalorial
RENDICONTO MENSILE NAVE BANANIERA
« GIULIANA FASSIO » tsl 3.225
Linea Italia-Somalia
Armatore: Soc. Willain e Fassio - Equipaggio: n. 33 marittimi
I
ENTRATE (milioni di lire) Ì USCITE (milioni di lire)
Nolo banane (1000 t. x 52 L.) .. 52 Equipaggio:
Nolo merci Italia-Somalia . .... "22 —'Salari e'oneri' .......... 10
—_ sefVitto: So nalel.stussc. mal. 1
Totale INCAsSso ..... 0000000 14 COMDUSRDlant aan 6
Spesemportualiua real. am 2
Bpese Mensili . ....ios 00000. 29 Assicurazioni... 3
Manutenzione ............. 3
Spese: generali” 3%: Igt 906 4
Utile mensile presunto ....... 45 29
RENDICONTO MENSILE NAVE PASSEGGERI
« ANNA C. » tsl. 12.030
Servizio Crociere nel Mediterraneo
Armatore: Linea C. - Equipaggio: n. 238 marittimi
|
ENTRATE (milioni di lire) I USCITE (milioni di lire)
Nolo passeggeri (media 650 per Equipaggio:
CLOCIErA) . ....0.00 0000000 270 —: Salari e oneri... i; vie 48
irlitto; bopast «isbn m
Spese mensili... 0.060 18 Vitto. passeggeri... 0... 39
COMPUSHBLS: 4-1. sareste ato 18
Spese. portuali. ....i.....:c\ è cale se a
ASSICUESZIONI.. ...0-> circa dee 7
Riparazioni-Manutenzioni . .... 6
SPASCLIANAr Allinea mt 20)
Utile mensile presunto ...... 119 151
Una nave vecchia come l'a Anna C.» (costruita nel 1919) può rendere ancora ol suo
armatore più di 100 milioni al mese.
LUGLIO 1965
RENDICONTO MENSILE NAVE DA CARICO DI LINEA
« VETTOR PISANI » tsl 6.337
Linea Italia-Golfo del Messico (Viaggio di mesi 2 e giorni 7)
Armatore: SIDARMA - Equipaggio: n. 36 marittimi
ENTRATE (milioni di lire)
Nolo andata e ritorno ..,..,.. 130
Spese mensili ....., atelier 63
Utile presunto per un viaggio di
mesi 2 e giorni 7........
USCITE (milioni di lire)
Equipaggio:
— Salari e oneri ......,.., 22
=" VIMOLOSISTO ON. OSO 2,5
Combustibile olio 11
Spese ‘portuali ........... sii
AZBICULPAZIONE ".°. > ee + eee 6
Manutenzione ..........: 4,5
Spese generali .......... 10
63
RENDICONTO MENSILE NAVE BANANIERA
« MARE ARABICO » tesl 5.250
Linea Italia-Golfo del Messico (Viaggio di mesi 2 e giorni 7)
Armatore: Fratelli Damico - Equipaggio: n. 38 marittimi
ENTRATE (milioni di lire)
| USCITE (milioni di lire)
Î
Nolo banane (1950 t. x 5C L.) . 97.5
Bpese mensili ....., d atta
Utile mensile presunto . ..... 54,5
Equipaggio:-..:. ide cd è
GOMDUSHIDILE:...... citati
Spese: DOCBMALI: ct. cry riniccnate
Assicurazioni ‘uri rec
Manutenzione .............
Snese:.generaliz.., fu «vati
Ammortamento. ..... .........
RIEPILOGO DEI PROFITTI DEGLI ARMATORI
7
Ì
NAVE Armatore Tipo di Servizio Utile mensile
| | presunto (Milioni)
Antia C. ........ Linea C Crociere passeggeri 129
Giuliana Fassio ,.. Fassio Trasporto banane 45
Vettor Pisani ..... SIDARMA Linea da carico 30
Mare Catabico ...,, D'Amico Trasporto banane 54,5
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
UTILI ARMATORIALI...
Riproduciamo la lettera che la ditta Giacomo Costa fu Andrea ha
scritto in relazione in data 19 agosto, lettera rimasta senza risposta
Egregi Signori,
ci riferiamo alla nota apparsa nel
numero di Luglio, pag. 2, del gior-
nale «IL LAVORO SUL MARE »
considerato organo ufficiale della
Vostra Organizzazione.
Detto giornale pubblica, sotto Îl
titolo: « Alcuni esempi di profitti
Armatoriali », una serie di conteggi
di presunti utili degli Armatori. e,
tra l’altro, dei presunti utili mensili
della nostra M/N Anna C.
Non basta il fatto che si assista
a numerosi Armatori che devono
alienare non solo le proprie navi
ma anche i beni personali per pa-
gare i debiti; non basta il fatto
che navi ancora atte alla naviga-
zione vengano vendute a prezzi
molto prossimi a quelli di demoli-
zione ad Armatori esteri che pos-
sono farle navigare con profitto,
mentre con il costo del marittimo
italiano l’esercizio risulta passivo;
non basta il fatto che la FINMARE
costa allo Stato molte decine di mi-
liardi ogni anno, non basta tutto
questo perché Voi vi possiate ren-
dere conto di quanto i risultati dei
conteggi da Voi pubblicati siano
lontani dalla realtà.
Una pubblicazione del genere non
può essere ragionevolmente giusti-
ficata che da un profondo disprez-
zo delle capacità di giudizio dei ma-
rittimi.
Non entriamo in merito agli er-
rori ed omissioni nei Vostri con-
teggi, vogliamo darVi una dimostra-
zione tangibile e impegnativa per
noi: Vi offriamo — con effetto re
troattivo dal 1° Gennaio 1964 fino
al 31 Dicembre 1965 — di conside-
rare armata «alla parte» la M/N
ANNA ”C” lasciando la differenza,
tra quello che l'equipaggio ha avu-
to di remunerazione e quello che
verrebbe ad avere in base al con-
tratto «alla parte», a favore o a
carico della Vostra organizzazione
o dell'equipaggio a seconda della
soluzione che a Voi fosse più pre-
ferita. Se Voi foste persuasi del-
le cifre che avete pubblicato do-
vreste accettare entusiasticamente
la nostra offerta perché Vi porte
rebbe un beneficio per i 24 mesi
di molte centinaia di milioni,
Naturalmente la Vostra accetta-
zione, per essere valida, dovrà es-
sere accompagnata dalle necessarie
garanzie per i rimborsi che ci do-
vranno essere fatti quando risul.
terà che con contratto «alla par-
te» i marittimi dell’ANNA C. a-
vrebbero avuto enormemente me-
no di quanto hanno avuto come
salario o stipendio. Se siete in con-
dizioni di dimostrare che le Vostre
affermazioni sugli utili degli Ar-
matori rispondono a verità non a-
vrete certo difficoltà a trovare chi
è disposto a fornirVi le garanzie
per realizzare un così brillante af-
fare.
Non possiamo inoltre non rile
vare la denigrazione che Voi fate
di navi che assicurano il lavoro ai
marittimi, definendo vecchia la M/N
ANNA C. indicando l’anno di co-
struzione del 1919 mentre è del 1929
e, peggio ancora, tacendo i molti
miliardi che sono stati a suo tem-
po spesi per la sua completa tra-
sformazione e l’oltre mezzo miliar-
do che è stato ancora speso re-
centemente: costi tutti ben lontani
da essere oggi ammortizzati.
Ci asteniamo dal fare maggiori
commenti, ci limitiamo soltanto a
farVi rilevare che la Vostra azione
non è certo nell'interesse della Ma-
rina Mercantile Italiana, né dei ma-
rittimi che rappresentate o credete
di rappresentare.
Restiamo in attesa di una Vo-
stra risposta e ben distintamente
Vi salutiamo.
GIACOMO COSTA fu ANDREA
Essendo la suddetta lettera ri-
masta senza risposta noi in data
2 ottobre abbiamo scritto alla
FILM-CGIL la seguente lettera:
La nostra del 19 agosto u.s. non
ha tuttora ricevuto risposta.
Ci consideriamo liberi da ogni im-
pegno nei vostri riguardi anche per
l'eventuale uso che crederemo di
fare della lettera stessa.
Vi preghiamo di gradire i nostri
più distinti saluti.
