L'Ansaldino, n. 15, 1958

Contenuto

L'Ansaldino, n. 15, 1958
Tipologia
Periodico a stampa
Descrizione
A p. 1 (copertina), turboalternatore da 62500 kW per la centrale di Bari in prova allo stabilimento Meccanico di Sampierdarena
A p. 28 (quarta di copertina), essiccatore rotante per la cementeria di Porbandar costruito al C.M.I.

- Turboalternatore da 62500 kW per la centrale di Bari in prova al Meccanico, p. 1
- I lavori di rimodernamento del Cantiere "Luigi Orlando", p. 2
- Il varo della "Santa Isabella", p. 3
- Il laboratorio chimico e metallografico della Fonderia, p. 4
- La scomparsa di Eugenio de Vito, p. 6
- Panorama aziendale, p. 8
- Interni della "Sicilmotor", p. 10
- Panorama dell'economia aziendale, p. 11
- Le centrali nucleari in Gran Bretagna, p. 12
- Gli stivali, p. 13
- Viaggio immaginario dalla Terra alla Luna, p. 14
- Il Porto di Genova attraverso i secoli, p. 17
- Promettente sviluppo delle esportazioni italiane, p. 18
- Cassetta delle idee, p. 20
- Il bacino di carenaggio di Livorno, p. 21
- Ansaldini in visita alla Fiat Mirafiori, p. 22
- Concorso fotografico, p. 23
- Visita al Porto, p. 24
- Dopolavoro, p. 25
- La ruota del tempo, p. 26
- "L'Ansaldino risponde, p. 27
- Essiccatore rotante per la cementeria di Porbandar costruito al C.M.I., p. 28
Data testuale
1958 ottobre 1-31
Consistenza
pp. 28
Stato di conservazione
Ottimo
Soggetto produttore
Ansaldo (1853 - ***)
Identificativo
PER.000205/95
Formato
Rivista quindicinale a stampa
contenuto
NUMERO DOPFIO

“ansaldino

QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL''ANSAIDO

NS La

a









|

Turboalternatore Er ZIA

ATE E OT
IAA COTTO



I lavori di rimodernamento
del Cantiere “Luigi Orlando”

S econdo il programma sta-
bilito a suo tempo dalla
DIG, continuano i lavori di
rimodernamento del Cantiere
di Livorno, allo scopo di ade-
guare le sue attrezzature al
carico e alle caratteristiche
del lavoro assunto,
Dei lavori di ampliamento
dello Scalo Morosini ha già

lansaldi

QUINDICINALE



to

DEI DIPENDENTI
DELI' ANSALDO
a

EDITO DALL'ANSALDO “.p.A.

*

Responsabile: Lorenzo Rebora

Redazione: Via Fieschi, 10-11

Genova

Corrispondenti di Stabilimento :
DIG: Emeia Diamante MEC:
Spartaco Sardini, Giuseppe Ro-
vegno - CAN: Graziano Merlano
; : (Voltri) Pasquino;
no) Aurelio Maggriolo - FON:;:

Montesoro - È
o Sardi » MI
7: Dino Dazzi »
Orlandi - ROMA:










Mario Fossati

Spedizione in abbonamento po»
stale gruppo II * Abbonamento
gratuito ai dipendenti e pensio-
nati * Stampato nella Tipografia
F.ili Pagano, Via Monticelli,

Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan»
franconi, 43 * Pubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954

trattato - L’ansaldino» del
giugno scorso accennando al-
l'allungamento di cuello scalo
a mare e a monte.

Ultimata l'opera di allunga-
mento, i lavori più importanti,
oggi in corso, sono:

— l'allargamento dello Sca-
lo Morosini, l’ ampliamento
della vasca dello Scalo Um-
bria e la dotazione dei due
scali di potenti gru che per-
metteranno il montaggio di
elementi prefabbricati degli

scafi del veso di 120 tonn. per
lo Scalo Morosini e di 50 tonn.
per lo Scalo Umbria.

I lavori si svolgono sotto la
guida del nostro Ufficio DIG/
IMP nella persona del Diret-
tore ing, Arnaldi, con la con-
sulenza del prof. ing. Giulio
Fascetti dell’Università di Pi-
sa e la collaborazione di at-
trezzatissime imprese.
SCALO MOROSINI,

L’allargamento dello Scalo
Morosini consiste in un au-

mento della larghezza del pia-
no di varo per adeguarla alla
massima larghezza delle navi
che si potranno impostare su
di esso.

Dopo il varo della turboci-
sterna « Felce », avvenuto il
15 giugno, sono stati iniziati i
lavori di allargamento per i
quali è stato necessario effet-
tuare uno scavo della profon-
dità media di due metri, sui
due lati dello scalo.

Nelle due fosse longitudina-

li così create, si sono infissi
vali di fondazione di cemento
armato centrifugato. Perchè
la palificazione fosse atta a
sopportare il carico che potrà
insistere su di essa è stato
necessario infiggere pali lun-
ghi fino a 12 metri. Su questi
sono stati gettati pilastri di
cemento armato basati su piat-
taforme e plinti direttamente
insistenti sulle palificazioni.

(continua a pagina 23)

Mario Arduini

Sopra il titolo, a sinistra: l'ampliamento della vasca dello Scalo Umbria. - A destra: i lavori in corso per l'allargamento dello
Scalo Morosini. - Sotto: come si presenterà la banchina d'allestimento dopo i lavori di rimodernamento in via di ultimazione











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Il varo delia “Santa Isabella yy

À sette mesi dall’ imposta-
zione, avvenuta il 1.0 mar-
zo scorso, domenica 5 ottobre
al Cantiere di Muggiano è sta-
ta varata la turbocisterna
«Santa Isabella» da 31.500
tonnellate di portata lorda co-
struita per conto della Socie-
tà « Messana » di Messina.

La « Santa Isabella» è la
tredicesima delle turbocister-
ne da 31.500 tonn. costruite
nei Cantieri Ansaldo a parti-
re dal 1954 e la seconda di
eguale tonnellaggio varata nel
corso del corrente anno dal
Cantiere di Muggiano: infatti,
come si ricorderà, il 23 feb-
braio scorso, dallo stesso scalo,
scese in mare la « Polinice »
costruita per la Società « Ne-
reide » di Palermo della Flot-
ta Lauro che, già dalla fine di
luglio, è stata consegnata al-
l'’armatore.

Le principali caratteristiche
della nuova unità sono le se-
guenti: lunghezza fuori tutto,
m. 200; larghezza massima fuo-
ri ossatura, m. 26,20: altezza
di costruzione, m. 13.90; im-
mersione a pieno carico, me-
tri 10,30; stazza lorda, tonn.
21.000; potenza normale appa-
rato motore-c. a. 14.500 — ca-
pace di imprimere alla nave,
a pieno carico, una velocità
corrispondente di nodi 16,30.

La « Santa Isabella » è sta-
ta costruita col sistema a due
paratie longitudinali con un
ponte dotato di copertini infe-
riori e con castello, tughe al
centro disvoste in più ordini,
cassero poppiero e soprastrut-
ture sullo stesso; sarà mossa
da una sola elica azionata da
un gruppo turboriduttore An-
saldo da 14.500 c. a, normali

con vapore fornito da due cal-
daie Foster Wheeler a tubi di
asqua a due collettori ad alta
pressione ultimo modello.
Numerosa la folla, le autori-
tà e le personalità presenti al-
la cerimonia del varo che, pur
ormai consueta, riesce ad ogni
volta a rinnovare l'interesse e
l'emozione degli spettatori.
Oltre all'on. Giuseppe Spa-
taro, ministro della Marina
Mercantile che era accompa-
gnato dal ten. col. Stocchetti
e dal capo ufficio stampa dr.
Capitani, erano presenti il
Prefetto dr. Meneghini, l’as-
sessore Carboni in rappresen-
tanza del Sindaco. il Vicario
generale della Diocesi di Luni
mons. Bonfiglioli, il coman-
dante Lucchesini in rappresen-
tanza del Comandante in Capo
del Dipartimento M. M. Alto
Tirreno, il Questore dr. De
Fiore, l'armatore Scinicariello,
il Comandante del gruppo CC.
col. Tornar. il Procuratore mi.
litare gen, Munaxhò. il gen Al-
fano Direttore dell'Arsenale
M. M,, il col. Montalto coman-
dante la Guardia di Finanza,
il cav. Santini ispettore sune-
riore di Dogana, il col. Be-
nazzi, comandante» la. Capita-
neria di Porto, l’ing. Verde,
l'ing. Micillo. il dr. Malco
nresidente della Camera di
Commercio. gli ingg. Panunzio
e Covvetti dei Registri Na-
vali. il dr, Lonardo direttore
dell'Ufficio provinciale del La-
voro, il col. Castellano. il dr.
Naef. presidente dell'Ente pro-
vinciale del Turismo. l’avv.
Fttore A. Mori e molti altri
che sono stati ricevuti dal Pre-
sidente della rostra società
avv. De Barbieri, dal Diretto-

re centrale ing. Casaccia, dal-
l'ing. Palenzona Direttore del
Cantiere di Muggiano, dai V.
Direttori ingg. Gradoli e Gril-
lo e dai dirigenti ing. Capello
e dott. Migone.

Poco prima delle 11 mons.
Bonfiglioli ha benedetto la na-
ve, quindi la madrina, signora
Giulia Scinicariello, consorte
dell'armatore, al tradizionale
ordine del Direttore del Can-
tiere ing. Palenzona: « In no-
me di Dio, tagli! », ha abbas-
sato rapidamente la scure di
argento ed ha reciso il filo che
ha fatto infrangere la botti-
glia di spumante contro la
fiancata sinistra della nave e
questa, ormai completamente
libera, un istante dopo, s'è
mossa e velocemente è scivo-
lata verso il mare fra gli ap-
plausi della folla e i fischi
delle sirene del cantiere e del-
le navi ancorate nel Golfo.

Quindi l'avv. De Barbieri,
doro aver rivolto un breve di-
scorso di saluto al ministro
della Marina Mercantile ed
aver espresso il suo augurio
all'armatore e alla nuova uni-
tà, ha ceduto il microfono al-
l’on. Spataro.

Il ministro s'è detto soddi-
sfatto, anche a nome del Go-
verno. di trovarsi presente al
varo di una nuova possente
unità che viene ad arricchire
la flotta mercantile italiana ed
ha rivolto anch'egli un fervi-
do augurio
personale della società costrut-
trice e alla nave che vorterà
nei mari del mondo il segno
della volontà di pace e della
cavacità di lavoro dell’Italia.
L'on. Spataro ha infine conclu-
so il suo discorso annunciando

all'armatore. al |

che lo scalo dal quale poco
prima era stata varata la
« Santa Isabella » non resterà
a lungo vuoto in quanto, nei
prossimi giorni, anche in vir-

tù dei contributi governativi,
sullo stesso verrà impostata
una nuova unità dalle medesi-
me caratteristiche.



na delle immagini più pla-
stiche e maggiormente re-
enti all'usura del tempo
a vita ginnasiale è
sempre stata quella della fu-
sione del Perseo e quella, non
certo meno celebre e bella,
della nobile fatica di Vulcano
allorquando unì mirabilmente
le virtù dell’artigiano e del-
l'artista per dar vita allo scudo
del Pelide.

Forse per pigrizia mentale,
o forse anche per non rompe-
re la magia di quell'immagine,
non avevamo mai pensato che
la fonderia ha percorso con
tutto il resto del divenire uma-
no il camr ria via trac-
ciato dalla

Poe a pa
controlli rigor
poranei a studi e ricerche, è
oggi molto sentita — data an-
che l’attuale velocissima evo-
luzione della tecnica — evolu-
zione che coinvol ovvia-
metrite, e tanto per restare nei
nostri limiti, che l’antica
arte della fonderia in genere.

Da tempi anche recenti —
infatti — ad oggi, le cose so-
no notevolmente cambiate:
mentre prima la fusione di un
metallo e le sue successive
fasi di lavorazione (e balza
subito di nuovo all’occhio del
la fantasia la grossa elica del-
la nave no affidate all’oc-
chio clinico, al mestiere di chi
era nato e si era formato nelle
navate fumose di una fonde-
ria. da un no’ di tempo si è
reso necessario un controllo
rigorosamente scientifico dei
materiali. E le ragioni sono
tanto facilmente intuibili che
non è il caso di citarle nep-
pure. E’ un fenomeno, questo,
verificatosi non solo in Italia:
anzi, tutti i Paesi industrial-
mente evoluti si preoccupano
quotidianamente di tenersi ag-
giornati a vicenda.

Si comprenderà quindi la ra-
gione dell’esistenza di labora-
pecializzati in analisi, ri-
cerche e studi. Laboratori
stemati in fonderia per un nu-
mero molteplice di ragioni,
prima tra tutte la necessaria
rapidità dell'analisi, che è così
possibile in loco (cioè senza
dov ricorrere ad un altro
stabilimento inviandogli i cam-
pioni e senza doverne atten-
dere i risultati) con grande ri-
sparmio di tempo e, in secon-
do luogo per la possibilità di
inserirsi nel vivo della produ-
zione

Esi infatti presso la nostra
Fonderia un Servizio Metal.
lurgico che provvede, a secon-
da delle necessità dei clienti,
a studiare, proporre e control-
lare il tino di lega più adatto
alle finalità funzionali.

Alcuni periti industriali, in-
fatti. seguono costantemente
da vicino l'andamento dei for-
ni. Ma il loro lavoro sarebbe

U


















le esigenze di
imi. contem-
































si-









Sopra il titolo: gli analisti G.B. Roscelli (a sinistra) ed Eraldo Dagnino nella sala analisi chimiche;



Ill

e me

quello di ‘un cieco, se, per ve-
dere, non avessero a disposi-
zione un Laboratorio Chimico
e Metallografico.

A questo punto è possibile
inquadrare esattamente nei
suoi limiti funzionali il Labo-
ratorio della Fonderia, ma pri-
ma è necessario un breve pas-
so indietro nel tempo. Come è
noto, l'Ansaldo già anni fa
possedeva un efficiente labora-
torio chimico - tecnologico di-
slocato presso il Cantiere di
Sestri; circa un quinquennio
fa questo fu modernizzato, re-
so maggiormente efficiente e
trasferito al Meccanico, dove
è tutt'ora. Una parte del per-
sonale però fu staccata e co-
minciò a svolgere la sua atti-



aboratorio ch

allografico della

vità in Fonderia, con funzioni
locali di analisi e di controllo
dei materiali. E le ragioni di
questa sua sistemazione sono
le stesse che abbiamo più su
accennato, parlando del Servi-
zio Metallurgico, con il quale
attua una stretta forma di col-
laborazione.

Questa forma di.., simbiosi,
in atto presso la Fonderia sin



dal tempo della costituzione
del laboratorio, è un grosso

vantaggio, i cui benefici effetti
si rendono ancor più evidenti
— quand’anche ve ne fosse bi-
sogno — proprio quando even-
tuali errori o possibili inesat-
tezze impongono un rapido e
cordiale scambio di informa-
zioni o di correzioni.

Riprendendo il filo del di-
scorso, guardiamo un momen-
to, adesso, la produzione della
Fonderia: su di un'area di
38.160 metri quadrafi, può ef-
fettuare fusioni in ghisa del
peso unitario fino a 190 ton-
nellate, e fusioni in ghisa spe-
ciale (meehanite, ghise legate,
ghisa sferoidale), fusioni in
bronzo del peso unitario fino
a 80 tonnellate; può fornire
eliche finite del peso unitario
fino a 40 tonnellate in bronzo
al mangane e in bronzo al
nickel-alluminio, getti centri-
fugati lunghi fino a 10 metri
ecc. Se si pensa che ognuna
di queste produzioni ha una
vasta gamma di utilizzazioni
e, conseguentemente, caratte-







in basso,

da sinistra: la

ristiche particolari, risulteri
fin troppo evidente il notevoli
numero e la diversità dei ma
teriali in lavorazione: e quind
la continua richiesta di analis
e di controlli - che, partend
dalla ghisa, dagli ottoni e da
bronzi - si estendono anche al.
le terre da formatura, alla naf
ta, al carbone metallurgico, al
la grafite, alle scorie, ai metall
bianchi, agli acciai speciali, a
rottami, ai minerali di ferro €
di rame e, in una parola, è
tutto ciò che viene impiegati
e che residua dalle lavorazioni

Queste ragioni hanno dun
que portato alla costituzione d
un autonomo reparto che, ini
ziata da circa cinque anni |]:
sua attività con mezzi ed ap



dottoressa Ermana

Baltera (che ha la responsabilità de! laboratorio) al fotometro nella sala delle analisi spettrografiche, e il metallografo Pietro Massa al microscopio



mico
ideria

parecchiature relativamente
modesti, ha tuttavia raggiunto
un alto grado di perfezione,
adeguando la sua attrezzatura
al linguaggio tecnico interna-
zionale. Ha ancora, è ben vero,
della strada da compiere, ed a
questa è preparato, soprattut-
to tenendo d'occhio la continua
evoluzione — meglio dovreb-
be, forse, dirsi « rivoluzione »
— della tecnica, i cui sviluppi
ed i cui rivoluzionamenti in-
teresseranno certamente in fu-
turo, in un futuro forse pros-
simo, anche questi settori pro-
duttivi della nostra Azienda.

Tutto auesto non porta co-
munque, è bene dirlo a scanso
di ecuivoci, ad un antagonismo
con il « Reparto Ricerche e
Controlli » del Meccanico. so-
prattutto perchè quello della
Fonderia, più che scopi di ri-
cerca, ha principalmente fina-
lità di analisi e di controllo.



Ed eccoci ad un altro punto
di notevole interesse, cioè al
funzionamento del laboratorio.

Naturalmente un'analisi fra
le più frequenti è quella delle
ghise, siano esse comuni che
speciali. Esse vengono analiz-
zate allo spettrografo, al fine
di ottenere un’analisi quanti-
tativa esatta che, come è pos-
sibile rilevare dallo stesso no-
me, permette un esame rapido
ed esatto degli elementi co-
stituenti principali della lega,
ad esclusione del carbonio, del
fosforo e dello zolfo (cioè sili-
cio, manganese, cromo, molib-





deno, magnesio e titanio);
inoltre le attrezzature spettro-
grafiche permettono un'analisi
semiquantitativa delle leghe
non ferrose.

Nel laboratorio trova anche
posto un'officina atta a prepa-
rare i provini sia metallogra-
fici che spettrografici e tutte
le campionature in trucioli o
segatur Il laboratorio ha an-
cora a sua disposizione un pic-
colo reparto fotografico con
camere oscure per lo sviluppo
delle lastre sia metallografiche
che spettrografiche, Nel labo-
ratorio è ancora sistemata una
saletta ner lucidatura e attac-
chi dei provini metal'ografici
e ‘una sala ervata alle bilan-
ce analitiche e al microscopio.
La sala delle analisi chimiche
— ampia, luminosa come del
resto tutti i locali che non ab-
biano bisogno della oscurità
ver la natura stessa del lavoro
da svolgere — è destinata al-
l’analisi delle leghe ferrose,
con avparecchi per la deter-
minazione ravida del carbo-
nio, dello zolfo e delle leghe
non ferrose nonchè avparecchi
per le determinazioni elettro-
litiche,

Proseguendo nel nostro giro
per il laboratorio ci imbattia-
mo adesso nella sala per trat-
tamenti termici. con stufe.
muffole e cappa di aspirazione
e nella sala per analisi varie
con bomba calorimetrica di
Mahler ecc.

Il tempo indispensabile per
l'analisi urgente di una ghisa
è un quarto d'ora apvena —
trananatura e pesatura com-
presa — per la determinazione
degli elementi principali (zol-
fo e carbonio). In tre ore, in-
vece, il laboratorio è in grado
di fornire un'analisi comple-
tissima del materiale in esame.
Le leghe non ferrose, invece,
richiedono. per la loro parti-
colare natura. un tempo di
analisi molto maggiore, che è
di circa 24 ore,

Parlando del Laboratorio,
non si vuò trascurare di dire
due narole sull’Ufficio Control.
ln Materiali di Formatura.
Questo ufficio studia tutte le
miscele di sabbia e terra che
occorrono per preparare le for-
me in cui verranno colati i
getti: ne controlla. con appa-
recchi modernissimi, l'umidità.












la permeabilità. la resistenza
meccanica — sia «a verde »
che «a secco» — la refratta-

rietà, la rigenerabilità ecc.

E, infine, bisogna pure ac-
cennare alla Sala Prove Mate-
riali che, pur dipendendo dal-
Ufficio Collaudi per finalità
d'impiego, è il più valido com-
plemento del Laboratorio Chi-
mico e Metallografico e il più
efficace ausilio del Servizio
Metallurgico. Nella sala prove
abbiamo visto una macchina
« universale » per prove di tra-
zione e di compressione, due
macchine per misurare la du-
rezza e apparecchi per prove
di resilienza (cioè di resisten-
za all'urto),

Noi abbiamo terminato la
sommaria descrizione di un in-
teressante servizio: meglio, di
più servizi tra loro coordinati.
Ora dobbiamo solo candida-
mente ammettere che ci spia-
ce vivissimamente per il non
certo lieve colvo inferto alla
antica arte di Vulcano (come
dire alla nostra stessa fanta-

sia). Ma tutto questo — ci fa-
cevano comprendere i capi-
servizio interessati — è oggi

indispensabile per l'ottimo di
produzione e per la perfetta
efficienza della moderna fon-
deria.

Emiddio Loscalzo







In alto: la sala per prove meccaniche e statiche. A sinistra: Osvaldo Pieri. AI centro: la
dottoressa Baltera allo spettrografo e, in basso, la foto mostra a! lavoro il perito industriale
Giuseppe Baldini, capo dell'Ufficio Controllo Materiali di Formatura alle apparecchiature

La scomparsa
di Eugenio de Vito

1 mattino del 6 ottobre è im.

prov visamente scomparso uno
degli uomini più intimamente
legati alla vita, alla storia, alla
fortuna dell’Ansaldo: il Genera-
le ing. Eugenio de Vito.

Egli era, da molti anni
mai, consulente della nostra So-
cietà per le costruzioni navali;
e in tal veste, fino all'ultimo
suo giorno, seguitò a dare il
proprio apporto d'esperienza e
d’ingegno senza mai risparmiar-

orn-



si, anzi con un’alacrità e una
passione incredibilmente giova.
nili. Ma la sua partecipazione

alla vita aziendale è lungi dal
riassumersi tutta in questa pur
fervida e importante attività,
Per un intero decennio egli as-
solse, all'Ansaldo, compiti diret.
tivi fra i più impegnativi e gra-
vosi (fu dapprima Direttore del
Cantiere di Sestri, poi direttore
generale delle costruzioni navali
e infine direttore dell'Ufficio
progetti navali) E poichè in
quel decennio (1924-1935) l’An-
saldo fu chiamata ad affrontare
prove di singolarissimo impe-
gno, e le affrontò con pieno sue-
cesso, non occorreranno molte
le per illustrare i meriti
Eugenio de Vito,





Fu lui che tenne a battesimo
i più grandi transatlantici ita-
liani dell'anteguerra — il « Ro-
ma», l'«Augustus», il “Rex ,
fu lui che progettò e diresse la
costruzione degli incrociatori









della serie Condottieri (Al-
berto di Giussano, Alberico da
Barbiano, Bartolomeo Colleoni,
Raimondo Montecuccoli, Euge-
nio di Savoia) e del « Bolzano »

più veloci inerociatori del
mondo; e sua è la stesura del
progetto di massima della co-

razzata « Littorio A lui, dun
que, l'Ansaldo deve il meglio e
il più della sua produzione pre
bellica e l’Italia taluni dei suoi
più grandi successi nel campo
della tecnica navale,

E’ giusto che alla sua memo-



ria vada, oltre a quello degli
affetti, il tributo della gratitu-
dine.

Fra nato a Ror nel 1876.



Si laureò in ingegneria civile a

ventun anni ed entrò per con-
corso nel Genio Navale con il
grado di tenente; appena due

anni dopo aggiunse alla prima
laurea quella d'ingegnere nava-
le e meccanico, conseguita a Ge-
nova presso la Scuola Superiore
Navale.

Erano gli anni in cui, sotto
la spinta del vulcanico ministro
Brin (e nell’euforia di un be-
nessere economico in verità più
illusorio che reale), l'Italia an-
dava cereandosi una flotta da
guerra che di lì a poco le avreb-
be consentito di venir conside-
rata la seconda potenza navale
del mondo, Il tenente de Vito fu



inviato nel Cantiere di Castel-
lammare — În quel tempo atti-
vissimo — e subito ebbe inca-



richi di grave responsabilità, che
la giovanissima età non gli im-
pedi di assolvere esemplarmen-
te, Fu ingegnere addetto ai la-
vori di costruzione della coraz-
zata « Benedetto Brin » — di cui
studiò e realizzò il varo e
degli incrociatori « Agordat » e
« Coatit » e, negli anni seguenti,
delle due corazzate « Vittorio
Emanuele » e « Napoli ». E, poi-
chè le attrezzature del cantiere
erano inadeguate alla grandio-

6

sità delle costruzioni, dovette
provvedere al loro completo rin-
novamento, progettando ogni
singolo impianto, dai grandi ca-
pannoni in ferro alla nuova
centrale termoelettrica da 1000
cavalli, dalla rete ferroviaria in-
terna, all'impianto idraulico,
Inviato a Genova nel 1905 per
sovrintendere all' allestimento
della « Napoli », svolse per tre
anni un corso sulle costruzioni
navali militari in quella stessa
Scuola Navale Superiore che
meno di dieci anni prima aveva
frequentato come allievo, E in-
tanto andava compiendo appro-
fonditi e originali studi di tec-
nica navale, raggiungendo risul.
tati notevolissimi sia nella pro-
gettazione di scafi (un tipo di
carena d’inerociatore da lui stu-
diato dette ottima prova alla
Vasca di Spezia), sia in quella
degli apparati motori (progetto
e realizzazione dell’apparato
motore di una cannoniera gli
valsero, nel 1906, un encomio e
un premio; e così, due anni do-
po, quello d'un esploratore ve-
loce). I risultati delle sue ricer-
che di carattere tecnico e sto-
rico cominciavano nel frattem-
po a venir pubblicati e a dargli
fama. La sua attività,
multiforme, gli valse
a (già a 24
maggiore a
V universale







meritata
geniale
una rapida carri
anni era capitano,
trentacinque) e

considerazione.



I) terremoto calsbro-siculo del
1908 inserì una inattesa paren-
tesi suo abituale lavoro: a
Calabria, devastata, egli
provvide alla costruzione di ba-

nel



camenti per la popolazione,
a rapida riattivazione dei
forni, dell'impianto elettrico,
ecc, Il che non lo distolse, per-
altro, dai suoi prediletti studi
sulla costruzione e propulsione
delle navi da guerra: studi che
sfociarono in numerosi progetti
di apparati motori, quasi tutti
realizzati con

Il biennio 1910-11 lo vide im-





successo,



pegnato nell’allestimento cella
corazzata « Giulio Cesare » (sce-
sa in mare dagli scali Ji Sestri
Ponente) e « Leonardo «da Vin-
ci» e nella collaborazione al
progetto delle corazzate della
classe « Cavour », che gli valse
un elogio da parte del Mini-
stero della Marina. Un nuovo



meritato encomio gli venne per
aver progettato e diretto i la-
vori per il primo disincaglio
dell’incrociatore « San Giorgio »
a Marechiaro (due anni dopo,
anche il secondo disincaglio
della stessa nave a Ganzirri fu
opera sua).

Il suo contributo alla proget-
tazione della superdreadnoughts
« Caracciolo » fu di tale impor-
tanza da meritargli un'alta ono-
rificenza; e per il suo geniale
apporto di studi e di idee nel
campo della propulsione navale
gli venne conferita, nel 1913, la
Medaglia d’oro di I classe per
l’ineremento degli studi navali.

Negli anni seguenti l’attività

dell'ing Eugenio de Vito di-
venne, se possibile, ancora più
intensa, e andò spaziando dai

navi e sommergibili
agli studi sulla difesa subac
quea e alle ricerche sull'impiego
di combustibili nazionali, Si do-
vette, tra l’altro, a lui il ricu-
pero della « Leonardo da Vin-

progetti di



ci » affondata in seguito ad azio-

ne di sabotaggio.
Per un breve periodo (1919-
1920) assunse la direzione del

Cantiere di Castellammare,
provvedendo allo studio e alla
realizzazione del varo della
e Caracciolo » e alla costruzione
di mumerose unità minori, Due
volte — nel 1920 e nel "21 —
fu inviato in missione a Ber-
lino per esaminare e raccogliere
i dati tecnici sui progetti di
navi militari tedesche; ne tras-
se argomento per un'importante
relazione che fu pubblicata an-
che negli Stati Uniti, Nel frat-
tempo gli giunse la nomina a
capo dell'Ufficio tecnico dei pro-
getti navali e membro del Co-
mitato Navi del Ministero della
Marina; ed egli elaborò i piani
per la costruzione d’incrociatori
da 7.500, da 8,500 e da 10.000
tonnellate (classe «Trento»), dei
sommergibili tipo « Balilla » e
d’altre unità, Nel 1923 fu inca-
ricato del ricupero della coraz-
zata spagnola « Espana » a Cabo
Tres Forcas, nel Marocco, La
sua missione ebbe esito così fe-
lice che il governo spagnolo gli
conferì un'alta decorazione mi-
litare e gli affidò importanti
studi per conto della propria
Marina.















L’anno seguente, a quarantotto
anni, l'ing. de Vito lasciò vo.
lontariamente la carriera mili-
tare per passare all’industria
navale privata. Già da sei anni
aveva raggiunto il grado di co-
lonnello (nel 1925 fu promosso
maggior generale nella Riserva).
Aveva dato memorabili prove di
capacità tecnica, il suo contri-
buto al progresso della Marina
militare era stato di eccezionale
importanza, si era conquistato
una grande notori in campo
internazionale.







Lo attendeva una prova non
meno ardua di quelle passate.
L’Ansaldo, uscita malconcia dal-
la bufera del dopoguerra, aveva
appena imboccato la via della
ripresa; ma la sua sorte era
ancora incerta, la sua vita dif-
ficile, In questa situazione Eu-
genio de Vito prese nelle sue
mani il timone del settore na-
vale e lo tenne per dieci anni,
durante i quali il cantiere di
Sestri produsse oltre duecento-
mila tonnellate di navi per un
importo di un miliardo e 200
milioni di lire (di allora), Tra
codeste navi erano, come s'è
detto, il « Rex », |’« Augustus »,
il «Roma », l’« Ausonia », il
« Bolzano », i « Condottieri ».

Sarebbe bastato molto meno
per dar durevole gloria ad un
progettista e costruttore navale,
Il nome del generale de Vito si
impose all'universale ammira-
zione, Il Ministro dell’Educazio-
ne Nazionale del tempo lo de-
finì, in un documento ufficiale,
« uno dei costruttori navali più
geniali ed eminenti del mondo ».
Gli inglesi, così avari di lodi e
d’aggettivi, non esitarono,. par-
lando di lui, ad usar la parola
«grandezza » (A great naval
architect and marine engineer
lo definì una notissima rivista
specializzata, « The shipbuilder
and marine engine-builder »),

Nè. in amerli anni, la sua at-
tività fu limitata alla direzione
del cantiere Ansaldo, Tra le tan-
te cariche ch'egli ricoprì, ricor-
deremo quelle di membro del












Consiglio Nazionale delle Ri-
cerche, del Comitato per le Co-
struzioni navali, del Consiglio
Superiore della Marina Mercan-
tile e del Comitato tecnico del
Registro Navale italiano, di

Commissario dell'Istituto Supe-
riore

Genova
della

d'Ingegneria di
1935), di Presidente




comr ione degli esami di Sta-
to per ingegneri, di consigliere



d’amministrazione dei Cantieri
del Quarnaro, dei Bacini e Scali
napoletani, dell'OARN, dell’En-
te Nazionale Vasca di Roma.
Non vi fu, si può dire, confe-
materia





renza internazionale in
di tecnica navale alla quale
egli non partecipasse attiva-

mente. Le sue pubblicazioni —
molte delle quali importantissi

me — si contavano ormai a
diecine.

Nel 1935, richiamato tempo-
rancamente in servizio, lasciò



l'’Ansaldo per assolvere un alto
inearico presso la Presidenza
del Consiglio, Tornò a far parte
della nostra azienda, come con-







sulente, nel 1939,

Aveva ormaj sessantatre an
ni, l'età della stanche l'età
della « pensione », Aveva dato

tutto sè stesso alla patria, alla
scienza, al lavoro. Il suo passa
tale da appagare ogni
ione e da sanare ogni rim-
pianto, se mai egli ne avesse
avuti. Il suo nome era onorato
nel mondo intero,

Molti, al suo posto, (di certo
tutti quelli che considerano il
lavoro soltanto come fonte di
utile) si sarebbero fermati, Non
lui.

Ebbe ancora, naturalmente,
molte cariche importanti e im-
pegnative, Fu, tra l’altro, presi-
dente del Comitato tecnico del
Registro Navale, dell'Ente di
unificazione navale, del Centro
per lo studio della corrosione
dei metalli, del Consiglio Supe-
riore scolastico per i corsi del-
l'Enal, ‘vice-presidente dell’As-
sociazione di tecnica navale,
membro dell’ASSONAVE e della





Commissione per la sicurezza
della navigazione, Ma, per sè

stesse, le cariche non gl’impor-
vano, Gl’importava studiare e
lavorare, Il lavoro era per lui
assai più che un dovere, assai
più che un bisogno; era un’im-
periosa esigenza dello spirito, il
solo modo d'’esistere, il solo mo-
sè stesso. Così gli
soltanto di tenersi
aggiornato circa i continui e ra-
pidi progressi della scienza e
della tecnica navale, ma ancora
di precederli, continuando in una
attività creativa che il grave
peso degli anni sembrava mira-
colosamente stimolare, anzichè
deprimere,



do d'essere
riuscì non



Non arrivò mai ad esser vec-
chio. La vecchiaia è la paralisi
dello spirito, Alla soglia della



morte egli era ancora pieno di
quella singolare alnerità spiri.
tuale ch'era stata sempre il
tratto più tipico e determinante
della sua personalità,



Chi serive queste note chbe un
giorno la rara fortuna di poter.
vedere un centinaio di quei mol.
ti e preziosi disegni dei grandi.
artisti italiani del Rinascimento
che sono custoditi, ma non espo-
sti al pubblico, nella Galleria
degli Uffizi a Firenze; e ricorda
bene la sottile, inesprimibile
emozione provata dinanzi ad uno
di cessi, l’ultimo disegno trace
ciato da un grandiss!mo seul
tore: una mano d'uomo ritratta
dal vero, puntigliosamente stu-
diata nei suoi minimi rilievi,
nel segreto d'namismo delle sue
linee e delle sue ombreggiature,
Un problema anatomico e una
indagine plastica quali, a rigor
di logica, soltanto un giovanîs-
simo artista avrebbe potuto pro-
Ma quale misterioso im-

ziata curiosità,
quale prodigiosa vitalità dello
spirito poteva aver spinto quel.
l'ultraottantenne d’espe-
rienze, di sapienza ce di gloria,
a piegarsi umilmente ad una
elementare rice che
chiaramente presupponeva una
precisa volontà di rifarsi an-
cora e sempre daccapo, di tor.
nare una volta ancora alla fon-
te della verità, con un’intaltta
ansia di scoperta?



























































x







porsi.
pulso, quale ins:



carico

così







La stessa, sottile e inesprimi.
bile emozione ci accadde di pro.



vare — esattamente un anno
fa — quando ci trovammo a
legge per pubblicarla poi in



sintesi su questo giornale, una
memoria che 1’ ultraottantenne
generale de Vito aveva presen
tato al Convegno internazionale
delle Comunicazioni e che rap-
presentava il frutto di lunghi,
pazienti e acutissimi studi sul
l’impiego dell'energia nucleare
nella propulsione delle navi; e
l'ultimo studio, « Le costruzioni
navali mercantili del biennio
1956-1958 », presentato al Con



gresso delle comunicazioni di
quest'anno, e citato e riassunto!

in apertura del Congresso stesso)
il 6 ottobre: nel giorno e nell'ora
in cui il suo autore chiudeva
per sempre gli occhi.

E° l’inesprimibile emozion
che ci coglie immancabilmente
le rarissime volte che ci trod
viamo di fronte a uvomini e
mostrano d'aver attinto, e sm
lato a sè stessi, i supremi va
lori della vita e il senso pr
fondo del destino umano,

Si dice, di questi nomini, ch
non muoiono mai; ed è vero n
senso che la loro vita diven
esperienza nostra, esperienza al
tiva e illuminante, e continui
in ciascuno di noi per quel ta
to che riusciamo a capirne e
amarne l'insegnamento,





4 BERIO 7) Qin

( è

Le fotografie mostrano alcune realizzazioni del Meccanico. Le foto di sinistra si riferiscono
a parti destinate alla Centrale di Bari della « Società Meridionale di Elettricità ». Si tratta
(in alto a sinistra e qui sotto) del turboalternatore tipo G.E.Co. da 62.500 kW.; della prova
della turbina (al centro) - sempre tipo G.E.Co. da 62.500 kW. - e (in basso) di un diaframma
palettato in tracciatura. A destra, dall'alto: le prove del turboalternatore da 8.000 kW. per la
Centrale della « Fertilizantes sinteticos » di Lima (Perù) e il condensatore per il turboalterna-
tore tipo G.E.Co., da 140.000 kW. per la Centrale di Chivasso della Soc. Idroelettrica Piemonte

=



I







La posa sullo scalo, col tradizionale ramo di ulivo, dell'ultima
lamiera della turbocisterna «British Light», di 34.500 t.d.w.,

varata il 12 ottobre scorso, davanti ad una numerosa folla







La foto di destra mostra il gra-
zioso e perfetto modellino del-
la « Leonardo da Vinci » - sca-
la 1:200 - opera dell'apposita
officina del Cantiere sestrese.
A sinistra: l'impostazione di
una turbocisterna di 31.500 t.
p.lI. e di caratteristiche analo-
ghe alle precedenti della me-
desima portata, avvenuta la
mattina del 15 settembre scor-
so. Il paramezzale della nuova
unità - commessa all’ Ansaldo
dalla Società « Eagle » di Pana-
ma - è stato posto sullo scalo
lasciato libero dalla gemella
« Ginevra Fassio ». Questa pe-
troliera porta il numero 1539
di costruzione; alla cerimonia
erano presenti il Direttore del
Cantiere di Sestri, ing. Gian-
andrea Boero, e numerosi altri
Dirigenti e tecnici dello stesso.
A costruzione ultimata, la na-
ve avrà le sequenti caratteristi-
che principali: lunghezza fuori
tutto, metri 200; larahezza
massima, metri 26,20; altezza
al ponte di coperta, metri
13,90; m. 10,30 di immersione

LIVORNO

Navi in bacino

— Dal 6 al 10 settembre ha
sostato l'avviso scorta « Sura-
pati » di 1.150 tonn. disl., della
Marina Militare Indonesiana
per carenaggio e sostituzione
dell’elica.

— Dal 10 al 12 settembre ha
sostato l'avviso scorta « Imam
Borndjol » di 1.150 tonn. disl.,
della Marina Militare Indone-
siana, per carenaggio.

— Dal 19 al 20 settembre ha
sostato la motonave « Azuni »
di 836 t.s.l. della Società di
navigazione « Sardamare » di
Sassari, per carenaggio.

— Dal 21 al 22 settembre ha
sostato la motonave « Città di
Alessandria » di 2.778 t.s.1. del-
la Società di navigazione «Tir-
renia. di Napoli, per carenag-
gio.

sun TEOR: Posa na

aanonearazia







Gli animisti Salvatore Lupi e Elsa Farinelli ad una macchina
dell’Officina « Piccoli pezzi »



Lavoratori della Fiat
visitano la “Sicilmotor”

Il 14 settembre, cioè il gior-
no seguente alla consegna da
parte dell’Ansaldo alla Com-
pagnia armatrice « Sicilnavi-
glio » di Palermo, la motoci-
sterna « Sicilmotor » di 31.080
t.d.w, è stata visitata da circa
400 lavoratori della « Fiat»,

costruttrice dell'apparato mo-
tore.

Ad attendere gli ospiti alla
stazione marittima di Ponte
dei Mille, oltre ai dirigenti ge-
novesi della « Fiat», erano
due anziani lavoratori del
Cantiere di Sestri, che si sono
assunti l’incarico, coadiuvati
dal personale di bordo, di gui-
dare la numerosa comitiva
sulla nuova unità, illustran-
done i particolari tecnici.





MECCANICO



Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite dal
23 luglio al 22 settembre:

— Lavorazione di fresatura
a tre serie di ingranaggi co-
nici ner banchi « Morgan » ve-
loci, ner conto delle Acciaie-
rie ‘e Ferriere Lombarde
« Falck » di Milano.

— Un gruppo raffreddatori
d’olio, completi di rubinetto ed
attacchi per turboalternatore
a contropressione, ner la So-
cietà « Cornigliano » di Geno-
va.

— Parti di risvetto per la
turbina da 70 MW per la cen-
trale termoelettrica di Chivas-
so della « Società Idroelettrica
Piemonte ».

— Parti di rispetto per una
centrale termoelettrica da 830
kW. per conto della Società
« La Hidrofila Argentina» di
Buenos Aires.

— Sostituzione fasci tubie-
ri e serpentine dei surriscal-
datori delle caldaie Ansaldo
n. 2 e 3 per la Società « Ilva »
a Piombino.

— Rispetti per caldaie, eva-
poratori, compressori d’ aria,
motrici, turboalternatori e Die-
sel-alternatori per navi D.L.V.

— Fornitura di quattro fon-
di per collettori di vapore e
loro applicazione ai corpi ci-
lindrici e due collettori d’ac-
qua completi per la Società
« Siac » di Genova.

— Parti di ricambio per la
turbina da 70 MW della Cen-
trale di Vigliena della «SME»
di Napoli.

— Ricambi per la turbina da
70 MW della centrale termo-
elettrica « S.T.T.» di Civita-
vecchia.

—— Fornitura di manicotti
tenuta vapore turbina a con-
tropressione e lavorazione di
lamierini ondulati per due ri-
scaldatori « Ljungstròm » per
la centrale termica della «Cor-
nigliano ».

— Un apparato motore a
turbine della potenza massima
di 2 x 30.000 C.A. destinato al.
linerociatore « Caio Duilio »
della Marina Militare Italiana
per conto della Società « Na-
valmeccanica ».

— Un gruppo marino Die-
sel - Ansaldo tipo Q 370/6R
sovralimentato, della potenza
di 900 cav. eff. a 275 giri al
l’, per la Società di naviga-
zione e armamento «S.P.A.
N.A.. di Genova.

— Un gruppo marino Diesel
- Ansaldo tipo 265/4 ad aspi-
razione atmosferica, della po-
tenza di 200 cav. eff. a 360 gi-
ri al 1’, per l'armatore Angelo
Brancatelli di Roma, per sca-

in costruzione presso

Dette commesse comportano
circa 300.000 ore lavorative.

Lavori
di manutenzione

dello stabilimento per ferie, |l Ser-

ha eseguito numerosi lavori
verse officine ed uffici, e tutte quel-

Se-e lunetta del nuovo tornio « S.

gnaliamo alcuni dei lavori più im-
portanti:

l.a Sezione (Cald). Rifacimento
archivolti, bordatura suola mobile
e parte delle fiancate dei forni di
ricottura e riscaldo (OFAG); esca-
vazione per basamento saldatrice
« Linde »; modifica pressa idraulica
99990; revisione generale della se.
gatrice per metalli « Do
parazione tornio 92280; porta stam-
pi pressa 90998; sega a disco 91914;
revisione rete idropneumatica A.P.
valvole e filtri pompa Pagnoni, com-
pressori aria e pressa a 6 colon-
ne; sostituzione clio a macchine,
pompe e compressori,

2.a Sezione (Magr). Alzata testa
contropunta, sopporto e lunetta al
tornio « Cerruti > 90099; riparazio-
ni varie al tornio « Schumacher >;
Joni varle a carrello e con-
a del tornio « Niles» 90015
ed all'alesatrice « Conti >»; montag-
gio di due gruppi « Leonard > dei
la pialla « Waldrich >, 2.a navatn,
per revisione; sostituzione di nn
cuscinetto a rulli e tornitura coì-
lettori; montaggio del banco, testa













come da istruzione A.N.C





nd
ex officina PALE.



la; lavaggio filtri del.

stesse e delle tubolature acqua del



pompe delle dentatrici
e ricambio oli5;
magazzino attrezzi







lubrificazione della stessa, sosti.
tuzione di lamiere di protezione





parte metallica e meccan



tornio a ghigliottina;
sistemazione in posto di un bareno
da MARB a MAPI, ed uno da MAPI

termica e SAPR.
revisione elettropompa centri-

R: alimento caldaia :
smontaggio, per iivatura interna e



ricoloritura esterna, bombole arta
1 lavori
varli di riparazione è re me val.
reti distribuzione
acqua Industriale, potabile, aria e
(acetilene ed illuminante); re-
‘islone decompressori per gas illu-
minante,

Elettricisti, Revisione e riordino
dei motori per 35 gru a ponte, ap-
panreccehiature elettriche (control
ler e quadri) parti meccaniche (tra-










smissloni ingranaggi, ruote dentate

di comando, ruote portanti e di
traslazione ponte) ecc. riparati mo.
vimenti e sostituite piastre metalli.

che a vasca di carico per le prove

del turboalternatori; revisione e
riordino di 35 motori per maechi-
installate nei varii reparti; revi-
sione generale degli Interruttori ge-
nerali A.T. delle cabine A, B, C,
F, G, L; trattamento olio a 7 tra-

sformatori e riempitura degli stessi;

revisione e allacciamento provvi

sorio a 41 macchine nelle officine

PALE e DFPI; ricupero 4 terne di
condensatori © Òdemdizione vec-

chie linee alla MAME

Lavori varii, Riassetto officine,
trasporti mobili ed arredi dell'Uff.

ORG da vecchia palazzina a nuovi
uffici testata fabb, MAGR; restauri è

ricoloritura uffici e dispense MAME,

altri uffici del fabbr. DIS e locali

C. I, è Capi Vigilanza; ripuliti muri
portinerie dirigenti e impiegati;
sgombero e pulizia fognature se-
condarie dei piazzali, cunicoli di
scarico acqua, impianto acetilene è
revisione e pulizia periodica im-
pianto acetilene stesso,









Nello Stabilimento di Fegino si è
completata in questo mese la co-
struzione di una turbina (la prima
qui interamente costruita) da 7.000
kW. a condensa, da montare in ope-
ra presso lo stabilimento di Ba-
gnolo Mella della « Italghisa >», Le
foto mostrano alcuni aspetti della
lavorazione della turbina e del rela-
tivo condensatore, In basso a sini-
stra, infatti, è visibile il rotore in
fase avanzata di tornitura dei canali
di ancoraggio delle palette, La foto
in alto a destra mostra invece il
condensatore, costrulto al reparto
Carpenteria, durante le operazioni
di foratuAr e maschiatura della
flangia di fissaggio delle piastre tu-
biere.

La lavorazione meccanica ed il
montaggio degli ausiliari del com-
plesso turboalternatore è stata ese-
guita a Fegino, mentre il Mecca-
nico si interesserà del bilanciamento
del rotore, del montaggio e delle
prove sotto vapore,

La foto in alto a sinistra mostra
una grossa spianatrice a rulli, co-
struita a titolo sperimentale per
incarico della Società < Innocenti ».
E' visibile chiaramente il gruppo
motore-riduttore e gli assi snodati
che trasmettono il movimento ai
rulii inferiori e superiori della
splanatrice,



Sei

; ii n
fo È s=- °

Sopra il titolo, da sinistra: sala pranzo ufficiali e sala nauti
riservato al comandante e al secondo ufficiale di coperta;



l'ansaldino

fuorisaceceo

anno V » n. #6-17



PANORAMA DELL'ECONOMIA ITALIANA

LE TRE VENEZIE

‘ attuale tripartizione ufficiosa
x del territorio comprende: il
Trentino - Alto Adige, il Veneto
vero e proprio e il Friuli - Ve-
nezia Giulia. Per territorio e po-
polazione (rispettivamente 39.852
Kmq. e 5.921.004 abitanti al di-
.cembre 1956) la regione triveneta
‘rappresenta circa l'ottava parte del-
l'Italia tutta. La densità di popo-
lazione varia dall'una all'altra del-
‘le tre regioni: si passa dalla cin-
| quantina di abitanti per Kmq. del
Trentino - Alto Adige ai 200 cir-
«ca del Veneto, per ridiscendere ai
poco più di cento del Friuli. Di
tutto il territorio, una buona metà
è occupata dai monti, un settimo
dalla collina.
\ Trentino - Alto Adige. Possia-
mo dire tranquillamente che tutto
| il territorio sia di montagna: ap-
| pena 1.700 Kmq. di collina e pia-
nura su un totale di 13.600 Kmq.
Un settimo del territorio è infatti
del tutto improduttivo, e della ri-
manente area produttiva, oltre la
metà è coperta da bosco. Bosco
quasi tutto costituito da fustaie di
resinose, dove predomina l'abete
rosso. Per quantità di produzione
di legname da lavoro, la regione t
in testa a tutte quelle della peni-
sola: fornisce dai 700.000 agli
| 800.000 mc. all'anno di legname
da lavoro. Ma si tratta in maggio-
ranza di tondame da sega e di tra
vi :alla quantità cioè non corri-
sponde il valore. Nell'economia
della regione, infatti, il valore di
questò legname rientra per una quo-
‘ta alquanto modesta.

Comunque il legname dà vita ad
una piccola industria assai diffusa,
che assorbe oltre 8.000 individui.
Circa la proprietà del bosco va no.

