L'Ansaldino, n. 11, 1958
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 11, 1958
- Tipologia
- Periodico a stampa
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), la turbocisterna "Felce" scende in mare al Cantiere di Livorno
A p. 16 (quarta di copertina), il dritto di poppa della T/n "Leonardo Da Vinci" pronto per il montaggio
- La turbocisterna "Felce" scende in mare al Cantiere di Livorno, p. 1
- "Felce" e "Fucinatore" scendono in mare, p. 2
- Panorama aziendale, p. 4
- Civitavecchia mito e realtà, p. 6
- America d'oggi, p. 7
- Il cappotto, p. 8
- Vita di casa, p. 10
- Dopolavoro, p. 12
- Ansaldini del Muggiano a Montecatini, p. 13
- Dipendenti della "S.I.P." in visita al Meccanico, p. 14
- Ansaldini alla "Dalmine", p. 15
- Il dritto di poppa della T/n "Leonardo Da Vinci" pronto per il montaggio, p. 16 - Data testuale
- 1958 luglio 1-31
- Consistenza
- pp. 16
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/91
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
-
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-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
-
L'ANSALDINOVedi tutti i contenuti con questo valore
- Formato
- Rivista quindicinale a stampa
- contenuto
-
ansaldino
11 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL' ANSALDC
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va x iipcisrtraa “Felce” di 31, 500 t.p. pi. È
x scende in mare al CETO di Livorno,
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lPVansaldino
| QUINDICINALE
| DEI DIPENDENTI
|
| DELL' ANSALDO
|
*
| EDITO DALL'ANSALDO S.p.A.
*
Responsabile: Lorenzo Rebora
Redazione : Via Fieschi, ro-11
| Genova
si
sommario
2 “FELCE” e « FUCINATORE”
SCENDONO IN MARE
| 4 = PANORAMA AZIENDALE
| 6 = CIVITAVECCHIAMITO EREAL.
TÀ di Domenico Savelli
7 AMERICA D'OGGI di Pietro
Leonardi
8 IL CAPPOTTO di Nikolaj Gégol
10 VITA DI CASA
12 DOPOLAVORO
13 ANSALDINI DEL MUGGIANO
A MONTECATINI di Aldo Galli
14 DIPENDENTI DELLA “S.i.P."
IN VISITA AL MECCANICO -
CINESELEZIONE
15 ANSALDINI ALLA “DALMI.
NE - PENSIONI DI GUERRA
Corrispondenti di Stabilimento :
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spar-
taco Sardini, Giuseppe Rovegno »
CAN: Graziano Merlano - CMI:
(Voltri) Dina Pasquino; (Fegino)
Aurelio Maggiolo - FON: Michele
Montesoro -SAU: Giuseppe Sardi -
MUG:A)do Galli, Franco Guadagni»
ni - LIV: Dino Dazzi - COKE: Edi-
lio Orlandi - ROMA: Mario Fossati
Spedizione in abbonamento po»
stale gruppo II * Abbonamento
gratuito ai dipendenti e pensio-
nati * Stampato nella Tipografia
F.lli Pagano, Via Monticelli, 11 *
Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan»
franconi, 43 * Pubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954
“Felce” e “Fucinatore” scei
A Livorno
T re piccoli aeroplani da tu-
rismo, una splendida gior-
nata di sole e le note della
più celebre tra le canzoni na-
poletane hanno salutato, la
mattina del 15 giugno scorso,
il varo della turbocisterna
« Felce », scesa in mare dallo
scalo « Morosini » di Livorno.
* stato, questo varo, un
lieto ritorno, perchè proprio
sul « Morosini » venne impo-
stato il prototipo di questa fe-
lice serie di navi-cisterna; e
sullo scalo lasciato libero dal-
la « Felce » (il cui nome fu già
portato da un vecchio pirosca-
fo da carico della flotta Lau-
ro: quindi un ritorno anche
da questo « romantico » pun-
to di vista) verrà impostata
presto una gemella commessa
dalle Società di navigazione
facenti capo a'l’armatore ing.
Fassio, mentre altre unità si-
mili o sono in allestimento o
sullo scalo nei due altri Can-
tieri di Sestri e Muggiano.
La nave ha praticamente le
stesse caratteristiche delle pre-
cedenti petroliere, e cioè 200
metri di lunghezza fuori tut-
to, 26,20 di larghezza massima,
13,90 di altezza al ponte di co-
perta, 10,30 di immersione e
31.500 tonnellate di portata
lorda.
E’ stata costruita con il si-
stema a due paratie longitudi-
nali gemelle ed è del tipo ad
un ponte con copertini infe-
riori e con castello, tughe al
centro disposte in più ordini,
cassero poppiero e sovrastrut-
ture sullo stesso. L'apparato
motore verrà sistemato alla
estremità poppiera ed azionerà
una sola elica.
La prora della « Felce» è
slanciata, con bulbo nella par-
te inferiore e )Ja poppa è del
tipo ad incrociatore. Ci sarà
un alberetto a traliccio siste-
mato al centro della nave, con
sei colonne da carico e fumaio-
lo di forma appropriata.
Il ponte di coperta sarà sen-
za insellatura per tutta la lun-
ghezza della nave, mentre il
castello avrà una insellatura
piuttosto pronunciata.
La sistemazione degli allog-
gi sarà conforme ai piani ge-
nerali, e comprenderà in par-
ticolare tre appartamenti (uno
per l’armatore, uno per il co-
mandante e il terzo per il di-
rettore di macchina), dodici
cabine singole per gli ufficiali
ed il pilota, oltre a due cabine
doppie, dodici cabine singole
ed una dovpia per i sottuffi-
ciali, una cabina singola e
quindici a due letti per i co-
muni. Al centro della turbo-
cisterna troverà posto un sa-
lone, mentre a poppa vi sarà
la mensa e la saletta di sog-
giorno per gli ufficiali, come
pure le mense e le salette di
soggiorno per i sottufficiali ed
i comuni. Negli alloggi sono
pure compresi tutti gli altri lo-
cali complementari.
L'apparato motore, costrui-
to al nostro stabilimento Mec-
canico, potrà sviluppare una
potenza normale in navigazio-
ne di 14.500 cav. asse.
La « Felce », con il disloca-
mento corrispondente alla por-
tata lorda contrattuale di
31,500 tonn. metriche e con la
potenza normale di 14.500 ca-
valli asse, a circa 110 giri al
minuto primo, dovrà raggiun-
gere alle prove in mare, con
carena pulita e calma di ven-
to e di mare, la velocità di 16,3
nodi.
Dotata dei più moderni im-
pianti e servizi per la naviga-
zione, la nuova petroliera vie-
ne costruita sutto la speciale
sorvegiianza del « Registro
Italiano Navale » e dell’« Ame-
rican Bureau of Shipping »,
per il conseguimento della più
alta classe relativa a basti-
menti adibiti a trasporto di
prodott: petroliferi alla rinfu-
sa, con punto di infiammabilità
al disotto dei 65° C. in navi-
gazione di lungo corso,
Mancavano pochi minuti al-
le 10 quando il parroco della
Chiesa dei Santi Pietro e Pao-
lo, in rappresentanza e per de-
lega di S. E. l'Amministratore
Apostolico della Diocesi di Li-
vorno, impartiva la benedizio-
ne di rito alla « Felce ». Sul
palco d’onore abbiamo notato
il senatore Achille Lauro,
l'on. Raffaele Cafiero. il dott.
Gioacchino Lauro, l'avv. Paolo
Diamante, Amministratore del.
la « Nereide », la Società pa-
lermitana armatrice, e rappre-
sentanti di Società di naviga-
zione ed assicuratrici.
Tra le autorità civili e mi-
litari erano presenti: il capi-
tano di corvetta De Giulio,
della Commissione navale ve-
nezuelana; i comandanti del-
l'A. S. « Bondjol », capitano di
corvetta Wagimar, e dell'A. S.
*« Surapati », capitano di cor-
vetta Soeroinsong; il prof. Ze-
me in rappresentanza del Sin-
daco; il Prefetto dott. Bianchi
di Lavagna ed il Vice Prefetto
dott. De Marchi; il Vice Que-
store dott. Boccafurri; il Pre-
sidente dell’ Amministrazione
Provinciale prof. Torrigiani; il
comm. Tito Neri; il comandan-
te Capodanno; il generale
Montesoro; l'ammiraglio Paolo
Pesci; il contrammiraglio De
Moratti,
Per l’Ansaldo, facevano gli
onori di casa il Presidente
avv. Federico De Barbieri,
l'Amministratore Delegato ing.
Rosini, il Direttore Generale
a i s
più sd sio
ing. Lombardi, i Direttori Cen-
trali ingg. Casaccia, Cristofo-
ri e Rougier, il Direttore del
Cantiere « Orlando » ing. Mau-
ceri, con i Vice Direttori ing.
Grillo (all’ultimo suo giorno
di servizio in cantiere) e dott.
Cavaliere, gli ingg. Fanfani e
Priano, i dirigenti ingg. Piz-
zocaro, Preve e Ramaceciotti e
il già Direttore del Cantiere
ing. Rovetto.
Dopo la benedizione, l’ing.
Mauceri ha rivolto alla madri.
na — la gentile signora Maria
Castellano Cafiero, consorte
dell'onorevole Raffaele Cafie-
ro, il rituale invito: « Tagli! »;
ed in pochissimi secondi, quasi
scorrendo su di un soffice man-
to di velluto, la « Felce » rag-
giungeva il mare.
L’urlo delle sirene e lo sero-
scio fragoroso delle catene di
frenaggio venivano a questo
punto superati dalle note fe-
stosissime e sorprendentemente
vive di « 'O sole mio », mentre
sull’estrema prua della nave
spiccava la candida tuta di
Angeio Schiano, il nostromo
dei livornesi. Ci ribadirà poco
dopo il senatore Lauro, pun-
tualizzando e confermando ad
un tempo l’« avanzamento dei
lavori » delle dieci unità da
trasporto da lui commesse ai
lono in mare
*
fa
è
cantieri nazionali, che il varo
di queste navi continua a si-
gnificare — ogni volta un
atto di fede nelle sorti dell’ar-
mamento nazionale, nel quale
egli ripone — proprio oggi, in
un momento particolarmente
difficile — tutta la sua esper-
tissima fiducia.
Emiddio Loscalzo
A Muggiano
U
‘altra bella unità è venuta
d arricchire, domenica
E o, la flotta me
itali . Alle is
motonave Fucinatore
19.200 tonnellate di portata
lorda, costruita per conto della
Società « Ilva» di Genova, è
scesa in mare dallo scalo n, 6,
madrina la gentile signorina
Maria Luisa Rossi, figlia del
Presidente della « Finsider »
La nuova motonave è la terza
costruita dal Cantiere Ansaldo
di Muggiano per conto del-
l'« Ilva » (infatti le due prece-
denti « Acciaiere > e « Lami-
natore » riflettono anche nel
nome il carattere della Società
committente).
La motonave « Fucinatore »,
che ha una maggiore portata
delle precedenti, si differenzia
anche per talune caratteristi-
che strutturali Ha infatti il
doppio fondo rialzato ai lati
in modo da costituire gli sci-
voli per l’autostivaggio del ca-
rico e le tubolature saranno
sistemate al centro nave entro
un apposito tunnel. Anche la
velocità di esercizio a mezzo
carico sarà superiore a quella
dell’. Acciaiere » e del « Lami-
natore », perchè potrà rag-
giungere 15,2 nodi anzichè 14,
La nuova unità ha le
guenti caratteristiche:
se-
lun-
MUNIFICO GESTO
DELLA SOCIETÀ «ILVA”
In occasione del varo del-
la motonave « Fucinatore »
il Presidente dell'«Ilva» ing.
Campanella ha consegnato
alla nostra Società la som-
ma di lire 500.000 perchè
fosse destinata ad opere di
assistenza sociale. La som-
ma è stata così suddivisa:
lire 350.000 al Cantiere di
Muggiano; lire 125.000 allo
stabilimento Meccanico; li-
re 25.000 alla Fonderia.
Rivolgiamo all’ «Ilva», an-
che a nome delle maestran-
ze interessate, il più vivo
ringraziamento,
eo P____
ghezza m. 174; larghezza mas-
sima m. 20,90; altezza m. 13,20;
immersione m. 9,25; portata
lorda tonn. 19.200. Ha un mo-
tore principale del tipo Diesel
della potenza di 7.000 cav.
se che le imprime la velocità
di nodi 15,20. E' inoltre dota-
ta di due calderine ausiliari
una tipo Ansaldo - Clarkson
he funziona a gas di scarico e
l'altra dello stesso tipo a nafta
A sinistra in
Maria Luisa,
Fucinatore >
basso: il Presidente delia « Finsider » avv. Ernesto Rossi con la figlia
madrina della motonave « Fucinatore ». - Sotto il titolo: la motonave
scende in mare dallo scalo n. 6 del Muggiano. - Sopra: un suggestivo
Le operazioni del varo, di- scorcio della turbocisterna « Felce » sulio scalo « Merosini » del Cantiere di Livorno.
rette dagli ingg. Marras e Sau- - Sotto: il Direttore del Canticre di Livorno ingegner Mauceri tra la ma-
da, si sono svolte in perfetto drina della « Felce », signora Maria Castellano Cafiero, e il senatore Achille Lauro.
orario, In precedenza il par-
roco di Muggiano, don Oli-
vieri, aveva celebrato la Mes-
sa e il Vescovo mons. Stella
aveva benedetto lo scafo
Alla cerimonia erano pre-
se oltre tutte le autorità
spezzine, il Presidente della
Finsider » avv. Ernesto Ros-
$i; 1 Pi
idente dell’Ansaldo
Federico De
Direttore Generale Lom-
bardi, il Direttore Centrale
ing. Cristofori, ai quali il Di-
rettore del Cantiere ing. Pa-
lenzona, l'ing. Grillo, Vice Di-
rettore e l’ing. Gradoli, ave-
vano fatto gli onori di casa.
AVV
Barbieri, il
ing.
Erano inoltre presenti, quali
ospiti graditissimi, dirigenti e
personale dell’. Ilva » venuti
da Genova con un treno spe-
ciale. Essi, al termine della
cerimonia, venivano accompa-
gnati per una breve visita al-
lo stabilimento dal sig. Pica-
rone, Capo dell'Ufficio Perso-
nale e dal sig. Bancalari, Ca-
po del servizio vigilanza.
Franco Guadagnini
LANIIERE
sane nn
ii LI
Pri 1 AA
1 lavori per la costruzione della turbonave passeggeri « Leonardo
da Vinci » proseguono a pieno ritmo al Cantiere di Sestri. Recen-
temente è stato montato il dritto di poppa. ll pezzo, di acciaio,
è stato fuso alle « Acciaierie Lombarde Falk» di Sesto San
Giovanni, è alto 8 metri, largo 3,56 e pesa 28 tonnellate
Montaggio del dritto di poppa di una motonave da 10.670 t.d.w.
(costr. 1545) dell'armatore Ernesto Fassio. Il pezzo, fuso in
acciaio dalla « Motomeccanica » di Milano, pesa 30 tonnellate
4
Nuovo inquadramento del personale dirigente
n
dei nostri tre Cantieri navali
A far data dal lo luglio il
personale preposto alle funzio-
ni direttive dei nostri cantieri
navali è stato così inquadrato
dalla Direzione Generale:
CANTIERE DI SESTRI, Di-
rettore: ing. Gianandrea Boe-
ro. - Vice Direttore per VUffi-
cio studi: ing. Dario Anfosso,
coadiuvato dal Dirigente ing.
Rinaldo Durante e dall’ing.
Antonio Predieri, - Vice Diret-
tore per il Coordinamento e il
Controllo della produzione:
ing. Vincenzo Pazzano, coadiu-
vato dal Dirigente ing. Ottavio
Piazzai (Ufficio produzione). -
Vice Direttore per l’Esercizio:
ing. Renzo Avanzini, coadiu-
vato dal Dirigente ing. Raffae-
le Bottino (Gruppo scafo). -
Vice: Direttore per l’Ammini.
strazione: rag. Carlo Traversa.
- Dirigente del personale: dott.
Daniele Schiavo Lena.
CANTIERE DI MUGGIANO.
Direttore: ing. Bruno Palen-
zona. - Vice Direttore per VUf-
ficio studi: ing. Remo Gradoli,
coadiuvato dall'ing. Tito De
Nicola. - Vice Direttore per
l’Esercizio: ing. Giancarlo Gril-
SEDE
Turboalternatori
per la “Cockerill,,
Il cantiere navale « Cocke-
rill » di Hoboken (Belgio), con-
fermando ancora una volta la
fiducia posta nell'Ansaldo ha,
in questi giorni, commessa la
fornitura di tre gruppi turbo-
alternatori, ognuno da 1250
kW., destinati ad una grossa
nave passeggeri che deve co-
struire per l'armamento porto-
ghese.
Questa fornitura, come già
le precedenti, è stata a noi as-
segnata in concorrenza con le
migliori case europee specia-
lizzate nel ramo.
Terminate le conferenze
per le scuole E.N.E.M.
Durante l’anno scolastico
1957-1958 è stato svolto, come
per gli anni scorsi, un ciclo
di conferenze presso le Scuole
dipendenti dall’. Ente Nazio-
nale Educazione Marinara »
per illustrare agli allievi mo-
toristi la nostra produzione di
motori Diesel ed aggiornarli
circa i più recenti sviluppi
della tecnica in questo campo,
Le conferenze, tenute dal-
l'ing. Gabbia e dal sig. Colom-
bara dello stabilimento Mec-
canico sono state effettuate
presso le scuole « E.N.E.M. »
di Santa Margherita Ligure,
Gaeta, Siracusa, Pescara, Ca-
gliari, Porto Torres.
Questi collegamenti diretti
tra industria e scuola si sono
dimostrati ancora una volta
positivi sotto ogni aspetto, e
saranno pertanto continuati ed
intensificati nei prossimi anni
scolastici.
lo, coadiuvato dai dirigenti
ingg. Gianfranco Capello (Uffi-
cio produzione) e Renato Mar-
ras (Gruppo scafo) e com.te
Alberto Beretta (Armamento).
veri. - Vice Direttore per VUf.
ficio studi: ing. Vittorio Fan-
iani, coadiuvato dal Dirigente
ing. Mario Ramacciotti. - Eser-
cizio: Dirigenti ingg. Leonardo
- Amministrazione: dott. Ar- Priano (Capo esercizio), Enri-
mando Migone, temporanea- co Pizzocaro (Ufficio produzio-
mente assistito dal consulente mne), G. B. Preve (Gruppo al-
sig. Carlo Da Massa. iestimento). - Vice Direttore
CANTIERE DI LIVORNO. ver l'Amministrazione: dott.
Direttore: Ascenso Mau- Antimo Cavaliere.
A) Cantiere di Muggiano, in occasione del trasferimento del Vi-
ce Direttore d'Esercizio ing. Renzo Avanzini al nostro massimo
Stabilimento navale, si è avuta il 21 giugno una simpatica
cerimonia. Nel salone dei modelli, alla presenza di tutti i diri-
genti e dei rappresentanti delle maestranze. il Direttore ing.
Bruno Palenzona ha rivolto a nome di tutti un augurale saluto
all’ing. Avanzini e gli ha offerto un simbolico dono. L'ing.
Avanzini ha ringraziato i presenti con commosse parole di sim-
patia per l’attestazione di affetto ed ha assicurato che gli anni
trascorsi al Muggiano saranno per lui tra i ricordi più belli.
Nella stessa occasione l’ing. Palenzona ha presentato il nuovo
V. Direttore d'Esercizio, ing. Giancarlo Grillo, proveniente dal
Cantiere di Livorno, dove ha svolto con grande abilità le stesse
mansioni per lungo tempo, meritando l'apprezzamento di tutti.
C. M. I
Rimodernati gli spogliatoi degli operai
Gli spogliatoi degli operai sono stati recentemente riordinati e
rimodernati. Gli armadietti sono stati riparati o sostituiti, gli
impianti igienici resi più razionali e i locali e mobili riverniciati
CASSETTA DELLE IDEE
Le PROPOSTE della 1° QUINDICINA di GIUGNO
Durante la prima quindicina del mese di giugno
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 129 proposte, di cui 27 sono state premiate. Ecco
il dettaglio:
FONDERIA. Proposte esaminate 8, di cui 2 premiate.
CANTIERE DI SESTRI Proposte esaminate 15, di
cui 8 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 106, di
premiate.
cui 17
L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-
re 60.500.
MECCANICO
Il 31 maggio è stato esegui-
to il collaudo al freno del mo-
tore Ansaldo - Fiat tipo 757 S
(matr. 757006) destinato alla
costruzione 1548 di Muggiano {|
(motonave da 19.200 t.d.w.)
per la Società « Sidermar » di
Genova.
Le caratteristiche del moto- È
re sono: potenza normale con-
tinuativa 7000 C.V. a 125 gi-
ri/1'’, due tempi, semplice ef-
fetto, 7 cilindri motori di 750
mm, di diametro e 1320 mm.
di corsa, iniezione meccanica
LIVORNO,
Il cacciatorpediniere leggero “ Untune Surapati ..
bb o
consegnato alla Marina Militare Indonesiana
La firma dei verbali di consegna del cacciatorpediniere leggero
«Untung Surapati» al Cantiere di Livorno, da parte dei rap-
presentanti della Marina Militare Indonesiana e dell'Ansaldo
L'equipaggio dell’« Untung Surapati» al completo, schierato
sulla nave dopo la consegna alla Marina Militare Indonesiana
Nel pomeriggio del 21 giu-
gno, al nostro Cantiere di Li-
vorno, ha avuto luogo la ceri-
monia della consegna alla
Marina Militare Indonesiana
del cacciatorpediniere leggero
« Untung Surapati» di 1,350
tonn., ultima di ‘una serie di
quattro unità che, come è noto,
furono commesse all’Ansaldo.
Erano presenti autorità mili-
tari indonesiane e italiane.
Ha preso per primo la paro-
la il Direttore del Cantiere li-
vornese ing. Ascenso Mauceri,
che ha messo in rilievo il fat-
to che queste quattro unità so-
nuo le prime della futura ma-
rina indonesiana, e ciò riempie
di giustificato orgoglio le no-
stre maestranze. L'ing. Mauce-
ri ha concluso esprimendo il
suo apprezzamento per il per-
fetto lavoro degli operai e dei
tecnici e augurando le miglio-
ri fortune al governo indone-
siano, al comandante del « Su-
rapati » e alla nave stessa.
Si è sentito quindi uno
squillo di tromba e la bandiera
italiana è scesa dal pennone
di poppa, per essere sostituita
da quella dell’Indonesia.
Ha quindi parlato il Capo
della missione indonesiana col.
Martadinata, che ha letto l’atto
Gi consegna e ha offerto il co-
mando della nave al capitano
di corvetta Soeroinsong. Le
sue parole, velate da una pro-
fonda commozione, hanno e-
spresso tutta l'ammirazione dei
marinai indonesiani per il no-
stro Paese e la nostra indu-
stria, il ringraziamento per la
indimenticabile, signorile e af-
fettuosa ospitalità, il plauso
per la perfezione delle navi.
La significativa cerimonia è
stata conclusa con un breve
discorso dell’Ambasciatore di
Indonesia a Roma, S. E. Abu
Hanifah, che ha formulato un
ringraziamento verso le auto-
rità e i tecnici italiani per la
loro collaborazione.
Prove di un motore Ansaldo-Fiat 75
del combustibile, senso di ro-
tazione orario. Il motore è so-
vralimentato mediante turbo-
soffianti a gas di scarico colle-
gate in serie con le pompe al-
ternative per l’aria di lavag-
gio, ha manovellismo del ti-
po con testa a croce ed è mu-
nito di pareti di separazione
tra cilindri e camera della ma-
novella,
Il collaudo è durato com-
plessivamente otto ore e mez-
za così ripartite: 3 ore a 7000
C.V, e 125 giri 1 ora a 7700
C.V. e 130 gir "i 45° a 5250
—
7 Sda 7000 C. V.
e 114
128
45’ a
45' a
7000
7700
5250
giri/1';
giri/1’;
e 133 giri/1’; 45' a
.V. e 117 giri/1’. Inoltre so-
no state eseguite prove di av-
viamento ed inversione di mar-
cia, prova del regolatore e di
marcia lenta.
Erano presenti per il com-
mittente l’ing. Baffico e il sig.
Sonchioni, per il « R.I.Na.» il
cav. Innocenti, per il « Lloyd's
Register » l’ing. Giunti, per
l'« American Bureau» l'ing.
Salvatico e per il Cantiere di
Muggiano il sig. Perazzo
nano
SS
(1°)
Prove di una turbina di alta pressione
per una turbocisterna da 31.500 t.d.w.
Il 22 maggio, alla presenza
dei rappresentanti della So-
cietà armatrice e dei tecnici
dei registri navali « R.I.Na. »
e « American Bureau », si so-
no svolte le prove ufficiali al
banco della turbina di alta
pressione per il gruppo motore
principale di una turbocister-
na da 31.500 t.d.w. (costruzio-
ne 1536) in costruzione presso
il nostro Cantiere di Muggiano
per conto della Società « Mes-
sana » di Messina.
Detta turbina dovrà, insie-
me ad una di bassa pressione,
muovere un riduttore ad in-
granaggi del tipo a doppia ri-
duzione e sviluppante una po-
tenza di 14.500 C.V. in norma-
le navigazione a 110 giri/1’.
Le prove, durate quattro
ore circa, hanno dimostrato
l'ottimo funzionamento della
macchina sia alle andature
normale e massima che alla
sopravelocità di emergenza.
Civitavecchia
& LU
mito e realta
“ Vecchia
Ansaldo ”
I dati ufficiali hanno indicato
per il 1955 un consumo na-
zionale di 38 miliardi di kWh
con un aumento di 3,4 miliardi
rispetto all'anno precedente.
La produzione energetica
del 1955 era ripartita nelle se-
guenti quote:
— 30,5 miliardi di kWh pro-
duzione idroelettrica;
— 5,6 miliardi di kWh pro-
duzione termoelettrica;
— 1,9 miliardi di kWh pro-
duzione geotermica (soffioni
di Larderello).
La produzione termoelettri-
ca nel 1956 raggiunse i 7,3
miliardi di kWh e si avanzano
già le previsioni per il 1962 a
14 miliardi.
La corsa alla produzione
termoelettrica in Italia trova
origine dalle limitate riserve
idriche energeticamente sfrut-
tabili con convenienza econo-
mica dell’interdipendenza fra
riserve idriche e fattori atmo-
sferici che teoricamente con-
durrebbero a diagrammi di
produzione non collimanti con
i diagrammi di consumo. Inol-
tre la corsa alla produzione
termoelettrica ha motivi an-
che nella corsa al migliora-
mento del rendimento termico
6
che è anch'essa in rapida asce-
sa. Il consumo specifico medio
degli anni 1947/49 pari a 4100
cal/kWh è sceso nel 1955 a
3000 cal/kWh ed ora si fan-
no previsioni per un consumo
medio nel 1960 di 2600-2500
cal/kWh.
La «Vecchia Ansaldo» (per-
fino i più giovani ansaldini so-
no orgogliosi di questo attri-
buto vezzeggiativo) sempre
chiamata a sopperire a tutte
le punte produttive nei più
svariati settori industriali del
Paese, non poteva mancare.
Ben note sono le sue centrali
termoelettriche create in que-
sti ultimi anni a Catania, Pa-
lermo, Larderello, Cornigliano,
Chivasso e fra le altre, ancora,
la centrale di Civitavecchia
della « Società Termoelettrica
Tirrena ».
Una delle tante. Una delle
tante centrali termoelettriche
che trasformandosi in un or-
ganismo produttivo di mag-
giori dimensioni sarà chiamata
a coprire un maggior fabbiso-
gno di energia elettrica. Sfrut-
tando una invidiabile posizio-
ne geografica a facili attrac-
chi per l'alimentazione dei
combustibili solidi e liquidi, li
trasformerà in elettroni viag-
gianti a velocità iperboliche
nei conduttori: ma dimenti-
chiamo il tecnicismo e le pa-
role che giungono ostiche al-
l’uomo della strada e limitia-
moci a dire che li trasformerà
in quel tipo di energia che
ancora oggi, all’inizio dell’era
ctomica, caratterizza la no-
stra civiltà.
Il visitatore a Civitavecchia
sì avanza sicuro all’esterno
rerso la nuova ala della cen-
trale S.T.T. e forse meravi-
gliato solo degli ammassi di
carbone giacenti nel parco. La
noria in movimento infiamma
la fantasia di molti: uno stra-
no tipo di braccio o di bocca
di un fantomatico robot che
una volta tanto non fu costrui-
to a somiglianze umane,
Poi il visitatore entra imba-
razzato, sì, imbarazzato dentro
il suo bel vestito con la bella
riga ai pantaloni, nel vedere
intorno i tecnici e le maestran-
ze dell’Ansaldo, in tuta sporca
ed elmetto, anch’essi imbaraz-
zati del suo imbarazzo. Ma è
cosa di breve durata: già Vim-
barazzo non esiste più allo
scambio dei primi convenevo-
li, garbati, ma non uditi quelli
del visitatore, urlati e quindi
uditi quelli degli uomini in
tuta. Tutta colpa di quel be-
nedetto compressore lì dietro!
Il visitatore ha vinto la pri-
ma esitazione ed è lì adesso
nel centro di quella che per
lui è forse una enorme trap-
pola e che a qualcuno sembra
la « Caldaia ». E, buffissimo, il
visitatore a cui qualcuno ha
già sbattuto sulla testa un el-
metto in poliestere, che mal si
lega col resto del vestito, è già
con il naso in sù mentre lo
sguardo corre veloce lungo i
tubi verso l'alto, solo interrot-
to dalle facce rivolte in giù a
« vedere chi è arrivato ».
La « Caldaia » è di fronte a
lui: tubi, tubi, e tubi, e lassù
a 40 metri d’altezza c'è ormai
la gigantesca testa cilindrica
di quasi 100 tonn. che è il col-
lettore del vapore. Tra i tubi
e i ferri a doppio T,L,U,C —
un vero alfabeto intelleggibile
solo a chi è tecnico — un bru-
licare di uomini, un balenare
di fiamme ossidriche, che gio-
cano con la luce naturale ed
artificiale ad un gioco di om-
bre guizzanti che trasforma il
colore del viso del visitatore
dal bruno scuro al violetto.
