Notiziario "C", n. 5, 1962

Contenuto

Notiziario "C", n. 5, 1962
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
- La famiglia e i mezzi audiovisivi, p. 1
- Un compito preciso per i genitori, p. 2
- La "Beatrice C." era una nave davvero di marmo, p. 3
- Giornale di bordo, p. 4
Data testuale
1962 settembre - ottobre
Estremi cronologici
settembre 1962 – ottobre 1962
Consistenza
pp. 4
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Famiglia Costa
Identificativo
PER.000364/10
Collocazione
Emeroteca
contenuto
Anno II - Numero 5 - Settembre-Ottobre

Periodico bimestrale







Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV

La famiglia
e i mezzi
audiovisivi

I mezzi audiovisivi (cine-
ma, radio e televisione in
particolare) sono diventati
in questi ultimi anni un im-
portante fattore sociale e di
costume. La televisione è
entrata in ogni casa, ha pre-
so il posto, col suo illusorio
fascino, di altri oggetti ben
più necessari per una fa-
miglia.

L'Italia, per esempio,
mentre occupa una posizio-
ne modesta fra i Paesi euro-
pei quanto a livello di con-
sumi essenziali, tocca il ver-
tice della spesa per spetta-
coli. Nel 1961, tanto per da-
re la parola alle cifre, gli
italiani hanno speso 125 mi-
liardi per andare al cinema;
48 miliardi per abbonamen-
ti alla televisione; 30 miliar-
di per balli, fiere e tratteni-
menti vari; 16 miliardi per
lo sport e 8 miliardi per ii
teatro. E’ ormai accertato
che ogni ulteriore passo a-
vanti nel livello del reddito
non farà che accentuare la
spesa per i mezzi audiovisi-
vi. C'è una risposta a tutto
questo? La ragione di que-
sta attrazione, si fa osserva-
re, non è solo la migliore
disponibilità finanziaria: je
antenne della TV sui tetti
delle baracche dimostrano
che giocano, nella scelta
della televisione, forti pres-
sioni psicologiche, di sapo-

(Continua in 2.a pagina)

aghi 3 mei ine

Capri in controluce, vista dalla

|
; . most; |
m/n « ANNA C. » in navigazione. |
|





Un compito preciso per i genitori

(Seguito dalla 1.a pagina)



re un po’ magico, irrazio-
nale.

Purtroppo i mezzi audio-
visivi, che dovrebbero in-
fluire positivamente sull’e-
ducazione del popolo, crea-
mo gravi preoccupazioni e
sono fonte di pericoli che
vanno assolutamente conte-
nuti. Il problema è stato re-
centemente trattato a Siena
in occasione della XXXV
Settimana sociale dei catto-
lici italiani. I mezzi audio-
visivi sono veicoli di infor-
mazione e di comunicazione
sociale, occasione di istru-
zione e di educazione, mez-
zi di riposo e di svago; pos-
sono aiutare lo stesso pro-
gresso economico e lo stes-
so insegnamento nelle scuo-
le. In teoria. In pratica la
situazione è capovolta da
una continua falsificazione
della realtà, dalla presenta-
zione di un mondo illusorio
e non certo da imitare. Nei
Paesi sottosviluppati, è sta-
to notato, il cinema e la te-
levisione, soprattutto, porta-
to le masse a contatto di
società rappresentate nei la-
ti più prosperi e affascinan-
ti. E le masse se ne lascia-
no suggestionare al punto
che quando cominciano a
godere di un certo reddito
lo impegnano soprattutto in
consumi, in una caccia af-
fannosa allo « standard » di
vita dei Paesi più ricchi. Ciò
evidentemente ritarda la cu-
mulazione del risparmio ne-
cessario per consentire la
autonomia economica dei
Paesi più poveri.

E’ chiaro però che questi
mezzi audiovisivi esistono ed
esercitano il loro fascino.
Bisogna allora renderli stru-
mento di bene, porli a be-
neficio dell’uomo, con una
azione fra le famiglie, fra i
giovani, fra i vari « clubs ».

La famiglia. Ecco la più
colpita dall’ondata dei mez-
zi audiovisivi, TV in prima
linea. A Siena è stato giusta-
mente detto: «La famiglia,
se vuol sopravvivere dinan-
zi alle forse sociali e socia-
lizzanti che la assediano,
dovrà uscire dalla sua me-
diocrità culturale e dalla
sua ignoranza pedagogica.
Gli stessi mezzi audiovisivi
dovrebbero impegnarsi più a
fondo a favorire l’evoluzio-
ne culturale, religiosa ed è
ducativa. Quello che si chie-
de ai responsabili delle tec-
niche audiovisive — specie

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due

x

dalla radiotelevisione — è
non solo rispettare la fami-
glia italiana, senza aggravar-
ne i problemi, ma anche di
collaborare più razionalmen-
te e sistematicamente per la
sua elevazione globale ».

Tutti sanno che cosa signi-
fichi avere in casa un tele-
visore. Significa per i più
una evasione collettiva e una
occasione di bisticci. Ma la
presenza dello strumento au-
diovisivo molto e molto di
più. Significa, per i genitori,
tenere in casa un pericolo-
so concorrente della loro au-
torità nei riguardi dei figli:
la televisione è la nuova cat-
tedra, i cui maestri acquista-
no un prestigio tale da met-
tere in discussione quello
dei genitori. Inoltre i mezzi
audiovisivi sono tendenzial-
mente distruttivi dell’ unità
e della coesione familiare. Il
fatto che tutta la famiglia si
riunisca davanti al televiso-
re non determina che una u-
nione apparente, che non
giunge alla costruzione o al-
la ricomposizione di una au-
tentica comunità familiare.
Si sta, in effetti, assistendo
ad una profonda trasforma-

zione della famiglia, con tut- -

ti i pericoli che un fatto del
genere comporta.