‘tato che mentre nel Trentino essa
è in massima parte dei comuni; in
Alto Adige è in maggior parte pri-
vata, Nei boschi dell'Alto Adige
‘assume maggiore importanza il pi-
«no cembro, che ‘sfida il gelo e le
tempeste anche oltre i 2.000 metri
‘ed è quel legno tenero, leggero,
‘omogeneo nel quale gli artigiani
della Val Gardena intagliano i fa-
mosi crocefissi, le madonne, i gio-
cattoli, i soprammobili.
Il bestiame, tutt'altro che denso,
(18 capi grossi per Kmq.), costi-
tuisce comunque una delle poche ri-
sorse del luogo. Il bestiame è più
‘denso dove più sviluppate sono le
colture: nella bassa valle dell'Isar-
co e nei piatti bacini di Merano e
Bolzano.
Ai seminativi, ai vigneti e ai
futteti non resta dunque che una
percentuale modestissima del terri-
‘torio della regione, neppure un de-
cimo, appena 100.000 ha., i quali
‘tuttavia danno una produzione
che vale la metà di tutta la produ-
zione lorda regionale. Il clima è
poco propizio alle colture, la tec-
i solitamente arretrata, il capi-
tale agrario e quello circolante
scarsi e l'acqua, anche se abbon-
‘dante in alcune valli, sempre co-
stosa, non foss'altro che per la ma-





















è poco, e non ha neppure premi-
menza fra gli stessi cereali. Cede il
‘passo quasi dappertutto ai cereali
più resistenti, come segale, orzo,
grano saraceno. La coltivazione dei
cereali è fatta comunque a solo
scopo familiare, di consumo, e

ciò malgrado si importano la mag-
pioranza del grano e della polenta
‘consumati.

Hanno invece molta



nutenzione della rete. Il frumento .






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importanza commerciale le colture
arbostive ed arboree: viti, gelsi e
alberi da frutto. Secondo l’Istituto
Nazionale di Economia Agraria il
valore della produzione della terra
della regione, in questo dopoguet-
ra, è stato del 15% per i cereali,
del 20% per le patate e gli ortag-
gi, del 63% per le colture legnose.
Magnificamente curati sono i frut-
teti, per lunga tradizione, ed essi
sono andati sempre più sviluppan-
dosi a danno della vite, che dopo
la prima guerra mondiale non ha
presentato più alcuna convenienza.
La proprietà è molto spezzettata,
nel Trentino, e solo nell'alta mon-
tagna, per quanto riguarda attività
silvo - pastorali, vige l'istituto del
« masochiuso » che. lega la pro-
prietà, integra e inalienabile, dal
padre al figlio maggiore. L'emigra-
zione non è considerevole e si può
piuttosto parlare di uno scivola-
mento a valle, il che ha accresciuto
in mezzo secolo la popolazione di
Trento del 60% e quella di Bol-
zano del 224%.

Alle industrie attende un quar-
to della popolazione totale, per-
centuale che è tra le più basse d'Ita-
lia. E quasi tutti lavorano in pic-
coli esercizi che non raggiungono
i ro addetti. Lo sforzo indu-
striale maggiore è stato compiuto,
dopo l'annessione all'Italia, con la

Tabella n. 1

costruzione di centrali elettriche e
la nascita di industrie più stretta-
mente legate a tale energia, come
le elettrochimiche. La vera grande
industria tridentina, in sostanza, è
rappresentata dal tabacchificio di
Rovereto, da un paio di grandi fi-
lande per la filatura e la ritorcitu-
ra del cotone semplice o misto con
fibre sintetiche, da un paio di sta-
bilimenti meccanici e dalla grande
fonderia di Bolzano per la produ-
zione di acciai e ghise speciali, da-
gli impianti di Mori e Bolzano per
la fabbricazione dell'alluminio e di
Merano per i prodotti chimici. Cir-
ca le centrali elettriche, la regione
ha il terzo posto tra le regioni ita-
liane, con una potenza installata di
1.160.000 kW. e una produzione
annua.di 5 miliardi di kWh. ma
è noto come le centrali impieghino
ben scarsa mano d'opera. Notevole
è il movimento turistico, impor-
tante per l'economia locale, ma
scarsissimo il commercio. Tutto
sommato il Trentino - Alto Adige
va considerato tra le regioni meno
ricche d'Italia.

Veneto o Venezia Euganea. La
carta costituzionale ne ha staccato
la provincia di Udine, cosicchè la
regione come è oggi intesa conta
18.000 kmq. di territorio e quasi
4 milioni di abitanti; con una den»
sità superata solo da Liguria, Cam-

PRINCIPALI" PRODOTTI DELL’ AGRICOLTURA VENETA

















superficie une totale

i orlo con

RA (migliaio di ha). qmiglisio quin | ‘OTRS 0/9)
frumento 267 7.226 9I
granturco 218 5.226 20,3
risone 6 251 3,0
fagioli 86 155 11,2
patate 18 2.635 95
barbabietole 74 20.490 36,3
tabacco 8 136 17,9
canapa 3 40 6,1
uva 505 6.461 8,7
mele e pere —_ 1.189 10:4
pesche — 632 18,3
ciliegie _ 181 15,0
bozzoli da filanda — 72 48,1
fieno —_ 33.500 10,7

ian sabbie aac n

pania e Lombardia. Per la tradi-
zione storica, che fa perno su Ve-
nezia e sulla sua Repubblica, per
le artistiche città, per la bellezza
dei paesaggi alpini, per la sua cam-
pagna e per l'operosità della sua
gente, il Veneto è senza dubbio
una delle nostre regioni più impor-
tanti e più belle. Per una buona
metà il territorio si estende in pia-
nura e per un sesto in collina, co-
sicchè modesta è la superficie a eco-
nomia montana, la cui ricchezza
principale non è il bosco, ma l’al-
levamento. Si contano circa 28 bo-
vini per ogni cento abitanti. Ì ce-
spiti sono comunque modesti, e in-
tegrati dal movimento dei turisti e
dei villeggianti (basta. pensare a
Cortina d'Ampezzo) che danno al-
la regione montana un introito lor-
do aggirantesi sui 7 od 8 miliardi
annui.

Circa la collina e l'alta pianura
vanno messe in rilievo la coitura
degli alberi da frutto, specie del
pesco, e la viticoltura che dà vini
di pregio come il «soave» o i
vini di Conegliano. Notevoli sono
poi le colture industriali eminente-
mente sfruttatrici del suolo, come
la barbabietola da zucchero e la ca-

hanno peso notevole nella bilancia
commerciale della regione, ma gli
ortaggi hanno peso forse maggio-
re: che il Veneto, con oltre 1.200
mila capi grossi di bestiame e una
densità di 60 capi a Kmq. è tra le
regioni più ricche di bestiame; che
per gli allevamenti del pollame e
del baco da seta il Veneto ha il
primato in tutta Italia. La tabella
n. I mostra i principali prodotti
dell'agricoltura veneta.

L'industria del Veneto. Non tro-
viamo nella regione un grande svi-
luppo industriale: appena un quar-
to degli abitanti è addetto alle in-
dustrie. Iî maggior numero degli
stabilimenti zuccherieri e della ma-
no d'opera addetta si trovano nella
provincia di Rovigo, altri nelia bas-
sa padovana e nella bassa veronese.
Anche l'industria siderurgica, mec-
canica e chimica hanno qualche no-
tevole impianto, specie nella mo-
derna zona industriale di Marghe-
ra. Le industrie tessili sono invece
abbastanza sviluppate e assorbono
nel Veneto ‘circa un quinto delle
masse operaie della regione, impie-
gate in massima parte nell’indu-
stria della lana, quindi ‘in quella
della seta ed infine in quella del
cotone. L'industria della lana. che
ha raggiunto il carattere di grande
industria, ha i propri maggiori
centri a Schio, Valdagno, Piovere
e Thiene. Questo rapido è sinteti-
co panorama sarà completato fa-
cendo cenno all'industria della pe-
sca, che ha la sua capitale a Chiog-











Tabella n, 2
LE INDUSTRIE DEL VENETO
addetti
Industrie I È
(migliaia) | (o/o conla Reg.) | (0/0 con l' Italia)

Ì Î
alimentari e affini 22,5 10,2 6,5
tessili 474 215 7,6
vestiario, abbigl., arred. 31,4 14,2 7,8
legno 25,0 1133 8,8
meccaniche 495 22,4 5,9

trasformazione di minerali

non metalliferi 17,5 7,9 91
altre 27,7 12,5 4,0





napa. Negli Euganei la barbabieto-
la si localizza fra Este e Lozzo,
dove trova suoli ricchi, freschi,
profondi e dove si trova più vici-
na agli zuccherifici. Tutto il re-
sto del territorio è lasciato ai ce-
reali, dove il granoturco prevale
sempre più sul grano.

A valle della pianura alta, in-
fine, si estende amplissima la pia-
nura bassa che dalle grandi valli
veronesi, attraversa il Polesine e le
bocche del Po e dalla fascia delle
risorgive, attraverso le piane dei
basso Brenta, del basso Piave e de!
basso Isonzo, sino al Tagliamento
e all'estuario veneziano giunge al.
l'Adriatico. Ad eccezione di aree
non estese, questa è tutta quanta
zona di bonifica, tanto maggiore
quanto più si avvicina al mare. Si
tratta di terre strappate al ‘mare
dal lavoro umano e meccanico, e
che oggi danno dai 25 ai 30
q.li/ha. di grano, dai 35 ai 50
q.li/ha. di granturco, e raggiun-
gono i 100 q.li/ba. di foraggio.

Lungo il mare, lasciate alle
spalle le regioni della canapa e an-
che i campi di barbabietole, preval-
gono orti e broli. Ogni palmo di
terreno è un orto, che dà consi-
derevole produzione, Concludendo,
va segnalato che il Veneto è tra le
regioni italiane che più terreno in-
vestono a granotutco; che il Ve-
neto, assieme all'Emilia, accentra
quasi tutta la bieticoltura naziona-
le; che il vino e gli alberi da frutto

‘in die



gia, donde partono tonnellate di
pesce, per ferrovia o autocarro, de-
stinate non solo a Milano, Bolo-
gna, Roma, alla Germania e al-
l'Austria, ma anche a Genova, Nar
poli e Taranto. Del resto, elo-
quente è la tabella n. 2.

Neppure molto sviluppato è
il commercio, se si eccettua l’atti-
vità portuale di Venezia, che non
serve comunque, oggi come oggi,
un gran retroterra, ma si limita
piuttosto ad una attività di empo-
rio regionale. Importante il movi-
mento turistico: basterà dire che
il turismo di Venezia è superato
solo da quello di Firenze.

Friuli - Venezia Giulia. Questa
regione comprende la provincia di
Udine e quel che ci è rimasto del-
le provincie di Gorizia e Trieste.
Ha una superficie di 7.600 kmq. e
una popolazione di poco più di un
milione di abitanti. E' tra le re-
gioni più piccole, tra le meno abi-
tate, tra le più povere. Il 44% del
territorio è montagna vera e pro-
pria, il 19% è collina, solitament:
più povera della vicina collina tre-
vigiana. ‘Complessivamente un
quinto di tutto il territorio è ste-
rile, e un terzo all'incirca è estre
mamente povero. Gli imponibili
catastali, infatti, sono tra i più
bassi d'Italia. Nella collina e nella
pianura alta prevalgono le forag-
giere, ma ciò malgrado scarso è il
carico di bestiame, salvo che sulla

(continua a pag. 12)







Le centrali nucleari
in Gran Bretagna

Il modello di

L'era dell'energia nucleare ebbe
Inizio in Inghilterra il 17 ottobre
1956 quando la Regina Elisabetta
chiuse il circuito immettendo nella
rete nazionale l'energia prodotta a
Calder Hall nel Cumberland.

© secondo reattore è entrato tn
funzione nel febbraio di quest'an-
no, Così è stata completata la pri-
ma centrale nucleare di Calder
Hall. E' ora in avanzata fase di
costruzione la seconda centrale, 11
cui primo reattore è entrato in
funzione il 12 marzo, Anche que-
st'altra centrale avrà due reattori.

Calder Hall fu costruita dal Grup-
po Industriale dell'Ente per l'Ener-
gia Atomica del Regno Unito, e fu
la prima centrale atomica indu-
striale su larga scala al mondo,
Oltre ai due impianti di Calder
Hall, l'Ente per l'Energia Atomica
del Regno Unito costruirà una si-
mile doppia centrale a Chapel
Cross nel Dumfriesshire,

L'esperienza avuta con Calder
Hall ha permesso alla Gran Breta-
gna di essere la prima nazione in
grado di iniziare un programma
nazionale di energia nucleare. Sir
John Cockcroft, il granda scienziato

Il a



sviluppo dell'energia nucleare. En-
tro il 1966 prevediamo di aver co-
struito centrali elettronucleari ca-
paci di erogare dal 5 ai 6 milioni
di kW. e cioè un quarto della no-
stra elettricità, Entro il 1975, circa
la metà dell'energia elettrica og-
gi impiegata in Inghilterra, po-
trà essere generata da queste cen-
trali. Così, entro il 1966, l'energia
nucleare dovrebbe svolgere il la-
voro di circa 18 milioni di ton-
nellate di carbone all'anno ed entro
il 1975 forse di 50 milioni di ton-
nellate di carbone all'anno >.
Questo grandioso programma
elettro-nucleare sarà probabilmente
realizzato con 14 centrali. Attual-
mente sono in costruzione centrali
a Bradwell, Berkeley, Hinkley Point
e Hunterston e il Consiglio Centrale
per la Generazione di Elettricità ha
chiesto l'autorizzazione a costruire
un'altra centrale a Trawsfynydd nel
Galles Settentrionale, con una ca-
pacità di 400-500 Mgws. Dette cen-
trali saranno costruite da ditte tn-
dustrialti private per conto del-
l'Ente per l’'Elettricità che le farà
funzionare e ne sarà proprietario.
La centrale di Calder Hall ha



dichiarato: «La Gran Bretagna ha
iniziato un vasto prigramma per lo



Il primo grande

12

una pr elettrica di 50 mi.
la KW. per reattore; quella di
Hinkley Point — ora in costru-

reattore ad acqua pesante del centro di Harwell

zione — avrà uma produzione di
500 mila kW.

A questo straordinario ritmo di
sviluppo corrisponde un costante
progresso in fatto di costi; tanto-
chè sì prevede che fra non molti
anni l'energia prodotta dalle muove
centrali costerà circa la metà di
quella attualmente prodotta a Cal-
der Hall,

Frattanto, un nuovo reattore spe-
rimentale è entrato in funzione a
Harwell; noto col nome di « Hazel >
esso brucia uranio arricchito sotto
forma di un sale di uranio che
viene disciolto nell'acqua pesante
usata come moderatore.

Questo nuovo reattore è parti-
colarmente interessante perchè rap-
presenta una corrente propugnata
per qualche tempo consistente s0-
prattutto nell’evitare il tipo di reat-
tore attualmente in uso in cui ver-
ghe di combustibile vengono affon-
date nel moderatore dal qualo
devono essere poi ritirate a mano
a mano che si consumano. Una
tale operazione costringe i tecnici
ad arrestare l'attività del reattore
con conseguente perdita di tempo
e di produzione, Se fosse possibile
sfruttare il combustibile sotto for-
ma di soluzione anzichè di verghe,
esso potrebbe venire ritirato attra-
verso una tubazione, permettendo
una continuità operativa come si
ha nell'industria chimica. « Hazel »
è appunto un reattore sperimentale
concepito per lo studio di questa
possibilità.

N Centro di ricerche per l'Ener-
gia Atomica ad Harwell venne



Un aspetto della centrale di Calder Hall

iniziato nel 1946, e gode ora la
fama di < università atomica >, Sul-
l'area di un vecchio aeroporto mi-
litare fu costruito un vasto stabili-
mento di ricerche Il quale com-
prende già dieci reattori sperimen-
tall. Vi sono pure diversi altri
apparecchi per ricerche nucleari
fra i quali un sincrociclotrone, due
màcchine «< Van de Graff >», un ac-
celeratore lineare, nonchè il primo
laboratorio al mondo progettato
particolarmente per il lavoro con
materiale radioattivo.

La funzione principale di Har-
well è quella di fare ricerche fon-
damertali su tutti gli aspetti della
energia nucleare, di fornire infor-
mazioni circa progetti di fabbriche
e di centrali elettriche, nonchè di
produrre isotopi radioattivi che
vengono esportati in tutto il mondo
per essere usati in medicina, nel-
l'industria e nell'agricoltura,

Oltre alla sua produzione di iso-
topi provenienti dalla pila speri.
mentale, Harwell sì è ora dedicato
allo studio dell'uso del prodotti di
scisstone, conosciuti. come cascami
atomici, e consiglierà l'industria sul
possibile uso a cui possono essere
impiegati. Questi usi comprendono
la sterilizzazione di farmaceutici,
la vulcanizzazione della gomma e la
produzione di materiale plastico
con nuove proprietà,

Già molti scienziati provenienti
da tutte le parti del mondo sono
stati istruiti a Harwell. VI sono due
scuole — una che insegna la tec-
nica per l'uso degli isotopi radio-
attivi e l'altra che insegna agli
ingegneri di energia nucleare 1 me.
todi per costruire centrali elettro-
nucleari e reattori.

re it ei ini in tr iena




































178 rivoluzioni

m record mondiale delle ri
zioni e rivolte è detenuto dalla
Mlivia, Nata nel 1825, questa rep:
blica molto sudamericana, fra |
1826 e oggi ha avuto centosettan
to rivoluzioni, circa una e un
all'anno, quattro ogni tre anni.

n record di durata delle gui
non civili ma esterne, invece è
tenuto probabilmente da una
pubblica europea. San Marino «
nicamente > è ancora in guerra
ma CENECROE dalla prima guerra

CA

Barba e capelli

C'è qualche minuscolo
del mondo e della vita umana
cui la statistica — onnipotente
del nostro secolo — non sia
cora arrivata a spingere il
sguardo?

Fino a ieri potevamo spe
oggi non più, Oggi sappiamo
facendosi la barba ogni mattina da
venti al sessant'anni, ogni uomo
rade, in media, circa duecento
lometri di pelo. E sappiamo
— sempre, beninteso, in media -
una donna bionda ha 180 mila
pelli, una bruna 120 mila, una
sa 50 mila, Va aggiunto che 1
detti capelli. ove non venissero
tagliati o strappati, potrebbero

ungere una lunghezza massima |

fect metri; e che una testa n
minile può produrne circa
chili in settant'anni,

Ragnatele

Quanto peserebbe un filo di
gnatela teso intorno all'Equai
Dato che lo spessore medio
filo di ragno è di un duecent
di millimetro e che fl peso di
metri di tal filo risulta essere
grammi 0,02, il conto è presto
to, L'Equatore misura 40 mila
lometri; dunque un filo di
tela teso intorno ad esso peserebì
su per giù, ottocento grammi.
che un bambino potrebbe
mente tenerlo tutto in mano.

(Da « Sapere»

Rughe

Un fotografo voleva ritoccare
fotografia di Somerset Ma:
per far scomparire le rughe. «
le viene in mente? >, ha detto
celebre scrittore inglese, « Le
re che, dopo averci Impiegato
tant'anni a farmele venire, le
metterò ora di togliermele in

minuto? >. :
(Da <Time

































OTIERIDITURIISTANIBRIABIVSTIETOETRNIARVARNKRTONILETTENTRNIARTAnonoi

LE TRE VENEZI

(continuazione da pag. li

destra del Tagliamento, dove è
screto. Tra le colture prevalgono
granoturco, il grano ed i fagi

Circa lo sviluppo indust
vale quanto detto per la Venez
Euganea. Vi sono l'antica ind
stria della seta, quella del legno;|
alcune industrie caratteristiche, co
me i coitelli di Magnano. Va po
segnalato l’importantissimo centi
cantieristico e meccanico di Mon
falcone. Lo sviluppo del commercì
è relativo.

Quanto a Trieste, troppo no
sono le vicende politiche che han
determinato l’attuale situazione d
la città. In questa sede basterà
tare che il porto di Trieste, di
grandi cantieri navali, è il centi
industriale maggiore delle Tre
nezie. Gli antichi cantieri n;
di S. Marco e di S. Rocco, dal gi
verno italiano associati nei Can
ri Riuniti dell'Adriatico (CRD.
la Fabbrica Macchine S. Andrei
gli Arsenali del Lloyd Triesti
ora sede di allestimento, sono i di
dini di una grande industria d
assorbiva la mano d'opera
dalle vicine e povere montagne.
ciò va aggiunto il porto comm
ciale, già fiorente quando
uno dei più vasti retroterra
pei.

Oggi, a quanto pare, l'econot
triestina sta attraversando una €
ta crisi, dalla quale potrà w
solo mediante oculati e tempest
provvedimenti da parte dello





















































































nendo notevoli successi.
Nel 1892 comprò un

loro in ogni

rapp:

loro cadere e

miraggi,
Quali sono >.

*accordatore di pianoforte
Murkin, un uomo dal viso
giallo, sbarbato, dal naso
| fabaccoso e con dei batuffoli
d’ovatta nelle orecchie, uscì
| dalla sua stanza nel corridoio
e gridò con voce stridula:
— Semjòn! cameriere!
Osservando il suo viso spa-
ventato si sarebbe potuto pen-
sare che gli fosse caduto ad-
dosso l'intonaco del soffitto,
oppure che in quel momento
avesse veduto in camera sua
uno spettro.
— Per favore, Semjòn! —
| gridò vedendo il cameriere che
correva verso di lui. — Che
cos'è questa roba? Sono un
uomo che soffre di reumatismi,
malaticcio, e tu mi hai co-
stretto a uscire scalzo! Perchè
non m'hai portato finora gli
stivali? Dove sono?
: Semjòn entrò nella camera
di Murkin, guardò il punto do-
ve aveva l'abitudine di mettere
gli stivali lucidati, e stette a
“grattarsi la nuca: gli stivali
non c'erano.
— Dove saranno andati a
finire quei maledetti stivali? —
esclamò Semjòn. — Iersera, mi
pare di averli puliti e messi
qua... Uhm!... Ieri, confesso,
avevo bevuto un po’... Bisogna
‘supporre che li abbia messi in
un’altra camera. Già, è proprio
‘così, Afanasji Egòryc, in un’al-
tra camera! Di stivali ce n'è
parecchi, e chi diavolo può
distinguerli quando si è ubria-
chi e non ti ricordi neanche di
te stesso... Li avrò messi dalla
signora che vive qui accanto...
dall’attrice...
| —E io per causa tua dovrei
ora andare a disturbare la si-
gnora! Per una sciocchezza si-
«mile dovrei svegliare una don-
na per bene!
Sospirando e tossendo Mur-
kin si accostò alla porta della
‘camera contigua e bussò di-
scretamente.
— Chi c'è? — si udì dopo un
ipo’ una voce femminile.
— Sono io! — cominciò con
piagnucolosa Murkin,
ettendosi nell’ atteggiamento
di un cavaliere che parli con
una donna del gran mondo. —



e RT ITA,

di rendere umane 10” condizionidi vita det contadini,
i modo.

< Cechov ha una sua propria forma, come
pressionisti, Si guarda: l'artista stende ji colori come
se non facesse neppure una scelta, così come gli
vengono sottomano, e come se le pennellate non
avessero rapporto fra loro. Ma ci si allontana un
poco, si torna a guardare, e si riceve un'impressione
d'insieme straordinaria: davanti a noi è un quadro
d'indiscutibile evidenza >.

Nella prefazione alla bella edizione del « Racconti >
pubblicata dal Sansoni (e dalla quale, per gentile concessione dell'edi-
tore, abbiamo tratto la spassosa vicenda dell'accordatore di pianoforte
Murkin), Emilio Cecchi nota: « La O, n quei racconti è appunto nel

OTTO ES pn DET

ee

donde

cominciò a scrivere novelle e a

podere presso Mosca e si ritirò a vivervi. SI sforzò

si prodigò per

Ma la sua salute andò presto

declinando, Si trasferì allora sulla costa francese,

poi In Crimea, Ogni cura fu inutile: la tisi lo minava.

Continuò a lavorare accanitamente finchè potè

nere la penna in mano, L'ultima opera ‘ch'egli diede

al teatro fu Il celeberrimo e Giardino deli ciliegi >,

ch’ Sova un successo trionfale. Poco dopo la prima
di mirabile

te-

lo
scrittore si spense, Non aveva che quarantaquattro
anni, Tolstol, che lo amava, scrisse di lul:

im-

nel senso

sì nel
d'ansia, di pietà e di mistero de. l'atmosfera morale di Cechov. Il mira-
colo d'ispirazione e di stile di Cechov consiste nell’infallibilità con la
quale, trascendendo di gran lunga l'occasione narrativa. e con una tona-
lità sempre diversa, che giunge talora ad accenti strazianti, si rinnova
di sorpresa ogni volta questo angoscioso stupore >». E dei personaggi, della
folla di personaggi che popola i racconti di Cechov, Cecchi dice:
conosce non per metterli in caricatura, nè per consolarli d'impossibili
terreni od ultraterreni, LI conosce per accettarli ed amarli

«LI

Perdonate il disturbo, signora,
ma io sono un uomo malatic-
cio, che soffre di reumatismi...
i dottori, signora, mi hanno
ordinato di tenere i piedi cal-
di, tanto più che devo andare
subito ad accordare un piano-
forte dalla generalessa Seve-
litsyna. E non posso mica an-
darci scalzo!

— Ma che cosa volete? che
pianoforte?

— Non il pianoforte, signo-
ra, ma si tratta degli stivali!
Quell’ignorante di Semjòn ha
lucidato i miei stivali e per
sbaglio li ha messi nella vo-
stra camera. Siate tanto gen-
tile, signora, datemi i miei
stivali!

Si udì un fruscio, un salto
dal letto, uno strascicare di
pantofole, dopo di che l’uscio
si aprì un poco, e una mano
femminile rotondetta gettò ai
piedi di Murkin un paio di
stivali. L’accordatore ringraziò
e tornò nella sua camera.
Strano... mormorò
mentre si infilava gli stivali. —
Sembrerebbe che non sia la
scarpa destra. Già, ma qui ci
sono due stivali sinistri! Tutti
e due del piede sinistro! Senti,
Semjòn, ma questi non sono
gli stivali miei! I miei hanno
dei tiranti rossi e sono senza
toppe e questi invece sono
strappati, senza tiranti!

Semjòn prese gli stivali, li
rivoltò parecchie volte davanti
ai suoi occhi e si corrugò in
viso.

— Questi sono gli stivali di
Pavel Aleksandryc... — bor-
bottò con uno sguardo di sbie-

co.

Era guercio dall'occhio sini-
stro.

— Ma quale Pavel Aleksan-
dryc?

— Dell’attore... Viene qua
ogni martedì. Vuol dire che
invece dei suoi si è messo i
vostri... Io ho messo nella ca-
mera dell’attrice le due paia,
si vede; quelli di lui e i vostri.
Che pasticcio!

— Allora va a cambiarli!

— E’ presto detto! — sorrise
Semjòn. — Va a cambiarli..
e dove lo pesco ora? E’ già

Anton Cechov nacque a Taganrog, nell'Ucraina, il 17 gennaio 1860. A un'ora che se n'è andato... Va
quell'epoca, la sua famiglia aveva raggiunto un certo grado di ben:

sere, ll che gli permise di studiare e di trasferirsi pol a Mosca.
il nonno paterno era stato servo della gleba (com'è noto, questa trista
usanza feudale durò in Russia assai più a lungo che in qualunque altro
paese civile). Cechov aveva perciò sangue contadino nelle vene;

Ùl suo grande amore per la terra e per umili.

Studiò medicina, ma non esercitò mai la professione. Giovanissimo,
fu preso dalla «febbre letteraria >,
pubblicarle su giornali e riviste. La sua prima produzione volgeva pre-
Valentemente al genere umoristico (n'è un esempio il racconto che
| pubblichiamo). Ma, col passare degli anni, 1 temi delle sue novelle
divennero meno lievi, la sua Indagine della vita più profonda. Presto
Jo attrasse il teatro, al quale egli si dedicò con grande passione, otte-

Ma & cercare un ago nel fieno!

— Ma dove abita?

— E chi lo sa! Viene qua
ogni martedì, ma dove abiti
noi non lo sappiamo. Viene,
passa la notte, e poi aspettalo
fino al martedì prossimo...

— Ecco, vedi, porco, che co-
sa hai combinato! Beh, ora
che cosa devo fare? E' ora di
andare dalla generalessa Seve-
litsyna, maledetto che sei! Ho
i piedi gelati!

— A cambiare gli stivali ci
vuol poco. Infilatevi questi,
camminate con questi fino a
sera, e stasera andate a tea-
tro... chiedete lì dell’attore
Blistanov... Se non volete an-
dare al teatro, vi toccherà
aspettare quest’altro martedì.
Soltanto di martedì lui viene
qua...

— Ma perchè ci sono qui due
stivali sinistri? domandò
l’accordatore, afferrando con
gesto schifiltoso gli stivali.

— Come Dio li ha mandati,
così tocca portarli. Per pover-
tà... dove deve prendere i soldi
un attore?... « Ma che razza di
scarpe, dico, avete voi, Pavel
Aleksandryc! Una vera vergo-
gna! ». E lui mi dice: «Sta
zitto, dice, e impallidisci! In
questi stessi stivali, io ho reci-
tato delle parti di conti e di
principi ». Che gente stramba!
Insomma, è un artista. Fossi
io il governatore, o un qual-
che capo, prenderei tutti que-
sti attori e li manderei in pri-
gione.

Gemendo e corrugando la
faccia da non finire, Murkin si
tirò sui piedi i due stivali di
sinistra e, zoppicando, si recò
dalla generalessa Sevelitsyna.
Tutto il giorno gli toccò cam-
minare per la città, accordan-
do dei pianoforti, e tutto il
giorno ebbe l'impressione che
ognuno osservasse i suoi piedi
e notasse i suoi stivali con le
toppe e con i tacchi storti! O1-
tre le torture morali dovette
sopportare anche quelle fisi-
che, e finì col farsi venire un
callo.

La sera andò a teatro, Da-
vano « Barbablù ». Solo prima
dell'ultimo atto, e poi solo
grazie alla protezione di un

TR RI RR e II ITA

flautista suo conoscente, lo
lasciarono entrare dietro le
quinte. Entrando nel camerino
degli uomini, vi trovò raccolto
tutto il personale maschile.
Gli uni stavano cambiando i
costumi, altri si truccavano, un
terzo gruppetto fumava. Bar-
bablù stava in disparte col re
Bobesce e gli mostrava una
rivolteila.

— Comprala! — diceva Bar-
bablù. — L'ho comprata io
stesso d'occasione a Kursk per
otto rubli, ebbene, a te te la
cedo per sei... ha una, portata
straordinaria!

— Stai attento... è carica!

— Potrei vedere il signor
Blistanov? — domandò l’ac-
cordatore entrando.

— Sono io — si volse a lui
Barbablù. — Che cosa deside-
rate?

— Perdonatemi, signore, il
disturbo — cominciò l’accor-
datore con voce implorante —
ma, credetemi... sono un uomo
malaticcio, soffro di reumati-
smi... I medici mi hanno ordi-
nato di tenere i piedi in cal-
do...

— Ma, veramente, cosa vo-
lete da me?

— Vedete, ecco... — conti-
nuò l’accordatore volgendosi a
Barbablù. — Ecco... Stanotte
voi siete stato nella locanda
dell’esercente Buchtèev... al
numero 64...

— Beh, non diciamo storie...
— sorrise il re Bobesce. — Al
numero 64 abita mia moglie!

— La moglie? Molto piace-
re... — E Murkin sorrise. —
E’ proprio lei, la vostra si-
gnora, che mi ha consegnato
i suoi stivali... Quando il si-
gnore — e l’accordatore indicò
Blistanov — è andato via da
lei, io stavo cercando le mie
scarpe... e allora chiamo, sa-
pete, il cameriere che fa ser-
vizio in quel corridoio, e il
cameriere mi dice: « Ma, si-
gnore, i vostri stivali li ho
messi nella camera accanto! ».
Per sbaglio, essendo in stato
di ubriachezza, aveva messo
nel numero 64 i miei stivali e
i vostri — Murkin si volse di
nuovo a Blistanov — e voi,
andando via dalla sua signora,
vi siete infilati i miei...

E TEN SOI IRE AI 1 TOO LI

— Ma che vi salta in testa?
— esclamò Blistanov aggrot-
tando le ciglia. — Ma siete ve-
nuto qua a fare dei pettego-
lezzi, che?

— Per niente! per carità!
Non mi avete capito... Di che
cosa sto parlando? Dei miei
stivali! Non è forse vero che
avete passato la notte al nu-
mero 64?

— Quando?

— Ma stanotte.

— Mi avete visto lì?

— No, certo, non vi ho visto
— rispose Murkin assai turba-
to, sedendosi e togliendosi ra-
pidamente gli stivali. — Io
non vi ho visto, ma i vostri
stivali me li ha buttati fuori
dalla porta la signora di lui...
al posto dei miei.

— Ma che diritto avete, ca-
ro signore, di affermare delle
cose simili? Non parlo di me,
ma voi state offendendo una
donna, eppoi proprio in pre-
senza di suo marito!

Dietro le quinte si alzò un
chiasso tremendo. Il re Bobe-
sce, il marito offeso, d'un trat-
to si fece di brace e con quan-
ta forza aveva in corpo battè
il pugno sulla tavola, sì che
nel camerino accanto due at-
trici si sentirono male.

— Ma tu ci credi? — gli gri-
dava in viso Barbablù. — Tu
credi a questo mascalzone?
Oh!, vuoi che lo ammazzi come
un cane? Vuoi? Ne faccio
polpette! Lo ridurrò in bricio-
le!

Tutti quelli che passeggia-
vano quella sera nel giardino
pubblico vicino al teatro esti-
vo, raccontano ora che essi
videro prima del quarto atto
precipitarsi per il viale prin-
cipale un uomo scalzo dal viso
giallo e con gli occhi atterriti.
Dietro di lui si slanciava un
uomo. vestito da Barbablù con
la rivoltella in mano. Che cosa
sia accaduto in seguito, nes-
suno l’ha visto. E’ noto soltan-
to che Murkin dopo aver fatto
la conoscenza di Blistanov ri-
mase due settimane a letto,
malato, e che alle solite paro-
le: « Sono un uomo malaticcio,
soffro di reumatismi » aggiun-
geva ora anche: «Sono un
uomo ferito... ».





@ Ai confine fra Polonia e
Cecoslovacchia una guardia con-
finaria ha ucciso una mucca con
uma raffica di mitra.

Gratuita crudelà? Pare di no,
Nel momento in cul fu uccisa,
la mucca portava ia schiena
due sacchi pieni di tessuti e di
vodka. E si è poi erica che
ogni giorno d
in Polonia e tornava in Ceco-

va scarpe e glolelli cecoslovac-
chi; al ritorno era carica di
acquavite polacca

Una vacca contrabbandiera.

® Nella gabbia di un circo
accampato a Nomeny, sulla Mo-
sella, la leonessa Flinda e il
leone Prince attaccarono una
violentissima lite, passando, co-
me si dice, a vie di fatto. To-
mendo il peggio, il domatore
corse a separarli.

Vedendosi sottrarre la preda,
Prince lanciò improvvisamente
un ruggito così forte e terrifi-
cante che la povera Flinda si
nccascidò esanime al suolo,

Era morta di paura.

@ Pablo, leone marino (un
pesante mammifero, grosso
modo simile ad un'enorme fo-
ca) riuscì a scappare dallo zoo
d! London, nel Canadà, imboc-
cando una condotta segreta che
metteva in comunicazione la
sua grande vasca con il libero
mare,

Naturalmente, mise quanta
più acqua potè fra sè e la sua



STORIE
DI BESTIE

antica prigi in una
na riuscì a raggiungere le ac-
que dell'Ohio (USA). Ma qui,
scalognatissimo, fu nuovamente
catturato e portato nello zoo
della città americana di Toledo.

Da certi inconfondibili segni
venne riconosciuto da quelli di
London, che ne reclamarono }a
restituzione, Ma da Toledo ri-
sposero picche; Pablo era stato
pescato in acque americane, e
comunque doveva essere con»

siderato alla stregua d'ogni al
tro pesce, cioè proprietà di
n

troversia è ora affidata
ai La iplomatici dei due Paesi.

©® Recentemente è morto PI-
no, il colossale ippopotamo
dello zoo di Milano. L’agonia
del povero bestione è durata
una settimana ed è stata parti-
colarmente penosa, Pino comin.
ciò di colpo a rifiutare il cibo;
in pochi giorni il suo peso di-
minuì di tre quintali; presto
non ebbe più la forza di muo-
versi; aspettò la morte rasse-
gnato e accasciato, come un
vecchio straccio.

I veterinari, che avevano în-
vano tentato tutte lo cure, Jo

sezionarono accuratamente per
capire la causa di quella morte
inopinata, E, finalmente, capi.
rono, ‘

Pino, non si sa come, aveva
ingoiato una palla da tennis,
che gli aveva completamente
ostruito l’esofago,

@ Per la prima volta st era
riusciti a catturare viva una
giovane balena bianca, nel mare
dell'Alaska. Pesava 202 chili. Fu
avvolta con infinita cura in tell
© coperte che venivano bagnati
ogni ora e spedita In nereo a
New York dov'era destinata al
celebre acquario di Coney Is-
land. Viaggiò tranquilla e în
perfetto condizioni per undici
ore, Ma quando mancavano ap-
pena tre quarti d'ora all'arrivo,
Improvvisamente e silenziosa.
mente morì,

Le hanno fatto l'autopsia.

© N dott. Maurice Frultt di
Nuova York, dopo lungo studio.
è arrivato alla conclusione che
1 cani amano le bevande alcoo-
liche non meno degli uomini e
possono essere, come questi ul-
timi, dediti all'ubriachezza. Egli
clin aleuni casi di cani che abi.
tualmente vanno di bar în bar
mendicando un bicchierino. Un
cane americano, ben noto al
dottore, è particolarmente
ghiotto di v

Buon per lui che Mc Carthy
sia morto.



33

NERE EAT eo SR TRI, ETTI

GLI STIVALI di Anton Cèchov

tenne. e n air “a e.



La superficie lunare in una delle sue zone più spettacolari: in alto notasi il mare « Crisium »

ll signor Tullio Mazzantini del
Cantiere. « Luigi Orlando > di Li-
vorno ci ha inviato il seguente
articolo, ch'è un ottimo esem-
pio di volgarizzazione scientifica
» che perc pubblichiamo con

molto piacere e con la certezza

i far cosa grata ai lettori,
Q uesta descrizione del nostro

sistema solare non ha la pre-
tesa di essere un articolo scientifi-
co; sono un operaio, ammettiamo
pure con un po' di cultura, ma
sempre un modesto operaio. Non
ho la pretesa di far carriera, nè di
conquistare notorietà; ho 59 anni
e questo mi pare che giustifichi
quanto ho detto sopta. Se scrivo
questi accenni di astronomia, lo
faccio esclusivamente per l’amore
che porto ad una scienza che do”
vrebbe (specialmente oggi) essere
divulgata e conosciuta molto più
di quanto non lo sia, poichè si può
dire, senza tema di smentite, che
è una scienza che apre le vie del-
l'universo.

Oggi tutti parlano di viaggi in-
terplanetari di Luna, di Marte,
ma ne parlano con troppo scarse
cognizioni, Libri e riviste descri-
vono pianeti, nebulose, galassie, ecc.»
ma non sempre le descrivono in
maniera a tutti comprensibile.

E' mia intenzione di descrivere
pianeti, satelliti ed asteroidi del si-
stema solare, in ordine di distanza
dal Sole, con parole ed esempi
molto semplici, in maniera da es-
sere compreso da tutti. Coloro che
benevolmente vorranno seguirmi in
questo viaggio siderale, alla fine,
credo che avranno compreso le bel-
lezze infinite del nostro universo.
In questo viaggio ometteremo la
Terra poichè tutti, in generale, san-
no qualcosa del nostro pianeta; co-





14

loro che mi seguiranno finiranno
col conoscerlo meglio, poichè an-
ch'esso è un corpo celeste come tut-
ti gli altri, lanciato nello spazio
alla folle velocità di circa 30 Km./
sec.. pari a circa 108.000 Km. al-
l'ora, che equivalgono a 2.600.000
Km. nelle 24 ore, percorrendo così
in un anno un giro completo in-
torno al Sole, equivalente a 949
milioni di Km.

Questa enorme velocità è molto
inferibre a quella con la quale la
Terra viaggia nello spazio; infatti
ad essa bisogna aggiungere quella
di circa 20 Km./sec. con la quale
la Terra è trascinata dal Sole in-
torno alla Galassia (via Lattea) e
quella di circa 270 Km./sec. con
la quale la Galassia trascina il si-
stema solare ruotando intorno al
suo nucleo centrale; la velocità con
la quale la Terra vola nello spazio
galattico. è perciò di oltre 300
Km./sec. Quando avremo letto
queste pagine, non ci troveremo
più nello stesso punto, ma ci sa-
remo spostati nello spazio di mi-
gliaia di Km. lungo un percorso
sul quale la Terra non passerà più
per tutta l'eternità,

Sarebbe molto utile, prima di
descrivere i pianeti, di parlare un
po' della nostra Galassia (Via Lat-
tea) e delle distanze astronomiche.
Della prima parleremo un po' la
volta prossima, ma delle famose
distanze astronomiche è meglio,
magari con alcuni semplici esempi,
parlarne subito.

In astronomia per misurare le
distanze si usano tre diverse unità
di misura: l'Unità Astronomica
che si abbrevia U.A. ed è eguale
alla distanza Terra- Sole (circa

150 milioni di Km.); si potrà per-
ciò dire che dalla Terra al Soie vi
è la distanza di una U. A. Viene
poi usato l'anno luce, che è la di-
stanza che la luce percorr? in un
anno alla velocità di circa 300 mila
Km./sec. (a tale velocità, in un
secondo si farebbe 7 volte e mezzo
il giro della Terra): si abbrevia
A.L. ed è eguale a 9 bilioni 460
miliardi oppure 9.460 miliardi di
Km. (=9.460.000.000.000). Si
usa infine il Parsec corrispondente
a 30 bilioni oppure 30.000 mi-
liardi di Km. Comunque s: nelle
mie descrizioni sarò portato ad
esprimere grandi distanze, userò
soltanto l’A.L.; perciò è oppor-
tuno dare qui un'idea del suo va-
lore. Cercherò, con un esempio
semplice, di dare l'idea dell'entità
di un miliardo, dato che, come ho
detto, l'A. L. equivale all'incirca a
10.000 miliardi di Km.

Se un oggetto si trovasse di-

Il cratere causato dal meteorite caduto in Arizona: diametro 1.300 metri, profondità



stante dalla Terra 1 miliardo di
Km. per poterlo raggiungere a ve-
locità di 1 Km./sec., pari a 3.600
Km./h., occorrerebbero 30 anni
senza fermarsi. Se, volendolo rag-
giungere più in fretta, si viaggias-
se alla velocità della luce, il tempo
occorrente sarebbe soltanto 55'33"”.
Infine voglio dire che per percor-
rere la distanza di un A.L. alla
velocità di 3.600 Km. all'ora oc-
correrebbero nientemeno che 300
mila anni. Si tengano presenti que-
sti esempi per rendersi conto della
quasi, almeno per ora, impossibi-
lità di simili viaggi. Ancora un
ultimo esempio e poi inizieremo il
viaggio. Immaginiamo che alla di-
stanza di un miliardo di Km. sia
posto un grandissimo riflettore e
che la nostra vista sia capace di
scorgerlo; alla mezzanotte precisa
il riflettore viene acceso, ma la sua
luce non si scorgerà dalla Terra che
dopo 55' e 33"; tale è il tempo
impiegato dalla luce per percor-
rere la distanza di un miliardo di
Km. Credo che con questi esempi
e con un po' di buona volontà po-
tremo compiere il nostro viaggio
siderale.

Come ho già accennato, faremo
questo viaggio in ordine progres-
sivo delle distanze dei pianeti dal
Sole. Faremo però prima una vi-
sita sull’astro più discusso e più
preso di mira, sul nostro satellite
Luna.

Fra le tante teorie plausibili sul-
la genesi del nostro satellite, la più
attendibile mi sembra quella che
esporrò qui di seguito. Quando la
Terra era ancora fluida ed incande-
scente (dai 3 ai 5 miliardi di anni
fa) aveva un diametro tre volte
maggiore del presente e ruotava su
se stessa 5 volte più velocemente di
quanto ruoti attualmente. Data la
grande forza centrifuga, questa
enorme massa liquida ruotante ten.
deva a rigonfiarsi all'equatore con
conseguente schiacciamento dei poli;
dal rigonfiamento equatoriale si di-
staccarono infine due grandi masse
che, a causa della spinta ricevuta,
si misero a ruotare intorno al no-
stro pianeta allontanandosene sem-
pre più per forza d'inerzia, mentre
la Terra con la sua forza di attra-
zione frenava gradualmente questo
allontanamento.

Dopo milioni di anni, una di
queste masse, avendo raggiunto
una grande altezza ed avendo esau-
rito la sua forza di inerzia a causa
dell’azione frenante derivante dalla
attrazione della Terra, iniziò la sua
discesa, lentissima come l'ascesa, ma
inesorabile, finchè ad un punto cri-
tico, a causa delle forze contrarie
alle quali era assoggettata (attra-
zione della Terra e del Sole) esplo-

dalla Te































































se riducendosi in minutissimi ff
menti che, seguitando a ruotare
torno alla ‘Terra, cominciaroni
« cadervi » sotto forma di p
meteore e forse vi « cadono »
tora, E’ però inesatto il
« cadere », poichè questi più
frammenti, di grandezza vari
da un grano di polvere ad une
di spilla, entrando nella nosti
mosfera a folli velocità (20
Km./sec.), si vaporizzano pet
trito con essa prima di arrivai
suolo, Queste piccole meteore!
tratte dalla Terra possono
però costituite, oltre che da
del nostro primo satellite, put
resti di comete o di piccoli pi;
sconosciuti che espiodono a gii
altezze. Il secondo satellite,
nostra Luna, continua tuttoî
sua ascesa, forse per una maggi
forza d'inerzia, forse perchè,
dosi staccata milioni di anni
la prima non ha ancora raggi
il suo apogeo; così anche ati
mente la Luna si sta allontana



dalla Terra di alcuni centi
ogni anno, e ciò continuerà fi
la forza di allontanamento

Luna prevarrà sull’attrazione
Terra; verrà però un giorno ii
le due forze si bilanceranno, e
giorno segnerà la fine della
lentamente essa inizierà la d
che inesorabilmente la porteràì
disgregazione; ciò ‘avverrà. ti
via, fra milioni e milioni di

Ho spiegato tuttò questo peti
bientarsi un poco, ed ora po
iniziare la nostra esplorazione

Dal punto di vista astrono
la Luna è conosciuta come, st]
di più della Terra, tanto ch
una sua descrizione dettagliata]
correrebbe un grosso volume. @
piremo perciò una esplorazia
globo similmente al turista
poco tempo ma che vuole
tutta una città grande: egli n
tutto, sebbene superficialmente!
gli altri pianeti, la conoscenzi
quali è più limitata l'esolora
sarà più breve.

Il pianeta che stiamo per
tare ha un diametro di circa
Km., poco più di 1/4 di
della Terra, e ruota intorno
centro di attrazione in un ti
corrispondente all'incirca a al
giorni. Questa rivoluzione a
alla velocità di 61 Km. al mi
pari a 3.660 Km. all'ora.
stanza della Luna dalla Terra
da 365.000 a 406.000 Kmi
una distanza media di 38
Km.: queste variazioni di di
avvengono perchè la Luna si
ve.su un'orbita notevolmenti
centrica rispetto alla Terra,
che i! nostro satellite è assogg@i
a varie sollecitazioni, fra le













































































predomina l'attrazione del Sole,
che lo allontana dalla Terra e l’at-
trazione della ‘Terra che lo attrae
di nuovo a sè; è per questo che
noi vediamo periodicamente la Lu-
Ina di maggiore o minore diametro,
la seconda che essa sia più o meno
Nicina a noi.

Noi sappiamo che la Terra ruo-
ta su sè stessa in circa 24 Ore €
Iuota intorno al suo centro di at-
trazione (il Sole) in poco più di
365 giorni. La Luna, come ho
Ispiegato, ruota intorno al suo cen-
tro di attrazione (la Terra) in cir-
ta 28-30 giorni e ruota intorno è
sì stessa nello stesso periodo di
tempo, cosicchè essa, venchè rivolga
progressivamente tutta la sua su-
perficie al Sole, alla Terra rivolge
impre lo stesso emisfero. Di conse-
guenza, il giorno sulla Luna dura
f14 giorni terrestri ed altrettanto
dura la notte. Se con simile rota-
zione la Luna invece di girare in-
torno alla Terra girasse intorno ai
Sole avrebbe un giorno eterno ed
Una eterna notte. Sull'emisfero
chiaro la Luna ha una temperatu-
ra di + 120° C. mentre sll'emisfe-
to oscuro ha una temperatura di
150° C. e, forse, molto infe-
riore.

Durante la sua rivoluzione la
Luna ci presenta le sue fasi; seb-
bene noi vediamo la Luna al diso-
pra delle nostre teste, si deve tener
presente che essa percorre Ja sua
orbita all'incirca sul piano equato-
riale della Terra, cioè in corrispon-
denza all'equatore. Perciò, suppo-
nendo che la Luna inizi il suo giro
quando si trova fra la Terra ed il
Sole (congiunzione) essa ci rivol-
tgerà la sua parte oscura mentre
l'altra è illuminatà ma è a noi in-
Visibile; in queste posizioni ab-
biamo una linea Sole-Luna-Terra e
la fase si chiama « Luna Nuova ».
Dopo che la Luna, spostandosi,
avrà fatto 1/4 di giro noi vedremo
1/4 del suo globo (primo quar-
to); dopo pochi giorni la Luna si
troverà all'opposto del Sole ri-
spetto alla Terra (opposizione):
avremo così una linea Sole-Terra-
Luna e la fase si chiamerà « Luna
Piena »: la parte che era oscura si
troverà ora rischiarata in pieno;
sono passati circa 14 giorni. Da
questo momento avremo la Luna
calante, cioè la faccia illuminata di-
minuirà progressivamente fino ad
avere di nuovo « Luna Nuova ».