Questa lettera ha provocato
una telefonata della FILM-CGIL,
dalla quale è emerso che la no-
stra lettera del 19 agosto non
aveva avuto giusta interpretazio
ne. Noi abbiamo precisato il no-
stro pensiero con la lettera del 4
ottobre 1965 che riproduciamo:
Facciamo seguito alla nostra del
2 corrente e ci riferiamo alla te-
lefonata che abbiamo avuto sta-
mane dal vostro Dr. Bruschi.
Con la nostra lettera del 19 ago-
sto quando vi abbiamo offerto di
considerare, a valere dal 1° gennaio
1964 fino al 31 dicembre 1965 ALLA
PARTE l’« ANNA C » non intendeva-
mo riferirci all’esistente contratto
IN PARTECIPAZIONE che prevede
rimunerazioni molto basse ed una
partecipazione del 5,5% sui noli lor-
di. Intendevamo riferirci ad un con-
tratto alla PARTE sulla base tradi-
zionale del 50% senza stipendio fisso.
Il nostro pensiero era facile com-
prenderlo perché con il contratto
con partecipazione anche in base ai
conteggi di ricavi da voi predisposti
i marittimi avrebbero avuto eviden-
temente molto meno e non centi-
naia di milioni in più come da noi
affermato.
Vi precisiamo dettagliatamente la
nostra proposta,
Se sono veri i vostri conteggi
in base ai quali la nave « Anna € »
guadagnerebbe 119 milioni al mese
con 46 milioni di salari noi do-
vremmo nei costi togliere i salari
e lasciare solo gli oneri. Supposti
gli oneri in 11 milioni restano 35
milioni di salari, che aggiunti al-
l'utile mensile di 119 milioni dan-
no un totale di 154 milioni da di-
vidersi metà e metà, cioè i marit-
timi dovrebbero prendere 77 ml-
lioni al mese anziché 35 milioni.
Le voci di ricavo e spese dovreb-
bero essere controllate in base ai
ricavi e spese effettive. Per sempli-
cità di conteggio accettiamo le cifre
da voi indicate a titolo riparazioni
e manutenzioni e spese generali,
anche se sono manifestamente in-
feriori al reale. Mentre potremo ag-
giungere voci di costi da voi tra-
scurate noi terremo a nostro cariì-
co gli ammortamenti e gli inte
ressi passivi, vuci di costo che a-
vete dimenticato e che nol terre
mo a carico della nostra quota, ben
soddisfatti anche di non guadagna-
re e di recuperare soltanto am-
mortamenti ed interessi.
La nostra proposta è precisa: la
vostra risposta, per la quale vi la-
sciamo un termine di otto giorni,
dirà se voi credete o non credete
alle cifre da voi pubblicate.
Ben distintamente vi salutiamo.
Il «Lavoro sul Mare » ha pubblicato nel numero di otto-
bre la prima e la terza lettera con un commento sotto il
titolo «La nostra risposta», commento che riproduciamo
esca ac Lu
mil FINANSZIAREMIO DE
SINDACATO QUAND ì
VIVA LA BASATO SUI CONTRIBUTI
DEI LAVORATORI E' GA.
È RANZIA DI AUTONOMIA E
FILM - CGIL
Sotaamenevana rai csatoiznsn svn am ARA È
Spedizione In sbbonamento postale - Gruppo IV
E’ noto che alla vigilia di ogni
rinnovo contrattuale si accen-
de la polemica fra imprenditori
e lavoratori, circa la modesta
quota di reddito imprenditoria-
le che può essere destinata a mi-
glioramenti economici del trat-
tamento dei prestatori d’opera.
Da quando esiste il sindacato
non si è mai verificato il fatto
che un qualsiasi « padrone » ab-
bia ammesso di avere ampi uti-
li disponibili per soddisfare le
richieste avanzate dai lavora-
tori.
Perciò non ci meraviglia affat-
to che la «Linea C.» tramite
due lettere firmate dal suo più
qualificato rappresentante, il
dott. Angelo Costa, abbia reagi-
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
REDERAZIONE
ITALIANA LAVORATORI DEL
to in seguito ad alcuni esempi
di profitti armatoriali pubblica-
ti sul numero precedente del no-
stro giornale. Le cose che inve-
ce ci meravigliano sono il meto-
do e gli argomenti usati nella
polemica da uno dei più illustri
rappresentanti del mondo im-
prenditoriale italiano.
Le nostre argomentazioni ten-
tavano di dimostrare semplice-
mente, attraverso alcuni esempi,
il reddito dell’industria armato-
riale e la conseguente possibili-
tà di sostenere gli oneri di un
rinnovo contrattuale. A tale pro-
posito venivano citati alcuni ar-
matori come Costa, D'Amico,
Sidarma e Fassio. L’armatore
Costa ha ritenuto opportuno re-
MARE C.G.L.L. f,
Laz Pa esa
È DI INDIPENDENZA.
strana otestrsnarenima ren animi mett
OTTOBRE 196
plicare e per dimostrare che non
guadagna ci ha offerto addirit-
tura il 50 per cento degli utili
di una delle sue navi, da divide-
re fra i membri dell'equipaggio,
in sostituzione del salario perce-
pito.
Il nostro mestiere di sindaca-
listi ci porta ad esaminare con
attenzione tutte le proposte che
ci vengono fatte e, nell’interesse
della categoria, vagliarle onde
accettarle o respingerle se sono
positive o meno. La nostra ar-
gomentazione circa i predetti
profitti si limitava al bilancio
mensile, per il periodo giugno-ot-
tobre 1965, allorchè la m/n « An-
na C.» era destinata a crociera
(continua a pagina 5)
UTILI ARMATORIALI...
(segue da pagina 4)
nel Mediterraneo e si basava sul-
la ipotesi, tutt'altro che azzarda-
ta, di 650 croceristi settimanali.
«Il. dott. Costa, anzichè dimo-
strarci gli eventuali errori dei
nostri calcoli, ha esteso le sue
considerazioni alla gestione del-
la nave per gli ultimi due anni;
per di più ha offerto, come pri-
ma detto, una forma di « gestio-
ne alla parte» per la predetta
nave.
Poichè è il dott. Costa che ha
valicato î limiti delle nostre os-
servazioni, crediamo ci sia con-
sentito di interpretare in manie-
ra estensiva le Sue proposte.
Perchè il dott. Costa vuol limi-
tare l’offerta del 50% degli uti-
li fatta ai lavoratori ad una so-
la nave e non ritiene invece di
| estendere la proposta?
Infatti anche il marittimo
sprovveduto, il marittimo al pri-
mo imbarco, sa benissimo come
la flotta della «Linea C.» sia
cresciuta, dalle due modeste na-
vi del dopoguerra alle 10 navi
attuali per complessive 107.428
tonnellate. Se poi si aggiungono
l'« Eugenio C.», nave ammira:
glia dell'’armamento privato,
prossima ad entrare in esercizio
e la m/n «Provence» gestita or-
maî da parecchi anni e per la
quale si dice che la ditta Costa
| stia trattando l'acquisto, si con-
clude che la flotta dei Costa con-
ta ben 12 navi per oltre 150.000
tonnellate. Noi non crediamo
che un tale patrimonio, creato
in 20 anni, sia il frutto di eredi-
tà e conosciamo la rettitudine
del dott. Costa che certamente
non è dedito al gioco di azzardo
allo scopo di procurarsi i fondi
necessari per l’acquisto della
sua flotta.
Perciò riteniamo che gli inve-
stimenti effettuati per l'acquisto
dei mezzi del quale il dott. Costa
è proprietario, siano il frutto
del reddito dell'attività armato-
riale, particolarmente di quello
dei periodi più fortunati. Allora
siccome alla formazione di tale
reddito hanno contribuito so-
stanzialmente con il loro lavoro
i marittimi della « Linea C.» at-
traverso una vita ed una attivi-
tà piena di sacrifici, sarebbe più
giusto che l'offerta del 50 per
cento dei profitti, risalisse a
periodi anteriori in modo da ab-
bracciare il completo apporto
che i lavoratori hanno dato alla
costruzione delle fortune della
famiglia Costa.