Era con noi, il visitatore, an-
cora una volta imbarazzato: si
sentiva piccolo, come ognuno
di noi la prima volta, vicino a
quella deità di ferro che abili
mani accarezzavano con carez-
ze ora dolci, ora violente dan-
dole ogni minuto di più, una
forma nuova ed una maggiore
dimensione.
L'argano ruggìi violento: lo
capimmo dal balzo del visita-
tore che comunicò a noi il suo
improvviso timore; ormai i
nostri timpani sono troppo abi-
iuati a simili rumori. Il tubo
imbragato sì sollevò pigro da
terra per raggiungere il posto
assegnatogli dal progettista.
Ogni giorno di più la « cal-
daia » cambia aspetto ed oggi
è quasi diventata la caldaia
senza virgolette.
Il gigante
domato
on era certamente l’ener-
gia di una potente centra-
le elettrica quella che forniva
la luce agli artigiani che lavo-
ravano di scalpello gli zoccoli
dei sarcofaghi etruschi, nella
oscurità delle misteriose tombe
di cui è cosparsa tutta la
campagna che circonda Civita-
vecchia.
Era anzi un lume fioco, in-
certo, odoroso di sego e di
olio abbruciato, fumoso e ad-
dolcito da qualche profumo di
incenso, che rendeva quell’at-
mosfera simile a quella che
oggi si può ritrovare nelle
vecchie chiese, la sera, quando
tutto avvolge la penombra.
E dovevano certo aguzzare
la vista e cercare le posizioni
migliori, gli artefici della Lu-
cumonia di Chiusi, per otte.
nere quei giochi d’ombra e
quei mirabili effetti di luce
che oggi ancora ci stupiscono.
E pure questi artefici, emi-
grati dalle luminose scuole
greche o saturi di influenze
orientali ed ellenistiche, ripor-
A sinistra in alto: la parte inferiore della camera di combustio
Sotto: la parete d'altare della caldaia con le serpentine del su
l'alto: i! corpo cilindrico sollevato all'altezza di 9 metri;
il cor
l'ansaldino
fuorisacco
fi
anno W - n.
NOTE DI VIAGGIO DI
UN ANSALDINO
America d'oggi
L'operaio del Canttere di Se-
stri Pietro Leonardi, che «da
qualche mese sta visitando gli
Statl Uniti con un gruppo di
sindacalisti italiani, ci ha in-
viato un articolo che rite
niamo di vivo interesse —
compagnandolo con seguente
lettera, indirizzata nostro
corrispondente di STA:
« Gentil,mo. signor Merlano,
da tempo pensavo di sceriver-
le, ma dato che nel mio primo
periodo di permanenza in USA
non ho svolto un programma di
interesse generale, non sapevo
un ser:
e non potevo preparare
er <L'ansaldino >», cl
sse qualcosa di par-
è, riguardante gli Stati
Uniti. Adesso sono quasi tra-
scorsi cinque mesi dal mio ar-
rivo in terra d'America, e dopo
aver visitato parecchie fabbri.
che, e assimilato abbastanza no-
zioni interessanti, penso sia
giunto il momento di far sape-
re, attraverso le colonne del
nostro giornale di fabbrica, a
tutti gli amici lavoratori «del
complesso Ansaldo, e a quelli
del Cantiere di Genova-Sestri in
particolare, l}e impr ioni di
un lavoratore ansaldino su ciò
che riguarda la vita sociale, con
i suoi problemi, dei lavoratori
americani.
Colgo altresì l'occasione per
inviare a tutti 1 lavoratori del
Cantiere un caro saluto ed un
ideale abbraccio.
Aggiungo con mio gran pia-
cere, e penso anche per il loro,
che ovunque sla stato, durante
la mia permanenza in America,
fl nome del nostro Cantiere ha
suscitato ammirazione, perchè
la parola « Ansaldo >» viene sem.
pre accomunata ai nomi delle
navi che sono state create dal
genio dei nostri tecnici, e mate.
rializzati dall’abilità dei nostri
lavoratori.
Per molti americani, il ricor-
do più bello in tutta la loro
vita rimarrà certamente legato
ai giorni passati a bordo di una
delle, nostre navi,
E per me, facente parte della
grande famiglia ansaldina, tutto
ciò ha un valore morale che
premia l'operosità, l'abilità e
l'ingegno delle nostre maestran-
ze, confermando una volta di
più che in tutte le parti del
mondo il genio dei lavoratori
italiani è considerato sempre
vivo e fecondo >,
Ed ecco ora l'articolo, che
tocca — In modo tutt'altro che
superficiale — problemi e aspet-
ti attualissimi della vita del la-
voratori americani,
%
Washington, giugno.
Prertando degli Stati Uniti
in questo momento, è d’ob-
bligo accennare alla situazione
che attualmente tiene desta la
mente di moltissima gente.
L'argomento in questione è
quello della recessione e della
disoccupazione,
Nel 1956, la disoccupazione
in U.S.A. era ad un limite ri-
tenuto normale, cioè vi erano
2.550.000 disoccupati. Questa
cifra è considerata normale
perchè, su di un totale di 58
milioni di lavoratori, essa ha
un valore negativo relativo;
quasi sempre. infatti, è data
da lavoratori che cambiano la-
voro, in attesa temporanea di
lavoro, o da lavoratori stagio-
nali.
Nel 1957 l'indice di disoccu-
pazione cominciò a salire, pòr-
tando il numero dei senza la-
voro a più di 3 milioni. Poi si
è avuto un continuo crescen-
do, e al momento uttuale il
numero dei disoccupati ha su-
perato i 5 milioni; non solo,
ma si prevede che a fine d’an-
no, o nel giro di altri dodici
mesi, si debba arrivare alla
grossa cifra tdi 6 milioni di di-
soccupati.
A giudizio degli economisti,
questa cifra dovrebbe segnare
il vertice massimo di questa
crisi,
L'economia americana è ab-
bastanza forte per fronteggia-
re un aggravarsi della situa-
zione? Questo è il quesito che
si pongono tutti, l’uomo della
strada, l’industriale, gli eco-
nomisti, gli uomini di governo,
ed anche gli altri Stati demo-
cratici del mondo, perchè la
economia dei paesi liberi del
mondo è strettamente legata
alla economia U.S.A. E questo,
è doveroso riconoscerlo, per i
famosi programmi di aiuti al-
l'estero che il governo U.S.A.
sparge a piene mani.
Quasi tutti, economisti e non
economisti, sono concordi nel
predire che questa crisi può,
e sarà fronteggiata dalla po-
tenza economica U.S.A.
Con: quali mezzi? Innanzi-
tutto con spese e lavori pub-
blici da parte del governo fe-
derale, costruendo scuole,
ospedali, strade, e con spese
militari; il che dovrebbe dare
lavoro e guadagno ad una buo-
na parte di disoccupati.
Un'altra soluzione che può
essere determinante per l’ar-
resto della recessione, sarebbe
la riduzione delle imposte. Ta-
le riduzione dovrebbe essere
attuata progressivamente, per
non creare grossi scompensi
tra i vari strati della popola-
zione. Così facendo si aumen- +
il potere d’acquisto {
terebbe
della popolazione.
Infine bisognerebbe sprona-
re l’iniziativa privata a far sì
che anche le grosse Compagnie
partecipino a questo sforzo
economico con investimenti.
Per quel che riguarda le
forme di assistenza in favore
dei disoccupati, bisogna rico-
noscere che durante quest’ul-
timo decennio, gli americani
sono arrivati al punto di assi-
curare al disoccupato per un
lungo periodo un congruo sus-
sidio, che gli permette di af-
frontare con una certa tran-
quillità l’incerto futuro, e tro-
vare nel frattempo una qual-
siasi fonte di guadagno.
Un disegno di legge ha re-
centemente prolungato il pe-
riodo di sussidio di disoccupa-
zione da 26 a 39 settimane. E
durante questo periodo i di-
soccupati percepiscono circa il
50% della normale paga.
Assicurazioni per invalidità
e vecchiaia, e tante altre for-
me di assistenza, sono altret-
tanti pilastri che servono a
non peggiorare vieppiù la si-
tuazione.
Questi sussidi e queste for-
me di assistenza è doveroso
considerarli come particolari
successi delle organizzazioni
sindacali,
Non bisogna lasciarsi pren-
dere da un ottimismo che può
essere pericoloso, però ancora
una volta .credo che sì possa
guardare al futuro con una
certa tranquillità.
Questo succintamente per
quel che riguarda l’attuale re-
cessione economica.
Adesso sarà altrettanto inte-
ressante far conoscere, anche
brevemente, ai nostri lavorato-
ri le condizioni di vita e di
guadagno dei lavoratori U.S.A.:
e qui lasceremo la parola alle
cifre.
Innanzitutto è stato fissato
dal governo federale un mini-
mo di paga per qualsiasi lavo-
ratore che abbia superato i 18
anni. Questo limite, che è di
un dollaro l’ora, vale anche
per le donne; perciò, sia un
iavoratore non specializzato
che un giovane apprendista,
che vengono assunti, devono
essere pagati con un minimo
di 8 dollari, per otto ore la-
tvorative al giorno,
Il guadagno di un operaio
specializzato di qualsiasi ramo
industriale metallurgico,
edile, tessile, chimico, ecc. —
varia dai due dollari ai due
dollari e trenta l’ora. Un ope-
raio non qualificato può gua-
dagnare da un dollaro e tren-
ta sino a quasi due dollari
l'ora, e poi via via i guadagni
possono avere piccole differen-
ze, da fabbrica a fabbrica e da
lavoro a lavoro.
In America la retribuzione
del lavoro ad incentivo, od a
cottimo, è molto in uso, e ciò
Pietro Leonardi (4.0 da sinistra in
per la standardizzazione dei
tipi di lavoro e per un accura-
tissimo studio dei tempi di la-
voro.
Dicevo standardizzazione,
perchè si è arrivati al punto
di dare ad ogni operaio un la-
voro standard, non legato ne-
cessariamente ad un lavoro di
gruppo. Questo anche quando
il tipo di lavoro lo richiede-
rebbe; ad esempio, la fonde-
ria.
La standardizzazione delle
mansioni ha portato l’autocon-
vinzione, nei lavoratori, di fi-
dare nelle proprie possibilità
di produzione, per diminuire o
aumentare il proprio guada-
gno.
Adesso riporterò uno spec-
chietto che ci fa sapere la di-
visione dei diversi redditi
annuali famigliari esistenti ne-
gli Stati Uniti; e dopo vedremo
un reddito medio annuo di
5.900 dollari.
Reddito annuo: 5.900 dollari
(4 persone):
doll.
Mangiare, bere e fumare 1.500
Abbigliamento e scarpe 500
Fitto 600
Spese casa e arredamento. 650
Cure mediche 270
Affari personali 350
Trasporti e automobile 620
Ricreazione 250
Educazione 60
Beneficenza 40
Altre voci 40
TASSE (che incidono
fortemente) 690
dollari 5.570
Risparmi dollari 330
Totale dollari 5.900
Queste cifre significano, a
mio modesto parere, che i la-
voratori U.S.A. guadagnano,
ma che più ancora spendono;
spendono, traendo dal loro la-
voro tutte le comodità e gli
agi che altri lavoratori con lo
stesso lavoro, in qualsiasi al-
tra parte del mondo, non
possono permettersi. Basta
guardare lo specchietto prece-
dente per accorgersi che il de-
naro viene profuso largamen-
te, senza restrizioni, con l’ag-
PERCENTUALE DI FAMIGLIE
come una famiglia media
spende un reddito medio.
REDDITO ANNUO
Da 8.500 dollari in su
» 8.500 » a 6.500
» 6.500 » » 5.380
» 5.380 » » 4.640
» 4.640 » » 3.690
» 3.690 » » 3.240
» 3.240 » » 2.470
» 2.470 » » 1.650
» 1.650 » » 900
» 900 » ingiù
29%
16%
13%
11%
9%
8%
6%
4%
3%
1%
I redditi sopra elencati sono
al lordo delle tasse.
Ed ora un altro specchietto
interessante: come una fami-
glia composta da quattro per-
sone (genitori, 2 figli) spende
l.a fila) con altri sindacalisti italiani
giunta che, alla fine dell’anno,
il capo famiglia viene a tro-
varsi con un risparmio che si
aggira sul 7% del proprio red-
(continua a pag. 10)
Pietro Leonardi
in una Fonderia in Pennsylvania
Usciamo per un momento dai confini della. Francia (vi ritorneremo in
seguito, poichè siamo ben lungi dall'aver esaurito la serie dei grandi
narratori dell'Ottocento francese) per compiere una rapida incursione
nel mondo della letteratura russa: un mondo non meno splendente,
non meno ricco d'autentiei capolavori e d'immortali figure. E comin-
ciamo con colui che venne definito «il creatore del romanzo russo »
e che i manuali di storia letteraria designano come i più cospicuo
rappresentante della transizione dal romanticismo al realismo: Nikolaj
Vassiliéviteh Gogol.
Nato in Ucraina nel 1809, Gégol andò giovanissimo a Pietroburgo (l'at-
tuale Leningrado, allora capitale dell'Impero) ed entrò nella carriera
burocratica; il che gli permise di conoscere a fondo l'ambiente degli
uffici ministeriali — quell'ambiente chiuso, corrotto, popolato di mise-
revoli figure di « travet >» senza intelligenza e senza speranza, che doveva
in seguito ispirargli alcune delle sue opere migliori. Abbandonata co-
desta carriera, Gégol si adattò a fare il precettore nelle famiglie aristo-
cratiche di Pietroburgo; alcune relazioni altolocate gli procurarono una
cattedra.di storia all'Università; l'amicizia di Pus-
kin lo spronò a tentare la via dell’arte, Nel bien-
nio 1831-32 pubblicò una serie di racconti, rac-
colti pol sotto il titolo «e Le veglie alla fattoria
presso Dikanka », Una seconda raccolta (« Mir
gorod ») pubblicata neì 1835 comprendeva anche
quel lungo e bellissimo racconto dal titolo « Taras
Bul'ba > che molto contribul a diffondere in pa-
tria e all'estero la fama dell'autore, Vennero poi
«I racconti di Pietroburgo > (da cui è tratto « Il
cenppotto », che è tra le sue opere di più limpida
e profonda bellezza) e «1 Revisore», una com-
media ch'è tutta una feroce satira contro le
classi. dominanti nella Russia zarista. DI salute
cagionevole, Gégol compì vari viaggi all’estero,
soggiornando, tra l’altro, tre anni a Roma; nel
frattempo andava componendo «€ Le anime mor-
te», un romanzo-poema imperniato sulla triste
vita dei contadini’ russi. Ma fl male che lo ro-
deva, inasprendosi, finì con l'influire fortemente
anche sullo spirito dello scrittore. La tendenza al misticismo religioso,
ereditata dalla madre, diventò” per lu! ossessiva, distolse il suo spirito
dall'arte, tormentò 1 suoi. ultimi anni, Nel 1852, a soli quarantatrò
anni, Gégol morì a Mosca,
Nella sua prosa, l'elemento fantastico e quello realistico si fondono in
modo singolare, rendendo inconfondibile lo stile gogoliano, Non c'è
pagina dei suoi racconti che non sia ricca d'umanità e intensamentè
sofferta,
SI è molto parlato e scritto intorno all'umorismo di Gégol; la più fa-
mosa definizione di tale umorismo — «un riso attraverso le lagri-
me> — è forse anche la più giusta, Il lettore potrà farsene un'idea
attraverso questo racconto, ch'è uno del più noti (anche perchè, una
diecina d'anni fa, M regista Lattuada ne trasse un bellissimo film, am-
bientato, sì, in Italia, ma mirabilmente aderente allo spirito del rac-
conto),
ella divisione ministeriale... ma è meglio non dire in
quale divisione. Non c’è niente di più suscettibile di qual-
siasi divisione, ufficio, reggimento e, in generale, di ogni
casta burocratica . Siamo arrivati al punto che ogni individuo,
8 toccarlo, ritiene offeso, nella propria persona, tutto il genere
umano. Corre voce che, proprio di recente, sia pervenuto un
esposto in cui il comandante della polizia di non ricordo più
quale città, dichiara senza ambagi che il suo sacro nome viene
pronunciato assolutamente invano, e che ordinanze statali re-
stano inosservate; e a prova di quanto sopra ha allegato un
ponderoso volume di una cert’opera in stile romantico dove,
ogni dieci pagine, compare un comandante di polizia, e a volte
persino in* uno stato di ubriachezza integrale. Perciò, al fine
ai evitare seccature, è meglio che noi chiamiamo la divisione
in parola — una divisione. In una divisione, dunque, pre-
stava servizio un impiegato, non si può dire molto rimarche-
vole: piuttosto basso di statura, un po’ rossiccio, un po’ but-
ierato, perfino un po’ guercio; con un principio di calvizie,
con le grinze attorno alle guance e quel colore del viso che
vien detto emorroidale... Che farci? Ne ha colpa il clima di
Pietroburgo. In quanto al grado gerarchico (poichè da noi è
indispensabile, prima di ogni altra cosa, dichiarare il grado
gerarchico) egli era un consigliere titolare; il cosiddetto « con-
sigliere titolare perpetuo », messo, come è noto, in burletta
da tanti e tanti scrittori che hanno il vezzo encomiabile di
dare addosso a chi non li può mordere, Il cognome di questo
impiegato era Basmàckin. Già dalla parola stessa si vede che
discendeva da una scarpa (1); ma quando, in quali età, e per
quali vie discendesse da una scarpa, non si sa. E il padre, e
il nonno, e perfino il cognato, e tutti quanti indistintamente i
Basmàckin, portavano stivali, e li risuolavano soltanto tre
volte all'anno. Di nome si chiamava Akàkij Akàkievic. Forse
esso parrà un po’ strambo al lettore, e ricercato, ma si può
giurare che non lo ricercarono affatto, e che si produssero
spontaneamente tali circostanze per cui non fu possibile dar-
gli un nome diverso; e la cosa avvenne proprio così. Akàkij
Akàkievic nacque sul far della notte; se la memoria non mi
tradisce, il 23 marzo. Sua madre buonanima, moglie di un
impiegato e donna eccellente, si apprestò a battezzare come si
deve il bambino. La madre era ancora a letto, di fronte al-
l’uscio, e a destra c’era il compare — un bravissimo uomo:
Ivàn Ivànovic Scarmiglia, capufficio al Senato — e la comare,
moglie di un ufficiale dei gendarmi, donna di rare virtù: Arìna
Seménovna Pancettabianca. Alla puerpera vennero proposti
tre nomi, affinchè ne scegliesse uno di suo gradimento: Mokia,
Sossìa, oppure Chozdazàt, dal nome del martire. « No », pensò
la buonanima: « Son certi nomi, questi! ». Per cercare di farla
contenta fu aperto il calendario a un’altra pagina e vennero
fuori altri tre nomi: Trifilij, Dulà e Varachàsij.
— Vedi che ira di Dio! — esclamò la vecchietta: — Che
nomi, tutti quanti! Proprio non li avevo neppur mai sentiti.
Tiriamo via, se fosse Varadàt, magari o Varùch, ma Vara-
chàsij e Trifilij!
Voltarono ancora una pagina e vennero fuori: Vachtisij
e Pavsikàkij.
— Be’, ho capito, — disse la vecchietta: — Si vede che
questo è il suo destino. E, se ha da esser così, val meglio che
si chiami come il padre. Akàkij il padre, e Akàkij il figlio.
Tale fu l'origine del nome Akàkij Akàkievic, Battezzarono
il bimbo; ed oltre a ciò egli pianse, e fece una smorfia come
se avesse avuto il presentimento di dover finire consigliere
titolare. Ecco dunque in che modo andò la cosa. Noi abbiamo
riportato questi fatti perchè il lettore possa constatare da sè
come ciò accadde per ineluttabilità, e come non fosse in alcun
modo possibile dargli un nome diverso. Quando egli fosse
entrato al ministero, e in che periodo, e chi lo avesse assunto,
r-:«cssuno lo poteva ricordare. Per quanto si succedessero capi-
ufficio e direttori d’ogni genere e sorta, lui lo si vedeva sempre
nello stesso posto, nella stessa posa, nelle stesse mansioni;
era sempre lo stesso impiegato addetto a copiare le lettere;
tanto che, poi, si finì col credere che egli fosse venuto al
mondo esattamente così com'era — digià tutto completo: con
l'uniforme, e la piccola calvizie sulla fronte. Al ministero non
avevano alcuna considerazione per lui. Gli uscieri non solo
non si alzavano, quando egli passava, ma non lo guardavano
neppure, come se nell’anticamera fosse passata una mosca. I
superiori lo trattavano con un tono tra il freddo e il dispotico.
Un qualsiasi sotto-capufficio gli andava a cacciare sotto il
naso un incartamento senza neppure dirgli « copiàtelo », op-
pure « ecco una pratichetta bella, interessante », come si usa
in ogni ufficio ‘educato. E lui lo prendeva, posando gli occhi
soltanto sulla carta, senza badare a chi gliela dava, e quale
airitto avesse di dargliela. Gli impiegati più giovani lo pren-
devano in giro e lo punzecchiavano, per quanto lo consentiva
loro l’arguzia cancelleresca: raccontavano, proprio lì, accanto
a lui, diverse storielle inventate sul
suo conto; della sua padrona di casa,
una vecchietta di settant'anni, dice-
vano che lo bastonava; chiedevano
quando si sarebbero fatte le nozze;
gli cospargevano il capo di pezzetti
di carta, affermando che era neve.
Ma Akàkij Akàkievic non risponde-
va una sola parola: come se non ci
fosse stato nessuno lì davanti. Ciò
non influiva minimamente sul suo
lavoro: in mezzo a tutte quelle mo-
lestie, non commetteva neppure un
errore nel copiare. Soltanto quan-
do gli urtavano il braccio, impe-
dendogli di attendere al suo com-
rito, diceva: — Lasciatemi stare! Perchè mi offendete? — e
in quelle parole, e nella voce che le pronunciava, vi era qual-
cosa di indefinibile, qualcosa che dava un senso di pena; tanto
che un giovane impiegato, entrato in servizio di recente, il
quale, sull'esempio degli altri, si era permesso di canzonarlo,
smise immediatamente, come colpito da una folgore, e da quel
giorno fu come se le cose avessero mutato aspetto ai suoi
cechi, e gli apparissero sotto una luce diversa. E per gran
tempo, dopo, anche nei momenti di maggiore allegrezza, tor-
nava sempre ad apparirgli l'immagine del piccolo impiegato,
con quella calvizie sulla fronte, e quelle parole penetranti:
« Lasciatemi stare! Perchè mi offendete?». E in quelle parole
penetranti risuonavano altre parole: « Io sono .tuo fratello ».
E si nascondeva il viso nelle mani, il povero giovane, e molte
volte, in seguito, nella sua vita, gli accadde di rabbrividire
vedendo quanta disumanità alberghi nelle umane creature,
quanta spietata rozzezza si nasconda sotto il colto, raffinato
viver sociale, e, Dio! perfino in coloro che il mondo reputa
nobili ed onesti...
Difficilmente si sarebbe potuto trovare un altro che vi-
vesse così del suo lavoro. E’ poco dire: lavorava con zelo; no,
lavorava con amore. In quel suo copiare gli si svelava un
mondo tutto suo, multiforme e accogliente. Il godimento gli
si leggeva sulla faccia; certe lettere dell’alfabeto erano le
sue preferite e, come arrivava ad esse, non stava più nella
pelle; e sorrideva a fior di labbro, e ammiccava, e si aiutava
con certe mosse della bocca, così ch'era possibile leggergli
in viso ogni lettera che la penna andava tracciando. Se avesse
dovuto essere premiato in rapporto allo zelo, egli forse, e con
sua grande costernazione, sarebbe finito magari consigliere
di Stato; invece, tutto il servizio, come dicevano quegli spiri-
tosi dei suoi colleghi, gli aveva fruttato soltanto un ficosecco
per decorazione e le emorroidi fin sul groppone.
D'altra parte non si può dire che lo avessero trascurato
del tutto. Un direttore, che era un brav’uomo e desiderava ri-
compensarlo per il lungo servizio, aveva dato ordine di affi-
dargli un lavoro un po’ più importante delle solite copie; e
cioè, gli venne, assegnato il compito di estrarre da un incar-
tamento già pronto una relazione per un altro ufficio; si trat-
tava appena dj cambiar l’intestazione e, qua e là, i verbi dalla
prima alla terza persona. Questo lavoro gli costò una tale
fatica che egli si ricoprì interamente di sudore; si-asciugò la
fronte, e infine disse: — « No, datemi piuttosto qualcosa da
ricopiare ». Da allora fu lasciato per sempre alle sue copie.
Fuori di quel copiare, sembrava non esistesse null’altro al
mondo, per lui. Non si preoccupava affatto del vestire: la sua
uniforme non era ormai più verde, ma di un color rossastro-
farinaceo. Aveva un baveruccio striminzito, rattrappito, così
che il collo, spuntando fuor da quel bavero, benchè non lungo,
isceva l'impressione d'essere lunghissimo. E, su quell’unifor-
me, restava sempre appiccicato qualche cosa: o un fuscello di
fieno, o un filo; e. camminardo per strada, egli aveva, inoltre,
lo particolare abilità di andare a capitare sotto qualche fine-
stra nel momento preciso in cui rovesciavano giù ogni specie
di immondizie, e perciò se ne andava eternamente con sul
cappello o una buccia d’anguria o di melone, o qualcosa del
genere, Mai. neppure una volta in vita sua, aveva prestato
attenzione ai casi e agli accidenti che si danno ogni giorno
per strada; casi e accidenti a cui badano sempre, come è noto,
i suoi pari: i gicvani impiegati: i quali spingono tanto lontano
ia sagacia del loro sguardo intraprendente da notare, fin sul
marciapiede di fronte, chi abbia il lacciolo scucito in fondo
ai pantaloni — ciò che richiama immancabilmente un sorri-
setto beffardo sul loro viso. Ma Akàkij Akàkievic, anche se
posava gli occhi su qualcosa, ci vedeva sopra le sue righe
linde, ricopiate con una calligrafia diritta, regolare, e biso-
gnava proprio che il muso di un cavallo, spuntato fuori Dio
sa da dove, venisse ad appoggiarglisi sopra una spalla, e con
le froge gli soffiasse sulla guancia una vera raffica di vento,
perchè egli si accorgesse di non essere nel bel mezzo di una
riga ma, piuttosto, nel mezzo di una strada. Arrivato a casa,
si metteva subito a tavola: buttava giù in fretta la minestra,
19
e mangiava un pezzetto d
memmeno che sapore aves
mosche, e quel che Dio n
sentiva che il ventre pret
tavola, tirava fuori la boc
copiare le carte portate a
lavoro, faceva qualche coy
se si trattava di carte ini
stile, ma perchè indirizza
selite, o d'alto grado.