Sulla Luna manca l'atmosfera,
cioè l'elemento che diffonde la lu-
te, e perciò non si verificano nè
trepuscoli, nè aurore. Quando un
punto della superficie terrestre si
trova sulla linea di transizione
(passaggio dal giorno alla notte e
Niceversa) esso sarà in penombra;
Sulla Luna ciò non avviene: per
mancanza di atmosfera, sulla linea
transizione dal giorno accecante
passa immediatamente all’oscu-
più nera e da 4 120° diurni
Î passa in circa un'ora a —I10".
mettendo di trovarci sull'emi-
ro rivolto verso la Terra, noi ve-
immo ovviamente sempre Ja Ter-
» dato che il nostro satellite ruota
torno a noi come una ruota in-
0 al suo mozzo, e compie una
ione su sè stessa nello stesso
împo in cui la Terra ne fa 30,
î noi vedremmo passare davanti
Î nostri occhi, ogni 24 ore, tutte
è parti del nostro pianeta, e du-
te ogni rivoluzione lunare noi
immo le 4 fasi della Terra: sul”
linea S-L-T noi avremmo notte
Wedremmo giorno sulla Terra; al



primo quarto di Luna noi vedrem-
mo l'ultimo quarto di Terra. Sulla
linea $S-T-L noi avremmo giorno
e vedremmo la Terra oscurata.
Mentre dalla Terra si vedrebbe
l’ultimo quarto di Luna noi ve-
dremmo invece il primo quarto di
Tetra,

Sarà adesso interessante consi-
derare le possibilità pratiche di
compiere il nostro viaggio. Se fosse
possibile compierlo a piedi, facen»
do sempre 10 Km. all'ora e senza
mai fermarsi, vi arriveremo in cir-
ca 1800 giorni. Ma attualmente a
piedi non vuol viaggiare nessuno,
perciò immaginiamo di andarvi con
un mezzo più moderno, in avio-
getto: a 1500 Km. orari occorre-
rebbero appena poco più di 10
giorni; se invece avessimo la possi-
bilità di viaggiare a 3.600 Km.
all'ora ci occorerebbero all'incirca 4
giorni e mezzo. Se infine, avendo
molta fretta, prendessimo un mez-
zo avente la velocità più alta che
conosciamo, la velocità della luce;
avremmo appena il tempo, durante
il viaggio, di contare fino a due e
saremmo già arrivati: poco meno
di due secondi.

Questo è stato però solo un
esempio; torniamo perciò alle mas-
sime velocità attualmente possibili,
ad esempio 3.600 Km. all'ora.
Ebbene, teoricamente, come è stato
detto, dovremmo arrivarvi in poco
più di 4 giorni, ma praticamente
non vi arriveremmo mai: infatti,
per superare la forza di attrazione
che ci lega al nostro pianeta, occor-
re almeno una velocità iniziale di
11,5 Km./sec., pari a 41.400 Km
all'ora. Soltanto a simile velocità
si può iniziare il nostro viaggio.

Una volta riusciti a sbarcare
sulla Luna, ci attenderebbero enor-
mi difficiltà causate dalle diverse
condizioni lassù esistenti: una n'o-
tevole difficoltà sarebbe data dalla
differenza di peso. La Luna ba in-
fatti una densità minore di quella
della Terra che, con un diametro di
12.757 Km., ha una densità media
di 5.52,mentre la densità dei mate-
riali lunari è soltanto 3-33. Due
eguali corpi celesti possono avere
differenti densità e perciò differenti
gravità (attrazione): se per esem-
pio la Terra, conservando la stessa
massa, fosse più grande, la-sua den-
sità diminuirebbe ed ogni oggetto
sulla Terra avrebbe un peso mino-
re. Se viceversa, conservando la
stessa massa, essa fosse più pic-
cola, ogni oggetto peserebbe di
più. Inoltre, la Luna è 50 volte
meno voluminosa della Terra; se
il nostro pianeta fosse vuoto, per
riempirlo del materiale lunare oc-
correrebbero 50 Lune, ma per otte-
nere lo stesso peso occorrerebbero
ancora altri 31 globi lunari e ciò
perchè, come ho già detto, la Luna
ha una densità minore di quella
della Terra.

Dirò ancora che un decimetro cu-
bo del materiale di una stella nana
bianca pesa circa 30 tonnellate: per
sollevare un chiodo fatto con que-
sto materiale occorrerebbe una gru.

Ma torniamo alla Luna. La for-
za di attrazione (gravità) del no-
stro satellite è sei volte minore di
quella della Terra; di conseguenza,
un oggetto che sulla Terra pesà
un chilogrammo sulla Luna pese-
rebbe soltanto 170 grammi, un
uomo di 60 chilogrammi peserebbe
soltanto ro chilogrammi; un atleta
che sulla Terra è capace di com-
piere un salto di 5 metri, sulla

mmaginario
ra alla Luna

Luna con lo stesso sforzo ne com-
pirebbe uno di 30, ed un uomo
potrebbe sostenere pesi sei volte
maggiori che non sulla Terra, Inol-
tre parlando non potremmo gesti-
colare come facciamo di solito, per-
chè la spinta che il nostro corpo
ne riceverebbe sarebbe spesso suf-
ficiente a sollevarci dal suolo. Na-
turalmente, a causa di questa mi-
nore attrazione, la caduta dei corpi
avviene più lentamente; un ogget
to, cadendo da una certa altezza
sulla Terra, il primo secondo per-
corre 4 m. e 90 cm-, sulla Luna
il primo secondo esso percorrerebbe
soltanto 81 cm. Così se un uomo
cadesse sulla Luna da una discreta
altezza non si farebb: alcun male,
poichè tale caduta avverrebbe dol-
cemente come quella di una piuma.

La più grave difficoltà sarebbe
però la mancanza di acqua e di at-
mosfera, che perciò dovremmo por
tare con noi dalla Terra per soddi-
sfare ai nostri più immediati biso-
gni, cioè respirare e bere. Ciò nono-
stante resterebbero altre difficoltà:
infatti, data l'assenza di atmosfera,
e quindi di pressione, anche l'aria
e l'acqua che noi avessimo portato
dovrebbero essere tenute ermetica-
mente chiuse perchè appena il re-
cipiente che le contiene fosse aper-
to, esse si dissolverebbero istanta-
neamente; quindi anche per respie
rare e bere occorrerebbero partico-
lari accorgimenti. Sempre a causa
della mancanza di pressione do-
vremmo essere ben chiusi nella no-
stra tuta spaziale: noi abbiamo in-
fatti una pressione interna per re-
sistere alla pressione atmosferica
che sulla ‘Terra ci preme da ogni
parte; sulla Luna, invece, non esi-
stendo pressione atmosferica ester-
na, la nostra pressione interna ci
farebbe addirittura esplodere se non
avessimo una resistente tuta pro-
tettiva.

Inoltre, com'è noto, il suono si
trasmette mediante vibrazioni del-
l'aria: perciò sulla Luna, per man-
canza di atmosfera, il suono non si
produce e non si trasmette. La Lu-
na è il mondo dell'eterno silenzio,
noi non sentiremmo neppure lo
sparo di un cannone ad un metro
di distanza e, naturalmente, non po-
tremmo neppure parlarci e, a que-
sto scopo dovremmo comunicare
tra noi scrivendo o mediante onde
radio. Non sarebbe possibile accen-
dere il fuoco a causa della mancan-
za di ossigeno. Durante la notte
lunare noi potremmo accendere dei
potenti riflettori, ma, sempre per
mancanza di atmosfera che faccia
da diffusore, di questi potentissimi

Telescopi dell’ osservatorio di Monte

mezzi di illuminazione non ve-
dremmo che un cerchio luminoso,
del diametro del riflettore, proiet-
tato sulla superficie lunare; un cen-
timetro più in là regnerebbe l'oscu-
rità più nera, di un nero che non
possiamo neppure immaginare.
Durante il giorno lunare, per
la mancanza di atmosfera illumi-
nata (come ho. spiegato, proprio
per questo non vi sono nè crepu-
scoli nè aurore), noi vedremmo il
cielo nero, vedremmo le stelle bril-
lare senza scintillare, vedremmo dl
Sole che, splendente in maniera
inimmaginabile, inonda l'emisfero
lunare con una terribile radiazione
calorifica e luminosa, non atte-
nuata dall'atmosfera, portandolo al-
la temperatura di -+ 120° C. ed
inondandolo di una luce insosteni-
bile. Per difendersi da luce e da
calore andremmo all'ombra di una
qualsiasi cosa, ma un'altra sorpre-
sa ci attenderebbe: l'ombra sarebbe
tanto nera che non riusciremmo
neppure a vedere una mano posta
davanti agli occhi. Le notti terre-
stri, anche quando non c'è Luna,
hanno un certo chiarore perchè
la nostra atmosfera è ancora in-
fluenzata dalle radiazioni luminose
del Sole; sulla Luna ciò invece non
avviene. Soltanto in un caso la
lunga notte lunare è rischiarata, e
ciò si verifica all'inizio di ogni lu=
nazione. Anche dalla. Terra noi
possiamo osstrvare questo chiaro-
re: vicino all'esilissima falce lumi-
nosa possiamo infatti intravvedere
la, restante parte dell'emisfero lu-
nare, che dovrebbe essere all'oscuro



II meteorite Willamette: pesa 141 tonnellate



Palomar: particolare
e perciò a noi invisibile, avvolta da
una pallida luce (luce cinerea);
questa luce, ‘che rischiara per un
certo tempo la lunga notte lunare,
è simile al chiaro di Luna che ri
schiara la Terra. Tale luce pro-
viene dalla nostra Terra che, per la
sua particolare posizione rispetto al
Sole ed alla Luna in questo perio-
do, riflette il suo chiarore sulla
Luna. L'intensità di questa luce è
14 volte maggiore di quella proiet-
tata dalla Luna sulla Terra.

Per l'assenza di una atmosfera
protettrice saremmo inoltre esposti
al pericolo mortale dei raggi cosmi-
ci. Alcune delle radiazioni emesse
dal Sole sono infatti terribilmente
pericolose; le radiazioni infrarosse
e le ultraviolette, ad esempio, se
dosate giustamente possono essere
benefiche, ma senza una atmosfera
che faccia da filtro, possono provo-
care la morte.

I raggi gamma, che sono raggi
invisibili simili ai raggi X, se non
filtrati dall'atmosfera, danno la
morte tra atroci torture, Nella no-
stra atmosfera questa filtratura vie-
ne compiuta dal sottilissimo strato
di ozono esistente all'altezza di cir-
ca 40.000 m.

Sulla superficie lunare esiste
inoltre il continuo pericolo deri-
vante dalla caduta delle meteore
(piccoli corpi siderali della gran-
dezza di un capo di spillo) e dei
‘meteoriti (corpi siderali di gran-
dezza considerevole e pesi varianti
da pochi chilogrammi a più ton-
nellate).

Sulla Terra «cadono » ogni
anno circa un miliardo di meteo-
re, tra visibili ed invisibili, mentre
le cadute di meteoriti sono molto
rare, ma disastrose, La piccolissima
meteora che discende dalle altezze
infinite degli spazi siderali, viaggia,
quando entra nell'atmosfera terre-
stre, a velocità variante da 15 ad
80 Km./sec.; non esiste perciò
corazza che potrebbe ad essa resi-
stere. Fortunatamente però questi
corpi, entrando nella nostra atmo-
sfera, da freddissimi che sono (for-
se —270° C.), per l'attrito pro-
dotto nello sfregamento contro di
essa, si incendiano a 80-100 Km.
di altezza e si distruggono prima
di arrivare a 20 Km. dalla super-
ficie terrestre, rendendosi a noi vi-
sibili con una bella scia luminosa
che molte volte abbiamo osservato
dicendo «è caduta una stella ».

Fsistono sulla Terra i segni del-
le cadute di meteoriti di peso con-

15



siderevole. In Australia e nell’Ari-
zona si possono osservare enormi
crateri di alcuni chilometri di dia-
metro, ferite lasciate nel nostro pia-
neta da questi corpi giganteschi. In
Siberia, nello Jenissei, in una gran-
de foresta, il 30 giugno 1908 cad-
de uno di questi giganti del peso
di circa 300.000 tonn.; una colon»
na di fumo si alzò fino a 20 Km.
di altezza, la foresta fu scardinata
e bruciata per un raggio di 30 Km.
e fu registrato un terremoto a 4
mila Km. di distanza. Dopo molto
tempo, quando l'enorme tempera-
tura provocata dal meteorite si fu
abbassata, un gruppo di scienziati,
recatosi sul posto, constatò che il
bolide aveva aperto un cratere di
9 Km. di diametro e profondo al-
cune centinaia di metri; la sua
velocità di caduta fu calcolata in
40 Km./sec.

Questi enormi bolidi siderali
sono in genere costituiti di ferro;
mickel ed altri materiali che in ge-
nere si trovano anche sul nostro
globo. Molti di tali meteoriti, fino
anche ad 1 tonnellata di peso, so-
no stati recuperati e sono esposti
mei musei degli osservatori astro-
nomici,

Sulla Luna, mancando lo stra-
to atmosferico protettivo, sarem-
mo sottoposti al continuo bombar-
damento di meteore e di meteoriti,
e ciò costituirebbe un serio peri-
colo. Anche con un modesto tele-
scopio si possono osservare le fe-
rite prodotte sulla Luna dalla ca-
duta di questi aeroliti. Si calcola
che i crateri (circhi) aperti da
queste cadute sulla superficie della
parte visibile della Luna non siano
meno di 30.000. Ve ne sono di
minuscoli e di giganteschi, dal dia-
metro di un Km. si va agli 80 Km.
del circo « Archimede » ed ai 100
Km. del circo « Copernico »; il gi
gantesco circo « Clavius », ha un
diametro di 220 Km. ed i suoi ba-
stioni si elevano fino all'altezza di
7.091 m.

Un viaggiatore che si trovasse
al centro di uno di questi grandi
circhi — che hanno il fondo piat
to — non potrebbe però vedere, per
la curvatura della superficie lunare,
la cima di tali bastioni e vedrebbe
intorno a sè soltanto una pianura
sconfinata; soltanto quando si fos-
se molto avvicinato alla base del
bastione, vedrebbe una catena mon-
tagnosa disposta in curva, poichè
dato il grande diametro, il circo
completo uscirebbe dal suo campo
visivo e per vederlo sarebbe neces-
sario trovarsi nello spazio al di-



Plastico rappresentante il probabile aspetto dell’ aspra catena degli «< Appennini» lunarî

sopra di esso. Non tutti sono però
d'accordo circa l'origine meteorica
di questi enormi crateri; alcuni
propendono per l'origine vulcanica,
altri per l'origine cinetica, cioè de-
terminata da sollevamento ed ab-
bassamento del suolo, altri li riten-
gono originati dalla fuoriuscita, at-
traverso spaccature circolari del
suolo, di materia fluida che, dopo
la solidificazione, ha formato i ba-
stioni; ma queste ipotesi, benchè
plausibili, sono tutte suscettibili di
critica: in genere questa indecisio-
ne deriva dal fatto che alcuni di
questi circhi sono troppo grandi per
essere attribuiti all'una o all'altra
causa, mentre alcuni sono tanto
piccoli che per forma e per diame-
tro possono paragonarsi alle fosse
causate da cadute di bombe.

Sul suolo lunare si notano altre-
sì dei crepacci, cioè enormi fendi-
ture che, intersecando « mari »,
monti e circhi, testimoniano le ul-
time convulsioni del suolo Tunare
Questi crepacci hanno una lar-



Il golfo delle Iridi, nella zona di Nord-Est della Luna

16

ghezza di 2-3 Km. ed una lun-
ghezza di centinaia di chilometri
Le montagne della Luna, confron-
tate con quelle della Terra in rela-
zione al diametro dei rispettivi
globi, sono enormi. Verso sud la
Luna ha le catene dei monti Leib-
nitz (7.610 metri) ed i monti
Doerfel (7.603 metri). Vi sono
poi i Carpazi, i Pirenei e gli Ap-
pennini (a molti monti lunari si
sono dati nomi di monti terre-
stri). Questi ultimi si presentano
sotto forma di una catena mon-
tuosa, nei pressi del « mare » delle
piogge, della lunghezza di circa
1.000 Km. ed un'altezza di 6.000-
8.000 metri.

Siamo quasi giunti al termine
della nostra esplorazione e non ci
resta che effettuare una breve vi-
sita alle pianure grigie che vengono
chiamate « mari ». Questi « ma-
ri » si possono osservare dalla Ter-
ra anche ad occhio nudo: essi ap-
paiono come macchie grigie che
danno alla Luna piena l'aspetto
caratteristico dell'ormai famoso fac-
cione, Se però osserviamo la Luna
anche con un modestissimo binoco-
lo, il famoso faccione sparirà e ve-
dremo i «mari », Queste enormi
distese grigie in effetti non sono
mafi, ma grandi pianure (corru-
gate, come se fossero enormi mari
di lava raffreddati). Anche su que-
sti « mari » si notano alcuni cir-
chi, alcuni crepacci e molte striscie
brillantissime che si irradiano dai
grandi circhi, particolarmente dal
Circo di Tycho. Il colore grigio
dei « mari », veduto al telescopio,
si rivela composto di diversi colori,
come un mosaico; la superficie sem-
bra formata da frantumi di cristal-
li di colore giallo pallido, celeste
chiarissimo e bianco latte, il tutto
di una lucentezza insostenibile. La
colorazione di tutto il disco lu-
nare, nel suo insieme, è di un
giallo molto pallido; alcune re-
gioni sono di un colore bianco ne-
ve tanto brillante che, osservandolo
al.telescopio, la vista si stanca do-
po alcuni minuti, La visione della
Luna al telescopio è uno spettaco-
lo meraviglioso ed indimenticabile.

Vorrei a questo punto rassicu-
rare gli scettici che tutto quanto
ho detto, e tutto quanto si legge
sui testi di ‘Astronomia è verità
vista, controllata e matematica—
mente esatta: i moderni mezzi di
osservazione e di calcolo di cui so-
no dotati gli attuali Osservatori

Astronomici consentono di affer-
mare che tutto ciò che ho sopra
detto è verità e tutte le notizie da-
te sono controllate ed esatte. Per
avere un'idea di quelli che sono i
mezzi oggi a disposizione degli
astronomi, citerò ad esempio l'or-
mai famoso telescopio situato sul
monte Palomar in California. Per
la sua costruzione sono occorsi 22
anni di lavoro, il suo costo si ag”
gira su oltre 4 miliardi; il solo
tubo del telescopio, costruito in
traliccio, pesa 125 tonnellate. Per
la fusione dello specchio paraboli-
co si sono fuse 60 tonnellate di
vetro speciale Pirex indeformabile;
per il raffreddamento e la lavora-
zione di questo specchio sono oc-
corsi 10 anni; il suo diametro è di
5 m. e 8 cm., lo spessore è di
60 cm., il peso è di 20 tonnellate,
il telescopio montato pesa niente-
meno che 400 tonnellate. Con que-
sto gigante, se non esistesse la cur-
vatura della Terra, dalia Califor-
nia si vedrebbe più che bene l’ora
all'orologio di S. Pietro in Roma.
Esso ingrandisce gli astri di 2000
volte, il suo potere di scandaglio
in profondità è di un miliardo di
anni luce; può far vedere la Luna

come se fosse a distanza di 30 Km,

Molte altre cose interessanti sa-
rebbero da dire sulla Luna, occor-
rerebbero libri, non pagine, ma
sarò soddisfatto se questa fugact
visione panoramica avrà valso a
far conoscere un po' meglio que-
sto nostro argenteo, fedele astro
sul quale anche i poeti e gli inna=
morati hanno detto tante cose.

La prossima volta visiteremo:
Mercurio, il pianeta più vicino al
Sole, però sarà prima necessario
fare qualche accenno alla nostra
Galassia (Via Lattea) affinchè por
siamo sapere dove siamo, che sia-
mo, e dove andiamo.

Tullio Mazzantini
VE A

Una fascia radioattiva

avvolge la terra

Il dott. Herbert York, capo della
sezione scientifica del Pentagono, ha
di recente dichiarato che probabll-
mente l'uomo dovrà compiere
suo primo balzo nello spazio astra
le da basi per missili situate al
Polo Nord o a quello Sud.

Lo scienziato americano ha spie-
gato che le due sole brecce in una
fitta fascia di radiazioni avvolgente
la Terra sono al di sopra delle re.
gioni polari. Un uomo « spaziale»
che partisse da queste aree potreb.
be sfuggire alla dose letale di ra.
dioattività che incontrerebbe pro.
babilmente da ogni altra piattafor-
ma di lancio.

Lo York, che dirige l'ufficio pro-
getti di ricerche scientifiche del
Dipartimento della Difesa, ha pro-
detto anche che satelliti pesanti fl
no a due tonnellate saranno lam
ciati dagli Stati Uniti l'anno prossi-
mo, usando come razzi vettori 1
missili < Atlas >» e < Titan».

York ha dichiarato che segnali
trasmessi dal satellite artificiale
dell'Esercito «€ Explorer IV> indi
cano che la fascia di radiazioni in-
torno alla Terra sì estende ad al-
meno 2250 chilometri nello spazio
e diviene rapidamente più intensa
quanto più si sale. Secondo lui, un
viaggiatore spaziale subirebbe una
dose letale di radiazioni dopo cirea
10 ore di presenza a quell'altezza,

Sempre secondo fl dott. York, sa-
rebbe possibile volare al di sotto
della cintura di radiazioni mante-
nendo 1 satelliti artificiali entro 480
chilometri dalla Terra, Egli consi.
dera egualmente possibile costruire
navi spaziali con una corazza pèe-
sante fino a una tonnellata per pro-
teggerle contro le radiazioni, che
consistono apparentemente di pro-
toni dotati di una energia di 50
milioni di volta.

Lo scienziato ha aggiunto che
l'esistenza della fascia di radiazioni
era totalmente inaspettata ed è una
indicazione’ delle difficoltà che l'uo-
mo incontrerà nel tentare le vlé
degli spazi astrali. Tuttavia egli è
convinto che verrà il giorno in
cui i satelliti artificiali potranno
essere usati per copertura televi-
siva su scala mondiale, ponti radio
d'uso normale e trasmissioni simul.
tanee di migliaia di comunicazioni
telefoniche attraverso gli Oceani.

Eppure gliel’avevo tanto raccomandato: < Avvertitemi
prima di farlo partire! >»

(dal «< Corriere d'Informazione >)







Il Porto di (enova attraverso i secoli

er avere un’esatta, seppur
P sintetica, cognizione sto-
rica delle origini del Por-
to di Genova, è necessario ricol-
legarci alle prime notizie del
territorio e del popolo ligure.

Della Liguria in genere, vale
a dire della regione compren-
dente il litorale dal Rodano al-
l'Arno, con l’entroterra fino al
Po, si hanno notizie fin dal se-
colo VII avanti Cristo, Gli serit-
tori greci e latini descrivono i
liguri come guerrieri e marinai,
gente di vita semplice e dedita
alla pesca. Genova, già nel V
secolo avanti Cristo, era il cen-
tro commerciale di tutto il ter-
ritorio non solo, ma aveva i
suoi agganciamenti commerciali
verso la Gallia, l’Etruria ed an-
che verso la ‘Magna Grecia.

Solo durante la prima guerra
punica, e precisamente nel se-
colo III a. C., Genova entra in
contatto con i Romani e si allea
con essi contro Cartagine, Nel-
la seconda guerra punica, men-
tre gli altri liguri si schierano
contro Roma, Genova le rimane
fedele, Per questo il generale
cartaginese Magone, sbarcato
mel 205 a Savona, avanza verso
Genova e la distrugge. Nel 203
però il console romano Corne-
lio Cetego sconfigge Magone e
ricostruisce la città, E' appunto
in questo periodo che appaiono
le prime notizie riguardanti il
porto di Genova.

Il porto infatti era ancora un
complesso di insenature allo
stato naturale. L’approdo mi-
gliore era quello che compren-
deva la penisoletta del Molo ed
una parte dell’attuale Piazza
‘Cavour, Le altre insenature for-
mavano piccoli approdi a ovest.
sud-ovest della collina di Sar-
zano, cimprendendo la zona
dove attualmente sono i bacini
di carenaggio, Poichè i Liguri
Genuati avevano già meraviglio-
se capacità marinaresche e guer-
riere, le posero al servizio dei
Romani e sì adoperarono, perchè
gli approdi naturali, che già
servivano per le loro imbarca-
zioni e per i loro commerci,
fossero resi accessibili anche al-
le galere. romane, specie du-
rante le suddette guerre puni-
che. Si viene così a stringere
un patto di amicizia tra i Ge-
nuati ed i Romani, Il patto ri-
guarda il commercio, la costru-

GENOVA

nel fola giro

Pianta di Genova nei limiti della

zioni di imbarcazioni e l’assi-
stenza militare.

Nel 148 a.C. i Romani co-

struiscono la « Via Postumia », |

che ha inizio dal Porto e si
estende per tutta la valle pada-
na. Nel 109 il Censore Emilio
Scauro fa costruire la « Via Emi-
lia Scauri », come prolungamen-
to della Via Aurelia fino a Pi-
sa, cosicchè Genova si trovò ad
essere collegata con Roma da

un lato e con la Provenza dal- &

l’altro, il che le permise di
estendere i suoi commerci, Ma,
nonostante l’accresciuto traffico,
gli approdi del porto non su-
birono adattamenti di grande
rilievo.

Nei primi secoli dell’era cri- |

stiana Genova veniva occupata
prima da Odoacre, poi da Tceo-
dorico e da Belisario. Nel 641
il re Rotari, a capo dei Longo-
bardi, occupava a sua volta la
città e distruggeva le mura. Poi
vennero i Franchi che ridusse-
ro tutta la Liguria ad una sem-
plice Contea.

Quando Genova potè final- È

mente costituirsi in Repubblica
indipendente, sorsero in città le
prime compagnie di navigazio-
nt e le imprese commerciali e
si allestirono le prime flotte,
Questo fatto di massima impor-
tanza conduce ad una collabo-
razione tra le varie imprese e
si lavora strenuamente, perchè
gli approdi, fino allora isolati,
vengano congiunti e assumano
la vera fisionomia di porto. Nel
frattempo si iniziano le prime
spedizioni contro i Saraceni, che
infestavano il Tirreno,

La partecipazione della flot-
ta Genovese alle Crociate, dà il
via alla grandezza di Genova
sul mare, L’anmento della flotta,
la gloria marinara acquisita e
soprattutto gli scambi commer-
ciali, esigevano una sistemazio-
ne stabile e consona ai tempi,
tale da trasformare insenature
ed approdi in un vero porto
commerciale,

Nel secolo XIII e precisamen-
te nel 1257, due monaci Cister-
censi del vicino eremo di Sestri
Ponente progettano di costruire
un grande terrapieno che, unen-
do gli approdi e colmando gli
interspazi degli scogli, possa
congiungere tutta la superficie
in un unico e grande molo. Il
grande ideatore è Frate Olivie-

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vo serate di rrnbuni vc pr sonni "È
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cerchia del 1536: è opera di

ro che, con la collaborazione
intelligente di Frate Filippo,
riesce a persuadere i Genovesi
della immensa utilità dell’ope-
ra ed ottiene, sia dalle auto-
rità, sia dalle compagnie, le
sovvenzioni per la grande co-
struzione, I lavori durano dal
1257 al 1270. Con grandi massi,
tolti dalle alture di Carignano e
nei pressi di Albaro, viene ese-
guita la copertura di tutti i
vuoti esistenti tra gli approdi e
gli scogli e viene costruito il
primo grande molo, che in se-
guito sarà chiamato Molo Vec-
chio. Furono pure costruiti pa-
recchi ponti in legno, ma venne
lasciata fuori quella parte che
si trovava presso San Giovanni
di Prè,

Intanto i privati armatori co-
minciano a costituire vere e
proprie società di navigazione e,
preoccupandosi della sorte del
porto, chiedono l’intervento dei

Ibn
a

da hiv



Giacomo Brusco (1766)

Dogi per poter effettuare ìl pro-
lungamento del molo.

Marino Boccanegra già nel
1283 volle completare l’opera di
Frate Oliviero e dare consisten-
za al molo già costruito. Infatti
con solide mura lo fortificò, af-
finchè i flutti del mare non ne
corrodessero le basi.

Nel 1302 lo stesso Boccanegra
fece costruire una darsena di-
visa in due Sezioni: la prima
per il vino ed altri generi; la
seconda per la costruzione delle
galee. In seguito questa darse-
na delle galee ebbe un grande
sviluppo e diventò un verso ar-
senale con circa venti cantieri,
dove si costruivano galee in se-
rie. Arriviamo così verso il 1500,
data nella quale il Porto si pre-
senta con un solido molo, con
la darsena e l’arsenale, con vari
ponti e scali, tra i quali lo sca-
lo San Marco detto poi della
Marinetta, il ponte della Piazza-
lunga, chiamato poi ponte dei
Cattanei, il Ponte de Chiavari,
il Ponte Reale, già ponte vec-
chio della Mercanzia e poi delle
galere, Ponte Spinola, Ponte
Calvi, allora detto ponte della
Legna, il ponte dei Salumi (ora
ponte Morosini). Chiudevano la
Darsena il ponte di San Tom-
maso o ponte dello sbarco dei
grani, il ponte Principe Doria,
il ponte dei Lomellini, vicino a
San Teodoro, il Ponte San Teo-
doro, il Ponte San Lazzaro, vi-
cino alla Chiesa omonima e il
Ponte da sbarco alla Lanterna.
Vi erano inoltre alcuni ponti
provvisori în legno.

L’estensione del porto era tale
da imporre un prolungamento
del molo, Nel 1553, dopo anni
di studio, l'architetto Galeazzo
Alessi presentava i progetti di
allungamento del Molo Vecchio
e di ampliamento della Darse-
na e della bella porta delle mu-
ra - detta Porta Siberia. L’esecu-
zione dei lavori fu affidata ad
Antonio. Roderio da Carona.
Per la Porta Siberia il Roderio
adoperò pietra di Finale. Una
tradizione vuole che tale porta
si chiamasse anche porta Ciba-
ria, perchè sorgevano vicini gli
edifici dell’Annona. Dietro la
Porta Siberia, ssi trovavano le
famose Mura di Malapaga, così



chiamate per l’esistenza di una
prigione dei falliti e dei debi-
tori. Sr n I

Occorre accennare brevemente
alla località detta Capo del Fa-
ro, per riferirci poi alla costru-
zione del Molo Nuovo. E’ opi-
nione diffusa che già i Romani
avessero in tale località il loro
punto di avvistamento,

Nel 1128 vi fu costruita una
torre e si vuole che sopra di
essa, nel 1320 fosse posta una
lanterna per le segnalazioni.
Però un qualche apparato per
segnalazioni doveva essere stato
posto sulla torre molto tempo
prima, perchè ci sono notizie
che già nel 1161 le navi che rl-
manevano in approdo dovevano
pagare una tassa per avere il
diritto alle segnalazioni lumi-
nose, In questa torre fu tenuto
prigioniero Jacopo Lusignano,
re di Cipro, e sua moglie; e du-
rante la prigionia nacque il fl-
glio Giano. Nel 1507 il re di
Francia Luigi XII, per calmare
le irrequietezze del popolo ge-
novese, fece costruire, tra la
base della torre e la scogliera
sottostante, una fortezza detta
e la Briglia », dove venivano im-
prigionati i rivoluzionari. Tale
fortezza nel 1515 fu espugnata
da Emanuele Cavallo e da An-
drea Doria e poi distrutta dal
Doge Ottaviano Fregoso.

Nel 1543 il Comune volle re-
staurare la torre che era stata
molto danneggiata sia dalle ar-
tiglierie francesi, sia durante la
distruzione della « Briglia»,
Venne eseguito il lavoro di so-
stituzione delle vecchie merla-
ture e la torre venne elevata
all'altezza attuale, che è di 127
metri. La costruzione è opera
dell’architetto Giovanni Maria
Olgiati, anche se qualcuno vuol
attribuirla a Francesco di Gan-
dria.

Un secondo molo di protezio-
ne appariva sempre più. neces-
sario; e finalmente, nel 1613, fu
approvato il progetto di Ansaldo
de Mari e nel 1638 fu posta la
prima pietra del Molo Nuovo
che, staccandosi dalla località
Capo del Faro, proprio in pros-
simità della torre della lanter-
na, si protendeva per circa 500
metri ad est-sud-est, Il lavoro

17

i indetti A Ra td

ebbe termine nel 1642. Il Molo
Nuovo ebbe successivi sviluppi
nel 1728, nel 1738, nel 1777 e
finalmente nel 1860 raggiunse
la lunghezza di 860 metri,

Nel frattempo venivano pure
costruite nuove calate di sbar-
co.

Nel 1875 un grande. genovese,
Raffaele De Ferrari, offrì allo
Stato la ingente somma di venti
milioni per la sistemazione del
Porto, Con tale somma dal 1876
al 1888, su progetto dell’inge-
gnere Adolfo Parodi si poterono
eseguire importantissimi lavori.
Il molo Nuovo fu allungato ed
alla sua testata venne saldata
la costruzione di un altro molo,
detto Duca di Galliera, che si
spingeva verso sud per 657 me-
tri e verso est-sud-est per 843,
dando così al porto una forma
di conchiglia e coprendo uno
specchio d’acqua di circa mille
ettari. Inoltre si potè livellare
il fondo marino e costruire i
bacini di carenaggio, e si prov-
vide ad aprire nel monte tre
gallerie per collegare il porto
con la ferrovia.

Ma il massimo ingrandimento
del porto ed il totale assesta-
mento avvenne tra il 1923 ed il
1940. Vennero costruiti i due
grandi bacini detti della Lan-
terna e di Sampierdarena, e la
nuova grande Diga Foranea; fu
inoltre allungato di 400 metri il
Molo Duca di Galliera. Al ter-
mine di questi lavori, il Porto
aveva un’area di 2.170.000 metri
quadrati e racchiudeva uno spec-
chio d’acqua di 3.300.000 metri
quadrati; aveva più di 28.000
metri di muri di sponda, dei
quali circa 6.000 di dighe di
difesa e più di 20.000 utilizzati
con 20 ponti e 34 calate,

L’Amministrazione del Porto
è dal 1903 affidata al Consorzio
Autonomo, Nell’alto Medioevo
le associazioni private degli ar-
matorj ebbero il reale controllo
su tutto il traffico marittimo.
Nel 1154 il Comune di Genova
affidò 1’ amministrazione del
Porto ai Consoli del Mare, elet-
ti tra gli armatori. In seguito
fu creata la magistratura dei
Salvatori del Porto e del Molo.
La prima amministrazione au-
tonoma, però, fu quella dei Con-
servatori del Mare, che cura-
vano la manutenzione e la di-
sciplina e provvedevano a pre-
levare le tasse di ancoraggio.

Paolo Tarenzi



Pianta di

18

Site its

Promettente sviluppo

delle esportazioni italiane

Quest'anno, in seguito al forte
ribasso dei prezzi di molte materie
prime e alla lieve flessione delle
quantità importate, la bilancia com-
merciale pr un ti
assai più favorevole degli anni scor-
si: al 31 luglio il deficit cumulativo
risultava di 250,1 miliardi, mentre
lo scorso anno, alla stessa data, era
ormai prossimo ai 360 miliardi,

Continuando con questo ritmo,
potremmo arrivare a fine dicem-
bre con un saldo passivo persino
inferiore ai 400 miliardi, che sa-
rebbe di gran lunga il più basso
dell'ultimo quinquennio.

*

Nel 1956 la nostra bilancia com-
merciale con l'Africa pr a un
saldo passivo di 65.471 milioni
(esportazioni 104,380 milioni, im-
portazioni 169.851 milioni) che nel
1957 si è ridotto a 28.600 milioni
circa (esportazioni 129.400 milioni
circa, importazioni 158.000 milioni
circa).

I traffici più attivi — e che si
sono motevolmente intensificati In
quest'anno — sono quelli fra l’'Ita-
lia ed 1 paesi dell'Africa Settentrio-
nale (Marocco, Algeria, Tunisia, Li-
bia, Egitto e Sudan) e l'Unione del
Sud Africe

L'immediata ricerca di sbocchi
per la nostra espansione economica
si dirige ora particolarmente verso
i paesi dell'Africa Occidentale, qua-
li il Ghana e la Nigeria, che sono
appena ora pervenuti alla forma di
liberi Stati e sono naturalmente de-
siderosi di liberamente operare an-
che nel campo economico, D'altra
parte, essi dispongono di materie
prime che interessano la nostra
importazione ed hanno bisogno di
attrezzature e di manufatti che
l'Italia può fornire.

L'intercambio con Il Ghana, la
Liberia e la Nigeria ha presentato,
nel 1957, i seguenti saldi (in mi-
lioni di lire):

GHANA: — Importazioni dell’Italia

1.051,3. Esportazioni verso l'Ita-

lia 7.013,1. Saldo per il Ghana
+ 5.961,8.
LIBERIA: Importazioni dall’Italia

3.893,1. Esportazioni verso l'Ita-
188,6. Saldo per la Liberia

— 704,5.

NIGERIA: Importazioni dall’ Italia
3.948,5. Esportazioni verso l'Ita-
lia 9.750,2. Saldo per la Nigeria
+4.801,7.

Allo scopo di incrementare le no-
stre esportazioni verso questi Pae-
sl, partirà fra breve una missione
speciale di operatori italiani alla
cui guida sarà lo stesso Presidente
dell'Istituto nazionale per il com-
mercio estero sen. Guglielmone,

*

M capo della missione commer-
ciale italiana che recentemente ha
visitato Ja Bolivia, ll Perù e l'Equa-
dor, ha fatto un'ampia esposizione
della situazione economica, .comi-
merciale e valutaria dei tre paesi
sottolineando le notevoli possibi-
lità esistenti In questi mercati per
le nostre esportazioni, Tali possi-
bilità non sono state, però, adegua-
tamente sfruttate finora, principal-

Genova intorno al 1880 (Genova, Palazzo Rosso)



itato

mente a causa della deficiente or-
ganizzazione itallana sul posto.
La misura più urgente da pren-
dere deve tendere quindi a creare
« > l’org com-
merciale privata inviando dall'Ita-
lia persone abili ed attive, Occorre
inoltre creare magazzini ed espo-
sizioni permanenti di prodotti e re.
lativi pezzi di ricambio e concedere
ampie dilazioni di pagamento,
urendo queste, direttive la Ger-
manila, che nel 1948 era pratica-
mente assente da questi mercati,
occupa ora il secondo posto come
fornitrice di beni strumentali e di
consumo, L'Italia, invece, contribu
sce con soli 10 milioni di dollari,
pari ad appena l’1,8 per cento alle
importazioni dei tre paesi che l’an-

no ‘ono a 575 mi-
ltoni di dollari.

Il ministro del Commercio estero
ha poi annunziato che, attuando
una decisione presa durante il re-
cente viaggio del presidente Gron-
chi, il suo dicastero sua preparando













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una importante

ciale in Brasile. Altre missioni si
recheranno prossimamente nelle
repubbliche del Centro America, in
Estremo Oriente ed in Africa,

Circa la possibilità e l'opportuni-
tà d'intensificare i mostri scambi
col Brasile, ha fatto interessanti di-
chiarazioni il ministro del Bilancio
Medici, reduce da un viaggio nella
grande Repubblica sudamericana,

< Il nostro sviluppo economico, e
quindi l'incremento della occupa-
zione e del reddito — ha detto il
ministro — dipende sempre più
dalle possibilità di espandere la no-
stra produzione industriale.

< Ora, questa può trovare esito
soltanto in parte nel nostro paese;
da ciò la necessità, specie per ta-
lune grandi industrie meccaniche,
di collocare una crescente produ-
zione all'estero >.

Tra i possibili mercati stranieri
uno del più promettenti è certa-
mente il Brasile. Si tratta di un
paese vasto circa 27 volte l'Italia:
le sue risorse minerarie sono note-
volissime e soltanto in piccola par-
te sfruttate; le sue risorse agricole,
anche perchè Il territorio non com-
prende nè importanti catene mon-
tuose nè deserti, sono potenzial-
mente illimitate,

Le ricchezze potenziali del Bra-
sile sono quindi grandissime; sì è
però ben lontani dalla loro utiliz-
zazione effettiva, in quanto salvo
alcune limitate contrade situate ne.
gli stati del sud, quasi tutto il
Brasile manca di strade e di fer-
rovie moderne, di impianti telefo-
nici adeguati alle necessità dei traf-
fici e di parte delle « infrastruttu-
re > indispensabili per lo sviluppo
della nazione.

Così, mentre aree ristrette, dove
le terre sono state già completa-
mente investite a coltura intensiva,
danno redditi elevati (come 1 tre
milioni di ettari dello Stato di San
Paolo destinati al caffè), Il grosso
del territorio brasiliano è ancora
da conquistare all'agricoltura. Inol-
tre, vi sono zone, specie nell'inter-
no, in cui sopravvivono forme di
agricoltura familiare assai poco red-
ditizie; cioè avviene In parte per
ignoranza delle tecniche agricole
moderne, ma in parte anche per
mancanza di vie di comunicazione
e d'industrie trasformatrici.

Esempio tipico: la mancanza di
un'adeguata industria della lavora-
zione delle carni rallenta lo svi-
luppo degli allevamenti in territori
dove 1 pascoli sono illimitati, men-
tre la produzione di carni in Bra-
sile non è ancora adeguata ai bjso-
gni della popolazione e non è suf-
ficiente ad alimentare una corrente
di esportazione che potrebbe avere
molta fortuna.

Ml Brasile può avere interesse &
comprare da noi molte delle at-
trezzature di cui ha bisogno, che
nol siamo in grado di produrre a
costi di renza inter tonale.

L'apertura verso il Brasile può
rappresentare una felice opportu-
nità comune ad altri Paesi dell'’Ame-
rica Latina, che, per condizioni na-
turali, storiche e politiche, può co-
stituire un mercato favorevole alla
grande industria Italiana >.

*

Agli scambi Italiani con l'estero
ha dedicato recentemente. un lun-
go articolo il londinese « Times >
sottolineando la « continua tenden-
za all'ascesa mostrata negli ultimi

dieci anni dalla esportazione ita-
Mana >,
Passando jin rassegna quei set-

tori industriali in cui le nostre ven-
dite all'estero hanno raccolto mag-
gior successo, Il giornale scrive che
dal 1954 le esportazioni delle auto-
mobili hanno acquistato un posto
sempro più importante nella no-
stra economia. L'Italia è ora il
quinto Paese del mondo nella espor-

I TEO, SR Cr



tazione di veicoli, dopo la Germa-
nia Occidentale, l'Inghilterra, gi
Stati Uniti e la Francia,

<Un aspetto sorprendente di
questa espansione — sì legge nel
< Times > — è la penetrazione nei
difficili mercati americano e tede-
sco. Nei primi sei mesi del 1958,
35.565 veicoli sono stati venduti in-
fatti in Germania e 10,000 negli
Stati Uniti. Viene pol l’Austria con

4,501, seguita dal Belgio con 3,509,
L'Inghilterra è invece ultima, s0ì-
tanto con 558 macchine italiane è,

< Più del 90 per cento dell'espor-
tazione di automobili private ork
gina dalla Fiat — dice il «€ Times»
— con I suoi modelli 500, 600, 1100.
cme, Vanno pol aggiunte alcune
Alfa Romeo, Lancia e qualche auto-
mobile da corsa come le Ferrari e
le Maserati.



7

| PERISCOPIO }



L'andamento
della produzione

L'indice generale della produzio-
ne industriale (base 1953-100) è
risultato nel mese di luglio 1958
pari a 149,3 segnando un aumento
del 6,9 per cento rispetto al mese
precedente e dell'1,8 per cento ri-
spetto al mese di luglio dell'anno

1957.
Nei primi sette mesì dell'anno
1958 l'indice medio della produzio-

ne industriale è risultato. pari a
140,3 segnando un amento dell'1,3
per cento rispetto a quello dei pri-
mi sette mesi del 1957, che risul-
tò uguale a 138,5,

Nel seguenti tre rami d'industria
gli indici medi nei primi sette mesi
di quest'anno sono risultati:

— per le industrie manifatturiere
pari a 140,8 con un aumento del-
l'1,1 per cento;

— per le industrie elettriche e
del gas pari a 126,2 con un au-
mento del 3,3 per cento;

— per le industrie estrattive pari
a 155,7 con un aumento dello 0,7
per cento.

25 automobili
ogni 1000 italiani

Nel suo ultimo bollettino, uscito
pochi giorni fa a Parigi, l'Istituto
nazionale francese di statistica pub-
blica un ampio studio sullo svilup-
po dell'industria automobilistica nei
quattro principali Paesi produttori
dell'Europa occidentale, Germania
di Bonn, Gran Bretagna, Francia e
Italia, I dati riguardano la produ-
zione del 1957. Da essi risulta che,
se la Germania è largamente in te-
sta quanto a numero di vetture
immesse lo scorso anno sul mer-
cato (1.040.188), la Francia è il
più « motorizzato > dei quattro Pae-
si presi in esame (90 auto ogni mil-
le > tre lTtalia è al
quarto posto, con 25 auto per mil-
le abitanti.

‘oduzione franc

chine da turismo è cresciuta con
ritmo costante e sì è triplicata în
sette anni, Nel 1950 era di 257.289
unità, nel 1957 di 783.290 unità. La
che nel 1950 produsse
219,409 automobili, è passata in tre
anni dal terzo al primo posto în
Europa, scavalcando nel 1954 la
Francia (561.172 unità contro 437
mila 98) e nel 1956 la Gran Bre-
tagna (910.996 unità contro 707
mila 594), per superare lo scorso

anno il milione di macchine.
L'industria britannica, che mel
1950 era nettamente al primo po-
sto con 522.515 vetture, ha subìto
una grave crisi nel 1956, quando
ha immesso sul mercato 190.000
macchine in meno dell'anno prece-
dente: per l'esattezza, 707.594 con-
tro 897.560 del 1955. St è ripresa
assai bene nel 1957, producendo
860,842 automobili (poco meno che
nel 1955), ma non ha potuto col.
mare, non ostante lo sforzo, il di-

tuta Gian relitti ask reina isti

stacco dalla Germania, Notevole an-
che il balzo in avanti dell'industria
italiana, che in sette anni ha più.
che triplicato la produzione pas.
sando dalle 101.310 macchine del
1950 alle 318.488 del 1957.

Lo scorso anno sono stati imma-
tricolati in Francia 3 milioni 972
mila autoveicoli (90 ogni mille abi-
in Germania 2,641,200 (51

lioni 200.000 (82 per mille) e 1 mi.
lione 200.000 in Italia, cioè, come
s'è detto, 25 per mille abitanti. Nel
maggior Paese produttore del mon-
do, gli Stati Uniti, circolavano nel
1957 65.212.510 autoveicoli, vale a
dire uno ogni circa tre abitanti; in
Russia, uno ogni 540, ‘9

437 miliardi
in fumo

Dal 1° luglio 1957 al 30 giugno.
1958, gli italiani hanno consumato.
52 milioni e 309,798 chilogrammi
di tabacco, mandando in fumo ben
SII miliardi e 374 milioni 453.287

e

Raffrontando questi dati con
quelli dello scorso esercizio, sl può
notare che gli italiani non hanno
certo dato alcun credito all'opinio-
ne, espressa a volte anche da eml-
nenti luminari della scienza, secon-
do la quale può esservi un rappor-
to fra il fumo e il cancro polmona.
re. In base alle statistiche dello.
scorso anno sl rileva, infatti, un
aumento nel consumo del tabacco
di oltre due milioni di chill e, nel-
la spesa totale, di quasi 24 ml.
Mardi.

Ecco i dati analitici (tra paren-
tesì quelli dello scorso anno). Il
maggior consumo tra le diverse
confezioni si è avuto naturalmente
per le sigarette, che hanno rag-
giunto 1 44 milioni 905.864 di kg.
(42.647.849); seguono a grande di
stanza i trinciati: kg. 5 milioni e
230.040 (5.097.355); i sigari, il
consumo è diminuito: kg. 1.543.521
(1.630.896); il tabacco da fiuto, an-
ch’esso diminuito: kg. }
(503.861); ed infine i sigaretti con
kg. 129.659 (138.630). ù

Le preferenze dei fumatori sono
andate anche quest'anno alle «< Na-
zionali esportazione », che da sole
(anche se sì rileva una leggera di-
minuzione) tengono quasi la metà
del consumo delle sigarette nazio-
nali, e cioè kg. 18.208.699 (19 ml.
lioni 639.000) seguite dalle « Alfa»
con kg, 8.925.412 e dalle « Nazio-
nali > con kg, 7.299.493, Questi tre.
tipi di sigarette, considerati tra
più popolari, rappresentano oltre
fl 70 per cento glel consumo com-
plessivo nazionale di sigarette ita-
liane,

n consumo medio nazionale pro.
capite è di kg. 1,048 l'anno, La
regione che ha un maggior con-
sumo <pro capite» è la Liguria
(1,473) seguita dalla Valle d'Aosta
(1,412), dal Lazio (1,277), dal Pie
monte (1,256) e dalla Lombardia
(1,253). N minor consumo è nella
Basilicata (0,596).



LA «MICILMOTOR”

to: motore principale della petroliera e cucina; a destra, dall'alto: particolare alloggio
to mostra il quadro di manovra nella sala macchine, e l’ultima la mensa sott’ufficiali







il dettaglio:
miate.
miate.

re 167.000.



Le proposte della 1° quindicina di settembre
Durante la prima quindicina del mese di settembre
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 191 proposte, di cui 87 sono state premiate. Ecco
MECCANICO. Proposte esaminate 179, di cui 80 pre-
FONDERIA. Proposte esaminate 12, di cui 7 pre-

L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-



P ensiamo valga la pena in-
trattenersi ogni tanto, sia
pure brevemente, sulla Casset-
ta delle idee.

Si tratta di un argomento
che ha fatto sorridere molto,
ma che in un secondo tempo
ha fatto riflettere forse gli
stessi che avevano sorriso.

Si cavisce che ci riferiamo
alla vera Cassetta delle idee
e non alla cassetta delle pro-
teste e degli sfoghi.

Le idee non sono e non de-
vono essere confuse con le in-

PAOLO

venzioni. Le invenzioni sono
cose che si realizzano una vol-
ta tanto, anzi raramente, men-
tre le idee sono cose di ogni
ora, di ogni giorno; sono un
po’ come i granelli di sabbia
che, presi a sè, sembra abbiano
poco valore, ma poi sono essi
che, sommati e opportunamen-
te disposti, servono a creare le
grandi costruzioni, le grandi
opere dell’uomo.

Le idee sono cose modeste e
sorgono nella mente di chiun-
que; sono il frutto di riflessio-
ni, sono il risultato di osser-
vazioni più o meno profonde.
Tutti quelli che lavorano, in



CESARE

20

qualunque campo delle umane
attività, possono avere, anzi
hanno idee intorno al loro la-
voro specifico, idee su quanto
si potrebbe fare per eseguire
ancora meglio ciò che si sta
facendo.

Vi sono però quelli che dette
idee le colgono e quelli che
magari le sfiorano senza co-
glierle. C'è chi coglie le idee,
le mette in ordine, le sottopone
ad un esame critico e poi le
espone, e c'è chi non le or-
dina e non le esnone.