Non si può negare la fun-
zione dei mezzi audiovisivi,
d'accordo. Bisogna però che
questa funzione sia volta
al bene, su una strada di po-
sitivi riflessi su tutta la co-

munità. Che bisogna fare?
Prima di tutto i genitori deb-
bono comprendere che tele-
visione, cinema e radio non
sono soltanto strumenti di
svago, ma hanno straordina-
rie capacità di influenza e
nascondono molti pericoli;
gli stessi genitori debbono
— interpretando il contenu-
to delle trasmissioni — gui-
dare i figli all'ascolto o alla
visione. E’ evidente che lo
sforzo deve esere affiancato
da enti e associazioni, in mo-
do che la « battaglia » venga
impostata su basi solide e ge-
nerali.

I mezzi audiovisivi debbo-
no essere una strada per l’e-
levazione umana. Sua Emi-
nenza il Cardinale Giuseppe
Siri, Arcivescovo di Genova,
aprendo a Siena la « Setti-
mana sociale » (di cui è pre-
sidente) ha detto, tra l’altro :
« Esiste il pericolo che il
mezzo audiovisivo venga im-
piegato male; esiste l’esigen-
za che venga impiegato be-
ne ». Il mezzo audiovisivo si
accosta all'uomo, entra nel-
la sua casa; bisogna dunque
che rispetti l’uomo e lo as-
secondi, non che lo deprima
o lo deformi.

Benvenuti i mezzi audiovi-
sivi, dunque, ma intesi a fi-
ne di bene e non come atten-
tato a quanto di più saldo
sta alla base dei popoli: la
famiglia. Ai genitori, a tutti
noi, il compito di custodirla
e di rafforzarla.

Guardandoti allo specchio

@ Terrai rialzati gli angoli della bocca: sorridere bisogna.

® Ricorda che la vita ti fu data per gioire; nessun giorno è tanto
scuro da non contenere qualche raggio di sole.

@® Non cercherai la felicità nel miraggio di domani: essa è in te.

@® Ricorda che. nelle piccole cose di ogni giorno sta il segreto del
tuo benessere e nell'insieme dei piccoli piaceri la gioia del tuo

vivere.

® Dimentica i ricordi spiacevoli, conservando la mente serena e il

cuore soddisfatto.

@ Lascia correre... Adotterai il motto della meridiana: «Non se-

gno che le ore di sole ».

@ Il tuo animo trovi dolcezza anche in ambiente ostile, come l’ape

lo trova nei fiori velenosi.

@ Ticontenterai del tuo stato e non invidierai la gloria dei potenti.

@ Non avrai soverchia preoccupazione per le ricchezze: ciò ti fa-
rebbe servo e non padrone di esse.

@ Cercare la felicità è dovere verso gli altri per il bene tuo e verso

te per il bene degli altri.

@ Procura di sentirti felice anche nella disgrazia. Se non saprai
essere felice quando sei sfortunato, forse non saprai esserlo

nemmeno mella fortuna.

@® Abbi stima di te stesso, facendo solo ciò che stimeresti ben fatto

negli altri.

® Non ti arrabbiare. Un uomo senza il dominio di sé, offre uno

spettacolo ...miserevole.

U. Marmorato

(da «La voce dell’onda », giornale per l'equipaggio dell’« Anna C.»).

Saluto
all’“Anna (..,

Mia carissima,

quando si dice « presto ci la-
sceremo », l’amore sta spegnen-
dosi o forse è già spento, ma
qualcosa resta, ed è in nome di
questo qualcosa che ti voglio da-
re un consiglio.

Prima, però, è necessario che
ti parli di me, Appena ci saremo
lasciati, per primo lavoro mi fa-
rò aggiustare i denti, poi andrò
a Montecatini per farmi dare
una « passatina » all'apparato di-
gerente (dicono sia il motore del
corpo umano). Vorrei anche re-
carmi a Uscio per una pulitina
ai filtri (sai... i reni).

Non credere che faccia tutto
questo perché ancora abbia vel-
leità di conquiste; ormai non
aspetto che l’estremo turno, pe-
rò ci tengo a presentarmi in or
dine. Ì

‘Anche tuo hai bisogno di qual-
che piccola cura, anzi mi è venu-
to all'orecchio che hai intenzio-
ne di rinnovarti. Fai bene a non
trascurarti, anche se sei ancora
bella. Sei ancora tanto bella che
avrai certamente un altro amo-
re. Mi è facile essere profeta
quando dico che chi mi rimpiaz-
zerà nel tuo cuore sarà ancora
un rude lavoratore: conosco i
tuoi gusti!

Ora un consiglio importante!
Ricordi quando mi portavi in gi-
ta con la tua potente macchina
(18 cilindri, 14.000 CV)? Si par-
tiva e si tornava, si partiva e
si tornava in continuazione. Sem-
pre assieme! Non mi permettevi
nemmeno di mettere piede a
terra. Eri, scusa, esageratamen-
te gelosa a non consentirmi
nemmeno di salutare i miei pa-
renti che venivano a salutarmi.

Io, innamorato com’ero, non
me ne accorgevo, anche perché,
malgrado le apparenze, sono un
debole. Ma l’altro, quello che mi
succederà nel tuo cuore sarà co-
sì buono e comprensivo? Se lo
porti in gita, al ritorno lascialo
libero di rivedere gli amici. Se
lo ricevi non farlo in un salotto
di lusso, ma neanche in dispen-
sa. Se non puoi tenerlo in vista
(ci son sempre le brutte lingue)
non lo nascondere sottocoper-
ta... hai tanto posto! Adesso che
ti rifaranno a nuovo,o quasi, ri-
cordati di preparare un posto ac-
cogliente per il tuo nuovo amo-
re.. Fai che, quando sia con te,
dimentichi le amarezze della vi-
ta. Fai che possa parlarti d’amo-
re e mai ti rattristi con le sue
tribolazioni.

