Paulucci Enrico

Contenuto

Paulucci Enrico
Tipologia
Fascicolo
Descrizione
Corrispondenza intercorsa tra il pittore Enrico Paulucci e Giovanni Zoncada in merito alla realizzazione delle opere d'arredamento destinate agli spazi comuni delle t/n Leonardo da Vinci, Eugenio C e Stella Solaris.
Allegati a tale documentazione sono presenti 2 positivi fotografici b/n raffiguranti bozzetti e opere finite di Paulucci, 1 biglietto d'auguri a stampa e 2 opuscoli a stampa delle esposizioni tenute da Paulucci a Bologna e a Portofino rispettivamente nel marzo 1959 e nel settembre 1962.
Data testuale
1959 marzo 17 - 1973 febbraio 03
Estremi cronologici
17 marzo 1959 – 3 febbraio 1973
Data topica
Bologna; Genova; Portofino; Roma; Sant'Angelo d'Ischia; Torino; Trieste
Consistenza
cc. 4, positivi fotografici 2, opuscoli a stampa 2, biglietti d'auguri a stampa 1
Stato di conservazione
Buono
Soggetto produttore
Giovanni Zoncada (1898 - 1988)
Identificativo
NZ.000005
contenuto
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da

9 BOLOGNA - CASTIGLIONE 2
® DAL 17 AL 28 MARZO 1959



Valle 1958

Da anni e anni, Paulucci ci ripete la sua proposta di felicità. Ci sono pittori che
continuano tutta la vita un loro discorso sulla felicità, dal grande Matisse a Dufy,
pittori che definiscono il male del vivere attraverso il loro contrario, la felicità
raggiunta: e il loro non è un discorso di evasione, è un battere il chiodo secondo
per secondo senza smettere mai: se la vita può essere così in un suo momento
perchè non può essere così in ogni caso? Ma le immagini di felicità oggi
non sono stabili e corpose: vivono della rapidità di un accordo musicale, della
fragilità di un respiro. Paulucci ci ripete che se lo spazio può essere un piccolo
porto o golfo, il tempo battere o barbaglio d’onda, la presenza umana svettanti
alberature d’imbarcazioni, la durezza scoglio incrostato d’alghe, la forza esplosione
di sole contro gli altri e stretti muri gialli delle case, questa è la misura di vita
che dovremmo tenere sempre, regolando ad essa i nostri propositi, le nostre ambizioni.
Ma tutto questo potrebbe portarci anche a un'immagine falsa di Paulucci se non
dicessimo che il suo rapporto con il fedele paesaggio è quello, fatto di attenta
pazienza, del nativo, del rivierasco che resta seduto al tavolino di ferro del caffè
sul porto quando gli ultimi forestieri se ne sono andati, e sa che di quelle ore,
di quelle stagioni è solo lui a conoscere il segreto; c’è l’accettazione del buono
che dà la vita in un edonismo temperato dall’understatement del ligure, ‘dallo
scetticismo del signore, dal rigore del torinese di adozione: tra il peccato di
puntare tutto su una fragile gioia e l’abisso della vanità del tutto c’è il punto di
equilibrio perfetto, etico e poetico insieme, che è lo stile.

Ultimamente Paulucci va cercando al dilà dell’eleganza del suo gioco musicale una
verità più fonda. Si stacca dalla spiaggia e va cercando le ripe scoscese e faticate
dell’entroterra ligure, con quadri dalle superfici cromatiche fortemente contrapposte,
dai tagli duri. Non è il dramma in atto che cerca, neanche qui: ma il dramma
dominato, fatto eredità ed esperienza, calore ed ombra in noi, cosî come la sua
felicità è quella già avuta, quella che già ci è dietro le spalle, ma che continuiamo

impalpabilmente a portare con noi.

Italo Calvino

PAULUCCI

In copertina: Costiera gialla

La direzione della Galleria " Portofino,,
invita la S. V. a visitare la mostra di
ENRICO PAULUCCI che st inaugura
alle ore 19 di sabato 8 Settembre 1962

LA MOSTRA È STATA ORGANIZZATA CON LA COLLABORAZIONE
DELLA GALLERIA “LA BUSSOLA,, - DI TORINO



GALLERIA D'ARTE MODERNA “PORTOFINO,,
Via Roma, 24 - Tel. 69.229
PORTOFINO



.La pittura di Paulucci, benché sembri sgorgata di getto, non
è senza storia né senza problemi: è passata attraverso tutte le
esperienze, per amare e pericolose che fossero, del nostro tempo.
Se la regione in cui, da ormai più di trent'anni si snoda il suo
corso è quella della cultura figurativa francese dall'Impressioni-
smo in poi, si tratta pure di una scelta storica, il cui motivo era
già manifesto quando, col gruppo torinese dei Sei (nato nel giro
d'idee di Gobetti, di Persico) si mise contro la corrente ufficiale
del Novecento: per un'esigenza di libertà che non ha più cessato
di valere. Sono certamente mutate le condizioni in cui quella
esigenza ha un valore, e dunque i modi del suo affermarsi; ma
oggi, come allora, non v'è felicità senza libertà, e la libertà non
ce la regala nessuno, bisogna conquistarla, ed è sempre più dif-