NOZZA

La nostra Cassetta delle
idee, a tutti quelli che svolgo-
no una qualsiasi attività rela-
tiva al mostro lavoro, dice:
« riordinate ogni tanto le vo-
stre riflessioni, cercate di cri-
ticarle voi stessi, rendetele
concrete ed esponetele; non te-
netevele per voi perchè reste-
rebbero sterili ».

Sono continui gli esempi di
questi piccoli interiori racco-
glimenti che, superando un
certo spiegabile riserbo, danno
alla luce le idee che vengono
depositate nella cassetta.

E qui, a mo’ d’esempio, co-
gliamo l’occasione per segna-

AMPELERI

lare una proposta che, per
certi suoi caratteri di mode-
stia e di concretezza al tempo
stesso, fa parte proprio di
quelle che chiamiamo idee e
che figura nell'elenco pubbli-
cato da « L'ansaldino » del 15
luglio scorso.

E' un suggerimento presen-
tato da Paolo Nozza del Mec-

canico e che ha riscosso un
premio di L. 10.000.

Il proponente osservava che
nei diaframmi fusi di acciaio
o di ghisa per le turbine tipo
G.E.Co., viene eseguita la scal-
pellatura a mano in fase di
aggiustaggio di finitura delle
sezioni di passaggio del vapo-
re. Adottando invece un mar-
tello pneumatico con scalpello
incorporato si ottiene un certo
risparmio di tempo ed un mi-
nor disagio da parte dell’ope-
raio nell’eseguire l’aggiustag-
gio dei diaframmi.

E' una modesta idea questa,
è un suggerimento quasi ov-
vio, che però apporta un pic-
colo contributo d’economia al-
la lavorazione. E se questi
contributi si moltiplicano, se
diventano centinaia, migliaia,
come migliaia sono i lavorato-
ri dei vari nostri settori, ognu-
no comprende quali benefici
effetti si possano ottenere nei
costi di produzione.

FRANCO SONNINO

Ù

N ella turbina G.E.Co. che

noiì costruiamo per grandi
centrali termoelettriche le pa-
lette vengono montate sui ro-
tori infilandole in un vano ri-
cavato nell'anello porta pa-
lette e facendo scorrere le pa-
lette fino a riempire tutto
l'anello; tutte le palette, come
si sa, hanno un ancoraggio (ve-
di fig. 1) che blocca rigida-
mente le palette al rotore; l’ul-
tima paletta però che occupa



fig. 3

il vano che è servito ad intro-
durre tutte le altre palette
non è bloccata perchè il rotore
in quel punto deve consentire
l’entrata delle palette e di
conseguenza è privo della den-
tatura che blocca invece tutte
le altre palette (fig. 2).

Quest'ultima paletta viene
quindi fissata con due spine
centrali alla base ed inoltre
per ripartire lo sforzo viene
collegata alle 4 palette adia-
centi con altre spine più pic-
cole (fig. 3).

Inizialmente le palette veni-
vano montate tutte in opera
(comprese quelle di chiusura)
e la foratura dei fori «a» e
«b» veniva fatta in posto con
molte difficoltà e notevole im-
piego di tempo data la poca
accessibilità (vedi fig. 4) dei
pezzi.

Il proponente — il cronome-
trista Cesare Ampeleri del
Meccanico — ha invece sugge-
rito di tracciare in posto i 4
fori delle spine di collegamen-
to tra le palette adiacenti e le
palette di chiusura (i fori «<b>
devono essere necessariamente
forati in posto); le palette
tracciate vengono poi smonta-
te, bloccate in un attrezzo mol-
to semplice e forate su un co-



mune trapano; dopo forate
vengono rimontate.

A palette completamente
montate viene soltanto esegui.
ta lalesatura di finitura.

Questo procedimento ci ha
consentito di realizzare una
notevole economia di tempo ol-
trechè eliminare un lavoro di.
sagiato.

La propostu è stata premiata
con 20 mila lire.




































Il bacino
di carenaggio

di Livorno

U na delle singolarità del
Cantiere di Livorno è
quella dell'esercizio dell’unico
bacino di carenaggio di cui il
porto è dotato.

Il bacino è nella darsena del
Cantiere e ne fronteggia gli
scali interni. Ha dimensioni
che consentono la immissione
di navi mercantili della gran-
dezza dei noti tipi « Liberty »
e di navi da guerra delle di-
mensioni dei supercaccia tipo
«San Giorgio ».

Benchè oggi le navi abbia-
no frequentemente dimensioni
esorbitanti per questo bacino,
è indubbio che esso resta sem-
pre di grande vantaggio e in-
teresse per il porto di Livor-
no e per il Cantiere. Infatti
nel 1956 e nel 1957 ha annual-
mente dato ricetto a 50 navi
in armamento per 130.000
tonn. di s.l. e ha consentito
18 immissioni di navi in alle-
stimento nel Cantiere, Le ope-
razioni in esso compiute lo
hanno tenuto impegnato ogni
anno per circa 300 giorni. Una
utilizzazione che indubbiamen-
te è soddisfacente anche sotto
il profilo della continuità.

Il bacino di carenaggio di
Livorno è stato inaugurato nel
1867 con l'immissione della pi-
rofregata « Terribile » della
giovane Marina Nazionale. Da
allora sono trascorsi quasi 90
anni durante i quali la lun-
ghezza della platea è stata au-
mentata due volte, da metri
102,65 a m. 134 nel 1880 e da
m. 134 a m. 138 nel 1937,

Nel 1937 il vecchio impianto
di esaurimento, costituito da
una caldaia a vapore e da due
pompe a stantuffo, è stato so-
stituito con pompe di esauri-
mento e di prosciugamento
elettriche assai più potenti
delle vecchie, riducendo così
il tempo di esaurimento del
bacino da 7 ore a 2 ore. Que-
sti tempi, come d’uso. sono ri-
feriti al caso di bacino senza
nave galleggiante nel suo in-
terno.

Il bacino è provveduto di
due gargami per adeguarne la
lunghezza a quella delle navi
da immettere. E’ anche dotato

Il vecchio impianto

di due barche-pilota, una del-
le quali di tipo normale e l'al.
tra con la parte superiore bom-
bata verso l’esterno del baci-
no per consentirgli di acco-
gliere navi con forte slancio
della poppa. Quando non si
verifica questa necessità, la
prima barca-porta può anche
essere usata inserendola nel
gargame più a mare.

Dopo la recente guerra i due
gargami hanno dovuto essere
ricostruiti, perchè distrutti dai
tedeschi alla vigilia della loro
ritirata verso il Nord. Anche
l'impianto di esaurimento subì
la stessa sorte e dovette essere
ripristinato.

Il bacino è proprietà dello
Stato ed è esercito dal Can-
tiere in base ad una conces-
sione trentennale, che è stata
rinnovata di recente e che si
estende anche all’adiacente
scalo di alaggio. Questo scalo
è però inservibile, perchè gra-
vemente danneggiato per fatti
bellici e non vi è per ora con-
venienza al suo ripristino, Es-
so è rimasto memorabile per-
chè ha consentito al Cantiere
di Livorno di registrarsi fra i
precursori in fatto di esperi-
menti missilistici.

Il verricello di alaggio dello
scalo in questione era alimen-
tato da una calderina verticale
a vapore. Un bel giorno del
1936 la calderina vinse la per-
vicace opposizione del suo
fondo e si librò inopinatamente
nel cielo, attraversando di
slancio il tetto del locale che
la racchiudeva.

Sfortunatamente non riuscì
a entrare in orbita, come an-
che oggi spesso accade, e an-
dò a posarsi, in posizione ri-
gorosamente verticale, su un
navicello ormeggiato nel porto
a un centinaio di metri dalla
base di lancio.

Molto il rumore, pochi i
danni e per fortuna solo mate-
riali, Fra essi non era certo da
annoverare la rottura della
caldaia, che aveva solo voluto
concludere in modo clamoroso
la sua lunga vita di generatore
di vapore.

Ascenso Mauceri

di esaurimento



L'attuale sala

delle pompe

di esaurimento







2I

Ansaldini in visita alla Fiat Mirafiori

S abato 27 settembre si è
svolta l’annunciata visita,

organizzata dal nostro giorna-
le, di un centinaio di ansaldini
alla « Fiat - Mirafiori » di To-
rino, visita completata da un
breve giro al »« Salone della
tecnica » del Valentino e da
una escursione alla Basilica di
Superga.

Siamo partiti alle 6,15 da
Sampierdarena con due mo-
dernissimi pullman forniti dal-
la « Riviera Express » e siamo
arrivati, dopo una sosta di ven-
ti minuti ad Asti, alle 10,30 da-
vanti al grandioso complesso
automobilistico torinese, Era-
no ad attenderci il rag. Aldo
Lamberti, funzionario dell’Uf-
ficio Stampa della Fiat (che
qui desideriamo ringraziare —
con i suoi collaboratori — per
la cortesia e ver la chiarezza
con cui ha illustrato l’organiz-
zazione e le produzioni della
propria Azienda, nonchè per
tutta l'assistenza nrestata agli
ansaldini durante l'arco della
giornata), e un gruppo di an-
ziani lavoratori. Non aveva po-
tuto essere presente, come in-
vece sarebbe stato suo desi-
derio, il dott. Gino Pestelli,
Direttore dei Servizi Stampa e
Propaganda,

Già dall’esterno la « Fiat -
Mirafiori », con i suoi gran-
dissimi e moderni fabbricati,
senarati da ampie strade e da
spiazzi verdi, dà una prima
idea di quello che stiamo per
vedere. Per noi genovesi abi-
tuati a lottare con l’esiguità
dello spazio che in nessun po-
sto come a Genova è tanto
avaro, l'immensità di questi
impianti, e la possibilità di ac-
crescerli ancora, ci lascia ve-
ramente impressionati.

Ed entriamo nell’interno, si-
stemati su quattro piccoli scin-
tillanti pullman rossi col tet-
to ‘trasparente, facenti parte
dei mezzi che la « Fiat » tiene
a disposizione degli ospiti.

L’interno della « Fiat - Mira-
fiori » supera le aspettative
della prima impressione. I
rapporti di spazio cui eravamo
abituati, qui non servono; oc-
corre cambiare unità di misu-
ra. Le campate metalliche, di-
ritte, luminose, linde, si susse-
guono a perdita d’occhio. Qui
domina la linea retta e l’an-

22

golo di 90". Sembra quasi il
parossismo della razionalità,
dell'ordine, della organizzazio-
ne. E’ una metropoli coperta,
progettata da un architetto
dominato, si direbbe, dal com-
plesso del parallelismo e della
ortogonalità.

Sotto a queste infinite tet-
toie vi sono migliaia di mac-
chine di ogni dimensione, dal-
le enormi presse alle piccole
macchine utensili. E sono tutte
perfettamente allineate, fra di
loro vi sono corridoi intermi-
nabili dove invano uno cerche-
rebbe un riccio metallico o un
pezzetto di carta.

Gli operai, 20.000, lavorano
in silenzio, con calma, quasi
fermi ai loro posti, ed hanno
tutti la barba fatta e la tuta
nuova.

I pullman, su ciascuno dei
quali un anziano della Fiat fa
da « cicerone », seguono un
itinerario studiato in modo da
farci assistere, « en passant »,
alla nascita di un'automobile.
E così vediamo le lamiere tra-
sformarsi in narti di carrozze-
ria, pezzi di ghisa, d’acciaio
2 di leghe speciali trasformarsi
in motori, in differenziali, in
blocchi frizione - cambio, in
ponti anteriori e posteriori. In-
finite mani metalliche raccol.
anno questi pezzi e li avviano
alle linee di montaggio. Che
cosa sia e come funzioni una
linea di montaggio ner auto-
mobili. ner una fabbrica che
ha la produzione della «Fiat»,
non è facile a dirsi in quattro
parole. La linea di montaggio,
come l'abbiamo vista noi, è
una strada lunghissima, fatta
di nastri trasportatori, rulli,
teleferiche, guidovie, monta-
gne russe, ganci, binari, che
spingono e convogliano tutte
le parti di un'automobile lun-
go un itinerario che passa da-
vanti a centinaia di operai ad-
detti al montaggio. Man mano
che le parti avanzano l’auto-
mobile prende forma. Alla fi-
ne la macchina viene rifornita
di benzina, di olio e di acqua
ed è pronta, dopo il necessario
collaudo in officina, a lanciar-
si sui rettilinei e sulle curve
paraboliche della pista di pro-
va.

La visita intanto sta per fi-
nire. Diamo un'ultima occhiata

alle linee di
la « 500», della
« 1100 », della « 1200», della
« Multipla », da dove escono
giornalmente centinaia di au-
tomobili e, attraverso una stra-

montaggio del.
« 600 », della

I IRETIVNDISDEIEERAAKAPIDIOORMOCANANAPGPO CENA NGDOC POM OCOV 000000

da sotterranea (ve ne sono
per 12 Km. e vi passano anche
le linee di montaggio), uscia-
mo all'aperto per compiere an-
che noi, a tutta velocità, un
giro di pista. Torniamo poi da-

|PUTTVVORIOLHL AVV AK AVNRIMONEN TANA IPLTNVTNWRIMIORANHHANNAnpnamRAnnAAHAAAAt



vanti all'ingresso principale e
ci congediamo dagli anziani,
ringraziandoli ed esprimendo
loro la nostra ammirazione.

IO rag. Lamberti, a nome
della « Fiat », ci offre quindi
un rinfresco presso la sede del
Dopolavoro in riva al Po e
quindi andiama a prunzare al-
la stazione di Porta Nuova.

Al pomeriggio rapido giro
al « Salone della tecnica », do-
ve abbiamo visto l’orologio
atomico che segna un decimo
di miliardesimo di secondo,
aerei a reazione, aerei a tur-
boelica, macchine di ogni spe-
cie, eiettrodomestici, materie
plastiche, televisori, calcola-
trici, e inoltre la mostra del
trattore.

Il nostro soggiorno torinese
sta per concludersi, Rimontia-
mo sui pullman e ci inerpi-
chiamo a Superga, da dove si
gode un panorama stupendo.
Visitiamo le tombe dei Savoia
e ci soffermiamo un momento
davanti alla lapide che ricor-
da il disastro aereo in cui perì
tutta la squadra del « Torino »,
mentre il crepuscolo comincia
ad avvolgere ogni cosa con le
sue ombre. Torniamo in città
e ripartiamo per Genova alle
19. Alle 23, dopo una corsa si-
lenziosa di 170 km., giungiamo
in vista della « Lanterna ».

La visita si è poi ripetuta per
un altro centinaio di ansaldi-
ni sabato 4 ottobre con lo
stesso programma.

Dante Jannone

La partenza da Livorno
delle fregate indonesiane

a mattina del 16 settem-

bre hanno lasciato il porto
di Livorno, dirette in patria, le
fregate indonesiane « Imam
Bondjol » e « Untung Surapa-
ti », facenti parte, come è noto
di un gruppo di quattro unità
costruite dall’Ansaldo al Can-
tiere livornese.

Il « Bondjol » e il - Surapa-
ti», al comando rispettiva-
mente dei maggiori G, Wagi-
man e A. R. Saronisong, navi-
gheranno trenta giorni prima
di ormeggiarsi nelle acque di
Giacarta, la capitale dell’Indo-
nesta, A bordo delle navi, ol-
tre ai trecento uomini del-

l'equipaggio, si trovano quat-
tro operai dell’Ansaldo, che
compiranno l'intero viaggio di
andata come istruttori: i livor-
nesi Guido Betti. specialista
delle caldaie, Giuseppe Mar-
chetti e Mario Tamberi, spe-
cialisti degli impianti elettrici
e il dipendente del Meccanico
Adriano Passeri, specialista de-
gli apparati motori navali.

Il pomeriggio del giorno pri-
ma gli equipaggi indonesiani
si erano congedati dalle mae-
stranze ansaldine e dalla po-
polazione livornese. Il ricevi-
mento di commiato è avvenuto
a bordo delle unità stesse e a

ricevere gli ospiti erano il col.
Martadinata, capo della mis-
sione indonesiana e i coman-
danti delle navi. Sono interve-
nuti, fra gli altri, gli Amba-
sciatori d’Indonesia a Roma e
a Berna dott. Abu Hanifau e
dott. Subardjo con le consorti,
gli assessori Franchi e Ugo-
lini per il Sindaco di Livorno,
il Comandante dell’Accademia
Navale amm. Barbera, l’ad-
detto militare indonesiano a
Roma ten. col. Ahmad Tahan,
i Direttori Centrali della no-
stra Società ingg. Casaccia e
Rougier, il Direttore del Can-
tiere di Livorno ing. Mauceri.



I lavori di rimodernamento
del Cantiere “Luigi Orlando”

Sui pilastri sono state gettate
travi longitudinali continue in
cemento armato parallele al-
l'asse dello scalo e legate tra-
sversalmente con catene dello
stesso materiale. Particolari
accorgimenti costruttivi sono
stati usati per legare intima-
mente le travi longitudinali
con la struttura preesistente
dello scalo.

A lavoro ultimato saranno
stati impiegati i seguenti ma-
teriali: acciaio tonn. 165 cir-
ca; cemento ad alta resistenza,
tonn. 600 circa.

Il lavoro, nonostante le dif-
ficoltà frapposte di quando in
quando dal tempo e, in parti-
colare, dallo stato del mare, si
è sviluppato in modo abbastan-
za aderente al programma, Co-
siechè, durante l’esecuzione
dei lavori avranno potuto es-
sere regolarmente costruite
sullo scalo due grandi turboci-
sterne.

SCALO UMBRIA.

Lo Scalo Umbria è del tipo
semiasciutto: la parte a terra
è in muratura, quella che si
estende a mare è contornata da
una vasca prosciugabile muni-
ta di porta di sbarramento a
somiglianza dei bacini di care-
naggio.

Durante la costruzione la
vasca viene prosciugata con
una pompa e mantenuta asciut-
ta. Alla vigilia del varo, inve-
ce, la vasca viene allagata e
la porta rimossa per dare il
passo alla nave.

Con questo tipo di scalo la
corsa a secco della nave ri-
sulta più breve e in conse-
guenza la resistenza opposta
dall'acqua al moto interviene
più presto agevolando la fre-
natura e l’arresto della nave
in uno specchio d’acqua piut-
tosto piccolo quale è quello
della darsena sul cui margine
si trova lo scalo.

Lo scalo è finora servito da
due gru: una da 25 tonn. su
un lato e una da 3 tonn. sul-
l’altro,

Nel 1956, prevedendo di do-
vere utilizzare lo scalo per la
costruzione di navi fino a 20
mila tonnellate di portata, la
nostra Società decise di allar-
garlo sostituendo le gru di ti-
po antiquato con altre più mo-
derne.

In questo caso si trattava di
allargare la vasca e cioè di
porre in atto una complessa
opera marittima,

L’allargamento, per necessi-
tà di carattere contingente e
per economia dell’opera, è sta-
to effettuato da un solo lato
della vasca spostando in con-
seguenza l’asse dello scalo. An-
che in questo caso si sono do-
vuti infiggere molti pali di
cemento armato e si è inoltre
dovuto ricorrere all’infissione

(continuazione da pagina 2)

di palancone per costituire la
nuova banchina.

Parallelamente a questo la-
voro si svolge la costruzione
di due vie di corsa per il bi-
nario destinato alla nuova gru
da 25 tonn. che sostituirà quel-
la preesistente da 3 tonn. La
nuova gru viene costruita dal
CMI ed è già in corso di mon-
taggio. Anche per questo la-
voro, come per quello dello
Scalo Morosini, si sono pre-
sentate varie difficoltà duran-
te l'esecuzione che hanno ri-
chiesto la risoluzione di pro-
blemi di ordine tecnico ed eco-
nomico.

Entro l’anno in corso si pre-
vede di completare le opere in-
teressanti i due scali che con-
sentiranno, al Cantiere di Li-
vorno, di costruire:

— sullo Scalo Umbria: navi
sino a 20.000 tonn. di portata;

— sullo Scalo Morosini: na-
vi sino a 80.000 tonn. di por-

tata.
m. a.

____________——_&

Come è noto, « L'ansaldi-
no » viene inviato anche agli
anziani lavoratori che, pur
non facendo più parte del-
l’Ansaldo, abbiano prestato
la loro opera nella nostra
Società per almeno 25 anni.

Allo scopo di aggiornare
gli indirizzi di questi pen-
sionati, si pregano tutti
coloro che già ricevono, 0
desiderano ricevere, « L'an-
saldino», di presentarsi per-
sonalmente, entro il 31 di-
cembre, ai nostri corrispon-
denti di Stabilimento.

L’invio del giornale sarà
sospeso a tutti coloro che
non avranno provveduto,
entro tale data, alla notifi-
ca del loro indirizzo.







Libri ricevuti

VINCENZO CARPAGNANO, «1 fatti
di Vernia e di Sitondo » - ed, Ga-
staldi, 1956 - 800 lire.

VINCENZO CARPAGNANO, «I nuo-
vi fatti di Vernia e di Sitondo » -
ed. Gastaldi, 1958 - 600 lire,

NUNZIO MACCARONE, «Meditando»
- ed. Gastaldi, 1958 - 700 lire.



CLAUDIO BRAGATTO, « Le notti del
caprone >» - ed, Gastaldi, 1957 -
500 lire.

CARLO TRAINI, « La scuola di Pian-



disole » - ed, Gastaldi, 1957 - 709
lire,

ALBERTO LAVRETTI, « Novellette
paesane >» - ed, Gastaldi, 1958 - 350

lire

ADELINA SA



IRIO, « Prigioniero



del denaro » - ed, Gastaldi, 1957 -
500 lire.

LUIGI POCE, «La città violetta -
ed. Gastaldi, 1958 - 400 lire.



MADDALENA DE REO, «A riss'ir
la china » - ed. Gastaldi, 1957 - 700
lire

} GALLORINI
ria > - ed,
700 lire

PRIMO LUIGI DE ALLEGRI, « Bestie
come uomini » - ed, Gastaldi, 1958
- 1000 J}ire,

< Dall'Italia &)-
sastaldi, 1958 -




EMILIA SBRANA CACACE, « La
sa dei sogni ed altre novelle » +





Gastaldi, 1 - 500 lire
VINCENZO FRASCHETTI, I giorn
felici » + ed, Vallecchi, 1958 - 1500

lire

Concorso fotografico

OSVALDO PIERI (FON): « Lago d'Iseo >

FRANCO GUADAGNINI (MUG): « Rotta all’Elba »

CARLO CELADA (MEC): « Pescatori alla Foce >»

»”



vI)





al Porto



Il 14 settembre si è svolta la preannunciata visita al Porto di
Genova, Un folto gruppo di ansaldini, dopo aver effettuato una
breve gita in motoscafo, si è imbarcato sul rimorchiatore « Olan-
da » che, con il capitano Ottone del Consorzio del Porto, ha por-
tato gli ansaldini a visitare le attrezzature portuali. La visita
è terminata alle 12, con piena soddisfazione dei partecipanti



Dal 15 al 17 agosto scorso si è svolto, nelle acque di Ancona, il
€ X Campionato nazionale assoluto imbarcazioni a vela della
classe ” Derive S” ». Su 23 equipaggi, selezionati in tutta Italia,
le tre prove sono state vinte dai fratelli Mazzantini, entrambi
dipendenti del Cantiere « Orlando » di Livorno. - Umberto (a
sinistra) è un tracciatore ed ha costruito l'imbarcazione; duran-
te le gare reggeva il timone e Giuseppe, che è un aggiustatore,
si era assunto l'onere della manovra. Ai due valentissimi la-
bronici della « Dina V» vadano i rallegramenti de « L'ansaldino»

24





GINESELEZIONE

“I soliti ignoti”

É. "la prima volta, in tutti
questi unni, che segna-
liamo su questa rubrica un
film’comico italiano.

Perchè? Perchè da quan-
do esce questo giornale non
abbiamo visto un solo film
comico italiano degno di
questo nome, ma solo delle
insipide commediole pseu-
do - folcloristiche inzuppate
di dialetto romanesco, di
battute di dubbio spirito, di
« bulli » e « pupe ».

Questo film, invece, ri-
prende quel filone di au-
tentica « vis» comica che
si era spento, se non andia-
mo errati, con « Guardie e
ladri ».

Il regista Monicelli è riu-
scito a darci un’opera com-
piuta, attenta, intelligente,
dove i personaggi non sono
delle marionette ma degli
uomini con dei caratteri, o
delle caricature con uno
spirito ben preciso.

Alcune notazioni sono ad-
dirittura sottili, rapidissi-
me, e quindi vanno colte al
volo. Ottimi tutti gli inter-
preti, che citiamo in blocco,
ma una menzione partico-
lare va fatta per Gassman,
una autentica « scoperta »
in una parte comica riusci-
tissima.

Attraverso la trama (un
soggetto molto umano e in-
telligente) si passano rapi-
damente in rivista alcuni
ambienti della malavita di
periferia, un sottobosco di
poveracci e di disoccupati,
per finire con una « banda »
che organizza un colpo al
Monte di Pietà. Ma più
che di un «rififì » si tratta
di un gruppo di morti di
fame che, giunti vicino al-
l’agognata cassaforte, di-
menticano il colpo per
mangiarsi una bella pento-
la di pasta e fagioli

Ottime le caratteristiche
tecniche del film, denso di
autentiche trovate come
quella delle vecchie « scrit-
te » del film muto, e quella
delle didascalie in italiano
per tradurre il colloquio in
siciliano.

Bravo Monicelli, che ha
realizzato finalmente un
vero film comico italiano,
additando la strada che i
vari Totò della Penisola (0
i loro registi) dovrebbero
seguire,

IL PORTOGHESE



Ansaldini »

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troverete tutto a rate

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Lo STENODATTILO, l'Istituto di preparazione all'im-
piego che, per l'assoluta novità della formula e dei metodi,
è ormai considerato la « SCUOLA DELL’IMPIEGATO MO.
DERNO >, ha ripreso col mese di Settembre il ciclo normale
della sua attività.

La Direzione, ispirandosi ul convincimento che il mon-
do moderno appartiene alla specializzazione e che l'im-
menso campo del lavoro offre garanzie di successo solo a
chi si prepara seriamente in attività specifiche e ben defi-
nite, ha ulteriormente elaborato il programma di insegna-
mento che comprende i seguenti corsi professionali qua-
lificati:
DATTILOGRAFIA

macchine: Olivetti - Re-
mington - Everest - I.B,M.
(normali ed elettriche).

T-E:N: 0 (6 RSA LA
sistema: Gabelsberger -
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mento e qualificazione).

CALCOLATRICI CONTABILI
macchine: Remington
Rand 99 - Olivetti Divi-
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Orario: pomeridiano,

Durata: da due a quattro
mesi.

Inizio del prossimo corso:
3 ottobre.

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Orario: pomeridiano.

Durata: mesi cinque.

Inizio del prossimo corso:
6 ottobre,

Orario: diurno e serale.

Durata: un mese.

inizio: 10 ottobre,

Orario:
rale.

Durata: mesi tre,

Inizio corsi: 20 ottobre,

pomeridiano e se-

CONTABILITÀ MECCANIZZATA
macchine: Olivetti Audit
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automatica.

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Orario: diurno e serale
Durata: 2 anni
Inizio corsi: 1° ottobre

Orario: serale.
Durata: mesi quattro,
Inizio corsi: 27 ottobre,

I Corsi, tenuti da un corpo insegnante particolarmente
esperto e selezionato, si svolgono a rotazione per dar
modo a chi lavora, o ha impegni diversi, di poter trovare
l'orario adatto e tale da non intralciare il normale anda-
mento della sua attività.

Nella Sede dell'Istituto, sita in locali ampi e razional-
mente arredati, gli allievi avranno a disposizione un'at-
trezzatura tra le più moderne di macchine da scrivere di
tutti i tipi, di macchine per la contabilità meccanizzata,
oltre a perfetti impianti di registrazione, e ad una ricchis-
sima discoteca per lo studio delle lingue straniere,

Al termine di ciascun anno gli allievi conseguono rego-
lari certificati di qualificazione rilasciati dal Ministero
della Pubblica Istruzione, Consorzio Provinciale per la
Istruzione Tecnica,

Per informazioni rivolgersi alla Segreteria: via XX
Settembre, 33 - Telefono 54.696.









La premiazione dei vincitori

del

“ Trofeo del lavoratore”



Il Presidente avv. De Barbieri consegna i premi

Federico De
dell'Ansal-

nti lavi.
i, Pres'dente
do, il dr. Mario Enrico, Diri.
gente del Personale, il dr, Nor-
scia, Vice Presidente del « Cen-
tro Sportivo Italiano » di Geno
va ed altre autorità sportive,
giovedì 25 settembre ha avuto
luogo, presso la sede del Dopo-
lavoro in via A. Stennio a Sam
pierdarena, la premiazione de-

Pre
Barbi





gli atleti ansaldini che hanno
vinto il « Trofeo del Lavorato-
re», organizzato dal C,S.I.

Agli intervenuti il dr. Chelini,
Presidente del Dopolavoro, ha
rivolto parole di circostanza,
sottolineando il significato del-
l'affermazione in questa mani-
festazione sportiva ed ha ricor-
dato che il trofeo, per essere
assegnato definitivamente, dovrà
essere vinto per tre volte; quin-
di ha rivolto l'augurio che que-
sto si avveri e che l'ambito pre.
mio vada ad allinearsi assieme
agli altrj già conquistati dal Do-
polavoro,



Ha preso poi la parola il dr.
Norscia, che ha ringraziato i di-
rigenti ansaldini per la fattiva
collaborazione data al C.S.L di
Genova,





L’avv. De Barbieri ha portato

la parola dell'Ansaldo, rivol-
gendo ai presenti, e in partico.
lare agli atleti, il ringrazia-

mento per la partecipazione, in-
dipendentemente da successi
più o meno conseguiti, alle ga-
re e alle manifestazioni spor-
tive con i colori dell'Ansaldo,



Concorso per film
a passo ridotto

« Sezione fotografia e ci-
a passo ridotto » organiz.
za, per i soci del Dopolavoro, il
« Primo concorso cinematografi-
co per i passi 8, 9% e 16 milli-
metri », Ciascun concorrente non
potrà presentare più di tre films
per passo, che dovranno essere
inediti e la cui durata di proie-
zione non dovrà essere inferiore
ai 12 minuti e superiore ai 45.
I films dovranno essere iscrit
ti o al gruppo «tema libero »
o al gruppo « documentari », e
potranno sviluppare qualunque
argomento, o più spunti, pur-
chè espressi in forma chiara e
corrente,
I films presentati al concorso
saranno divisi in due sezioni:



« formato 8 e 94 mm.» c « for.
mato 16 mm,», Avranno una
graduatoria dall'uno al dieci, sia
per il film in bianco €
nero che per quello a colori,
qualunque sia l'argomento trat
tato, I films verranno esaminati
da una apposita giuria munita
dei più ampi poteri e il cui giu-
dizio sarà inappellabile,

Ai primi tre films di ciascuna
sezione la commissione giudica-
trice assegnerà tre premi, men-
tre un premio speciale verrà as-

girato



segnato dal Dopolavoro Azien-
dale Ansaldo al film, o docu-

mentario, che meglio d'ogni al-
tro esalti lo spirito sociale del-
l’organizzazione dopolavoristica.
Altri premi potranno essere as-
segnati a quei films ritenuti en-
comiabili per le loro caratteri.
stiche,

Le iscrizioni al concorso do-
vranno essere accompagnate dal
versamento di lire 300 per il
primo film e di lire 100 per
ognuno dej successivi, e verran-
no accettate presso la segrete.
ra del Dopolavoro Ansaldo
(via A. Stennio, 5/1) nelle ore
d'ufficio e, nelle sere di merco-
ledi e venerdì, dalle ore 21 al-
le 23 presso la sede della sezio-
ne in via Sestri 33/2, Esse si
chivderanno improrogabilmente
il 15 novembre

Mostra d’arte
e modellismo

La « Sezione arti figurative e
modellismo » del Dopolavoro or-
ganizza dal 15 al 23 novembre,
tra tutti i dipendenti dell’An-
saldo, una mostra di pittura,
scultura e modellismo,

Saranno pregiate le opere giu.
dicate migliori nei rispettivi
rami. Per informazioni rivol-
gersi alla «Sezione arti fi-
gurative e modellismo », via
Sestri 33/2, nei giorin di lu-
nedì e martedì dalle ore 21 al-
le 23,

ENAL
per gli spettacoli

Riduzioni

Fra la Direzione del Dopola-
voro Provinciale di Genova ed il
Teatro Margherita è stata stipu-
lata una convenzione per la di-
stribuzione gratuita di blocchet-
ti contenenti 20 tagliandi, ai
dopolavoristi che intendono as-

sistere ai vari spettacoli tea-
trali di prosa, rivista, lirica,
concerti jazz, operette, ecc. che

si avvicenderanno al Teatro
Margherita nella corrente sta-
gione teatrale. Tali buoni dan-
no la possibilità ai possessori di
beneficiare di uno sconto del
50%.

I tagliandi si ritirano presso
la Segreteria del Dopolavoro An-
saldo (via A, Stennio, 5/1, Sam-
pierdarena) e presso la Dire-
zione dell'ENAL (Ufficio Propa-
ganda - via SS, Giacomo e Fi-
lippo 2 r., tel, 53114),

s**

Sono in vendita presso la Di-
rezione dell'ENAL e presso il
Dopolavoro Ansaldo gli abbona-
menti con la riduzione del 50%





Adesioni al Touring

Per | lavoratori che intendono
rinnovare l'adesione per il 1959
nì T.,C.I, sono a disposizione
presso i Delegati di Stabilimen-
to speciali moduli da compilare,
ai quali dovrà essere accluso il
tagliando-indirizzo completo del
numero della tessera T.C.L

Come è noto ll pagamento po-
trà essere effettuato in quatiro

rate, di cul la prima in con-
tanti.
Le relative pubblicazioni +

omaggio (« La Fauna », < Guida
rapida dell’Italia centrale», «Car-
ta automobilistica d'Italia - fogli
13-15 ») verranno distribuite
non appena perverranno alla
Segreteria del Dopolavoro e
comunque entro il mese di ot-
tobre,

Con successiva comunicazione
verranno fornite le modalità «i
iscrizione per i nuovi soci.







agli spettacoli di prosa al Poli-
teama Genovese,

Il cartellone delle compagnie
è il seguente: a) Compagnia
Celli - Tamberlani; b) Compa-
gnia Ricci - Magni - Volonghi;
c) Compagnia Proclemer - Al-
bertazzi; d) Compagnia Pagna-
ni - Lionello - Masiero; e) altra
importante compagnia che ver-
rà quanto prima segnalata sui
quotidiani locali,

Gli abbonati avranno possibi.
lità di assistere alle " prime ”,
agli spettacoli dei giorni prefe-
stivi, e a quelli diurni festivi,

è * ®*

Anche quest'anno lu ” Borsa
di Arlecchino” metterà in sce-
na i testi più attuali del teatro
contemporaneo, La Direzione
dell'ENAL Provinciale di Geno-
va ha ottenuto dal teatro stesso
la riduzione del 50% per i do-
polavoristi che intendono abbo-
narsi ai primi cinque spettacoli,
Gli abbonamenti stessi sono già
in vendita presso l'Ufficio Pro-
paganda del Dopolavoro Pro-
vinciale (via SS, Giacomo e Fi-
lippo, 2 r..



4 |



Adone Diegoli che, vincendo la
gara di tiro al piattello indetta
dal Dopolavoro aziendale, si è
aggiudicato il fucile da caccia
Breda messo in palio da « L'an-
saldino ».





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25



Si sono sposati

31 luglio Santo TROVATELLO
(Mec) con Lette Candiani - ®
agosto: Silvio TADDEI {Mec) con
Pierina nmasco; Nirio CORRA-








DINI (Mug) con Sandra Bani - 10
agosto: Armando PARISI (Mec) con
Silvana Calvi +. 11 agosto; Gualtiero



TARUFFI (Mec) con iva Brizzi

17 rsgosto: Domenie DUCE (Mec)
con resa Esibiti - 23 agos Sal-
vatore SCALI (Mec) A a Si.














leni . 24 sto: G GUAN
(Mee) con Luigia Cassullo; Valen-
tino SAIBENE {Mee) con Anna Na-
poli - 231 agosto: Luigi TORETTA
(Mec) con € na Placelta; Mario
ORIATI (Coke) con Fra Petri
6 settembre: G B ERVE



(Can) con Maria Scotto - 7 è
tembre: Domenico MARRA (Car
con Felina Pansera; Walter FOGLI
(Can) con Anna Bonacina - 14 set-
tembre: Natale RISSO (Cmi) con
Teresa Ponze Marino PASTOR
(Can) con Fugenia Marchetti; Oscar
DI SALVO (Can) con Wilma La
Camera

Agli sposi i nostri vivissimi ral-
legramenti,






Sono nati

5 giugno: ALBERTO, di Glovanni
Carmignani (Mec) e di Angela Pa-
rodi - 23 giugno: GIANFRANCO, i
Silvio Bertoni (Mug) e di Angelina
Buffa - 10 luglio: MAURO, di Lu-
10 Mazzetti (Cmi) e di Lilia Pie-
co - 22 luglio: GIUSEPPINA, di Er-
nesto Armanni (Cmi) e di Angela
Romagnoli 25 luglio: ANDREA,
Antonio Torino (Can) e di Ada Se.
luglio: MAURIZIO, di Ma-
rio Re (Mec) e di Maria
= 31 luglio: SILVIA, di F
Tardito (Mec) e di Cone
vente - l.0 agosto: ROSANGELA,
Pietro Coppo (Can) e di Ada €
se - 3 agosto: ANTONELLA, di G
seppe Rozzano (Mec) e di ti
lina Ratto - 8 agosto: MARIA, di
Angelo Traverso (Can) e di Giovan.




























La E ———S@

GENOVA - FILIALE S.A.R.P.I1 - Viale Brigate Partigiane, 92 r, - Telefono 580.641 - 2 - 3
LA SPEZIA - Ditta Dr. F. A GABBIO - Via Biassa, 5 - Telefono 22.685

LIVORNO - Ditta ULRICO ROMEI - Via Ippolito Nievo, 4-6 - Telefono 22,062

Arduino FRANCHINI, assunto il 2- Vincenzo SPARAPANO, assunto Il
o‘





6-1942, addetto gasogeno, 22-54-1942, manovale specializzato,
Michele DI TERLIZZI, assunto il 4-

2-1946, imbragatore. A questi benemeriti lavoratori,

che hanno speso le loro migliori

FONDERIA energie per l'affermazione dell'An-

saldo, giungano i ringraziamenti più
Emilio NALDI, assunto ll 21-4- vivi e l'augurio di un sereno ri-
1940, tornitore. poso,



na De Biasi - 11 agosto: ADRIANO, da Malatesta - 27 agosto: MARCO,
di Angelo rdi (Cmi) e di Alda di Egidio Bogino (Mec) e di Rer , È È

Ferraris - 15 agosto: MASSIMO, di Capnanera - 31 agosto: MARILITA n n a

Rino Busù (Mug) e di Irma Car. e DONATELLA, di Pietro Moruzzi e sto 1 l uerr

mellini; GUIDO, di Pietro Fiorito (Mug) e di Giovanna Luciani - 1.0

(Can) e di Adelina Bianchi - 20 settembre: MASSIMO, di Agostino ANITA PERI ved, RINALDI. Le co- verà scritto nell'interno della co-
agosto: MARCO, di Ettors Facco D'Amato (Can) e di Francesca Zap- munichiamo le della pertina del Suo libretto di pen-
































(Can) e di Livia Parodi - 21 agosto: pi - 3 settembre: WALTER, di G. pratica di pensione come apprese sione,

PATRIZIA, di F meesco Airolo B. Filippini (Can) e di Lucia Mo- Servizio competente della Direzione GIOV, A seguito

(Can) e di Giuseppina Anselmi - riconi - 4 settembre ANGELA Generale per le Pensioni di Guerra delia Sua , Le comunichia-

24 agosto: ENNIO, di Mario Ghi- MARIA, di Adriano Arimane (Mec) del Ministero del Tesoro: « Nei con- mo quanto appreso al Servizio com-

dini (Mug) e di Ester Bucci; DA- e di Teresa Pastorino - 9 settembre: fronti della vedova suindienta è ente del Ministero del Tesoro

NILO, di Luigi Coltri (Can) e di WALTER, di Mario Romagnoli (Cmi) stato emesso decreto ne a Sua pratica: -

Anna Nuvoli - 26 agosto: EMA- e di Il Consigli. mero 0478 datato 21 fruisc di pensione

NUELE, di Andrea Costa (Cmi) e A tutti i piccolissimi ansaldini ed domanda »mpestiva vita dal 27-9-1951

di Adriana Bestetti; MARIA PAO- ali loro genitori i nostri auguri più Prodotto di parte, avverso ll 4 del 19-11-1 con "e

LA, di Pietro Lince (Mug) e di Ed. fervidi, detto provvedimento, indirizzato er- M. n. 16040 111 5. tra-
ronenmente a questa Direzione € smessi Comune di Ge-Sampier
iprale, è stato trasmesso in nn darena r la notifica a norma



G maggio 1958, ] competenza, al- legge, è stato neg

n . - ì
ommia t 1 la Procura Generale presso la Cor- t0>
, GIORGIO CIONI La



am



l'aggri

te dei Conti

informiamo»






MARIA VANNINI ved. RAGIONIERI, CM la Direzione

Hanno lasciato il servizio per rag- Attilio PASTORINO, assunto il 25. Le comunichiamo che la Sua pra-
giunti limiti di età i seguenti la. 11-1920, calderalo. È stata risolta favorevolmente,



guitati alt in data
dietro nostra segnalazione,




















voratori della nostra Azienda: MAIOLA, assunto il 9- Da notizie attinte presso il compe- sto ‘uiteriori iaformssstoni
925, aggiustatore tente Servizio del Ministero del Tt- Stura di Livorno ed è in
» ALOCCI, il 17-6- soro siamo venuti a sapere che cono Sin, e
CANTIERE DI SESTRI Use canne a IT pr osta. e da
Ernesto BENFAT fissunto il 16- è stato concesso l’asse i E A BASSI ved. BENV
Ò pa è 1 3 2 neesso l'assegno di pen. | "
Giovanni GATTI, assunto |] 14-j- Ca ae int citi Ù Ù i informiamo che, dietro nost
i91i. disegnatore costruttore addetto ni galvanici, sione previsto dalla Legge n 1% È >. Xl Ministe ie]
dute eni e GALLEANO, assunto jl del 5 gennaio 1955, Il Servizio a IOIRero di









Nicolò DELLEPIANE, assunto Îl 24-
1-1923, impiegato tecnico.

Alberto FRANZONE, assunto ll 21-
11-1923, falegname

Alfredo PRATO, assunto il 19-10-
1924, capo squadra,

Oreste MASOFRO, assunto il 18-
12.1924, scalpellino

Pietro SAVOIA, assunto ll 5-11.

tato le informazioni al Ca-
rabinieri di Gazzaniga e ne è in
nttosa,



aggiustatore gamenti ha iù provveduto
ICCO, assunto ll 26-3- trasmissione del ruolo
saldatore autogeno, Provinciale del Tesoro di st
assunta il 19. petenza. Per eventuali sol È È
rivolga direttamente all'Ufficio so- ua pratica presso il
il 18- pra menzionato. competente Servizio del Ministero
deralo. tr , x vas » x Li del Tesoro, ci occorrono le Sv
O assunto li 96 ANGELINA SALVIATI ved. CAROS- generalità complete.
i SINO. Interessatici nuovamente del-



MURATORI, Per poter rla-
Ss
















1 Tr
bertellista,






1928, incisore la Sua pri presso il competente Ò x
Agostino REMAGGI, assunto il 13- Servizio del Ministero del T Atto di onestà
1930, elettr C.M.I. abbiamo appreso che nell



ista,
aro BONOTTO, assunto il 17- u.s. è stato richiesto ai cs L'operaio Giovanni Strop-
RETOOe, TUOSRIRIa: CANARIE, Giacomo ROSSI, assunto il 15-1- di Genova Pegli il rapporto infor» piana del Cantiere di Sestri,
Cesare CRIZER, assunto il 1921, portiere mativo sull ecircostanze del deces- b; 1 gi 1 dell
1931, preventivista. Ernesto BALBIANO, assunto il 19- 580 del dante-causa. ebbe oppor- rinvenuto sul piazzale dello
Orazio URSINO, assunto il 19-1- ‘5.1921, calderaio, tuno quindi sollecitare it suddetto stabilimento un borsellino con-
1942, Impiegato tecnico. Luigi CURLETTO, assunto ll 26-8- PApROrtO Informativo a Genova Pe- tenente 10.000 lire, si affretta-
1927, fucinatore, RI, SANE sntr sare i roprieta-
MECCANICO Silvio REBORA, assunto 1'11-3-1933, LUIGI MONTALDO. Poichè con i VA 2 SE il prop

piallatore dati da Lel trasmessici non è stato T10 @ $ le 0 consegnava. .

Edoardo BRUSATI, assunto ll 21-5- Raffaele BERTORELLO, assunto il possibile rintracciare un pratic Segnaliamo a tutti. con vivo
I










iare il nu-



1911, preventivista, 20-11-1940, traccintore, Si ; n yreghiamo vok ci inv en compiacimento, l'atto di onestà
Mario ISOLATA, assunto ll 1%-10- Emanuele PARODI, assunto il 2-î- mero di posizione assunto dalla Sua "a S ,
1919, tornitore 1941, elettricista, pratica presso il Ministero, che tro- del sig. troppiana.





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consumo 2,2 litri per 100 Km.
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4,5 CV, velocitò 75 Km/h

consumo 1,8 litri per 100 Km.
L. 128.000











26







Carissimo Ansaldino,

seguendo sempre molto at-
tentamente le tue interessan-
tissime rubriche ho constatato
che svolgi con tanta cura una
preziosa assistenza anche a
favore dei dipendenti, agevo-
lando le pratiche in corso e
prodigandoti in consigli e indi-
cazioni. lo mi trovo, proprio,
nelle condizioni di essere aiu-
tato e assistito per la pratica
della mia pensione ed al ri-
guardo ti espongo quanto se-
gue, fiducioso nella tua pre-
ziosissima assistenza:

Sono un ex dipendente del
Cantiere Navale « Ansaldo » di
Ge-Sestri: Traverso Francesco
fu Ambrogio, nato a Pegli il
26 novembre 1897; qualifica
presso l’Ansaldo: distributore
di Magazzino; matricola 51012;
abitante a Ge-Pegli in piazza
Bonavino 3/B int. 15.

Licenziato il 15 dicembre
1957; mi risulta che l'ufficio
competente del Cantiere ha
fatto tempestivamente tutte le
pratiche inerenti la mia pen-
sione; avendo, però, un certo
periodo di navigazione, la pra-
tica si è un pochino protratta;
mi risulta, comunque, tutto av-
viato fin dal 28 marzo 1958, Il
18 luglio successivo mi veniva
comunicate dalla Marina il
perfezionamento della pratica
- per essere preciso a mezzo
dell'Istituto Nazionale per la
Previdenza Sociale, sede di Ge-
nova.

Trascorsi, però, ormai oltre
due mesi da questa comunica-
zione e auasi un anno dalla
data del licenziamento, non ho
ancora avuto alcuna comuni-
cazione circa la determinazione
della pensione e consequente
riscossione. Ora ciò che an-
cora aggrava di più la mia si-
tuazione è venuta a scadere
l'assistenza della Cassa Mutua
per i licenziamenti, che dove-
va venire sostituita dal libretto
di pensione; ed io e mia mo-
glie verremmo a trovarci, in
caso di deprecata malattia, sen-
za alcun aiuto!

Sono sicuro, carissimo An-
saldino, che non mancherai di
frapporre tutti i tuoi autore-
voli uffici al fine di farmi otte-
nere quanto mi spetta; e del
tutto ti ringrazio vivamente in
anticipo.

FRANCESCO TRAVERSO

Ci siamo rivolti all’I.N.P.S.,
la quale ci ha cortemente ri-
sposto che la Sua pratica è
ultimata e prossimamente ver-
rà inviata a Roma per la ste-
sura definitiva. Comunque pos-
siamo anticipurle che, con
ogni probabilità, entro il pros-
simo mese di novembre rice-
verà il libretto della pensione
e che l'ammontare sarà il se-
guente: dal 1-12-1957, lire
20.950 mensili; dal 1-1-1958, li-
re 25.630 mensili,

Naturalmente le verranno
liquidati tutti gli arretrati.

UNA NUOVA RUBRCA

“ PREVIDENZA SOGIALE "

La lettera del pensionato
Francesco Traverso ci indu-
ce ad inserire sul nostro pe-
riodico una nuova rubrica
che intitoleremo « Previ-
denza Sociale >».

Invitiamo pertanto tutti
gli ansaldini che hanno
chiarimenti da chiedere,
pratiche da svolgere o co-
munque dubbi di qualunque
natura inerenti alla Previ-
denza Sociale, a scriverci;
e cercheremo, come stiamo
facendo per le pensioni di
guerra, di adoperarci affin-





chè ogni ansaldino abbia
tutte le informazioni che |
desidera. |
POSTA IN ARRIVO

Caro Ansaldino,

come ringraziare tutti della
manifestazione fattami in oc-
casione della messa in acqua
del rimorchiatore «Cantarena»



di cui io ho avuto l'onore di

essere la madrina?

Questo mio grazie puoi dir-
lo solo tu attraverso le tue
pagine e giunga a tutti i com-
ponenti la grande famiglia an-
saldina, dal più grande al più
piccolo.

AI mio grazie aggiungo l’au-
gurio che tutti possano trova-
re nel lavoro la gioia e la sod-
disfazione che sono state per
me motivo della mia vita.