Perfino nelle ore in c
completamente, e in cui
ormai pranzato e, ciascun
pendio e le proprie voglie,
r:posati dal raschìo delle
bili faccende proprie e alt
quieta dell’uomo si addos
quel che sia necessario; i
consacrare al piacere il 1
CAI
Racconto di
gamba, se ne va a teatr
tempo a sbirciar cappelli:
complimenti rivolti a
una piccola cerchia impi
spesso, semplicemente da 1
ir: un appartamento comi
e cucina; e con certe picc
pada o un’altra cosuccia,
pranzi, a passeggiate), ins
rutti gli impiegati si dis
degli amici, a giocare un,
biechiere, con biscotti da 1
sbuffato delle lunghe pipi
scono le carte, qualche pe
cella quale un Russo non.
in nessun caso, oppure, si
contando per la centesim
comandante a cui andaroi
coda al cavallo del monw
quando non vi è chi none
non si concedeva alcun di
averlo veduto qualche
ricopiato a sazietà, anday
al domani: a cosa. domani
piare. Così trascorreva la
con quattrocento rubli di
tento della sorte; e così,
rere fino all’estrema vi
fcssero. disseminate iat!
consiglieri titolari, ma
effettivi, i consiglieri di
per quelli che non danno,
V'è a Pietroburgo un.
quattrocento rubli di s
nemico non è altri che il
si dica che è molto sano,
quando le strade si affi
Incomincia a dare certi pli
i nasi, senza distinzione, d
dove cacciarli. A quell’oi
hanno la fronte indolenzi
poveri consiglieri titol:
ia loro salvezza sta nel |
possibile, chiusi nei loro
strade che han da fare, è
mento, in pòrtineria, find
sistema, tutte le loro attiti
che s'erano andate conge
kievic aveva preso a sen
gli pungeva in modo pa
spalle, nonostante egli
svelta che gli era possi
sare che la colpa doveva
esaminato accuratamente ;
punti, e precisamente
un vero setaccio: il panno
verso, e la fodera era tul
cappotto «di Akàkij Ak:
scherzo da parte dei
nobile nome di cappotto,
esso aveva una conform
sempre più assottigliando
per rattoppare le altre.
una grande perizia nel |
grossolanità e le gri ti
ic cose, Akàkij Akàkievie
cessario portare il cappoli
non so dove, a un q
zio, e che, nonostante
tutta coperta di len
l’arte di riparare pan
I
ggli
con la cipolla, senza badar
fava tutto ciò comprese le
in quella stagione. Quando
rrotondarsi, si alzava da
l'inchiostro, e si metteva a
gli accadeva d’essere senza
roprio diletto, specialmente
i non già per ornatezza di
lche persona diversa dalle
o di Pietroburgo si abbuia
mondo degli impiegati ha
iò, secondo il proprio sti-
ito; in cui tutti si sono già
inisteriali, dalle indispensa-
quant'altro la natura irre-
tariamente, e forse più di
i impiegati si affrettano a
è ancor resta (chi, più in
passeggio, dedicando quel
\ una serata, a perderlo in
îigazza appetitosa, astro di
chi, e questo avviene più
val terzo piano, o al quarto,
due stanzette, con ingresso
e di moda, come.una lam-
lor di sacrifici: rinunce a
rfino in quelle ore in cui
er i piccoli appartamenti
fabbiato, sorbendo il tè nel
scomparendo entro il fumo
lando, mentre si distribui-
trapelato dall’alta società,
imeno in nessun tempo ed
ono altri argomenti, rac-
eterno aneddoto di quel
‘che era stata mozzata la
alconet; insomma perfino
livertirsi, Akàkij Akàkievic
. Nessuno poteva dire di
qualche serata. Dopo aver
e sorrideva già pensando
li avrebbe mandato da co-
esistenza di un uomo che,
anno, sapeva essere con-
bbe continuato a trascor-
sul cammino terreno non
sorta: non soltanto per i
‘i consiglieri segreti, gli
tutti i consiglieri, perfino
ano consigli da nessuno.
mico di coloro che hanno
fanno, o giù di lì, Questo
lo settentrionale, ancorchè
ito e le nove del mattino,
nte che va in ufficio, esso
forti e pungenti su tutti
impiegati non sanno più
anche i più alti funzionari
lo e gli occhi lacrimosi, i
lo come difendersi. Tutta
con la maggiore celerità
triminziti, le cinque o sei
re forte i piedi sul pavi-
siano disgelate, con quel
loro capacità burocratiche,
il tragitto. Akàkij Akà-
che tempo, che il freddo
ite acuto la schiena e le
di percorrere più alla
canonica. Finì col pen-
suo cappotto. Dopo averlo
scoprì che in due o tre
le spalle, si era ridotto
liso che ci si vedeva attra-
ta. Occorre sapere che il
anch’esso argomento di
vano perfino privato del
vano gabbano, In effetti
nissima: il bavero veniva
n anno, poichè lo si usava
toppi non testimoniavano
erano visibilissimi per la
Uciture. Visto come stavan
i conclusione che era ne-
òvic, un sarto che abitava
i lato della scala di servi-
tchio strabico e la faccia
con discreta bravura
oni di impiegati e di non
POTTO
ikolaj Gogol
impiegati; s'intende quand’era in stato di sobrietà, e non aveva
altre imprese per il capo. Di questo sarto non occorrerebbe
certo dir molto, ma poichè è ormai invalso l'uso che in un
racconto venga dichiarato appieno il carattere di ciascun per-
scnaggio, così non v'è nulla da fare: serviamo allora in tavola
anche questo Petròvic! In origine egli si chiamava Grigòrij e
basta, ed era servo della gleba nella proprietà di un certo
possidente: principiò a chiamarsi Petròvic quando ottenne il
foglio di riscatto (2) e cominciò a bere piuttosto energicamente
nei giorni di festa: dapprima soltanto nelle grandi feste reli-
grose, poi, senza far più distinzioni, in tutte le feste coman-
cate — bastava che sul calendario ci fosse una crocetta. Sotto
questo riguardo era ligio ai costumi degli avi, e disputando
con la consorte, la chiamava femmina laica e tedesca. Poichè
c'è scappata di bocca la consorte, bisognerà dir due parole
anche di lei; ma, purtroppo, di lei si sa ben poco, fuor che
Petròvic aveva una consorte che addirittura portava una scuf-
fia in testa, e non una pezzuola; ma, in quanto a bellezza, essa
uon poteva accampar vanti; per lo: meno non v'erano che i
soldati della Guardia che, imbatten-
dosì in lei, le dessero una sbirciati-
na sotto la scuffia; e si arricciava
loro il pelo dei baffi, e strani bron-
tolii uscivano loro di bocca.
Nel salire la scala che conduce-
va da Petròvic, Akàkij Akàkievie
pensava a quanto gli avrebbe chie-
sto il sarto, e risolse in cuor suo di
non dargli più di due rubli. L’uscio
era aperto, poichè la padrona, per
cuocere del pesce, aveva fatto un
tal fumo nella cucina che non si
vedevano più neppure gli scarafag-
gi. Akàkij Akàkievie attraversò
la cucina senza nemmeno es-
sere scorto dalla ‘padrona. e infine entrò in una stanza
dove scoprì Petròvie seduto su un gran tavolo di legno grezzo,
con le gambe incrociate sotto il corpo come un pascià mussul-
mano. I piedi, com'è costume dei sarti quando sono intenti al
lavoro, erano scalzi; e saltava subito all'occhio, prima d’ogni
altra cosa, un alluce — ben noto a Akàkij Akàkievic — dal-
l'unghia deforme, massicia e solida come il clipeo d’una tarta-
ruga. Petròvie aveva una matassa di fili di cotone e di seta
appesa al collo e, sulle ginocchia, un abito vetusto. Già da tre
buoni minuti cercava di infilare una gugliata nella cruna del-
l'ago, senza riuscirci; e se la prendeva col buio, e persino col
filo, barbugliando fra i denti: « Non ci si ficca dentro, quel
dannato! Mi ha fatto struggere tutto, fino al lumicino, quel
maledetto! ». A Akàkij Akàkievic dispiacque di essere capi-
tato proprio in un momento in cui Petròvic era in collera: gli
piaceva di fare le sue ordinazioni a Petròvic quando costui era
di già un tantino sotto pressione o, come diceva la moglie, si
era « barricato di vodka, il demoniaccio guercio ». Di solito,
in simile stato, Petròvic era remissivo, e cedeva sul prezzo,
e si inchinava perfino, ogni volta, e diceva grazie. Poi, certo,
veniva la consorte a piangere che il marito era ubriaco, e
aveva chiesto, perciò, troppo poco; ma bastava aggiungere
qualche centesimo, e tutto era sistemato. Ora invece, a quan-
tc pareva, Petròvic era in stato di sobrietà e perciò brusco,
intrattabile, e in vena di chieder chissà che prezzi. Akàkij
Akàkievic lo capì subito, e voleva battere, come si suol dire,
in ritirata; ma ormai era tardi. Petròvic aveva socchiuso il suo
unico occhio, puntandoglielo addosso, e a Akàkij Akàkievic
scappò detto senza volerlo: — Buona sera, Petròvic!
— Buona sera, signore! — disse Petròvic, e sbiecò l'occhio
verso le mani di Akàkij per vedere che preda gli portasse.
— Io, ecco, Petròvic, sono venuto, quella cosa...
Occorre dire che Akàkij Akàkievic si esprimeva, per lo
più, usando preposizioni, avverbi e, infine, certe particelle che
ron hanno proprio nessun significato. Se si trattava poi di
argomenti spinosi, aveva perfino il costume di lasciare asso-
lutamente in tronco le frasi, così che, assai spesso, incomin-
ciando il discorso con le parole: « Questo, davvero, è proprio
quella cosa...» non lo faceva seguire da nient'altro, e lui
cigno dimenticava di finirlo, pensando di avere ormai espres-
so tutto.
— Che c’è? — chiese Petròvic, e col suo unico occhio in-
seminciò, allo stesso tempo, a passargli in rivista l’uniforme,
dal bavero fino alle maniche, alla schiena, alle falde e agli oc-
chielli, tutta roba a lui nota, poichè opera sua. Questo è un
vizio dei sarti: è la prima cosa che fanno, non appena ti incon-
trano.
— Io, ecco, già, Petròvic, quella cosa... il cappotto, già, il
panno... ecco, vedi, nelle altre parti è proprio resistente... si è
un po’ impolverato e sembra vecchio, ma è nuovo; ed ecco:
soltanto in una parte è un po’ quella cosa... sulla schiena, e
poi, ecco, su una spalla è un po’ consumato, già, ecco, su questa
spalla è un poco... vedi? Non c’è altro. E anche di lavoro ce
Nh'è poco...
Petròvic si impadronì del cappotto; lo distese dapprima
sopra il tavolo, lo considerò lungamente, tentennò il capo; al-
lungò una mano sul davanzale della finestra per prendere una
tabacchiera rotonda, che aveva, sopra, il ritratto di un certo
penerale — quale precisamente, non si sa, poichè, nel punto
dove si trovava la faccia, il dito aveva fatto un buco che era
stato coperto con un rettangolo di carta appiccicato sopra.
Fiutata una presa di tabacco, Petròvic tenne allargato il cap-
rotto fra le mani e lo guardò controluce — e tentennò dac-
capo la testa; poi lo rigirò con la fodera all’insù e tentennò
di nuovo la testa; di nuovo, tolto il coperchio col generale
riappiccicato con la carta e aspirata una immensa dose di ta-
bacco nelle nari, lo richiuse, rimise a posto la tabacchiera, e
isse infine: — Niente! Non si può rabberciare: è guardaroba
di scarto! — A queste parole Akàkij ebbe un tuffo al cuore.
— Ma perchè non si può, Petròvic? — con voce
quasi supplichevole, di bambino: — Ma, in fondo, è solo sulle
spalle che sì è liso; e tu ce li hai dei pezzetti...
— I pezzetti si possono trovare, i pezzetti si trovano, —
disse Petròvic: — E’ che non ci si cuciono: l'affare è tutto mar-
cio; a metterci l’ago. sì sgrana.
— Bè, che si sgrani, e tu ci metti subito una toppa.
— Ma non c’è dove attaccarla una toppa, non c'è dove
far presa: mica è uno scherzo un rattoppo! Questo è panno
soltanto per modo di dire; al primo colpo di vento se ne va
in polvere.
— Be, e tu vedi di rinforzarlo. Come è possibile, ecco,
così... quella cosa!
— No, — tagliò corto Petròvic: — Non c’è nulla da fare.
E’ irrimediabile. E' meglio che voi, quando incomincia il
freddo, ve ne facciate delle pezze da piedi, perchè le calze
ron tengono caldo. Sono state un’invenzione dei tedeschi per
far quattrini (Petròvic amava, all’occasione, tirare delle frec-
ciate contro i tedeschi); in quanto al cappotto, è chiaro che
vi toccherà farne uno nuovo.
Alla parola « nuovo » a Akàkij Akàkievic si annebbiarono
gli occhi, e tutto quello che vi era nella stanza incominciò a
intorbidarglisi. Vedeva distintamente soltanto il generale con
la faccia riappiccicata con la carta sopra il coperchio della
tabacchiera. — Come, nuovo? — disse come se fosse ancora in
un sogno: — Ma io non ci ho neanche i denari.
— Già: nuovo! — disse con crudele flemma Petròvie.
— E, a doverlo far nuovo, quella cosa, come?...
—_ anto verrebbe a costare, cioè?
— Bisognerà snocciolare qualcosa più di tre bigliettoni
da cinquanta, — disse Petròvic, e strinse le labbra in aria
significativa. Andava pazzo per i grandi effetti, gli piaceva
sbalordire la gente, a un tratto, nel modo più assoluto, per
poi rimirar di sottecchi la faccia che combinava lo sbalordito,
dopo quelle parole.
— Centocinquanta rubli per un cappotto! — gridò il po-
vero Akàkij Akàkievic, e gridò forse per la prima volta da
che era al mondo, perchè s'era sempre distinto per il tono
sommesso della voce.
— Già, — disse Petròvic. — Eppoi dipende che specie
di cappotto. A farci il bavero di martora, e a foderare il cap-
puccio di seta si arriva magari anche a duecento.
— Petròvic, per piacere, — disse Akàkij Akàkievie con
voce supplichevole, senza dare ascolto, anzi senza nemmeno
voler dare ascolto alle parole di Petròvic e a tutti i suoi grandi
effetti: — Rammendamelo in qualche modo, che in qualche
- modo possa andare ancora un po’ avanti,
— No, no. Significherebbe lavoro sprecato e denaro get-
tato, — disse Petròvic; e Akàkij Akàkievic, dopo queste pa-
role, se ne andò completamente annichilito. In quanto a Petrò-
vic, dopo che quegli se ne fu andato, rimase lì ancora un pezzo
con le braccia strette in modo significativo, e senza ripren-
dere il lavoro, soddisfatto di non esser venuto meno alla pro-
pria dignità e non aver prostituito neppure l’arte.
Uscito in strada, Akàkij Akàkievic aveva l'impressione
di sognare: « Che specie di affare di che specie», diceva fra
sè: «Io davvero non pensavo neanche che ne venisse fuori
quella cosa... ». E poi, dopo un istante di silenzio, soggiunse:
— Vedi com'è! Insomma, ecco quel che ne è venuto fuori!
E io, proprio, non potevo neanche immaginarlo che fosse a
questo modo. — Dopo di che seguì ancora un lungo silenzio,
alla fine del quale egli disse: — Così, ecco, già! Vedi com'è
oramai, proprio, del tutto inaspettata quella cosa... quella, io,
in nessun modo... Che specie di circostanza che è!
Ciò detto, invece di andarsene a casa, senza nemmeno so-
spettarlo si incamminò nella direzione del tutto opposta. Per
strada uno spazzacamino lo sfiorò con l’anca sporca, e gli
imbrattò di nero tutta una spalla; dall'alto di una casa in
costruzione gli piovve addosso un’intera cappellata di calcina.
Egli non si accorse di nulla, e solo più tardi, quando andò a
sbattere contro un gendarme che, appoggiata l’alabarda lì ac-
canto, stava scuotendo un piccolo corno per farne cadere il
tabacco nel pugno calloso, soltanto allora si riebbe un po-
chino, e perchè il gendarme gli disse: — Cosa vieni a ficcarti,
proprio fra le gambe! Che non ti basta il marciapiede? —.
Il che lo costrinse a girare gli occhi attorno e rimettersi sulla
strada di casa, Soltanto qui incominciò a raccogliere le idee;
vide con chiarezza la propria situazione, nel suo vero aspetto;
prese a ragionare con sè stesso, non più a frasi mozze, ma in
maniera sensata e senza ambagi, come con un amico di giudi-
zio col quale si può discorrere delle cose che' più stanno a
cuore, e son più intime. « Eh, no», disse Akàkij Akàkievic,
« con Petròvic, ora, non c’è da discutere: ora, lui, quella cosa...
si vede che la moglie gliele ha date. E’ meglio che ci vada
una domenica mattina: dopo il sabato, vigilia d’una festa,
sbalestrerà l'occhio tutto di traverso, e sarà ancora rincitrul-
lito dal sonno, avrà bisogno di smaltire la sbornia con un
bicchierino, e la moglie non gli darà neanche un soldo; e io
allora, e quella cosa, gli faccio scivolare in mano dieci co-
peche: lui diventerà più trattabile, e allora il cappotto, e quella
cosa... ».
In tal modo ragionava tra sè Akàkij Akàkievic; si fece
coraggio e aspettò la.prima domenica; e non appena vide di
lontano che la moglie di Petròvic usciva di casa per i fatti
suoi, salì svelto da lui. Effettivamente Petròvic, dopo il. sa-
bato, sbandava forte con l'occhio, ciondolava la testa verso il
pavimento, ed era completamente rincitrullito dal sonno; ma
non appena intese di che si trattava sembrò che il diavolo lo
avesse punzecchiato: — Niente da fare, — disse: — Compia-
cetevi di ordinarne uno nuovo, — In quel momento preciso
Akàkij Akàkievie gli fece scivolare in mano una monetina.
Obbligatissimo, signore; mi ristorerò un po’ alla vostra sa-
lute, — disse Petròvic —. E in quanto al cappotto, compiace-
tevi di metter l'animo in pace: non è più buono a un corno. -
Il cappotto nuovo lo farò coi fiocchi: in quanto a ciò, vi diamo
garanzia. (continua al prossimo numero)
(1) La parola «< basmàck >, in russo, significa appunto « scarpa >.
(2) La servitù della gleba, istituto tipicamente medioevale, fu abo-
lito in Russia soltanto nel 1861, dallo zar Alessandro Il.
9
LU «* i
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been) ea lin A Mao
51 e #3,
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CER VIT NIUE. n
3 di
| PERISCOPIO |)
Lingue parlate
Il glottologo Mario Pei, nel suc
volume «€ ge Everybody > re-
centemente pubblicato a New York,
traccia una interessante graduatoria
delle lingue oggi parlate nel mondo,
secondo il numero d'individui che
le parlano. Risulta che il cinese è
parlato da 500 milioni ui uomini;
l'inglese da 250 mi
da 160 milioni; il russo A 150 mi.
Moni; lo spagnolo da 120 milioni; il
tedesco © il giapponese da 100 mi-
Moni; il francese da 80 milioni; ai
portoghese, il b eli
60 milioni; l'arabo da 50 milioni:
Nel computo sono ovviamente com»
presi i possedimenti e le colonie di
emigrati,
5000 km. all’ ora
Fra qualche anno — a quanto
affermano alcuni specialisti ame-
ricani — reattori supersonici per-
MUBDTTANIUGRIIETTOIUTAKEMAGIVRAVORIOENA SA tRNERSIOTASTA0asamieo stazioni sno rve
metteranno la traversata del conti-
nente, da Los Angeles, a Nuova
York, in um'ora e mezzo e il colle-
gamento di Nuova York con le prin-
cipali città europee in due o tre
ore di volo, Ciò dovrebbe essere
possibile, quando entreranno in ser-
vizio aerei capaci di decollare e at-
terrare verticalmente, allo studio
nei laboratori di una grande com.
pag aerea , GU ap.
parecchi non avrebbero parti ro-
tanti e procederebbero per com.
pressione d'aria nelle camere di
raggi velocità del-
l'ordine” dei cinquemila chilometri
orari.
Motorizzazione
Ogni giorno nel mondo sono più
le patenti per guidare l'automobile
che vengono rilasciate che | bam-
bini che nascono,
HMTIAIVRESERITNAOMISIEIAATAAVABRINOALHHASARRIIDEOHTA TADINO DO FORNAIO RMSRRHA ATA PORITANTA TAG RRIBORNA HA
AMERICA D' OGGI
dito annuo, E questo non è po-
co.
Bisognerebbe però dire che
l’attuale negativa congiuntura
economica non lascia preve-
dere un roseo periodo a veni-
re; ma son convinto, e non
sono il solo, che questo sarà un
periodo transitorio e difficil-
mente gli U.S.A. potranno ri-
tornare a periodi di vera cri-
© simile a quella avutasi nel
I lavoratori vanno in pen-
sione a 65 anni, le donne lavo-
ratrici a 60 anni.
Per beneficiare della pen-
sione bisogna avere versato
almeno 40 trimestri di contri-
buti (10 anni). La pensione
media per i lavoratori si ag-
gira, al 65° anno di età, sui
100 dollari mensili.
Per quel che riguarda i be-
nefici marginali, essi sono i se-
guenti: 1) le ferie variano co-
me da noi, da un minimo di
12 ad un massimo di 18 giorni
l’anno, sia per gli operai -che
per gli impiegati; 2) le giorna-
te festive retribuite sono in to-
tale otto, tra le quali il Co-
lumbus Day; 3) in caso di in-
fortunio, il lavoratore è ospi-
talizzato e curato sino ad un
periodo di sei mesi, e usufrui-
(continuazione da pag. 10)
sce di circa il 75% della paga;
4) in caso di malattia, la pri-
ma settimana viene integral-
mente retribuita; poi, a se-
conda della durata, la paga
viene decurtata; 5) in caso di
morte — naturale o sul lavoro
— i congiunti beneficiano di
una somma che varia da
azienda ad azienda.
Anche gli altri benefici mar-
ginali possono differenziarsi
da azienda ad azienda, perchè
il contratto varia da fabbrica
a fabbrica, anche se della stes-
sa categoria, non avendo i
contratti validità su scala na-
zionale, come da noi, ma per
settore, e il più delle volte
per azienda.
Voglio concludere questo
panoramico accenno sugli Sta-
ti Uniti facendo un quadro re-
lativo al potere d’acquisto,
proporzionatamente al guada-
gno, cioè il numero di minuti
occorrente per comperare ge-
neri alimentari, oggetti, auto-
mobili, ecc.; questo per ren-
dere più chiara la situazione
economica del Paese.
Queste cifre le ho tratte da
una recentissima pubblicazio-
ne, edita a cura del Ministero
Statistica Internazionale di
Washington.
STIMA DEL TEMPO DI LAVORO RICHIESTO PER COMPERARE
DIVERSI GENERI ALIMENTARI, ED ALTRI ARTICOLI
' Tempo di
Articoli Quantità. Prezzo lavoro
richiesto
Farina bianca *% Kg. centes, 12 4 minuti
Pane % Kg. » 20 Bia
Bistecche % Kg. » 96 28 »
Burro 32 Kg. » 82 24 3»
Formaggio % Kg. » 64 19 >»
Latte fresco 1 litro » 24 Pi
Uova fresche 1 dozzina » 50,5 15 >»
Patate % Kg. » 6 2»
Arance 1 dozzina » 54 if
Caffè %* Kg. doll. 1,17 35 >»
Zucchero % Kg, centes. 12 4.»
Calze nylon 1 paio doll. 1,06 31 »
Scarpe uomo da lavoro 1 paio » 8,50 4 ore
Scarpe uomo da passeggio 1 paio .» 14,04 6 >»
Benzina (un gallone) 3,785 litri centes. 34 10 minuti
Taglio di capelli uomo doll. 1,55 45 >»
Televisore completo 21 pollici » 200 97 ore
Radio 4 valvole » 20 9 ore
Sigarette normali 1 pacchetto (20) centes, 23 7 minuti
Per un’automobile tipo Che-
vrolet - Ford ultimo modello
occorrono circa 29 settimane
. di lavoro; però le grosse com-
pagnie automobilistiche offro-
no le auto con sistemi di pa-
gamento a lunga dilazione,
permettendo a tutta la massa
dei lavoratori di possedere una
automobile.
10
Credo di poter concludere,
e prima del mio ritorno in Ita-
lia sarò felice di dare ai la-
voratori italiani qualche altra
informazione che potrà inte-
ressarli. Anzi, nel mio prossi-
mo articolo tratterò dell’orga-
nizzazione di. fabbrica e del
problema. dell’ apprendistato,
- così come. è visto in America.
Esami, vacanze (e bocciature)
sereno della situazione
nella giusta luce.
empo di esami, di scrutini,
di media del sette e di so-
lenni bocciature, In casa non si
parla d'altro; se ne discorre al
mercato, dal lattaio e dal dro-
ghiere: "Ha sentito che tema
difficile hanno dato ‘a mio fi-
"Il problema di mate-
glio? ”,
matica era proprio insolvibile”
” Mio figlio ha risposto a tutto.
ma di scritto non è andato nien-
te bene”.
La grande famiglia degli
alunni si divide all’inizio delle
vacanze in due grandi catego-
rie: i promossi e gli infelici.
I promossi. Meritano certo un
premio. Regaliamo loro qualco-
sa che desiderano e che forse
è stato loro promesso: " Se sarai
promosso... ecc. ", Se siamo an-
cora indecisi circa il dono, in-
vitiamoli a scegliere ciò che
essi preferiscono, beninteso fra
alcuni oggetti ragionevoli.
Durante le vacanze, i promos-
si non avranno affatto diritto a
non far nulla, a non aprire un
libro e nemmeno è scrivere una
paginetta, Dovranno, invece, fa-
Stile vacanza
Lo stile vacanza è il genere più simpatico e diver-
tente della moda estiva. Si adatta soprattutto alle
giovanissime nella realizzazione di modelli da por-
tare con la stessa disinvoltura sia in città che in cam-
pagna. Naturalmente gli abiti di questo genere esulano
dalle linee strettamente alla moda, come il trapezio
o il palloncino, per fermarsi invece a motivi tradi-
zionali e « sicuri », Ecco così le gonne larghe, a corolla,
a pieghe sciolte, sottolineate spesso da larghi motivi
o da festoni. Il modello che presentiamo è realizzato
in un bel giallo luminoso, è senza maniche, ha la
scollatura diritta ed ha un motivo all’orlo di tessuto
a fiorellini su fondo scuro.
det, ceti a pc dii i
re qualcosa perchè l’esperienza
insegna che è male lasciare da
parte lo studio per tre mesi, I
più piccoli invece di serivere il
solito diario tipo ” scolastico”
potranno fare giochi vari per
cui debbano ricorrere alle loro
nozioni di storia, geografia ecc.,
EOS PA MRSVA VARE OBSOLETI
come elencare nomi di città, di
fiumi, di isole, ecc. che comin-
cino con una determinata let-
tera,
Gli infelici, ovvero i riman-
dati e i bocciati, Anzitutto non
si deve fare una tragedia anche
se, lo sappiamo tutti, un anno
scolastico è un anno di sacri-
fici, di spese, di preoccupazioni.
Quindi non affliggiamoci più del
necessario e non tormentiamo
oltre il necessario il colpevole.
Soprattutto facendo confronti
con i ragazzi più bravi e più
intelligentt di lui, privandolo
della villeggiatura (se questa
era già in programma), ricor-
dandogli il suo insuccesso ad
ogni momento. Perciò nessuna
esagerazione, ma un inquadra-
mento
Se i ragazzi si devono presen-
tare agli esami di riparazione
sarà bene concedere loro un ra-
gionevole periodo di riposo e di
distensione. Quindi consigliate-
vi con insegnanti di fiducia in”
modo da far studiare il ragazzo
nella maniera più costruttiva e
seguite regolarmente l’andamen-
to delle lezioni.
Se'il ragazzo è irrimediabil-
mente bocciato non è detto che,
essendo libero dall'impegno di
ottobre, debba fare niente tutta
l'estate, Anzî dovrà preparare
le." basi” per una buona riu-
scita nell’anno successivo con
occupazioni interessanti ed
istruttive,
px
Piccolo bazar
Una ricetta
GALANTINA ESTIVA. Mettere a
cuocere, dopo averle ben lavate, ta-
gliate e sbucciate, tre carote, tre
cipolline novelle, tre patate medie,
un pugno di piselli, un pugno di
fagioli freschi, tre zucchini, una
manciata di fagiolini verdi, una
manciata di erbette, un po' di se-
dano e qualche foglia di prezze-
molo, Quando le verdure saranno
cotte, toglierle dal fuoco (il brodo
servirà per fare un'ottima mine.
stra), tritate le verdure, mescola-
tevi due uova intere, tre cucchiala- i
te di formaggio (meglio gruviera) |
grattugiato e tre cucchiaiate di De-d |
ne grattugiato. Salate e aggiunget
un po’ di noce moscata, orverali :
una forma lunga e stretta e mette. %
tevi il composto che farete cuocere
a forno moderato per un'ora ab-
bondante. Sformate quando è fred-
do e servite affettato con una in-
salatina.
x*
+13 «ge
Consigli utili
* Per poter meglio utilizzare la |
lana sfatta occorre farle perdere nl
più possibile le traccie del prece.
dente lavoro. A tale scopo fatene
delle matasse che legherete in ‘due |
punti opposti senza stringere; im-
mergetele poli in acqua calda in cul
avrete aggiunto un cucchiaio di am-
moniaca e quindi stendetele a
asciugare all'ombra, meglio se in-
filate in un bastone o su una cor-
dicella.
* Le borsette di cuoio si rimetto
no a nuovo sfregandole dolcemente |
e lungamente con un cencio mor-
bido intinto in un bianco d'uoveg
battuto a neve. Se il cuoio è mae-
chiato d'unto, lo sì può sgrassare
con benzina o con sapone e SEI
niaca.
* I cappelli di paglia bianca si
puliscono immergendoli in una so- 4
luzione di sale di acetosella, Pot
sì mettono sull’apposita forma e sl
strofinano con una spugna bagnata.
in una soluzione leggera di soda e
potassa. 1
* Quando 1 fiori cominciano a
chinare il capo, tagliare un po' di
gambo e metterli nel bagno o in
un recipiente grandissimo in modo
che rimangano tutti immersi per
una notte. Li vedrete riprendersi
magnificamente,
*
Bellezza in breve
tina e di mirra, in parti uguali,
al mattino passarvi una pezz
imbevuta di olio d'oliva. :
Silv
diri ii arca
tavano sulla dura pietra que-
gli episodi omerici che tanto
dovevano averli colpiti ed am-
mirati. Ed ai nostri remotissi-
mi progenitori, doveva essere
fonte di stupore ed ammirazio-
ne immensa l’elevazione del
grande cavallo di legno, l’in-
nalzarsi di un tempio pietra
su pietra, l’enormità di quelle
opere d'antica ingegneria che,
spinti dal loro grande e pri-
mitivo rispetto, riferivano a
volte all'opera di un dio, come
le mura di Troia. E chi mai, se
non un dio, avrebbe potuto
sollevare a tanta altezza i
massi pesantissimi che costi-
tuivano le mura, facenti co-
rona alla superba Ilio?
Così il poeta, così l'artefice,
ammirava stupito le opere del-
ingegno umano e tanta era la
ammirazione, che invocava
l'intervento della mano dei
Celesti.
iamo pensare a quan-
a quanto marmo ado-
prerebbero oggi questi arte-
fici di fronte alle onere della
moderna tecnica, se noî stes-
si, che ne siamo stati ieri
spettatori, noi nati e vissuti
in un'epoca in cui la realiz
zazione tecnica confina col mi-
racolo, siamo rimasti così col-
piti ed entusiasti.
E così, come gli antichi eroi,
un pugno d’uomini ferrei, per
la loro volontà e la loro abi-
lità, hanno collocato una mas-
sa di 77 tonnellate a parecchi
caldaia in fase di montaggio. -
bre secondario. - A destra, dal-
rico nella sua sede definitiva
“=
n lr” =
4 è
pra,
TT
RTRT
metri d’altezza, là dov'era già
stato preparato il posto, come
un letto dalle lenzuola già
rimboccate, così, come se fosse
un fuscello. Come se fosse un
fuscello; a noi, che abbiamo
seguito e partecipato al lavo-
ro, questa frase pare un po’
ironica.
Chi, profano, l'avesse visto
dall’esterno, avrebbe richia-
mato alla mente questa vec-
chia frase, « come un fuscel-
lo », tanta era l'eleganza e la
leggerezza della manovra; ma
noi non rimaniamo colpiti che
dalla potenza dell’azione.
Così è giunto a noi il col-
lettore; che, se da un lato po-
teva sembrare un vecchio e
ricco signore, assiso pesante-
mente nel sedile della sua
carrozza, restio a muoversi
per pigrizia connatale, dal-
l’altro pareva un mastodontico
drago d'acciaio, le cui squame
e le cui spine erano rappre-
sentate da quei manicotti sal-
dati lungo tutta la sua super-
ficie, posto saldamente sul suo
ubitacolo, che pareva dire
« chi ha il coraggio di smuo-
vermi? ».