Potremmo anche estendere la
applicazione della proposta del
dott. Costa, che come tutti san-
no non è soltanto armatore ma
anche imprenditore in moltepli-
ci campi di attività industriali,
al complesso delle iniziative in-
traprese e consolidate in questo
ultimo dopo guerra. Natural
mente saremmo anche disposti,
per una così generosa offerta ad
offrire l'impegno dei lavoratori
alla gestione ed al controllo del-
le imprese.
Siccome è ovvio che, come lo
dimostrano gli investimenti, dal-
lnttività dei Costa sono scaturi-
ti dei profitti che vanno oltre il
complesso delle retribuzioni ero-
gate ai lavoratori, noi suggeri-
tremmo che la somma eccedente,
anzichè distribuita fra i maritti-
mi, fosse destinata all'aumento
delle pensioni di quei vecchi ma-
rinai che pur partecipando atti-
vamente alla creazione delle for-
tune degli armatori devono vive-
re con pensioni di fame.
Noi non teniamo, come il dott.
Costa afferma, in profondo di-
sprezzo le capacità di giudizio
dei marittimi e crediamo talmen-
te alle cose da noi pubblicate,
che siamo disposti ad accettare
su questo argomento un pubbli
co dibattito, da tenersi di fronte
agli equipaggi, a bordo delle na-
vi della « Linea C.» in modo che
i marittimi che rappresentiamo,
o come dice il dott. Costa credia-
mo di rappresentare, potranno
rafforzare le loro convinzioni in
vista del rinnovo dei contratti di
lavoro.
Le nostre conclusioni
Alla nostra offerta con-
creta che, se fossero appros-
simativamente veri i conteg-
gi della FILM-CGIL, avreb-
be rappresentato molte cen-
tinaia di milioni, la FILM -
CGIL ci risponde con la pro-
posta di estendere la nostra
offerta a tutte le navi e ci
propone un dibattito a bor-
do delle nostre navi.
Noi non avremmo diffi.
coltà ad estendere la propo.
sta su tutte le navi, nessuna
esclusa, e risalire anche mol-
ti anni fino a tutto il 1965
conteggiando tutti gli ele-
menti di costo, e cioè anche
ammortamenti ed oneri fi-
nanziari, ma sarebbe faci-
le alla FILM-CGIL risponde-
re che le è impossibile offri-
re la garanzia necessaria che
ammonterebbe a diversi mi-
liardi.
Si accontenti la FILM -
CGIL di fare l'esame sulla
« Anna C.» da essa pre-
scelta, e per il periodo da
noi proposto di due anni,
per il quale è sufficiente
una garanzia più facilmente
ottenibile.
Se l‘« Anna C. » risulterà
aver avuto utili dell'ordine
di quelli che la FILM-CGIL
ha voluto dare da intende-
re ai marittimi saranno cen-
tinaia di milioni che potrà,
a sua scelta, destinare ai
pensionati; se, come inve-
ce si verificherà, saremo noi
che dovremo avere centi-
naia di milioni, noi li desti-
neremo a favore dei pensio-
nati che abbiano navigato
un congruo numero di anni
sulle navi della « Linea C ».
Non siamo disposti ad un
dibattito a parole con chi ha
rifiutato un dibattito su ci-
fre con concreto impegno
da parte nostra di pagare
centinaia di milioni se fos-
se vero quanto dalla contro-
parte si è voluto far crede-
re ai marittimi.
Osserviamo ancora:
1° L'« Anna C. » come e-
sempio di utili armatoriali è
stata scelta dalla FILM-CGIL
e non da noi. Il periodo scel-
to se non è rappresentativo
di una situazione normale
non può onestamente esse-
re preso come esempio. An-
che riferiti a detto periodo i
conteggi pubblicati sono er-
rati e molto lontani dalla
realtà.
2° Lo sviluppo della no-
stra flotta è principalmente
dovuto al largo credito che
la nostra ditta ha potuto ot-
tenere impegnando illimita-
tamente la responsabilità di
tutti i suoi titolari. Gli utili
del periodo di congiuntura
favorevole sono stati sem-
pre interamente investiti
nelle nuove navi.
E’ così che la nostra ditta
‘ ha potuto assicurare lavoro
continuativo ad un numero
sempre maggiore di marit-
timi.
3° Diamo atto volentieri
dell'apporto che i nostri ma-
rittimi hanno dato allo svi-
luppo della nostra flotta.
Navi, costruite dagli stes-
si Cantieri, armate con ma-
rittimi italiani sono anche
quelle di cui dispongono le
società Finmare.
La Finmare costa allo Sta-
to ogni anno molte decine
di miliardi; noi paghiamo
ogni anno centinaia di milio-
ni di imposte.
Non bastano belle navi e
buoni marittimi per creare
un armamento che porti be-
nessere al Paese ed assicu-
ri una sempre crescente oc-
cupazione.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina cinque
PR,
nl
= c
Nu £ 6 >
= : SEZIONE
TESE
— auguri Logo o d' ° .
della Pa Costa » 1OVI arancio IN alto mare
a Saragat
in Argentina
Nel settembre scorso, come è
noto, il Presidente della Repub-
blca taliana, on. Giuseppe Sa-
ragat, ha effettuato una visita
ufficiale nell'America Latina. Il
giorno 16 settembre, proprio
mentre Saragat si trovava a Bue-
nos Aires, si trovava attraccata
in quel porto anche la nostra
nave « Luisa Costa ».
Con significativo gesto il co-
mandante della « Luisa Costa »,
cap. L. C. Mario Zimei, inviava
a Saragat il seguente telegram-
ma: «Il comando, gli ufficiali,
l'equipaggio tutto della nave ita-
liana ” Luisa Costa”, attraccata
in questo porto, desideroso di
unirsi alla sentita nota di benve-
nuto tributaLe da questa Na-
zione amica, augurano al Capo
dello Stato italiano una serena
permanenza e un felice viaggio
di ritorno in patria ».
Il giorno dopo al Comandante
Zimei giungeva il seguente tele-
gramma: «A nome Signor Pre-
sidente, che ha molto apprezza-
to cortesi espressioni augurali,
invio Lei et equipaggio tutto sen-
titi ringraziamenti. Ambasciato-
re Tassoni ».
Insolito e suggestivo a bordo della «Federico C» in navigazione: non capita, intatti, tutti i giorni cne que gio-
vani si uniscano in matrimonio proprio su una nave, E il lieto avvenimento si è verificato il 3 ottobre: gli argen-
tini Miriam Molina e Cesare La Padula si sono detti il fatidico «si», celebrante il Cappellano sostituto Don Ma-
rio Erbetta, I due sposi sono stati vivamente festeggiati dall’'equipaggio che, numeroso, ha assistito al rito. Nella
foto: gli sposini ricevono le congratulazioni dal comandante.
La collaborazione
Abbiamo ricevuto alcune let-
tere di marittimi; alcuni in par-
ticolare, ci hanno chiesto se la
collaborazione a «Notiziario
C » è aperta a tutti: naturalmen-
te, perché lo scopo della pub-
blicazione è esclusivamente quel.
lo di essere il portavoce dei
suoi lettori, i quali in questo
caso, sono i marittimi.
Le pagine di « Notiziario C »,
come del resto abbiamo già a-
vuto occasione di dire in pas-
sato, saranno utili e interes-
santi nella misura in cui saran-
no riuscite a presentare pro-
blemi vivi e attuali. Noi sappia-
mo che i problemi non man-
è aperta per tutti
cano; e sappiamo anche, dan-
do una rapida lettura ai vari
giornali che si stampano a bor-
do, che fra voi molti hanno
l’« hobby » della fotografia, del-
la pittura, della prosa e della
stessa poesia. E allora perché
non farsi avanti?
Vorremmi, però, far presen-
te una cosa: nell’invio della cor-
rispondenza e nella trattazione
degli argomenti, sarà bene os-
servare due buone regole: 1°) es-
sere brevi ed esaurienti; 2°) af-
frontare problemi che possano
interessare anche gli altri e
non siano invece, come spesso
succede, strettamente personali.
BUON NATALE E FELICE 1966
AI NOSTRI LETTORI, ALLE LORO FAMIGLIE,
A TUTTI
E TANTI AUGURI PER UN
PROSPERO E SERENO
BUON NATALE
NUOVO ANNO
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagine sei
NOZZE
Il 16 ottobre 1965, nella chiesa par-
rocchiale di Nostra Signora delle
Grazie a Genova (Castelletto) sono
state celebrate le nozze fra il dott.