MINA DAGNINO

MEMENTO





Luigi PASTRO

anni, dipendente del
deceduto il 3-9-1958
e 1963,
figlio

Mecca.
Era sta-
Lascia la mo-



un

glie e

Giovanni DELLEPIANE
di 59 anni
di Sestri, deceduto
assunto nel



dipendente de) Cantiere
ì 10-9-1958, Era
stato 1925, Lascia |
fratelli

Ai famigliari le commosse con.

de < L'ansaldino >,

doglianze



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premi:



1) un aspirapolvere elettrico;

TRI

EI AAA 7



La vignetta rappresenta quattro carte da gioco nei differenti semi; una di queste dal di-
seqnatore è stata erroneamente rovesciata rispetto alle altre. | nostri lettori dovranno
entro il 5 novembre p.

v. e sulle apposito

CONCORSI

schede
la carta rovesciata. Le soluzioni dovranno essere corre-
date dal nome, cognome, numero di cartellino e stabilimento di appartenenza del concor-
rente. Tra tutti coloro che avranno inviato l'esatta risposta, saranno sorteggiati i seguenti
2) un lenzuolo con federe ricamate;
gliato per sei persone; dal 4) all'8) una copia del volume, a ciascuno degli estratti, « Ma-
gia ligure » di Kazimiera Alberti; 9) e 10) un omaggio « Perugina »

in distribuzione presso i

3) un tova-







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(37)

IL TAGLIANDO
QUESTO AVVISO

27

< seoaa
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la cementeria di Por-
bandar costruito al C.M.L


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NUMERO DOPFIO

“ansaldino

QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL''ANSAIDO

NS La

a









|

Turboalternatore Er ZIA

ATE E OT
IAA COTTO



I lavori di rimodernamento
del Cantiere “Luigi Orlando”

S econdo il programma sta-
bilito a suo tempo dalla
DIG, continuano i lavori di
rimodernamento del Cantiere
di Livorno, allo scopo di ade-
guare le sue attrezzature al
carico e alle caratteristiche
del lavoro assunto,
Dei lavori di ampliamento
dello Scalo Morosini ha già

lansaldi

QUINDICINALE



to

DEI DIPENDENTI
DELI' ANSALDO
a

EDITO DALL'ANSALDO “.p.A.

*

Responsabile: Lorenzo Rebora

Redazione: Via Fieschi, 10-11

Genova

Corrispondenti di Stabilimento :
DIG: Emeia Diamante MEC:
Spartaco Sardini, Giuseppe Ro-
vegno - CAN: Graziano Merlano
; : (Voltri) Pasquino;
no) Aurelio Maggriolo - FON:;:

Montesoro - È
o Sardi » MI
7: Dino Dazzi »
Orlandi - ROMA:










Mario Fossati

Spedizione in abbonamento po»
stale gruppo II * Abbonamento
gratuito ai dipendenti e pensio-
nati * Stampato nella Tipografia
F.ili Pagano, Via Monticelli,

Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan»
franconi, 43 * Pubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954

trattato - L’ansaldino» del
giugno scorso accennando al-
l'allungamento di cuello scalo
a mare e a monte.

Ultimata l'opera di allunga-
mento, i lavori più importanti,
oggi in corso, sono:

— l'allargamento dello Sca-
lo Morosini, l’ ampliamento
della vasca dello Scalo Um-
bria e la dotazione dei due
scali di potenti gru che per-
metteranno il montaggio di
elementi prefabbricati degli

scafi del veso di 120 tonn. per
lo Scalo Morosini e di 50 tonn.
per lo Scalo Umbria.

I lavori si svolgono sotto la
guida del nostro Ufficio DIG/
IMP nella persona del Diret-
tore ing, Arnaldi, con la con-
sulenza del prof. ing. Giulio
Fascetti dell’Università di Pi-
sa e la collaborazione di at-
trezzatissime imprese.
SCALO MOROSINI,

L’allargamento dello Scalo
Morosini consiste in un au-

mento della larghezza del pia-
no di varo per adeguarla alla
massima larghezza delle navi
che si potranno impostare su
di esso.

Dopo il varo della turboci-
sterna « Felce », avvenuto il
15 giugno, sono stati iniziati i
lavori di allargamento per i
quali è stato necessario effet-
tuare uno scavo della profon-
dità media di due metri, sui
due lati dello scalo.

Nelle due fosse longitudina-

li così create, si sono infissi
vali di fondazione di cemento
armato centrifugato. Perchè
la palificazione fosse atta a
sopportare il carico che potrà
insistere su di essa è stato
necessario infiggere pali lun-
ghi fino a 12 metri. Su questi
sono stati gettati pilastri di
cemento armato basati su piat-
taforme e plinti direttamente
insistenti sulle palificazioni.

(continua a pagina 23)

Mario Arduini

Sopra il titolo, a sinistra: l'ampliamento della vasca dello Scalo Umbria. - A destra: i lavori in corso per l'allargamento dello
Scalo Morosini. - Sotto: come si presenterà la banchina d'allestimento dopo i lavori di rimodernamento in via di ultimazione











pa SÙ
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}
L, ati
ea La >



Il varo delia “Santa Isabella yy

À sette mesi dall’ imposta-
zione, avvenuta il 1.0 mar-
zo scorso, domenica 5 ottobre
al Cantiere di Muggiano è sta-
ta varata la turbocisterna
«Santa Isabella» da 31.500
tonnellate di portata lorda co-
struita per conto della Socie-
tà « Messana » di Messina.

La « Santa Isabella» è la
tredicesima delle turbocister-
ne da 31.500 tonn. costruite
nei Cantieri Ansaldo a parti-
re dal 1954 e la seconda di
eguale tonnellaggio varata nel
corso del corrente anno dal
Cantiere di Muggiano: infatti,
come si ricorderà, il 23 feb-
braio scorso, dallo stesso scalo,
scese in mare la « Polinice »
costruita per la Società « Ne-
reide » di Palermo della Flot-
ta Lauro che, già dalla fine di
luglio, è stata consegnata al-
l'’armatore.

Le principali caratteristiche
della nuova unità sono le se-
guenti: lunghezza fuori tutto,
m. 200; larghezza massima fuo-
ri ossatura, m. 26,20: altezza
di costruzione, m. 13.90; im-
mersione a pieno carico, me-
tri 10,30; stazza lorda, tonn.
21.000; potenza normale appa-
rato motore-c. a. 14.500 — ca-
pace di imprimere alla nave,
a pieno carico, una velocità
corrispondente di nodi 16,30.

La « Santa Isabella » è sta-
ta costruita col sistema a due
paratie longitudinali con un
ponte dotato di copertini infe-
riori e con castello, tughe al
centro disvoste in più ordini,
cassero poppiero e soprastrut-
ture sullo stesso; sarà mossa
da una sola elica azionata da
un gruppo turboriduttore An-
saldo da 14.500 c. a, normali

con vapore fornito da due cal-
daie Foster Wheeler a tubi di
asqua a due collettori ad alta
pressione ultimo modello.
Numerosa la folla, le autori-
tà e le personalità presenti al-
la cerimonia del varo che, pur
ormai consueta, riesce ad ogni
volta a rinnovare l'interesse e
l'emozione degli spettatori.
Oltre all'on. Giuseppe Spa-
taro, ministro della Marina
Mercantile che era accompa-
gnato dal ten. col. Stocchetti
e dal capo ufficio stampa dr.
Capitani, erano presenti il
Prefetto dr. Meneghini, l’as-
sessore Carboni in rappresen-
tanza del Sindaco. il Vicario
generale della Diocesi di Luni
mons. Bonfiglioli, il coman-
dante Lucchesini in rappresen-
tanza del Comandante in Capo
del Dipartimento M. M. Alto
Tirreno, il Questore dr. De
Fiore, l'armatore Scinicariello,
il Comandante del gruppo CC.
col. Tornar. il Procuratore mi.
litare gen, Munaxhò. il gen Al-
fano Direttore dell'Arsenale
M. M,, il col. Montalto coman-
dante la Guardia di Finanza,
il cav. Santini ispettore sune-
riore di Dogana, il col. Be-
nazzi, comandante» la. Capita-
neria di Porto, l’ing. Verde,
l'ing. Micillo. il dr. Malco
nresidente della Camera di
Commercio. gli ingg. Panunzio
e Covvetti dei Registri Na-
vali. il dr, Lonardo direttore
dell'Ufficio provinciale del La-
voro, il col. Castellano. il dr.
Naef. presidente dell'Ente pro-
vinciale del Turismo. l’avv.
Fttore A. Mori e molti altri
che sono stati ricevuti dal Pre-
sidente della rostra società
avv. De Barbieri, dal Diretto-

re centrale ing. Casaccia, dal-
l'ing. Palenzona Direttore del
Cantiere di Muggiano, dai V.
Direttori ingg. Gradoli e Gril-
lo e dai dirigenti ing. Capello
e dott. Migone.

Poco prima delle 11 mons.
Bonfiglioli ha benedetto la na-
ve, quindi la madrina, signora
Giulia Scinicariello, consorte
dell'armatore, al tradizionale
ordine del Direttore del Can-
tiere ing. Palenzona: « In no-
me di Dio, tagli! », ha abbas-
sato rapidamente la scure di
argento ed ha reciso il filo che
ha fatto infrangere la botti-
glia di spumante contro la
fiancata sinistra della nave e
questa, ormai completamente
libera, un istante dopo, s'è
mossa e velocemente è scivo-
lata verso il mare fra gli ap-
plausi della folla e i fischi
delle sirene del cantiere e del-
le navi ancorate nel Golfo.

Quindi l'avv. De Barbieri,
doro aver rivolto un breve di-
scorso di saluto al ministro
della Marina Mercantile ed
aver espresso il suo augurio
all'armatore e alla nuova uni-
tà, ha ceduto il microfono al-
l’on. Spataro.

Il ministro s'è detto soddi-
sfatto, anche a nome del Go-
verno. di trovarsi presente al
varo di una nuova possente
unità che viene ad arricchire
la flotta mercantile italiana ed
ha rivolto anch'egli un fervi-
do augurio
personale della società costrut-
trice e alla nave che vorterà
nei mari del mondo il segno
della volontà di pace e della
cavacità di lavoro dell’Italia.
L'on. Spataro ha infine conclu-
so il suo discorso annunciando

all'armatore. al |

che lo scalo dal quale poco
prima era stata varata la
« Santa Isabella » non resterà
a lungo vuoto in quanto, nei
prossimi giorni, anche in vir-

tù dei contributi governativi,
sullo stesso verrà impostata
una nuova unità dalle medesi-
me caratteristiche.



na delle immagini più pla-
stiche e maggiormente re-
enti all'usura del tempo
a vita ginnasiale è
sempre stata quella della fu-
sione del Perseo e quella, non
certo meno celebre e bella,
della nobile fatica di Vulcano
allorquando unì mirabilmente
le virtù dell’artigiano e del-
l'artista per dar vita allo scudo
del Pelide.

Forse per pigrizia mentale,
o forse anche per non rompe-
re la magia di quell'immagine,
non avevamo mai pensato che
la fonderia ha percorso con
tutto il resto del divenire uma-
no il camr ria via trac-
ciato dalla

Poe a pa
controlli rigor
poranei a studi e ricerche, è
oggi molto sentita — data an-
che l’attuale velocissima evo-
luzione della tecnica — evolu-
zione che coinvol ovvia-
metrite, e tanto per restare nei
nostri limiti, che l’antica
arte della fonderia in genere.

Da tempi anche recenti —
infatti — ad oggi, le cose so-
no notevolmente cambiate:
mentre prima la fusione di un
metallo e le sue successive
fasi di lavorazione (e balza
subito di nuovo all’occhio del
la fantasia la grossa elica del-
la nave no affidate all’oc-
chio clinico, al mestiere di chi
era nato e si era formato nelle
navate fumose di una fonde-
ria. da un no’ di tempo si è
reso necessario un controllo
rigorosamente scientifico dei
materiali. E le ragioni sono
tanto facilmente intuibili che
non è il caso di citarle nep-
pure. E’ un fenomeno, questo,
verificatosi non solo in Italia:
anzi, tutti i Paesi industrial-
mente evoluti si preoccupano
quotidianamente di tenersi ag-
giornati a vicenda.

Si comprenderà quindi la ra-
gione dell’esistenza di labora-
pecializzati in analisi, ri-
cerche e studi. Laboratori
stemati in fonderia per un nu-
mero molteplice di ragioni,
prima tra tutte la necessaria
rapidità dell'analisi, che è così
possibile in loco (cioè senza
dov ricorrere ad un altro
stabilimento inviandogli i cam-
pioni e senza doverne atten-
dere i risultati) con grande ri-
sparmio di tempo e, in secon-
do luogo per la possibilità di
inserirsi nel vivo della produ-
zione

Esi infatti presso la nostra
Fonderia un Servizio Metal.
lurgico che provvede, a secon-
da delle necessità dei clienti,
a studiare, proporre e control-
lare il tino di lega più adatto
alle finalità funzionali.

Alcuni periti industriali, in-
fatti. seguono costantemente
da vicino l'andamento dei for-
ni. Ma il loro lavoro sarebbe

U


















le esigenze di
imi. contem-
































si-









Sopra il titolo: gli analisti G.B. Roscelli (a sinistra) ed Eraldo Dagnino nella sala analisi chimiche;



Ill

e me

quello di ‘un cieco, se, per ve-
dere, non avessero a disposi-
zione un Laboratorio Chimico
e Metallografico.

A questo punto è possibile
inquadrare esattamente nei
suoi limiti funzionali il Labo-
ratorio della Fonderia, ma pri-
ma è necessario un breve pas-
so indietro nel tempo. Come è
noto, l'Ansaldo già anni fa
possedeva un efficiente labora-
torio chimico - tecnologico di-
slocato presso il Cantiere di
Sestri; circa un quinquennio
fa questo fu modernizzato, re-
so maggiormente efficiente e
trasferito al Meccanico, dove
è tutt'ora. Una parte del per-
sonale però fu staccata e co-
minciò a svolgere la sua atti-



aboratorio ch

allografico della

vità in Fonderia, con funzioni
locali di analisi e di controllo
dei materiali. E le ragioni di
questa sua sistemazione sono
le stesse che abbiamo più su
accennato, parlando del Servi-
zio Metallurgico, con il quale
attua una stretta forma di col-
laborazione.

Questa forma di.., simbiosi,
in atto presso la Fonderia sin



dal tempo della costituzione
del laboratorio, è un grosso

vantaggio, i cui benefici effetti
si rendono ancor più evidenti
— quand’anche ve ne fosse bi-
sogno — proprio quando even-
tuali errori o possibili inesat-
tezze impongono un rapido e
cordiale scambio di informa-
zioni o di correzioni.

Riprendendo il filo del di-
scorso, guardiamo un momen-
to, adesso, la produzione della
Fonderia: su di un'area di
38.160 metri quadrafi, può ef-
fettuare fusioni in ghisa del
peso unitario fino a 190 ton-
nellate, e fusioni in ghisa spe-
ciale (meehanite, ghise legate,
ghisa sferoidale), fusioni in
bronzo del peso unitario fino
a 80 tonnellate; può fornire
eliche finite del peso unitario
fino a 40 tonnellate in bronzo
al mangane e in bronzo al
nickel-alluminio, getti centri-
fugati lunghi fino a 10 metri
ecc. Se si pensa che ognuna
di queste produzioni ha una
vasta gamma di utilizzazioni
e, conseguentemente, caratte-







in basso,

da sinistra: la

ristiche particolari, risulteri
fin troppo evidente il notevoli
numero e la diversità dei ma
teriali in lavorazione: e quind
la continua richiesta di analis
e di controlli - che, partend
dalla ghisa, dagli ottoni e da
bronzi - si estendono anche al.
le terre da formatura, alla naf
ta, al carbone metallurgico, al
la grafite, alle scorie, ai metall
bianchi, agli acciai speciali, a
rottami, ai minerali di ferro €
di rame e, in una parola, è
tutto ciò che viene impiegati
e che residua dalle lavorazioni

Queste ragioni hanno dun
que portato alla costituzione d
un autonomo reparto che, ini
ziata da circa cinque anni |]:
sua attività con mezzi ed ap



dottoressa Ermana

Baltera (che ha la responsabilità de! laboratorio) al fotometro nella sala delle analisi spettrografiche, e il metallografo Pietro Massa al microscopio



mico
ideria

parecchiature relativamente
modesti, ha tuttavia raggiunto
un alto grado di perfezione,
adeguando la sua attrezzatura
al linguaggio tecnico interna-
zionale. Ha ancora, è ben vero,
della strada da compiere, ed a
questa è preparato, soprattut-
to tenendo d'occhio la continua
evoluzione — meglio dovreb-
be, forse, dirsi « rivoluzione »
— della tecnica, i cui sviluppi
ed i cui rivoluzionamenti in-
teresseranno certamente in fu-
turo, in un futuro forse pros-
simo, anche questi settori pro-
duttivi della nostra Azienda.

Tutto auesto non porta co-
munque, è bene dirlo a scanso
di ecuivoci, ad un antagonismo
con il « Reparto Ricerche e
Controlli » del Meccanico. so-
prattutto perchè quello della
Fonderia, più che scopi di ri-
cerca, ha principalmente fina-
lità di analisi e di controllo.



Ed eccoci ad un altro punto
di notevole interesse, cioè al
funzionamento del laboratorio.

Naturalmente un'analisi fra
le più frequenti è quella delle
ghise, siano esse comuni che
speciali. Esse vengono analiz-
zate allo spettrografo, al fine
di ottenere un’analisi quanti-
tativa esatta che, come è pos-
sibile rilevare dallo stesso no-
me, permette un esame rapido
ed esatto degli elementi co-
stituenti principali della lega,
ad esclusione del carbonio, del
fosforo e dello zolfo (cioè sili-
cio, manganese, cromo, molib-





deno, magnesio e titanio);
inoltre le attrezzature spettro-
grafiche permettono un'analisi
semiquantitativa delle leghe
non ferrose.

Nel laboratorio trova anche
posto un'officina atta a prepa-
rare i provini sia metallogra-
fici che spettrografici e tutte
le campionature in trucioli o
segatur Il laboratorio ha an-
cora a sua disposizione un pic-
colo reparto fotografico con
camere oscure per lo sviluppo
delle lastre sia metallografiche
che spettrografiche, Nel labo-
ratorio è ancora sistemata una
saletta ner lucidatura e attac-
chi dei provini metal'ografici
e ‘una sala ervata alle bilan-
ce analitiche e al microscopio.
La sala delle analisi chimiche
— ampia, luminosa come del
resto tutti i locali che non ab-
biano bisogno della oscurità
ver la natura stessa del lavoro
da svolgere — è destinata al-
l’analisi delle leghe ferrose,
con avparecchi per la deter-
minazione ravida del carbo-
nio, dello zolfo e delle leghe
non ferrose nonchè avparecchi
per le determinazioni elettro-
litiche,

Proseguendo nel nostro giro
per il laboratorio ci imbattia-
mo adesso nella sala per trat-
tamenti termici. con stufe.
muffole e cappa di aspirazione
e nella sala per analisi varie
con bomba calorimetrica di
Mahler ecc.

Il tempo indispensabile per
l'analisi urgente di una ghisa
è un quarto d'ora apvena —
trananatura e pesatura com-
presa — per la determinazione
degli elementi principali (zol-
fo e carbonio). In tre ore, in-
vece, il laboratorio è in grado
di fornire un'analisi comple-
tissima del materiale in esame.
Le leghe non ferrose, invece,
richiedono. per la loro parti-
colare natura. un tempo di
analisi molto maggiore, che è
di circa 24 ore,

Parlando del Laboratorio,
non si vuò trascurare di dire
due narole sull’Ufficio Control.
ln Materiali di Formatura.
Questo ufficio studia tutte le
miscele di sabbia e terra che
occorrono per preparare le for-
me in cui verranno colati i
getti: ne controlla. con appa-
recchi modernissimi, l'umidità.












la permeabilità. la resistenza
meccanica — sia «a verde »
che «a secco» — la refratta-

rietà, la rigenerabilità ecc.

E, infine, bisogna pure ac-
cennare alla Sala Prove Mate-
riali che, pur dipendendo dal-
Ufficio Collaudi per finalità
d'impiego, è il più valido com-
plemento del Laboratorio Chi-
mico e Metallografico e il più
efficace ausilio del Servizio
Metallurgico. Nella sala prove
abbiamo visto una macchina
« universale » per prove di tra-
zione e di compressione, due
macchine per misurare la du-
rezza e apparecchi per prove
di resilienza (cioè di resisten-
za all'urto),

Noi abbiamo terminato la
sommaria descrizione di un in-
teressante servizio: meglio, di
più servizi tra loro coordinati.
Ora dobbiamo solo candida-
mente ammettere che ci spia-
ce vivissimamente per il non
certo lieve colvo inferto alla
antica arte di Vulcano (come
dire alla nostra stessa fanta-

sia). Ma tutto questo — ci fa-
cevano comprendere i capi-
servizio interessati — è oggi

indispensabile per l'ottimo di
produzione e per la perfetta
efficienza della moderna fon-
deria.

Emiddio Loscalzo







In alto: la sala per prove meccaniche e statiche. A sinistra: Osvaldo Pieri. AI centro: la
dottoressa Baltera allo spettrografo e, in basso, la foto mostra a! lavoro il perito industriale
Giuseppe Baldini, capo dell'Ufficio Controllo Materiali di Formatura alle apparecchiature

La scomparsa
di Eugenio de Vito

1 mattino del 6 ottobre è im.

prov visamente scomparso uno
degli uomini più intimamente
legati alla vita, alla storia, alla
fortuna dell’Ansaldo: il Genera-
le ing. Eugenio de Vito.

Egli era, da molti anni
mai, consulente della nostra So-
cietà per le costruzioni navali;
e in tal veste, fino all'ultimo
suo giorno, seguitò a dare il
proprio apporto d'esperienza e
d’ingegno senza mai risparmiar-

orn-



si, anzi con un’alacrità e una
passione incredibilmente giova.
nili. Ma la sua partecipazione

alla vita aziendale è lungi dal
riassumersi tutta in questa pur
fervida e importante attività,
Per un intero decennio egli as-
solse, all'Ansaldo, compiti diret.
tivi fra i più impegnativi e gra-
vosi (fu dapprima Direttore del
Cantiere di Sestri, poi direttore
generale delle costruzioni navali
e infine direttore dell'Ufficio
progetti navali) E poichè in
quel decennio (1924-1935) l’An-
saldo fu chiamata ad affrontare
prove di singolarissimo impe-
gno, e le affrontò con pieno sue-
cesso, non occorreranno molte
le per illustrare i meriti
Eugenio de Vito,





Fu lui che tenne a battesimo
i più grandi transatlantici ita-
liani dell'anteguerra — il « Ro-
ma», l'«Augustus», il “Rex ,
fu lui che progettò e diresse la
costruzione degli incrociatori









della serie Condottieri (Al-
berto di Giussano, Alberico da
Barbiano, Bartolomeo Colleoni,
Raimondo Montecuccoli, Euge-
nio di Savoia) e del « Bolzano »

più veloci inerociatori del
mondo; e sua è la stesura del
progetto di massima della co-

razzata « Littorio A lui, dun
que, l'Ansaldo deve il meglio e
il più della sua produzione pre
bellica e l’Italia taluni dei suoi
più grandi successi nel campo
della tecnica navale,

E’ giusto che alla sua memo-



ria vada, oltre a quello degli
affetti, il tributo della gratitu-
dine.

Fra nato a Ror nel 1876.



Si laureò in ingegneria civile a

ventun anni ed entrò per con-
corso nel Genio Navale con il
grado di tenente; appena due

anni dopo aggiunse alla prima
laurea quella d'ingegnere nava-
le e meccanico, conseguita a Ge-
nova presso la Scuola Superiore
Navale.

Erano gli anni in cui, sotto
la spinta del vulcanico ministro
Brin (e nell’euforia di un be-
nessere economico in verità più
illusorio che reale), l'Italia an-
dava cereandosi una flotta da
guerra che di lì a poco le avreb-
be consentito di venir conside-
rata la seconda potenza navale
del mondo, Il tenente de Vito fu



inviato nel Cantiere di Castel-
lammare — În quel tempo atti-
vissimo — e subito ebbe inca-



richi di grave responsabilità, che
la giovanissima età non gli im-
pedi di assolvere esemplarmen-
te, Fu ingegnere addetto ai la-
vori di costruzione della coraz-
zata « Benedetto Brin » — di cui
studiò e realizzò il varo e
degli incrociatori « Agordat » e
« Coatit » e, negli anni seguenti,
delle due corazzate « Vittorio
Emanuele » e « Napoli ». E, poi-
chè le attrezzature del cantiere
erano inadeguate alla grandio-

6

sità delle costruzioni, dovette
provvedere al loro completo rin-
novamento, progettando ogni
singolo impianto, dai grandi ca-
pannoni in ferro alla nuova
centrale termoelettrica da 1000
cavalli, dalla rete ferroviaria in-
terna, all'impianto idraulico,
Inviato a Genova nel 1905 per
sovrintendere all' allestimento
della « Napoli », svolse per tre
anni un corso sulle costruzioni
navali militari in quella stessa
Scuola Navale Superiore che
meno di dieci anni prima aveva
frequentato come allievo, E in-
tanto andava compiendo appro-
fonditi e originali studi di tec-
nica navale, raggiungendo risul.
tati notevolissimi sia nella pro-
gettazione di scafi (un tipo di
carena d’inerociatore da lui stu-
diato dette ottima prova alla
Vasca di Spezia), sia in quella
degli apparati motori (progetto
e realizzazione dell’apparato
motore di una cannoniera gli
valsero, nel 1906, un encomio e
un premio; e così, due anni do-
po, quello d'un esploratore ve-
loce). I risultati delle sue ricer-
che di carattere tecnico e sto-
rico cominciavano nel frattem-
po a venir pubblicati e a dargli
fama. La sua attività,
multiforme, gli valse
a (già a 24
maggiore a
V universale







meritata
geniale
una rapida carri
anni era capitano,
trentacinque) e

considerazione.



I) terremoto calsbro-siculo del
1908 inserì una inattesa paren-
tesi suo abituale lavoro: a
Calabria, devastata, egli
provvide alla costruzione di ba-

nel



camenti per la popolazione,
a rapida riattivazione dei
forni, dell'impianto elettrico,
ecc, Il che non lo distolse, per-
altro, dai suoi prediletti studi
sulla costruzione e propulsione
delle navi da guerra: studi che
sfociarono in numerosi progetti
di apparati motori, quasi tutti
realizzati con

Il biennio 1910-11 lo vide im-





successo,



pegnato nell’allestimento cella
corazzata « Giulio Cesare » (sce-
sa in mare dagli scali Ji Sestri
Ponente) e « Leonardo «da Vin-
ci» e nella collaborazione al
progetto delle corazzate della
classe « Cavour », che gli valse
un elogio da parte del Mini-
stero della Marina. Un nuovo



meritato encomio gli venne per
aver progettato e diretto i la-
vori per il primo disincaglio
dell’incrociatore « San Giorgio »
a Marechiaro (due anni dopo,
anche il secondo disincaglio
della stessa nave a Ganzirri fu
opera sua).

Il suo contributo alla proget-
tazione della superdreadnoughts
« Caracciolo » fu di tale impor-
tanza da meritargli un'alta ono-
rificenza; e per il suo geniale
apporto di studi e di idee nel
campo della propulsione navale
gli venne conferita, nel 1913, la
Medaglia d’oro di I classe per
l’ineremento degli studi navali.

Negli anni seguenti l’attività

dell'ing Eugenio de Vito di-
venne, se possibile, ancora più
intensa, e andò spaziando dai

navi e sommergibili
agli studi sulla difesa subac
quea e alle ricerche sull'impiego
di combustibili nazionali, Si do-
vette, tra l’altro, a lui il ricu-
pero della « Leonardo da Vin-

progetti di



ci » affondata in seguito ad azio-

ne di sabotaggio.
Per un breve periodo (1919-
1920) assunse la direzione del

Cantiere di Castellammare,
provvedendo allo studio e alla
realizzazione del varo della
e Caracciolo » e alla costruzione
di mumerose unità minori, Due
volte — nel 1920 e nel "21 —
fu inviato in missione a Ber-
lino per esaminare e raccogliere
i dati tecnici sui progetti di
navi militari tedesche; ne tras-
se argomento per un'importante
relazione che fu pubblicata an-
che negli Stati Uniti, Nel frat-
tempo gli giunse la nomina a
capo dell'Ufficio tecnico dei pro-
getti navali e membro del Co-
mitato Navi del Ministero della
Marina; ed egli elaborò i piani
per la costruzione d’incrociatori
da 7.500, da 8,500 e da 10.000
tonnellate (classe «Trento»), dei
sommergibili tipo « Balilla » e
d’altre unità, Nel 1923 fu inca-
ricato del ricupero della coraz-
zata spagnola « Espana » a Cabo
Tres Forcas, nel Marocco, La
sua missione ebbe esito così fe-
lice che il governo spagnolo gli
conferì un'alta decorazione mi-
litare e gli affidò importanti
studi per conto della propria
Marina.















L’anno seguente, a quarantotto
anni, l'ing. de Vito lasciò vo.
lontariamente la carriera mili-
tare per passare all’industria
navale privata. Già da sei anni
aveva raggiunto il grado di co-
lonnello (nel 1925 fu promosso
maggior generale nella Riserva).
Aveva dato memorabili prove di
capacità tecnica, il suo contri-
buto al progresso della Marina
militare era stato di eccezionale
importanza, si era conquistato
una grande notori in campo
internazionale.







Lo attendeva una prova non
meno ardua di quelle passate.
L’Ansaldo, uscita malconcia dal-
la bufera del dopoguerra, aveva
appena imboccato la via della
ripresa; ma la sua sorte era
ancora incerta, la sua vita dif-
ficile, In questa situazione Eu-
genio de Vito prese nelle sue
mani il timone del settore na-
vale e lo tenne per dieci anni,
durante i quali il cantiere di
Sestri produsse oltre duecento-
mila tonnellate di navi per un
importo di un miliardo e 200
milioni di lire (di allora), Tra
codeste navi erano, come s'è
detto, il « Rex », |’« Augustus »,
il «Roma », l’« Ausonia », il
« Bolzano », i « Condottieri ».

Sarebbe bastato molto meno
per dar durevole gloria ad un
progettista e costruttore navale,
Il nome del generale de Vito si
impose all'universale ammira-
zione, Il Ministro dell’Educazio-
ne Nazionale del tempo lo de-
finì, in un documento ufficiale,
« uno dei costruttori navali più
geniali ed eminenti del mondo ».
Gli inglesi, così avari di lodi e
d’aggettivi, non esitarono,. par-
lando di lui, ad usar la parola
«grandezza » (A great naval
architect and marine engineer
lo definì una notissima rivista
specializzata, « The shipbuilder
and marine engine-builder »),

Nè. in amerli anni, la sua at-
tività fu limitata alla direzione
del cantiere Ansaldo, Tra le tan-
te cariche ch'egli ricoprì, ricor-
deremo quelle di membro del












Consiglio Nazionale delle Ri-
cerche, del Comitato per le Co-
struzioni navali, del Consiglio
Superiore della Marina Mercan-
tile e del Comitato tecnico del
Registro Navale italiano, di

Commissario dell'Istituto Supe-
riore

Genova
della

d'Ingegneria di
1935), di Presidente




comr ione degli esami di Sta-
to per ingegneri, di consigliere



d’amministrazione dei Cantieri
del Quarnaro, dei Bacini e Scali
napoletani, dell'OARN, dell’En-
te Nazionale Vasca di Roma.
Non vi fu, si può dire, confe-
materia





renza internazionale in
di tecnica navale alla quale
egli non partecipasse attiva-

mente. Le sue pubblicazioni —
molte delle quali importantissi

me — si contavano ormai a
diecine.

Nel 1935, richiamato tempo-
rancamente in servizio, lasciò



l'’Ansaldo per assolvere un alto
inearico presso la Presidenza
del Consiglio, Tornò a far parte
della nostra azienda, come con-







sulente, nel 1939,

Aveva ormaj sessantatre an
ni, l'età della stanche l'età
della « pensione », Aveva dato

tutto sè stesso alla patria, alla
scienza, al lavoro. Il suo passa
tale da appagare ogni
ione e da sanare ogni rim-
pianto, se mai egli ne avesse
avuti. Il suo nome era onorato
nel mondo intero,

Molti, al suo posto, (di certo
tutti quelli che considerano il
lavoro soltanto come fonte di
utile) si sarebbero fermati, Non
lui.

Ebbe ancora, naturalmente,
molte cariche importanti e im-
pegnative, Fu, tra l’altro, presi-
dente del Comitato tecnico del
Registro Navale, dell'Ente di
unificazione navale, del Centro
per lo studio della corrosione
dei metalli, del Consiglio Supe-
riore scolastico per i corsi del-
l'Enal, ‘vice-presidente dell’As-
sociazione di tecnica navale,
membro dell’ASSONAVE e della





Commissione per la sicurezza
della navigazione, Ma, per sè

stesse, le cariche non gl’impor-
vano, Gl’importava studiare e
lavorare, Il lavoro era per lui
assai più che un dovere, assai
più che un bisogno; era un’im-
periosa esigenza dello spirito, il
solo modo d'’esistere, il solo mo-
sè stesso. Così gli
soltanto di tenersi
aggiornato circa i continui e ra-
pidi progressi della scienza e
della tecnica navale, ma ancora
di precederli, continuando in una
attività creativa che il grave
peso degli anni sembrava mira-
colosamente stimolare, anzichè
deprimere,



do d'essere
riuscì non



Non arrivò mai ad esser vec-
chio. La vecchiaia è la paralisi
dello spirito, Alla soglia della



morte egli era ancora pieno di
quella singolare alnerità spiri.
tuale ch'era stata sempre il
tratto più tipico e determinante
della sua personalità,



Chi serive queste note chbe un
giorno la rara fortuna di poter.
vedere un centinaio di quei mol.
ti e preziosi disegni dei grandi.
artisti italiani del Rinascimento
che sono custoditi, ma non espo-
sti al pubblico, nella Galleria
degli Uffizi a Firenze; e ricorda
bene la sottile, inesprimibile
emozione provata dinanzi ad uno
di cessi, l’ultimo disegno trace
ciato da un grandiss!mo seul
tore: una mano d'uomo ritratta
dal vero, puntigliosamente stu-
diata nei suoi minimi rilievi,
nel segreto d'namismo delle sue
linee e delle sue ombreggiature,
Un problema anatomico e una
indagine plastica quali, a rigor
di logica, soltanto un giovanîs-
simo artista avrebbe potuto pro-
Ma quale misterioso im-

ziata curiosità,
quale prodigiosa vitalità dello
spirito poteva aver spinto quel.
l'ultraottantenne d’espe-
rienze, di sapienza ce di gloria,
a piegarsi umilmente ad una
elementare rice che
chiaramente presupponeva una
precisa volontà di rifarsi an-
cora e sempre daccapo, di tor.
nare una volta ancora alla fon-
te della verità, con un’intaltta
ansia di scoperta?



























































x







porsi.
pulso, quale ins:



carico

così







La stessa, sottile e inesprimi.
bile emozione ci accadde di pro.



vare — esattamente un anno
fa — quando ci trovammo a
legge per pubblicarla poi in



sintesi su questo giornale, una
memoria che 1’ ultraottantenne
generale de Vito aveva presen
tato al Convegno internazionale
delle Comunicazioni e che rap-
presentava il frutto di lunghi,
pazienti e acutissimi studi sul
l’impiego dell'energia nucleare
nella propulsione delle navi; e
l'ultimo studio, « Le costruzioni
navali mercantili del biennio
1956-1958 », presentato al Con



gresso delle comunicazioni di
quest'anno, e citato e riassunto!

in apertura del Congresso stesso)
il 6 ottobre: nel giorno e nell'ora
in cui il suo autore chiudeva
per sempre gli occhi.

E° l’inesprimibile emozion
che ci coglie immancabilmente
le rarissime volte che ci trod
viamo di fronte a uvomini e
mostrano d'aver attinto, e sm
lato a sè stessi, i supremi va
lori della vita e il senso pr
fondo del destino umano,

Si dice, di questi nomini, ch
non muoiono mai; ed è vero n
senso che la loro vita diven
esperienza nostra, esperienza al
tiva e illuminante, e continui
in ciascuno di noi per quel ta
to che riusciamo a capirne e
amarne l'insegnamento,





4 BERIO 7) Qin

( è

Le fotografie mostrano alcune realizzazioni del Meccanico. Le foto di sinistra si riferiscono
a parti destinate alla Centrale di Bari della « Società Meridionale di Elettricità ». Si tratta
(in alto a sinistra e qui sotto) del turboalternatore tipo G.E.Co. da 62.500 kW.; della prova
della turbina (al centro) - sempre tipo G.E.Co. da 62.500 kW. - e (in basso) di un diaframma
palettato in tracciatura. A destra, dall'alto: le prove del turboalternatore da 8.000 kW. per la
Centrale della « Fertilizantes sinteticos » di Lima (Perù) e il condensatore per il turboalterna-
tore tipo G.E.Co., da 140.000 kW. per la Centrale di Chivasso della Soc. Idroelettrica Piemonte

=



I







La posa sullo scalo, col tradizionale ramo di ulivo, dell'ultima
lamiera della turbocisterna «British Light», di 34.500 t.d.w.,

varata il 12 ottobre scorso, davanti ad una numerosa folla







La foto di destra mostra il gra-
zioso e perfetto modellino del-
la « Leonardo da Vinci » - sca-
la 1:200 - opera dell'apposita
officina del Cantiere sestrese.
A sinistra: l'impostazione di
una turbocisterna di 31.500 t.
p.lI. e di caratteristiche analo-
ghe alle precedenti della me-
desima portata, avvenuta la
mattina del 15 settembre scor-
so. Il paramezzale della nuova
unità - commessa all’ Ansaldo
dalla Società « Eagle » di Pana-
ma - è stato posto sullo scalo
lasciato libero dalla gemella
« Ginevra Fassio ». Questa pe-
troliera porta il numero 1539
di costruzione; alla cerimonia
erano presenti il Direttore del
Cantiere di Sestri, ing. Gian-
andrea Boero, e numerosi altri
Dirigenti e tecnici dello stesso.
A costruzione ultimata, la na-
ve avrà le sequenti caratteristi-
che principali: lunghezza fuori
tutto, metri 200; larahezza
massima, metri 26,20; altezza
al ponte di coperta, metri
13,90; m. 10,30 di immersione

LIVORNO

Navi in bacino

— Dal 6 al 10 settembre ha
sostato l'avviso scorta « Sura-
pati » di 1.150 tonn. disl., della
Marina Militare Indonesiana
per carenaggio e sostituzione
dell’elica.

— Dal 10 al 12 settembre ha
sostato l'avviso scorta « Imam
Borndjol » di 1.150 tonn. disl.,
della Marina Militare Indone-
siana, per carenaggio.

— Dal 19 al 20 settembre ha
sostato la motonave « Azuni »
di 836 t.s.l. della Società di
navigazione « Sardamare » di
Sassari, per carenaggio.

— Dal 21 al 22 settembre ha
sostato la motonave « Città di
Alessandria » di 2.778 t.s.1. del-
la Società di navigazione «Tir-
renia. di Napoli, per carenag-
gio.

sun TEOR: Posa na

aanonearazia







Gli animisti Salvatore Lupi e Elsa Farinelli ad una macchina
dell’Officina « Piccoli pezzi »



Lavoratori della Fiat
visitano la “Sicilmotor”

Il 14 settembre, cioè il gior-
no seguente alla consegna da
parte dell’Ansaldo alla Com-
pagnia armatrice « Sicilnavi-
glio » di Palermo, la motoci-
sterna « Sicilmotor » di 31.080
t.d.w, è stata visitata da circa
400 lavoratori della « Fiat»,

costruttrice dell'apparato mo-
tore.

Ad attendere gli ospiti alla
stazione marittima di Ponte
dei Mille, oltre ai dirigenti ge-
novesi della « Fiat», erano
due anziani lavoratori del
Cantiere di Sestri, che si sono
assunti l’incarico, coadiuvati
dal personale di bordo, di gui-
dare la numerosa comitiva
sulla nuova unità, illustran-
done i particolari tecnici.





MECCANICO



Commesse

Ecco l'elenco delle commes-
se più importanti acquisite dal
23 luglio al 22 settembre:

— Lavorazione di fresatura
a tre serie di ingranaggi co-
nici ner banchi « Morgan » ve-
loci, ner conto delle Acciaie-
rie ‘e Ferriere Lombarde
« Falck » di Milano.

— Un gruppo raffreddatori
d’olio, completi di rubinetto ed
attacchi per turboalternatore
a contropressione, ner la So-
cietà « Cornigliano » di Geno-
va.

— Parti di risvetto per la
turbina da 70 MW per la cen-
trale termoelettrica di Chivas-
so della « Società Idroelettrica
Piemonte ».

— Parti di rispetto per una
centrale termoelettrica da 830
kW. per conto della Società
« La Hidrofila Argentina» di
Buenos Aires.

— Sostituzione fasci tubie-
ri e serpentine dei surriscal-
datori delle caldaie Ansaldo
n. 2 e 3 per la Società « Ilva »
a Piombino.

— Rispetti per caldaie, eva-
poratori, compressori d’ aria,
motrici, turboalternatori e Die-
sel-alternatori per navi D.L.V.

— Fornitura di quattro fon-
di per collettori di vapore e
loro applicazione ai corpi ci-
lindrici e due collettori d’ac-
qua completi per la Società
« Siac » di Genova.

— Parti di ricambio per la
turbina da 70 MW della Cen-
trale di Vigliena della «SME»
di Napoli.

— Ricambi per la turbina da
70 MW della centrale termo-
elettrica « S.T.T.» di Civita-
vecchia.

—— Fornitura di manicotti
tenuta vapore turbina a con-
tropressione e lavorazione di
lamierini ondulati per due ri-
scaldatori « Ljungstròm » per
la centrale termica della «Cor-
nigliano ».

— Un apparato motore a
turbine della potenza massima
di 2 x 30.000 C.A. destinato al.
linerociatore « Caio Duilio »
della Marina Militare Italiana
per conto della Società « Na-
valmeccanica ».

— Un gruppo marino Die-
sel - Ansaldo tipo Q 370/6R
sovralimentato, della potenza
di 900 cav. eff. a 275 giri al
l’, per la Società di naviga-
zione e armamento «S.P.A.
N.A.. di Genova.

— Un gruppo marino Diesel
- Ansaldo tipo 265/4 ad aspi-
razione atmosferica, della po-
tenza di 200 cav. eff. a 360 gi-
ri al 1’, per l'armatore Angelo
Brancatelli di Roma, per sca-

in costruzione presso

Dette commesse comportano
circa 300.000 ore lavorative.

Lavori
di manutenzione

dello stabilimento per ferie, |l Ser-

ha eseguito numerosi lavori
verse officine ed uffici, e tutte quel-

Se-e lunetta del nuovo tornio « S.

gnaliamo alcuni dei lavori più im-
portanti:

l.a Sezione (Cald). Rifacimento
archivolti, bordatura suola mobile
e parte delle fiancate dei forni di
ricottura e riscaldo (OFAG); esca-
vazione per basamento saldatrice
« Linde »; modifica pressa idraulica
99990; revisione generale della se.
gatrice per metalli « Do
parazione tornio 92280; porta stam-
pi pressa 90998; sega a disco 91914;
revisione rete idropneumatica A.P.
valvole e filtri pompa Pagnoni, com-
pressori aria e pressa a 6 colon-
ne; sostituzione clio a macchine,
pompe e compressori,

2.a Sezione (Magr). Alzata testa
contropunta, sopporto e lunetta al
tornio « Cerruti > 90099; riparazio-
ni varie al tornio « Schumacher >;
Joni varle a carrello e con-
a del tornio « Niles» 90015
ed all'alesatrice « Conti >»; montag-
gio di due gruppi « Leonard > dei
la pialla « Waldrich >, 2.a navatn,
per revisione; sostituzione di nn
cuscinetto a rulli e tornitura coì-
lettori; montaggio del banco, testa













come da istruzione A.N.C





nd
ex officina PALE.



la; lavaggio filtri del.

stesse e delle tubolature acqua del



pompe delle dentatrici
e ricambio oli5;
magazzino attrezzi







lubrificazione della stessa, sosti.
tuzione di lamiere di protezione





parte metallica e meccan



tornio a ghigliottina;
sistemazione in posto di un bareno
da MARB a MAPI, ed uno da MAPI

termica e SAPR.
revisione elettropompa centri-

R: alimento caldaia :
smontaggio, per iivatura interna e



ricoloritura esterna, bombole arta
1 lavori
varli di riparazione è re me val.
reti distribuzione
acqua Industriale, potabile, aria e
(acetilene ed illuminante); re-
‘islone decompressori per gas illu-
minante,

Elettricisti, Revisione e riordino
dei motori per 35 gru a ponte, ap-
panreccehiature elettriche (control
ler e quadri) parti meccaniche (tra-










smissloni ingranaggi, ruote dentate

di comando, ruote portanti e di
traslazione ponte) ecc. riparati mo.
vimenti e sostituite piastre metalli.

che a vasca di carico per le prove

del turboalternatori; revisione e
riordino di 35 motori per maechi-
installate nei varii reparti; revi-
sione generale degli Interruttori ge-
nerali A.T. delle cabine A, B, C,
F, G, L; trattamento olio a 7 tra-

sformatori e riempitura degli stessi;

revisione e allacciamento provvi

sorio a 41 macchine nelle officine

PALE e DFPI; ricupero 4 terne di
condensatori © Òdemdizione vec-

chie linee alla MAME

Lavori varii, Riassetto officine,
trasporti mobili ed arredi dell'Uff.

ORG da vecchia palazzina a nuovi
uffici testata fabb, MAGR; restauri è

ricoloritura uffici e dispense MAME,

altri uffici del fabbr. DIS e locali

C. I, è Capi Vigilanza; ripuliti muri
portinerie dirigenti e impiegati;
sgombero e pulizia fognature se-
condarie dei piazzali, cunicoli di
scarico acqua, impianto acetilene è
revisione e pulizia periodica im-
pianto acetilene stesso,









Nello Stabilimento di Fegino si è
completata in questo mese la co-
struzione di una turbina (la prima
qui interamente costruita) da 7.000
kW. a condensa, da montare in ope-
ra presso lo stabilimento di Ba-
gnolo Mella della « Italghisa >», Le
foto mostrano alcuni aspetti della
lavorazione della turbina e del rela-
tivo condensatore, In basso a sini-
stra, infatti, è visibile il rotore in
fase avanzata di tornitura dei canali
di ancoraggio delle palette, La foto
in alto a destra mostra invece il
condensatore, costrulto al reparto
Carpenteria, durante le operazioni
di foratuAr e maschiatura della
flangia di fissaggio delle piastre tu-
biere.

La lavorazione meccanica ed il
montaggio degli ausiliari del com-
plesso turboalternatore è stata ese-
guita a Fegino, mentre il Mecca-
nico si interesserà del bilanciamento
del rotore, del montaggio e delle
prove sotto vapore,

La foto in alto a sinistra mostra
una grossa spianatrice a rulli, co-
struita a titolo sperimentale per
incarico della Società < Innocenti ».
E' visibile chiaramente il gruppo
motore-riduttore e gli assi snodati
che trasmettono il movimento ai
rulii inferiori e superiori della
splanatrice,



Sei

; ii n
fo È s=- °

Sopra il titolo, da sinistra: sala pranzo ufficiali e sala nauti
riservato al comandante e al secondo ufficiale di coperta;



l'ansaldino

fuorisaceceo

anno V » n. #6-17



PANORAMA DELL'ECONOMIA ITALIANA

LE TRE VENEZIE

‘ attuale tripartizione ufficiosa
x del territorio comprende: il
Trentino - Alto Adige, il Veneto
vero e proprio e il Friuli - Ve-
nezia Giulia. Per territorio e po-
polazione (rispettivamente 39.852
Kmq. e 5.921.004 abitanti al di-
.cembre 1956) la regione triveneta
‘rappresenta circa l'ottava parte del-
l'Italia tutta. La densità di popo-
lazione varia dall'una all'altra del-
‘le tre regioni: si passa dalla cin-
| quantina di abitanti per Kmq. del
Trentino - Alto Adige ai 200 cir-
«ca del Veneto, per ridiscendere ai
poco più di cento del Friuli. Di
tutto il territorio, una buona metà
è occupata dai monti, un settimo
dalla collina.
\ Trentino - Alto Adige. Possia-
mo dire tranquillamente che tutto
| il territorio sia di montagna: ap-
| pena 1.700 Kmq. di collina e pia-
nura su un totale di 13.600 Kmq.
Un settimo del territorio è infatti
del tutto improduttivo, e della ri-
manente area produttiva, oltre la
metà è coperta da bosco. Bosco
quasi tutto costituito da fustaie di
resinose, dove predomina l'abete
rosso. Per quantità di produzione
di legname da lavoro, la regione t
in testa a tutte quelle della peni-
sola: fornisce dai 700.000 agli
| 800.000 mc. all'anno di legname
da lavoro. Ma si tratta in maggio-
ranza di tondame da sega e di tra
vi :alla quantità cioè non corri-
sponde il valore. Nell'economia
della regione, infatti, il valore di
questò legname rientra per una quo-
‘ta alquanto modesta.

Comunque il legname dà vita ad
una piccola industria assai diffusa,
che assorbe oltre 8.000 individui.
Circa la proprietà del bosco va no.

‘tato che mentre nel Trentino essa
è in massima parte dei comuni; in
Alto Adige è in maggior parte pri-
vata, Nei boschi dell'Alto Adige
‘assume maggiore importanza il pi-
«no cembro, che ‘sfida il gelo e le
tempeste anche oltre i 2.000 metri
‘ed è quel legno tenero, leggero,
‘omogeneo nel quale gli artigiani
della Val Gardena intagliano i fa-
mosi crocefissi, le madonne, i gio-
cattoli, i soprammobili.
Il bestiame, tutt'altro che denso,
(18 capi grossi per Kmq.), costi-
tuisce comunque una delle poche ri-
sorse del luogo. Il bestiame è più
‘denso dove più sviluppate sono le
colture: nella bassa valle dell'Isar-
co e nei piatti bacini di Merano e
Bolzano.
Ai seminativi, ai vigneti e ai
futteti non resta dunque che una
percentuale modestissima del terri-
‘torio della regione, neppure un de-
cimo, appena 100.000 ha., i quali
‘tuttavia danno una produzione
che vale la metà di tutta la produ-
zione lorda regionale. Il clima è
poco propizio alle colture, la tec-
i solitamente arretrata, il capi-
tale agrario e quello circolante
scarsi e l'acqua, anche se abbon-
‘dante in alcune valli, sempre co-
stosa, non foss'altro che per la ma-





















è poco, e non ha neppure premi-
menza fra gli stessi cereali. Cede il
‘passo quasi dappertutto ai cereali
più resistenti, come segale, orzo,
grano saraceno. La coltivazione dei
cereali è fatta comunque a solo
scopo familiare, di consumo, e

ciò malgrado si importano la mag-
pioranza del grano e della polenta
‘consumati.