ficile. Molti si chiedono se la pittura di Paulucci sia ancora figu-



Piccolo porto

rativa benché gli oggetti non siano più riconoscibili, e come
mai i valori rimangono gli stessi, o appartengano ancora allo
stesso ordine, benché il valore dell'oggetto sia andato via via
diminuendo fino a scomparire. La risposta è troppo facile: per-
ché il valore che interessa Paulucci non è il valore dell'oggetto
e perché una pittura può essere apertamente figurativa anche
dopo l'eliminazione dell'oggetto. La fiducia di Paulucci, dunque,
non è fiducia nell'assoluta consistenza, realtà, validità dell’og-
getto; ma nella forza del suono, del timbro, dell’accento della
parola che designa l'oggetto e che seguita ad essere parola uma-
na anche quando non c'è più l'oggetto: la sua pittura è ancora

e certamente rimarrà figurativa perché è e certamente rimarrà

Costiera blu



una pittura di linguaggio, preoccupata sopratutto di stabilire
una comunicazione umana, di rompere il grigio della solitudine,
d’indicare certe condizioni, le migliori possibili, di coesistenza.
.Se cose che non dovrebbero fare problema diventano, nella si-
tuazione attuale del mondo, problemi da risolvere, non c'è che
da affrontarli: ma mirando sempre a ristabilire quella condi-
zione ideale di spontaneità e di felicità che dovrebbe presiedere
alla coesistenza e alla relazione degli uomini nel mondo. Così
la pittura di Paulucci ha deluso quanti, troppo presto credendo
alla sua « spontaneità » o al suo essere « ovviamente » spontanea,
cercavano in essa un appoggio nella guerra santa contro tutti

gli « ismi », come sospetti veicoli d'intelligenza.

Invece Paulucci s'è fatto un dovere di sperimentarli tutti,
o quasi, non già per impugnare una bandiera e battersi per o
contro i loro contenuti e i loro assunti ideologici, ma perché

erano comunque modi di comunicazione umani, proposte di
nuove strutture di linguaggio, fatte per dire cose nuove.

G. C. ARGAN

(dal saggio introduttivo alla monografia in corso di stampa per le edizioni de
«La Bussola » Torino).

NOTIZIE BIOGRAFICHE

Enrico Paulucci è nato da famiglia emiliana a Genova: dal 19/11 vive a Torino
dove ha seguito studi classici e si è laureato. Ha iniziato la sua attività pittorica
con il gruppo dei « Sei Pittori » che ju tenuto a battesimo da Edoardo Persico
e da Lionello Venturi attorno al 1930. Da allora ha partecipato a tuite le mostre
più importanti in Italia e all’estero ottenendo in parecchie occasioni premi e
riconoscimenti. Dal 1941 è stato chiamato alla cattedra di pittura della Accademia
Albertina di Belle Arti di Torino, di cui è Direttore. Sue opere si trovano in
molti musei e collezioni in Italia e fuori.

rienza:



posti

ser











GALLERIA D'ARTE MODERNA "PORTOFINO,,
Via Roma, 24 - Tel. 69.229
PORTOFINO

T.E.C.A. - TORINO
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9 BOLOGNA - CASTIGLIONE 2
® DAL 17 AL 28 MARZO 1959



Valle 1958

Da anni e anni, Paulucci ci ripete la sua proposta di felicità. Ci sono pittori che
continuano tutta la vita un loro discorso sulla felicità, dal grande Matisse a Dufy,
pittori che definiscono il male del vivere attraverso il loro contrario, la felicità
raggiunta: e il loro non è un discorso di evasione, è un battere il chiodo secondo
per secondo senza smettere mai: se la vita può essere così in un suo momento
perchè non può essere così in ogni caso? Ma le immagini di felicità oggi
non sono stabili e corpose: vivono della rapidità di un accordo musicale, della
fragilità di un respiro. Paulucci ci ripete che se lo spazio può essere un piccolo
porto o golfo, il tempo battere o barbaglio d’onda, la presenza umana svettanti
alberature d’imbarcazioni, la durezza scoglio incrostato d’alghe, la forza esplosione
di sole contro gli altri e stretti muri gialli delle case, questa è la misura di vita
che dovremmo tenere sempre, regolando ad essa i nostri propositi, le nostre ambizioni.
Ma tutto questo potrebbe portarci anche a un'immagine falsa di Paulucci se non
dicessimo che il suo rapporto con il fedele paesaggio è quello, fatto di attenta
pazienza, del nativo, del rivierasco che resta seduto al tavolino di ferro del caffè
sul porto quando gli ultimi forestieri se ne sono andati, e sa che di quelle ore,
di quelle stagioni è solo lui a conoscere il segreto; c’è l’accettazione del buono
che dà la vita in un edonismo temperato dall’understatement del ligure, ‘dallo
scetticismo del signore, dal rigore del torinese di adozione: tra il peccato di
puntare tutto su una fragile gioia e l’abisso della vanità del tutto c’è il punto di
equilibrio perfetto, etico e poetico insieme, che è lo stile.