Quando ti vedrò al suo brac-
cio, mi nasconderò perché tu
non veda i miei occhi lucidi. Vo-
glio che tu mi ricordi da forte.
I miei lucciconi non saranno nè
di rimpianto, nè di tristezza,
ma di felicità nel vederti anco-
ra amata e felice.

Ciao cara, ti bacio quasi per
l’ultima volta sul nasino. Scu-
sami «Anna C.», volevo dire:
sul dritto di prora.

Tuo quasi ex-presidente

Fernando Misuri

(da «La voce dell'onda», gior.
nale di bordo dell’« Anna C.»).


























































Settima puntata della
storia della Linea ”

>» La





Questa puntata della sto-
ria della LINEA «C. » è de-
dicata alla «Beatrice C.», una
nave che, come le altre già
passate fugacemente in ras-
segna, ebbe mutato il corso
della sua vita dallo scoppio
della seconda guerra mon-
diale; e come le altre rimase
vittima di una azione mili-
tare.

Era una bella nave, ed era
robusta. Costruita a Trieste
nel 1920 presso lo Stabili-
mento Tecnico Triestino, era
lunga metri 137,64; larga me-
tri 16,53; alta metri 8,42. La
stazza lorda era di tonnella-
te 6131,77, quella netta di
tonnellate 3763,50; aveva due
corridoi, e perciò era adat-
ta al traffico di linea.

La macchina era a tripli-
ce espansione, costruita a
Greenock (Inghilterra) sem-
pre nel 1920; tre erano le
caldaie.

Al momento del varo si
chiamava « Clara Camus »;
poi venne acquistata dalla
Società «Gerolimich» di Trie-
ste ed entrò quindi a far par-
te delle navi della LINEA
\«C.»; venne iscritta nel li-
bro matricola del Comparti-
mento Marittimo di Genova
il cinque giugno 1935 ed as-
sunse il nuovo nome di «Bea-
trice C. ».

Il Capitano Eugenio Catta-
tini era già imbarcato da
20 mesi sulla nave quando
fu acquistata dalla LINEA
«C.» e vi rimase ancora per



La « Beatrice C.» fotografata nella rada di Santa Fé, nel

diciotto mesi, in qualità di
primo ufficiale. Il comando
era tenuto dal cap. Antonio
Marsi. La «Beatrice C.» fu per
lungo tempo noleggiata dal-
la Società « Italia » e adibi-
ta al regolare servizio com-
merciale fra l’Italia e l’Ame-
rica del Sud; i viaggi, sia di
andata che di ritorno, era-







J.-Hs0

le Pelagie





In questo punto affondò, in seguito a evento bellico, la « Beatrice C. ».



e I 9

I È si s
Beal

carichi di marmo nel Sud America.

no sempre compiuti al com-
pleto.

Abbiamo detto che era una
bella nave; è vero, ma era
nota anche per le sue capaci-
tà di caricare colli volumi-
nosi e pesanti. La chiama-
vano « La nave di marmo ».
Una definizione giustissima,
dato che la « Beatrice C.»
trasportava particolarmente,
nel Sud America, forti quan-
titativi di marmo e di tra-
vertino, in blocchi o in la-
stre. Venivano imbarcati a
La Spezia, a Livorno e a Na-
poli. Il Cap. Cattarini ricor-
da che certi blocchi erano di
dimensioni veramente incon-
suete; qualcuno pesava fino
a venti tonnellate, ma veni-
va sistemato facilmente gra-
zie a due bighi di forza che
erano stati installati sulla
nave. Ogni viaggio la « Bea-
trice C. » portava oltre ocea-
no dalle tre alle quattromi-
la tonnellate di marmo. Non
erano molte, in quei tempi,
le navi in condizioni di po-
ter maneggiare blocchi così
voluminosi.

Un periodo tranquillo co-
me si vede, quello pre-bellico.
Ricorderemo però un episo-
dio curioso, accaduto soltan-
to qualche giorno prima del-
la dichiarazione di guerra ita-
liana. Al comando della «Bea-



uo

È I I

era una nave davvero di marmo...

.

1939. La bella e robusta unità trasportava sempre grossi

trice C.» era, dal 1938, il cap.
Agen. La nave stava effet-
tuando uno dei soliti viaggi
di ritorno dal Sud America;
aveva già passato da un gior-
no l’Equatore quando fu im-
provvisamente fermata da un
sommergibile francese. Mo-
tivo: la richiesta di docu-
menti.

Dalla « Beatrice C. » venne
ammainata una lancia con
a bordo il secondo ufficiale,
il nostromo La Capria e cin-
que uomini d’equipaggio. La
lancia si mosse in direzione
del sommergibile che era in
attesa, poco lontano, dei do-
cumenti richiesti. Purtroppo,
a metà tragitto, un colpo di
mare travolse la lancia; i set-
te uomini finirono tutti in
acqua e toccò ai sommergi-
bilisti francesi darsi da fare
per evitare il peggio. Fu ne-
cessario ammainare una se-
conda lancia per riportare a
bordo i naufraghi.

Ripresa la navigazione, al-
cuni giorni dopo il coman-
dante ricevette un telegram-
ma con l'ordine di rifugiar-
si a Tenerife, a causa dello
scoppio del conflitto. In que-
sta località, a pieno carico,
la nave rimase per trentacin-
que giorni, poi arrivò un se-
condo ordine di ripartire

(Continua in 4.a pagina)

NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre



[È GIORNALE DI BORD





La “Beatrice C.,, scomparve
nel Canale di Sicilia

(Seguito dalla 3.a pagina)

per l'Italia. Doveva essere
l’ultimo « viaggio di pace ».
La « nave di marmo » fu mi-
litarizzata e iniziò viaggi per
Tripoli, Napoli, Palermo,
Sant'Antioco e Cagliari, ca-
rica di carbone, munizioni,
carri armati, automezzi, vive-
ri, ecc.