Nicola Costa e la gentile signorina
Alessandra Fantoni. Le nozze sono
state benedette dal fratello dello
sposo, Padre Eugenio Costa S. J.
Agli sposi — che dopo un ricevi-
mento allo « Yacht Club Italiano »
sono partiti per il tradizionale viag-
gio di nozze — giungano le felicita-
zioni più vive di « Notiziario C ».
@ Il dott. Vittorio Villano con la
signorina Rosanna Rizzi, figlio del
nostro direttore sanitario di bor-
do prof. dott. Guido. Venezia, 9
settembre 1965, chiesa di San Laz-
zaro degli Armeni.
@ Il signor Stefano Palomba, no-
stro marittimo, con la signorina
Rita Carmosino. 30 settembre 1965,
chiesa parrocchiale della Santis-
sima Annunziata, Torre del Greco.
Agli sposi felici, « Notiziario C »
porge vive congratulazioni e augu-
ri di lunga felicità.
NASCITE
@ Mario Angelo Federico Morena,
figlio del nostro ufficiale macchi-
nista Giuseppe. Genova, 22 set-
tembre 1965.
© Roberto Fornari, figlio del no-
stro ufficiale di coperta Angelo.
San Paolo del Brasile, 8 settem-
bre 1965.
Felicitazioni ai genitori e un cor-
diale benvenuto ai POCHI da parte
di « Notiziario C ».
NOTIZIARIO «C»>
Periodico aziendale bimestrale
Anno V_.
Spedi: ., Gruppo IV
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
N. 5-6 Settembre-Dicembre 1965
in abb.
Via D'Annunzio 2 suena xx)
Tel. 58.18.51 - Casella pos
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61
Stampa: BI-ESSE . I
NOTIZIARIO
Linea ‘‘C,; - ditta Giacomo Costa fu Andrea - via G. D'Annunzio; 2 - Genova
Anno V - Supplemento al N. 5-6 - Sett.-Dic. 1965 Periodico bimestrale Spedizione in Abbonamento Postale . Gruppo IV
linea “C” "|
Italnavi.
La Linea « C » ha con-
cluso un accordo con la
Società «Italnavi » per
un servizio merci con-
giunto sulla linea del
Sud America, con inizio
dal primo gennaio 1966.
Sono numerosi nel
mondo gli esempi di ac-
cordi similari tra Com-
| pagnie di navigazione. Il
motivo va ricercato nel-
la realtà della situazione,
quale si riscontra un po’
‘ovunque nei trasporti
‘marittimi di linea: i co-
sti di esercizio delle na-
vi in aumento, l'entità
del traffico spesso insuf- >
ficiente, la concorrenza /
sempre più accesa anche ;
per la presenza di Na- /
zioni che sovvenzionano /
o cercano privilegi per la /
loro flotta; la conseguen- /
za è che le tariffe del tra- /
sporto e il complesso de-
gli introiti risultano ina-
deguati alle esigenze vi- /
tali delle linee e perciò
‘ancor meno a permette-
‘re loro un doveroso rin-
«novamento della flotta.
. L'unica soluzione al
problema può essere ri-
cercata in un migliore
impiego delle navi attra-
‘verso accordi di collabo-
razione: infatti l’opera-
re con un maggior nu-
mero di navi offre possi-
bilità di servire regolar-
seria
(Continua in 2.a pagina) O i dl... A
Linea “C,, - Italnavi
(Segue dalla 1.a pagina)
mente un maggior nume-
ro di porti, con soddisfa-
zione per la clientela, ri-
ducendo tuttavia il nu-
mero di scali per nave.
L'accordo fra la Linea
« C » e la Società « Ital-
navi » crea un servizio
con ben dieci navi com-
merciali, cui vanno ag-
giunte le nostre navi pas-
seggeri sulla stessa linea,
e precisamente: « Bice
Costa », « Giovanna Co-
sta », «Luisa Costa» «Al-
pe », « Cervinia » « Cesa-
na », « Cortina », « Se-
striere », « Sises », « Vil
larperosa ».
Alcune navi saranno
destinate a viaggi rapidi,
limitando il servizio a
Buenos Aires e a Monte-
video, altre scaleranno
regolarmente anche i
principali porti del Bra-
sile e della Spagna. La
grande disponibilità di
stiva frigorifera, le buo-
ne caratteristiche delle
navi, la frequenza delle
partenze e una vivace or-
ganizzazione delle agen-
zie nei porti non manche-
ranno di richiamare alla
linea le preferenze dei
caricatori.
L'accordo prevede che
la direzione della linea
sia curata dalla Linea
« C ». L’unificazione del-
le agenzie nei vari porti
ci ha privato della colla-
borazione di alcune con
le quali avevamo da an-
ni intrattenuto cordiali
rapporti, mentre nuovi
rapporti sono iniziati con
altre; alle prime rivol-
giamo un vivo ringrazia-
mento per il loro buon
servizio e un cordiale sa-
luto, con l’espressione
del nostro rincrescimen-
to e certi che potremo
conservare con esse il
rapporto di amicizia; al-
le altre porgiamo il ben-
venuto, con l'augurio che
il loro apporto al nuovo
servizio si sviluppi in re-
ciproca soddisfazione.
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina due
Gli ambasciatori della cucina italiana
I partecipanti al corso di cucina in perfetto allineamento dietro la tavola imbandita.
Presenti autorità e personali-
tà provinciali e cittadine, ha a-
vuto inizio il 26 novembre a Ra-
pallo al Grand Hotel Bristol, il
secondo corso convittuale alber-
ghiero di perfezionamento per
personale di bordo di cucina e
di sala, destinati sui grandi tran-
satlantici della Marina mercanti-
le italiana.
Al corso, organizzato dall’E.N.
A.L.C. regionale con la colla-
borazione della «Linea ”C,,»,
prendono parte sessanta al
lievi, quindici per il perfezio-
namento di cucina e quaranta-
cinque per quello di sala, prove-
nienti da ogni regione d’Italia i
quali, scelta la via del mare,
hanno già svolto alcuni mesi di
imbarco, dopo aver conseguito
un attestato di promozione in
un corso primario di addestra-
mento.
In aprile questi giovani conse-
guiranno, previo naturalmente
esame, la qualifica di « commis »
di cucina o di sala. E’ il primo
gradino di una lunga carriera
che richiede, soprattutto all’ini-
zio, anni di sacrificio, ma che ri-
paga ampiamente, sia sul piano
professionale sia su quello eco-
nomico, chi la svolge con com-
petenza e in particolare con pas-
sione.
Questi corsi che il Ministero
del Lavoro sollecita decisamen-
te e finanzia, cercando ogni an-
no di aumentarne il numero, e
che le grandi Compagnie di na-
vigazione apprezzano collabo-
randovi attivamente in quanto
consentono loro di poter dispor-
re di personale specializzato e
ben preparato, sono affidati al-
la capace e cavillare organizza-
zione dell’E.N.A.L.C.
All’inaugurazione del corso
hanno presenziato il signor Gio-
vanni Costa e il signor Andrea
Costa, contitolari della Società
armatrice, il comm. Francesco
Azais, direttore regionale dell’E.
N.A.L.C. per la Liguria, il vice
direttore dell’Ufficio Provinciale
del Lavoro, dott. Norese, il vice
sindaco di Rapallo, avv. Canes-
sa, il vice sindaco di Zoagli, dott.
Villa Reale, il comm. Volpotti,
direttore della scuola alberghie-
ra della Soc. di Navigazione « Ita-
lia », il comm. Carnacina, primo
premio mondiale a Parigi di ga-
stronomia, il comm. Cordano,
presidente dell’Associazione com-
mercianti e il dott. Rusconi, pre-
sidente dell’Associazione alber-
gatori di Rapallo, il dott. Bogliar-
di, presidente dell’A.C. Rapallo -
Ruentes, il dott. Ferrari, diretto-
re della filiale di Rapallo del
Banco di Chiavari e della Rivie-
ra Ligure.
Prendendo la parola, il comm.
Azais, direttore regionale dell’E.