Hanno invece molta



nutenzione della rete. Il frumento .






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importanza commerciale le colture
arbostive ed arboree: viti, gelsi e
alberi da frutto. Secondo l’Istituto
Nazionale di Economia Agraria il
valore della produzione della terra
della regione, in questo dopoguet-
ra, è stato del 15% per i cereali,
del 20% per le patate e gli ortag-
gi, del 63% per le colture legnose.
Magnificamente curati sono i frut-
teti, per lunga tradizione, ed essi
sono andati sempre più sviluppan-
dosi a danno della vite, che dopo
la prima guerra mondiale non ha
presentato più alcuna convenienza.
La proprietà è molto spezzettata,
nel Trentino, e solo nell'alta mon-
tagna, per quanto riguarda attività
silvo - pastorali, vige l'istituto del
« masochiuso » che. lega la pro-
prietà, integra e inalienabile, dal
padre al figlio maggiore. L'emigra-
zione non è considerevole e si può
piuttosto parlare di uno scivola-
mento a valle, il che ha accresciuto
in mezzo secolo la popolazione di
Trento del 60% e quella di Bol-
zano del 224%.

Alle industrie attende un quar-
to della popolazione totale, per-
centuale che è tra le più basse d'Ita-
lia. E quasi tutti lavorano in pic-
coli esercizi che non raggiungono
i ro addetti. Lo sforzo indu-
striale maggiore è stato compiuto,
dopo l'annessione all'Italia, con la

Tabella n. 1

costruzione di centrali elettriche e
la nascita di industrie più stretta-
mente legate a tale energia, come
le elettrochimiche. La vera grande
industria tridentina, in sostanza, è
rappresentata dal tabacchificio di
Rovereto, da un paio di grandi fi-
lande per la filatura e la ritorcitu-
ra del cotone semplice o misto con
fibre sintetiche, da un paio di sta-
bilimenti meccanici e dalla grande
fonderia di Bolzano per la produ-
zione di acciai e ghise speciali, da-
gli impianti di Mori e Bolzano per
la fabbricazione dell'alluminio e di
Merano per i prodotti chimici. Cir-
ca le centrali elettriche, la regione
ha il terzo posto tra le regioni ita-
liane, con una potenza installata di
1.160.000 kW. e una produzione
annua.di 5 miliardi di kWh. ma
è noto come le centrali impieghino
ben scarsa mano d'opera. Notevole
è il movimento turistico, impor-
tante per l'economia locale, ma
scarsissimo il commercio. Tutto
sommato il Trentino - Alto Adige
va considerato tra le regioni meno
ricche d'Italia.

Veneto o Venezia Euganea. La
carta costituzionale ne ha staccato
la provincia di Udine, cosicchè la
regione come è oggi intesa conta
18.000 kmq. di territorio e quasi
4 milioni di abitanti; con una den»
sità superata solo da Liguria, Cam-

PRINCIPALI" PRODOTTI DELL’ AGRICOLTURA VENETA

















superficie une totale

i orlo con

RA (migliaio di ha). qmiglisio quin | ‘OTRS 0/9)
frumento 267 7.226 9I
granturco 218 5.226 20,3
risone 6 251 3,0
fagioli 86 155 11,2
patate 18 2.635 95
barbabietole 74 20.490 36,3
tabacco 8 136 17,9
canapa 3 40 6,1
uva 505 6.461 8,7
mele e pere —_ 1.189 10:4
pesche — 632 18,3
ciliegie _ 181 15,0
bozzoli da filanda — 72 48,1
fieno —_ 33.500 10,7

ian sabbie aac n

pania e Lombardia. Per la tradi-
zione storica, che fa perno su Ve-
nezia e sulla sua Repubblica, per
le artistiche città, per la bellezza
dei paesaggi alpini, per la sua cam-
pagna e per l'operosità della sua
gente, il Veneto è senza dubbio
una delle nostre regioni più impor-
tanti e più belle. Per una buona
metà il territorio si estende in pia-
nura e per un sesto in collina, co-
sicchè modesta è la superficie a eco-
nomia montana, la cui ricchezza
principale non è il bosco, ma l’al-
levamento. Si contano circa 28 bo-
vini per ogni cento abitanti. Ì ce-
spiti sono comunque modesti, e in-
tegrati dal movimento dei turisti e
dei villeggianti (basta. pensare a
Cortina d'Ampezzo) che danno al-
la regione montana un introito lor-
do aggirantesi sui 7 od 8 miliardi
annui.

Circa la collina e l'alta pianura
vanno messe in rilievo la coitura
degli alberi da frutto, specie del
pesco, e la viticoltura che dà vini
di pregio come il «soave» o i
vini di Conegliano. Notevoli sono
poi le colture industriali eminente-
mente sfruttatrici del suolo, come
la barbabietola da zucchero e la ca-

hanno peso notevole nella bilancia
commerciale della regione, ma gli
ortaggi hanno peso forse maggio-
re: che il Veneto, con oltre 1.200
mila capi grossi di bestiame e una
densità di 60 capi a Kmq. è tra le
regioni più ricche di bestiame; che
per gli allevamenti del pollame e
del baco da seta il Veneto ha il
primato in tutta Italia. La tabella
n. I mostra i principali prodotti
dell'agricoltura veneta.

L'industria del Veneto. Non tro-
viamo nella regione un grande svi-
luppo industriale: appena un quar-
to degli abitanti è addetto alle in-
dustrie. Iî maggior numero degli
stabilimenti zuccherieri e della ma-
no d'opera addetta si trovano nella
provincia di Rovigo, altri nelia bas-
sa padovana e nella bassa veronese.
Anche l'industria siderurgica, mec-
canica e chimica hanno qualche no-
tevole impianto, specie nella mo-
derna zona industriale di Marghe-
ra. Le industrie tessili sono invece
abbastanza sviluppate e assorbono
nel Veneto ‘circa un quinto delle
masse operaie della regione, impie-
gate in massima parte nell’indu-
stria della lana, quindi ‘in quella
della seta ed infine in quella del
cotone. L'industria della lana. che
ha raggiunto il carattere di grande
industria, ha i propri maggiori
centri a Schio, Valdagno, Piovere
e Thiene. Questo rapido è sinteti-
co panorama sarà completato fa-
cendo cenno all'industria della pe-
sca, che ha la sua capitale a Chiog-











Tabella n, 2
LE INDUSTRIE DEL VENETO
addetti
Industrie I È
(migliaia) | (o/o conla Reg.) | (0/0 con l' Italia)

Ì Î
alimentari e affini 22,5 10,2 6,5
tessili 474 215 7,6
vestiario, abbigl., arred. 31,4 14,2 7,8
legno 25,0 1133 8,8
meccaniche 495 22,4 5,9

trasformazione di minerali

non metalliferi 17,5 7,9 91
altre 27,7 12,5 4,0





napa. Negli Euganei la barbabieto-
la si localizza fra Este e Lozzo,
dove trova suoli ricchi, freschi,
profondi e dove si trova più vici-
na agli zuccherifici. Tutto il re-
sto del territorio è lasciato ai ce-
reali, dove il granoturco prevale
sempre più sul grano.

A valle della pianura alta, in-
fine, si estende amplissima la pia-
nura bassa che dalle grandi valli
veronesi, attraversa il Polesine e le
bocche del Po e dalla fascia delle
risorgive, attraverso le piane dei
basso Brenta, del basso Piave e de!
basso Isonzo, sino al Tagliamento
e all'estuario veneziano giunge al.
l'Adriatico. Ad eccezione di aree
non estese, questa è tutta quanta
zona di bonifica, tanto maggiore
quanto più si avvicina al mare. Si
tratta di terre strappate al ‘mare
dal lavoro umano e meccanico, e
che oggi danno dai 25 ai 30
q.li/ha. di grano, dai 35 ai 50
q.li/ha. di granturco, e raggiun-
gono i 100 q.li/ba. di foraggio.

Lungo il mare, lasciate alle
spalle le regioni della canapa e an-
che i campi di barbabietole, preval-
gono orti e broli. Ogni palmo di
terreno è un orto, che dà consi-
derevole produzione, Concludendo,
va segnalato che il Veneto è tra le
regioni italiane che più terreno in-
vestono a granotutco; che il Ve-
neto, assieme all'Emilia, accentra
quasi tutta la bieticoltura naziona-
le; che il vino e gli alberi da frutto

‘in die



gia, donde partono tonnellate di
pesce, per ferrovia o autocarro, de-
stinate non solo a Milano, Bolo-
gna, Roma, alla Germania e al-
l'Austria, ma anche a Genova, Nar
poli e Taranto. Del resto, elo-
quente è la tabella n. 2.

Neppure molto sviluppato è
il commercio, se si eccettua l’atti-
vità portuale di Venezia, che non
serve comunque, oggi come oggi,
un gran retroterra, ma si limita
piuttosto ad una attività di empo-
rio regionale. Importante il movi-
mento turistico: basterà dire che
il turismo di Venezia è superato
solo da quello di Firenze.

Friuli - Venezia Giulia. Questa
regione comprende la provincia di
Udine e quel che ci è rimasto del-
le provincie di Gorizia e Trieste.
Ha una superficie di 7.600 kmq. e
una popolazione di poco più di un
milione di abitanti. E' tra le re-
gioni più piccole, tra le meno abi-
tate, tra le più povere. Il 44% del
territorio è montagna vera e pro-
pria, il 19% è collina, solitament:
più povera della vicina collina tre-
vigiana. ‘Complessivamente un
quinto di tutto il territorio è ste-
rile, e un terzo all'incirca è estre
mamente povero. Gli imponibili
catastali, infatti, sono tra i più
bassi d'Italia. Nella collina e nella
pianura alta prevalgono le forag-
giere, ma ciò malgrado scarso è il
carico di bestiame, salvo che sulla

(continua a pag. 12)







Le centrali nucleari
in Gran Bretagna

Il modello di

L'era dell'energia nucleare ebbe
Inizio in Inghilterra il 17 ottobre
1956 quando la Regina Elisabetta
chiuse il circuito immettendo nella
rete nazionale l'energia prodotta a
Calder Hall nel Cumberland.

© secondo reattore è entrato tn
funzione nel febbraio di quest'an-
no, Così è stata completata la pri-
ma centrale nucleare di Calder
Hall. E' ora in avanzata fase di
costruzione la seconda centrale, 11
cui primo reattore è entrato in
funzione il 12 marzo, Anche que-
st'altra centrale avrà due reattori.

Calder Hall fu costruita dal Grup-
po Industriale dell'Ente per l'Ener-
gia Atomica del Regno Unito, e fu
la prima centrale atomica indu-
striale su larga scala al mondo,
Oltre ai due impianti di Calder
Hall, l'Ente per l'Energia Atomica
del Regno Unito costruirà una si-
mile doppia centrale a Chapel
Cross nel Dumfriesshire,

L'esperienza avuta con Calder
Hall ha permesso alla Gran Breta-
gna di essere la prima nazione in
grado di iniziare un programma
nazionale di energia nucleare. Sir
John Cockcroft, il granda scienziato

Il a



sviluppo dell'energia nucleare. En-
tro il 1966 prevediamo di aver co-
struito centrali elettronucleari ca-
paci di erogare dal 5 ai 6 milioni
di kW. e cioè un quarto della no-
stra elettricità, Entro il 1975, circa
la metà dell'energia elettrica og-
gi impiegata in Inghilterra, po-
trà essere generata da queste cen-
trali. Così, entro il 1966, l'energia
nucleare dovrebbe svolgere il la-
voro di circa 18 milioni di ton-
nellate di carbone all'anno ed entro
il 1975 forse di 50 milioni di ton-
nellate di carbone all'anno >.
Questo grandioso programma
elettro-nucleare sarà probabilmente
realizzato con 14 centrali. Attual-
mente sono in costruzione centrali
a Bradwell, Berkeley, Hinkley Point
e Hunterston e il Consiglio Centrale
per la Generazione di Elettricità ha
chiesto l'autorizzazione a costruire
un'altra centrale a Trawsfynydd nel
Galles Settentrionale, con una ca-
pacità di 400-500 Mgws. Dette cen-
trali saranno costruite da ditte tn-
dustrialti private per conto del-
l'Ente per l’'Elettricità che le farà
funzionare e ne sarà proprietario.
La centrale di Calder Hall ha



dichiarato: «La Gran Bretagna ha
iniziato un vasto prigramma per lo



Il primo grande

12

una pr elettrica di 50 mi.
la KW. per reattore; quella di
Hinkley Point — ora in costru-

reattore ad acqua pesante del centro di Harwell

zione — avrà uma produzione di
500 mila kW.

A questo straordinario ritmo di
sviluppo corrisponde un costante
progresso in fatto di costi; tanto-
chè sì prevede che fra non molti
anni l'energia prodotta dalle muove
centrali costerà circa la metà di
quella attualmente prodotta a Cal-
der Hall,

Frattanto, un nuovo reattore spe-
rimentale è entrato in funzione a
Harwell; noto col nome di « Hazel >
esso brucia uranio arricchito sotto
forma di un sale di uranio che
viene disciolto nell'acqua pesante
usata come moderatore.

Questo nuovo reattore è parti-
colarmente interessante perchè rap-
presenta una corrente propugnata
per qualche tempo consistente s0-
prattutto nell’evitare il tipo di reat-
tore attualmente in uso in cui ver-
ghe di combustibile vengono affon-
date nel moderatore dal qualo
devono essere poi ritirate a mano
a mano che si consumano. Una
tale operazione costringe i tecnici
ad arrestare l'attività del reattore
con conseguente perdita di tempo
e di produzione, Se fosse possibile
sfruttare il combustibile sotto for-
ma di soluzione anzichè di verghe,
esso potrebbe venire ritirato attra-
verso una tubazione, permettendo
una continuità operativa come si
ha nell'industria chimica. « Hazel »
è appunto un reattore sperimentale
concepito per lo studio di questa
possibilità.

N Centro di ricerche per l'Ener-
gia Atomica ad Harwell venne



Un aspetto della centrale di Calder Hall

iniziato nel 1946, e gode ora la
fama di < università atomica >, Sul-
l'area di un vecchio aeroporto mi-
litare fu costruito un vasto stabili-
mento di ricerche Il quale com-
prende già dieci reattori sperimen-
tall. Vi sono pure diversi altri
apparecchi per ricerche nucleari
fra i quali un sincrociclotrone, due
màcchine «< Van de Graff >», un ac-
celeratore lineare, nonchè il primo
laboratorio al mondo progettato
particolarmente per il lavoro con
materiale radioattivo.

La funzione principale di Har-
well è quella di fare ricerche fon-
damertali su tutti gli aspetti della
energia nucleare, di fornire infor-
mazioni circa progetti di fabbriche
e di centrali elettriche, nonchè di
produrre isotopi radioattivi che
vengono esportati in tutto il mondo
per essere usati in medicina, nel-
l'industria e nell'agricoltura,

Oltre alla sua produzione di iso-
topi provenienti dalla pila speri.
mentale, Harwell sì è ora dedicato
allo studio dell'uso del prodotti di
scisstone, conosciuti. come cascami
atomici, e consiglierà l'industria sul
possibile uso a cui possono essere
impiegati. Questi usi comprendono
la sterilizzazione di farmaceutici,
la vulcanizzazione della gomma e la
produzione di materiale plastico
con nuove proprietà,

Già molti scienziati provenienti
da tutte le parti del mondo sono
stati istruiti a Harwell. VI sono due
scuole — una che insegna la tec-
nica per l'uso degli isotopi radio-
attivi e l'altra che insegna agli
ingegneri di energia nucleare 1 me.
todi per costruire centrali elettro-
nucleari e reattori.

re it ei ini in tr iena




































178 rivoluzioni

m record mondiale delle ri
zioni e rivolte è detenuto dalla
Mlivia, Nata nel 1825, questa rep:
blica molto sudamericana, fra |
1826 e oggi ha avuto centosettan
to rivoluzioni, circa una e un
all'anno, quattro ogni tre anni.

n record di durata delle gui
non civili ma esterne, invece è
tenuto probabilmente da una
pubblica europea. San Marino «
nicamente > è ancora in guerra
ma CENECROE dalla prima guerra

CA

Barba e capelli

C'è qualche minuscolo
del mondo e della vita umana
cui la statistica — onnipotente
del nostro secolo — non sia
cora arrivata a spingere il
sguardo?

Fino a ieri potevamo spe
oggi non più, Oggi sappiamo
facendosi la barba ogni mattina da
venti al sessant'anni, ogni uomo
rade, in media, circa duecento
lometri di pelo. E sappiamo
— sempre, beninteso, in media -
una donna bionda ha 180 mila
pelli, una bruna 120 mila, una
sa 50 mila, Va aggiunto che 1
detti capelli. ove non venissero
tagliati o strappati, potrebbero

ungere una lunghezza massima |

fect metri; e che una testa n
minile può produrne circa
chili in settant'anni,

Ragnatele

Quanto peserebbe un filo di
gnatela teso intorno all'Equai
Dato che lo spessore medio
filo di ragno è di un duecent
di millimetro e che fl peso di
metri di tal filo risulta essere
grammi 0,02, il conto è presto
to, L'Equatore misura 40 mila
lometri; dunque un filo di
tela teso intorno ad esso peserebì
su per giù, ottocento grammi.
che un bambino potrebbe
mente tenerlo tutto in mano.

(Da « Sapere»

Rughe

Un fotografo voleva ritoccare
fotografia di Somerset Ma:
per far scomparire le rughe. «
le viene in mente? >, ha detto
celebre scrittore inglese, « Le
re che, dopo averci Impiegato
tant'anni a farmele venire, le
metterò ora di togliermele in

minuto? >. :
(Da <Time

































OTIERIDITURIISTANIBRIABIVSTIETOETRNIARVARNKRTONILETTENTRNIARTAnonoi

LE TRE VENEZI

(continuazione da pag. li

destra del Tagliamento, dove è
screto. Tra le colture prevalgono
granoturco, il grano ed i fagi

Circa lo sviluppo indust
vale quanto detto per la Venez
Euganea. Vi sono l'antica ind
stria della seta, quella del legno;|
alcune industrie caratteristiche, co
me i coitelli di Magnano. Va po
segnalato l’importantissimo centi
cantieristico e meccanico di Mon
falcone. Lo sviluppo del commercì
è relativo.

Quanto a Trieste, troppo no
sono le vicende politiche che han
determinato l’attuale situazione d
la città. In questa sede basterà
tare che il porto di Trieste, di
grandi cantieri navali, è il centi
industriale maggiore delle Tre
nezie. Gli antichi cantieri n;
di S. Marco e di S. Rocco, dal gi
verno italiano associati nei Can
ri Riuniti dell'Adriatico (CRD.
la Fabbrica Macchine S. Andrei
gli Arsenali del Lloyd Triesti
ora sede di allestimento, sono i di
dini di una grande industria d
assorbiva la mano d'opera
dalle vicine e povere montagne.
ciò va aggiunto il porto comm
ciale, già fiorente quando
uno dei più vasti retroterra
pei.

Oggi, a quanto pare, l'econot
triestina sta attraversando una €
ta crisi, dalla quale potrà w
solo mediante oculati e tempest
provvedimenti da parte dello





















































































nendo notevoli successi.
Nel 1892 comprò un

loro in ogni

rapp:

loro cadere e

miraggi,
Quali sono >.

*accordatore di pianoforte
Murkin, un uomo dal viso
giallo, sbarbato, dal naso
| fabaccoso e con dei batuffoli
d’ovatta nelle orecchie, uscì
| dalla sua stanza nel corridoio
e gridò con voce stridula:
— Semjòn! cameriere!
Osservando il suo viso spa-
ventato si sarebbe potuto pen-
sare che gli fosse caduto ad-
dosso l'intonaco del soffitto,
oppure che in quel momento
avesse veduto in camera sua
uno spettro.
— Per favore, Semjòn! —
| gridò vedendo il cameriere che
correva verso di lui. — Che
cos'è questa roba? Sono un
uomo che soffre di reumatismi,
malaticcio, e tu mi hai co-
stretto a uscire scalzo! Perchè
non m'hai portato finora gli
stivali? Dove sono?
: Semjòn entrò nella camera
di Murkin, guardò il punto do-
ve aveva l'abitudine di mettere
gli stivali lucidati, e stette a
“grattarsi la nuca: gli stivali
non c'erano.
— Dove saranno andati a
finire quei maledetti stivali? —
esclamò Semjòn. — Iersera, mi
pare di averli puliti e messi
qua... Uhm!... Ieri, confesso,
avevo bevuto un po’... Bisogna
‘supporre che li abbia messi in
un’altra camera. Già, è proprio
‘così, Afanasji Egòryc, in un’al-
tra camera! Di stivali ce n'è
parecchi, e chi diavolo può
distinguerli quando si è ubria-
chi e non ti ricordi neanche di
te stesso... Li avrò messi dalla
signora che vive qui accanto...
dall’attrice...
| —E io per causa tua dovrei
ora andare a disturbare la si-
gnora! Per una sciocchezza si-
«mile dovrei svegliare una don-
na per bene!
Sospirando e tossendo Mur-
kin si accostò alla porta della
‘camera contigua e bussò di-
scretamente.
— Chi c'è? — si udì dopo un
ipo’ una voce femminile.
— Sono io! — cominciò con
piagnucolosa Murkin,
ettendosi nell’ atteggiamento
di un cavaliere che parli con
una donna del gran mondo. —



e RT ITA,

di rendere umane 10” condizionidi vita det contadini,
i modo.

< Cechov ha una sua propria forma, come
pressionisti, Si guarda: l'artista stende ji colori come
se non facesse neppure una scelta, così come gli
vengono sottomano, e come se le pennellate non
avessero rapporto fra loro. Ma ci si allontana un
poco, si torna a guardare, e si riceve un'impressione
d'insieme straordinaria: davanti a noi è un quadro
d'indiscutibile evidenza >.

Nella prefazione alla bella edizione del « Racconti >
pubblicata dal Sansoni (e dalla quale, per gentile concessione dell'edi-
tore, abbiamo tratto la spassosa vicenda dell'accordatore di pianoforte
Murkin), Emilio Cecchi nota: « La O, n quei racconti è appunto nel

OTTO ES pn DET

ee

donde

cominciò a scrivere novelle e a

podere presso Mosca e si ritirò a vivervi. SI sforzò

si prodigò per

Ma la sua salute andò presto

declinando, Si trasferì allora sulla costa francese,

poi In Crimea, Ogni cura fu inutile: la tisi lo minava.

Continuò a lavorare accanitamente finchè potè

nere la penna in mano, L'ultima opera ‘ch'egli diede

al teatro fu Il celeberrimo e Giardino deli ciliegi >,

ch’ Sova un successo trionfale. Poco dopo la prima
di mirabile

te-

lo
scrittore si spense, Non aveva che quarantaquattro
anni, Tolstol, che lo amava, scrisse di lul:

im-

nel senso

sì nel
d'ansia, di pietà e di mistero de. l'atmosfera morale di Cechov. Il mira-
colo d'ispirazione e di stile di Cechov consiste nell’infallibilità con la
quale, trascendendo di gran lunga l'occasione narrativa. e con una tona-
lità sempre diversa, che giunge talora ad accenti strazianti, si rinnova
di sorpresa ogni volta questo angoscioso stupore >». E dei personaggi, della
folla di personaggi che popola i racconti di Cechov, Cecchi dice:
conosce non per metterli in caricatura, nè per consolarli d'impossibili
terreni od ultraterreni, LI conosce per accettarli ed amarli

«LI

Perdonate il disturbo, signora,
ma io sono un uomo malatic-
cio, che soffre di reumatismi...
i dottori, signora, mi hanno
ordinato di tenere i piedi cal-
di, tanto più che devo andare
subito ad accordare un piano-
forte dalla generalessa Seve-
litsyna. E non posso mica an-
darci scalzo!

— Ma che cosa volete? che
pianoforte?

— Non il pianoforte, signo-
ra, ma si tratta degli stivali!
Quell’ignorante di Semjòn ha
lucidato i miei stivali e per
sbaglio li ha messi nella vo-
stra camera. Siate tanto gen-
tile, signora, datemi i miei
stivali!

Si udì un fruscio, un salto
dal letto, uno strascicare di
pantofole, dopo di che l’uscio
si aprì un poco, e una mano
femminile rotondetta gettò ai
piedi di Murkin un paio di
stivali. L’accordatore ringraziò
e tornò nella sua camera.
Strano... mormorò
mentre si infilava gli stivali. —
Sembrerebbe che non sia la
scarpa destra. Già, ma qui ci
sono due stivali sinistri! Tutti
e due del piede sinistro! Senti,
Semjòn, ma questi non sono
gli stivali miei! I miei hanno
dei tiranti rossi e sono senza
toppe e questi invece sono
strappati, senza tiranti!

Semjòn prese gli stivali, li
rivoltò parecchie volte davanti
ai suoi occhi e si corrugò in
viso.

— Questi sono gli stivali di
Pavel Aleksandryc... — bor-
bottò con uno sguardo di sbie-

co.

Era guercio dall'occhio sini-
stro.

— Ma quale Pavel Aleksan-
dryc?

— Dell’attore... Viene qua
ogni martedì. Vuol dire che
invece dei suoi si è messo i
vostri... Io ho messo nella ca-
mera dell’attrice le due paia,
si vede; quelli di lui e i vostri.
Che pasticcio!

— Allora va a cambiarli!

— E’ presto detto! — sorrise
Semjòn. — Va a cambiarli..
e dove lo pesco ora? E’ già

Anton Cechov nacque a Taganrog, nell'Ucraina, il 17 gennaio 1860. A un'ora che se n'è andato... Va
quell'epoca, la sua famiglia aveva raggiunto un certo grado di ben:

sere, ll che gli permise di studiare e di trasferirsi pol a Mosca.
il nonno paterno era stato servo della gleba (com'è noto, questa trista
usanza feudale durò in Russia assai più a lungo che in qualunque altro
paese civile). Cechov aveva perciò sangue contadino nelle vene;

Ùl suo grande amore per la terra e per umili.

Studiò medicina, ma non esercitò mai la professione. Giovanissimo,
fu preso dalla «febbre letteraria >,
pubblicarle su giornali e riviste. La sua prima produzione volgeva pre-
Valentemente al genere umoristico (n'è un esempio il racconto che
| pubblichiamo). Ma, col passare degli anni, 1 temi delle sue novelle
divennero meno lievi, la sua Indagine della vita più profonda. Presto
Jo attrasse il teatro, al quale egli si dedicò con grande passione, otte-

Ma & cercare un ago nel fieno!

— Ma dove abita?

— E chi lo sa! Viene qua
ogni martedì, ma dove abiti
noi non lo sappiamo. Viene,
passa la notte, e poi aspettalo
fino al martedì prossimo...

— Ecco, vedi, porco, che co-
sa hai combinato! Beh, ora
che cosa devo fare? E' ora di
andare dalla generalessa Seve-
litsyna, maledetto che sei! Ho
i piedi gelati!

— A cambiare gli stivali ci
vuol poco. Infilatevi questi,
camminate con questi fino a
sera, e stasera andate a tea-
tro... chiedete lì dell’attore
Blistanov... Se non volete an-
dare al teatro, vi toccherà
aspettare quest’altro martedì.
Soltanto di martedì lui viene
qua...

— Ma perchè ci sono qui due
stivali sinistri? domandò
l’accordatore, afferrando con
gesto schifiltoso gli stivali.

— Come Dio li ha mandati,
così tocca portarli. Per pover-
tà... dove deve prendere i soldi
un attore?... « Ma che razza di
scarpe, dico, avete voi, Pavel
Aleksandryc! Una vera vergo-
gna! ». E lui mi dice: «Sta
zitto, dice, e impallidisci! In
questi stessi stivali, io ho reci-
tato delle parti di conti e di
principi ». Che gente stramba!
Insomma, è un artista. Fossi
io il governatore, o un qual-
che capo, prenderei tutti que-
sti attori e li manderei in pri-
gione.

Gemendo e corrugando la
faccia da non finire, Murkin si
tirò sui piedi i due stivali di
sinistra e, zoppicando, si recò
dalla generalessa Sevelitsyna.
Tutto il giorno gli toccò cam-
minare per la città, accordan-
do dei pianoforti, e tutto il
giorno ebbe l'impressione che
ognuno osservasse i suoi piedi
e notasse i suoi stivali con le
toppe e con i tacchi storti! O1-
tre le torture morali dovette
sopportare anche quelle fisi-
che, e finì col farsi venire un
callo.

La sera andò a teatro, Da-
vano « Barbablù ». Solo prima
dell'ultimo atto, e poi solo
grazie alla protezione di un

TR RI RR e II ITA

flautista suo conoscente, lo
lasciarono entrare dietro le
quinte. Entrando nel camerino
degli uomini, vi trovò raccolto
tutto il personale maschile.
Gli uni stavano cambiando i
costumi, altri si truccavano, un
terzo gruppetto fumava. Bar-
bablù stava in disparte col re
Bobesce e gli mostrava una
rivolteila.

— Comprala! — diceva Bar-
bablù. — L'ho comprata io
stesso d'occasione a Kursk per
otto rubli, ebbene, a te te la
cedo per sei... ha una, portata
straordinaria!

— Stai attento... è carica!

— Potrei vedere il signor
Blistanov? — domandò l’ac-
cordatore entrando.

— Sono io — si volse a lui
Barbablù. — Che cosa deside-
rate?

— Perdonatemi, signore, il
disturbo — cominciò l’accor-
datore con voce implorante —
ma, credetemi... sono un uomo
malaticcio, soffro di reumati-
smi... I medici mi hanno ordi-
nato di tenere i piedi in cal-
do...

— Ma, veramente, cosa vo-
lete da me?

— Vedete, ecco... — conti-
nuò l’accordatore volgendosi a
Barbablù. — Ecco... Stanotte
voi siete stato nella locanda
dell’esercente Buchtèev... al
numero 64...

— Beh, non diciamo storie...
— sorrise il re Bobesce. — Al
numero 64 abita mia moglie!

— La moglie? Molto piace-
re... — E Murkin sorrise. —
E’ proprio lei, la vostra si-
gnora, che mi ha consegnato
i suoi stivali... Quando il si-
gnore — e l’accordatore indicò
Blistanov — è andato via da
lei, io stavo cercando le mie
scarpe... e allora chiamo, sa-
pete, il cameriere che fa ser-
vizio in quel corridoio, e il
cameriere mi dice: « Ma, si-
gnore, i vostri stivali li ho
messi nella camera accanto! ».
Per sbaglio, essendo in stato
di ubriachezza, aveva messo
nel numero 64 i miei stivali e
i vostri — Murkin si volse di
nuovo a Blistanov — e voi,
andando via dalla sua signora,
vi siete infilati i miei...

E TEN SOI IRE AI 1 TOO LI

— Ma che vi salta in testa?
— esclamò Blistanov aggrot-
tando le ciglia. — Ma siete ve-
nuto qua a fare dei pettego-
lezzi, che?

— Per niente! per carità!
Non mi avete capito... Di che
cosa sto parlando? Dei miei
stivali! Non è forse vero che
avete passato la notte al nu-
mero 64?

— Quando?

— Ma stanotte.

— Mi avete visto lì?

— No, certo, non vi ho visto
— rispose Murkin assai turba-
to, sedendosi e togliendosi ra-
pidamente gli stivali. — Io
non vi ho visto, ma i vostri
stivali me li ha buttati fuori
dalla porta la signora di lui...
al posto dei miei.

— Ma che diritto avete, ca-
ro signore, di affermare delle
cose simili? Non parlo di me,
ma voi state offendendo una
donna, eppoi proprio in pre-
senza di suo marito!

Dietro le quinte si alzò un
chiasso tremendo. Il re Bobe-
sce, il marito offeso, d'un trat-
to si fece di brace e con quan-
ta forza aveva in corpo battè
il pugno sulla tavola, sì che
nel camerino accanto due at-
trici si sentirono male.

— Ma tu ci credi? — gli gri-
dava in viso Barbablù. — Tu
credi a questo mascalzone?
Oh!, vuoi che lo ammazzi come
un cane? Vuoi? Ne faccio
polpette! Lo ridurrò in bricio-
le!

Tutti quelli che passeggia-
vano quella sera nel giardino
pubblico vicino al teatro esti-
vo, raccontano ora che essi
videro prima del quarto atto
precipitarsi per il viale prin-
cipale un uomo scalzo dal viso
giallo e con gli occhi atterriti.
Dietro di lui si slanciava un
uomo. vestito da Barbablù con
la rivoltella in mano. Che cosa
sia accaduto in seguito, nes-
suno l’ha visto. E’ noto soltan-
to che Murkin dopo aver fatto
la conoscenza di Blistanov ri-
mase due settimane a letto,
malato, e che alle solite paro-
le: « Sono un uomo malaticcio,
soffro di reumatismi » aggiun-
geva ora anche: «Sono un
uomo ferito... ».





@ Ai confine fra Polonia e
Cecoslovacchia una guardia con-
finaria ha ucciso una mucca con
uma raffica di mitra.

Gratuita crudelà? Pare di no,
Nel momento in cul fu uccisa,
la mucca portava ia schiena
due sacchi pieni di tessuti e di
vodka. E si è poi erica che
ogni giorno d
in Polonia e tornava in Ceco-

va scarpe e glolelli cecoslovac-
chi; al ritorno era carica di
acquavite polacca

Una vacca contrabbandiera.

® Nella gabbia di un circo
accampato a Nomeny, sulla Mo-
sella, la leonessa Flinda e il
leone Prince attaccarono una
violentissima lite, passando, co-
me si dice, a vie di fatto. To-
mendo il peggio, il domatore
corse a separarli.

Vedendosi sottrarre la preda,
Prince lanciò improvvisamente
un ruggito così forte e terrifi-
cante che la povera Flinda si
nccascidò esanime al suolo,

Era morta di paura.

@ Pablo, leone marino (un
pesante mammifero, grosso
modo simile ad un'enorme fo-
ca) riuscì a scappare dallo zoo
d! London, nel Canadà, imboc-
cando una condotta segreta che
metteva in comunicazione la
sua grande vasca con il libero
mare,

Naturalmente, mise quanta
più acqua potè fra sè e la sua



STORIE
DI BESTIE

antica prigi in una
na riuscì a raggiungere le ac-
que dell'Ohio (USA). Ma qui,
scalognatissimo, fu nuovamente
catturato e portato nello zoo
della città americana di Toledo.

Da certi inconfondibili segni
venne riconosciuto da quelli di
London, che ne reclamarono }a
restituzione, Ma da Toledo ri-
sposero picche; Pablo era stato
pescato in acque americane, e
comunque doveva essere con»

siderato alla stregua d'ogni al
tro pesce, cioè proprietà di
n

troversia è ora affidata
ai La iplomatici dei due Paesi.

©® Recentemente è morto PI-
no, il colossale ippopotamo
dello zoo di Milano. L’agonia
del povero bestione è durata
una settimana ed è stata parti-
colarmente penosa, Pino comin.
ciò di colpo a rifiutare il cibo;
in pochi giorni il suo peso di-
minuì di tre quintali; presto
non ebbe più la forza di muo-
versi; aspettò la morte rasse-
gnato e accasciato, come un
vecchio straccio.

I veterinari, che avevano în-
vano tentato tutte lo cure, Jo

sezionarono accuratamente per
capire la causa di quella morte
inopinata, E, finalmente, capi.
rono, ‘

Pino, non si sa come, aveva
ingoiato una palla da tennis,
che gli aveva completamente
ostruito l’esofago,

@ Per la prima volta st era
riusciti a catturare viva una
giovane balena bianca, nel mare
dell'Alaska. Pesava 202 chili. Fu
avvolta con infinita cura in tell
© coperte che venivano bagnati
ogni ora e spedita In nereo a
New York dov'era destinata al
celebre acquario di Coney Is-
land. Viaggiò tranquilla e în
perfetto condizioni per undici
ore, Ma quando mancavano ap-
pena tre quarti d'ora all'arrivo,
Improvvisamente e silenziosa.
mente morì,

Le hanno fatto l'autopsia.

© N dott. Maurice Frultt di
Nuova York, dopo lungo studio.
è arrivato alla conclusione che
1 cani amano le bevande alcoo-
liche non meno degli uomini e
possono essere, come questi ul-
timi, dediti all'ubriachezza. Egli
clin aleuni casi di cani che abi.
tualmente vanno di bar în bar
mendicando un bicchierino. Un
cane americano, ben noto al
dottore, è particolarmente
ghiotto di v

Buon per lui che Mc Carthy
sia morto.



33

NERE EAT eo SR TRI, ETTI

GLI STIVALI di Anton Cèchov

tenne. e n air “a e.



La superficie lunare in una delle sue zone più spettacolari: in alto notasi il mare « Crisium »

ll signor Tullio Mazzantini del
Cantiere. « Luigi Orlando > di Li-
vorno ci ha inviato il seguente
articolo, ch'è un ottimo esem-
pio di volgarizzazione scientifica
» che perc pubblichiamo con

molto piacere e con la certezza

i far cosa grata ai lettori,
Q uesta descrizione del nostro

sistema solare non ha la pre-
tesa di essere un articolo scientifi-
co; sono un operaio, ammettiamo
pure con un po' di cultura, ma
sempre un modesto operaio. Non
ho la pretesa di far carriera, nè di
conquistare notorietà; ho 59 anni
e questo mi pare che giustifichi
quanto ho detto sopta. Se scrivo
questi accenni di astronomia, lo
faccio esclusivamente per l’amore
che porto ad una scienza che do”
vrebbe (specialmente oggi) essere
divulgata e conosciuta molto più
di quanto non lo sia, poichè si può
dire, senza tema di smentite, che
è una scienza che apre le vie del-
l'universo.

Oggi tutti parlano di viaggi in-
terplanetari di Luna, di Marte,
ma ne parlano con troppo scarse
cognizioni, Libri e riviste descri-
vono pianeti, nebulose, galassie, ecc.»
ma non sempre le descrivono in
maniera a tutti comprensibile.

E' mia intenzione di descrivere
pianeti, satelliti ed asteroidi del si-
stema solare, in ordine di distanza
dal Sole, con parole ed esempi
molto semplici, in maniera da es-
sere compreso da tutti. Coloro che
benevolmente vorranno seguirmi in
questo viaggio siderale, alla fine,
credo che avranno compreso le bel-
lezze infinite del nostro universo.
In questo viaggio ometteremo la
Terra poichè tutti, in generale, san-
no qualcosa del nostro pianeta; co-





14

loro che mi seguiranno finiranno
col conoscerlo meglio, poichè an-
ch'esso è un corpo celeste come tut-
ti gli altri, lanciato nello spazio
alla folle velocità di circa 30 Km./
sec.. pari a circa 108.000 Km. al-
l'ora, che equivalgono a 2.600.000
Km. nelle 24 ore, percorrendo così
in un anno un giro completo in-
torno al Sole, equivalente a 949
milioni di Km.

Questa enorme velocità è molto
inferibre a quella con la quale la
Terra viaggia nello spazio; infatti
ad essa bisogna aggiungere quella
di circa 20 Km./sec. con la quale
la Terra è trascinata dal Sole in-
torno alla Galassia (via Lattea) e
quella di circa 270 Km./sec. con
la quale la Galassia trascina il si-
stema solare ruotando intorno al
suo nucleo centrale; la velocità con
la quale la Terra vola nello spazio
galattico. è perciò di oltre 300
Km./sec. Quando avremo letto
queste pagine, non ci troveremo
più nello stesso punto, ma ci sa-
remo spostati nello spazio di mi-
gliaia di Km. lungo un percorso
sul quale la Terra non passerà più
per tutta l'eternità,

Sarebbe molto utile, prima di
descrivere i pianeti, di parlare un
po' della nostra Galassia (Via Lat-
tea) e delle distanze astronomiche.
Della prima parleremo un po' la
volta prossima, ma delle famose
distanze astronomiche è meglio,
magari con alcuni semplici esempi,
parlarne subito.

In astronomia per misurare le
distanze si usano tre diverse unità
di misura: l'Unità Astronomica
che si abbrevia U.A. ed è eguale
alla distanza Terra- Sole (circa

150 milioni di Km.); si potrà per-
ciò dire che dalla Terra al Soie vi
è la distanza di una U. A. Viene
poi usato l'anno luce, che è la di-
stanza che la luce percorr? in un
anno alla velocità di circa 300 mila
Km./sec. (a tale velocità, in un
secondo si farebbe 7 volte e mezzo
il giro della Terra): si abbrevia
A.L. ed è eguale a 9 bilioni 460
miliardi oppure 9.460 miliardi di
Km. (=9.460.000.000.000). Si
usa infine il Parsec corrispondente
a 30 bilioni oppure 30.000 mi-
liardi di Km. Comunque s: nelle
mie descrizioni sarò portato ad
esprimere grandi distanze, userò
soltanto l’A.L.; perciò è oppor-
tuno dare qui un'idea del suo va-
lore. Cercherò, con un esempio
semplice, di dare l'idea dell'entità
di un miliardo, dato che, come ho
detto, l'A. L. equivale all'incirca a
10.000 miliardi di Km.

Se un oggetto si trovasse di-

Il cratere causato dal meteorite caduto in Arizona: diametro 1.300 metri, profondità



stante dalla Terra 1 miliardo di
Km. per poterlo raggiungere a ve-
locità di 1 Km./sec., pari a 3.600
Km./h., occorrerebbero 30 anni
senza fermarsi. Se, volendolo rag-
giungere più in fretta, si viaggias-
se alla velocità della luce, il tempo
occorrente sarebbe soltanto 55'33"”.
Infine voglio dire che per percor-
rere la distanza di un A.L. alla
velocità di 3.600 Km. all'ora oc-
correrebbero nientemeno che 300
mila anni. Si tengano presenti que-
sti esempi per rendersi conto della
quasi, almeno per ora, impossibi-
lità di simili viaggi. Ancora un
ultimo esempio e poi inizieremo il
viaggio. Immaginiamo che alla di-
stanza di un miliardo di Km. sia
posto un grandissimo riflettore e
che la nostra vista sia capace di
scorgerlo; alla mezzanotte precisa
il riflettore viene acceso, ma la sua
luce non si scorgerà dalla Terra che
dopo 55' e 33"; tale è il tempo
impiegato dalla luce per percor-
rere la distanza di un miliardo di
Km. Credo che con questi esempi
e con un po' di buona volontà po-
tremo compiere il nostro viaggio
siderale.

Come ho già accennato, faremo
questo viaggio in ordine progres-
sivo delle distanze dei pianeti dal
Sole. Faremo però prima una vi-
sita sull’astro più discusso e più
preso di mira, sul nostro satellite
Luna.

Fra le tante teorie plausibili sul-
la genesi del nostro satellite, la più
attendibile mi sembra quella che
esporrò qui di seguito. Quando la
Terra era ancora fluida ed incande-
scente (dai 3 ai 5 miliardi di anni
fa) aveva un diametro tre volte
maggiore del presente e ruotava su
se stessa 5 volte più velocemente di
quanto ruoti attualmente. Data la
grande forza centrifuga, questa
enorme massa liquida ruotante ten.
deva a rigonfiarsi all'equatore con
conseguente schiacciamento dei poli;
dal rigonfiamento equatoriale si di-
staccarono infine due grandi masse
che, a causa della spinta ricevuta,
si misero a ruotare intorno al no-
stro pianeta allontanandosene sem-
pre più per forza d'inerzia, mentre
la Terra con la sua forza di attra-
zione frenava gradualmente questo
allontanamento.

Dopo milioni di anni, una di
queste masse, avendo raggiunto
una grande altezza ed avendo esau-
rito la sua forza di inerzia a causa
dell’azione frenante derivante dalla
attrazione della Terra, iniziò la sua
discesa, lentissima come l'ascesa, ma
inesorabile, finchè ad un punto cri-
tico, a causa delle forze contrarie
alle quali era assoggettata (attra-
zione della Terra e del Sole) esplo-

dalla Te































































se riducendosi in minutissimi ff
menti che, seguitando a ruotare
torno alla ‘Terra, cominciaroni
« cadervi » sotto forma di p
meteore e forse vi « cadono »
tora, E’ però inesatto il
« cadere », poichè questi più
frammenti, di grandezza vari
da un grano di polvere ad une
di spilla, entrando nella nosti
mosfera a folli velocità (20
Km./sec.), si vaporizzano pet
trito con essa prima di arrivai
suolo, Queste piccole meteore!
tratte dalla Terra possono
però costituite, oltre che da
del nostro primo satellite, put
resti di comete o di piccoli pi;
sconosciuti che espiodono a gii
altezze. Il secondo satellite,
nostra Luna, continua tuttoî
sua ascesa, forse per una maggi
forza d'inerzia, forse perchè,
dosi staccata milioni di anni
la prima non ha ancora raggi
il suo apogeo; così anche ati
mente la Luna si sta allontana



dalla Terra di alcuni centi
ogni anno, e ciò continuerà fi
la forza di allontanamento

Luna prevarrà sull’attrazione
Terra; verrà però un giorno ii
le due forze si bilanceranno, e
giorno segnerà la fine della
lentamente essa inizierà la d
che inesorabilmente la porteràì
disgregazione; ciò ‘avverrà. ti
via, fra milioni e milioni di

Ho spiegato tuttò questo peti
bientarsi un poco, ed ora po
iniziare la nostra esplorazione

Dal punto di vista astrono
la Luna è conosciuta come, st]
di più della Terra, tanto ch
una sua descrizione dettagliata]
correrebbe un grosso volume. @
piremo perciò una esplorazia
globo similmente al turista
poco tempo ma che vuole
tutta una città grande: egli n
tutto, sebbene superficialmente!
gli altri pianeti, la conoscenzi
quali è più limitata l'esolora
sarà più breve.

Il pianeta che stiamo per
tare ha un diametro di circa
Km., poco più di 1/4 di
della Terra, e ruota intorno
centro di attrazione in un ti
corrispondente all'incirca a al
giorni. Questa rivoluzione a
alla velocità di 61 Km. al mi
pari a 3.660 Km. all'ora.
stanza della Luna dalla Terra
da 365.000 a 406.000 Kmi
una distanza media di 38
Km.: queste variazioni di di
avvengono perchè la Luna si
ve.su un'orbita notevolmenti
centrica rispetto alla Terra,
che i! nostro satellite è assogg@i
a varie sollecitazioni, fra le













































































predomina l'attrazione del Sole,
che lo allontana dalla Terra e l’at-
trazione della ‘Terra che lo attrae
di nuovo a sè; è per questo che
noi vediamo periodicamente la Lu-
Ina di maggiore o minore diametro,
la seconda che essa sia più o meno
Nicina a noi.

Noi sappiamo che la Terra ruo-
ta su sè stessa in circa 24 Ore €
Iuota intorno al suo centro di at-
trazione (il Sole) in poco più di
365 giorni. La Luna, come ho
Ispiegato, ruota intorno al suo cen-
tro di attrazione (la Terra) in cir-
ta 28-30 giorni e ruota intorno è
sì stessa nello stesso periodo di
tempo, cosicchè essa, venchè rivolga
progressivamente tutta la sua su-
perficie al Sole, alla Terra rivolge
impre lo stesso emisfero. Di conse-
guenza, il giorno sulla Luna dura
f14 giorni terrestri ed altrettanto
dura la notte. Se con simile rota-
zione la Luna invece di girare in-
torno alla Terra girasse intorno ai
Sole avrebbe un giorno eterno ed
Una eterna notte. Sull'emisfero
chiaro la Luna ha una temperatu-
ra di + 120° C. mentre sll'emisfe-
to oscuro ha una temperatura di
150° C. e, forse, molto infe-
riore.

Durante la sua rivoluzione la
Luna ci presenta le sue fasi; seb-
bene noi vediamo la Luna al diso-
pra delle nostre teste, si deve tener
presente che essa percorre Ja sua
orbita all'incirca sul piano equato-
riale della Terra, cioè in corrispon-
denza all'equatore. Perciò, suppo-
nendo che la Luna inizi il suo giro
quando si trova fra la Terra ed il
Sole (congiunzione) essa ci rivol-
tgerà la sua parte oscura mentre
l'altra è illuminatà ma è a noi in-
Visibile; in queste posizioni ab-
biamo una linea Sole-Luna-Terra e
la fase si chiama « Luna Nuova ».
Dopo che la Luna, spostandosi,
avrà fatto 1/4 di giro noi vedremo
1/4 del suo globo (primo quar-
to); dopo pochi giorni la Luna si
troverà all'opposto del Sole ri-
spetto alla Terra (opposizione):
avremo così una linea Sole-Terra-
Luna e la fase si chiamerà « Luna
Piena »: la parte che era oscura si
troverà ora rischiarata in pieno;
sono passati circa 14 giorni. Da
questo momento avremo la Luna
calante, cioè la faccia illuminata di-
minuirà progressivamente fino ad
avere di nuovo « Luna Nuova ».

Sulla Luna manca l'atmosfera,
cioè l'elemento che diffonde la lu-
te, e perciò non si verificano nè
trepuscoli, nè aurore. Quando un
punto della superficie terrestre si
trova sulla linea di transizione
(passaggio dal giorno alla notte e
Niceversa) esso sarà in penombra;
Sulla Luna ciò non avviene: per
mancanza di atmosfera, sulla linea
transizione dal giorno accecante
passa immediatamente all’oscu-
più nera e da 4 120° diurni
Î passa in circa un'ora a —I10".
mettendo di trovarci sull'emi-
ro rivolto verso la Terra, noi ve-
immo ovviamente sempre Ja Ter-
» dato che il nostro satellite ruota
torno a noi come una ruota in-
0 al suo mozzo, e compie una
ione su sè stessa nello stesso
împo in cui la Terra ne fa 30,
î noi vedremmo passare davanti
Î nostri occhi, ogni 24 ore, tutte
è parti del nostro pianeta, e du-
te ogni rivoluzione lunare noi
immo le 4 fasi della Terra: sul”
linea S-L-T noi avremmo notte
Wedremmo giorno sulla Terra; al



primo quarto di Luna noi vedrem-
mo l'ultimo quarto di Terra. Sulla
linea $S-T-L noi avremmo giorno
e vedremmo la Terra oscurata.
Mentre dalla Terra si vedrebbe
l’ultimo quarto di Luna noi ve-
dremmo invece il primo quarto di
Tetra,

Sarà adesso interessante consi-
derare le possibilità pratiche di
compiere il nostro viaggio. Se fosse
possibile compierlo a piedi, facen»
do sempre 10 Km. all'ora e senza
mai fermarsi, vi arriveremo in cir-
ca 1800 giorni. Ma attualmente a
piedi non vuol viaggiare nessuno,
perciò immaginiamo di andarvi con
un mezzo più moderno, in avio-
getto: a 1500 Km. orari occorre-
rebbero appena poco più di 10
giorni; se invece avessimo la possi-
bilità di viaggiare a 3.600 Km.
all'ora ci occorerebbero all'incirca 4
giorni e mezzo. Se infine, avendo
molta fretta, prendessimo un mez-
zo avente la velocità più alta che
conosciamo, la velocità della luce;
avremmo appena il tempo, durante
il viaggio, di contare fino a due e
saremmo già arrivati: poco meno
di due secondi.