La situazione, intanto, si
faceva sempre più critica e
ogni volta si partiva senza
essere certi di giungere a de-
stinazione. Una paura che
gravava su tutti. E infatti ai
primi di giugno del 1941 an-
che per la «Beatrice C.» fu
la fine. Stava navigando nel
Canale di Sicilia, nelle vici-
nanze di Lampedusa, quando
venne colpita da siluri;
il carico di benzina in fusti
prese fuoco e le fiamme si
levarono alte nella notte
(l'attacco avvenne nella tar-
da sera), mentre si tentava-

Istantanea scattata sulla « Beatri-
ce C.», nella rada di Santa Cruz
di Tenerife il 5 settembre del 1939.
Alcuni membri dell'equipaggio po-
sano con orgoglio accanto a uno
squalo appena catturato.

no le operazioni di salvatag-
gio. La «Beatrice C.» bruciò
per due giorni; poi il quattro
giugno, vista l’ impossibilità
di qualsiasi tentativo di sal-
vezza, venne affondata dalle
cannonate di un cacciator-
pediniere di scorta. Sparì in

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro



pochi minuti; ma ormai non
era che un relitto divorato
dal fuoco e nessuno avrebbe
potuto riconoscere in esso la
bella e robusta nave che —
per anni — aveva solcato
l'Oceano, fiera del pomposo
titolo di « Nave di marmo ».

Il drammatico avvenimen-
to è ricordato, con commos-
se parole, da uno dei prota-
gonisti, il marittimo Salvato-
re Langella, attualmente im-
barcato sulla motonave « An-
na C.», allora a bordo della
unità. «Nonostante i tempi»,
dice, «continuavamo a fare i
nostri viaggi regolari fra Na-
poli e Tripoli. Il nostro cari-
co non era più quello di mar-
mo, ma quello, ben più peri-
coloso, di benzina. Avevamo
una certa sicurezza, perché
navigavamo sempre in con-
voglio. Ma che cosa poteva
fare una misura cautelativa
di questo genere di fronte al-
l'infuriare della guerra e ai
continui attacchi nemici?

Ben poco. Così, anche quel
giorno di giugno, eravamo in
un convoglio formato da sei
caccia e da sei vapori. All’im-
provviso aerei siluranti e
bombardieri inglesi ci furo-
no sopra, scaricarono le loro
micidiali armi. La nave ven-
ne colpita da tre bombe nel-
la stiva numero tre e al cen-
tro. A bordo, tutti cercammo
di non perdere il controllo
della situazione; in perfetto
ordine, ci calammo in mare
con le lance nostre, mentre
la « Beatrice » era in preda
alle fiamme. Una scena che,
anche a distanza di tanto
tempo, mi stringe il cuore.

Che cosa si poteva fare? Or-
mai più nulla. Noi salimmo
a bordo del caccia « Camicia
Nera » e potemmo metterci
tutti in salvo, evitando che
nell'incidente trovassero la
morte persone sia dell’equi-
paggio che di accompagna-
mento. Poi, come si è detto,
si decise di affondare la
«Beatrice», quasi per rispar-
miarle una agonia che dura-
va da troppo tempo. Un cac-
cia di scorta la colpì ripetu-
tamente e la bella unità si
inclinò gradatamente a prua,
per sparire per sempre. Una
avventura che non potrò cer-
tamente dimenticare mai... ».





L'attività sportiva dei nostri equipaggi non conosce soste. Mentre a Genova

la squadra di calcio della LINEA « C. » sta disputando un ottimo campionato

fra i dilettanti, ecco l’« undici» della « Federico C» poco prima di iniziare
un incontro a Montevideo, il 14 giugno 1962.

+rrs0r0c0s0s0 0000 0 0 0 po 0 0 p ps 0 vv 0 vv 0 ovo e<

MATRIMONI

© Il signor Manlio Malarby, al-
lievo di macchina della « Franca
C. », con la signorina Caterina Ca-
sale. Genova, 11 ottobre 1962.

@ Il signor Antonio Silvestri, già
cameriere sulla « Franca C.», con
la signorina Marta Giglio. Luni, 8
ottobre 1962.

Agli sposi novelli giungano le più
vive felicitazioni di Notiziario «C»
unite agli auguri di una lunga e
prospera felicità.

LUTTO

@ Si è spento recentemente
Mons. Giovanni Cima, già Cappel-
lano di bordo dell’« Anna C.» e, al
momento della scomparsa, Cappel-
lano sulla motonave «Giulio Ce-
sare ».

Notiziario «C», anche a nome di
tutti i marittimi che lo conobbe-
ro, porge alla famiglia sentite con-
doglianze.

Il sette settembre 1962, a Sam»
pierdarena, dove era nato il pri-
mo giugno 1890, è deceduto il si-
gnor LINO SALVATORE TRA-
VERSO, uno dei più stimati e più
validi dipendenti della Ditta Giaco-
mo Costa fu A. Entrato nella Dit-
ta il primo dicembre det 1504, a-
veva mantenuto il suo posto — con
piena validità — fino al 31 dicem-
bre del 1960, giorno in cui aveva
ritenuto opportuno ritirarsi da o-
gni attività per godersi un sereno
e meritato riposo in famiglia. Il
signor Traverso — nei suoi 56 an-
ni di attività presso la Ditta Gia
como Costa fu A. — seppe farsi
stimare e ben volere da tutti, su-
periori e compagni di lavoro, per
il suo alto senso del dovere, per la
sua rettitudine, per i suoi sani prit-
cipi di vita. Nell'aprile del 1953, su
proposta della Ditta, era stato in-
signito della « Stella al merito del
Lavoro», giusto riconoscimento per
una vita esemplare sotto ogni a-
spetto. La notizia della sua morte
ha suscitato vasto cordoglio in
quanti lo conoscevano + lo ama-
vano.

Notiziario « C» partecipa al lut-
to della famiglia, porgendo alla ve-
dova e ai tre figli i sensi del più
profondo cordoglio.