N.A.L.C. dopo aver porto il ben-
venuto e il saluto anche a nome
del presidente dell’E.N.A.L.C., on.
Rapelli, e sottolineato l’impor-
tanza dei corsi di addestramen-
to e perfezionamento, ha ringra-
ziato il sig. Giovanni Costa per
l'entusiasmo giovanile con cui
ha accolto il suggerimento di of-
frire ai giovani allievi la possi-
bilità di perfezionarsi e studiare
in un ambiente signorile e di pre-
stizio quale è il Grand Hotel
Bristol.
Rivolgendosi, poi, ai giovani
che impeccabili nelle loro divise
professionali in perfetto allinea-
mento dietro una grande tavola
bandita, quelli del corso di cu-
cina, e in attenta disposizione
ai tavoli quelli di sala, il comm.
Azais ha ricordato loro che un
giorno saranno «i biglietti da vi-
sita» del turismo italiano e in
particolare per quello che rag-
giungerà l’Italia a bordo dei no-
stri grandi transatlantici.
Il signor Giovanni Costa ha
a sua volta espresso agli allie-
vi l'augurio delle migliori fortu-
ne nella carriera scelta, e il dott.
Norese, dopo aver porto il sa-
luto anche a nome del dott. De
Sanctis, direttore provinciale
dell’Ufficio del Lavoro, ha detto
ai giovani che dev’essere loro
motivo d’orgoglio frequentare il
corso in un ambiente così ele-
vato.
Parole che hanno destato am-
mirazione ha pronunciato il
comm. Carnacina il quale ha vo-
luto sottolineare, per meglio far
comprendere l’importanza dei
corsi, l'esordio difficile della sua
prestigiosa carriera che per al-
tro gli ha permesso di vincere
in nome dell’Italia il premio più
ambito di gastronomia. Additan-
done, poi, le difficoltà iniziali,
che non possono mai mancare
qualunque sia la via scelta da
un giovane all’esordio di una car-
riera, il comm. Carnacina ha
concluso che se quella ora in-
trapresa sarà da loro svolta con
passione e serietà, non potrà non.
dare alla fine ampie soddisfa
zioni.
Infine, anche a nome del co.
mune di Zoagli, ha parlato il
vice sindaco di Rapallo, avv. Ca-
nessa. che ha espresso la rico.
noscenza delle due cittadine al.
la Linea ”C,, sempre solle
cita in ogni iniziativa socia
le e all’E.N.A.L.C. per aver scel.
to ancora una volta una località
della Riviera per i suoi corsi.
Gli intervenuti hanno quindi
preso parte a un «cocktail»
preparato e servito dagli stessi
allievi.
E,
)
=>
ReSen
f,
Gli ammogliati vincono
il derby della Ditta Costa
HI favoloso “Pelli,, sigla da campione le reti del successo. Controllo
14) £ 6//UGUI
anti-doping per i portentosi medicamenti di un misterioso «massaggiatore »
La «grande foto »: le due squadre posano alcuni istanti prima dell'inizio dell'incontro.
Blu - Bianchi 2-0
Marcatori: nel 1° tempo: Pellicari
al 23’; nel 2° tempo: Pellicari
al 20.
BLU (Sposati): Costa P. (Vitale):
Battistini, Vezzi; Tortello, Mini-
mel, Perotti; Costa L., Costa G.,
Pellicari, Parodi, Lavalle.
BIANCHI (Scapoli): Fichera; Rota,
Fassone (Ferrari); Bogliano, Gua-
raschi, Cannella; Gerboni, Dode-
ro, Salvo, Marengo, Obinu (Dal.
lera).
Arbitro: Costa G. III.
La gente che, dopo un lungo in-
verno, era accorsa felice a godere
il pallido sole primaverile della
passeggiata di Pegli, si domandava
stupita cosa fosse successo al Pio
XII. Una fila ininterrotta di mac-
chine ed una fiumana di persone,
già dalle due di quel sereno sabato
pomeriggio, facevano infatti la coda
per accaparrarsi i primi posti di
«tribuna numerata» dell'incontro più
interessante che la cronaca sporti-
va avesse mai registrato: stavano
per scendere in campo le formazio-
ni degli sposati e degli scapoli della
Ditta Costa.
L’ organizzazione era perfetta:
daî ragazzini raccattapalle ai distinti
«commendatori-con-pancetta » nel
ruolo di massaggiatore. Ma forse la
cosa più interessante era un nuovo
esperimento di assistenza ai gioca-
tori infortunati, messo in atto da
un distintissimo signore in camice
e con tanto di croce rossa sul brac-
cio e sul cappello: alla minima
escoriazione il nostro entrava in
“campo con una valigetta di porten-
tosi medicamenti. Il lettore a que-
sto punto dubiterà senz’altro della
competenza sportiva di chi scrive,
dato che scene come quella ora
descritta, ne accadono a centinaia
sui campi da gioco; ma se quello
stesso lettore avesse avuto un po’
di pazienza prima di giudicare
l'operato di questo povero scribac-
cino, avrebbe appreso anche che
nella famosa valigetta non c'erano
bende, alcool o cerotti, bensì se-
ghe, pialle, chiavi inglesi, bulloni.
Garantiamo sull’utilità di questo
metodo: appena il presunto mas-
saggiatore si avvicinava ad un gio-
catore steso a terra con le mani
incrociate sul petto, ed i compagni
vicino in lacrime, costui immedia-
tamente balzava in piedi e ritor-
nava al suo ruolo. Meno efficace
invece ci è parso l’uso di.un nuovo
tipo di disinfettante: interpretando
alla lettera il motto «il buon vino
fa sempre buon sangue », tralascia-
mo una più recente aggiunta per
ovvii motivi pubblicitarii, dalla cas-
setta prodigiosa saltavano fuori
fiaschi di vino e bottiglie di cognac
con la scusa che tanto di alcool
ve ne era bisogno.
Ma passiamo alla partita: ac-
colti dal boato della folla i venti-
due giocatori, più arbitro, massag-
giatori, fotografi e direttori tecnici,
cercano di dare alla partita un tono
importante, schierandosi a centro
campo per il tradizionale « Hip,
Hip, Hurrà» e scambiandosi mazzi
imponenti di rose, carciofi, garofa-
ni, rapanelli e verdura fresca a vo-
lontà
Dopo le classiche corsettine sul
terreno di gioco per sciogliere i
muscoli, con esibizioni alla brasi-
liana di fini palleggi ed incitati da
figli, madri, suocere, fidanzate, non-
chè da un polemico signore con al-
toparlante, « gli atleti », «i fusti del
sabato pomeriggio », i vari Pelé, Di-
dì, Vavà genovesi, incominciavano
subito a dare calci della malora
alla palla, cercando di inviarla nei
posti più impensati.
E’ d’uopo a questo punto fare
una distinzione tra quei signori che
cercavano di fare il meno possibile
da una parte e tra quei signori
che cercavano invece di fare lo
(Continua in 4.a pagina)
I capitani delle due squadre e l’arbitro Dottor Giacomo Costa al quale il
« massaggiatore » offre... un magnifico paio di occhiali.
NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina tre
(Segue dalla 3.a pagina)
stesso dall’altra: se li dividessimo
infatti in sposati e celibi, siamo si-
| curi che quello stesso moioso let-
tore di prima troverebbe da obiet-
tare dicendo che da parte nostra
| siamo prevenuti contro gli sposati
o viceversa. Li chiameremo perciò
bianchi e blù, dai colori delle ri-
‘pettive maglie, tutte inalberanti un
_ bel «C ». La vittoria dunque è toc-
cata ai blù che hanno saputo meri.
tarsela per la maggior coesione del
gioco e, diciamolo pure per la mi-
| glior classe (che poi questa classe
— fosse quella di... leva o di gioco,
non sta a noi giudicare). I bianchi
hanno quasi sempre subito gli at-
tacchi degli avversari, difendendosi
| caoticamente con spesso due o tre
battitori liberi!
Indubbiamente i bianchi, in uffi-
io, o con gli amici, avranno por-
to come scusanti della sconfitta
in palo colpito in apertura di gara
«se avessimo segnato allora, te lo
‘dico io, la partita sarebbe andata
ien diversamente! ») parecchi goal
bagliati ed î molti pseudo-incidenti
| curati con le già citate belle bevute.
a una storiella così fatta, crede-
eci, non ha senso, può essere rac-
ontata a chi non abbia visto la
“partita.