E settantasette tonnellate,
signori miei, sono molte: sono
molte per un gruppo d’uomini
anche coadiuvati dalle macchi-
ne: pensate alla vostra valigia,
che vi costa tanta fatica quan-
do viaggiate, che vi fa sudare
e vi sembra un peso insoppo
tabile: essa non pesa più di
trenta chili, un trentesimo ap-
pena di una tonnellata.
E la grande macchina, si-
cura della propria intangibi-
lità, ha guardato lo sparuto
gruppo di uomini con aria di
sfida; e gli uomini hanno ac-
cettato la sfida,
Qualcuno anzi, pare abbia
addirittura voluto deriderla;
quando fu finita, e stava per
essere spedita a Civitavecchia,
una mano vi tracciò sopra
« Sputnik III »; che, se da un
lato è quasi un omaggio a
questo mostro d'acciaio che
nella sua lucida estremità emi-
sferica ricorda un ordigno spa-
ziale, d'altro lato è quasi un
voler dire a questo signore co-
sì pesante, così restio a muo-
versi: « volerai, vedrai che sa-
remo capaci di far volare an-
che te, non tanto alto, ma quel
tanto che ci è sufficiente ».
E si è formata una slitta, e
così come nell'arena delle
spiagge si fa avanzare una
barca, ponendovi sotto gli assi
su cui si fa poggiare la chi-
glia, così questo moderno mo-
stro metallico è venuto avanti
metro per metro, centimetro
per centimetro, inghiottendo
lo spazio davanti a sè; e len-
tamente ma inesorabilmente
si è venuto a trovare sotto gli
ordigni che segnavano la sua
definitiva sconfitta.
Ed ecco la fase più bella, più
impressionante, quella che gli
antichi avrebbero definito ope-
ra degli dei: i quattro ar-
gani hanno afferrato il co-
losso, e questo si è visto
sollevare lentamente, potente-
mente. Oscillava, ora, la gran-
de mole, oscillava come fa
una piuma al vento, e nessuno
aveva più la nozione precisa
del suo peso.
Chi pensa infatti, al peso
colossale della nave che a ter-
ra nessuno avrebbe potuto
smuovere, quando la si vede
ondeggiare leggera alle spinte
espature del ma
E chi si trovava di sotto si
ccolo di fronte alla
1 dello spettacolo, di
questa lotta tra le oscure e te-
mente, e le aeree potenze degli
argani che venivano sopraffa-
cendo ogni resi
rassegnato e vinto, si
1
i
lato quieto lassù, ormai doma-
to dall’ingegno dell’uomo, in
attesa di poter docilmente
espletare le funzioni per cui
e nato.
Domenico Savelli
SEZIONI TURISMO E ATTIVITÀ MONTANE
La *Ciliegiata sociale” a Casella
li ballo campestre sulla piazza principale del paese
La " Ciliegiata sociale" del
Dopolavoro Ansaldo nella riden-
te cittadina di Casella, ha avuto
un lusinghiero successo, Vi han-
no partecipato oltre cinquecento
persone trasportate da dieci
pullman.
La " marcia su Casella", or-
ione dai di
zione, sigg.
ganizzata alla perfe
rettori tecnici di
Bergamini e Fossati, e dal re-
sponsabile del *” Gruppo escur-
sionismo " sig, Vendrame, sotto
linfaticabile guida del segreta-
rio sig. Allegra e del consiglie-
ra D'Alessandro, iè cominciata
alle 7 del mattino di domenica
22 giugno. Da diverse località
di Genova i dieci torpedoni han-
no raccolto, in meno di un'ora,
la spedizione, e in altri 60 mi-
nuti il trasporto era compiuto,
Ad attendere in forma uffi-
ciale gli ansaldini, erano le
maggiori autorità del paese; il
Sindaco cav. Carlo Clavarino, gli
«ssessori e il popolare Parroco
Don Pietro, Un grosso striscione
bianco, appeso fra le case della
strada principale, diceva; ” Ben-
venuti a Casella", e parole di
cordialità venivano rivolte dal
Sindaco, che assicurava la più
completa ospitalità.
Chiuse le operazioni di rito,
s'iniziavano le manifestazioni,
le gare sportive e i divertimen-
ti. Bergamini curava la punzo-
natura e le partenze della gara
di marcia in montagna per la
assegnazione del titolo di cam
pione sociale e per l'aggiudica-
zione della " Coppa Romualdo
Gambino" biennale non conse
cutiva, La gara è stata vinta da
Claudio Goretti nel campo ma
schile e da Zina Gilioli nel
campo femminile,
Intanto s’iniziava anche la
gara di bocce, E' doveroso pre-
cisare, in proposito, che sono
state disputate, fra il mattino e
il pomeriggio, ben 28 partite
che avrebbero potuto essere di
più se l’organizzazione non
avesse, prudentemente, chiuso
le iscrizioni alla 60.a coppia.
Si avvertono gli interes-
sati che le fotografie ese-
guite a Casella in occasione
della «Ciliegiata sociale»
del 22 giugno, sono visibili
presso la sede di via Achil-
le Stennio a Sampierdarena
e si possono acquistare pre-
rotandosi.
12
Alle 11,30 aveva Inogo la di-
stribuzione delle ciliege. Dopo
ta distribuzione dei sacchetti
dell’appetitoso frutto, pari ad
oltre
saldini si
300 chilogrammi, gli an-
sono precipitati ai
nari ristoranti, dove è stato
consumato il pranzo,
Breve siesta ni tavolini dei
bar della piazza principale, ral-
legrata dalle dolci musiche ese-
quite dall'orchestrina del Dopo-
lavoro Ansaldo diretta dal mae-
stro Ilio Bagnai, e quindi pome
riggio sportivo col derby di cal
cio fra ta” Casellese” e la” An-
saldo", Gli ansaldini hanno
dovuto soccombere all'esuberan-
a degli attacchi locali, ma ovc-
corre precisare, a scusante dei
bianchi, che la squadra di Bur-
lando era composta da elementi
che giocavano assieme per la
prima volta e, come se non ba
il giocatore Dodi
partecipato in mattinata alla
gara di marcia in montagna.
L'incontro è terminato con il ri-
sultato di 4 a 1 in favore della
' Casellese", ll goal degli an-
saldini è stato realizzato dal
" marciatore"” Dodi,
Quindi il * Gruppo escursioni-
smo" organizzava i tradizionali
giochi campestri della corsa nei
sacchi e delle ” carrette”,
La lieto giornata è terminata
stasse, aveva
con la premiazione dei vincitori
delte gare. Il dott. Chelini, Pre-
sidente del Dopolavoro, durante
la premiazione ha offerto al
Sindaco e a Don Pietro l'ele-
gante volume "I cent'anni del-
lAnsaldo ", e a tutti i bimbi di
Casella sono stati distribuiti
libri e dolci.
SEZIONE CALCIO
Invito agli sportivi
Il successo ottenuto nella pri
ma parte del " Trofeo del La-
voratore”, dalla fortissima
squadra del nostro Dopolavoro,
fa pronosticare che anche nelle
finali la compagine di Verdac-
chi farà la parte del leone, an-
che se, essendo considerata la
squadra da battere, non avrà
certo la vita facile,
E’ doveroso quindi fare invi-
to a tutti gli sportivi ansaldini
a sequire la propria squadra on.
de aiutarla col proprio incita-
mento a superare i non facili
ostacoli del turno finale. Si ri-
corda pertanto che le partite
inizieranno il 12 luglio e conti-
nueranno nei giorni 19 e 26, Ci
riserviamo di dare comunica-
zione, con appositi manifesti af-
fissi negli stabilimenti, del re
volare calendario,
SEZIONE MUSICA
Le prossime serate
di audizioni discografiche
*$s0
Considerato il buon suce
ottenuto dalla « Serata Jazz
svoltasi nel salone del Dopola-
voro, preparata e commentata
con bravura dal sig. Fucci del
Meccanico, il Gruppo discofi-
lia della Sezione ha
di organizzare altre serate che
saranno ripartite in audizioni
sinfoniche e spirituals, mentre
è pure in preparazione una se-
rata dedicata alle esecuzioni di
The Platters
Le dute e i vari programmi sa-
ranno comunicati con manifesti
affissi negli stabilimenti.
pensato
I prossimi corsi didattici
Alla fine del mese di giugno
ono stati sospesi i corsi di mu-
sica, che saranno ripresi in set-
tembre, In tale occasione, onde
favorire le nuove richieste di
partecipazione ai corsi, saranno
riaperte le iscrizioni,
SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE
In progetto un giro delle Dolomiti
li « Gruppo alpinismo », su ri-
chiesta di alcuni soci campeg-
giatori, avrebbe intenzione di
organizzare, durante le ferie
estive e per un periodo da sta-
bilire, un giro turistico-alpini.
stico dei principali gruppi dolo-
mitici.
La « traversata » delle Dolo-
miti si effettuerebbe a tappe,
con autopullman riservato (a
posti limitati) ed ogni teci-
nante dovrebbe provvedere con
mezzi propri alla « Tendopoli
volante » e al suo sostenta-
mento,
L'iniziativa di un simile giro,
iella cornice di meravigliose
montagne, è na per favorire
coloro che sono in possesso di
una tenda da campeggio e che
desiderano visitare, con mode-
sta spesa, quegli stupendi grup-
pi alpini.
Durante il campeggio verreb-
bero organizzate escursioni e
iraversate, tutte subordinate al
giudizio tecnico del responsabi-
e del « Gruppo alpinismo », sig.
Sergio Rinaldi,
Per informazioni ed adesioni
rivolgersi entro il
22 luglio alla « Sezione attività
montane », martedì e venerdì
dalle 21 alle 22,
ci massima
SEZIONE MOTORISMO
Premiati i centauri
al raduno di Cuneo
Il «Gruppo motociclismo » si
è presentato al recente raduno
motoristico di Cuneo con trenta-
sei macchine e cinquantatrè
« centauri ». Al nostro gruppo
sono stati assegnati due primi
premi: un trofeo per il gruppo
«B» e una coppa per il gruppo
ENAL più numeroso.
HIESE UN FAMOSO REALLA FAVORITA:
"QUAL'E ILSEGRETO DELLATUA BELLEZZA,
LACREMA © LA LAZIONE PREFERITA
&'HE TIDA QUESTA ETERNA dIoVINEZZA?,,
ISPOSE QUELLA SPLENDIDA DAMINA,
AL SECOLO MADAMA POMPADOUR:
“o Mio SIGNORE lo PRENDO ceNI MATTINA
LACELEBRE MANNITE oî DUFOUR?,,
Usate anche voi mannite Dufour!
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cacciatori I tiratori | |
UTOMATICO BREDA
PREFERITE L'A
io,
Ansa
ldini
del Muggiano
a Montecatini
n foltissimo gruppo di
Mug
a salmastra,
an
saldini di ginno, stan
chi di respirare
Ì
il giorno otto giug
o, in com.
famigliari, è salito
in autopullman e s'è recato a
prendere una boccata d'aria pu
ra in campagna del cui verde s'è
inche riempito occhi.
Per far codeste cose gli an
Idini hanno scelto una delle
più belle campagne d’Italia:
quella toscana
Così, partiti dalla Spe di
buon’ora, i tanti hanno fatto
una volata sino a Lucca dove
hanno compiuto la prima sosta
della giornata Aprendosi il
vareo fra i venditori di bue
lati, la maggior parte si è re
cata nel duomo di San Martino
per vedere e rivedere le nume-
rose opere d’arte che all’insigne
opera danno lustro e fama.
Naturalmente le
la
Carretto,
preferenze
Ha
fi-
sono state
del
glia del
per tomba di
ria giovane
marchese di Finale an-
data
Paolo Guinigi,
sposa al signore di Lucca,
che Jacopo Della
Quercia ha scolpito come fosse
immersa in
un sonno profondo
e sereno,
hanno invece
Altri preferito
1
fare una corsa sulle mura della
Poi,
partenza e altra volata lungo la
Mon.
summano, alla grotta che porta
città altrettanto famose,
autostrada con arrivo a
il nome di Giuseppe Giusti, la
fami fu
cui
proprieta-
ma, non solo dal lato spettaco-
una grotta interessantissi
lare (è divisa In-
in tre parti
ferno, Purgatorio e Paradiso ed
ha veramente qualcosa di dan-
tesco), ma, sopratutto, per le
doti curative che possiede, La
grotta Giusti si trova in una
zona magnifica, alla base di una
vera e propria « amba » etiopi-
ca, f
ra il verde della campagna,
ombreggiata da alti alberi,
av
volta dal silenzio ormai scono
sciuto agli abitanti delle città
Qui, grazie alla cordiale e si-
gnorile ospitalità del conte Te
daldo Amati Cellesi, attuale
proprietario della grotta, gli an-
saldini, accompagnati da per-
sonale specializzato, hanno po-
tuto visitare il perfetto com-
plesso curativo che a molti era
ancora ignoto,
Tutti i gitanti avrebbero de-
siderato una più lunga sosta a
Monsummano ma anche le
hanno un orario da rispettare
e fu mestieri salire ancora su
gli autopullman e correre an
Montecatini dove gli ansaldini
hanno visitato il grandioso sta-
bilimento termale Tettuccio
nel quale solo una sparuta mi-
noranza s'è arrischiata ad as-
Sag
re le benefiche acque, Fra
i più assidui ai banchi di me-
scita: Beppe Bertolucci, Carlo
Biondi, Alchera e Luigi Ferrari
ai quali si dovette usare dolce
violenza per staccarli dai ban-
chi, raccontando loro che sì
Carducci aveva cantato le fonti
del Clitumno, ma non disde-
astri teen
Gli ansaldini nel giardino di Collodi, durante la sosta nella città dell'autore di « Pinocchio »
gnava il vino delle Cinque Ter
re, anzi,
seguita quindi
la colazione
alla quale, naturalmente, è stato
per le strade e i viali silenziosi
ce ombregg
cui
mondo,
nome è
nuova
ati della
famoso
partenza:
I
cittadina il
tutto il
questa
Sopra: un altro gruppo nel giardino di Collodi. - Sotto: alcuni
gitanti allo stabilimento termale « Tettuccio » di Montecatini.
fatto onore con slancio ven- volta per Collodi, il paese che
tenne da parte di tutti. ha dato i natali all’autore del
Ma la gita non era ancora libro letto dai ragazzi d'ogni
conclusa: dopo un breve giro Paese: Pinocchio,
AC
oltre al
llodi, come tutti
monumento al
sanno,
famoso
burattino di legno creato dalla
fantasia di Lorenzini,
meglio noto con lo pseudonimo
di Collodi, e
ali si
glioso g
merav
ardino settecentesco rie
co di fiori, alberi, acqua e seul
ture nel quale gli ansaldini s
sono... tuffati con gioia, Qui per
cirea due ore, in mezzo a tanto
verde e a tanti fiori si sono
veramente disintossicati dal-
l’aria ferrosa e salmastra aggi-
randosi felici per il into d
bosso, fra aiuole d' forma,
tra
giù
freschi
giochi d'acque, su e
per monumentali gradinate
I
a cui il tempo ha donato una
tenera
Uno
dal quale nessuno
patina
spettacolo affascinante
voleva stac-
carsi
tutti sono
A Collodi, quasi an-
dati anche a vedere, in un altro
giardino prossimo a quello sto
monumento a
rico, il discusso
Pinocchio,
Si riprende ii viaggio e dopo
circa un’o la comitiva ansal-
dina è approdata sulle sponde
del verde-azzurro l: di Mas-
saciuccoli g aro all’estro poe-
Giacomo Puc-
tico e venatorio €
bronzo, domina la
alla
nacquero
cini che, in
spianata dinanzi villa fra
le cui mura tante me
lodie immortali
Il tramonto sul lago è un al-
tro spettacolo d'eccezione offer-
to ai
gitanti spezzini, ma non
sulla strada del
l’attra
penombra
sarà l’ultimo:
ritorno cj sono, infatti,
in
della
luci al neon di Viareggio
versamento, una
d’acquario, Salvia-
ti, le
pineta
mondana e balneare, la poesia
un po’ triste dei capanni sparsi
sulle spiagge al crepuscolo, il
morbido profilo delle isole Tino
e Palmaria, verso occidente,
Poi
pullman e le
una netta sterzata dei
ciminiere della zo-
na industriale di Carrara, gar-
fi-
ne del viaggio è prossima e che
batamente, ricordano che la
il giorno dopo è un... altro gior-
no, necessariamente molto di-
verso da quello trascorso fra il
bellezze della To-
verde e le
scana.
Aldo Galli
13
Dipendenti della SIP
in visita al Meccanico
Un gruppo di gitanti, dipen-
denti della « Società Idroelet-
trica Piemonte », centrale ter-
moelettrica di Chivasso, sono
stati ospiti, il 5 giugno, del no-
stro stabilimento Meccanico di
Sampierdarena,
La gita, organizzata dal DAS
(Dopolavoro Aziendale SIP), ha
avuto lo scopo oltre che di
far ammirare la nostra bella
città — anche di far conoscere
ni dipendenti della centrale il
nostro stabilimento, dove ven-
gono creati quei capolavori di
meccat che sono le turbine
tipo « GECo », e che noi abbia-
mo già per loro costruito ed an-
cora costruiremo, Infatti, come
è noto, una nostra turbina di
questo tipo, per un turboalter-
natore da 70,000 kW., è già in
esercizio nella centrale di Chi-
vasso ed un’altra, di potenza
doppia (140.000 kW.) si trova
in costruzione nelle nostre offi-
cine.
La comitiva, composta di
persone fra dipendenti e fami.
gliari, è giunta su due eleganti
pullman ed alcune auto alle 9,30
nel nostro stabilimento. La gui.
dava il fiduciario del DAS sig.
Luigi Vitali.
Nella sala cinematografica del
92
Laboratorio erche e con-
irolli », il dirigente ing. Ga-
mondi si è detto lieto di por-
gere il benvenuto dell’Ansaldo
non a dei comuni visitatori, ma
a degli impiegati ed operai del
complesso idroelettrico della
SIP. Ha quindi illustrato l’at-
tività del complesso Ansaldo in
generale e del Meccanico in par-
ticolare in quasi un di
attività aziendale, facendo ino]
tre un'ampia esposizione del
piano di ammodernamento. e
potenziamento degli impianti,
in atto da parcechj anni, in pre-
visione dello sviluppo delle cen-
trali termoelettriche nel
Paese,
secolo
nostro
Rivolgendo in ultimo un
loroso augurio a tutti i lavo
ratori della SIP ed alle loro
famiglie. l'ing. Gamondi ha così
concluso: « Questa vostra visita
sarà per noi un grato ricordo e
sono certo che ognuno di voi
riporterà una buona impressio-
ne dell'Ansaldo
Subito dopo la comitiva, di.
visa in cinque gruppi, è stata
accompagnata dai tecnici ing,
Barra Caracciolo, sigg. Soletta,
Bertiati, Carrena, e dal sig. Spar-
ca-
taco Sardini, nella visita alle
varie officine.
Sono stati visitati il labora-
torio, la grande e media mecca-
14
le grandi dentatrici, la la-
ione delle palette, il mon-
taggio e la sala prove turbine e
motori, la caldereria, ecc. In
particolare ha attratto Vatten-
zione dei visitatori la lavora-
zione delle turbine « GECO ».
Al termine della visita è
ta offerta aj partecipanti una
colazione in un gaio locale di
Sampierdarena, La festa si è
| CINESELEZIONE.
Delitto nella strada
N on si tratta di un gial-
lo, ma di una indagine
d'ambiente, centrata sulla
= gioventù bruciata dei bas-
î sifondi di New York.
= Il tema è ben noto, ed è
dei più impegnativi: vi han-
no dedicato lunghi studi as-
sociazioni sociali e cultura-
li, commissioni parlamen-
tari americane, studiosi e
scrittori. Il cinema ameri-
cano ha già affrontato varie
volte l'argomento, a volte
banalmente, a volte con se-
rietà e con successo, come
nel caso di « Blackboard
jungle ».
« Delitto nella strada » è
ricavato da una « piece »
televisiva, e lo si nota in
più di un’inquadratura. Il
ritmo del montaggio e del-
l’azione, alcune belle foto-
grafie, un commento musi.
cale vivace riescono a le-
gare l’attenzione dello spet-
tatore, ma alla fine ci si
accorge che si tratta di
espedienti formali, e che in
realtà la psicologia dei per-
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pleta di borsa « Pronto » in cuolo.
di cor-
svolta in una atmosfer
dialità e di sana allegria.
Il sig. Vitali, dopo avere
espresso a nome di tutti il suo
vivo compiacimento e ringra-
ziamento per l'ospitalità loro
riservata, ha preso da no! com-
così tutta la comitiva,
la quale, a completamento della
lieta giornata, si è diretta ver-
so la ridente cittadina di Nervi.
o e
Atrntnnenit [Pb bttnmna nni nniamananirnnameRntt tnt
sonaggi è appena abbozza-
ta, la vicenda è alla super-
ficie, e il finale è troppo
raffazzonato e, soprattutto,
inverosimile,
L’interpretazione è co-
munque buona, da parte di
James Whitmore e Sol Mi-
neo, ed ottima da parte
ciel protagonista John Cas-
savetes, che tra l’altro è un
attore della televisione.
Egli impersona un gio-
vane diciottenne che si =
mette a capo di una «gang» |
giovanile che fa il male per =
il piacere di farlo, per far-
si notare, per sentirsi « im. 5
portante », e che giunge
fino alle soglie del delitto.
Il personaggio positivo, a È
fianco alle incomprensioni È
dei genitori e degli altri
adulti del quartiere, è rap-
presentato da un assistente
sociale, che vuol trovare la
strada del convincimento
dei giovani, della persuasio-
ne, della redenzione: e la
vittoria è sua. Ma un po’
troppo in fretta.
IL PORTOGHESE
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Sono nati
6 marzo: GRAZIA, di G
(Cmi) e di Maria Storace 13 apri.
le: CRISTINA, di Celso (Mec)
edi T a Crespi - 25 aprile: MA.
RINA, Dante Giromini (Mec) e
B. Parodi
di
di Lina Guerrini - 26 aprile: EZIA,
Umberto Di Capua
Gallerini - 2 maggio: DARIO,
di Mario Mazzarello (Cmi) e di
Paolina Mazzarello . 7 maggio: LO.
REDANA e STEFANC di Giorgio
Mattei (Mug) e Îlia Rebizzo -
14 maggio: GIOVANNA, di Ginevro
Palagi (Mug) e di Rosetta Pivieri -
17 maggio: TANIA, di Ultimo Marzi
(Mug) e di Ca D'Imporzano; OR-
NELLA, di Ferdinando Peroni
{(Mug) e Marina Ragadini - 19
maggio: ETTORE, di Antonio Scanu
(Can) e di Aurora Mè - 20 mag-
gio: GIANNI, di Paolo Calcagno
(Can) e di Maria Pammatone - 21
maggio: GLORIA, di Giulio Loren-
zi (Can) e di Cristina Disint - 22
di (Mug) e d
Ca
maggio: RICCARDO, di Giorgio La-
gomarsino (Can) e di Domenica
Guidi - 23 maggio: MAURIZIO, di
Franco Zunino (Mec) e di Angela
DI Gioia - 24 maggio: PIETRO, di
Francesco Mantero (Mec) e di Ada
Dobrilla - 25 maggio: EDOARDO,
di Paolo Braschi (Can) e di Maria
Piana . 27 maggio: LILIANA, di
Giuseppe Mezzasalma (Cmi) e di
Nunziata Guastalla - 28 maggio:
LAURA, di Carlo Desogus (Can) è
di Giulia Campo - 1° glugno: MAR.
CO, di Clemente Andreani (Mec) e
di Rosa Tamburini - 13 giugno:
ALESSIO, di Manllo Locchi (Mec)
e di Natalina Ravasco,
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
al loro genitori | nostri auguri più
fervidi.
Si sono sposati
12 aprile: Francesco RONCALLO
(Mec) con Angela orsegno; Nevio
TOGNONI (Mug) con Ercolina Ga-
sparotti - 1° giugno: Giulio BIC-
CHIERI (Cmi) con Liliana Mirto -
BERNARDI
8 giugno: Alessandro DE
(Can) con Alba Magnamini - i4
giugno: Giuliano MARCONE (Cmi)
Lidia BIANCHINI (Cml).
Agli sposi i nostri vivissimi au-
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Ansaldini alla “Dalmine”
Quando il collega Vincenzo
Marotta ci chiedendoci
di organizzare una visita ad uno
stabilimento della |
scrisse
" Dalmine”,
obbiamo pensato che la propo-
sta fosse ottima dal punto di
pista professionale, Infatti, co-
noscere la lavorazione dei pro-
dotti che, per le esigenze del
nostro lavoro, sovente dobbia-
mo usare, è sempre utile alla
nostra formazione tecnica.
La " Dalmine" molto gentil
mente accolse il nostro deside-
rio e ci invitò a visitare il
proprio stabilimento di Berga-
ino,
Martedì 24 giugno un gruppo
di nostri tecnici ed impiegati
hanno raggiunto lo stabilimento
bergamasco. Il dr. Duret ci ha
dato il benvenuto nel marmoreo
atrio della sede, affidandoci poi
agli ingg. Micheli, Ceresoli e
Piccinini che sono stati i nostri
cortesissimi accompagnatori du.
tante la visita agli impianti,
La nostra visita ha avuto ini-
zio dalle acciaierie dove, dalla
colata del metallo fuso, nascono
i lingotti cilindrici, che sem-
brano sagomati con senso d'ar-
fe, Interessante è la metamorfo-
si dei lingotti che, roventi, so-
no compressi in forme obbli-
gute da un martellante sistema
di pressione fino a prendere la
sagoma di enormi tubi ancor
grezzi. Riscaldati successiva-
mente in appositi forni, essi
passano in un secondo tempo al.
le fasi di lavorazione, di rifi-
nitura e di taglio,
Alla fabbricazione dell'enorme
quantità di tubi di diametro e
forme varie che lo stabilimento
produce, sono addetti ben 7000
lavoratori, Le diverse officine
sono ubicate in modo èsemplar-
mente razionale, come abbiamo
potuto constatare osservando il
plastico del grande complesso
siderurgico,
Terminata la visita allo sta-
bilimento, la " Dalmine” ha
gentilmente offerto un pranzo
al nostro gruppo. Dopodichè ci
siamo congedati dai nostri ac-
compagnatori che vogliamo rin-
graziare ancora una volta di
tutto cuore,
Poichè eravamo vicini a Ber-
gamo ci siamo recati a visitare
la parte alta della città dove
la meravigliosa chiesa di Santa
Maria Maggiore e la cappella di
Bartolomeo Colleoni sono state
la meta dei nostri tecnici.
Chiusa la breve parentesi tu-
ristica, ci siamo messi sulla via
aiel ritorno, sostando qualche
tempo a Pavia (la partita di
calcio Brasile-Francia lo impo
mena),
Si è conclusa così una gior-
nata proficua dal punto di vista
tecnico e piacevole in senso tu-
ristico. Vogliamo sperare che il
collega Marotta e gli altri pro-
ponenti siano ora soddisfatti, La
loro proposta è stata realizzata,
Speriamo, amici ansaldîni, di
poterne realizzare molte altre
in avvenire,
Pensioni
di guerra
agli interessati che,
per poter usufruire del nostro
servizio, occorre compilare je
schede in distribuzione presso i
corrispondenti di stabilimento.
ARMIDA RAGLIANTI ved. PULCI.
NELLI. A seguito della Sua recen-
te è nazione circa la tolina
ricevuta dal Ministero Dif
Ricordiamo
cito, abblamo pr
Ministero del
preso che tr
seconda domanda, tu
e non della tanto ricercata vecchin
istanza del 1945, Comunque il Mi-
nistero del Tesoro, In data 22-4-
1958, ha fatto richiesta allo stesso
Ministero Difesa-Fsercito della do-
manda inoltrata erroneamente fin
dal 1 ed è in attesa di rispo-
sta, Inta sarebbe bene che Lei
sì rivolgesse all'Ufficio Postale dove
a suo tempo spedì li manda, allo
scopo di cercare di er i
mi di spedizione della coman-
data, 0 qualche altro elemento, atto
sempre n facilitare dette ricerche.
AMERIGO TOGNETTI, Le
chiamo qui di seguito le
purtroppo ne; iv inviate in data
29-1-1958 dal Ministero del Tesoro
al Comune di Livorno da trasmet-
tere all'interessato: «€ Si comunica
nl richiedente che la sua originaria
istanza fu respinta con D., M. n.
1084193 del 18-2-1949, in quanto
la morte della figlia non venne rite.
nuta dipendente da fatti di guerra,
Dal riesame della pratica, ora ef-
fettuato a seguito della nuova istan-
za (23.3.1957), non sono emersi
nuovi elementi atti a far modifi-
care il provvedimento negativo a
suo tempo adottato e, pertanto, la
richiesta dell'interessato non puòd
trovare favorevole accoglimento, Si
aggiunge che il ricorso dell’inte-
ressato fu dichiarato irricevibile
dalla Corte dei Conti, perchè pro-
dotto oltre il termine perentorio
di 90 giorni fissato dalla Legge >.
CAROLINA BONETTI ved. FERRA-
RI. Ci riferiamo alla nostra comu.
nicazione nel n. 2 del 1.0 febbraio
1958, per informarLa che dalle
nuove indagini espletate di recente
dai Carabinieri di Ge-Cornigliano,
comuni.
notizie,
dietro richiesta deiì Ministero de]
Tesoro, non sono emersi nuovi ele-
menti atti a far rle minare la Sua
pratica, Unico ter fare sn-
rebbe quello di re al Mini.
stero, nostro tramite, le generalità
complete delle altre otto p
che perirono insieme al
allo scopo di co
di di questi bene
n ivo, se
incartamenti figur
mento favorevole sr
sì presenti in Redazione
rime
per chia-
Facendo segulto
zione pubblicata
nei n ebbralo 1958, Le
comunichiamo altre notizie apprese
al Ministero circa lo sviluppo della
alla
Sun pratica. In data -1958 è
stato chiesto alla Comm one me-
dica superiore il parere sulla di.
pendenza della infermità. Seguiamo
sempre la pratica e Le daremo ul-
teriori notizie,
MEMENTO |
Armando CONTI
di 54 anni, dipendente del Can-
tiere di Sestri, deceduto il 10-
6-1958. Era stato assunto nel
1943. Lascia la moglie.
Lorenzo SCANIGLIA
di 59 anni,
Meccanico, deceduto il
1958. Era stato
dipendente del
2-6-
assunto nel
1941. Lascia la moglie e due
sorelle.
le commosse
« L’onsaldi-
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11 QUINDICINALE DEI DIPENDENTI DELL' ANSALDC
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x scende in mare al CETO di Livorno,
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| QUINDICINALE
| DEI DIPENDENTI
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| DELL' ANSALDO
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*
| EDITO DALL'ANSALDO S.p.A.