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno II - N. 5 - Settembre-Ottob»* 1962

Spedizione in abb. post., Gruppo IV__



Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961

FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile

Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE Genova




extracted text
Anno II - Numero 5 - Settembre-Ottobre

Periodico bimestrale







Spedizione in Abbonamento Postale - Gruppo IV

La famiglia
e i mezzi
audiovisivi

I mezzi audiovisivi (cine-
ma, radio e televisione in
particolare) sono diventati
in questi ultimi anni un im-
portante fattore sociale e di
costume. La televisione è
entrata in ogni casa, ha pre-
so il posto, col suo illusorio
fascino, di altri oggetti ben
più necessari per una fa-
miglia.

L'Italia, per esempio,
mentre occupa una posizio-
ne modesta fra i Paesi euro-
pei quanto a livello di con-
sumi essenziali, tocca il ver-
tice della spesa per spetta-
coli. Nel 1961, tanto per da-
re la parola alle cifre, gli
italiani hanno speso 125 mi-
liardi per andare al cinema;
48 miliardi per abbonamen-
ti alla televisione; 30 miliar-
di per balli, fiere e tratteni-
menti vari; 16 miliardi per
lo sport e 8 miliardi per ii
teatro. E’ ormai accertato
che ogni ulteriore passo a-
vanti nel livello del reddito
non farà che accentuare la
spesa per i mezzi audiovisi-
vi. C'è una risposta a tutto
questo? La ragione di que-
sta attrazione, si fa osserva-
re, non è solo la migliore
disponibilità finanziaria: je
antenne della TV sui tetti
delle baracche dimostrano
che giocano, nella scelta
della televisione, forti pres-
sioni psicologiche, di sapo-

(Continua in 2.a pagina)

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Un compito preciso per i genitori

(Seguito dalla 1.a pagina)



re un po’ magico, irrazio-
nale.

Purtroppo i mezzi audio-
visivi, che dovrebbero in-
fluire positivamente sull’e-
ducazione del popolo, crea-
mo gravi preoccupazioni e
sono fonte di pericoli che
vanno assolutamente conte-
nuti. Il problema è stato re-
centemente trattato a Siena
in occasione della XXXV
Settimana sociale dei catto-
lici italiani. I mezzi audio-
visivi sono veicoli di infor-
mazione e di comunicazione
sociale, occasione di istru-
zione e di educazione, mez-
zi di riposo e di svago; pos-
sono aiutare lo stesso pro-
gresso economico e lo stes-
so insegnamento nelle scuo-
le. In teoria. In pratica la
situazione è capovolta da
una continua falsificazione
della realtà, dalla presenta-
zione di un mondo illusorio
e non certo da imitare. Nei
Paesi sottosviluppati, è sta-
to notato, il cinema e la te-
levisione, soprattutto, porta-
to le masse a contatto di
società rappresentate nei la-
ti più prosperi e affascinan-
ti. E le masse se ne lascia-
no suggestionare al punto
che quando cominciano a
godere di un certo reddito
lo impegnano soprattutto in
consumi, in una caccia af-
fannosa allo « standard » di
vita dei Paesi più ricchi. Ciò
evidentemente ritarda la cu-
mulazione del risparmio ne-
cessario per consentire la
autonomia economica dei
Paesi più poveri.

E’ chiaro però che questi
mezzi audiovisivi esistono ed
esercitano il loro fascino.
Bisogna allora renderli stru-
mento di bene, porli a be-
neficio dell’uomo, con una
azione fra le famiglie, fra i
giovani, fra i vari « clubs ».

La famiglia. Ecco la più
colpita dall’ondata dei mez-
zi audiovisivi, TV in prima
linea. A Siena è stato giusta-
mente detto: «La famiglia,
se vuol sopravvivere dinan-
zi alle forse sociali e socia-
lizzanti che la assediano,
dovrà uscire dalla sua me-
diocrità culturale e dalla
sua ignoranza pedagogica.
Gli stessi mezzi audiovisivi
dovrebbero impegnarsi più a
fondo a favorire l’evoluzio-
ne culturale, religiosa ed è
ducativa. Quello che si chie-
de ai responsabili delle tec-
niche audiovisive — specie

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina due

x

dalla radiotelevisione — è
non solo rispettare la fami-
glia italiana, senza aggravar-
ne i problemi, ma anche di
collaborare più razionalmen-
te e sistematicamente per la
sua elevazione globale ».

Tutti sanno che cosa signi-
fichi avere in casa un tele-
visore. Significa per i più
una evasione collettiva e una
occasione di bisticci. Ma la
presenza dello strumento au-
diovisivo molto e molto di
più. Significa, per i genitori,
tenere in casa un pericolo-
so concorrente della loro au-
torità nei riguardi dei figli:
la televisione è la nuova cat-
tedra, i cui maestri acquista-
no un prestigio tale da met-
tere in discussione quello
dei genitori. Inoltre i mezzi
audiovisivi sono tendenzial-
mente distruttivi dell’ unità
e della coesione familiare. Il
fatto che tutta la famiglia si
riunisca davanti al televiso-
re non determina che una u-
nione apparente, che non
giunge alla costruzione o al-
la ricomposizione di una au-
tentica comunità familiare.
Si sta, in effetti, assistendo
ad una profonda trasforma-

zione della famiglia, con tut- -

ti i pericoli che un fatto del
genere comporta.

Non si può negare la fun-
zione dei mezzi audiovisivi,
d'accordo. Bisogna però che
questa funzione sia volta
al bene, su una strada di po-
sitivi riflessi su tutta la co-

munità. Che bisogna fare?
Prima di tutto i genitori deb-
bono comprendere che tele-
visione, cinema e radio non
sono soltanto strumenti di
svago, ma hanno straordina-
rie capacità di influenza e
nascondono molti pericoli;
gli stessi genitori debbono
— interpretando il contenu-
to delle trasmissioni — gui-
dare i figli all'ascolto o alla
visione. E’ evidente che lo
sforzo deve esere affiancato
da enti e associazioni, in mo-
do che la « battaglia » venga
impostata su basi solide e ge-
nerali.