. Pur escludendo il rigore per i
| blù, parato molto bene da Fichera,
tutte le migliori azioni sono parti-
te dalla metà campo di questi ul-
timi, magistralmente tenuta dal duo
Costa L. e G. (Opisso, allenatore
un tempo dei due nel Gruppo C,
continuava a gridare che glieli ave-
vano rovinati!). ;
È scusa
Non tirino fuori quindi scuse iî
bianchi, che la sconfitta è stata me-
ritata, non diciamo per loro inca-
pacità, ma per la maggior bravura
degli avversari (questa è una sto-
ria grossa come una casa, ma è
«ad usum » del solito lettore). Inu-
250 tile poi prendersela con l’arbitro
a con la scusa che era un Costa e
C- che quindi ha favorito i cugini!
» Niente di più falso! Ce ne fossero
EE di arbitri così alla domenica sui
È campi di pallacanestro!
Da Giunti a questo punto siamo si-
he curi che se concludessimo così il
È- nostro articolo, quell’ormai appas-
sionato lettore, spalleggiato dal fra-
tello, ci darebbe contro, dicendo
che, stringi, stringi, non abbiamo
Sa detto una parola della partita in
Ro sè, nè dei giocatori. Dato che il
pi nostro motto è «il lettore ha sem-
RI pre ragione ed oggi non si fa cre-
dito », ci affrettiamo ad ubbidire.
Ma (c’è sempre un ma nella vita
degli uomini: se ci è permesso que-
sto ammonimento un po’ filosofico)
parlare dei giocatori giammai! Per
natura siamo sempre stati persone
schive da guai e non vorremmo in
questi’ frangenti incominciare a
farci fare un bel paio di occhi neri.
Non parleremo perciò di quel gio-
catore grasso come «un porcellino
dalla cute ben curata del gregge di
Epicuro (da Lucrezio: storico,
istruttivo e poetico) o di quel tale
dai piedi piatti o ancora di quel
portiere con i trampoli, ma passe-
remo subito alla scarna cronaca.
IOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro
La prima bella azione viene da
Costa L. che, dopo una irresisti-
bile discesa effettua un forte tiro
diagonale che però Fichera para
bene.
Rispondono i bianchi con un'azio-
ne di Gerboni che passa a Salvo.
Il centrattacco con un bel dribbling
arriva a pochi passi dalla porta ed
inganna il portiere con una finta:
ma la palla colpisce l'interno del
sette ed esce.
)
)
S)
}
IL primo goal
Dopo un certo predominio dei
blù, al 15° Costa G. ripete l’azione
ora descritta: arriva solo in area,
si scarta terzino e portiere e tira
in porta; il palo respinge però la
palla, che attraversa lo specchio
della porta, arriva un terzino tutto
di corsa e prende la palla con le
mani. Rigore nettissimo che però
Parodi incaricato di battere, invia
tra le mani di Fichera. Azioni al-
terne, in cui di interessante si regi-
strano tre corners per parte, pe-
raltro infruttuosi. Al 23’ giunge il
primo goal: Costa L. da distante
tenta il tiro, ma la palla esce di
poco. Errore del terzino nel bat-
tere la rimessa, si impossessa del
pallone Costa G. ed anche lui tira:
ne esce una mischia in area in cui
ha la meglio Pellicari che con un
forte tiro sulla destra insacca ine-
sorabilmente. Rispondono timida-
mente i bianchi con azioni belle
ma infruttuose di Bogliano, Gerbo-
ni e Salvo.
Nella ripresa questi stessi gioca-
tori riescono a portare all'attacco
per alcuni minuti la loro squadra,
poi la partita diventa appannaggio
dei blù. Registriamo oltre ad una
discesa di Gerboni che dopo aver
scartato tutta la difesa blù si la-
scia anticipare dal portiere (13’),
un bellissimo tiro di Costa G. da
posizione ravvicinata, a cui Vitale
risponde con un’altrettanto bella
parata. Al 20° è ancora Giovanni
Costa ad impostare la seconda re-
te, passando magistralmente a Pel-
licari che con un bellissimo pallo-
netto inganna il portiere e sanci-
sce la vittoria. Da questo momento
alla fine nulla di interessante, se si
esclude una rete di Salvo annul-
lata per precedente fallo dello stes-
so giocatore (26’) ed una traversa
colpita da Bogliano ad un minuto
dal triplice fischio.
US
Tra i giocatori si sono poi parti- ©
colarmente distinti, da parte bian-
ca Fichera, Salvo, Bogliano e Ger-
boni; da parte blù, oltre ai due
Costa ed a Pellicari, Vitali Mini-
mel, Parodi e Perotti.
Cc.
.
| di collaboratori
Il nostro invito di sempre: col-
laborare con noi, inviandoci brevi
articoli (firmati), fotografie e tut-
to quanto possa interessare Noti-
ziario «C.». E ricordate soprat-
tutto tre cose: siate brevi, precisi
e tempestivi. Grazie.
Lo « scapolo » Fichera para a terra su Lorenzo Costa protetto (si fa per
dire...) dai difensori,
E' uno dei momenti più solenni dell'incontro. Parodi ha appena battuto
il calcio di rigore che verrà però parato dal bravissimo Fichera. Intanto,
gli altri stanno a guardare...
Vinti e vincitori al... tavolo della pace al termine della combattuta e
durissima partita. Sembra tuttavia, da certi sorrisi, che la fatica sia
stata dimenticata presto... à
La nave nel tempo
IV
L’aplustre era un ornamento
a ventaglio, posto sulla curva
della ruota di poppa, che spes-
so aveva indietro un altro orna-
mento a collo di cigno, detto
«chenisco », probabilmente adi-
bito a legarvi le gomene, tra
l'uno e l’altro si piantava l’asta
dell’insegna e, nelle navi mer-
cantili, al posto dell’insegna, la
no della divinità protet-
È Ce.
Gli epotidi erano costituiti da
due travi sporgenti obliquamen-
te d'ambo i lati del rostro, a di-
fesa della nave dai rostri nemi-
ci, e servivano anche a sospen-
| dervi le ancore. Il rostro, o spe-
| rone, di varia forma, massiccio
di bronzo, di ferro o di rame, o
| semplicemente rivestito di tali
metalli, era posto sotto la linea
dell’acqua, appoggiato sulla chi-
glia, o innestato sulla ruota o
controruota di prora, o infisso
sulle pareti esterne, o abbraccia-
to da queste cucite su di esso.
Al di sopra del rostro, al punto
dove si congiungevano di steme-
nali esterni, vi era una testa me-
tallica di montone, o di delfino,
o di altra foggia, che si chiama-
va preambolo o antirostro, e ser-
viva ad attenuare il colpo del
rostro, impedendo che la prora
si infrangesse nell’urto sulla na-
ve avversaria.
Quando non era ad unica vela,
l’unico albero, posto al centro
della nave, portava, su due pen-
noni, due vele quadre, e a volta,
più in alto, una terza, pure qua-
dra, oppure due piccole vele la-
tine. Le navi più grosse avevano
anche un albero prodiero di
trinchetto, ed uno a poppa di
mezzana. L’alberatura era assi-
curata con stragli, paterazzi e
sartie. Le vele erano di lino, di
bisso, di cuoio, di palma, di can-
na, normalmente bianche, o tin-
te di porpora, o, per lutto, di
nero; e forse perchè queste un
tempo portavano dipinta in ne-
ro una lupa, in seguito sì chiamò
lupo la vela di lutto.
Lo scafo era quasi ornato di
pitture, la poppa generalmente
con l’effige della divinità che da-
va il nome alla nave; i fianchi
a fiorami, a corimbi, a rabeschi;
ma in complesso la nave era a
fondo scuro, per quanto ve ne
fossero anche tinte tutte di ros-
so, e di bianco o di azzurro quel-
le usate in guerra per sottrarsi
în distinzione alla vista nemica,
principalmente le speculatorie,
cioè le navi usate per la ricogni-
zione. Il nome era dipinto 0 scol-
pito sulla prora, normalmente
femminile nelle navi greche, ed
anche maschile în quelle romane.