*
Responsabile: Lorenzo Rebora
Redazione : Via Fieschi, ro-11
| Genova
si
sommario
2 “FELCE” e « FUCINATORE”
SCENDONO IN MARE
| 4 = PANORAMA AZIENDALE
| 6 = CIVITAVECCHIAMITO EREAL.
TÀ di Domenico Savelli
7 AMERICA D'OGGI di Pietro
Leonardi
8 IL CAPPOTTO di Nikolaj Gégol
10 VITA DI CASA
12 DOPOLAVORO
13 ANSALDINI DEL MUGGIANO
A MONTECATINI di Aldo Galli
14 DIPENDENTI DELLA “S.i.P."
IN VISITA AL MECCANICO -
CINESELEZIONE
15 ANSALDINI ALLA “DALMI.
NE - PENSIONI DI GUERRA
Corrispondenti di Stabilimento :
DIG: Lucia Diamante - MEC: Spar-
taco Sardini, Giuseppe Rovegno »
CAN: Graziano Merlano - CMI:
(Voltri) Dina Pasquino; (Fegino)
Aurelio Maggiolo - FON: Michele
Montesoro -SAU: Giuseppe Sardi -
MUG:A)do Galli, Franco Guadagni»
ni - LIV: Dino Dazzi - COKE: Edi-
lio Orlandi - ROMA: Mario Fossati
Spedizione in abbonamento po»
stale gruppo II * Abbonamento
gratuito ai dipendenti e pensio-
nati * Stampato nella Tipografia
F.lli Pagano, Via Monticelli, 11 *
Fotoincisioni A. Ceriale, Via Lan»
franconi, 43 * Pubblicità SIRA,
Piazza delle Vigne, 6 * Autorizz.
Trib. di Genova n. 299, 6-5-1954
“Felce” e “Fucinatore” scei
A Livorno
T re piccoli aeroplani da tu-
rismo, una splendida gior-
nata di sole e le note della
più celebre tra le canzoni na-
poletane hanno salutato, la
mattina del 15 giugno scorso,
il varo della turbocisterna
« Felce », scesa in mare dallo
scalo « Morosini » di Livorno.
* stato, questo varo, un
lieto ritorno, perchè proprio
sul « Morosini » venne impo-
stato il prototipo di questa fe-
lice serie di navi-cisterna; e
sullo scalo lasciato libero dal-
la « Felce » (il cui nome fu già
portato da un vecchio pirosca-
fo da carico della flotta Lau-
ro: quindi un ritorno anche
da questo « romantico » pun-
to di vista) verrà impostata
presto una gemella commessa
dalle Società di navigazione
facenti capo a'l’armatore ing.
Fassio, mentre altre unità si-
mili o sono in allestimento o
sullo scalo nei due altri Can-
tieri di Sestri e Muggiano.
La nave ha praticamente le
stesse caratteristiche delle pre-
cedenti petroliere, e cioè 200
metri di lunghezza fuori tut-
to, 26,20 di larghezza massima,
13,90 di altezza al ponte di co-
perta, 10,30 di immersione e
31.500 tonnellate di portata
lorda.
E’ stata costruita con il si-
stema a due paratie longitudi-
nali gemelle ed è del tipo ad
un ponte con copertini infe-
riori e con castello, tughe al
centro disposte in più ordini,
cassero poppiero e sovrastrut-
ture sullo stesso. L'apparato
motore verrà sistemato alla
estremità poppiera ed azionerà
una sola elica.
La prora della « Felce» è
slanciata, con bulbo nella par-
te inferiore e )Ja poppa è del
tipo ad incrociatore. Ci sarà
un alberetto a traliccio siste-
mato al centro della nave, con
sei colonne da carico e fumaio-
lo di forma appropriata.
Il ponte di coperta sarà sen-
za insellatura per tutta la lun-
ghezza della nave, mentre il
castello avrà una insellatura
piuttosto pronunciata.
La sistemazione degli allog-
gi sarà conforme ai piani ge-
nerali, e comprenderà in par-
ticolare tre appartamenti (uno
per l’armatore, uno per il co-
mandante e il terzo per il di-
rettore di macchina), dodici
cabine singole per gli ufficiali
ed il pilota, oltre a due cabine
doppie, dodici cabine singole
ed una dovpia per i sottuffi-
ciali, una cabina singola e
quindici a due letti per i co-
muni. Al centro della turbo-
cisterna troverà posto un sa-
lone, mentre a poppa vi sarà
la mensa e la saletta di sog-
giorno per gli ufficiali, come
pure le mense e le salette di
soggiorno per i sottufficiali ed
i comuni. Negli alloggi sono
pure compresi tutti gli altri lo-
cali complementari.
L'apparato motore, costrui-
to al nostro stabilimento Mec-
canico, potrà sviluppare una
potenza normale in navigazio-
ne di 14.500 cav. asse.
La « Felce », con il disloca-
mento corrispondente alla por-
tata lorda contrattuale di
31,500 tonn. metriche e con la
potenza normale di 14.500 ca-
valli asse, a circa 110 giri al
minuto primo, dovrà raggiun-
gere alle prove in mare, con
carena pulita e calma di ven-
to e di mare, la velocità di 16,3
nodi.
Dotata dei più moderni im-
pianti e servizi per la naviga-
zione, la nuova petroliera vie-
ne costruita sutto la speciale
sorvegiianza del « Registro
Italiano Navale » e dell’« Ame-
rican Bureau of Shipping »,
per il conseguimento della più
alta classe relativa a basti-
menti adibiti a trasporto di
prodott: petroliferi alla rinfu-
sa, con punto di infiammabilità
al disotto dei 65° C. in navi-
gazione di lungo corso,
Mancavano pochi minuti al-
le 10 quando il parroco della
Chiesa dei Santi Pietro e Pao-
lo, in rappresentanza e per de-
lega di S. E. l'Amministratore
Apostolico della Diocesi di Li-
vorno, impartiva la benedizio-
ne di rito alla « Felce ». Sul
palco d’onore abbiamo notato
il senatore Achille Lauro,
l'on. Raffaele Cafiero. il dott.
Gioacchino Lauro, l'avv. Paolo
Diamante, Amministratore del.
la « Nereide », la Società pa-
lermitana armatrice, e rappre-
sentanti di Società di naviga-
zione ed assicuratrici.
Tra le autorità civili e mi-
litari erano presenti: il capi-
tano di corvetta De Giulio,
della Commissione navale ve-
nezuelana; i comandanti del-
l'A. S. « Bondjol », capitano di
corvetta Wagimar, e dell'A. S.
*« Surapati », capitano di cor-
vetta Soeroinsong; il prof. Ze-
me in rappresentanza del Sin-
daco; il Prefetto dott. Bianchi
di Lavagna ed il Vice Prefetto
dott. De Marchi; il Vice Que-
store dott. Boccafurri; il Pre-
sidente dell’ Amministrazione
Provinciale prof. Torrigiani; il
comm. Tito Neri; il comandan-
te Capodanno; il generale
Montesoro; l'ammiraglio Paolo
Pesci; il contrammiraglio De
Moratti,
Per l’Ansaldo, facevano gli
onori di casa il Presidente
avv. Federico De Barbieri,
l'Amministratore Delegato ing.
Rosini, il Direttore Generale
a i s
più sd sio
ing. Lombardi, i Direttori Cen-
trali ingg. Casaccia, Cristofo-
ri e Rougier, il Direttore del
Cantiere « Orlando » ing. Mau-
ceri, con i Vice Direttori ing.
Grillo (all’ultimo suo giorno
di servizio in cantiere) e dott.
Cavaliere, gli ingg. Fanfani e
Priano, i dirigenti ingg. Piz-
zocaro, Preve e Ramaceciotti e
il già Direttore del Cantiere
ing. Rovetto.
Dopo la benedizione, l’ing.
Mauceri ha rivolto alla madri.
na — la gentile signora Maria
Castellano Cafiero, consorte
dell'onorevole Raffaele Cafie-
ro, il rituale invito: « Tagli! »;
ed in pochissimi secondi, quasi
scorrendo su di un soffice man-
to di velluto, la « Felce » rag-
giungeva il mare.
L’urlo delle sirene e lo sero-
scio fragoroso delle catene di
frenaggio venivano a questo
punto superati dalle note fe-
stosissime e sorprendentemente
vive di « 'O sole mio », mentre
sull’estrema prua della nave
spiccava la candida tuta di
Angeio Schiano, il nostromo
dei livornesi. Ci ribadirà poco
dopo il senatore Lauro, pun-
tualizzando e confermando ad
un tempo l’« avanzamento dei
lavori » delle dieci unità da
trasporto da lui commesse ai
lono in mare
*
fa
è
cantieri nazionali, che il varo
di queste navi continua a si-
gnificare — ogni volta un
atto di fede nelle sorti dell’ar-
mamento nazionale, nel quale
egli ripone — proprio oggi, in
un momento particolarmente
difficile — tutta la sua esper-
tissima fiducia.
Emiddio Loscalzo
A Muggiano
U
‘altra bella unità è venuta
d arricchire, domenica
E o, la flotta me
itali . Alle is
motonave Fucinatore
19.200 tonnellate di portata
lorda, costruita per conto della
Società « Ilva» di Genova, è
scesa in mare dallo scalo n, 6,
madrina la gentile signorina
Maria Luisa Rossi, figlia del
Presidente della « Finsider »
La nuova motonave è la terza
costruita dal Cantiere Ansaldo
di Muggiano per conto del-
l'« Ilva » (infatti le due prece-
denti « Acciaiere > e « Lami-
natore » riflettono anche nel
nome il carattere della Società
committente).
La motonave « Fucinatore »,
che ha una maggiore portata
delle precedenti, si differenzia
anche per talune caratteristi-
che strutturali Ha infatti il
doppio fondo rialzato ai lati
in modo da costituire gli sci-
voli per l’autostivaggio del ca-
rico e le tubolature saranno
sistemate al centro nave entro
un apposito tunnel. Anche la
velocità di esercizio a mezzo
carico sarà superiore a quella
dell’. Acciaiere » e del « Lami-
natore », perchè potrà rag-
giungere 15,2 nodi anzichè 14,
La nuova unità ha le
guenti caratteristiche:
se-
lun-
MUNIFICO GESTO
DELLA SOCIETÀ «ILVA”
In occasione del varo del-
la motonave « Fucinatore »
il Presidente dell'«Ilva» ing.
Campanella ha consegnato
alla nostra Società la som-
ma di lire 500.000 perchè
fosse destinata ad opere di
assistenza sociale. La som-
ma è stata così suddivisa:
lire 350.000 al Cantiere di
Muggiano; lire 125.000 allo
stabilimento Meccanico; li-
re 25.000 alla Fonderia.
Rivolgiamo all’ «Ilva», an-
che a nome delle maestran-
ze interessate, il più vivo
ringraziamento,
eo P____
ghezza m. 174; larghezza mas-
sima m. 20,90; altezza m. 13,20;
immersione m. 9,25; portata
lorda tonn. 19.200. Ha un mo-
tore principale del tipo Diesel
della potenza di 7.000 cav.
se che le imprime la velocità
di nodi 15,20. E' inoltre dota-
ta di due calderine ausiliari
una tipo Ansaldo - Clarkson
he funziona a gas di scarico e
l'altra dello stesso tipo a nafta
A sinistra in
Maria Luisa,
Fucinatore >
basso: il Presidente delia « Finsider » avv. Ernesto Rossi con la figlia
madrina della motonave « Fucinatore ». - Sotto il titolo: la motonave
scende in mare dallo scalo n. 6 del Muggiano. - Sopra: un suggestivo
Le operazioni del varo, di- scorcio della turbocisterna « Felce » sulio scalo « Merosini » del Cantiere di Livorno.
rette dagli ingg. Marras e Sau- - Sotto: il Direttore del Canticre di Livorno ingegner Mauceri tra la ma-
da, si sono svolte in perfetto drina della « Felce », signora Maria Castellano Cafiero, e il senatore Achille Lauro.
orario, In precedenza il par-
roco di Muggiano, don Oli-
vieri, aveva celebrato la Mes-
sa e il Vescovo mons. Stella
aveva benedetto lo scafo
Alla cerimonia erano pre-
se oltre tutte le autorità
spezzine, il Presidente della
Finsider » avv. Ernesto Ros-
$i; 1 Pi
idente dell’Ansaldo
Federico De
Direttore Generale Lom-
bardi, il Direttore Centrale
ing. Cristofori, ai quali il Di-
rettore del Cantiere ing. Pa-
lenzona, l'ing. Grillo, Vice Di-
rettore e l’ing. Gradoli, ave-
vano fatto gli onori di casa.
AVV
Barbieri, il
ing.
Erano inoltre presenti, quali
ospiti graditissimi, dirigenti e
personale dell’. Ilva » venuti
da Genova con un treno spe-
ciale. Essi, al termine della
cerimonia, venivano accompa-
gnati per una breve visita al-
lo stabilimento dal sig. Pica-
rone, Capo dell'Ufficio Perso-
nale e dal sig. Bancalari, Ca-
po del servizio vigilanza.
Franco Guadagnini
LANIIERE
sane nn
ii LI
Pri 1 AA
1 lavori per la costruzione della turbonave passeggeri « Leonardo
da Vinci » proseguono a pieno ritmo al Cantiere di Sestri. Recen-
temente è stato montato il dritto di poppa. ll pezzo, di acciaio,
è stato fuso alle « Acciaierie Lombarde Falk» di Sesto San
Giovanni, è alto 8 metri, largo 3,56 e pesa 28 tonnellate
Montaggio del dritto di poppa di una motonave da 10.670 t.d.w.
(costr. 1545) dell'armatore Ernesto Fassio. Il pezzo, fuso in
acciaio dalla « Motomeccanica » di Milano, pesa 30 tonnellate
4
Nuovo inquadramento del personale dirigente
n
dei nostri tre Cantieri navali
A far data dal lo luglio il
personale preposto alle funzio-
ni direttive dei nostri cantieri
navali è stato così inquadrato
dalla Direzione Generale:
CANTIERE DI SESTRI, Di-
rettore: ing. Gianandrea Boe-
ro. - Vice Direttore per VUffi-
cio studi: ing. Dario Anfosso,
coadiuvato dal Dirigente ing.
Rinaldo Durante e dall’ing.
Antonio Predieri, - Vice Diret-
tore per il Coordinamento e il
Controllo della produzione:
ing. Vincenzo Pazzano, coadiu-
vato dal Dirigente ing. Ottavio
Piazzai (Ufficio produzione). -
Vice Direttore per l’Esercizio:
ing. Renzo Avanzini, coadiu-
vato dal Dirigente ing. Raffae-
le Bottino (Gruppo scafo). -
Vice: Direttore per l’Ammini.
strazione: rag. Carlo Traversa.
- Dirigente del personale: dott.
Daniele Schiavo Lena.
CANTIERE DI MUGGIANO.
Direttore: ing. Bruno Palen-
zona. - Vice Direttore per VUf-
ficio studi: ing. Remo Gradoli,
coadiuvato dall'ing. Tito De
Nicola. - Vice Direttore per
l’Esercizio: ing. Giancarlo Gril-
SEDE
Turboalternatori
per la “Cockerill,,
Il cantiere navale « Cocke-
rill » di Hoboken (Belgio), con-
fermando ancora una volta la
fiducia posta nell'Ansaldo ha,
in questi giorni, commessa la
fornitura di tre gruppi turbo-
alternatori, ognuno da 1250
kW., destinati ad una grossa
nave passeggeri che deve co-
struire per l'armamento porto-
ghese.
Questa fornitura, come già
le precedenti, è stata a noi as-
segnata in concorrenza con le
migliori case europee specia-
lizzate nel ramo.
Terminate le conferenze
per le scuole E.N.E.M.
Durante l’anno scolastico
1957-1958 è stato svolto, come
per gli anni scorsi, un ciclo
di conferenze presso le Scuole
dipendenti dall’. Ente Nazio-
nale Educazione Marinara »
per illustrare agli allievi mo-
toristi la nostra produzione di
motori Diesel ed aggiornarli
circa i più recenti sviluppi
della tecnica in questo campo,
Le conferenze, tenute dal-
l'ing. Gabbia e dal sig. Colom-
bara dello stabilimento Mec-
canico sono state effettuate
presso le scuole « E.N.E.M. »
di Santa Margherita Ligure,
Gaeta, Siracusa, Pescara, Ca-
gliari, Porto Torres.
Questi collegamenti diretti
tra industria e scuola si sono
dimostrati ancora una volta
positivi sotto ogni aspetto, e
saranno pertanto continuati ed
intensificati nei prossimi anni
scolastici.
lo, coadiuvato dai dirigenti
ingg. Gianfranco Capello (Uffi-
cio produzione) e Renato Mar-
ras (Gruppo scafo) e com.te
Alberto Beretta (Armamento).
veri. - Vice Direttore per VUf.
ficio studi: ing. Vittorio Fan-
iani, coadiuvato dal Dirigente
ing. Mario Ramacciotti. - Eser-
cizio: Dirigenti ingg. Leonardo
- Amministrazione: dott. Ar- Priano (Capo esercizio), Enri-
mando Migone, temporanea- co Pizzocaro (Ufficio produzio-
mente assistito dal consulente mne), G. B. Preve (Gruppo al-
sig. Carlo Da Massa. iestimento). - Vice Direttore
CANTIERE DI LIVORNO. ver l'Amministrazione: dott.
Direttore: Ascenso Mau- Antimo Cavaliere.
A) Cantiere di Muggiano, in occasione del trasferimento del Vi-
ce Direttore d'Esercizio ing. Renzo Avanzini al nostro massimo
Stabilimento navale, si è avuta il 21 giugno una simpatica
cerimonia. Nel salone dei modelli, alla presenza di tutti i diri-
genti e dei rappresentanti delle maestranze. il Direttore ing.
Bruno Palenzona ha rivolto a nome di tutti un augurale saluto
all’ing. Avanzini e gli ha offerto un simbolico dono. L'ing.
Avanzini ha ringraziato i presenti con commosse parole di sim-
patia per l’attestazione di affetto ed ha assicurato che gli anni
trascorsi al Muggiano saranno per lui tra i ricordi più belli.
Nella stessa occasione l’ing. Palenzona ha presentato il nuovo
V. Direttore d'Esercizio, ing. Giancarlo Grillo, proveniente dal
Cantiere di Livorno, dove ha svolto con grande abilità le stesse
mansioni per lungo tempo, meritando l'apprezzamento di tutti.
C. M. I
Rimodernati gli spogliatoi degli operai
Gli spogliatoi degli operai sono stati recentemente riordinati e
rimodernati. Gli armadietti sono stati riparati o sostituiti, gli
impianti igienici resi più razionali e i locali e mobili riverniciati
CASSETTA DELLE IDEE
Le PROPOSTE della 1° QUINDICINA di GIUGNO
Durante la prima quindicina del mese di giugno
sono state esaminate dai comitati della « Cassetta delle
idee » 129 proposte, di cui 27 sono state premiate. Ecco
il dettaglio:
FONDERIA. Proposte esaminate 8, di cui 2 premiate.
CANTIERE DI SESTRI Proposte esaminate 15, di
cui 8 premiate.
MECCANICO. Proposte esaminate 106, di
premiate.
cui 17
L'ammontare complessivo dei premi è stato di li-
re 60.500.
MECCANICO
Il 31 maggio è stato esegui-
to il collaudo al freno del mo-
tore Ansaldo - Fiat tipo 757 S
(matr. 757006) destinato alla
costruzione 1548 di Muggiano {|
(motonave da 19.200 t.d.w.)
per la Società « Sidermar » di
Genova.
Le caratteristiche del moto- È
re sono: potenza normale con-
tinuativa 7000 C.V. a 125 gi-
ri/1'’, due tempi, semplice ef-
fetto, 7 cilindri motori di 750
mm, di diametro e 1320 mm.
di corsa, iniezione meccanica
LIVORNO,
Il cacciatorpediniere leggero “ Untune Surapati ..
bb o
consegnato alla Marina Militare Indonesiana
La firma dei verbali di consegna del cacciatorpediniere leggero
«Untung Surapati» al Cantiere di Livorno, da parte dei rap-
presentanti della Marina Militare Indonesiana e dell'Ansaldo
L'equipaggio dell’« Untung Surapati» al completo, schierato
sulla nave dopo la consegna alla Marina Militare Indonesiana
Nel pomeriggio del 21 giu-
gno, al nostro Cantiere di Li-
vorno, ha avuto luogo la ceri-
monia della consegna alla
Marina Militare Indonesiana
del cacciatorpediniere leggero
« Untung Surapati» di 1,350
tonn., ultima di ‘una serie di
quattro unità che, come è noto,
furono commesse all’Ansaldo.
Erano presenti autorità mili-
tari indonesiane e italiane.
Ha preso per primo la paro-
la il Direttore del Cantiere li-
vornese ing. Ascenso Mauceri,
che ha messo in rilievo il fat-
to che queste quattro unità so-
nuo le prime della futura ma-
rina indonesiana, e ciò riempie
di giustificato orgoglio le no-
stre maestranze. L'ing. Mauce-
ri ha concluso esprimendo il
suo apprezzamento per il per-
fetto lavoro degli operai e dei
tecnici e augurando le miglio-
ri fortune al governo indone-
siano, al comandante del « Su-
rapati » e alla nave stessa.
Si è sentito quindi uno
squillo di tromba e la bandiera
italiana è scesa dal pennone
di poppa, per essere sostituita
da quella dell’Indonesia.
Ha quindi parlato il Capo
della missione indonesiana col.
Martadinata, che ha letto l’atto
Gi consegna e ha offerto il co-
mando della nave al capitano
di corvetta Soeroinsong. Le
sue parole, velate da una pro-
fonda commozione, hanno e-
spresso tutta l'ammirazione dei
marinai indonesiani per il no-
stro Paese e la nostra indu-
stria, il ringraziamento per la
indimenticabile, signorile e af-
fettuosa ospitalità, il plauso
per la perfezione delle navi.
La significativa cerimonia è
stata conclusa con un breve
discorso dell’Ambasciatore di
Indonesia a Roma, S. E. Abu
Hanifah, che ha formulato un
ringraziamento verso le auto-
rità e i tecnici italiani per la
loro collaborazione.
Prove di un motore Ansaldo-Fiat 75
del combustibile, senso di ro-
tazione orario. Il motore è so-
vralimentato mediante turbo-
soffianti a gas di scarico colle-
gate in serie con le pompe al-
ternative per l’aria di lavag-
gio, ha manovellismo del ti-
po con testa a croce ed è mu-
nito di pareti di separazione
tra cilindri e camera della ma-
novella,
Il collaudo è durato com-
plessivamente otto ore e mez-
za così ripartite: 3 ore a 7000
C.V, e 125 giri 1 ora a 7700
C.V. e 130 gir "i 45° a 5250
—
7 Sda 7000 C. V.
e 114
128
45’ a
45' a
7000
7700
5250
giri/1';
giri/1’;
e 133 giri/1’; 45' a
.V. e 117 giri/1’. Inoltre so-
no state eseguite prove di av-
viamento ed inversione di mar-
cia, prova del regolatore e di
marcia lenta.
Erano presenti per il com-
mittente l’ing. Baffico e il sig.
Sonchioni, per il « R.I.Na.» il
cav. Innocenti, per il « Lloyd's
Register » l’ing. Giunti, per
l'« American Bureau» l'ing.
Salvatico e per il Cantiere di
Muggiano il sig. Perazzo
nano
SS
(1°)
Prove di una turbina di alta pressione
per una turbocisterna da 31.500 t.d.w.
Il 22 maggio, alla presenza
dei rappresentanti della So-
cietà armatrice e dei tecnici
dei registri navali « R.I.Na. »
e « American Bureau », si so-
no svolte le prove ufficiali al
banco della turbina di alta
pressione per il gruppo motore
principale di una turbocister-
na da 31.500 t.d.w. (costruzio-
ne 1536) in costruzione presso
il nostro Cantiere di Muggiano
per conto della Società « Mes-
sana » di Messina.
Detta turbina dovrà, insie-
me ad una di bassa pressione,
muovere un riduttore ad in-
granaggi del tipo a doppia ri-
duzione e sviluppante una po-
tenza di 14.500 C.V. in norma-
le navigazione a 110 giri/1’.
Le prove, durate quattro
ore circa, hanno dimostrato
l'ottimo funzionamento della
macchina sia alle andature
normale e massima che alla
sopravelocità di emergenza.
Civitavecchia
& LU
mito e realta
“ Vecchia
Ansaldo ”
I dati ufficiali hanno indicato
per il 1955 un consumo na-
zionale di 38 miliardi di kWh
con un aumento di 3,4 miliardi
rispetto all'anno precedente.
La produzione energetica
del 1955 era ripartita nelle se-
guenti quote:
— 30,5 miliardi di kWh pro-
duzione idroelettrica;
— 5,6 miliardi di kWh pro-
duzione termoelettrica;
— 1,9 miliardi di kWh pro-
duzione geotermica (soffioni
di Larderello).
La produzione termoelettri-
ca nel 1956 raggiunse i 7,3
miliardi di kWh e si avanzano
già le previsioni per il 1962 a
14 miliardi.
La corsa alla produzione
termoelettrica in Italia trova
origine dalle limitate riserve
idriche energeticamente sfrut-
tabili con convenienza econo-
mica dell’interdipendenza fra
riserve idriche e fattori atmo-
sferici che teoricamente con-
durrebbero a diagrammi di
produzione non collimanti con
i diagrammi di consumo. Inol-
tre la corsa alla produzione
termoelettrica ha motivi an-
che nella corsa al migliora-
mento del rendimento termico
6
che è anch'essa in rapida asce-
sa. Il consumo specifico medio
degli anni 1947/49 pari a 4100
cal/kWh è sceso nel 1955 a
3000 cal/kWh ed ora si fan-
no previsioni per un consumo
medio nel 1960 di 2600-2500
cal/kWh.
La «Vecchia Ansaldo» (per-
fino i più giovani ansaldini so-
no orgogliosi di questo attri-
buto vezzeggiativo) sempre
chiamata a sopperire a tutte
le punte produttive nei più
svariati settori industriali del
Paese, non poteva mancare.
Ben note sono le sue centrali
termoelettriche create in que-
sti ultimi anni a Catania, Pa-
lermo, Larderello, Cornigliano,
Chivasso e fra le altre, ancora,
la centrale di Civitavecchia
della « Società Termoelettrica
Tirrena ».
Una delle tante. Una delle
tante centrali termoelettriche
che trasformandosi in un or-
ganismo produttivo di mag-
giori dimensioni sarà chiamata
a coprire un maggior fabbiso-
gno di energia elettrica. Sfrut-
tando una invidiabile posizio-
ne geografica a facili attrac-
chi per l'alimentazione dei
combustibili solidi e liquidi, li
trasformerà in elettroni viag-
gianti a velocità iperboliche
nei conduttori: ma dimenti-
chiamo il tecnicismo e le pa-
role che giungono ostiche al-
l’uomo della strada e limitia-
moci a dire che li trasformerà
in quel tipo di energia che
ancora oggi, all’inizio dell’era
ctomica, caratterizza la no-
stra civiltà.
Il visitatore a Civitavecchia
sì avanza sicuro all’esterno
rerso la nuova ala della cen-
trale S.T.T. e forse meravi-
gliato solo degli ammassi di
carbone giacenti nel parco. La
noria in movimento infiamma
la fantasia di molti: uno stra-
no tipo di braccio o di bocca
di un fantomatico robot che
una volta tanto non fu costrui-
to a somiglianze umane,
Poi il visitatore entra imba-
razzato, sì, imbarazzato dentro
il suo bel vestito con la bella
riga ai pantaloni, nel vedere
intorno i tecnici e le maestran-
ze dell’Ansaldo, in tuta sporca
ed elmetto, anch’essi imbaraz-
zati del suo imbarazzo. Ma è
cosa di breve durata: già Vim-
barazzo non esiste più allo
scambio dei primi convenevo-
li, garbati, ma non uditi quelli
del visitatore, urlati e quindi
uditi quelli degli uomini in
tuta. Tutta colpa di quel be-
nedetto compressore lì dietro!
Il visitatore ha vinto la pri-
ma esitazione ed è lì adesso
nel centro di quella che per
lui è forse una enorme trap-
pola e che a qualcuno sembra
la « Caldaia ». E, buffissimo, il
visitatore a cui qualcuno ha
già sbattuto sulla testa un el-
metto in poliestere, che mal si
lega col resto del vestito, è già
con il naso in sù mentre lo
sguardo corre veloce lungo i
tubi verso l'alto, solo interrot-
to dalle facce rivolte in giù a
« vedere chi è arrivato ».
La « Caldaia » è di fronte a
lui: tubi, tubi, e tubi, e lassù
a 40 metri d’altezza c'è ormai
la gigantesca testa cilindrica
di quasi 100 tonn. che è il col-
lettore del vapore. Tra i tubi
e i ferri a doppio T,L,U,C —
un vero alfabeto intelleggibile
solo a chi è tecnico — un bru-
licare di uomini, un balenare
di fiamme ossidriche, che gio-
cano con la luce naturale ed
artificiale ad un gioco di om-
bre guizzanti che trasforma il
colore del viso del visitatore
dal bruno scuro al violetto.