I mezzi audiovisivi debbo-
no essere una strada per l’e-
levazione umana. Sua Emi-
nenza il Cardinale Giuseppe
Siri, Arcivescovo di Genova,
aprendo a Siena la « Setti-
mana sociale » (di cui è pre-
sidente) ha detto, tra l’altro :
« Esiste il pericolo che il
mezzo audiovisivo venga im-
piegato male; esiste l’esigen-
za che venga impiegato be-
ne ». Il mezzo audiovisivo si
accosta all'uomo, entra nel-
la sua casa; bisogna dunque
che rispetti l’uomo e lo as-
secondi, non che lo deprima
o lo deformi.

Benvenuti i mezzi audiovi-
sivi, dunque, ma intesi a fi-
ne di bene e non come atten-
tato a quanto di più saldo
sta alla base dei popoli: la
famiglia. Ai genitori, a tutti
noi, il compito di custodirla
e di rafforzarla.

Guardandoti allo specchio

@ Terrai rialzati gli angoli della bocca: sorridere bisogna.

® Ricorda che la vita ti fu data per gioire; nessun giorno è tanto
scuro da non contenere qualche raggio di sole.

@® Non cercherai la felicità nel miraggio di domani: essa è in te.

@® Ricorda che. nelle piccole cose di ogni giorno sta il segreto del
tuo benessere e nell'insieme dei piccoli piaceri la gioia del tuo

vivere.

® Dimentica i ricordi spiacevoli, conservando la mente serena e il

cuore soddisfatto.

@ Lascia correre... Adotterai il motto della meridiana: «Non se-

gno che le ore di sole ».

@ Il tuo animo trovi dolcezza anche in ambiente ostile, come l’ape

lo trova nei fiori velenosi.

@ Ticontenterai del tuo stato e non invidierai la gloria dei potenti.

@ Non avrai soverchia preoccupazione per le ricchezze: ciò ti fa-
rebbe servo e non padrone di esse.

@ Cercare la felicità è dovere verso gli altri per il bene tuo e verso

te per il bene degli altri.

@ Procura di sentirti felice anche nella disgrazia. Se non saprai
essere felice quando sei sfortunato, forse non saprai esserlo

nemmeno mella fortuna.

@® Abbi stima di te stesso, facendo solo ciò che stimeresti ben fatto

negli altri.

® Non ti arrabbiare. Un uomo senza il dominio di sé, offre uno

spettacolo ...miserevole.

U. Marmorato

(da «La voce dell’onda », giornale per l'equipaggio dell’« Anna C.»).

Saluto
all’“Anna (..,

Mia carissima,

quando si dice « presto ci la-
sceremo », l’amore sta spegnen-
dosi o forse è già spento, ma
qualcosa resta, ed è in nome di
questo qualcosa che ti voglio da-
re un consiglio.

Prima, però, è necessario che
ti parli di me, Appena ci saremo
lasciati, per primo lavoro mi fa-
rò aggiustare i denti, poi andrò
a Montecatini per farmi dare
una « passatina » all'apparato di-
gerente (dicono sia il motore del
corpo umano). Vorrei anche re-
carmi a Uscio per una pulitina
ai filtri (sai... i reni).

Non credere che faccia tutto
questo perché ancora abbia vel-
leità di conquiste; ormai non
aspetto che l’estremo turno, pe-
rò ci tengo a presentarmi in or
dine. Ì

‘Anche tuo hai bisogno di qual-
che piccola cura, anzi mi è venu-
to all'orecchio che hai intenzio-
ne di rinnovarti. Fai bene a non
trascurarti, anche se sei ancora
bella. Sei ancora tanto bella che
avrai certamente un altro amo-
re. Mi è facile essere profeta
quando dico che chi mi rimpiaz-
zerà nel tuo cuore sarà ancora
un rude lavoratore: conosco i
tuoi gusti!

Ora un consiglio importante!
Ricordi quando mi portavi in gi-
ta con la tua potente macchina
(18 cilindri, 14.000 CV)? Si par-
tiva e si tornava, si partiva e
si tornava in continuazione. Sem-
pre assieme! Non mi permettevi
nemmeno di mettere piede a
terra. Eri, scusa, esageratamen-
te gelosa a non consentirmi
nemmeno di salutare i miei pa-
renti che venivano a salutarmi.

Io, innamorato com’ero, non
me ne accorgevo, anche perché,
malgrado le apparenze, sono un
debole. Ma l’altro, quello che mi
succederà nel tuo cuore sarà co-
sì buono e comprensivo? Se lo
porti in gita, al ritorno lascialo
libero di rivedere gli amici. Se
lo ricevi non farlo in un salotto
di lusso, ma neanche in dispen-
sa. Se non puoi tenerlo in vista
(ci son sempre le brutte lingue)
non lo nascondere sottocoper-
ta... hai tanto posto! Adesso che
ti rifaranno a nuovo,o quasi, ri-
cordati di preparare un posto ac-
cogliente per il tuo nuovo amo-
re.. Fai che, quando sia con te,
dimentichi le amarezze della vi-
ta. Fai che possa parlarti d’amo-
re e mai ti rattristi con le sue
tribolazioni.

Quando ti vedrò al suo brac-
cio, mi nasconderò perché tu
non veda i miei occhi lucidi. Vo-
glio che tu mi ricordi da forte.
I miei lucciconi non saranno nè
di rimpianto, nè di tristezza,
ma di felicità nel vederti anco-
ra amata e felice.

Ciao cara, ti bacio quasi per
l’ultima volta sul nasino. Scu-
sami «Anna C.», volevo dire:
sul dritto di prora.