Questo è stato però solo un
esempio; torniamo perciò alle mas-
sime velocità attualmente possibili,
ad esempio 3.600 Km. all'ora.
Ebbene, teoricamente, come è stato
detto, dovremmo arrivarvi in poco
più di 4 giorni, ma praticamente
non vi arriveremmo mai: infatti,
per superare la forza di attrazione
che ci lega al nostro pianeta, occor-
re almeno una velocità iniziale di
11,5 Km./sec., pari a 41.400 Km
all'ora. Soltanto a simile velocità
si può iniziare il nostro viaggio.

Una volta riusciti a sbarcare
sulla Luna, ci attenderebbero enor-
mi difficiltà causate dalle diverse
condizioni lassù esistenti: una n'o-
tevole difficoltà sarebbe data dalla
differenza di peso. La Luna ba in-
fatti una densità minore di quella
della Terra che, con un diametro di
12.757 Km., ha una densità media
di 5.52,mentre la densità dei mate-
riali lunari è soltanto 3-33. Due
eguali corpi celesti possono avere
differenti densità e perciò differenti
gravità (attrazione): se per esem-
pio la Terra, conservando la stessa
massa, fosse più grande, la-sua den-
sità diminuirebbe ed ogni oggetto
sulla Terra avrebbe un peso mino-
re. Se viceversa, conservando la
stessa massa, essa fosse più pic-
cola, ogni oggetto peserebbe di
più. Inoltre, la Luna è 50 volte
meno voluminosa della Terra; se
il nostro pianeta fosse vuoto, per
riempirlo del materiale lunare oc-
correrebbero 50 Lune, ma per otte-
nere lo stesso peso occorrerebbero
ancora altri 31 globi lunari e ciò
perchè, come ho già detto, la Luna
ha una densità minore di quella
della Terra.

Dirò ancora che un decimetro cu-
bo del materiale di una stella nana
bianca pesa circa 30 tonnellate: per
sollevare un chiodo fatto con que-
sto materiale occorrerebbe una gru.

Ma torniamo alla Luna. La for-
za di attrazione (gravità) del no-
stro satellite è sei volte minore di
quella della Terra; di conseguenza,
un oggetto che sulla Terra pesà
un chilogrammo sulla Luna pese-
rebbe soltanto 170 grammi, un
uomo di 60 chilogrammi peserebbe
soltanto ro chilogrammi; un atleta
che sulla Terra è capace di com-
piere un salto di 5 metri, sulla

mmaginario
ra alla Luna

Luna con lo stesso sforzo ne com-
pirebbe uno di 30, ed un uomo
potrebbe sostenere pesi sei volte
maggiori che non sulla Terra, Inol-
tre parlando non potremmo gesti-
colare come facciamo di solito, per-
chè la spinta che il nostro corpo
ne riceverebbe sarebbe spesso suf-
ficiente a sollevarci dal suolo. Na-
turalmente, a causa di questa mi-
nore attrazione, la caduta dei corpi
avviene più lentamente; un ogget
to, cadendo da una certa altezza
sulla Terra, il primo secondo per-
corre 4 m. e 90 cm-, sulla Luna
il primo secondo esso percorrerebbe
soltanto 81 cm. Così se un uomo
cadesse sulla Luna da una discreta
altezza non si farebb: alcun male,
poichè tale caduta avverrebbe dol-
cemente come quella di una piuma.

La più grave difficoltà sarebbe
però la mancanza di acqua e di at-
mosfera, che perciò dovremmo por
tare con noi dalla Terra per soddi-
sfare ai nostri più immediati biso-
gni, cioè respirare e bere. Ciò nono-
stante resterebbero altre difficoltà:
infatti, data l'assenza di atmosfera,
e quindi di pressione, anche l'aria
e l'acqua che noi avessimo portato
dovrebbero essere tenute ermetica-
mente chiuse perchè appena il re-
cipiente che le contiene fosse aper-
to, esse si dissolverebbero istanta-
neamente; quindi anche per respie
rare e bere occorrerebbero partico-
lari accorgimenti. Sempre a causa
della mancanza di pressione do-
vremmo essere ben chiusi nella no-
stra tuta spaziale: noi abbiamo in-
fatti una pressione interna per re-
sistere alla pressione atmosferica
che sulla ‘Terra ci preme da ogni
parte; sulla Luna, invece, non esi-
stendo pressione atmosferica ester-
na, la nostra pressione interna ci
farebbe addirittura esplodere se non
avessimo una resistente tuta pro-
tettiva.

Inoltre, com'è noto, il suono si
trasmette mediante vibrazioni del-
l'aria: perciò sulla Luna, per man-
canza di atmosfera, il suono non si
produce e non si trasmette. La Lu-
na è il mondo dell'eterno silenzio,
noi non sentiremmo neppure lo
sparo di un cannone ad un metro
di distanza e, naturalmente, non po-
tremmo neppure parlarci e, a que-
sto scopo dovremmo comunicare
tra noi scrivendo o mediante onde
radio. Non sarebbe possibile accen-
dere il fuoco a causa della mancan-
za di ossigeno. Durante la notte
lunare noi potremmo accendere dei
potenti riflettori, ma, sempre per
mancanza di atmosfera che faccia
da diffusore, di questi potentissimi

Telescopi dell’ osservatorio di Monte

mezzi di illuminazione non ve-
dremmo che un cerchio luminoso,
del diametro del riflettore, proiet-
tato sulla superficie lunare; un cen-
timetro più in là regnerebbe l'oscu-
rità più nera, di un nero che non
possiamo neppure immaginare.
Durante il giorno lunare, per
la mancanza di atmosfera illumi-
nata (come ho. spiegato, proprio
per questo non vi sono nè crepu-
scoli nè aurore), noi vedremmo il
cielo nero, vedremmo le stelle bril-
lare senza scintillare, vedremmo dl
Sole che, splendente in maniera
inimmaginabile, inonda l'emisfero
lunare con una terribile radiazione
calorifica e luminosa, non atte-
nuata dall'atmosfera, portandolo al-
la temperatura di -+ 120° C. ed
inondandolo di una luce insosteni-
bile. Per difendersi da luce e da
calore andremmo all'ombra di una
qualsiasi cosa, ma un'altra sorpre-
sa ci attenderebbe: l'ombra sarebbe
tanto nera che non riusciremmo
neppure a vedere una mano posta
davanti agli occhi. Le notti terre-
stri, anche quando non c'è Luna,
hanno un certo chiarore perchè
la nostra atmosfera è ancora in-
fluenzata dalle radiazioni luminose
del Sole; sulla Luna ciò invece non
avviene. Soltanto in un caso la
lunga notte lunare è rischiarata, e
ciò si verifica all'inizio di ogni lu=
nazione. Anche dalla. Terra noi
possiamo osstrvare questo chiaro-
re: vicino all'esilissima falce lumi-
nosa possiamo infatti intravvedere
la, restante parte dell'emisfero lu-
nare, che dovrebbe essere all'oscuro



II meteorite Willamette: pesa 141 tonnellate



Palomar: particolare
e perciò a noi invisibile, avvolta da
una pallida luce (luce cinerea);
questa luce, ‘che rischiara per un
certo tempo la lunga notte lunare,
è simile al chiaro di Luna che ri
schiara la Terra. Tale luce pro-
viene dalla nostra Terra che, per la
sua particolare posizione rispetto al
Sole ed alla Luna in questo perio-
do, riflette il suo chiarore sulla
Luna. L'intensità di questa luce è
14 volte maggiore di quella proiet-
tata dalla Luna sulla Terra.

Per l'assenza di una atmosfera
protettrice saremmo inoltre esposti
al pericolo mortale dei raggi cosmi-
ci. Alcune delle radiazioni emesse
dal Sole sono infatti terribilmente
pericolose; le radiazioni infrarosse
e le ultraviolette, ad esempio, se
dosate giustamente possono essere
benefiche, ma senza una atmosfera
che faccia da filtro, possono provo-
care la morte.

I raggi gamma, che sono raggi
invisibili simili ai raggi X, se non
filtrati dall'atmosfera, danno la
morte tra atroci torture, Nella no-
stra atmosfera questa filtratura vie-
ne compiuta dal sottilissimo strato
di ozono esistente all'altezza di cir-
ca 40.000 m.

Sulla superficie lunare esiste
inoltre il continuo pericolo deri-
vante dalla caduta delle meteore
(piccoli corpi siderali della gran-
dezza di un capo di spillo) e dei
‘meteoriti (corpi siderali di gran-
dezza considerevole e pesi varianti
da pochi chilogrammi a più ton-
nellate).

Sulla Terra «cadono » ogni
anno circa un miliardo di meteo-
re, tra visibili ed invisibili, mentre
le cadute di meteoriti sono molto
rare, ma disastrose, La piccolissima
meteora che discende dalle altezze
infinite degli spazi siderali, viaggia,
quando entra nell'atmosfera terre-
stre, a velocità variante da 15 ad
80 Km./sec.; non esiste perciò
corazza che potrebbe ad essa resi-
stere. Fortunatamente però questi
corpi, entrando nella nostra atmo-
sfera, da freddissimi che sono (for-
se —270° C.), per l'attrito pro-
dotto nello sfregamento contro di
essa, si incendiano a 80-100 Km.
di altezza e si distruggono prima
di arrivare a 20 Km. dalla super-
ficie terrestre, rendendosi a noi vi-
sibili con una bella scia luminosa
che molte volte abbiamo osservato
dicendo «è caduta una stella ».

Fsistono sulla Terra i segni del-
le cadute di meteoriti di peso con-

15



siderevole. In Australia e nell’Ari-
zona si possono osservare enormi
crateri di alcuni chilometri di dia-
metro, ferite lasciate nel nostro pia-
neta da questi corpi giganteschi. In
Siberia, nello Jenissei, in una gran-
de foresta, il 30 giugno 1908 cad-
de uno di questi giganti del peso
di circa 300.000 tonn.; una colon»
na di fumo si alzò fino a 20 Km.
di altezza, la foresta fu scardinata
e bruciata per un raggio di 30 Km.
e fu registrato un terremoto a 4
mila Km. di distanza. Dopo molto
tempo, quando l'enorme tempera-
tura provocata dal meteorite si fu
abbassata, un gruppo di scienziati,
recatosi sul posto, constatò che il
bolide aveva aperto un cratere di
9 Km. di diametro e profondo al-
cune centinaia di metri; la sua
velocità di caduta fu calcolata in
40 Km./sec.

Questi enormi bolidi siderali
sono in genere costituiti di ferro;
mickel ed altri materiali che in ge-
nere si trovano anche sul nostro
globo. Molti di tali meteoriti, fino
anche ad 1 tonnellata di peso, so-
no stati recuperati e sono esposti
mei musei degli osservatori astro-
nomici,

Sulla Luna, mancando lo stra-
to atmosferico protettivo, sarem-
mo sottoposti al continuo bombar-
damento di meteore e di meteoriti,
e ciò costituirebbe un serio peri-
colo. Anche con un modesto tele-
scopio si possono osservare le fe-
rite prodotte sulla Luna dalla ca-
duta di questi aeroliti. Si calcola
che i crateri (circhi) aperti da
queste cadute sulla superficie della
parte visibile della Luna non siano
meno di 30.000. Ve ne sono di
minuscoli e di giganteschi, dal dia-
metro di un Km. si va agli 80 Km.
del circo « Archimede » ed ai 100
Km. del circo « Copernico »; il gi
gantesco circo « Clavius », ha un
diametro di 220 Km. ed i suoi ba-
stioni si elevano fino all'altezza di
7.091 m.

Un viaggiatore che si trovasse
al centro di uno di questi grandi
circhi — che hanno il fondo piat
to — non potrebbe però vedere, per
la curvatura della superficie lunare,
la cima di tali bastioni e vedrebbe
intorno a sè soltanto una pianura
sconfinata; soltanto quando si fos-
se molto avvicinato alla base del
bastione, vedrebbe una catena mon-
tagnosa disposta in curva, poichè
dato il grande diametro, il circo
completo uscirebbe dal suo campo
visivo e per vederlo sarebbe neces-
sario trovarsi nello spazio al di-



Plastico rappresentante il probabile aspetto dell’ aspra catena degli «< Appennini» lunarî

sopra di esso. Non tutti sono però
d'accordo circa l'origine meteorica
di questi enormi crateri; alcuni
propendono per l'origine vulcanica,
altri per l'origine cinetica, cioè de-
terminata da sollevamento ed ab-
bassamento del suolo, altri li riten-
gono originati dalla fuoriuscita, at-
traverso spaccature circolari del
suolo, di materia fluida che, dopo
la solidificazione, ha formato i ba-
stioni; ma queste ipotesi, benchè
plausibili, sono tutte suscettibili di
critica: in genere questa indecisio-
ne deriva dal fatto che alcuni di
questi circhi sono troppo grandi per
essere attribuiti all'una o all'altra
causa, mentre alcuni sono tanto
piccoli che per forma e per diame-
tro possono paragonarsi alle fosse
causate da cadute di bombe.

Sul suolo lunare si notano altre-
sì dei crepacci, cioè enormi fendi-
ture che, intersecando « mari »,
monti e circhi, testimoniano le ul-
time convulsioni del suolo Tunare
Questi crepacci hanno una lar-



Il golfo delle Iridi, nella zona di Nord-Est della Luna

16

ghezza di 2-3 Km. ed una lun-
ghezza di centinaia di chilometri
Le montagne della Luna, confron-
tate con quelle della Terra in rela-
zione al diametro dei rispettivi
globi, sono enormi. Verso sud la
Luna ha le catene dei monti Leib-
nitz (7.610 metri) ed i monti
Doerfel (7.603 metri). Vi sono
poi i Carpazi, i Pirenei e gli Ap-
pennini (a molti monti lunari si
sono dati nomi di monti terre-
stri). Questi ultimi si presentano
sotto forma di una catena mon-
tuosa, nei pressi del « mare » delle
piogge, della lunghezza di circa
1.000 Km. ed un'altezza di 6.000-
8.000 metri.

Siamo quasi giunti al termine
della nostra esplorazione e non ci
resta che effettuare una breve vi-
sita alle pianure grigie che vengono
chiamate « mari ». Questi « ma-
ri » si possono osservare dalla Ter-
ra anche ad occhio nudo: essi ap-
paiono come macchie grigie che
danno alla Luna piena l'aspetto
caratteristico dell'ormai famoso fac-
cione, Se però osserviamo la Luna
anche con un modestissimo binoco-
lo, il famoso faccione sparirà e ve-
dremo i «mari », Queste enormi
distese grigie in effetti non sono
mafi, ma grandi pianure (corru-
gate, come se fossero enormi mari
di lava raffreddati). Anche su que-
sti « mari » si notano alcuni cir-
chi, alcuni crepacci e molte striscie
brillantissime che si irradiano dai
grandi circhi, particolarmente dal
Circo di Tycho. Il colore grigio
dei « mari », veduto al telescopio,
si rivela composto di diversi colori,
come un mosaico; la superficie sem-
bra formata da frantumi di cristal-
li di colore giallo pallido, celeste
chiarissimo e bianco latte, il tutto
di una lucentezza insostenibile. La
colorazione di tutto il disco lu-
nare, nel suo insieme, è di un
giallo molto pallido; alcune re-
gioni sono di un colore bianco ne-
ve tanto brillante che, osservandolo
al.telescopio, la vista si stanca do-
po alcuni minuti, La visione della
Luna al telescopio è uno spettaco-
lo meraviglioso ed indimenticabile.

Vorrei a questo punto rassicu-
rare gli scettici che tutto quanto
ho detto, e tutto quanto si legge
sui testi di ‘Astronomia è verità
vista, controllata e matematica—
mente esatta: i moderni mezzi di
osservazione e di calcolo di cui so-
no dotati gli attuali Osservatori

Astronomici consentono di affer-
mare che tutto ciò che ho sopra
detto è verità e tutte le notizie da-
te sono controllate ed esatte. Per
avere un'idea di quelli che sono i
mezzi oggi a disposizione degli
astronomi, citerò ad esempio l'or-
mai famoso telescopio situato sul
monte Palomar in California. Per
la sua costruzione sono occorsi 22
anni di lavoro, il suo costo si ag”
gira su oltre 4 miliardi; il solo
tubo del telescopio, costruito in
traliccio, pesa 125 tonnellate. Per
la fusione dello specchio paraboli-
co si sono fuse 60 tonnellate di
vetro speciale Pirex indeformabile;
per il raffreddamento e la lavora-
zione di questo specchio sono oc-
corsi 10 anni; il suo diametro è di
5 m. e 8 cm., lo spessore è di
60 cm., il peso è di 20 tonnellate,
il telescopio montato pesa niente-
meno che 400 tonnellate. Con que-
sto gigante, se non esistesse la cur-
vatura della Terra, dalia Califor-
nia si vedrebbe più che bene l’ora
all'orologio di S. Pietro in Roma.
Esso ingrandisce gli astri di 2000
volte, il suo potere di scandaglio
in profondità è di un miliardo di
anni luce; può far vedere la Luna

come se fosse a distanza di 30 Km,

Molte altre cose interessanti sa-
rebbero da dire sulla Luna, occor-
rerebbero libri, non pagine, ma
sarò soddisfatto se questa fugact
visione panoramica avrà valso a
far conoscere un po' meglio que-
sto nostro argenteo, fedele astro
sul quale anche i poeti e gli inna=
morati hanno detto tante cose.

La prossima volta visiteremo:
Mercurio, il pianeta più vicino al
Sole, però sarà prima necessario
fare qualche accenno alla nostra
Galassia (Via Lattea) affinchè por
siamo sapere dove siamo, che sia-
mo, e dove andiamo.

Tullio Mazzantini
VE A

Una fascia radioattiva

avvolge la terra

Il dott. Herbert York, capo della
sezione scientifica del Pentagono, ha
di recente dichiarato che probabll-
mente l'uomo dovrà compiere
suo primo balzo nello spazio astra
le da basi per missili situate al
Polo Nord o a quello Sud.

Lo scienziato americano ha spie-
gato che le due sole brecce in una
fitta fascia di radiazioni avvolgente
la Terra sono al di sopra delle re.
gioni polari. Un uomo « spaziale»
che partisse da queste aree potreb.
be sfuggire alla dose letale di ra.
dioattività che incontrerebbe pro.
babilmente da ogni altra piattafor-
ma di lancio.

Lo York, che dirige l'ufficio pro-
getti di ricerche scientifiche del
Dipartimento della Difesa, ha pro-
detto anche che satelliti pesanti fl
no a due tonnellate saranno lam
ciati dagli Stati Uniti l'anno prossi-
mo, usando come razzi vettori 1
missili < Atlas >» e < Titan».

York ha dichiarato che segnali
trasmessi dal satellite artificiale
dell'Esercito «€ Explorer IV> indi
cano che la fascia di radiazioni in-
torno alla Terra sì estende ad al-
meno 2250 chilometri nello spazio
e diviene rapidamente più intensa
quanto più si sale. Secondo lui, un
viaggiatore spaziale subirebbe una
dose letale di radiazioni dopo cirea
10 ore di presenza a quell'altezza,

Sempre secondo fl dott. York, sa-
rebbe possibile volare al di sotto
della cintura di radiazioni mante-
nendo 1 satelliti artificiali entro 480
chilometri dalla Terra, Egli consi.
dera egualmente possibile costruire
navi spaziali con una corazza pèe-
sante fino a una tonnellata per pro-
teggerle contro le radiazioni, che
consistono apparentemente di pro-
toni dotati di una energia di 50
milioni di volta.

Lo scienziato ha aggiunto che
l'esistenza della fascia di radiazioni
era totalmente inaspettata ed è una
indicazione’ delle difficoltà che l'uo-
mo incontrerà nel tentare le vlé
degli spazi astrali. Tuttavia egli è
convinto che verrà il giorno in
cui i satelliti artificiali potranno
essere usati per copertura televi-
siva su scala mondiale, ponti radio
d'uso normale e trasmissioni simul.
tanee di migliaia di comunicazioni
telefoniche attraverso gli Oceani.

Eppure gliel’avevo tanto raccomandato: < Avvertitemi
prima di farlo partire! >»

(dal «< Corriere d'Informazione >)







Il Porto di (enova attraverso i secoli

er avere un’esatta, seppur
P sintetica, cognizione sto-
rica delle origini del Por-
to di Genova, è necessario ricol-
legarci alle prime notizie del
territorio e del popolo ligure.

Della Liguria in genere, vale
a dire della regione compren-
dente il litorale dal Rodano al-
l'Arno, con l’entroterra fino al
Po, si hanno notizie fin dal se-
colo VII avanti Cristo, Gli serit-
tori greci e latini descrivono i
liguri come guerrieri e marinai,
gente di vita semplice e dedita
alla pesca. Genova, già nel V
secolo avanti Cristo, era il cen-
tro commerciale di tutto il ter-
ritorio non solo, ma aveva i
suoi agganciamenti commerciali
verso la Gallia, l’Etruria ed an-
che verso la ‘Magna Grecia.

Solo durante la prima guerra
punica, e precisamente nel se-
colo III a. C., Genova entra in
contatto con i Romani e si allea
con essi contro Cartagine, Nel-
la seconda guerra punica, men-
tre gli altri liguri si schierano
contro Roma, Genova le rimane
fedele, Per questo il generale
cartaginese Magone, sbarcato
mel 205 a Savona, avanza verso
Genova e la distrugge. Nel 203
però il console romano Corne-
lio Cetego sconfigge Magone e
ricostruisce la città, E' appunto
in questo periodo che appaiono
le prime notizie riguardanti il
porto di Genova.

Il porto infatti era ancora un
complesso di insenature allo
stato naturale. L’approdo mi-
gliore era quello che compren-
deva la penisoletta del Molo ed
una parte dell’attuale Piazza
‘Cavour, Le altre insenature for-
mavano piccoli approdi a ovest.
sud-ovest della collina di Sar-
zano, cimprendendo la zona
dove attualmente sono i bacini
di carenaggio, Poichè i Liguri
Genuati avevano già meraviglio-
se capacità marinaresche e guer-
riere, le posero al servizio dei
Romani e sì adoperarono, perchè
gli approdi naturali, che già
servivano per le loro imbarca-
zioni e per i loro commerci,
fossero resi accessibili anche al-
le galere. romane, specie du-
rante le suddette guerre puni-
che. Si viene così a stringere
un patto di amicizia tra i Ge-
nuati ed i Romani, Il patto ri-
guarda il commercio, la costru-

GENOVA

nel fola giro

Pianta di Genova nei limiti della

zioni di imbarcazioni e l’assi-
stenza militare.

Nel 148 a.C. i Romani co-

struiscono la « Via Postumia », |

che ha inizio dal Porto e si
estende per tutta la valle pada-
na. Nel 109 il Censore Emilio
Scauro fa costruire la « Via Emi-
lia Scauri », come prolungamen-
to della Via Aurelia fino a Pi-
sa, cosicchè Genova si trovò ad
essere collegata con Roma da

un lato e con la Provenza dal- &

l’altro, il che le permise di
estendere i suoi commerci, Ma,
nonostante l’accresciuto traffico,
gli approdi del porto non su-
birono adattamenti di grande
rilievo.

Nei primi secoli dell’era cri- |

stiana Genova veniva occupata
prima da Odoacre, poi da Tceo-
dorico e da Belisario. Nel 641
il re Rotari, a capo dei Longo-
bardi, occupava a sua volta la
città e distruggeva le mura. Poi
vennero i Franchi che ridusse-
ro tutta la Liguria ad una sem-
plice Contea.

Quando Genova potè final- È

mente costituirsi in Repubblica
indipendente, sorsero in città le
prime compagnie di navigazio-
nt e le imprese commerciali e
si allestirono le prime flotte,
Questo fatto di massima impor-
tanza conduce ad una collabo-
razione tra le varie imprese e
si lavora strenuamente, perchè
gli approdi, fino allora isolati,
vengano congiunti e assumano
la vera fisionomia di porto. Nel
frattempo si iniziano le prime
spedizioni contro i Saraceni, che
infestavano il Tirreno,

La partecipazione della flot-
ta Genovese alle Crociate, dà il
via alla grandezza di Genova
sul mare, L’anmento della flotta,
la gloria marinara acquisita e
soprattutto gli scambi commer-
ciali, esigevano una sistemazio-
ne stabile e consona ai tempi,
tale da trasformare insenature
ed approdi in un vero porto
commerciale,

Nel secolo XIII e precisamen-
te nel 1257, due monaci Cister-
censi del vicino eremo di Sestri
Ponente progettano di costruire
un grande terrapieno che, unen-
do gli approdi e colmando gli
interspazi degli scogli, possa
congiungere tutta la superficie
in un unico e grande molo. Il
grande ideatore è Frate Olivie-

veti sh mezze png
vo serate di rrnbuni vc pr sonni "È
Venaria scan

cerchia del 1536: è opera di

ro che, con la collaborazione
intelligente di Frate Filippo,
riesce a persuadere i Genovesi
della immensa utilità dell’ope-
ra ed ottiene, sia dalle auto-
rità, sia dalle compagnie, le
sovvenzioni per la grande co-
struzione, I lavori durano dal
1257 al 1270. Con grandi massi,
tolti dalle alture di Carignano e
nei pressi di Albaro, viene ese-
guita la copertura di tutti i
vuoti esistenti tra gli approdi e
gli scogli e viene costruito il
primo grande molo, che in se-
guito sarà chiamato Molo Vec-
chio. Furono pure costruiti pa-
recchi ponti in legno, ma venne
lasciata fuori quella parte che
si trovava presso San Giovanni
di Prè,

Intanto i privati armatori co-
minciano a costituire vere e
proprie società di navigazione e,
preoccupandosi della sorte del
porto, chiedono l’intervento dei

Ibn
a

da hiv



Giacomo Brusco (1766)

Dogi per poter effettuare ìl pro-
lungamento del molo.

Marino Boccanegra già nel
1283 volle completare l’opera di
Frate Oliviero e dare consisten-
za al molo già costruito. Infatti
con solide mura lo fortificò, af-
finchè i flutti del mare non ne
corrodessero le basi.

Nel 1302 lo stesso Boccanegra
fece costruire una darsena di-
visa in due Sezioni: la prima
per il vino ed altri generi; la
seconda per la costruzione delle
galee. In seguito questa darse-
na delle galee ebbe un grande
sviluppo e diventò un verso ar-
senale con circa venti cantieri,
dove si costruivano galee in se-
rie. Arriviamo così verso il 1500,
data nella quale il Porto si pre-
senta con un solido molo, con
la darsena e l’arsenale, con vari
ponti e scali, tra i quali lo sca-
lo San Marco detto poi della
Marinetta, il ponte della Piazza-
lunga, chiamato poi ponte dei
Cattanei, il Ponte de Chiavari,
il Ponte Reale, già ponte vec-
chio della Mercanzia e poi delle
galere, Ponte Spinola, Ponte
Calvi, allora detto ponte della
Legna, il ponte dei Salumi (ora
ponte Morosini). Chiudevano la
Darsena il ponte di San Tom-
maso o ponte dello sbarco dei
grani, il ponte Principe Doria,
il ponte dei Lomellini, vicino a
San Teodoro, il Ponte San Teo-
doro, il Ponte San Lazzaro, vi-
cino alla Chiesa omonima e il
Ponte da sbarco alla Lanterna.
Vi erano inoltre alcuni ponti
provvisori în legno.

L’estensione del porto era tale
da imporre un prolungamento
del molo, Nel 1553, dopo anni
di studio, l'architetto Galeazzo
Alessi presentava i progetti di
allungamento del Molo Vecchio
e di ampliamento della Darse-
na e della bella porta delle mu-
ra - detta Porta Siberia. L’esecu-
zione dei lavori fu affidata ad
Antonio. Roderio da Carona.
Per la Porta Siberia il Roderio
adoperò pietra di Finale. Una
tradizione vuole che tale porta
si chiamasse anche porta Ciba-
ria, perchè sorgevano vicini gli
edifici dell’Annona. Dietro la
Porta Siberia, ssi trovavano le
famose Mura di Malapaga, così



chiamate per l’esistenza di una
prigione dei falliti e dei debi-
tori. Sr n I

Occorre accennare brevemente
alla località detta Capo del Fa-
ro, per riferirci poi alla costru-
zione del Molo Nuovo. E’ opi-
nione diffusa che già i Romani
avessero in tale località il loro
punto di avvistamento,

Nel 1128 vi fu costruita una
torre e si vuole che sopra di
essa, nel 1320 fosse posta una
lanterna per le segnalazioni.
Però un qualche apparato per
segnalazioni doveva essere stato
posto sulla torre molto tempo
prima, perchè ci sono notizie
che già nel 1161 le navi che rl-
manevano in approdo dovevano
pagare una tassa per avere il
diritto alle segnalazioni lumi-
nose, In questa torre fu tenuto
prigioniero Jacopo Lusignano,
re di Cipro, e sua moglie; e du-
rante la prigionia nacque il fl-
glio Giano. Nel 1507 il re di
Francia Luigi XII, per calmare
le irrequietezze del popolo ge-
novese, fece costruire, tra la
base della torre e la scogliera
sottostante, una fortezza detta
e la Briglia », dove venivano im-
prigionati i rivoluzionari. Tale
fortezza nel 1515 fu espugnata
da Emanuele Cavallo e da An-
drea Doria e poi distrutta dal
Doge Ottaviano Fregoso.

Nel 1543 il Comune volle re-
staurare la torre che era stata
molto danneggiata sia dalle ar-
tiglierie francesi, sia durante la
distruzione della « Briglia»,
Venne eseguito il lavoro di so-
stituzione delle vecchie merla-
ture e la torre venne elevata
all'altezza attuale, che è di 127
metri. La costruzione è opera
dell’architetto Giovanni Maria
Olgiati, anche se qualcuno vuol
attribuirla a Francesco di Gan-
dria.

Un secondo molo di protezio-
ne appariva sempre più. neces-
sario; e finalmente, nel 1613, fu
approvato il progetto di Ansaldo
de Mari e nel 1638 fu posta la
prima pietra del Molo Nuovo
che, staccandosi dalla località
Capo del Faro, proprio in pros-
simità della torre della lanter-
na, si protendeva per circa 500
metri ad est-sud-est, Il lavoro

17

i indetti A Ra td

ebbe termine nel 1642. Il Molo
Nuovo ebbe successivi sviluppi
nel 1728, nel 1738, nel 1777 e
finalmente nel 1860 raggiunse
la lunghezza di 860 metri,

Nel frattempo venivano pure
costruite nuove calate di sbar-
co.

Nel 1875 un grande. genovese,
Raffaele De Ferrari, offrì allo
Stato la ingente somma di venti
milioni per la sistemazione del
Porto, Con tale somma dal 1876
al 1888, su progetto dell’inge-
gnere Adolfo Parodi si poterono
eseguire importantissimi lavori.
Il molo Nuovo fu allungato ed
alla sua testata venne saldata
la costruzione di un altro molo,
detto Duca di Galliera, che si
spingeva verso sud per 657 me-
tri e verso est-sud-est per 843,
dando così al porto una forma
di conchiglia e coprendo uno
specchio d’acqua di circa mille
ettari. Inoltre si potè livellare
il fondo marino e costruire i
bacini di carenaggio, e si prov-
vide ad aprire nel monte tre
gallerie per collegare il porto
con la ferrovia.

Ma il massimo ingrandimento
del porto ed il totale assesta-
mento avvenne tra il 1923 ed il
1940. Vennero costruiti i due
grandi bacini detti della Lan-
terna e di Sampierdarena, e la
nuova grande Diga Foranea; fu
inoltre allungato di 400 metri il
Molo Duca di Galliera. Al ter-
mine di questi lavori, il Porto
aveva un’area di 2.170.000 metri
quadrati e racchiudeva uno spec-
chio d’acqua di 3.300.000 metri
quadrati; aveva più di 28.000
metri di muri di sponda, dei
quali circa 6.000 di dighe di
difesa e più di 20.000 utilizzati
con 20 ponti e 34 calate,

L’Amministrazione del Porto
è dal 1903 affidata al Consorzio
Autonomo, Nell’alto Medioevo
le associazioni private degli ar-
matorj ebbero il reale controllo
su tutto il traffico marittimo.
Nel 1154 il Comune di Genova
affidò 1’ amministrazione del
Porto ai Consoli del Mare, elet-
ti tra gli armatori. In seguito
fu creata la magistratura dei
Salvatori del Porto e del Molo.
La prima amministrazione au-
tonoma, però, fu quella dei Con-
servatori del Mare, che cura-
vano la manutenzione e la di-
sciplina e provvedevano a pre-
levare le tasse di ancoraggio.

Paolo Tarenzi



Pianta di

18

Site its

Promettente sviluppo

delle esportazioni italiane

Quest'anno, in seguito al forte
ribasso dei prezzi di molte materie
prime e alla lieve flessione delle
quantità importate, la bilancia com-
merciale pr un ti
assai più favorevole degli anni scor-
si: al 31 luglio il deficit cumulativo
risultava di 250,1 miliardi, mentre
lo scorso anno, alla stessa data, era
ormai prossimo ai 360 miliardi,

Continuando con questo ritmo,
potremmo arrivare a fine dicem-
bre con un saldo passivo persino
inferiore ai 400 miliardi, che sa-
rebbe di gran lunga il più basso
dell'ultimo quinquennio.

*

Nel 1956 la nostra bilancia com-
merciale con l'Africa pr a un
saldo passivo di 65.471 milioni
(esportazioni 104,380 milioni, im-
portazioni 169.851 milioni) che nel
1957 si è ridotto a 28.600 milioni
circa (esportazioni 129.400 milioni
circa, importazioni 158.000 milioni
circa).

I traffici più attivi — e che si
sono motevolmente intensificati In
quest'anno — sono quelli fra l’'Ita-
lia ed 1 paesi dell'Africa Settentrio-
nale (Marocco, Algeria, Tunisia, Li-
bia, Egitto e Sudan) e l'Unione del
Sud Africe

L'immediata ricerca di sbocchi
per la nostra espansione economica
si dirige ora particolarmente verso
i paesi dell'Africa Occidentale, qua-
li il Ghana e la Nigeria, che sono
appena ora pervenuti alla forma di
liberi Stati e sono naturalmente de-
siderosi di liberamente operare an-
che nel campo economico, D'altra
parte, essi dispongono di materie
prime che interessano la nostra
importazione ed hanno bisogno di
attrezzature e di manufatti che
l'Italia può fornire.

L'intercambio con Il Ghana, la
Liberia e la Nigeria ha presentato,
nel 1957, i seguenti saldi (in mi-
lioni di lire):

GHANA: — Importazioni dell’Italia

1.051,3. Esportazioni verso l'Ita-

lia 7.013,1. Saldo per il Ghana
+ 5.961,8.
LIBERIA: Importazioni dall’Italia

3.893,1. Esportazioni verso l'Ita-
188,6. Saldo per la Liberia

— 704,5.

NIGERIA: Importazioni dall’ Italia
3.948,5. Esportazioni verso l'Ita-
lia 9.750,2. Saldo per la Nigeria
+4.801,7.

Allo scopo di incrementare le no-
stre esportazioni verso questi Pae-
sl, partirà fra breve una missione
speciale di operatori italiani alla
cui guida sarà lo stesso Presidente
dell'Istituto nazionale per il com-
mercio estero sen. Guglielmone,

*

M capo della missione commer-
ciale italiana che recentemente ha
visitato Ja Bolivia, ll Perù e l'Equa-
dor, ha fatto un'ampia esposizione
della situazione economica, .comi-
merciale e valutaria dei tre paesi
sottolineando le notevoli possibi-
lità esistenti In questi mercati per
le nostre esportazioni, Tali possi-
bilità non sono state, però, adegua-
tamente sfruttate finora, principal-

Genova intorno al 1880 (Genova, Palazzo Rosso)



itato

mente a causa della deficiente or-
ganizzazione itallana sul posto.
La misura più urgente da pren-
dere deve tendere quindi a creare
« > l’org com-
merciale privata inviando dall'Ita-
lia persone abili ed attive, Occorre
inoltre creare magazzini ed espo-
sizioni permanenti di prodotti e re.
lativi pezzi di ricambio e concedere
ampie dilazioni di pagamento,
urendo queste, direttive la Ger-
manila, che nel 1948 era pratica-
mente assente da questi mercati,
occupa ora il secondo posto come
fornitrice di beni strumentali e di
consumo, L'Italia, invece, contribu
sce con soli 10 milioni di dollari,
pari ad appena l’1,8 per cento alle
importazioni dei tre paesi che l’an-

no ‘ono a 575 mi-
ltoni di dollari.

Il ministro del Commercio estero
ha poi annunziato che, attuando
una decisione presa durante il re-
cente viaggio del presidente Gron-
chi, il suo dicastero sua preparando













z ENEZUEL i LLANAE 0__300 409 500 800 108
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ARGENTINA?
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una importante

ciale in Brasile. Altre missioni si
recheranno prossimamente nelle
repubbliche del Centro America, in
Estremo Oriente ed in Africa,

Circa la possibilità e l'opportuni-
tà d'intensificare i mostri scambi
col Brasile, ha fatto interessanti di-
chiarazioni il ministro del Bilancio
Medici, reduce da un viaggio nella
grande Repubblica sudamericana,

< Il nostro sviluppo economico, e
quindi l'incremento della occupa-
zione e del reddito — ha detto il
ministro — dipende sempre più
dalle possibilità di espandere la no-
stra produzione industriale.

< Ora, questa può trovare esito
soltanto in parte nel nostro paese;
da ciò la necessità, specie per ta-
lune grandi industrie meccaniche,
di collocare una crescente produ-
zione all'estero >.

Tra i possibili mercati stranieri
uno del più promettenti è certa-
mente il Brasile. Si tratta di un
paese vasto circa 27 volte l'Italia:
le sue risorse minerarie sono note-
volissime e soltanto in piccola par-
te sfruttate; le sue risorse agricole,
anche perchè Il territorio non com-
prende nè importanti catene mon-
tuose nè deserti, sono potenzial-
mente illimitate,

Le ricchezze potenziali del Bra-
sile sono quindi grandissime; sì è
però ben lontani dalla loro utiliz-
zazione effettiva, in quanto salvo
alcune limitate contrade situate ne.
gli stati del sud, quasi tutto il
Brasile manca di strade e di fer-
rovie moderne, di impianti telefo-
nici adeguati alle necessità dei traf-
fici e di parte delle « infrastruttu-
re > indispensabili per lo sviluppo
della nazione.

Così, mentre aree ristrette, dove
le terre sono state già completa-
mente investite a coltura intensiva,
danno redditi elevati (come 1 tre
milioni di ettari dello Stato di San
Paolo destinati al caffè), Il grosso
del territorio brasiliano è ancora
da conquistare all'agricoltura. Inol-
tre, vi sono zone, specie nell'inter-
no, in cui sopravvivono forme di
agricoltura familiare assai poco red-
ditizie; cioè avviene In parte per
ignoranza delle tecniche agricole
moderne, ma in parte anche per
mancanza di vie di comunicazione
e d'industrie trasformatrici.

Esempio tipico: la mancanza di
un'adeguata industria della lavora-
zione delle carni rallenta lo svi-
luppo degli allevamenti in territori
dove 1 pascoli sono illimitati, men-
tre la produzione di carni in Bra-
sile non è ancora adeguata ai bjso-
gni della popolazione e non è suf-
ficiente ad alimentare una corrente
di esportazione che potrebbe avere
molta fortuna.

Ml Brasile può avere interesse &
comprare da noi molte delle at-
trezzature di cui ha bisogno, che
nol siamo in grado di produrre a
costi di renza inter tonale.

L'apertura verso il Brasile può
rappresentare una felice opportu-
nità comune ad altri Paesi dell'’Ame-
rica Latina, che, per condizioni na-
turali, storiche e politiche, può co-
stituire un mercato favorevole alla
grande industria Italiana >.

*

Agli scambi Italiani con l'estero
ha dedicato recentemente. un lun-
go articolo il londinese « Times >
sottolineando la « continua tenden-
za all'ascesa mostrata negli ultimi

dieci anni dalla esportazione ita-
Mana >,
Passando jin rassegna quei set-

tori industriali in cui le nostre ven-
dite all'estero hanno raccolto mag-
gior successo, Il giornale scrive che
dal 1954 le esportazioni delle auto-
mobili hanno acquistato un posto
sempro più importante nella no-
stra economia. L'Italia è ora il
quinto Paese del mondo nella espor-

I TEO, SR Cr



tazione di veicoli, dopo la Germa-
nia Occidentale, l'Inghilterra, gi
Stati Uniti e la Francia,

<Un aspetto sorprendente di
questa espansione — sì legge nel
< Times > — è la penetrazione nei
difficili mercati americano e tede-
sco. Nei primi sei mesi del 1958,
35.565 veicoli sono stati venduti in-
fatti in Germania e 10,000 negli
Stati Uniti. Viene pol l’Austria con

4,501, seguita dal Belgio con 3,509,
L'Inghilterra è invece ultima, s0ì-
tanto con 558 macchine italiane è,

< Più del 90 per cento dell'espor-
tazione di automobili private ork
gina dalla Fiat — dice il «€ Times»
— con I suoi modelli 500, 600, 1100.
cme, Vanno pol aggiunte alcune
Alfa Romeo, Lancia e qualche auto-
mobile da corsa come le Ferrari e
le Maserati.



7

| PERISCOPIO }



L'andamento
della produzione

L'indice generale della produzio-
ne industriale (base 1953-100) è
risultato nel mese di luglio 1958
pari a 149,3 segnando un aumento
del 6,9 per cento rispetto al mese
precedente e dell'1,8 per cento ri-
spetto al mese di luglio dell'anno

1957.
Nei primi sette mesì dell'anno
1958 l'indice medio della produzio-

ne industriale è risultato. pari a
140,3 segnando un amento dell'1,3
per cento rispetto a quello dei pri-
mi sette mesi del 1957, che risul-
tò uguale a 138,5,

Nel seguenti tre rami d'industria
gli indici medi nei primi sette mesi
di quest'anno sono risultati:

— per le industrie manifatturiere
pari a 140,8 con un aumento del-
l'1,1 per cento;

— per le industrie elettriche e
del gas pari a 126,2 con un au-
mento del 3,3 per cento;

— per le industrie estrattive pari
a 155,7 con un aumento dello 0,7
per cento.

25 automobili
ogni 1000 italiani

Nel suo ultimo bollettino, uscito
pochi giorni fa a Parigi, l'Istituto
nazionale francese di statistica pub-
blica un ampio studio sullo svilup-
po dell'industria automobilistica nei
quattro principali Paesi produttori
dell'Europa occidentale, Germania
di Bonn, Gran Bretagna, Francia e
Italia, I dati riguardano la produ-
zione del 1957. Da essi risulta che,
se la Germania è largamente in te-
sta quanto a numero di vetture
immesse lo scorso anno sul mer-
cato (1.040.188), la Francia è il
più « motorizzato > dei quattro Pae-
si presi in esame (90 auto ogni mil-
le > tre lTtalia è al
quarto posto, con 25 auto per mil-
le abitanti.

‘oduzione franc

chine da turismo è cresciuta con
ritmo costante e sì è triplicata în
sette anni, Nel 1950 era di 257.289
unità, nel 1957 di 783.290 unità. La
che nel 1950 produsse
219,409 automobili, è passata in tre
anni dal terzo al primo posto în
Europa, scavalcando nel 1954 la
Francia (561.172 unità contro 437
mila 98) e nel 1956 la Gran Bre-
tagna (910.996 unità contro 707
mila 594), per superare lo scorso

anno il milione di macchine.
L'industria britannica, che mel
1950 era nettamente al primo po-
sto con 522.515 vetture, ha subìto
una grave crisi nel 1956, quando
ha immesso sul mercato 190.000
macchine in meno dell'anno prece-
dente: per l'esattezza, 707.594 con-
tro 897.560 del 1955. St è ripresa
assai bene nel 1957, producendo
860,842 automobili (poco meno che
nel 1955), ma non ha potuto col.
mare, non ostante lo sforzo, il di-

tuta Gian relitti ask reina isti

stacco dalla Germania, Notevole an-
che il balzo in avanti dell'industria
italiana, che in sette anni ha più.
che triplicato la produzione pas.
sando dalle 101.310 macchine del
1950 alle 318.488 del 1957.

Lo scorso anno sono stati imma-
tricolati in Francia 3 milioni 972
mila autoveicoli (90 ogni mille abi-
in Germania 2,641,200 (51

lioni 200.000 (82 per mille) e 1 mi.
lione 200.000 in Italia, cioè, come
s'è detto, 25 per mille abitanti. Nel
maggior Paese produttore del mon-
do, gli Stati Uniti, circolavano nel
1957 65.212.510 autoveicoli, vale a
dire uno ogni circa tre abitanti; in
Russia, uno ogni 540, ‘9

437 miliardi
in fumo

Dal 1° luglio 1957 al 30 giugno.
1958, gli italiani hanno consumato.
52 milioni e 309,798 chilogrammi
di tabacco, mandando in fumo ben
SII miliardi e 374 milioni 453.287

e

Raffrontando questi dati con
quelli dello scorso esercizio, sl può
notare che gli italiani non hanno
certo dato alcun credito all'opinio-
ne, espressa a volte anche da eml-
nenti luminari della scienza, secon-
do la quale può esservi un rappor-
to fra il fumo e il cancro polmona.
re. In base alle statistiche dello.
scorso anno sl rileva, infatti, un
aumento nel consumo del tabacco
di oltre due milioni di chill e, nel-
la spesa totale, di quasi 24 ml.
Mardi.

Ecco i dati analitici (tra paren-
tesì quelli dello scorso anno). Il
maggior consumo tra le diverse
confezioni si è avuto naturalmente
per le sigarette, che hanno rag-
giunto 1 44 milioni 905.864 di kg.
(42.647.849); seguono a grande di
stanza i trinciati: kg. 5 milioni e
230.040 (5.097.355); i sigari, il
consumo è diminuito: kg. 1.543.521
(1.630.896); il tabacco da fiuto, an-
ch’esso diminuito: kg. }
(503.861); ed infine i sigaretti con
kg. 129.659 (138.630). ù

Le preferenze dei fumatori sono
andate anche quest'anno alle «< Na-
zionali esportazione », che da sole
(anche se sì rileva una leggera di-
minuzione) tengono quasi la metà
del consumo delle sigarette nazio-
nali, e cioè kg. 18.208.699 (19 ml.
lioni 639.000) seguite dalle « Alfa»
con kg, 8.925.412 e dalle « Nazio-
nali > con kg, 7.299.493, Questi tre.
tipi di sigarette, considerati tra
più popolari, rappresentano oltre
fl 70 per cento glel consumo com-
plessivo nazionale di sigarette ita-
liane,

n consumo medio nazionale pro.
capite è di kg. 1,048 l'anno, La
regione che ha un maggior con-
sumo <pro capite» è la Liguria
(1,473) seguita dalla Valle d'Aosta
(1,412), dal Lazio (1,277), dal Pie
monte (1,256) e dalla Lombardia
(1,253). N minor consumo è nella
Basilicata (0,596).



LA «MICILMOTOR”

to: motore principale della petroliera e cucina; a destra, dall'alto: particolare alloggio
to mostra il quadro di manovra nella sala macchine, e l’ultima la mensa sott’ufficiali







il dettaglio:
miate.
miate.

re 167.000.



Le proposte della 1° quindicina di settembre
Durante la prima quindicina del mese di settembre
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 191 proposte, di cui 87 sono state premiate. Ecco
MECCANICO. Proposte esaminate 179, di cui 80 pre-
FONDERIA. Proposte esaminate 12, di cui 7 pre-

L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-



P ensiamo valga la pena in-
trattenersi ogni tanto, sia
pure brevemente, sulla Casset-
ta delle idee.

Si tratta di un argomento
che ha fatto sorridere molto,
ma che in un secondo tempo
ha fatto riflettere forse gli
stessi che avevano sorriso.

Si cavisce che ci riferiamo
alla vera Cassetta delle idee
e non alla cassetta delle pro-
teste e degli sfoghi.

Le idee non sono e non de-
vono essere confuse con le in-

PAOLO

venzioni. Le invenzioni sono
cose che si realizzano una vol-
ta tanto, anzi raramente, men-
tre le idee sono cose di ogni
ora, di ogni giorno; sono un
po’ come i granelli di sabbia
che, presi a sè, sembra abbiano
poco valore, ma poi sono essi
che, sommati e opportunamen-
te disposti, servono a creare le
grandi costruzioni, le grandi
opere dell’uomo.

Le idee sono cose modeste e
sorgono nella mente di chiun-
que; sono il frutto di riflessio-
ni, sono il risultato di osser-
vazioni più o meno profonde.
Tutti quelli che lavorano, in



CESARE

20

qualunque campo delle umane
attività, possono avere, anzi
hanno idee intorno al loro la-
voro specifico, idee su quanto
si potrebbe fare per eseguire
ancora meglio ciò che si sta
facendo.

Vi sono però quelli che dette
idee le colgono e quelli che
magari le sfiorano senza co-
glierle. C'è chi coglie le idee,
le mette in ordine, le sottopone
ad un esame critico e poi le
espone, e c'è chi non le or-
dina e non le esnone.



NOZZA

La nostra Cassetta delle
idee, a tutti quelli che svolgo-
no una qualsiasi attività rela-
tiva al mostro lavoro, dice:
« riordinate ogni tanto le vo-
stre riflessioni, cercate di cri-
ticarle voi stessi, rendetele
concrete ed esponetele; non te-
netevele per voi perchè reste-
rebbero sterili ».

Sono continui gli esempi di
questi piccoli interiori racco-
glimenti che, superando un
certo spiegabile riserbo, danno
alla luce le idee che vengono
depositate nella cassetta.

E qui, a mo’ d’esempio, co-
gliamo l’occasione per segna-

AMPELERI

lare una proposta che, per
certi suoi caratteri di mode-
stia e di concretezza al tempo
stesso, fa parte proprio di
quelle che chiamiamo idee e
che figura nell'elenco pubbli-
cato da « L'ansaldino » del 15
luglio scorso.