Si navigava quasi esclusivamen-
te di giorno, quasi mai di in-
verno, con velocità normale da
uno a due miglia orarie, per ec-
cezione fino a quattro miglia,
con un massimo eccezionalissi-
mo di sei. Normalmente le arma-
te, per essere ad un tempo stru-
mento di lotta e mezzo per inva-
dere il territorio da conquistare,
agivano insieme con l’esercito,
È:
Quando si navigava alla velocità
di circa due miglia all'ora....
anzi il più delle volte il coman-
dante supremo dirigeva promi-
scuamente esercito e armate nel-
le operazioni militari marittime
e terrestri.
* * *
Nelle armate elleniche la disci-
plina era fiacchissima. Da Seno-
fonte abbiamo notizia che mari-
nai ateniesi disertarono per ot-
tenere un aumento di paga. La
paga originariamente era di tre
oboli, poi, sotto Pericle, fu por-
tata a quattro e successivamen-
te ad una dracma nella guerra
jonica e a due in quelle pelopon-
nesiaca; la panatica, distribuita
a bordo, da oppositi sitarchi,
consisteva in orzo o tostato, fa-
rina di grano impastata con olio
o vino, farina di lino e semi di
papaveri con miele, il mettolo di
calcio e uova, la maza di olio, di
acqua e di vino per eccitare i
rematori, e qualche volta formag-
gio, biscotti, agli e cipolle. In
una relazione di Nicia al Gover-
no si legge: « Il florido stato de-
gli equipaggi è di breve durata,
poichè ben pochi marinai sono
capaci di trarre dal mare una
nave e di mantenere ordinato il
remeggio; e il peggio si è che io,
come comandante, mi trovo nel-
la impossibilità di fronteggiare
il mare, perchè voi ateniesi siete
di tal natura che è difficile co-
mandarti ».
Molto più disciplinati erano in-
vece gli equipaggi romani, re-
matori, marinai ed operai, a bor-
do tutti sottoposti al comando
del « magister navis » che era il
comandante della nave, e del
«submagister » che era il coman-
dante in seconda, per quanto
i rematori dipendessero diretta-
mente dall’« hortator », che re-
golava ritmicamente la voga, e
quando i vogatori, come s’usava,
cantavano spesso accompagnati
dal flauto, batteva il tempo.
Il servizio militare in marina
era compiuto fra il quattordicesi-
mo e il quarantatreesimo anno
di età, ma il grosso del contin-
gente era dato da uomini ven-
tenni: come adesso, c’erano i raf-
fermati che si chiamavano « evo-
cati », e, inoltre, i «veterani» e
gli « emeriti », cioè quelli che ri-
manevano a bordo oltre i limiti
di età. Poiché il congedo si chia-
mava «missio », î marinai con-
gedati si dicevano «missicii »;
la « missio » poteva essere « ho-
nesta », cioè normale con onore,
«caussaria » per riforma, « igno-
miniosa » per espulsione disono-
revole; la « honesta » comporta-
va alcuni premi e privilegi, co-
me l’esenzione dai tributi, dalla
schiavitù, e per chi non era cit-
tadino romano il diritto di stare
in giudizio, la facoltà di sposare
una romana, e fin l’acquisto
della cittadinanza.
I comandanti di navi, che cat-
turavano o affondavano una na-
ve nemica, erano insigniti della
corona navale; della corona ro-
strale erano invece insigniti i
vincitori di una battaglia, ai qua-
li a volte era anche conferito
l'onore della colonna rostrata,
o di medaglie commemorative,
o del vessillo azzurro, o, per fat-
ti più eminenti, del trionfo na-
vale che era decretato dal Se-
nato.
La <«liburna» delle armate romane
In un primo tempo gli equi-
paggi romani, tolti dalle città al-
leate e confederate e dalle colo-
nie marine, non ebbero paga;
poi l’ottennero sul pubblico era-
rio e, in casi eccezionali, per con-
tribuzione privata, paga che era
inferiore a quella dei militari di
terra, i quali percepivano intor-
no ai tre assi.
Pene disciplinari a bordo era-
no severissime, dalla fustigazio-
ne all’immersione in mare, dal-
l’ignominia all’esilio in qualche
isola deserta, dal taglio della ma-
no alla pena di morte.
* * *
Le armate romane, che nelle
guerre puniche erano passate
dalla trireme alla quinquereme,
si orientarono în seguito verso
un tipo di nave da battaglia più
piccola e più leggera di entram-
be, cioè la «liburna», la quale
dimostrò le sue qualità marinare
e guerresche nella battaglia di
Azio.
La «liburna», nave sottile a
un solo ordine di remi, agile,
manovriera, celerissima, che i
romani imitarono da pirati: illi-
rici della Schiavonia, può consi-
derarsi il tipo di nave remiera
capostipite delle galee.
Nella marineria bizantina, la
quale ereditò dopo la caduta del-
l'Impero le tradizioni romane,
trasformarsi nel dromone, che
era, come dice il nome, basti-
mento da corsa, armato di due
castelli posticci donde si com.
batteva con armi missili, lungo
da 40 a 60 metri e largo da 7 a
10, con 50 remi per banda su due
ordini, e con uno o due alberi
guarniti prima di vele quadre,
poi anche di latine quando que-
sto tipo di vela triangolare pre-
se ad usarsi in Mediterraneo e
assunse il nome non dall’origine
latina, come si potrebbe a pri-
ma vista pensare, ma per defor-
mazione del termine «alla tri-
na », col quale si distinguevano
appunto tali vele dalle quadre,
che si dicevano invece «alla
quadra ».
Non molto differente era il
panfilo, che in seguito diventò
legno da traffico, il cui nome, ol-
tre questo particolare tipo, servì
anche e serve a indicare picco-
lì bastimenti da diporto.
Simili ai predetti, ma più pic-
cola, ad un solo ordine di remi,
era la « chelandia » (dal greco-la-
tino «chelys », testuggine) che
era usata come vedetta o adibi-
ta a servizi sussidiari.
Direttamente dal dromone, ol-
tre che dalle precedenti classiche
navi sottili, sorse, per l’influen-
za che la marina di Bisanzio e-
sercitò sulle nostre Repubbliche
marinare, trafficanti nei porti
levantini, la galea, che, apparsa
in Mediterraneo nel IX secolo,
mantenne le sue particolari ca-
ratteristiche, di poco modificate
nei tipi derivati da essa, în tut-
ta la sua lunga e gloriosa esisten-
za fino al principio del secolo
scorso.
Contemporaneamente, nei se-
coli VIII e IX, un audacissimo
popolo nordico di marinai e di
guerrieri, î « Vichinghi », batte-
va i mari con bastimenti che alla
galea possono essere raffrontati,
anch’essi prevalentemente remie-
ri, con un solo albero a vela
quadrata, dei quali, oltre che in
figurazioni sincrone, si possono
dedurre le caratteristiche preci-
se da alcuni scafi recentemente
scavati in Norvegia, a Gokstad,
e a Ojeberg, per l'usanza che ave-
va quel popolo di seppellire 4
suoi condottieri in uno scafo.
Le navi così recuperate sono
lunghe da venti a trenta metri,
con uno scafo leggero sottilissi-
mo mell’ossatura e nel fasciame
a strisce, collegato da fibre ve-
getali, con graziosi intagli orna-
mentali lungo le ruote, basso
sull'acqua e svasato dal centro,
audacemente ricurvo a prora e
a poppa, con poppa e prora pe-
rò perfettamente eguali tra di lo-
ro, in modo da consentire che il
bastimento potesse avanzare in-
differentemente mell’un senso e
nell’altro. E poiché tali navi por-
tavano scolpite in cima alla ruo-
ta una testa di drago o di ser-
pente, si chiamavano ‘« drakar »,
cioè dragoni, ed erano le più
grosse, e « snekar », cioè serpen-
ti, le più piccole.
Come le galee, anch'esse ave-
vano una impavesata di scudi,
per difesa e ormanento, sulle
murate.