Ultimamente Paulucci va cercando al dilà dell’eleganza del suo gioco musicale una
verità più fonda. Si stacca dalla spiaggia e va cercando le ripe scoscese e faticate
dell’entroterra ligure, con quadri dalle superfici cromatiche fortemente contrapposte,
dai tagli duri. Non è il dramma in atto che cerca, neanche qui: ma il dramma
dominato, fatto eredità ed esperienza, calore ed ombra in noi, cosî come la sua
felicità è quella già avuta, quella che già ci è dietro le spalle, ma che continuiamo

impalpabilmente a portare con noi.

Italo Calvino


PAULUCCI

In copertina: Costiera gialla

La direzione della Galleria " Portofino,,
invita la S. V. a visitare la mostra di
ENRICO PAULUCCI che st inaugura
alle ore 19 di sabato 8 Settembre 1962

LA MOSTRA È STATA ORGANIZZATA CON LA COLLABORAZIONE
DELLA GALLERIA “LA BUSSOLA,, - DI TORINO



GALLERIA D'ARTE MODERNA “PORTOFINO,,
Via Roma, 24 - Tel. 69.229
PORTOFINO



.La pittura di Paulucci, benché sembri sgorgata di getto, non
è senza storia né senza problemi: è passata attraverso tutte le
esperienze, per amare e pericolose che fossero, del nostro tempo.
Se la regione in cui, da ormai più di trent'anni si snoda il suo
corso è quella della cultura figurativa francese dall'Impressioni-
smo in poi, si tratta pure di una scelta storica, il cui motivo era
già manifesto quando, col gruppo torinese dei Sei (nato nel giro
d'idee di Gobetti, di Persico) si mise contro la corrente ufficiale
del Novecento: per un'esigenza di libertà che non ha più cessato
di valere. Sono certamente mutate le condizioni in cui quella
esigenza ha un valore, e dunque i modi del suo affermarsi; ma
oggi, come allora, non v'è felicità senza libertà, e la libertà non
ce la regala nessuno, bisogna conquistarla, ed è sempre più dif-

ficile. Molti si chiedono se la pittura di Paulucci sia ancora figu-



Piccolo porto

rativa benché gli oggetti non siano più riconoscibili, e come
mai i valori rimangono gli stessi, o appartengano ancora allo
stesso ordine, benché il valore dell'oggetto sia andato via via
diminuendo fino a scomparire. La risposta è troppo facile: per-
ché il valore che interessa Paulucci non è il valore dell'oggetto
e perché una pittura può essere apertamente figurativa anche
dopo l'eliminazione dell'oggetto. La fiducia di Paulucci, dunque,
non è fiducia nell'assoluta consistenza, realtà, validità dell’og-
getto; ma nella forza del suono, del timbro, dell’accento della
parola che designa l'oggetto e che seguita ad essere parola uma-
na anche quando non c'è più l'oggetto: la sua pittura è ancora

e certamente rimarrà figurativa perché è e certamente rimarrà

Costiera blu



una pittura di linguaggio, preoccupata sopratutto di stabilire
una comunicazione umana, di rompere il grigio della solitudine,
d’indicare certe condizioni, le migliori possibili, di coesistenza.
.Se cose che non dovrebbero fare problema diventano, nella si-
tuazione attuale del mondo, problemi da risolvere, non c'è che
da affrontarli: ma mirando sempre a ristabilire quella condi-
zione ideale di spontaneità e di felicità che dovrebbe presiedere
alla coesistenza e alla relazione degli uomini nel mondo. Così
la pittura di Paulucci ha deluso quanti, troppo presto credendo
alla sua « spontaneità » o al suo essere « ovviamente » spontanea,
cercavano in essa un appoggio nella guerra santa contro tutti

gli « ismi », come sospetti veicoli d'intelligenza.

Invece Paulucci s'è fatto un dovere di sperimentarli tutti,
o quasi, non già per impugnare una bandiera e battersi per o
contro i loro contenuti e i loro assunti ideologici, ma perché

erano comunque modi di comunicazione umani, proposte di
nuove strutture di linguaggio, fatte per dire cose nuove.

G. C. ARGAN

(dal saggio introduttivo alla monografia in corso di stampa per le edizioni de
«La Bussola » Torino).

NOTIZIE BIOGRAFICHE

Enrico Paulucci è nato da famiglia emiliana a Genova: dal 19/11 vive a Torino
dove ha seguito studi classici e si è laureato. Ha iniziato la sua attività pittorica
con il gruppo dei « Sei Pittori » che ju tenuto a battesimo da Edoardo Persico
e da Lionello Venturi attorno al 1930. Da allora ha partecipato a tuite le mostre
più importanti in Italia e all’estero ottenendo in parecchie occasioni premi e
riconoscimenti. Dal 1941 è stato chiamato alla cattedra di pittura della Accademia
Albertina di Belle Arti di Torino, di cui è Direttore. Sue opere si trovano in
molti musei e collezioni in Italia e fuori.

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GALLERIA D'ARTE MODERNA "PORTOFINO,,
Via Roma, 24 - Tel. 69.229
PORTOFINO

T.E.C.A. - TORINO

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