Era con noi, il visitatore, an-
cora una volta imbarazzato: si
sentiva piccolo, come ognuno
di noi la prima volta, vicino a
quella deità di ferro che abili
mani accarezzavano con carez-
ze ora dolci, ora violente dan-
dole ogni minuto di più, una
forma nuova ed una maggiore
dimensione.
L'argano ruggìi violento: lo
capimmo dal balzo del visita-
tore che comunicò a noi il suo
improvviso timore; ormai i
nostri timpani sono troppo abi-
iuati a simili rumori. Il tubo
imbragato sì sollevò pigro da
terra per raggiungere il posto
assegnatogli dal progettista.
Ogni giorno di più la « cal-
daia » cambia aspetto ed oggi
è quasi diventata la caldaia
senza virgolette.
Il gigante
domato
on era certamente l’ener-
gia di una potente centra-
le elettrica quella che forniva
la luce agli artigiani che lavo-
ravano di scalpello gli zoccoli
dei sarcofaghi etruschi, nella
oscurità delle misteriose tombe
di cui è cosparsa tutta la
campagna che circonda Civita-
vecchia.
Era anzi un lume fioco, in-
certo, odoroso di sego e di
olio abbruciato, fumoso e ad-
dolcito da qualche profumo di
incenso, che rendeva quell’at-
mosfera simile a quella che
oggi si può ritrovare nelle
vecchie chiese, la sera, quando
tutto avvolge la penombra.
E dovevano certo aguzzare
la vista e cercare le posizioni
migliori, gli artefici della Lu-
cumonia di Chiusi, per otte.
nere quei giochi d’ombra e
quei mirabili effetti di luce
che oggi ancora ci stupiscono.
E pure questi artefici, emi-
grati dalle luminose scuole
greche o saturi di influenze
orientali ed ellenistiche, ripor-
A sinistra in alto: la parte inferiore della camera di combustio
Sotto: la parete d'altare della caldaia con le serpentine del su
l'alto: i! corpo cilindrico sollevato all'altezza di 9 metri;
il cor
l'ansaldino
fuorisacco
fi
anno W - n.
NOTE DI VIAGGIO DI
UN ANSALDINO
America d'oggi
L'operaio del Canttere di Se-
stri Pietro Leonardi, che «da
qualche mese sta visitando gli
Statl Uniti con un gruppo di
sindacalisti italiani, ci ha in-
viato un articolo che rite
niamo di vivo interesse —
compagnandolo con seguente
lettera, indirizzata nostro
corrispondente di STA:
« Gentil,mo. signor Merlano,
da tempo pensavo di sceriver-
le, ma dato che nel mio primo
periodo di permanenza in USA
non ho svolto un programma di
interesse generale, non sapevo
un ser:
e non potevo preparare
er <L'ansaldino >», cl
sse qualcosa di par-
è, riguardante gli Stati
Uniti. Adesso sono quasi tra-
scorsi cinque mesi dal mio ar-
rivo in terra d'America, e dopo
aver visitato parecchie fabbri.
che, e assimilato abbastanza no-
zioni interessanti, penso sia
giunto il momento di far sape-
re, attraverso le colonne del
nostro giornale di fabbrica, a
tutti gli amici lavoratori «del
complesso Ansaldo, e a quelli
del Cantiere di Genova-Sestri in
particolare, l}e impr ioni di
un lavoratore ansaldino su ciò
che riguarda la vita sociale, con
i suoi problemi, dei lavoratori
americani.
Colgo altresì l'occasione per
inviare a tutti 1 lavoratori del
Cantiere un caro saluto ed un
ideale abbraccio.
Aggiungo con mio gran pia-
cere, e penso anche per il loro,
che ovunque sla stato, durante
la mia permanenza in America,
fl nome del nostro Cantiere ha
suscitato ammirazione, perchè
la parola « Ansaldo >» viene sem.
pre accomunata ai nomi delle
navi che sono state create dal
genio dei nostri tecnici, e mate.
rializzati dall’abilità dei nostri
lavoratori.
Per molti americani, il ricor-
do più bello in tutta la loro
vita rimarrà certamente legato
ai giorni passati a bordo di una
delle, nostre navi,
E per me, facente parte della
grande famiglia ansaldina, tutto
ciò ha un valore morale che
premia l'operosità, l'abilità e
l'ingegno delle nostre maestran-
ze, confermando una volta di
più che in tutte le parti del
mondo il genio dei lavoratori
italiani è considerato sempre
vivo e fecondo >,
Ed ecco ora l'articolo, che
tocca — In modo tutt'altro che
superficiale — problemi e aspet-
ti attualissimi della vita del la-
voratori americani,
%
Washington, giugno.
Prertando degli Stati Uniti
in questo momento, è d’ob-
bligo accennare alla situazione
che attualmente tiene desta la
mente di moltissima gente.
L'argomento in questione è
quello della recessione e della
disoccupazione,
Nel 1956, la disoccupazione
in U.S.A. era ad un limite ri-
tenuto normale, cioè vi erano
2.550.000 disoccupati. Questa
cifra è considerata normale
perchè, su di un totale di 58
milioni di lavoratori, essa ha
un valore negativo relativo;
quasi sempre. infatti, è data
da lavoratori che cambiano la-
voro, in attesa temporanea di
lavoro, o da lavoratori stagio-
nali.
Nel 1957 l'indice di disoccu-
pazione cominciò a salire, pòr-
tando il numero dei senza la-
voro a più di 3 milioni. Poi si
è avuto un continuo crescen-
do, e al momento uttuale il
numero dei disoccupati ha su-
perato i 5 milioni; non solo,
ma si prevede che a fine d’an-
no, o nel giro di altri dodici
mesi, si debba arrivare alla
grossa cifra tdi 6 milioni di di-
soccupati.
A giudizio degli economisti,
questa cifra dovrebbe segnare
il vertice massimo di questa
crisi,
L'economia americana è ab-
bastanza forte per fronteggia-
re un aggravarsi della situa-
zione? Questo è il quesito che
si pongono tutti, l’uomo della
strada, l’industriale, gli eco-
nomisti, gli uomini di governo,
ed anche gli altri Stati demo-
cratici del mondo, perchè la
economia dei paesi liberi del
mondo è strettamente legata
alla economia U.S.A. E questo,
è doveroso riconoscerlo, per i
famosi programmi di aiuti al-
l'estero che il governo U.S.A.
sparge a piene mani.
Quasi tutti, economisti e non
economisti, sono concordi nel
predire che questa crisi può,
e sarà fronteggiata dalla po-
tenza economica U.S.A.
Con: quali mezzi? Innanzi-
tutto con spese e lavori pub-
blici da parte del governo fe-
derale, costruendo scuole,
ospedali, strade, e con spese
militari; il che dovrebbe dare
lavoro e guadagno ad una buo-
na parte di disoccupati.
Un'altra soluzione che può
essere determinante per l’ar-
resto della recessione, sarebbe
la riduzione delle imposte. Ta-
le riduzione dovrebbe essere
attuata progressivamente, per
non creare grossi scompensi
tra i vari strati della popola-
zione. Così facendo si aumen- +
il potere d’acquisto {
terebbe
della popolazione.
Infine bisognerebbe sprona-
re l’iniziativa privata a far sì
che anche le grosse Compagnie
partecipino a questo sforzo
economico con investimenti.
Per quel che riguarda le
forme di assistenza in favore
dei disoccupati, bisogna rico-
noscere che durante quest’ul-
timo decennio, gli americani
sono arrivati al punto di assi-
curare al disoccupato per un
lungo periodo un congruo sus-
sidio, che gli permette di af-
frontare con una certa tran-
quillità l’incerto futuro, e tro-
vare nel frattempo una qual-
siasi fonte di guadagno.
Un disegno di legge ha re-
centemente prolungato il pe-
riodo di sussidio di disoccupa-
zione da 26 a 39 settimane. E
durante questo periodo i di-
soccupati percepiscono circa il
50% della normale paga.
Assicurazioni per invalidità
e vecchiaia, e tante altre for-
me di assistenza, sono altret-
tanti pilastri che servono a
non peggiorare vieppiù la si-
tuazione.
Questi sussidi e queste for-
me di assistenza è doveroso
considerarli come particolari
successi delle organizzazioni
sindacali,
Non bisogna lasciarsi pren-
dere da un ottimismo che può
essere pericoloso, però ancora
una volta .credo che sì possa
guardare al futuro con una
certa tranquillità.
Questo succintamente per
quel che riguarda l’attuale re-
cessione economica.
Adesso sarà altrettanto inte-
ressante far conoscere, anche
brevemente, ai nostri lavorato-
ri le condizioni di vita e di
guadagno dei lavoratori U.S.A.:
e qui lasceremo la parola alle
cifre.
Innanzitutto è stato fissato
dal governo federale un mini-
mo di paga per qualsiasi lavo-
ratore che abbia superato i 18
anni. Questo limite, che è di
un dollaro l’ora, vale anche
per le donne; perciò, sia un
iavoratore non specializzato
che un giovane apprendista,
che vengono assunti, devono
essere pagati con un minimo
di 8 dollari, per otto ore la-
tvorative al giorno,
Il guadagno di un operaio
specializzato di qualsiasi ramo
industriale metallurgico,
edile, tessile, chimico, ecc. —
varia dai due dollari ai due
dollari e trenta l’ora. Un ope-
raio non qualificato può gua-
dagnare da un dollaro e tren-
ta sino a quasi due dollari
l'ora, e poi via via i guadagni
possono avere piccole differen-
ze, da fabbrica a fabbrica e da
lavoro a lavoro.
In America la retribuzione
del lavoro ad incentivo, od a
cottimo, è molto in uso, e ciò
Pietro Leonardi (4.0 da sinistra in
per la standardizzazione dei
tipi di lavoro e per un accura-
tissimo studio dei tempi di la-
voro.
Dicevo standardizzazione,
perchè si è arrivati al punto
di dare ad ogni operaio un la-
voro standard, non legato ne-
cessariamente ad un lavoro di
gruppo. Questo anche quando
il tipo di lavoro lo richiede-
rebbe; ad esempio, la fonde-
ria.
La standardizzazione delle
mansioni ha portato l’autocon-
vinzione, nei lavoratori, di fi-
dare nelle proprie possibilità
di produzione, per diminuire o
aumentare il proprio guada-
gno.
Adesso riporterò uno spec-
chietto che ci fa sapere la di-
visione dei diversi redditi
annuali famigliari esistenti ne-
gli Stati Uniti; e dopo vedremo
un reddito medio annuo di
5.900 dollari.
Reddito annuo: 5.900 dollari
(4 persone):
doll.
Mangiare, bere e fumare 1.500
Abbigliamento e scarpe 500
Fitto 600
Spese casa e arredamento. 650
Cure mediche 270
Affari personali 350
Trasporti e automobile 620
Ricreazione 250
Educazione 60
Beneficenza 40
Altre voci 40
TASSE (che incidono
fortemente) 690
dollari 5.570
Risparmi dollari 330
Totale dollari 5.900
Queste cifre significano, a
mio modesto parere, che i la-
voratori U.S.A. guadagnano,
ma che più ancora spendono;
spendono, traendo dal loro la-
voro tutte le comodità e gli
agi che altri lavoratori con lo
stesso lavoro, in qualsiasi al-
tra parte del mondo, non
possono permettersi. Basta
guardare lo specchietto prece-
dente per accorgersi che il de-
naro viene profuso largamen-
te, senza restrizioni, con l’ag-
PERCENTUALE DI FAMIGLIE
come una famiglia media
spende un reddito medio.
REDDITO ANNUO
Da 8.500 dollari in su
» 8.500 » a 6.500
» 6.500 » » 5.380
» 5.380 » » 4.640
» 4.640 » » 3.690
» 3.690 » » 3.240
» 3.240 » » 2.470
» 2.470 » » 1.650
» 1.650 » » 900
» 900 » ingiù
29%
16%
13%
11%
9%
8%
6%
4%
3%
1%
I redditi sopra elencati sono
al lordo delle tasse.
Ed ora un altro specchietto
interessante: come una fami-
glia composta da quattro per-
sone (genitori, 2 figli) spende
l.a fila) con altri sindacalisti italiani
giunta che, alla fine dell’anno,
il capo famiglia viene a tro-
varsi con un risparmio che si
aggira sul 7% del proprio red-
(continua a pag. 10)
Pietro Leonardi
in una Fonderia in Pennsylvania
Usciamo per un momento dai confini della. Francia (vi ritorneremo in
seguito, poichè siamo ben lungi dall'aver esaurito la serie dei grandi
narratori dell'Ottocento francese) per compiere una rapida incursione
nel mondo della letteratura russa: un mondo non meno splendente,
non meno ricco d'autentiei capolavori e d'immortali figure. E comin-
ciamo con colui che venne definito «il creatore del romanzo russo »
e che i manuali di storia letteraria designano come i più cospicuo
rappresentante della transizione dal romanticismo al realismo: Nikolaj
Vassiliéviteh Gogol.
Nato in Ucraina nel 1809, Gégol andò giovanissimo a Pietroburgo (l'at-
tuale Leningrado, allora capitale dell'Impero) ed entrò nella carriera
burocratica; il che gli permise di conoscere a fondo l'ambiente degli
uffici ministeriali — quell'ambiente chiuso, corrotto, popolato di mise-
revoli figure di « travet >» senza intelligenza e senza speranza, che doveva
in seguito ispirargli alcune delle sue opere migliori. Abbandonata co-
desta carriera, Gégol si adattò a fare il precettore nelle famiglie aristo-
cratiche di Pietroburgo; alcune relazioni altolocate gli procurarono una
cattedra.di storia all'Università; l'amicizia di Pus-
kin lo spronò a tentare la via dell’arte, Nel bien-
nio 1831-32 pubblicò una serie di racconti, rac-
colti pol sotto il titolo «e Le veglie alla fattoria
presso Dikanka », Una seconda raccolta (« Mir
gorod ») pubblicata neì 1835 comprendeva anche
quel lungo e bellissimo racconto dal titolo « Taras
Bul'ba > che molto contribul a diffondere in pa-
tria e all'estero la fama dell'autore, Vennero poi
«I racconti di Pietroburgo > (da cui è tratto « Il
cenppotto », che è tra le sue opere di più limpida
e profonda bellezza) e «1 Revisore», una com-
media ch'è tutta una feroce satira contro le
classi. dominanti nella Russia zarista. DI salute
cagionevole, Gégol compì vari viaggi all’estero,
soggiornando, tra l’altro, tre anni a Roma; nel
frattempo andava componendo «€ Le anime mor-
te», un romanzo-poema imperniato sulla triste
vita dei contadini’ russi. Ma fl male che lo ro-
deva, inasprendosi, finì con l'influire fortemente
anche sullo spirito dello scrittore. La tendenza al misticismo religioso,
ereditata dalla madre, diventò” per lu! ossessiva, distolse il suo spirito
dall'arte, tormentò 1 suoi. ultimi anni, Nel 1852, a soli quarantatrò
anni, Gégol morì a Mosca,
Nella sua prosa, l'elemento fantastico e quello realistico si fondono in
modo singolare, rendendo inconfondibile lo stile gogoliano, Non c'è
pagina dei suoi racconti che non sia ricca d'umanità e intensamentè
sofferta,
SI è molto parlato e scritto intorno all'umorismo di Gégol; la più fa-
mosa definizione di tale umorismo — «un riso attraverso le lagri-
me> — è forse anche la più giusta, Il lettore potrà farsene un'idea
attraverso questo racconto, ch'è uno del più noti (anche perchè, una
diecina d'anni fa, M regista Lattuada ne trasse un bellissimo film, am-
bientato, sì, in Italia, ma mirabilmente aderente allo spirito del rac-
conto),
ella divisione ministeriale... ma è meglio non dire in
quale divisione. Non c’è niente di più suscettibile di qual-
siasi divisione, ufficio, reggimento e, in generale, di ogni
casta burocratica . Siamo arrivati al punto che ogni individuo,
8 toccarlo, ritiene offeso, nella propria persona, tutto il genere
umano. Corre voce che, proprio di recente, sia pervenuto un
esposto in cui il comandante della polizia di non ricordo più
quale città, dichiara senza ambagi che il suo sacro nome viene
pronunciato assolutamente invano, e che ordinanze statali re-
stano inosservate; e a prova di quanto sopra ha allegato un
ponderoso volume di una cert’opera in stile romantico dove,
ogni dieci pagine, compare un comandante di polizia, e a volte
persino in* uno stato di ubriachezza integrale. Perciò, al fine
ai evitare seccature, è meglio che noi chiamiamo la divisione
in parola — una divisione. In una divisione, dunque, pre-
stava servizio un impiegato, non si può dire molto rimarche-
vole: piuttosto basso di statura, un po’ rossiccio, un po’ but-
ierato, perfino un po’ guercio; con un principio di calvizie,
con le grinze attorno alle guance e quel colore del viso che
vien detto emorroidale... Che farci? Ne ha colpa il clima di
Pietroburgo. In quanto al grado gerarchico (poichè da noi è
indispensabile, prima di ogni altra cosa, dichiarare il grado
gerarchico) egli era un consigliere titolare; il cosiddetto « con-
sigliere titolare perpetuo », messo, come è noto, in burletta
da tanti e tanti scrittori che hanno il vezzo encomiabile di
dare addosso a chi non li può mordere, Il cognome di questo
impiegato era Basmàckin. Già dalla parola stessa si vede che
discendeva da una scarpa (1); ma quando, in quali età, e per
quali vie discendesse da una scarpa, non si sa. E il padre, e
il nonno, e perfino il cognato, e tutti quanti indistintamente i
Basmàckin, portavano stivali, e li risuolavano soltanto tre
volte all'anno. Di nome si chiamava Akàkij Akàkievic. Forse
esso parrà un po’ strambo al lettore, e ricercato, ma si può
giurare che non lo ricercarono affatto, e che si produssero
spontaneamente tali circostanze per cui non fu possibile dar-
gli un nome diverso; e la cosa avvenne proprio così. Akàkij
Akàkievic nacque sul far della notte; se la memoria non mi
tradisce, il 23 marzo. Sua madre buonanima, moglie di un
impiegato e donna eccellente, si apprestò a battezzare come si
deve il bambino. La madre era ancora a letto, di fronte al-
l’uscio, e a destra c’era il compare — un bravissimo uomo:
Ivàn Ivànovic Scarmiglia, capufficio al Senato — e la comare,
moglie di un ufficiale dei gendarmi, donna di rare virtù: Arìna
Seménovna Pancettabianca. Alla puerpera vennero proposti
tre nomi, affinchè ne scegliesse uno di suo gradimento: Mokia,
Sossìa, oppure Chozdazàt, dal nome del martire. « No », pensò
la buonanima: « Son certi nomi, questi! ». Per cercare di farla
contenta fu aperto il calendario a un’altra pagina e vennero
fuori altri tre nomi: Trifilij, Dulà e Varachàsij.
— Vedi che ira di Dio! — esclamò la vecchietta: — Che
nomi, tutti quanti! Proprio non li avevo neppur mai sentiti.
Tiriamo via, se fosse Varadàt, magari o Varùch, ma Vara-
chàsij e Trifilij!
Voltarono ancora una pagina e vennero fuori: Vachtisij
e Pavsikàkij.
— Be’, ho capito, — disse la vecchietta: — Si vede che
questo è il suo destino. E, se ha da esser così, val meglio che
si chiami come il padre. Akàkij il padre, e Akàkij il figlio.
Tale fu l'origine del nome Akàkij Akàkievic, Battezzarono
il bimbo; ed oltre a ciò egli pianse, e fece una smorfia come
se avesse avuto il presentimento di dover finire consigliere
titolare. Ecco dunque in che modo andò la cosa. Noi abbiamo
riportato questi fatti perchè il lettore possa constatare da sè
come ciò accadde per ineluttabilità, e come non fosse in alcun
modo possibile dargli un nome diverso. Quando egli fosse
entrato al ministero, e in che periodo, e chi lo avesse assunto,
r-:«cssuno lo poteva ricordare. Per quanto si succedessero capi-
ufficio e direttori d’ogni genere e sorta, lui lo si vedeva sempre
nello stesso posto, nella stessa posa, nelle stesse mansioni;
era sempre lo stesso impiegato addetto a copiare le lettere;
tanto che, poi, si finì col credere che egli fosse venuto al
mondo esattamente così com'era — digià tutto completo: con
l'uniforme, e la piccola calvizie sulla fronte. Al ministero non
avevano alcuna considerazione per lui. Gli uscieri non solo
non si alzavano, quando egli passava, ma non lo guardavano
neppure, come se nell’anticamera fosse passata una mosca. I
superiori lo trattavano con un tono tra il freddo e il dispotico.
Un qualsiasi sotto-capufficio gli andava a cacciare sotto il
naso un incartamento senza neppure dirgli « copiàtelo », op-
pure « ecco una pratichetta bella, interessante », come si usa
in ogni ufficio ‘educato. E lui lo prendeva, posando gli occhi
soltanto sulla carta, senza badare a chi gliela dava, e quale
airitto avesse di dargliela. Gli impiegati più giovani lo pren-
devano in giro e lo punzecchiavano, per quanto lo consentiva
loro l’arguzia cancelleresca: raccontavano, proprio lì, accanto
a lui, diverse storielle inventate sul
suo conto; della sua padrona di casa,
una vecchietta di settant'anni, dice-
vano che lo bastonava; chiedevano
quando si sarebbero fatte le nozze;
gli cospargevano il capo di pezzetti
di carta, affermando che era neve.
Ma Akàkij Akàkievic non risponde-
va una sola parola: come se non ci
fosse stato nessuno lì davanti. Ciò
non influiva minimamente sul suo
lavoro: in mezzo a tutte quelle mo-
lestie, non commetteva neppure un
errore nel copiare. Soltanto quan-
do gli urtavano il braccio, impe-
dendogli di attendere al suo com-
rito, diceva: — Lasciatemi stare! Perchè mi offendete? — e
in quelle parole, e nella voce che le pronunciava, vi era qual-
cosa di indefinibile, qualcosa che dava un senso di pena; tanto
che un giovane impiegato, entrato in servizio di recente, il
quale, sull'esempio degli altri, si era permesso di canzonarlo,
smise immediatamente, come colpito da una folgore, e da quel
giorno fu come se le cose avessero mutato aspetto ai suoi
cechi, e gli apparissero sotto una luce diversa. E per gran
tempo, dopo, anche nei momenti di maggiore allegrezza, tor-
nava sempre ad apparirgli l'immagine del piccolo impiegato,
con quella calvizie sulla fronte, e quelle parole penetranti:
« Lasciatemi stare! Perchè mi offendete?». E in quelle parole
penetranti risuonavano altre parole: « Io sono .tuo fratello ».
E si nascondeva il viso nelle mani, il povero giovane, e molte
volte, in seguito, nella sua vita, gli accadde di rabbrividire
vedendo quanta disumanità alberghi nelle umane creature,
quanta spietata rozzezza si nasconda sotto il colto, raffinato
viver sociale, e, Dio! perfino in coloro che il mondo reputa
nobili ed onesti...
Difficilmente si sarebbe potuto trovare un altro che vi-
vesse così del suo lavoro. E’ poco dire: lavorava con zelo; no,
lavorava con amore. In quel suo copiare gli si svelava un
mondo tutto suo, multiforme e accogliente. Il godimento gli
si leggeva sulla faccia; certe lettere dell’alfabeto erano le
sue preferite e, come arrivava ad esse, non stava più nella
pelle; e sorrideva a fior di labbro, e ammiccava, e si aiutava
con certe mosse della bocca, così ch'era possibile leggergli
in viso ogni lettera che la penna andava tracciando. Se avesse
dovuto essere premiato in rapporto allo zelo, egli forse, e con
sua grande costernazione, sarebbe finito magari consigliere
di Stato; invece, tutto il servizio, come dicevano quegli spiri-
tosi dei suoi colleghi, gli aveva fruttato soltanto un ficosecco
per decorazione e le emorroidi fin sul groppone.
D'altra parte non si può dire che lo avessero trascurato
del tutto. Un direttore, che era un brav’uomo e desiderava ri-
compensarlo per il lungo servizio, aveva dato ordine di affi-
dargli un lavoro un po’ più importante delle solite copie; e
cioè, gli venne, assegnato il compito di estrarre da un incar-
tamento già pronto una relazione per un altro ufficio; si trat-
tava appena dj cambiar l’intestazione e, qua e là, i verbi dalla
prima alla terza persona. Questo lavoro gli costò una tale
fatica che egli si ricoprì interamente di sudore; si-asciugò la
fronte, e infine disse: — « No, datemi piuttosto qualcosa da
ricopiare ». Da allora fu lasciato per sempre alle sue copie.
Fuori di quel copiare, sembrava non esistesse null’altro al
mondo, per lui. Non si preoccupava affatto del vestire: la sua
uniforme non era ormai più verde, ma di un color rossastro-
farinaceo. Aveva un baveruccio striminzito, rattrappito, così
che il collo, spuntando fuor da quel bavero, benchè non lungo,
isceva l'impressione d'essere lunghissimo. E, su quell’unifor-
me, restava sempre appiccicato qualche cosa: o un fuscello di
fieno, o un filo; e. camminardo per strada, egli aveva, inoltre,
lo particolare abilità di andare a capitare sotto qualche fine-
stra nel momento preciso in cui rovesciavano giù ogni specie
di immondizie, e perciò se ne andava eternamente con sul
cappello o una buccia d’anguria o di melone, o qualcosa del
genere, Mai. neppure una volta in vita sua, aveva prestato
attenzione ai casi e agli accidenti che si danno ogni giorno
per strada; casi e accidenti a cui badano sempre, come è noto,
i suoi pari: i gicvani impiegati: i quali spingono tanto lontano
ia sagacia del loro sguardo intraprendente da notare, fin sul
marciapiede di fronte, chi abbia il lacciolo scucito in fondo
ai pantaloni — ciò che richiama immancabilmente un sorri-
setto beffardo sul loro viso. Ma Akàkij Akàkievic, anche se
posava gli occhi su qualcosa, ci vedeva sopra le sue righe
linde, ricopiate con una calligrafia diritta, regolare, e biso-
gnava proprio che il muso di un cavallo, spuntato fuori Dio
sa da dove, venisse ad appoggiarglisi sopra una spalla, e con
le froge gli soffiasse sulla guancia una vera raffica di vento,
perchè egli si accorgesse di non essere nel bel mezzo di una
riga ma, piuttosto, nel mezzo di una strada. Arrivato a casa,
si metteva subito a tavola: buttava giù in fretta la minestra,
19
e mangiava un pezzetto d
memmeno che sapore aves
mosche, e quel che Dio n
sentiva che il ventre pret
tavola, tirava fuori la boc
copiare le carte portate a
lavoro, faceva qualche coy
se si trattava di carte ini
stile, ma perchè indirizza
selite, o d'alto grado.
Perfino nelle ore in c
completamente, e in cui
ormai pranzato e, ciascun
pendio e le proprie voglie,
r:posati dal raschìo delle
bili faccende proprie e alt
quieta dell’uomo si addos
quel che sia necessario; i
consacrare al piacere il 1
CAI
Racconto di
gamba, se ne va a teatr
tempo a sbirciar cappelli:
complimenti rivolti a
una piccola cerchia impi
spesso, semplicemente da 1
ir: un appartamento comi
e cucina; e con certe picc
pada o un’altra cosuccia,
pranzi, a passeggiate), ins
rutti gli impiegati si dis
degli amici, a giocare un,
biechiere, con biscotti da 1
sbuffato delle lunghe pipi
scono le carte, qualche pe
cella quale un Russo non.
in nessun caso, oppure, si
contando per la centesim
comandante a cui andaroi
coda al cavallo del monw
quando non vi è chi none
non si concedeva alcun di
averlo veduto qualche
ricopiato a sazietà, anday
al domani: a cosa. domani
piare. Così trascorreva la
con quattrocento rubli di
tento della sorte; e così,
rere fino all’estrema vi
fcssero. disseminate iat!
consiglieri titolari, ma
effettivi, i consiglieri di
per quelli che non danno,
V'è a Pietroburgo un.
quattrocento rubli di s
nemico non è altri che il
si dica che è molto sano,
quando le strade si affi
Incomincia a dare certi pli
i nasi, senza distinzione, d
dove cacciarli. A quell’oi
hanno la fronte indolenzi
poveri consiglieri titol:
ia loro salvezza sta nel |
possibile, chiusi nei loro
strade che han da fare, è
mento, in pòrtineria, find
sistema, tutte le loro attiti
che s'erano andate conge
kievic aveva preso a sen
gli pungeva in modo pa
spalle, nonostante egli
svelta che gli era possi
sare che la colpa doveva
esaminato accuratamente ;
punti, e precisamente
un vero setaccio: il panno
verso, e la fodera era tul
cappotto «di Akàkij Ak:
scherzo da parte dei
nobile nome di cappotto,
esso aveva una conform
sempre più assottigliando
per rattoppare le altre.
una grande perizia nel |
grossolanità e le gri ti
ic cose, Akàkij Akàkievie
cessario portare il cappoli
non so dove, a un q
zio, e che, nonostante
tutta coperta di len
l’arte di riparare pan
I
ggli
con la cipolla, senza badar
fava tutto ciò comprese le
in quella stagione. Quando
rrotondarsi, si alzava da
l'inchiostro, e si metteva a
gli accadeva d’essere senza
roprio diletto, specialmente
i non già per ornatezza di
lche persona diversa dalle
o di Pietroburgo si abbuia
mondo degli impiegati ha
iò, secondo il proprio sti-
ito; in cui tutti si sono già
inisteriali, dalle indispensa-
quant'altro la natura irre-
tariamente, e forse più di
i impiegati si affrettano a
è ancor resta (chi, più in
passeggio, dedicando quel
\ una serata, a perderlo in
îigazza appetitosa, astro di
chi, e questo avviene più
val terzo piano, o al quarto,
due stanzette, con ingresso
e di moda, come.una lam-
lor di sacrifici: rinunce a
rfino in quelle ore in cui
er i piccoli appartamenti
fabbiato, sorbendo il tè nel
scomparendo entro il fumo
lando, mentre si distribui-
trapelato dall’alta società,
imeno in nessun tempo ed
ono altri argomenti, rac-
eterno aneddoto di quel
‘che era stata mozzata la
alconet; insomma perfino
livertirsi, Akàkij Akàkievic
. Nessuno poteva dire di
qualche serata. Dopo aver
e sorrideva già pensando
li avrebbe mandato da co-
esistenza di un uomo che,
anno, sapeva essere con-
bbe continuato a trascor-
sul cammino terreno non
sorta: non soltanto per i
‘i consiglieri segreti, gli
tutti i consiglieri, perfino
ano consigli da nessuno.
mico di coloro che hanno
fanno, o giù di lì, Questo
lo settentrionale, ancorchè
ito e le nove del mattino,
nte che va in ufficio, esso
forti e pungenti su tutti
impiegati non sanno più
anche i più alti funzionari
lo e gli occhi lacrimosi, i
lo come difendersi. Tutta
con la maggiore celerità
triminziti, le cinque o sei
re forte i piedi sul pavi-
siano disgelate, con quel
loro capacità burocratiche,
il tragitto. Akàkij Akà-
che tempo, che il freddo
ite acuto la schiena e le
di percorrere più alla
canonica. Finì col pen-
suo cappotto. Dopo averlo
scoprì che in due o tre
le spalle, si era ridotto
liso che ci si vedeva attra-
ta. Occorre sapere che il
anch’esso argomento di
vano perfino privato del
vano gabbano, In effetti
nissima: il bavero veniva
n anno, poichè lo si usava
toppi non testimoniavano
erano visibilissimi per la
Uciture. Visto come stavan
i conclusione che era ne-
òvic, un sarto che abitava
i lato della scala di servi-
tchio strabico e la faccia
con discreta bravura
oni di impiegati e di non
POTTO
ikolaj Gogol
impiegati; s'intende quand’era in stato di sobrietà, e non aveva
altre imprese per il capo. Di questo sarto non occorrerebbe
certo dir molto, ma poichè è ormai invalso l'uso che in un
racconto venga dichiarato appieno il carattere di ciascun per-
scnaggio, così non v'è nulla da fare: serviamo allora in tavola
anche questo Petròvic! In origine egli si chiamava Grigòrij e
basta, ed era servo della gleba nella proprietà di un certo
possidente: principiò a chiamarsi Petròvic quando ottenne il
foglio di riscatto (2) e cominciò a bere piuttosto energicamente
nei giorni di festa: dapprima soltanto nelle grandi feste reli-
grose, poi, senza far più distinzioni, in tutte le feste coman-
cate — bastava che sul calendario ci fosse una crocetta. Sotto
questo riguardo era ligio ai costumi degli avi, e disputando
con la consorte, la chiamava femmina laica e tedesca. Poichè
c'è scappata di bocca la consorte, bisognerà dir due parole
anche di lei; ma, purtroppo, di lei si sa ben poco, fuor che
Petròvic aveva una consorte che addirittura portava una scuf-
fia in testa, e non una pezzuola; ma, in quanto a bellezza, essa
uon poteva accampar vanti; per lo: meno non v'erano che i
soldati della Guardia che, imbatten-
dosì in lei, le dessero una sbirciati-
na sotto la scuffia; e si arricciava
loro il pelo dei baffi, e strani bron-
tolii uscivano loro di bocca.