* x *
Più piccola del dragone, la ga-
lea cominciò ad apparire, come
ho detto, nel IX secolo, traendo
il nome, per la forma e per l’agi-
lità, dal greco-latino « galeos »,
che significa pesce spada. Nave
sottile, completamente pontata
da poppa a prora, bassa sull’ac-
qua, e con pochissimo pescag-
gio, lunga da 40 a 50 metri e lar-
ga da 5,5 a 7, essa aveva sistema-
ti sul nonte, nella parte centrale,
ì banchi dei vogatori, da un mi-
nimo di ventisei ad un massimo
di trenta per banda.
(Continua)
(Da «la nave nel tempo » di
Michele Vocino, ediz. Alfieri,
Milano)
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre
BUENOS AIRES
E’ raro che un ufficio all’estero
della LINEA C. si faccia vivo; però,
questa volta, un fatto di importan-
za fondamentale per la salute del
sesso forte degli appartenenti alla
LINEA C. di Buenos Aires, è acca-
duto e bisogna affidarlo alle « tele-
tipo » affinché, tramite il perfetto
servizio di «Notiziario C.» venga
divulgato a tutte le navi ed a tutti
gli uffici
Che c'entra la salute? Presto det.
to, signori; il giorno 7 novembre
alle 9, in un grazioso campetto al.
la periferia di Buenos Aires -— 0
meglio in piena zona residenziale
tra le ville e le piscine -- i baldi
giovanotti della LINEA C., guidati
dal loro capo Massimo, sono scesi
in maglietta e pantaloncini (quanto
biancore immacolato dop.» l’inver-
no da poco trascorso) in singolare
tenzone.
Già avrete capito; una partita al
pallone, sì, una partita al pallone
con tanto di porte e di reti. Infatti,
dopo lunghe trattative, si poteva,
con l’opportuno innesto di mariti
(delle nuove impiegate), figli, fra.
telli ecc. raggiungere una quota di
14 necessaria per fare due squadre
per poter scendere in campo.
Per chi non lo sappia, l'ufficio di
Buenos Aires, è ben suddiviso tra
gentili signorine e signore e da
baldi giovanotti e signori di mezza
età per cui, anche per il rifiuto di
parte dei baldi... perché pretendeva-
no dopo una simile fatica almeno
due giorni di riposo, oppure co-
me il celebre Biagini che teneva
una conferenza stampa per annun-
ciare un favoloso dolore ad un...
piede (quello con cui — se capa-
ce — avrebbe dovuto calciare pal-
lone e gambe avversarie), si doveva
ricorrere &a giocatori stranieri tes-
serati come oriundi.
Agli ordini di nessun arbitro e
davanti all’immensa folla di quat-
tro spettatori, compresa una foto-
grafa, le due squadre in maglie
svariate scendevano in campo nelle
seguenti formazioni:
Squadra A - Cigoi, Hernandez,
Caudannes, Giron, Piozzi-Giron,
Rizzo.
Squadra B . Crocco, Zamora, Sal.
vatici, Vandroux, Conterno, Giron,
Giron. (7 giocatori della compagi-
ne e 7 oriundi).
Il risultato finale era di 7 a 7,
cioè un salomonico pareggio che
con punteggio tennistico acconten-
tava tutti.
Un po’ di cronaca. Il primo quar-
to d’ora le azioni erano alterne ed
i due portieri ancora freschi dava-
no spettacolo con interventi peri-
colosi (tanto che si poteva fare u-
na forte assicurazione contro il pe-
ricolo che la linea perdesse il suo
direttore) ed il risultato rimaneva
inchiodato sullo 0 a 0. Poi a poco
a poco la squadra B sotto la spin-
ta di un Giron — si era dimenti-
cato dei numeri — in forma spet-
tacolare prendeva le redini dello
incontro e segnava il primo gol
anche se il Cigoi si stirava nell’ul-
timo tentativo disperato. Sotto la
spinta dell’orgoglio la squadra A pa-
reggiava le sorti dell'incontro. Così
si andava avanti con azioni alter-
ne, con un gol per porta, anche se
a volte la squadra A usava termini
non troppo ortodossi per fermare
gli avversari (vedi il Conterno fer-
mato davanti al portiere perché
questi gli... cantava un fallo inesi-
stente in altra parte del campo). Il
primo tempo chiuso due a due ve-
deva i giocatori correre in cerca
di liquidi ristoratori. Il secondo
tempo cominciava a ritmo ridot-
to dato che la stanchezza comincia-
va a farsi sentire sui muscoli de-
gli atleti. I gols fioccavano e co-
NOTIZIARIO ‘C,,: pagina quattro
me detto all’inizio della cronaca
la partita seguita dal continuo boa-
to della folla terminava in parità
NEast:
Sulle ali dell'entusiasmo già a
Buenos Aires si parla di una nuova
squadra rivelazione che potrà to-
gliere lo scettro ai vari Boca Ju-
nior o River Plate. Per ora la
squadra rivelazione sta pensando
ai nuovi incontri, però questa volta
contro avversari esterni per dimo-
strare tutta la propria forza ed il
proprio stato atletico.
PS — Dimenticavo dire che il lu-
nedì tutti si presentavano ai pro-
pri posti di lavoro anche se, estra-
nei al fatto del giorno prima, pote-
vano osservare con stupore, manie-
re strane di camminare, pencola-
menti particolari, smorfie doloro-
se, ecc.
NASCITE
Un vispo pupetto, al quale è
stato imposto il nome di Enrico,
è venuto ad allietare, il 16 di-
cembre 1965 la casa del dott. An-
.tonio Costa e della signora Pie-
ra Badano Costa. Ai genitori le
più vive filicitazioni e un cordia-
le benvenuto al piccolo Enrico.
MATRIMONI
Carlo Gianelli Castiglio, 1° uf-
ficiale, con la gentile signorina
Giuliana Sivori. Moneglia, Chie-
sa di S. Giorgio, 27/12/1965.
Agli sposi gli auguri di «No-
tiziario C ».
Sempre vivace
“Pala a prua,,
«Pala a prua», il simpatico
giornalino di bordo della moto-
nave « Franca C.», continua sul
piano di una vivacità e di un in-
teresse, divenuti ormai tradizio-
nali. Il numero di dicembre 1965,
per esempio, è riccamente illu-
strato con disegni di atmosfera
— e non poteva essere altrimen-
ti — prettamente natalizia. Don
Angelone, il direttore responsa
bile, coadiuvato dal redattore
capo Terzi e dal disegnatore
Bruno, ha... dato alle stampe un
numero che si avvale di una nu-
trita schiera di baldi collabora-
tori: il Comandante (naturalmen-
te), Cogoni, Garrone, Idi, Ravec-
ca e Labaro.
Che cosa abbiamo trovato in
«Pala a prua »? Una bella « Can-
son de natale» dovuta ad uno
dei più famosi poeti dialettali
genovesi, Carlo Malinverni; e poi
altre poesie, un racconto pieno
di suggestività, dettagliate mnoti-
zie sulla vita del Circolo di bor-
do, le solite barzellette raccon-
tate con gusto, la regolare aned-
dottica, gli auguri e tante altre
piccole cose.
E abbiamo appreso anche che
a seguito delle elezioni del 15 di-
cembre è stato eletto il nuovo
presidente del Circolo sportivo
«Franca C.»: ì maggiori suffra-
gi sono andati al II ufficiale
marconista Lanzillotti, seguito a
..tuota dal II ufficiale Gandini e,
più staccato, dal maestro di ca-
sa Roncalli. Lanzillotti si è su-
bito presentato ai suoi... elettori
con un messaggio di ringrazia-
mento e di... impegno; impegno
a lavorare per fare del Circolo
una cosa veramente viva e atti
va. Fra l'altro, ha detto: « Oggi,
come ieri, abbiamo bisogno di
creare nella nostra vita di bordo
una atmosfera di distensione
che ci aiuti a portare a termine
questa nobile missione nel Mar
dei Caraibi, già în pieno svolgi-
mento. Il mare affratella gli uo-
mini, sotto qualunque bandiera
essi navighino. Lo sport ricrea
lo spirito dì questi uomini. Voi
tutti siete i principali collabora-
tori di questo Circolo... ».
Tanti auguri e buon lavoro.
NOTIZIARIO «GC»
Periodico aziendale bimestrale
FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile
Anno V - Suppl. N. 5-6 Settem.-Dicem. 1965 Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Spedizione in abb. post., Gruppo IV Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/61 Stampa: BI-ESSE - Genova
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