Tuo quasi ex-presidente

Fernando Misuri

(da «La voce dell'onda», gior.
nale di bordo dell’« Anna C.»).


























































Settima puntata della
storia della Linea ”

>» La





Questa puntata della sto-
ria della LINEA «C. » è de-
dicata alla «Beatrice C.», una
nave che, come le altre già
passate fugacemente in ras-
segna, ebbe mutato il corso
della sua vita dallo scoppio
della seconda guerra mon-
diale; e come le altre rimase
vittima di una azione mili-
tare.

Era una bella nave, ed era
robusta. Costruita a Trieste
nel 1920 presso lo Stabili-
mento Tecnico Triestino, era
lunga metri 137,64; larga me-
tri 16,53; alta metri 8,42. La
stazza lorda era di tonnella-
te 6131,77, quella netta di
tonnellate 3763,50; aveva due
corridoi, e perciò era adat-
ta al traffico di linea.

La macchina era a tripli-
ce espansione, costruita a
Greenock (Inghilterra) sem-
pre nel 1920; tre erano le
caldaie.

Al momento del varo si
chiamava « Clara Camus »;
poi venne acquistata dalla
Società «Gerolimich» di Trie-
ste ed entrò quindi a far par-
te delle navi della LINEA
\«C.»; venne iscritta nel li-
bro matricola del Comparti-
mento Marittimo di Genova
il cinque giugno 1935 ed as-
sunse il nuovo nome di «Bea-
trice C. ».

Il Capitano Eugenio Catta-
tini era già imbarcato da
20 mesi sulla nave quando
fu acquistata dalla LINEA
«C.» e vi rimase ancora per



La « Beatrice C.» fotografata nella rada di Santa Fé, nel

diciotto mesi, in qualità di
primo ufficiale. Il comando
era tenuto dal cap. Antonio
Marsi. La «Beatrice C.» fu per
lungo tempo noleggiata dal-
la Società « Italia » e adibi-
ta al regolare servizio com-
merciale fra l’Italia e l’Ame-
rica del Sud; i viaggi, sia di
andata che di ritorno, era-







J.-Hs0

le Pelagie





In questo punto affondò, in seguito a evento bellico, la « Beatrice C. ».



e I 9

I È si s
Beal

carichi di marmo nel Sud America.

no sempre compiuti al com-
pleto.

Abbiamo detto che era una
bella nave; è vero, ma era
nota anche per le sue capaci-
tà di caricare colli volumi-
nosi e pesanti. La chiama-
vano « La nave di marmo ».
Una definizione giustissima,
dato che la « Beatrice C.»
trasportava particolarmente,
nel Sud America, forti quan-
titativi di marmo e di tra-
vertino, in blocchi o in la-
stre. Venivano imbarcati a
La Spezia, a Livorno e a Na-
poli. Il Cap. Cattarini ricor-
da che certi blocchi erano di
dimensioni veramente incon-
suete; qualcuno pesava fino
a venti tonnellate, ma veni-
va sistemato facilmente gra-
zie a due bighi di forza che
erano stati installati sulla
nave. Ogni viaggio la « Bea-
trice C. » portava oltre ocea-
no dalle tre alle quattromi-
la tonnellate di marmo. Non
erano molte, in quei tempi,
le navi in condizioni di po-
ter maneggiare blocchi così
voluminosi.

Un periodo tranquillo co-
me si vede, quello pre-bellico.
Ricorderemo però un episo-
dio curioso, accaduto soltan-
to qualche giorno prima del-
la dichiarazione di guerra ita-
liana. Al comando della «Bea-



uo

È I I

era una nave davvero di marmo...

.

1939. La bella e robusta unità trasportava sempre grossi

trice C.» era, dal 1938, il cap.
Agen. La nave stava effet-
tuando uno dei soliti viaggi
di ritorno dal Sud America;
aveva già passato da un gior-
no l’Equatore quando fu im-
provvisamente fermata da un
sommergibile francese. Mo-
tivo: la richiesta di docu-
menti.

Dalla « Beatrice C. » venne
ammainata una lancia con
a bordo il secondo ufficiale,
il nostromo La Capria e cin-
que uomini d’equipaggio. La
lancia si mosse in direzione
del sommergibile che era in
attesa, poco lontano, dei do-
cumenti richiesti. Purtroppo,
a metà tragitto, un colpo di
mare travolse la lancia; i set-
te uomini finirono tutti in
acqua e toccò ai sommergi-
bilisti francesi darsi da fare
per evitare il peggio. Fu ne-
cessario ammainare una se-
conda lancia per riportare a
bordo i naufraghi.

Ripresa la navigazione, al-
cuni giorni dopo il coman-
dante ricevette un telegram-
ma con l'ordine di rifugiar-
si a Tenerife, a causa dello
scoppio del conflitto. In que-
sta località, a pieno carico,
la nave rimase per trentacin-
que giorni, poi arrivò un se-
condo ordine di ripartire

(Continua in 4.a pagina)

NOTIZIARIO ‘C,,: pagina tre



[È GIORNALE DI BORD





La “Beatrice C.,, scomparve
nel Canale di Sicilia

(Seguito dalla 3.a pagina)

per l'Italia. Doveva essere
l’ultimo « viaggio di pace ».
La « nave di marmo » fu mi-
litarizzata e iniziò viaggi per
Tripoli, Napoli, Palermo,
Sant'Antioco e Cagliari, ca-
rica di carbone, munizioni,
carri armati, automezzi, vive-
ri, ecc.