Nel salire la scala che conduce-
va da Petròvic, Akàkij Akàkievie
pensava a quanto gli avrebbe chie-
sto il sarto, e risolse in cuor suo di
non dargli più di due rubli. L’uscio
era aperto, poichè la padrona, per
cuocere del pesce, aveva fatto un
tal fumo nella cucina che non si
vedevano più neppure gli scarafag-
gi. Akàkij Akàkievie attraversò
la cucina senza nemmeno es-
sere scorto dalla ‘padrona. e infine entrò in una stanza
dove scoprì Petròvie seduto su un gran tavolo di legno grezzo,
con le gambe incrociate sotto il corpo come un pascià mussul-
mano. I piedi, com'è costume dei sarti quando sono intenti al
lavoro, erano scalzi; e saltava subito all'occhio, prima d’ogni
altra cosa, un alluce — ben noto a Akàkij Akàkievic — dal-
l'unghia deforme, massicia e solida come il clipeo d’una tarta-
ruga. Petròvie aveva una matassa di fili di cotone e di seta
appesa al collo e, sulle ginocchia, un abito vetusto. Già da tre
buoni minuti cercava di infilare una gugliata nella cruna del-
l'ago, senza riuscirci; e se la prendeva col buio, e persino col
filo, barbugliando fra i denti: « Non ci si ficca dentro, quel
dannato! Mi ha fatto struggere tutto, fino al lumicino, quel
maledetto! ». A Akàkij Akàkievic dispiacque di essere capi-
tato proprio in un momento in cui Petròvic era in collera: gli
piaceva di fare le sue ordinazioni a Petròvic quando costui era
di già un tantino sotto pressione o, come diceva la moglie, si
era « barricato di vodka, il demoniaccio guercio ». Di solito,
in simile stato, Petròvic era remissivo, e cedeva sul prezzo,
e si inchinava perfino, ogni volta, e diceva grazie. Poi, certo,
veniva la consorte a piangere che il marito era ubriaco, e
aveva chiesto, perciò, troppo poco; ma bastava aggiungere
qualche centesimo, e tutto era sistemato. Ora invece, a quan-
tc pareva, Petròvic era in stato di sobrietà e perciò brusco,
intrattabile, e in vena di chieder chissà che prezzi. Akàkij
Akàkievic lo capì subito, e voleva battere, come si suol dire,
in ritirata; ma ormai era tardi. Petròvic aveva socchiuso il suo
unico occhio, puntandoglielo addosso, e a Akàkij Akàkievic
scappò detto senza volerlo: — Buona sera, Petròvic!
— Buona sera, signore! — disse Petròvic, e sbiecò l'occhio
verso le mani di Akàkij per vedere che preda gli portasse.
— Io, ecco, Petròvic, sono venuto, quella cosa...
Occorre dire che Akàkij Akàkievic si esprimeva, per lo
più, usando preposizioni, avverbi e, infine, certe particelle che
ron hanno proprio nessun significato. Se si trattava poi di
argomenti spinosi, aveva perfino il costume di lasciare asso-
lutamente in tronco le frasi, così che, assai spesso, incomin-
ciando il discorso con le parole: « Questo, davvero, è proprio
quella cosa...» non lo faceva seguire da nient'altro, e lui
cigno dimenticava di finirlo, pensando di avere ormai espres-
so tutto.
— Che c’è? — chiese Petròvic, e col suo unico occhio in-
seminciò, allo stesso tempo, a passargli in rivista l’uniforme,
dal bavero fino alle maniche, alla schiena, alle falde e agli oc-
chielli, tutta roba a lui nota, poichè opera sua. Questo è un
vizio dei sarti: è la prima cosa che fanno, non appena ti incon-
trano.
— Io, ecco, già, Petròvic, quella cosa... il cappotto, già, il
panno... ecco, vedi, nelle altre parti è proprio resistente... si è
un po’ impolverato e sembra vecchio, ma è nuovo; ed ecco:
soltanto in una parte è un po’ quella cosa... sulla schiena, e
poi, ecco, su una spalla è un po’ consumato, già, ecco, su questa
spalla è un poco... vedi? Non c’è altro. E anche di lavoro ce
Nh'è poco...
Petròvic si impadronì del cappotto; lo distese dapprima
sopra il tavolo, lo considerò lungamente, tentennò il capo; al-
lungò una mano sul davanzale della finestra per prendere una
tabacchiera rotonda, che aveva, sopra, il ritratto di un certo
penerale — quale precisamente, non si sa, poichè, nel punto
dove si trovava la faccia, il dito aveva fatto un buco che era
stato coperto con un rettangolo di carta appiccicato sopra.
Fiutata una presa di tabacco, Petròvic tenne allargato il cap-
rotto fra le mani e lo guardò controluce — e tentennò dac-
capo la testa; poi lo rigirò con la fodera all’insù e tentennò
di nuovo la testa; di nuovo, tolto il coperchio col generale
riappiccicato con la carta e aspirata una immensa dose di ta-
bacco nelle nari, lo richiuse, rimise a posto la tabacchiera, e
isse infine: — Niente! Non si può rabberciare: è guardaroba
di scarto! — A queste parole Akàkij ebbe un tuffo al cuore.
— Ma perchè non si può, Petròvic? — con voce
quasi supplichevole, di bambino: — Ma, in fondo, è solo sulle
spalle che sì è liso; e tu ce li hai dei pezzetti...
— I pezzetti si possono trovare, i pezzetti si trovano, —
disse Petròvic: — E’ che non ci si cuciono: l'affare è tutto mar-
cio; a metterci l’ago. sì sgrana.
— Bè, che si sgrani, e tu ci metti subito una toppa.
— Ma non c’è dove attaccarla una toppa, non c'è dove
far presa: mica è uno scherzo un rattoppo! Questo è panno
soltanto per modo di dire; al primo colpo di vento se ne va
in polvere.
— Be, e tu vedi di rinforzarlo. Come è possibile, ecco,
così... quella cosa!
— No, — tagliò corto Petròvic: — Non c’è nulla da fare.
E’ irrimediabile. E' meglio che voi, quando incomincia il
freddo, ve ne facciate delle pezze da piedi, perchè le calze
ron tengono caldo. Sono state un’invenzione dei tedeschi per
far quattrini (Petròvic amava, all’occasione, tirare delle frec-
ciate contro i tedeschi); in quanto al cappotto, è chiaro che
vi toccherà farne uno nuovo.
Alla parola « nuovo » a Akàkij Akàkievic si annebbiarono
gli occhi, e tutto quello che vi era nella stanza incominciò a
intorbidarglisi. Vedeva distintamente soltanto il generale con
la faccia riappiccicata con la carta sopra il coperchio della
tabacchiera. — Come, nuovo? — disse come se fosse ancora in
un sogno: — Ma io non ci ho neanche i denari.
— Già: nuovo! — disse con crudele flemma Petròvie.
— E, a doverlo far nuovo, quella cosa, come?...
—_ anto verrebbe a costare, cioè?
— Bisognerà snocciolare qualcosa più di tre bigliettoni
da cinquanta, — disse Petròvic, e strinse le labbra in aria
significativa. Andava pazzo per i grandi effetti, gli piaceva
sbalordire la gente, a un tratto, nel modo più assoluto, per
poi rimirar di sottecchi la faccia che combinava lo sbalordito,
dopo quelle parole.
— Centocinquanta rubli per un cappotto! — gridò il po-
vero Akàkij Akàkievic, e gridò forse per la prima volta da
che era al mondo, perchè s'era sempre distinto per il tono
sommesso della voce.
— Già, — disse Petròvic. — Eppoi dipende che specie
di cappotto. A farci il bavero di martora, e a foderare il cap-
puccio di seta si arriva magari anche a duecento.
— Petròvic, per piacere, — disse Akàkij Akàkievie con
voce supplichevole, senza dare ascolto, anzi senza nemmeno
voler dare ascolto alle parole di Petròvic e a tutti i suoi grandi
effetti: — Rammendamelo in qualche modo, che in qualche
- modo possa andare ancora un po’ avanti,
— No, no. Significherebbe lavoro sprecato e denaro get-
tato, — disse Petròvic; e Akàkij Akàkievic, dopo queste pa-
role, se ne andò completamente annichilito. In quanto a Petrò-
vic, dopo che quegli se ne fu andato, rimase lì ancora un pezzo
con le braccia strette in modo significativo, e senza ripren-
dere il lavoro, soddisfatto di non esser venuto meno alla pro-
pria dignità e non aver prostituito neppure l’arte.
Uscito in strada, Akàkij Akàkievic aveva l'impressione
di sognare: « Che specie di affare di che specie», diceva fra
sè: «Io davvero non pensavo neanche che ne venisse fuori
quella cosa... ». E poi, dopo un istante di silenzio, soggiunse:
— Vedi com'è! Insomma, ecco quel che ne è venuto fuori!
E io, proprio, non potevo neanche immaginarlo che fosse a
questo modo. — Dopo di che seguì ancora un lungo silenzio,
alla fine del quale egli disse: — Così, ecco, già! Vedi com'è
oramai, proprio, del tutto inaspettata quella cosa... quella, io,
in nessun modo... Che specie di circostanza che è!
Ciò detto, invece di andarsene a casa, senza nemmeno so-
spettarlo si incamminò nella direzione del tutto opposta. Per
strada uno spazzacamino lo sfiorò con l’anca sporca, e gli
imbrattò di nero tutta una spalla; dall'alto di una casa in
costruzione gli piovve addosso un’intera cappellata di calcina.
Egli non si accorse di nulla, e solo più tardi, quando andò a
sbattere contro un gendarme che, appoggiata l’alabarda lì ac-
canto, stava scuotendo un piccolo corno per farne cadere il
tabacco nel pugno calloso, soltanto allora si riebbe un po-
chino, e perchè il gendarme gli disse: — Cosa vieni a ficcarti,
proprio fra le gambe! Che non ti basta il marciapiede? —.
Il che lo costrinse a girare gli occhi attorno e rimettersi sulla
strada di casa, Soltanto qui incominciò a raccogliere le idee;
vide con chiarezza la propria situazione, nel suo vero aspetto;
prese a ragionare con sè stesso, non più a frasi mozze, ma in
maniera sensata e senza ambagi, come con un amico di giudi-
zio col quale si può discorrere delle cose che' più stanno a
cuore, e son più intime. « Eh, no», disse Akàkij Akàkievic,
« con Petròvic, ora, non c’è da discutere: ora, lui, quella cosa...
si vede che la moglie gliele ha date. E’ meglio che ci vada
una domenica mattina: dopo il sabato, vigilia d’una festa,
sbalestrerà l'occhio tutto di traverso, e sarà ancora rincitrul-
lito dal sonno, avrà bisogno di smaltire la sbornia con un
bicchierino, e la moglie non gli darà neanche un soldo; e io
allora, e quella cosa, gli faccio scivolare in mano dieci co-
peche: lui diventerà più trattabile, e allora il cappotto, e quella
cosa... ».
In tal modo ragionava tra sè Akàkij Akàkievic; si fece
coraggio e aspettò la.prima domenica; e non appena vide di
lontano che la moglie di Petròvic usciva di casa per i fatti
suoi, salì svelto da lui. Effettivamente Petròvic, dopo il. sa-
bato, sbandava forte con l'occhio, ciondolava la testa verso il
pavimento, ed era completamente rincitrullito dal sonno; ma
non appena intese di che si trattava sembrò che il diavolo lo
avesse punzecchiato: — Niente da fare, — disse: — Compia-
cetevi di ordinarne uno nuovo, — In quel momento preciso
Akàkij Akàkievie gli fece scivolare in mano una monetina.
Obbligatissimo, signore; mi ristorerò un po’ alla vostra sa-
lute, — disse Petròvic —. E in quanto al cappotto, compiace-
tevi di metter l'animo in pace: non è più buono a un corno. -
Il cappotto nuovo lo farò coi fiocchi: in quanto a ciò, vi diamo
garanzia. (continua al prossimo numero)
(1) La parola «< basmàck >, in russo, significa appunto « scarpa >.
(2) La servitù della gleba, istituto tipicamente medioevale, fu abo-
lito in Russia soltanto nel 1861, dallo zar Alessandro Il.
9
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been) ea lin A Mao
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3 di
| PERISCOPIO |)
Lingue parlate
Il glottologo Mario Pei, nel suc
volume «€ ge Everybody > re-
centemente pubblicato a New York,
traccia una interessante graduatoria
delle lingue oggi parlate nel mondo,
secondo il numero d'individui che
le parlano. Risulta che il cinese è
parlato da 500 milioni ui uomini;
l'inglese da 250 mi
da 160 milioni; il russo A 150 mi.
Moni; lo spagnolo da 120 milioni; il
tedesco © il giapponese da 100 mi-
Moni; il francese da 80 milioni; ai
portoghese, il b eli
60 milioni; l'arabo da 50 milioni:
Nel computo sono ovviamente com»
presi i possedimenti e le colonie di
emigrati,
5000 km. all’ ora
Fra qualche anno — a quanto
affermano alcuni specialisti ame-
ricani — reattori supersonici per-
MUBDTTANIUGRIIETTOIUTAKEMAGIVRAVORIOENA SA tRNERSIOTASTA0asamieo stazioni sno rve
metteranno la traversata del conti-
nente, da Los Angeles, a Nuova
York, in um'ora e mezzo e il colle-
gamento di Nuova York con le prin-
cipali città europee in due o tre
ore di volo, Ciò dovrebbe essere
possibile, quando entreranno in ser-
vizio aerei capaci di decollare e at-
terrare verticalmente, allo studio
nei laboratori di una grande com.
pag aerea , GU ap.
parecchi non avrebbero parti ro-
tanti e procederebbero per com.
pressione d'aria nelle camere di
raggi velocità del-
l'ordine” dei cinquemila chilometri
orari.
Motorizzazione
Ogni giorno nel mondo sono più
le patenti per guidare l'automobile
che vengono rilasciate che | bam-
bini che nascono,
HMTIAIVRESERITNAOMISIEIAATAAVABRINOALHHASARRIIDEOHTA TADINO DO FORNAIO RMSRRHA ATA PORITANTA TAG RRIBORNA HA
AMERICA D' OGGI
dito annuo, E questo non è po-
co.
Bisognerebbe però dire che
l’attuale negativa congiuntura
economica non lascia preve-
dere un roseo periodo a veni-
re; ma son convinto, e non
sono il solo, che questo sarà un
periodo transitorio e difficil-
mente gli U.S.A. potranno ri-
tornare a periodi di vera cri-
© simile a quella avutasi nel
I lavoratori vanno in pen-
sione a 65 anni, le donne lavo-
ratrici a 60 anni.
Per beneficiare della pen-
sione bisogna avere versato
almeno 40 trimestri di contri-
buti (10 anni). La pensione
media per i lavoratori si ag-
gira, al 65° anno di età, sui
100 dollari mensili.
Per quel che riguarda i be-
nefici marginali, essi sono i se-
guenti: 1) le ferie variano co-
me da noi, da un minimo di
12 ad un massimo di 18 giorni
l’anno, sia per gli operai -che
per gli impiegati; 2) le giorna-
te festive retribuite sono in to-
tale otto, tra le quali il Co-
lumbus Day; 3) in caso di in-
fortunio, il lavoratore è ospi-
talizzato e curato sino ad un
periodo di sei mesi, e usufrui-
(continuazione da pag. 10)
sce di circa il 75% della paga;
4) in caso di malattia, la pri-
ma settimana viene integral-
mente retribuita; poi, a se-
conda della durata, la paga
viene decurtata; 5) in caso di
morte — naturale o sul lavoro
— i congiunti beneficiano di
una somma che varia da
azienda ad azienda.
Anche gli altri benefici mar-
ginali possono differenziarsi
da azienda ad azienda, perchè
il contratto varia da fabbrica
a fabbrica, anche se della stes-
sa categoria, non avendo i
contratti validità su scala na-
zionale, come da noi, ma per
settore, e il più delle volte
per azienda.
Voglio concludere questo
panoramico accenno sugli Sta-
ti Uniti facendo un quadro re-
lativo al potere d’acquisto,
proporzionatamente al guada-
gno, cioè il numero di minuti
occorrente per comperare ge-
neri alimentari, oggetti, auto-
mobili, ecc.; questo per ren-
dere più chiara la situazione
economica del Paese.
Queste cifre le ho tratte da
una recentissima pubblicazio-
ne, edita a cura del Ministero
Statistica Internazionale di
Washington.
STIMA DEL TEMPO DI LAVORO RICHIESTO PER COMPERARE
DIVERSI GENERI ALIMENTARI, ED ALTRI ARTICOLI
' Tempo di
Articoli Quantità. Prezzo lavoro
richiesto
Farina bianca *% Kg. centes, 12 4 minuti
Pane % Kg. » 20 Bia
Bistecche % Kg. » 96 28 »
Burro 32 Kg. » 82 24 3»
Formaggio % Kg. » 64 19 >»
Latte fresco 1 litro » 24 Pi
Uova fresche 1 dozzina » 50,5 15 >»
Patate % Kg. » 6 2»
Arance 1 dozzina » 54 if
Caffè %* Kg. doll. 1,17 35 >»
Zucchero % Kg, centes. 12 4.»
Calze nylon 1 paio doll. 1,06 31 »
Scarpe uomo da lavoro 1 paio » 8,50 4 ore
Scarpe uomo da passeggio 1 paio .» 14,04 6 >»
Benzina (un gallone) 3,785 litri centes. 34 10 minuti
Taglio di capelli uomo doll. 1,55 45 >»
Televisore completo 21 pollici » 200 97 ore
Radio 4 valvole » 20 9 ore
Sigarette normali 1 pacchetto (20) centes, 23 7 minuti
Per un’automobile tipo Che-
vrolet - Ford ultimo modello
occorrono circa 29 settimane
. di lavoro; però le grosse com-
pagnie automobilistiche offro-
no le auto con sistemi di pa-
gamento a lunga dilazione,
permettendo a tutta la massa
dei lavoratori di possedere una
automobile.
10
Credo di poter concludere,
e prima del mio ritorno in Ita-
lia sarò felice di dare ai la-
voratori italiani qualche altra
informazione che potrà inte-
ressarli. Anzi, nel mio prossi-
mo articolo tratterò dell’orga-
nizzazione di. fabbrica e del
problema. dell’ apprendistato,
- così come. è visto in America.
Esami, vacanze (e bocciature)
sereno della situazione
nella giusta luce.
empo di esami, di scrutini,
di media del sette e di so-
lenni bocciature, In casa non si
parla d'altro; se ne discorre al
mercato, dal lattaio e dal dro-
ghiere: "Ha sentito che tema
difficile hanno dato ‘a mio fi-
"Il problema di mate-
glio? ”,
matica era proprio insolvibile”
” Mio figlio ha risposto a tutto.
ma di scritto non è andato nien-
te bene”.
La grande famiglia degli
alunni si divide all’inizio delle
vacanze in due grandi catego-
rie: i promossi e gli infelici.
I promossi. Meritano certo un
premio. Regaliamo loro qualco-
sa che desiderano e che forse
è stato loro promesso: " Se sarai
promosso... ecc. ", Se siamo an-
cora indecisi circa il dono, in-
vitiamoli a scegliere ciò che
essi preferiscono, beninteso fra
alcuni oggetti ragionevoli.
Durante le vacanze, i promos-
si non avranno affatto diritto a
non far nulla, a non aprire un
libro e nemmeno è scrivere una
paginetta, Dovranno, invece, fa-
Stile vacanza
Lo stile vacanza è il genere più simpatico e diver-
tente della moda estiva. Si adatta soprattutto alle
giovanissime nella realizzazione di modelli da por-
tare con la stessa disinvoltura sia in città che in cam-
pagna. Naturalmente gli abiti di questo genere esulano
dalle linee strettamente alla moda, come il trapezio
o il palloncino, per fermarsi invece a motivi tradi-
zionali e « sicuri », Ecco così le gonne larghe, a corolla,
a pieghe sciolte, sottolineate spesso da larghi motivi
o da festoni. Il modello che presentiamo è realizzato
in un bel giallo luminoso, è senza maniche, ha la
scollatura diritta ed ha un motivo all’orlo di tessuto
a fiorellini su fondo scuro.
det, ceti a pc dii i
re qualcosa perchè l’esperienza
insegna che è male lasciare da
parte lo studio per tre mesi, I
più piccoli invece di serivere il
solito diario tipo ” scolastico”
potranno fare giochi vari per
cui debbano ricorrere alle loro
nozioni di storia, geografia ecc.,
EOS PA MRSVA VARE OBSOLETI
come elencare nomi di città, di
fiumi, di isole, ecc. che comin-
cino con una determinata let-
tera,
Gli infelici, ovvero i riman-
dati e i bocciati, Anzitutto non
si deve fare una tragedia anche
se, lo sappiamo tutti, un anno
scolastico è un anno di sacri-
fici, di spese, di preoccupazioni.
Quindi non affliggiamoci più del
necessario e non tormentiamo
oltre il necessario il colpevole.
Soprattutto facendo confronti
con i ragazzi più bravi e più
intelligentt di lui, privandolo
della villeggiatura (se questa
era già in programma), ricor-
dandogli il suo insuccesso ad
ogni momento. Perciò nessuna
esagerazione, ma un inquadra-
mento
Se i ragazzi si devono presen-
tare agli esami di riparazione
sarà bene concedere loro un ra-
gionevole periodo di riposo e di
distensione. Quindi consigliate-
vi con insegnanti di fiducia in”
modo da far studiare il ragazzo
nella maniera più costruttiva e
seguite regolarmente l’andamen-
to delle lezioni.
Se'il ragazzo è irrimediabil-
mente bocciato non è detto che,
essendo libero dall'impegno di
ottobre, debba fare niente tutta
l'estate, Anzî dovrà preparare
le." basi” per una buona riu-
scita nell’anno successivo con
occupazioni interessanti ed
istruttive,
px
Piccolo bazar
Una ricetta
GALANTINA ESTIVA. Mettere a
cuocere, dopo averle ben lavate, ta-
gliate e sbucciate, tre carote, tre
cipolline novelle, tre patate medie,
un pugno di piselli, un pugno di
fagioli freschi, tre zucchini, una
manciata di fagiolini verdi, una
manciata di erbette, un po' di se-
dano e qualche foglia di prezze-
molo, Quando le verdure saranno
cotte, toglierle dal fuoco (il brodo
servirà per fare un'ottima mine.
stra), tritate le verdure, mescola-
tevi due uova intere, tre cucchiala- i
te di formaggio (meglio gruviera) |
grattugiato e tre cucchiaiate di De-d |
ne grattugiato. Salate e aggiunget
un po’ di noce moscata, orverali :
una forma lunga e stretta e mette. %
tevi il composto che farete cuocere
a forno moderato per un'ora ab-
bondante. Sformate quando è fred-
do e servite affettato con una in-
salatina.
x*
+13 «ge
Consigli utili
* Per poter meglio utilizzare la |
lana sfatta occorre farle perdere nl
più possibile le traccie del prece.
dente lavoro. A tale scopo fatene
delle matasse che legherete in ‘due |
punti opposti senza stringere; im-
mergetele poli in acqua calda in cul
avrete aggiunto un cucchiaio di am-
moniaca e quindi stendetele a
asciugare all'ombra, meglio se in-
filate in un bastone o su una cor-
dicella.
* Le borsette di cuoio si rimetto
no a nuovo sfregandole dolcemente |
e lungamente con un cencio mor-
bido intinto in un bianco d'uoveg
battuto a neve. Se il cuoio è mae-
chiato d'unto, lo sì può sgrassare
con benzina o con sapone e SEI
niaca.
* I cappelli di paglia bianca si
puliscono immergendoli in una so- 4
luzione di sale di acetosella, Pot
sì mettono sull’apposita forma e sl
strofinano con una spugna bagnata.
in una soluzione leggera di soda e
potassa. 1
* Quando 1 fiori cominciano a
chinare il capo, tagliare un po' di
gambo e metterli nel bagno o in
un recipiente grandissimo in modo
che rimangano tutti immersi per
una notte. Li vedrete riprendersi
magnificamente,
*
Bellezza in breve
tina e di mirra, in parti uguali,
al mattino passarvi una pezz
imbevuta di olio d'oliva. :
Silv
diri ii arca
tavano sulla dura pietra que-
gli episodi omerici che tanto
dovevano averli colpiti ed am-
mirati. Ed ai nostri remotissi-
mi progenitori, doveva essere
fonte di stupore ed ammirazio-
ne immensa l’elevazione del
grande cavallo di legno, l’in-
nalzarsi di un tempio pietra
su pietra, l’enormità di quelle
opere d'antica ingegneria che,
spinti dal loro grande e pri-
mitivo rispetto, riferivano a
volte all'opera di un dio, come
le mura di Troia. E chi mai, se
non un dio, avrebbe potuto
sollevare a tanta altezza i
massi pesantissimi che costi-
tuivano le mura, facenti co-
rona alla superba Ilio?
Così il poeta, così l'artefice,
ammirava stupito le opere del-
ingegno umano e tanta era la
ammirazione, che invocava
l'intervento della mano dei
Celesti.
iamo pensare a quan-
a quanto marmo ado-
prerebbero oggi questi arte-
fici di fronte alle onere della
moderna tecnica, se noî stes-
si, che ne siamo stati ieri
spettatori, noi nati e vissuti
in un'epoca in cui la realiz
zazione tecnica confina col mi-
racolo, siamo rimasti così col-
piti ed entusiasti.
E così, come gli antichi eroi,
un pugno d’uomini ferrei, per
la loro volontà e la loro abi-
lità, hanno collocato una mas-
sa di 77 tonnellate a parecchi
caldaia in fase di montaggio. -
bre secondario. - A destra, dal-
rico nella sua sede definitiva
“=
n lr” =
4 è
pra,
TT
RTRT
metri d’altezza, là dov'era già
stato preparato il posto, come
un letto dalle lenzuola già
rimboccate, così, come se fosse
un fuscello. Come se fosse un
fuscello; a noi, che abbiamo
seguito e partecipato al lavo-
ro, questa frase pare un po’
ironica.
Chi, profano, l'avesse visto
dall’esterno, avrebbe richia-
mato alla mente questa vec-
chia frase, « come un fuscel-
lo », tanta era l'eleganza e la
leggerezza della manovra; ma
noi non rimaniamo colpiti che
dalla potenza dell’azione.
Così è giunto a noi il col-
lettore; che, se da un lato po-
teva sembrare un vecchio e
ricco signore, assiso pesante-
mente nel sedile della sua
carrozza, restio a muoversi
per pigrizia connatale, dal-
l’altro pareva un mastodontico
drago d'acciaio, le cui squame
e le cui spine erano rappre-
sentate da quei manicotti sal-
dati lungo tutta la sua super-
ficie, posto saldamente sul suo
ubitacolo, che pareva dire
« chi ha il coraggio di smuo-
vermi? ».
E settantasette tonnellate,
signori miei, sono molte: sono
molte per un gruppo d’uomini
anche coadiuvati dalle macchi-
ne: pensate alla vostra valigia,
che vi costa tanta fatica quan-
do viaggiate, che vi fa sudare
e vi sembra un peso insoppo
tabile: essa non pesa più di
trenta chili, un trentesimo ap-
pena di una tonnellata.