E' un suggerimento presen-
tato da Paolo Nozza del Mec-

canico e che ha riscosso un
premio di L. 10.000.

Il proponente osservava che
nei diaframmi fusi di acciaio
o di ghisa per le turbine tipo
G.E.Co., viene eseguita la scal-
pellatura a mano in fase di
aggiustaggio di finitura delle
sezioni di passaggio del vapo-
re. Adottando invece un mar-
tello pneumatico con scalpello
incorporato si ottiene un certo
risparmio di tempo ed un mi-
nor disagio da parte dell’ope-
raio nell’eseguire l’aggiustag-
gio dei diaframmi.

E' una modesta idea questa,
è un suggerimento quasi ov-
vio, che però apporta un pic-
colo contributo d’economia al-
la lavorazione. E se questi
contributi si moltiplicano, se
diventano centinaia, migliaia,
come migliaia sono i lavorato-
ri dei vari nostri settori, ognu-
no comprende quali benefici
effetti si possano ottenere nei
costi di produzione.

FRANCO SONNINO

Ù

N ella turbina G.E.Co. che

noiì costruiamo per grandi
centrali termoelettriche le pa-
lette vengono montate sui ro-
tori infilandole in un vano ri-
cavato nell'anello porta pa-
lette e facendo scorrere le pa-
lette fino a riempire tutto
l'anello; tutte le palette, come
si sa, hanno un ancoraggio (ve-
di fig. 1) che blocca rigida-
mente le palette al rotore; l’ul-
tima paletta però che occupa



fig. 3

il vano che è servito ad intro-
durre tutte le altre palette
non è bloccata perchè il rotore
in quel punto deve consentire
l’entrata delle palette e di
conseguenza è privo della den-
tatura che blocca invece tutte
le altre palette (fig. 2).

Quest'ultima paletta viene
quindi fissata con due spine
centrali alla base ed inoltre
per ripartire lo sforzo viene
collegata alle 4 palette adia-
centi con altre spine più pic-
cole (fig. 3).

Inizialmente le palette veni-
vano montate tutte in opera
(comprese quelle di chiusura)
e la foratura dei fori «a» e
«b» veniva fatta in posto con
molte difficoltà e notevole im-
piego di tempo data la poca
accessibilità (vedi fig. 4) dei
pezzi.

Il proponente — il cronome-
trista Cesare Ampeleri del
Meccanico — ha invece sugge-
rito di tracciare in posto i 4
fori delle spine di collegamen-
to tra le palette adiacenti e le
palette di chiusura (i fori «<b>
devono essere necessariamente
forati in posto); le palette
tracciate vengono poi smonta-
te, bloccate in un attrezzo mol-
to semplice e forate su un co-



mune trapano; dopo forate
vengono rimontate.

A palette completamente
montate viene soltanto esegui.
ta lalesatura di finitura.

Questo procedimento ci ha
consentito di realizzare una
notevole economia di tempo ol-
trechè eliminare un lavoro di.
sagiato.

La propostu è stata premiata
con 20 mila lire.




































Il bacino
di carenaggio

di Livorno

U na delle singolarità del
Cantiere di Livorno è
quella dell'esercizio dell’unico
bacino di carenaggio di cui il
porto è dotato.

Il bacino è nella darsena del
Cantiere e ne fronteggia gli
scali interni. Ha dimensioni
che consentono la immissione
di navi mercantili della gran-
dezza dei noti tipi « Liberty »
e di navi da guerra delle di-
mensioni dei supercaccia tipo
«San Giorgio ».

Benchè oggi le navi abbia-
no frequentemente dimensioni
esorbitanti per questo bacino,
è indubbio che esso resta sem-
pre di grande vantaggio e in-
teresse per il porto di Livor-
no e per il Cantiere. Infatti
nel 1956 e nel 1957 ha annual-
mente dato ricetto a 50 navi
in armamento per 130.000
tonn. di s.l. e ha consentito
18 immissioni di navi in alle-
stimento nel Cantiere, Le ope-
razioni in esso compiute lo
hanno tenuto impegnato ogni
anno per circa 300 giorni. Una
utilizzazione che indubbiamen-
te è soddisfacente anche sotto
il profilo della continuità.

Il bacino di carenaggio di
Livorno è stato inaugurato nel
1867 con l'immissione della pi-
rofregata « Terribile » della
giovane Marina Nazionale. Da
allora sono trascorsi quasi 90
anni durante i quali la lun-
ghezza della platea è stata au-
mentata due volte, da metri
102,65 a m. 134 nel 1880 e da
m. 134 a m. 138 nel 1937,

Nel 1937 il vecchio impianto
di esaurimento, costituito da
una caldaia a vapore e da due
pompe a stantuffo, è stato so-
stituito con pompe di esauri-
mento e di prosciugamento
elettriche assai più potenti
delle vecchie, riducendo così
il tempo di esaurimento del
bacino da 7 ore a 2 ore. Que-
sti tempi, come d’uso. sono ri-
feriti al caso di bacino senza
nave galleggiante nel suo in-
terno.

Il bacino è provveduto di
due gargami per adeguarne la
lunghezza a quella delle navi
da immettere. E’ anche dotato

Il vecchio impianto

di due barche-pilota, una del-
le quali di tipo normale e l'al.
tra con la parte superiore bom-
bata verso l’esterno del baci-
no per consentirgli di acco-
gliere navi con forte slancio
della poppa. Quando non si
verifica questa necessità, la
prima barca-porta può anche
essere usata inserendola nel
gargame più a mare.

Dopo la recente guerra i due
gargami hanno dovuto essere
ricostruiti, perchè distrutti dai
tedeschi alla vigilia della loro
ritirata verso il Nord. Anche
l'impianto di esaurimento subì
la stessa sorte e dovette essere
ripristinato.

Il bacino è proprietà dello
Stato ed è esercito dal Can-
tiere in base ad una conces-
sione trentennale, che è stata
rinnovata di recente e che si
estende anche all’adiacente
scalo di alaggio. Questo scalo
è però inservibile, perchè gra-
vemente danneggiato per fatti
bellici e non vi è per ora con-
venienza al suo ripristino, Es-
so è rimasto memorabile per-
chè ha consentito al Cantiere
di Livorno di registrarsi fra i
precursori in fatto di esperi-
menti missilistici.

Il verricello di alaggio dello
scalo in questione era alimen-
tato da una calderina verticale
a vapore. Un bel giorno del
1936 la calderina vinse la per-
vicace opposizione del suo
fondo e si librò inopinatamente
nel cielo, attraversando di
slancio il tetto del locale che
la racchiudeva.

Sfortunatamente non riuscì
a entrare in orbita, come an-
che oggi spesso accade, e an-
dò a posarsi, in posizione ri-
gorosamente verticale, su un
navicello ormeggiato nel porto
a un centinaio di metri dalla
base di lancio.

Molto il rumore, pochi i
danni e per fortuna solo mate-
riali, Fra essi non era certo da
annoverare la rottura della
caldaia, che aveva solo voluto
concludere in modo clamoroso
la sua lunga vita di generatore
di vapore.

Ascenso Mauceri

di esaurimento



L'attuale sala

delle pompe

di esaurimento







2I

Ansaldini in visita alla Fiat Mirafiori

S abato 27 settembre si è
svolta l’annunciata visita,

organizzata dal nostro giorna-
le, di un centinaio di ansaldini
alla « Fiat - Mirafiori » di To-
rino, visita completata da un
breve giro al »« Salone della
tecnica » del Valentino e da
una escursione alla Basilica di
Superga.

Siamo partiti alle 6,15 da
Sampierdarena con due mo-
dernissimi pullman forniti dal-
la « Riviera Express » e siamo
arrivati, dopo una sosta di ven-
ti minuti ad Asti, alle 10,30 da-
vanti al grandioso complesso
automobilistico torinese, Era-
no ad attenderci il rag. Aldo
Lamberti, funzionario dell’Uf-
ficio Stampa della Fiat (che
qui desideriamo ringraziare —
con i suoi collaboratori — per
la cortesia e ver la chiarezza
con cui ha illustrato l’organiz-
zazione e le produzioni della
propria Azienda, nonchè per
tutta l'assistenza nrestata agli
ansaldini durante l'arco della
giornata), e un gruppo di an-
ziani lavoratori. Non aveva po-
tuto essere presente, come in-
vece sarebbe stato suo desi-
derio, il dott. Gino Pestelli,
Direttore dei Servizi Stampa e
Propaganda,

Già dall’esterno la « Fiat -
Mirafiori », con i suoi gran-
dissimi e moderni fabbricati,
senarati da ampie strade e da
spiazzi verdi, dà una prima
idea di quello che stiamo per
vedere. Per noi genovesi abi-
tuati a lottare con l’esiguità
dello spazio che in nessun po-
sto come a Genova è tanto
avaro, l'immensità di questi
impianti, e la possibilità di ac-
crescerli ancora, ci lascia ve-
ramente impressionati.

Ed entriamo nell’interno, si-
stemati su quattro piccoli scin-
tillanti pullman rossi col tet-
to ‘trasparente, facenti parte
dei mezzi che la « Fiat » tiene
a disposizione degli ospiti.

L’interno della « Fiat - Mira-
fiori » supera le aspettative
della prima impressione. I
rapporti di spazio cui eravamo
abituati, qui non servono; oc-
corre cambiare unità di misu-
ra. Le campate metalliche, di-
ritte, luminose, linde, si susse-
guono a perdita d’occhio. Qui
domina la linea retta e l’an-

22

golo di 90". Sembra quasi il
parossismo della razionalità,
dell'ordine, della organizzazio-
ne. E’ una metropoli coperta,
progettata da un architetto
dominato, si direbbe, dal com-
plesso del parallelismo e della
ortogonalità.

Sotto a queste infinite tet-
toie vi sono migliaia di mac-
chine di ogni dimensione, dal-
le enormi presse alle piccole
macchine utensili. E sono tutte
perfettamente allineate, fra di
loro vi sono corridoi intermi-
nabili dove invano uno cerche-
rebbe un riccio metallico o un
pezzetto di carta.

Gli operai, 20.000, lavorano
in silenzio, con calma, quasi
fermi ai loro posti, ed hanno
tutti la barba fatta e la tuta
nuova.

I pullman, su ciascuno dei
quali un anziano della Fiat fa
da « cicerone », seguono un
itinerario studiato in modo da
farci assistere, « en passant »,
alla nascita di un'automobile.
E così vediamo le lamiere tra-
sformarsi in narti di carrozze-
ria, pezzi di ghisa, d’acciaio
2 di leghe speciali trasformarsi
in motori, in differenziali, in
blocchi frizione - cambio, in
ponti anteriori e posteriori. In-
finite mani metalliche raccol.
anno questi pezzi e li avviano
alle linee di montaggio. Che
cosa sia e come funzioni una
linea di montaggio ner auto-
mobili. ner una fabbrica che
ha la produzione della «Fiat»,
non è facile a dirsi in quattro
parole. La linea di montaggio,
come l'abbiamo vista noi, è
una strada lunghissima, fatta
di nastri trasportatori, rulli,
teleferiche, guidovie, monta-
gne russe, ganci, binari, che
spingono e convogliano tutte
le parti di un'automobile lun-
go un itinerario che passa da-
vanti a centinaia di operai ad-
detti al montaggio. Man mano
che le parti avanzano l’auto-
mobile prende forma. Alla fi-
ne la macchina viene rifornita
di benzina, di olio e di acqua
ed è pronta, dopo il necessario
collaudo in officina, a lanciar-
si sui rettilinei e sulle curve
paraboliche della pista di pro-
va.

La visita intanto sta per fi-
nire. Diamo un'ultima occhiata

alle linee di
la « 500», della
« 1100 », della « 1200», della
« Multipla », da dove escono
giornalmente centinaia di au-
tomobili e, attraverso una stra-

montaggio del.
« 600 », della

I IRETIVNDISDEIEERAAKAPIDIOORMOCANANAPGPO CENA NGDOC POM OCOV 000000

da sotterranea (ve ne sono
per 12 Km. e vi passano anche
le linee di montaggio), uscia-
mo all'aperto per compiere an-
che noi, a tutta velocità, un
giro di pista. Torniamo poi da-

|PUTTVVORIOLHL AVV AK AVNRIMONEN TANA IPLTNVTNWRIMIORANHHANNAnpnamRAnnAAHAAAAt



vanti all'ingresso principale e
ci congediamo dagli anziani,
ringraziandoli ed esprimendo
loro la nostra ammirazione.

IO rag. Lamberti, a nome
della « Fiat », ci offre quindi
un rinfresco presso la sede del
Dopolavoro in riva al Po e
quindi andiama a prunzare al-
la stazione di Porta Nuova.

Al pomeriggio rapido giro
al « Salone della tecnica », do-
ve abbiamo visto l’orologio
atomico che segna un decimo
di miliardesimo di secondo,
aerei a reazione, aerei a tur-
boelica, macchine di ogni spe-
cie, eiettrodomestici, materie
plastiche, televisori, calcola-
trici, e inoltre la mostra del
trattore.

Il nostro soggiorno torinese
sta per concludersi, Rimontia-
mo sui pullman e ci inerpi-
chiamo a Superga, da dove si
gode un panorama stupendo.
Visitiamo le tombe dei Savoia
e ci soffermiamo un momento
davanti alla lapide che ricor-
da il disastro aereo in cui perì
tutta la squadra del « Torino »,
mentre il crepuscolo comincia
ad avvolgere ogni cosa con le
sue ombre. Torniamo in città
e ripartiamo per Genova alle
19. Alle 23, dopo una corsa si-
lenziosa di 170 km., giungiamo
in vista della « Lanterna ».

La visita si è poi ripetuta per
un altro centinaio di ansaldi-
ni sabato 4 ottobre con lo
stesso programma.

Dante Jannone

La partenza da Livorno
delle fregate indonesiane

a mattina del 16 settem-

bre hanno lasciato il porto
di Livorno, dirette in patria, le
fregate indonesiane « Imam
Bondjol » e « Untung Surapa-
ti », facenti parte, come è noto
di un gruppo di quattro unità
costruite dall’Ansaldo al Can-
tiere livornese.

Il « Bondjol » e il - Surapa-
ti», al comando rispettiva-
mente dei maggiori G, Wagi-
man e A. R. Saronisong, navi-
gheranno trenta giorni prima
di ormeggiarsi nelle acque di
Giacarta, la capitale dell’Indo-
nesta, A bordo delle navi, ol-
tre ai trecento uomini del-

l'equipaggio, si trovano quat-
tro operai dell’Ansaldo, che
compiranno l'intero viaggio di
andata come istruttori: i livor-
nesi Guido Betti. specialista
delle caldaie, Giuseppe Mar-
chetti e Mario Tamberi, spe-
cialisti degli impianti elettrici
e il dipendente del Meccanico
Adriano Passeri, specialista de-
gli apparati motori navali.

Il pomeriggio del giorno pri-
ma gli equipaggi indonesiani
si erano congedati dalle mae-
stranze ansaldine e dalla po-
polazione livornese. Il ricevi-
mento di commiato è avvenuto
a bordo delle unità stesse e a

ricevere gli ospiti erano il col.
Martadinata, capo della mis-
sione indonesiana e i coman-
danti delle navi. Sono interve-
nuti, fra gli altri, gli Amba-
sciatori d’Indonesia a Roma e
a Berna dott. Abu Hanifau e
dott. Subardjo con le consorti,
gli assessori Franchi e Ugo-
lini per il Sindaco di Livorno,
il Comandante dell’Accademia
Navale amm. Barbera, l’ad-
detto militare indonesiano a
Roma ten. col. Ahmad Tahan,
i Direttori Centrali della no-
stra Società ingg. Casaccia e
Rougier, il Direttore del Can-
tiere di Livorno ing. Mauceri.



I lavori di rimodernamento
del Cantiere “Luigi Orlando”

Sui pilastri sono state gettate
travi longitudinali continue in
cemento armato parallele al-
l'asse dello scalo e legate tra-
sversalmente con catene dello
stesso materiale. Particolari
accorgimenti costruttivi sono
stati usati per legare intima-
mente le travi longitudinali
con la struttura preesistente
dello scalo.

A lavoro ultimato saranno
stati impiegati i seguenti ma-
teriali: acciaio tonn. 165 cir-
ca; cemento ad alta resistenza,
tonn. 600 circa.

Il lavoro, nonostante le dif-
ficoltà frapposte di quando in
quando dal tempo e, in parti-
colare, dallo stato del mare, si
è sviluppato in modo abbastan-
za aderente al programma, Co-
siechè, durante l’esecuzione
dei lavori avranno potuto es-
sere regolarmente costruite
sullo scalo due grandi turboci-
sterne.

SCALO UMBRIA.

Lo Scalo Umbria è del tipo
semiasciutto: la parte a terra
è in muratura, quella che si
estende a mare è contornata da
una vasca prosciugabile muni-
ta di porta di sbarramento a
somiglianza dei bacini di care-
naggio.

Durante la costruzione la
vasca viene prosciugata con
una pompa e mantenuta asciut-
ta. Alla vigilia del varo, inve-
ce, la vasca viene allagata e
la porta rimossa per dare il
passo alla nave.

Con questo tipo di scalo la
corsa a secco della nave ri-
sulta più breve e in conse-
guenza la resistenza opposta
dall'acqua al moto interviene
più presto agevolando la fre-
natura e l’arresto della nave
in uno specchio d’acqua piut-
tosto piccolo quale è quello
della darsena sul cui margine
si trova lo scalo.

Lo scalo è finora servito da
due gru: una da 25 tonn. su
un lato e una da 3 tonn. sul-
l’altro,

Nel 1956, prevedendo di do-
vere utilizzare lo scalo per la
costruzione di navi fino a 20
mila tonnellate di portata, la
nostra Società decise di allar-
garlo sostituendo le gru di ti-
po antiquato con altre più mo-
derne.

In questo caso si trattava di
allargare la vasca e cioè di
porre in atto una complessa
opera marittima,

L’allargamento, per necessi-
tà di carattere contingente e
per economia dell’opera, è sta-
to effettuato da un solo lato
della vasca spostando in con-
seguenza l’asse dello scalo. An-
che in questo caso si sono do-
vuti infiggere molti pali di
cemento armato e si è inoltre
dovuto ricorrere all’infissione

(continuazione da pagina 2)

di palancone per costituire la
nuova banchina.

Parallelamente a questo la-
voro si svolge la costruzione
di due vie di corsa per il bi-
nario destinato alla nuova gru
da 25 tonn. che sostituirà quel-
la preesistente da 3 tonn. La
nuova gru viene costruita dal
CMI ed è già in corso di mon-
taggio. Anche per questo la-
voro, come per quello dello
Scalo Morosini, si sono pre-
sentate varie difficoltà duran-
te l'esecuzione che hanno ri-
chiesto la risoluzione di pro-
blemi di ordine tecnico ed eco-
nomico.

Entro l’anno in corso si pre-
vede di completare le opere in-
teressanti i due scali che con-
sentiranno, al Cantiere di Li-
vorno, di costruire:

— sullo Scalo Umbria: navi
sino a 20.000 tonn. di portata;

— sullo Scalo Morosini: na-
vi sino a 80.000 tonn. di por-

tata.
m. a.

____________——_&

Come è noto, « L'ansaldi-
no » viene inviato anche agli
anziani lavoratori che, pur
non facendo più parte del-
l’Ansaldo, abbiano prestato
la loro opera nella nostra
Società per almeno 25 anni.

Allo scopo di aggiornare
gli indirizzi di questi pen-
sionati, si pregano tutti
coloro che già ricevono, 0
desiderano ricevere, « L'an-
saldino», di presentarsi per-
sonalmente, entro il 31 di-
cembre, ai nostri corrispon-
denti di Stabilimento.

L’invio del giornale sarà
sospeso a tutti coloro che
non avranno provveduto,
entro tale data, alla notifi-
ca del loro indirizzo.







Libri ricevuti

VINCENZO CARPAGNANO, «1 fatti
di Vernia e di Sitondo » - ed, Ga-
staldi, 1956 - 800 lire.

VINCENZO CARPAGNANO, «I nuo-
vi fatti di Vernia e di Sitondo » -
ed. Gastaldi, 1958 - 600 lire,

NUNZIO MACCARONE, «Meditando»
- ed. Gastaldi, 1958 - 700 lire.



CLAUDIO BRAGATTO, « Le notti del
caprone >» - ed, Gastaldi, 1957 -
500 lire.

CARLO TRAINI, « La scuola di Pian-



disole » - ed, Gastaldi, 1957 - 709
lire,

ALBERTO LAVRETTI, « Novellette
paesane >» - ed, Gastaldi, 1958 - 350

lire

ADELINA SA



IRIO, « Prigioniero



del denaro » - ed, Gastaldi, 1957 -
500 lire.

LUIGI POCE, «La città violetta -
ed. Gastaldi, 1958 - 400 lire.



MADDALENA DE REO, «A riss'ir
la china » - ed. Gastaldi, 1957 - 700
lire

} GALLORINI
ria > - ed,
700 lire

PRIMO LUIGI DE ALLEGRI, « Bestie
come uomini » - ed, Gastaldi, 1958
- 1000 J}ire,

< Dall'Italia &)-
sastaldi, 1958 -




EMILIA SBRANA CACACE, « La
sa dei sogni ed altre novelle » +





Gastaldi, 1 - 500 lire
VINCENZO FRASCHETTI, I giorn
felici » + ed, Vallecchi, 1958 - 1500

lire

Concorso fotografico

OSVALDO PIERI (FON): « Lago d'Iseo >

FRANCO GUADAGNINI (MUG): « Rotta all’Elba »

CARLO CELADA (MEC): « Pescatori alla Foce >»

»”



vI)





al Porto



Il 14 settembre si è svolta la preannunciata visita al Porto di
Genova, Un folto gruppo di ansaldini, dopo aver effettuato una
breve gita in motoscafo, si è imbarcato sul rimorchiatore « Olan-
da » che, con il capitano Ottone del Consorzio del Porto, ha por-
tato gli ansaldini a visitare le attrezzature portuali. La visita
è terminata alle 12, con piena soddisfazione dei partecipanti



Dal 15 al 17 agosto scorso si è svolto, nelle acque di Ancona, il
€ X Campionato nazionale assoluto imbarcazioni a vela della
classe ” Derive S” ». Su 23 equipaggi, selezionati in tutta Italia,
le tre prove sono state vinte dai fratelli Mazzantini, entrambi
dipendenti del Cantiere « Orlando » di Livorno. - Umberto (a
sinistra) è un tracciatore ed ha costruito l'imbarcazione; duran-
te le gare reggeva il timone e Giuseppe, che è un aggiustatore,
si era assunto l'onere della manovra. Ai due valentissimi la-
bronici della « Dina V» vadano i rallegramenti de « L'ansaldino»

24





GINESELEZIONE

“I soliti ignoti”

É. "la prima volta, in tutti
questi unni, che segna-
liamo su questa rubrica un
film’comico italiano.

Perchè? Perchè da quan-
do esce questo giornale non
abbiamo visto un solo film
comico italiano degno di
questo nome, ma solo delle
insipide commediole pseu-
do - folcloristiche inzuppate
di dialetto romanesco, di
battute di dubbio spirito, di
« bulli » e « pupe ».

Questo film, invece, ri-
prende quel filone di au-
tentica « vis» comica che
si era spento, se non andia-
mo errati, con « Guardie e
ladri ».

Il regista Monicelli è riu-
scito a darci un’opera com-
piuta, attenta, intelligente,
dove i personaggi non sono
delle marionette ma degli
uomini con dei caratteri, o
delle caricature con uno
spirito ben preciso.

Alcune notazioni sono ad-
dirittura sottili, rapidissi-
me, e quindi vanno colte al
volo. Ottimi tutti gli inter-
preti, che citiamo in blocco,
ma una menzione partico-
lare va fatta per Gassman,
una autentica « scoperta »
in una parte comica riusci-
tissima.

Attraverso la trama (un
soggetto molto umano e in-
telligente) si passano rapi-
damente in rivista alcuni
ambienti della malavita di
periferia, un sottobosco di
poveracci e di disoccupati,
per finire con una « banda »
che organizza un colpo al
Monte di Pietà. Ma più
che di un «rififì » si tratta
di un gruppo di morti di
fame che, giunti vicino al-
l’agognata cassaforte, di-
menticano il colpo per
mangiarsi una bella pento-
la di pasta e fagioli

Ottime le caratteristiche
tecniche del film, denso di
autentiche trovate come
quella delle vecchie « scrit-
te » del film muto, e quella
delle didascalie in italiano
per tradurre il colloquio in
siciliano.

Bravo Monicelli, che ha
realizzato finalmente un
vero film comico italiano,
additando la strada che i
vari Totò della Penisola (0
i loro registi) dovrebbero
seguire,

IL PORTOGHESE



Ansaldini »

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troverete tutto a rate

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VIA Xx SETTEMBRE, 33 - Telef. 54.686



Lo STENODATTILO, l'Istituto di preparazione all'im-
piego che, per l'assoluta novità della formula e dei metodi,
è ormai considerato la « SCUOLA DELL’IMPIEGATO MO.
DERNO >, ha ripreso col mese di Settembre il ciclo normale
della sua attività.

La Direzione, ispirandosi ul convincimento che il mon-
do moderno appartiene alla specializzazione e che l'im-
menso campo del lavoro offre garanzie di successo solo a
chi si prepara seriamente in attività specifiche e ben defi-
nite, ha ulteriormente elaborato il programma di insegna-
mento che comprende i seguenti corsi professionali qua-
lificati:
DATTILOGRAFIA

macchine: Olivetti - Re-
mington - Everest - I.B,M.
(normali ed elettriche).

T-E:N: 0 (6 RSA LA
sistema: Gabelsberger -
Nùe (corso di addestra-
mento e qualificazione).

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Orario: pomeridiano,

Durata: da due a quattro
mesi.

Inizio del prossimo corso:
3 ottobre.

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Orario: pomeridiano.

Durata: mesi cinque.

Inizio del prossimo corso:
6 ottobre,

Orario: diurno e serale.

Durata: un mese.

inizio: 10 ottobre,

Orario:
rale.

Durata: mesi tre,

Inizio corsi: 20 ottobre,

pomeridiano e se-

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automatica.

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Orario: diurno e serale
Durata: 2 anni
Inizio corsi: 1° ottobre

Orario: serale.
Durata: mesi quattro,
Inizio corsi: 27 ottobre,

I Corsi, tenuti da un corpo insegnante particolarmente
esperto e selezionato, si svolgono a rotazione per dar
modo a chi lavora, o ha impegni diversi, di poter trovare
l'orario adatto e tale da non intralciare il normale anda-
mento della sua attività.

Nella Sede dell'Istituto, sita in locali ampi e razional-
mente arredati, gli allievi avranno a disposizione un'at-
trezzatura tra le più moderne di macchine da scrivere di
tutti i tipi, di macchine per la contabilità meccanizzata,
oltre a perfetti impianti di registrazione, e ad una ricchis-
sima discoteca per lo studio delle lingue straniere,

Al termine di ciascun anno gli allievi conseguono rego-
lari certificati di qualificazione rilasciati dal Ministero
della Pubblica Istruzione, Consorzio Provinciale per la
Istruzione Tecnica,

Per informazioni rivolgersi alla Segreteria: via XX
Settembre, 33 - Telefono 54.696.









La premiazione dei vincitori

del

“ Trofeo del lavoratore”



Il Presidente avv. De Barbieri consegna i premi

Federico De
dell'Ansal-

nti lavi.
i, Pres'dente
do, il dr. Mario Enrico, Diri.
gente del Personale, il dr, Nor-
scia, Vice Presidente del « Cen-
tro Sportivo Italiano » di Geno
va ed altre autorità sportive,
giovedì 25 settembre ha avuto
luogo, presso la sede del Dopo-
lavoro in via A. Stennio a Sam
pierdarena, la premiazione de-

Pre
Barbi





gli atleti ansaldini che hanno
vinto il « Trofeo del Lavorato-
re», organizzato dal C,S.I.

Agli intervenuti il dr. Chelini,
Presidente del Dopolavoro, ha
rivolto parole di circostanza,
sottolineando il significato del-
l'affermazione in questa mani-
festazione sportiva ed ha ricor-
dato che il trofeo, per essere
assegnato definitivamente, dovrà
essere vinto per tre volte; quin-
di ha rivolto l'augurio che que-
sto si avveri e che l'ambito pre.
mio vada ad allinearsi assieme
agli altrj già conquistati dal Do-
polavoro,



Ha preso poi la parola il dr.
Norscia, che ha ringraziato i di-
rigenti ansaldini per la fattiva
collaborazione data al C.S.L di
Genova,





L’avv. De Barbieri ha portato

la parola dell'Ansaldo, rivol-
gendo ai presenti, e in partico.
lare agli atleti, il ringrazia-

mento per la partecipazione, in-
dipendentemente da successi
più o meno conseguiti, alle ga-
re e alle manifestazioni spor-
tive con i colori dell'Ansaldo,



Concorso per film
a passo ridotto

« Sezione fotografia e ci-
a passo ridotto » organiz.
za, per i soci del Dopolavoro, il
« Primo concorso cinematografi-
co per i passi 8, 9% e 16 milli-
metri », Ciascun concorrente non
potrà presentare più di tre films
per passo, che dovranno essere
inediti e la cui durata di proie-
zione non dovrà essere inferiore
ai 12 minuti e superiore ai 45.
I films dovranno essere iscrit
ti o al gruppo «tema libero »
o al gruppo « documentari », e
potranno sviluppare qualunque
argomento, o più spunti, pur-
chè espressi in forma chiara e
corrente,
I films presentati al concorso
saranno divisi in due sezioni:



« formato 8 e 94 mm.» c « for.
mato 16 mm,», Avranno una
graduatoria dall'uno al dieci, sia
per il film in bianco €
nero che per quello a colori,
qualunque sia l'argomento trat
tato, I films verranno esaminati
da una apposita giuria munita
dei più ampi poteri e il cui giu-
dizio sarà inappellabile,

Ai primi tre films di ciascuna
sezione la commissione giudica-
trice assegnerà tre premi, men-
tre un premio speciale verrà as-

girato



segnato dal Dopolavoro Azien-
dale Ansaldo al film, o docu-

mentario, che meglio d'ogni al-
tro esalti lo spirito sociale del-
l’organizzazione dopolavoristica.
Altri premi potranno essere as-
segnati a quei films ritenuti en-
comiabili per le loro caratteri.
stiche,

Le iscrizioni al concorso do-
vranno essere accompagnate dal
versamento di lire 300 per il
primo film e di lire 100 per
ognuno dej successivi, e verran-
no accettate presso la segrete.
ra del Dopolavoro Ansaldo
(via A. Stennio, 5/1) nelle ore
d'ufficio e, nelle sere di merco-
ledi e venerdì, dalle ore 21 al-
le 23 presso la sede della sezio-
ne in via Sestri 33/2, Esse si
chivderanno improrogabilmente
il 15 novembre

Mostra d’arte
e modellismo

La « Sezione arti figurative e
modellismo » del Dopolavoro or-
ganizza dal 15 al 23 novembre,
tra tutti i dipendenti dell’An-
saldo, una mostra di pittura,
scultura e modellismo,

Saranno pregiate le opere giu.
dicate migliori nei rispettivi
rami. Per informazioni rivol-
gersi alla «Sezione arti fi-
gurative e modellismo », via
Sestri 33/2, nei giorin di lu-
nedì e martedì dalle ore 21 al-
le 23,

ENAL
per gli spettacoli

Riduzioni

Fra la Direzione del Dopola-
voro Provinciale di Genova ed il
Teatro Margherita è stata stipu-
lata una convenzione per la di-
stribuzione gratuita di blocchet-
ti contenenti 20 tagliandi, ai
dopolavoristi che intendono as-

sistere ai vari spettacoli tea-
trali di prosa, rivista, lirica,
concerti jazz, operette, ecc. che

si avvicenderanno al Teatro
Margherita nella corrente sta-
gione teatrale. Tali buoni dan-
no la possibilità ai possessori di
beneficiare di uno sconto del
50%.

I tagliandi si ritirano presso
la Segreteria del Dopolavoro An-
saldo (via A, Stennio, 5/1, Sam-
pierdarena) e presso la Dire-
zione dell'ENAL (Ufficio Propa-
ganda - via SS, Giacomo e Fi-
lippo 2 r., tel, 53114),

s**

Sono in vendita presso la Di-
rezione dell'ENAL e presso il
Dopolavoro Ansaldo gli abbona-
menti con la riduzione del 50%





Adesioni al Touring

Per | lavoratori che intendono
rinnovare l'adesione per il 1959
nì T.,C.I, sono a disposizione
presso i Delegati di Stabilimen-
to speciali moduli da compilare,
ai quali dovrà essere accluso il
tagliando-indirizzo completo del
numero della tessera T.C.L

Come è noto ll pagamento po-
trà essere effettuato in quatiro

rate, di cul la prima in con-
tanti.
Le relative pubblicazioni +

omaggio (« La Fauna », < Guida
rapida dell’Italia centrale», «Car-
ta automobilistica d'Italia - fogli
13-15 ») verranno distribuite
non appena perverranno alla
Segreteria del Dopolavoro e
comunque entro il mese di ot-
tobre,

Con successiva comunicazione
verranno fornite le modalità «i
iscrizione per i nuovi soci.







agli spettacoli di prosa al Poli-
teama Genovese,

Il cartellone delle compagnie
è il seguente: a) Compagnia
Celli - Tamberlani; b) Compa-
gnia Ricci - Magni - Volonghi;
c) Compagnia Proclemer - Al-
bertazzi; d) Compagnia Pagna-
ni - Lionello - Masiero; e) altra
importante compagnia che ver-
rà quanto prima segnalata sui
quotidiani locali,

Gli abbonati avranno possibi.
lità di assistere alle " prime ”,
agli spettacoli dei giorni prefe-
stivi, e a quelli diurni festivi,

è * ®*

Anche quest'anno lu ” Borsa
di Arlecchino” metterà in sce-
na i testi più attuali del teatro
contemporaneo, La Direzione
dell'ENAL Provinciale di Geno-
va ha ottenuto dal teatro stesso
la riduzione del 50% per i do-
polavoristi che intendono abbo-
narsi ai primi cinque spettacoli,
Gli abbonamenti stessi sono già
in vendita presso l'Ufficio Pro-
paganda del Dopolavoro Pro-
vinciale (via SS, Giacomo e Fi-
lippo, 2 r..



4 |



Adone Diegoli che, vincendo la
gara di tiro al piattello indetta
dal Dopolavoro aziendale, si è
aggiudicato il fucile da caccia
Breda messo in palio da « L'an-
saldino ».





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questo tagliando, beneficieranno del 10%; di sconto ‘su
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25



Si sono sposati

31 luglio Santo TROVATELLO
(Mec) con Lette Candiani - ®
agosto: Silvio TADDEI {Mec) con
Pierina nmasco; Nirio CORRA-








DINI (Mug) con Sandra Bani - 10
agosto: Armando PARISI (Mec) con
Silvana Calvi +. 11 agosto; Gualtiero



TARUFFI (Mec) con iva Brizzi

17 rsgosto: Domenie DUCE (Mec)
con resa Esibiti - 23 agos Sal-
vatore SCALI (Mec) A a Si.














leni . 24 sto: G GUAN
(Mee) con Luigia Cassullo; Valen-
tino SAIBENE {Mee) con Anna Na-
poli - 231 agosto: Luigi TORETTA
(Mec) con € na Placelta; Mario
ORIATI (Coke) con Fra Petri
6 settembre: G B ERVE



(Can) con Maria Scotto - 7 è
tembre: Domenico MARRA (Car
con Felina Pansera; Walter FOGLI
(Can) con Anna Bonacina - 14 set-
tembre: Natale RISSO (Cmi) con
Teresa Ponze Marino PASTOR
(Can) con Fugenia Marchetti; Oscar
DI SALVO (Can) con Wilma La
Camera

Agli sposi i nostri vivissimi ral-
legramenti,






Sono nati

5 giugno: ALBERTO, di Glovanni
Carmignani (Mec) e di Angela Pa-
rodi - 23 giugno: GIANFRANCO, i
Silvio Bertoni (Mug) e di Angelina
Buffa - 10 luglio: MAURO, di Lu-
10 Mazzetti (Cmi) e di Lilia Pie-
co - 22 luglio: GIUSEPPINA, di Er-
nesto Armanni (Cmi) e di Angela
Romagnoli 25 luglio: ANDREA,
Antonio Torino (Can) e di Ada Se.
luglio: MAURIZIO, di Ma-
rio Re (Mec) e di Maria
= 31 luglio: SILVIA, di F
Tardito (Mec) e di Cone
vente - l.0 agosto: ROSANGELA,
Pietro Coppo (Can) e di Ada €
se - 3 agosto: ANTONELLA, di G
seppe Rozzano (Mec) e di ti
lina Ratto - 8 agosto: MARIA, di
Angelo Traverso (Can) e di Giovan.




























La E ———S@

GENOVA - FILIALE S.A.R.P.I1 - Viale Brigate Partigiane, 92 r, - Telefono 580.641 - 2 - 3
LA SPEZIA - Ditta Dr. F. A GABBIO - Via Biassa, 5 - Telefono 22.685

LIVORNO - Ditta ULRICO ROMEI - Via Ippolito Nievo, 4-6 - Telefono 22,062

Arduino FRANCHINI, assunto il 2- Vincenzo SPARAPANO, assunto Il
o‘





6-1942, addetto gasogeno, 22-54-1942, manovale specializzato,
Michele DI TERLIZZI, assunto il 4-

2-1946, imbragatore. A questi benemeriti lavoratori,

che hanno speso le loro migliori

FONDERIA energie per l'affermazione dell'An-

saldo, giungano i ringraziamenti più
Emilio NALDI, assunto ll 21-4- vivi e l'augurio di un sereno ri-
1940, tornitore. poso,



na De Biasi - 11 agosto: ADRIANO, da Malatesta - 27 agosto: MARCO,
di Angelo rdi (Cmi) e di Alda di Egidio Bogino (Mec) e di Rer , È È

Ferraris - 15 agosto: MASSIMO, di Capnanera - 31 agosto: MARILITA n n a

Rino Busù (Mug) e di Irma Car. e DONATELLA, di Pietro Moruzzi e sto 1 l uerr

mellini; GUIDO, di Pietro Fiorito (Mug) e di Giovanna Luciani - 1.0

(Can) e di Adelina Bianchi - 20 settembre: MASSIMO, di Agostino ANITA PERI ved, RINALDI. Le co- verà scritto nell'interno della co-
agosto: MARCO, di Ettors Facco D'Amato (Can) e di Francesca Zap- munichiamo le della pertina del Suo libretto di pen-
































(Can) e di Livia Parodi - 21 agosto: pi - 3 settembre: WALTER, di G. pratica di pensione come apprese sione,

PATRIZIA, di F meesco Airolo B. Filippini (Can) e di Lucia Mo- Servizio competente della Direzione GIOV, A seguito

(Can) e di Giuseppina Anselmi - riconi - 4 settembre ANGELA Generale per le Pensioni di Guerra delia Sua , Le comunichia-

24 agosto: ENNIO, di Mario Ghi- MARIA, di Adriano Arimane (Mec) del Ministero del Tesoro: « Nei con- mo quanto appreso al Servizio com-

dini (Mug) e di Ester Bucci; DA- e di Teresa Pastorino - 9 settembre: fronti della vedova suindienta è ente del Ministero del Tesoro

NILO, di Luigi Coltri (Can) e di WALTER, di Mario Romagnoli (Cmi) stato emesso decreto ne a Sua pratica: -

Anna Nuvoli - 26 agosto: EMA- e di Il Consigli. mero 0478 datato 21 fruisc di pensione

NUELE, di Andrea Costa (Cmi) e A tutti i piccolissimi ansaldini ed domanda »mpestiva vita dal 27-9-1951

di Adriana Bestetti; MARIA PAO- ali loro genitori i nostri auguri più Prodotto di parte, avverso ll 4 del 19-11-1 con "e

LA, di Pietro Lince (Mug) e di Ed. fervidi, detto provvedimento, indirizzato er- M. n. 16040 111 5. tra-
ronenmente a questa Direzione € smessi Comune di Ge-Sampier
iprale, è stato trasmesso in nn darena r la notifica a norma



G maggio 1958, ] competenza, al- legge, è stato neg

n . - ì
ommia t 1 la Procura Generale presso la Cor- t0>
, GIORGIO CIONI La



am



l'aggri

te dei Conti

informiamo»






MARIA VANNINI ved. RAGIONIERI, CM la Direzione

Hanno lasciato il servizio per rag- Attilio PASTORINO, assunto il 25. Le comunichiamo che la Sua pra-
giunti limiti di età i seguenti la. 11-1920, calderalo. È stata risolta favorevolmente,



guitati alt in data
dietro nostra segnalazione,




















voratori della nostra Azienda: MAIOLA, assunto il 9- Da notizie attinte presso il compe- sto ‘uiteriori iaformssstoni
925, aggiustatore tente Servizio del Ministero del Tt- Stura di Livorno ed è in
» ALOCCI, il 17-6- soro siamo venuti a sapere che cono Sin, e
CANTIERE DI SESTRI Use canne a IT pr osta. e da
Ernesto BENFAT fissunto il 16- è stato concesso l’asse i E A BASSI ved. BENV
Ò pa è 1 3 2 neesso l'assegno di pen. | "
Giovanni GATTI, assunto |] 14-j- Ca ae int citi Ù Ù i informiamo che, dietro nost
i91i. disegnatore costruttore addetto ni galvanici, sione previsto dalla Legge n 1% È >. Xl Ministe ie]
dute eni e GALLEANO, assunto jl del 5 gennaio 1955, Il Servizio a IOIRero di









Nicolò DELLEPIANE, assunto Îl 24-
1-1923, impiegato tecnico.

Alberto FRANZONE, assunto ll 21-
11-1923, falegname

Alfredo PRATO, assunto il 19-10-
1924, capo squadra,

Oreste MASOFRO, assunto il 18-
12.1924, scalpellino

Pietro SAVOIA, assunto ll 5-11.

tato le informazioni al Ca-
rabinieri di Gazzaniga e ne è in
nttosa,



aggiustatore gamenti ha iù provveduto
ICCO, assunto ll 26-3- trasmissione del ruolo
saldatore autogeno, Provinciale del Tesoro di st
assunta il 19. petenza. Per eventuali sol È È
rivolga direttamente all'Ufficio so- ua pratica presso il
il 18- pra menzionato. competente Servizio del Ministero
deralo. tr , x vas » x Li del Tesoro, ci occorrono le Sv
O assunto li 96 ANGELINA SALVIATI ved. CAROS- generalità complete.
i SINO. Interessatici nuovamente del-



MURATORI, Per poter rla-
Ss
















1 Tr
bertellista,






1928, incisore la Sua pri presso il competente Ò x
Agostino REMAGGI, assunto il 13- Servizio del Ministero del T Atto di onestà
1930, elettr C.M.I. abbiamo appreso che nell



ista,
aro BONOTTO, assunto il 17- u.s. è stato richiesto ai cs L'operaio Giovanni Strop-
RETOOe, TUOSRIRIa: CANARIE, Giacomo ROSSI, assunto il 15-1- di Genova Pegli il rapporto infor» piana del Cantiere di Sestri,
Cesare CRIZER, assunto il 1921, portiere mativo sull ecircostanze del deces- b; 1 gi 1 dell
1931, preventivista. Ernesto BALBIANO, assunto il 19- 580 del dante-causa. ebbe oppor- rinvenuto sul piazzale dello
Orazio URSINO, assunto il 19-1- ‘5.1921, calderaio, tuno quindi sollecitare it suddetto stabilimento un borsellino con-
1942, Impiegato tecnico. Luigi CURLETTO, assunto ll 26-8- PApROrtO Informativo a Genova Pe- tenente 10.000 lire, si affretta-
1927, fucinatore, RI, SANE sntr sare i roprieta-
MECCANICO Silvio REBORA, assunto 1'11-3-1933, LUIGI MONTALDO. Poichè con i VA 2 SE il prop

piallatore dati da Lel trasmessici non è stato T10 @ $ le 0 consegnava. .

Edoardo BRUSATI, assunto ll 21-5- Raffaele BERTORELLO, assunto il possibile rintracciare un pratic Segnaliamo a tutti. con vivo
I










iare il nu-



1911, preventivista, 20-11-1940, traccintore, Si ; n yreghiamo vok ci inv en compiacimento, l'atto di onestà
Mario ISOLATA, assunto ll 1%-10- Emanuele PARODI, assunto il 2-î- mero di posizione assunto dalla Sua "a S ,
1919, tornitore 1941, elettricista, pratica presso il Ministero, che tro- del sig. troppiana.





150 cc. G. S.

8 CV, velocità 100 Km/h,

consumo 3 litri per 100 Km.
L. 178.000







150 cc.

5.5 CV. velocitò 80 Km/h,
consumo 2,2 litri per 100 Km.
L. 148.000







4,5 CV, velocitò 75 Km/h

consumo 1,8 litri per 100 Km.
L. 128.000











26







Carissimo Ansaldino,

seguendo sempre molto at-
tentamente le tue interessan-
tissime rubriche ho constatato
che svolgi con tanta cura una
preziosa assistenza anche a
favore dei dipendenti, agevo-
lando le pratiche in corso e
prodigandoti in consigli e indi-
cazioni. lo mi trovo, proprio,
nelle condizioni di essere aiu-
tato e assistito per la pratica
della mia pensione ed al ri-
guardo ti espongo quanto se-
gue, fiducioso nella tua pre-
ziosissima assistenza:

Sono un ex dipendente del
Cantiere Navale « Ansaldo » di
Ge-Sestri: Traverso Francesco
fu Ambrogio, nato a Pegli il
26 novembre 1897; qualifica
presso l’Ansaldo: distributore
di Magazzino; matricola 51012;
abitante a Ge-Pegli in piazza
Bonavino 3/B int. 15.

Licenziato il 15 dicembre
1957; mi risulta che l'ufficio
competente del Cantiere ha
fatto tempestivamente tutte le
pratiche inerenti la mia pen-
sione; avendo, però, un certo
periodo di navigazione, la pra-
tica si è un pochino protratta;
mi risulta, comunque, tutto av-
viato fin dal 28 marzo 1958, Il
18 luglio successivo mi veniva
comunicate dalla Marina il
perfezionamento della pratica
- per essere preciso a mezzo
dell'Istituto Nazionale per la
Previdenza Sociale, sede di Ge-
nova.

Trascorsi, però, ormai oltre
due mesi da questa comunica-
zione e auasi un anno dalla
data del licenziamento, non ho
ancora avuto alcuna comuni-
cazione circa la determinazione
della pensione e consequente
riscossione. Ora ciò che an-
cora aggrava di più la mia si-
tuazione è venuta a scadere
l'assistenza della Cassa Mutua
per i licenziamenti, che dove-
va venire sostituita dal libretto
di pensione; ed io e mia mo-
glie verremmo a trovarci, in
caso di deprecata malattia, sen-
za alcun aiuto!

Sono sicuro, carissimo An-
saldino, che non mancherai di
frapporre tutti i tuoi autore-
voli uffici al fine di farmi otte-
nere quanto mi spetta; e del
tutto ti ringrazio vivamente in
anticipo.

FRANCESCO TRAVERSO

Ci siamo rivolti all’I.N.P.S.,
la quale ci ha cortemente ri-
sposto che la Sua pratica è
ultimata e prossimamente ver-
rà inviata a Roma per la ste-
sura definitiva. Comunque pos-
siamo anticipurle che, con
ogni probabilità, entro il pros-
simo mese di novembre rice-
verà il libretto della pensione
e che l'ammontare sarà il se-
guente: dal 1-12-1957, lire
20.950 mensili; dal 1-1-1958, li-
re 25.630 mensili,

Naturalmente le verranno
liquidati tutti gli arretrati.

UNA NUOVA RUBRCA

“ PREVIDENZA SOGIALE "

La lettera del pensionato
Francesco Traverso ci indu-
ce ad inserire sul nostro pe-
riodico una nuova rubrica
che intitoleremo « Previ-
denza Sociale >».

Invitiamo pertanto tutti
gli ansaldini che hanno
chiarimenti da chiedere,
pratiche da svolgere o co-
munque dubbi di qualunque
natura inerenti alla Previ-
denza Sociale, a scriverci;
e cercheremo, come stiamo
facendo per le pensioni di
guerra, di adoperarci affin-





chè ogni ansaldino abbia
tutte le informazioni che |
desidera. |
POSTA IN ARRIVO

Caro Ansaldino,

come ringraziare tutti della
manifestazione fattami in oc-
casione della messa in acqua
del rimorchiatore «Cantarena»



di cui io ho avuto l'onore di

essere la madrina?

Questo mio grazie puoi dir-
lo solo tu attraverso le tue
pagine e giunga a tutti i com-
ponenti la grande famiglia an-
saldina, dal più grande al più
piccolo.

AI mio grazie aggiungo l’au-
gurio che tutti possano trova-
re nel lavoro la gioia e la sod-
disfazione che sono state per
me motivo della mia vita.

MINA DAGNINO

MEMENTO





Luigi PASTRO

anni, dipendente del
deceduto il 3-9-1958
e 1963,
figlio

Mecca.
Era sta-
Lascia la mo-



un

glie e

Giovanni DELLEPIANE
di 59 anni
di Sestri, deceduto
assunto nel



dipendente de) Cantiere
ì 10-9-1958, Era
stato 1925, Lascia |
fratelli

Ai famigliari le commosse con.

de < L'ansaldino >,

doglianze



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1) un aspirapolvere elettrico;

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La vignetta rappresenta quattro carte da gioco nei differenti semi; una di queste dal di-
seqnatore è stata erroneamente rovesciata rispetto alle altre. | nostri lettori dovranno
entro il 5 novembre p.

v. e sulle apposito

CONCORSI

schede
la carta rovesciata. Le soluzioni dovranno essere corre-
date dal nome, cognome, numero di cartellino e stabilimento di appartenenza del concor-
rente. Tra tutti coloro che avranno inviato l'esatta risposta, saranno sorteggiati i seguenti
2) un lenzuolo con federe ricamate;
gliato per sei persone; dal 4) all'8) una copia del volume, a ciascuno degli estratti, « Ma-
gia ligure » di Kazimiera Alberti; 9) e 10) un omaggio « Perugina »

in distribuzione presso i

3) un tova-







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