La situazione, intanto, si
faceva sempre più critica e
ogni volta si partiva senza
essere certi di giungere a de-
stinazione. Una paura che
gravava su tutti. E infatti ai
primi di giugno del 1941 an-
che per la «Beatrice C.» fu
la fine. Stava navigando nel
Canale di Sicilia, nelle vici-
nanze di Lampedusa, quando
venne colpita da siluri;
il carico di benzina in fusti
prese fuoco e le fiamme si
levarono alte nella notte
(l'attacco avvenne nella tar-
da sera), mentre si tentava-

Istantanea scattata sulla « Beatri-
ce C.», nella rada di Santa Cruz
di Tenerife il 5 settembre del 1939.
Alcuni membri dell'equipaggio po-
sano con orgoglio accanto a uno
squalo appena catturato.

no le operazioni di salvatag-
gio. La «Beatrice C.» bruciò
per due giorni; poi il quattro
giugno, vista l’ impossibilità
di qualsiasi tentativo di sal-
vezza, venne affondata dalle
cannonate di un cacciator-
pediniere di scorta. Sparì in

NOTIZIARIO ‘’C,,: pagina quattro



pochi minuti; ma ormai non
era che un relitto divorato
dal fuoco e nessuno avrebbe
potuto riconoscere in esso la
bella e robusta nave che —
per anni — aveva solcato
l'Oceano, fiera del pomposo
titolo di « Nave di marmo ».

Il drammatico avvenimen-
to è ricordato, con commos-
se parole, da uno dei prota-
gonisti, il marittimo Salvato-
re Langella, attualmente im-
barcato sulla motonave « An-
na C.», allora a bordo della
unità. «Nonostante i tempi»,
dice, «continuavamo a fare i
nostri viaggi regolari fra Na-
poli e Tripoli. Il nostro cari-
co non era più quello di mar-
mo, ma quello, ben più peri-
coloso, di benzina. Avevamo
una certa sicurezza, perché
navigavamo sempre in con-
voglio. Ma che cosa poteva
fare una misura cautelativa
di questo genere di fronte al-
l'infuriare della guerra e ai
continui attacchi nemici?

Ben poco. Così, anche quel
giorno di giugno, eravamo in
un convoglio formato da sei
caccia e da sei vapori. All’im-
provviso aerei siluranti e
bombardieri inglesi ci furo-
no sopra, scaricarono le loro
micidiali armi. La nave ven-
ne colpita da tre bombe nel-
la stiva numero tre e al cen-
tro. A bordo, tutti cercammo
di non perdere il controllo
della situazione; in perfetto
ordine, ci calammo in mare
con le lance nostre, mentre
la « Beatrice » era in preda
alle fiamme. Una scena che,
anche a distanza di tanto
tempo, mi stringe il cuore.

Che cosa si poteva fare? Or-
mai più nulla. Noi salimmo
a bordo del caccia « Camicia
Nera » e potemmo metterci
tutti in salvo, evitando che
nell'incidente trovassero la
morte persone sia dell’equi-
paggio che di accompagna-
mento. Poi, come si è detto,
si decise di affondare la
«Beatrice», quasi per rispar-
miarle una agonia che dura-
va da troppo tempo. Un cac-
cia di scorta la colpì ripetu-
tamente e la bella unità si
inclinò gradatamente a prua,
per sparire per sempre. Una
avventura che non potrò cer-
tamente dimenticare mai... ».





L'attività sportiva dei nostri equipaggi non conosce soste. Mentre a Genova

la squadra di calcio della LINEA « C. » sta disputando un ottimo campionato

fra i dilettanti, ecco l’« undici» della « Federico C» poco prima di iniziare
un incontro a Montevideo, il 14 giugno 1962.

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MATRIMONI

© Il signor Manlio Malarby, al-
lievo di macchina della « Franca
C. », con la signorina Caterina Ca-
sale. Genova, 11 ottobre 1962.

@ Il signor Antonio Silvestri, già
cameriere sulla « Franca C.», con
la signorina Marta Giglio. Luni, 8
ottobre 1962.

Agli sposi novelli giungano le più
vive felicitazioni di Notiziario «C»
unite agli auguri di una lunga e
prospera felicità.

LUTTO

@ Si è spento recentemente
Mons. Giovanni Cima, già Cappel-
lano di bordo dell’« Anna C.» e, al
momento della scomparsa, Cappel-
lano sulla motonave «Giulio Ce-
sare ».

Notiziario «C», anche a nome di
tutti i marittimi che lo conobbe-
ro, porge alla famiglia sentite con-
doglianze.

Il sette settembre 1962, a Sam»
pierdarena, dove era nato il pri-
mo giugno 1890, è deceduto il si-
gnor LINO SALVATORE TRA-
VERSO, uno dei più stimati e più
validi dipendenti della Ditta Giaco-
mo Costa fu A. Entrato nella Dit-
ta il primo dicembre det 1504, a-
veva mantenuto il suo posto — con
piena validità — fino al 31 dicem-
bre del 1960, giorno in cui aveva
ritenuto opportuno ritirarsi da o-
gni attività per godersi un sereno
e meritato riposo in famiglia. Il
signor Traverso — nei suoi 56 an-
ni di attività presso la Ditta Gia
como Costa fu A. — seppe farsi
stimare e ben volere da tutti, su-
periori e compagni di lavoro, per
il suo alto senso del dovere, per la
sua rettitudine, per i suoi sani prit-
cipi di vita. Nell'aprile del 1953, su
proposta della Ditta, era stato in-
signito della « Stella al merito del
Lavoro», giusto riconoscimento per
una vita esemplare sotto ogni a-
spetto. La notizia della sua morte
ha suscitato vasto cordoglio in
quanti lo conoscevano + lo ama-
vano.

Notiziario « C» partecipa al lut-
to della famiglia, porgendo alla ve-
dova e ai tre figli i sensi del più
profondo cordoglio.





NOTIZIARIO «C»
Periodico aziendale bimestrale
Anno II - N. 5 - Settembre-Ottob»* 1962

Spedizione in abb. post., Gruppo IV__



Genova, Via D'Annunzio 2 (piano XX)
Autor. Trib. di Genova N. 526 del 23/2/1961

FLAVIO MAGNARIN
Direttore responsabile

Tel. 58.18.51 - Casella postale 492
Stampa: BI-ESSE Genova




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