E la grande macchina, si-
cura della propria intangibi-
lità, ha guardato lo sparuto
gruppo di uomini con aria di
sfida; e gli uomini hanno ac-
cettato la sfida,
Qualcuno anzi, pare abbia
addirittura voluto deriderla;
quando fu finita, e stava per
essere spedita a Civitavecchia,
una mano vi tracciò sopra
« Sputnik III »; che, se da un
lato è quasi un omaggio a
questo mostro d'acciaio che
nella sua lucida estremità emi-
sferica ricorda un ordigno spa-
ziale, d'altro lato è quasi un
voler dire a questo signore co-
sì pesante, così restio a muo-
versi: « volerai, vedrai che sa-
remo capaci di far volare an-
che te, non tanto alto, ma quel
tanto che ci è sufficiente ».
E si è formata una slitta, e
così come nell'arena delle
spiagge si fa avanzare una
barca, ponendovi sotto gli assi
su cui si fa poggiare la chi-
glia, così questo moderno mo-
stro metallico è venuto avanti
metro per metro, centimetro
per centimetro, inghiottendo
lo spazio davanti a sè; e len-
tamente ma inesorabilmente
si è venuto a trovare sotto gli
ordigni che segnavano la sua
definitiva sconfitta.
Ed ecco la fase più bella, più
impressionante, quella che gli
antichi avrebbero definito ope-
ra degli dei: i quattro ar-
gani hanno afferrato il co-
losso, e questo si è visto
sollevare lentamente, potente-
mente. Oscillava, ora, la gran-
de mole, oscillava come fa
una piuma al vento, e nessuno
aveva più la nozione precisa
del suo peso.
Chi pensa infatti, al peso
colossale della nave che a ter-
ra nessuno avrebbe potuto
smuovere, quando la si vede
ondeggiare leggera alle spinte
espature del ma
E chi si trovava di sotto si
ccolo di fronte alla
1 dello spettacolo, di
questa lotta tra le oscure e te-
mente, e le aeree potenze degli
argani che venivano sopraffa-
cendo ogni resi
rassegnato e vinto, si
1
i
lato quieto lassù, ormai doma-
to dall’ingegno dell’uomo, in
attesa di poter docilmente
espletare le funzioni per cui
e nato.
Domenico Savelli
SEZIONI TURISMO E ATTIVITÀ MONTANE
La *Ciliegiata sociale” a Casella
li ballo campestre sulla piazza principale del paese
La " Ciliegiata sociale" del
Dopolavoro Ansaldo nella riden-
te cittadina di Casella, ha avuto
un lusinghiero successo, Vi han-
no partecipato oltre cinquecento
persone trasportate da dieci
pullman.
La " marcia su Casella", or-
ione dai di
zione, sigg.
ganizzata alla perfe
rettori tecnici di
Bergamini e Fossati, e dal re-
sponsabile del *” Gruppo escur-
sionismo " sig, Vendrame, sotto
linfaticabile guida del segreta-
rio sig. Allegra e del consiglie-
ra D'Alessandro, iè cominciata
alle 7 del mattino di domenica
22 giugno. Da diverse località
di Genova i dieci torpedoni han-
no raccolto, in meno di un'ora,
la spedizione, e in altri 60 mi-
nuti il trasporto era compiuto,
Ad attendere in forma uffi-
ciale gli ansaldini, erano le
maggiori autorità del paese; il
Sindaco cav. Carlo Clavarino, gli
«ssessori e il popolare Parroco
Don Pietro, Un grosso striscione
bianco, appeso fra le case della
strada principale, diceva; ” Ben-
venuti a Casella", e parole di
cordialità venivano rivolte dal
Sindaco, che assicurava la più
completa ospitalità.
Chiuse le operazioni di rito,
s'iniziavano le manifestazioni,
le gare sportive e i divertimen-
ti. Bergamini curava la punzo-
natura e le partenze della gara
di marcia in montagna per la
assegnazione del titolo di cam
pione sociale e per l'aggiudica-
zione della " Coppa Romualdo
Gambino" biennale non conse
cutiva, La gara è stata vinta da
Claudio Goretti nel campo ma
schile e da Zina Gilioli nel
campo femminile,
Intanto s’iniziava anche la
gara di bocce, E' doveroso pre-
cisare, in proposito, che sono
state disputate, fra il mattino e
il pomeriggio, ben 28 partite
che avrebbero potuto essere di
più se l’organizzazione non
avesse, prudentemente, chiuso
le iscrizioni alla 60.a coppia.
Si avvertono gli interes-
sati che le fotografie ese-
guite a Casella in occasione
della «Ciliegiata sociale»
del 22 giugno, sono visibili
presso la sede di via Achil-
le Stennio a Sampierdarena
e si possono acquistare pre-
rotandosi.
12
Alle 11,30 aveva Inogo la di-
stribuzione delle ciliege. Dopo
ta distribuzione dei sacchetti
dell’appetitoso frutto, pari ad
oltre
saldini si
300 chilogrammi, gli an-
sono precipitati ai
nari ristoranti, dove è stato
consumato il pranzo,
Breve siesta ni tavolini dei
bar della piazza principale, ral-
legrata dalle dolci musiche ese-
quite dall'orchestrina del Dopo-
lavoro Ansaldo diretta dal mae-
stro Ilio Bagnai, e quindi pome
riggio sportivo col derby di cal
cio fra ta” Casellese” e la” An-
saldo", Gli ansaldini hanno
dovuto soccombere all'esuberan-
a degli attacchi locali, ma ovc-
corre precisare, a scusante dei
bianchi, che la squadra di Bur-
lando era composta da elementi
che giocavano assieme per la
prima volta e, come se non ba
il giocatore Dodi
partecipato in mattinata alla
gara di marcia in montagna.
L'incontro è terminato con il ri-
sultato di 4 a 1 in favore della
' Casellese", ll goal degli an-
saldini è stato realizzato dal
" marciatore"” Dodi,
Quindi il * Gruppo escursioni-
smo" organizzava i tradizionali
giochi campestri della corsa nei
sacchi e delle ” carrette”,
La lieto giornata è terminata
stasse, aveva
con la premiazione dei vincitori
delte gare. Il dott. Chelini, Pre-
sidente del Dopolavoro, durante
la premiazione ha offerto al
Sindaco e a Don Pietro l'ele-
gante volume "I cent'anni del-
lAnsaldo ", e a tutti i bimbi di
Casella sono stati distribuiti
libri e dolci.
SEZIONE CALCIO
Invito agli sportivi
Il successo ottenuto nella pri
ma parte del " Trofeo del La-
voratore”, dalla fortissima
squadra del nostro Dopolavoro,
fa pronosticare che anche nelle
finali la compagine di Verdac-
chi farà la parte del leone, an-
che se, essendo considerata la
squadra da battere, non avrà
certo la vita facile,
E’ doveroso quindi fare invi-
to a tutti gli sportivi ansaldini
a sequire la propria squadra on.
de aiutarla col proprio incita-
mento a superare i non facili
ostacoli del turno finale. Si ri-
corda pertanto che le partite
inizieranno il 12 luglio e conti-
nueranno nei giorni 19 e 26, Ci
riserviamo di dare comunica-
zione, con appositi manifesti af-
fissi negli stabilimenti, del re
volare calendario,
SEZIONE MUSICA
Le prossime serate
di audizioni discografiche
*$s0
Considerato il buon suce
ottenuto dalla « Serata Jazz
svoltasi nel salone del Dopola-
voro, preparata e commentata
con bravura dal sig. Fucci del
Meccanico, il Gruppo discofi-
lia della Sezione ha
di organizzare altre serate che
saranno ripartite in audizioni
sinfoniche e spirituals, mentre
è pure in preparazione una se-
rata dedicata alle esecuzioni di
The Platters
Le dute e i vari programmi sa-
ranno comunicati con manifesti
affissi negli stabilimenti.
pensato
I prossimi corsi didattici
Alla fine del mese di giugno
ono stati sospesi i corsi di mu-
sica, che saranno ripresi in set-
tembre, In tale occasione, onde
favorire le nuove richieste di
partecipazione ai corsi, saranno
riaperte le iscrizioni,
SEZIONE ATTIVITÀ MONTANE
In progetto un giro delle Dolomiti
li « Gruppo alpinismo », su ri-
chiesta di alcuni soci campeg-
giatori, avrebbe intenzione di
organizzare, durante le ferie
estive e per un periodo da sta-
bilire, un giro turistico-alpini.
stico dei principali gruppi dolo-
mitici.
La « traversata » delle Dolo-
miti si effettuerebbe a tappe,
con autopullman riservato (a
posti limitati) ed ogni teci-
nante dovrebbe provvedere con
mezzi propri alla « Tendopoli
volante » e al suo sostenta-
mento,
L'iniziativa di un simile giro,
iella cornice di meravigliose
montagne, è na per favorire
coloro che sono in possesso di
una tenda da campeggio e che
desiderano visitare, con mode-
sta spesa, quegli stupendi grup-
pi alpini.
Durante il campeggio verreb-
bero organizzate escursioni e
iraversate, tutte subordinate al
giudizio tecnico del responsabi-
e del « Gruppo alpinismo », sig.
Sergio Rinaldi,
Per informazioni ed adesioni
rivolgersi entro il
22 luglio alla « Sezione attività
montane », martedì e venerdì
dalle 21 alle 22,
ci massima
SEZIONE MOTORISMO
Premiati i centauri
al raduno di Cuneo
Il «Gruppo motociclismo » si
è presentato al recente raduno
motoristico di Cuneo con trenta-
sei macchine e cinquantatrè
« centauri ». Al nostro gruppo
sono stati assegnati due primi
premi: un trofeo per il gruppo
«B» e una coppa per il gruppo
ENAL più numeroso.
HIESE UN FAMOSO REALLA FAVORITA:
"QUAL'E ILSEGRETO DELLATUA BELLEZZA,
LACREMA © LA LAZIONE PREFERITA
&'HE TIDA QUESTA ETERNA dIoVINEZZA?,,
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io,
Ansa
ldini
del Muggiano
a Montecatini
n foltissimo gruppo di
Mug
a salmastra,
an
saldini di ginno, stan
chi di respirare
Ì
il giorno otto giug
o, in com.
famigliari, è salito
in autopullman e s'è recato a
prendere una boccata d'aria pu
ra in campagna del cui verde s'è
inche riempito occhi.
Per far codeste cose gli an
Idini hanno scelto una delle
più belle campagne d’Italia:
quella toscana
Così, partiti dalla Spe di
buon’ora, i tanti hanno fatto
una volata sino a Lucca dove
hanno compiuto la prima sosta
della giornata Aprendosi il
vareo fra i venditori di bue
lati, la maggior parte si è re
cata nel duomo di San Martino
per vedere e rivedere le nume-
rose opere d’arte che all’insigne
opera danno lustro e fama.
Naturalmente le
la
Carretto,
preferenze
Ha
fi-
sono state
del
glia del
per tomba di
ria giovane
marchese di Finale an-
data
Paolo Guinigi,
sposa al signore di Lucca,
che Jacopo Della
Quercia ha scolpito come fosse
immersa in
un sonno profondo
e sereno,
hanno invece
Altri preferito
1
fare una corsa sulle mura della
Poi,
partenza e altra volata lungo la
Mon.
summano, alla grotta che porta
città altrettanto famose,
autostrada con arrivo a
il nome di Giuseppe Giusti, la
fami fu
cui
proprieta-
ma, non solo dal lato spettaco-
una grotta interessantissi
lare (è divisa In-
in tre parti
ferno, Purgatorio e Paradiso ed
ha veramente qualcosa di dan-
tesco), ma, sopratutto, per le
doti curative che possiede, La
grotta Giusti si trova in una
zona magnifica, alla base di una
vera e propria « amba » etiopi-
ca, f
ra il verde della campagna,
ombreggiata da alti alberi,
av
volta dal silenzio ormai scono
sciuto agli abitanti delle città
Qui, grazie alla cordiale e si-
gnorile ospitalità del conte Te
daldo Amati Cellesi, attuale
proprietario della grotta, gli an-
saldini, accompagnati da per-
sonale specializzato, hanno po-
tuto visitare il perfetto com-
plesso curativo che a molti era
ancora ignoto,
Tutti i gitanti avrebbero de-
siderato una più lunga sosta a
Monsummano ma anche le
hanno un orario da rispettare
e fu mestieri salire ancora su
gli autopullman e correre an
Montecatini dove gli ansaldini
hanno visitato il grandioso sta-
bilimento termale Tettuccio
nel quale solo una sparuta mi-
noranza s'è arrischiata ad as-
Sag
re le benefiche acque, Fra
i più assidui ai banchi di me-
scita: Beppe Bertolucci, Carlo
Biondi, Alchera e Luigi Ferrari
ai quali si dovette usare dolce
violenza per staccarli dai ban-
chi, raccontando loro che sì
Carducci aveva cantato le fonti
del Clitumno, ma non disde-
astri teen
Gli ansaldini nel giardino di Collodi, durante la sosta nella città dell'autore di « Pinocchio »
gnava il vino delle Cinque Ter
re, anzi,
seguita quindi
la colazione
alla quale, naturalmente, è stato
per le strade e i viali silenziosi
ce ombregg
cui
mondo,
nome è
nuova
ati della
famoso
partenza:
I
cittadina il
tutto il
questa
Sopra: un altro gruppo nel giardino di Collodi. - Sotto: alcuni
gitanti allo stabilimento termale « Tettuccio » di Montecatini.
fatto onore con slancio ven- volta per Collodi, il paese che
tenne da parte di tutti. ha dato i natali all’autore del
Ma la gita non era ancora libro letto dai ragazzi d'ogni
conclusa: dopo un breve giro Paese: Pinocchio,
AC
oltre al
llodi, come tutti
monumento al
sanno,
famoso
burattino di legno creato dalla
fantasia di Lorenzini,
meglio noto con lo pseudonimo
di Collodi, e
ali si
glioso g
merav
ardino settecentesco rie
co di fiori, alberi, acqua e seul
ture nel quale gli ansaldini s
sono... tuffati con gioia, Qui per
cirea due ore, in mezzo a tanto
verde e a tanti fiori si sono
veramente disintossicati dal-
l’aria ferrosa e salmastra aggi-
randosi felici per il into d
bosso, fra aiuole d' forma,
tra
giù
freschi
giochi d'acque, su e
per monumentali gradinate
I
a cui il tempo ha donato una
tenera
Uno
dal quale nessuno
patina
spettacolo affascinante
voleva stac-
carsi
tutti sono
A Collodi, quasi an-
dati anche a vedere, in un altro
giardino prossimo a quello sto
monumento a
rico, il discusso
Pinocchio,
Si riprende ii viaggio e dopo
circa un’o la comitiva ansal-
dina è approdata sulle sponde
del verde-azzurro l: di Mas-
saciuccoli g aro all’estro poe-
Giacomo Puc-
tico e venatorio €
bronzo, domina la
alla
nacquero
cini che, in
spianata dinanzi villa fra
le cui mura tante me
lodie immortali
Il tramonto sul lago è un al-
tro spettacolo d'eccezione offer-
to ai
gitanti spezzini, ma non
sulla strada del
l’attra
penombra
sarà l’ultimo:
ritorno cj sono, infatti,
in
della
luci al neon di Viareggio
versamento, una
d’acquario, Salvia-
ti, le
pineta
mondana e balneare, la poesia
un po’ triste dei capanni sparsi
sulle spiagge al crepuscolo, il
morbido profilo delle isole Tino
e Palmaria, verso occidente,
Poi
pullman e le
una netta sterzata dei
ciminiere della zo-
na industriale di Carrara, gar-
fi-
ne del viaggio è prossima e che
batamente, ricordano che la
il giorno dopo è un... altro gior-
no, necessariamente molto di-
verso da quello trascorso fra il
bellezze della To-
verde e le
scana.
Aldo Galli
13
Dipendenti della SIP
in visita al Meccanico
Un gruppo di gitanti, dipen-
denti della « Società Idroelet-
trica Piemonte », centrale ter-
moelettrica di Chivasso, sono
stati ospiti, il 5 giugno, del no-
stro stabilimento Meccanico di
Sampierdarena,
La gita, organizzata dal DAS
(Dopolavoro Aziendale SIP), ha
avuto lo scopo oltre che di
far ammirare la nostra bella
città — anche di far conoscere
ni dipendenti della centrale il
nostro stabilimento, dove ven-
gono creati quei capolavori di
meccat che sono le turbine
tipo « GECo », e che noi abbia-
mo già per loro costruito ed an-
cora costruiremo, Infatti, come
è noto, una nostra turbina di
questo tipo, per un turboalter-
natore da 70,000 kW., è già in
esercizio nella centrale di Chi-
vasso ed un’altra, di potenza
doppia (140.000 kW.) si trova
in costruzione nelle nostre offi-
cine.
La comitiva, composta di
persone fra dipendenti e fami.
gliari, è giunta su due eleganti
pullman ed alcune auto alle 9,30
nel nostro stabilimento. La gui.
dava il fiduciario del DAS sig.
Luigi Vitali.
Nella sala cinematografica del
92
Laboratorio erche e con-
irolli », il dirigente ing. Ga-
mondi si è detto lieto di por-
gere il benvenuto dell’Ansaldo
non a dei comuni visitatori, ma
a degli impiegati ed operai del
complesso idroelettrico della
SIP. Ha quindi illustrato l’at-
tività del complesso Ansaldo in
generale e del Meccanico in par-
ticolare in quasi un di
attività aziendale, facendo ino]
tre un'ampia esposizione del
piano di ammodernamento. e
potenziamento degli impianti,
in atto da parcechj anni, in pre-
visione dello sviluppo delle cen-
trali termoelettriche nel
Paese,
secolo
nostro
Rivolgendo in ultimo un
loroso augurio a tutti i lavo
ratori della SIP ed alle loro
famiglie. l'ing. Gamondi ha così
concluso: « Questa vostra visita
sarà per noi un grato ricordo e
sono certo che ognuno di voi
riporterà una buona impressio-
ne dell'Ansaldo
Subito dopo la comitiva, di.
visa in cinque gruppi, è stata
accompagnata dai tecnici ing,
Barra Caracciolo, sigg. Soletta,
Bertiati, Carrena, e dal sig. Spar-
ca-
taco Sardini, nella visita alle
varie officine.
Sono stati visitati il labora-
torio, la grande e media mecca-
14
le grandi dentatrici, la la-
ione delle palette, il mon-
taggio e la sala prove turbine e
motori, la caldereria, ecc. In
particolare ha attratto Vatten-
zione dei visitatori la lavora-
zione delle turbine « GECO ».
Al termine della visita è
ta offerta aj partecipanti una
colazione in un gaio locale di
Sampierdarena, La festa si è
| CINESELEZIONE.
Delitto nella strada
N on si tratta di un gial-
lo, ma di una indagine
d'ambiente, centrata sulla
= gioventù bruciata dei bas-
î sifondi di New York.
= Il tema è ben noto, ed è
dei più impegnativi: vi han-
no dedicato lunghi studi as-
sociazioni sociali e cultura-
li, commissioni parlamen-
tari americane, studiosi e
scrittori. Il cinema ameri-
cano ha già affrontato varie
volte l'argomento, a volte
banalmente, a volte con se-
rietà e con successo, come
nel caso di « Blackboard
jungle ».
« Delitto nella strada » è
ricavato da una « piece »
televisiva, e lo si nota in
più di un’inquadratura. Il
ritmo del montaggio e del-
l’azione, alcune belle foto-
grafie, un commento musi.
cale vivace riescono a le-
gare l’attenzione dello spet-
tatore, ma alla fine ci si
accorge che si tratta di
espedienti formali, e che in
realtà la psicologia dei per-
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svolta in una atmosfer
dialità e di sana allegria.
Il sig. Vitali, dopo avere
espresso a nome di tutti il suo
vivo compiacimento e ringra-
ziamento per l'ospitalità loro
riservata, ha preso da no! com-
così tutta la comitiva,
la quale, a completamento della
lieta giornata, si è diretta ver-
so la ridente cittadina di Nervi.
o e
Atrntnnenit [Pb bttnmna nni nniamananirnnameRntt tnt
sonaggi è appena abbozza-
ta, la vicenda è alla super-
ficie, e il finale è troppo
raffazzonato e, soprattutto,
inverosimile,
L’interpretazione è co-
munque buona, da parte di
James Whitmore e Sol Mi-
neo, ed ottima da parte
ciel protagonista John Cas-
savetes, che tra l’altro è un
attore della televisione.
Egli impersona un gio-
vane diciottenne che si =
mette a capo di una «gang» |
giovanile che fa il male per =
il piacere di farlo, per far-
si notare, per sentirsi « im. 5
portante », e che giunge
fino alle soglie del delitto.
Il personaggio positivo, a È
fianco alle incomprensioni È
dei genitori e degli altri
adulti del quartiere, è rap-
presentato da un assistente
sociale, che vuol trovare la
strada del convincimento
dei giovani, della persuasio-
ne, della redenzione: e la
vittoria è sua. Ma un po’
troppo in fretta.
IL PORTOGHESE
Telefonare durante le ore del pasti
INDESI appartamento €
Genova Sestri, per lire
efonare al n
» di Sestri
li 8 vani
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interno
Sono nati
6 marzo: GRAZIA, di G
(Cmi) e di Maria Storace 13 apri.
le: CRISTINA, di Celso (Mec)
edi T a Crespi - 25 aprile: MA.
RINA, Dante Giromini (Mec) e
B. Parodi
di
di Lina Guerrini - 26 aprile: EZIA,
Umberto Di Capua
Gallerini - 2 maggio: DARIO,
di Mario Mazzarello (Cmi) e di
Paolina Mazzarello . 7 maggio: LO.
REDANA e STEFANC di Giorgio
Mattei (Mug) e Îlia Rebizzo -
14 maggio: GIOVANNA, di Ginevro
Palagi (Mug) e di Rosetta Pivieri -
17 maggio: TANIA, di Ultimo Marzi
(Mug) e di Ca D'Imporzano; OR-
NELLA, di Ferdinando Peroni
{(Mug) e Marina Ragadini - 19
maggio: ETTORE, di Antonio Scanu
(Can) e di Aurora Mè - 20 mag-
gio: GIANNI, di Paolo Calcagno
(Can) e di Maria Pammatone - 21
maggio: GLORIA, di Giulio Loren-
zi (Can) e di Cristina Disint - 22
di (Mug) e d
Ca
maggio: RICCARDO, di Giorgio La-
gomarsino (Can) e di Domenica
Guidi - 23 maggio: MAURIZIO, di
Franco Zunino (Mec) e di Angela
DI Gioia - 24 maggio: PIETRO, di
Francesco Mantero (Mec) e di Ada
Dobrilla - 25 maggio: EDOARDO,
di Paolo Braschi (Can) e di Maria
Piana . 27 maggio: LILIANA, di
Giuseppe Mezzasalma (Cmi) e di
Nunziata Guastalla - 28 maggio:
LAURA, di Carlo Desogus (Can) è
di Giulia Campo - 1° glugno: MAR.
CO, di Clemente Andreani (Mec) e
di Rosa Tamburini - 13 giugno:
ALESSIO, di Manllo Locchi (Mec)
e di Natalina Ravasco,
A tutti i piccolissimi ansaldini ed
al loro genitori | nostri auguri più
fervidi.
Si sono sposati
12 aprile: Francesco RONCALLO
(Mec) con Angela orsegno; Nevio
TOGNONI (Mug) con Ercolina Ga-
sparotti - 1° giugno: Giulio BIC-
CHIERI (Cmi) con Liliana Mirto -
BERNARDI
8 giugno: Alessandro DE
(Can) con Alba Magnamini - i4
giugno: Giuliano MARCONE (Cmi)
Lidia BIANCHINI (Cml).
Agli sposi i nostri vivissimi au-
guri.
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Ansaldini alla “Dalmine”
Quando il collega Vincenzo
Marotta ci chiedendoci
di organizzare una visita ad uno
stabilimento della |
scrisse
" Dalmine”,
obbiamo pensato che la propo-
sta fosse ottima dal punto di
pista professionale, Infatti, co-
noscere la lavorazione dei pro-
dotti che, per le esigenze del
nostro lavoro, sovente dobbia-
mo usare, è sempre utile alla
nostra formazione tecnica.
La " Dalmine" molto gentil
mente accolse il nostro deside-
rio e ci invitò a visitare il
proprio stabilimento di Berga-
ino,
Martedì 24 giugno un gruppo
di nostri tecnici ed impiegati
hanno raggiunto lo stabilimento
bergamasco. Il dr. Duret ci ha
dato il benvenuto nel marmoreo
atrio della sede, affidandoci poi
agli ingg. Micheli, Ceresoli e
Piccinini che sono stati i nostri
cortesissimi accompagnatori du.
tante la visita agli impianti,
La nostra visita ha avuto ini-
zio dalle acciaierie dove, dalla
colata del metallo fuso, nascono
i lingotti cilindrici, che sem-
brano sagomati con senso d'ar-
fe, Interessante è la metamorfo-
si dei lingotti che, roventi, so-
no compressi in forme obbli-
gute da un martellante sistema
di pressione fino a prendere la
sagoma di enormi tubi ancor
grezzi. Riscaldati successiva-
mente in appositi forni, essi
passano in un secondo tempo al.
le fasi di lavorazione, di rifi-
nitura e di taglio,
Alla fabbricazione dell'enorme
quantità di tubi di diametro e
forme varie che lo stabilimento
produce, sono addetti ben 7000
lavoratori, Le diverse officine
sono ubicate in modo èsemplar-
mente razionale, come abbiamo
potuto constatare osservando il
plastico del grande complesso
siderurgico,
Terminata la visita allo sta-
bilimento, la " Dalmine” ha
gentilmente offerto un pranzo
al nostro gruppo. Dopodichè ci
siamo congedati dai nostri ac-
compagnatori che vogliamo rin-
graziare ancora una volta di
tutto cuore,
Poichè eravamo vicini a Ber-
gamo ci siamo recati a visitare
la parte alta della città dove
la meravigliosa chiesa di Santa
Maria Maggiore e la cappella di
Bartolomeo Colleoni sono state
la meta dei nostri tecnici.
Chiusa la breve parentesi tu-
ristica, ci siamo messi sulla via
aiel ritorno, sostando qualche
tempo a Pavia (la partita di
calcio Brasile-Francia lo impo
mena),
Si è conclusa così una gior-
nata proficua dal punto di vista
tecnico e piacevole in senso tu-
ristico. Vogliamo sperare che il
collega Marotta e gli altri pro-
ponenti siano ora soddisfatti, La
loro proposta è stata realizzata,
Speriamo, amici ansaldîni, di
poterne realizzare molte altre
in avvenire,
Pensioni
di guerra
agli interessati che,
per poter usufruire del nostro
servizio, occorre compilare je
schede in distribuzione presso i
corrispondenti di stabilimento.
ARMIDA RAGLIANTI ved. PULCI.
NELLI. A seguito della Sua recen-
te è nazione circa la tolina
ricevuta dal Ministero Dif
Ricordiamo
cito, abblamo pr
Ministero del
preso che tr
seconda domanda, tu
e non della tanto ricercata vecchin
istanza del 1945, Comunque il Mi-
nistero del Tesoro, In data 22-4-
1958, ha fatto richiesta allo stesso
Ministero Difesa-Fsercito della do-
manda inoltrata erroneamente fin
dal 1 ed è in attesa di rispo-
sta, Inta sarebbe bene che Lei
sì rivolgesse all'Ufficio Postale dove
a suo tempo spedì li manda, allo
scopo di cercare di er i
mi di spedizione della coman-
data, 0 qualche altro elemento, atto
sempre n facilitare dette ricerche.
AMERIGO TOGNETTI, Le
chiamo qui di seguito le
purtroppo ne; iv inviate in data
29-1-1958 dal Ministero del Tesoro
al Comune di Livorno da trasmet-
tere all'interessato: «€ Si comunica
nl richiedente che la sua originaria
istanza fu respinta con D., M. n.
1084193 del 18-2-1949, in quanto
la morte della figlia non venne rite.
nuta dipendente da fatti di guerra,
Dal riesame della pratica, ora ef-
fettuato a seguito della nuova istan-
za (23.3.1957), non sono emersi
nuovi elementi atti a far modifi-
care il provvedimento negativo a
suo tempo adottato e, pertanto, la
richiesta dell'interessato non puòd
trovare favorevole accoglimento, Si
aggiunge che il ricorso dell’inte-
ressato fu dichiarato irricevibile
dalla Corte dei Conti, perchè pro-
dotto oltre il termine perentorio
di 90 giorni fissato dalla Legge >.
CAROLINA BONETTI ved. FERRA-
RI. Ci riferiamo alla nostra comu.
nicazione nel n. 2 del 1.0 febbraio
1958, per informarLa che dalle
nuove indagini espletate di recente
dai Carabinieri di Ge-Cornigliano,
comuni.
notizie,
dietro richiesta deiì Ministero de]
Tesoro, non sono emersi nuovi ele-
menti atti a far rle minare la Sua
pratica, Unico ter fare sn-
rebbe quello di re al Mini.
stero, nostro tramite, le generalità
complete delle altre otto p
che perirono insieme al
allo scopo di co
di di questi bene
n ivo, se
incartamenti figur
mento favorevole sr
sì presenti in Redazione
rime
per chia-
Facendo segulto
zione pubblicata
nei n ebbralo 1958, Le
comunichiamo altre notizie apprese
al Ministero circa lo sviluppo della
alla
Sun pratica. In data -1958 è
stato chiesto alla Comm one me-
dica superiore il parere sulla di.
pendenza della infermità. Seguiamo
sempre la pratica e Le daremo ul-
teriori notizie,
MEMENTO |
Armando CONTI
di 54 anni, dipendente del Can-
tiere di Sestri, deceduto il 10-
6-1958. Era stato assunto nel
1943. Lascia la moglie.
Lorenzo SCANIGLIA
di 59 anni,
Meccanico, deceduto il
1958. Era stato
dipendente del
2-6-
assunto nel
1941. Lascia la moglie e due
sorelle.
le commosse
« L’onsaldi-
Ai famigliari
condoglianze de
no ».
Fratelli
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