L'Ansaldino, n. 13, 1954
Contenuto
- Titolo
- L'Ansaldino, n. 13, 1954
- Tipologia
- Rivista
- Descrizione
-
A p. 1 (copertina), poesia della Natività in un presepe genovese di Anton Maria Maragliano, 1954
A p. 32 (quarta di copertina), due cacciatorpediniere venezuelani in costruzione ai Cantieri di Livorno sullo stesso scalo
- La Natività in un presepe genovese, p. 1
- Un'altra supercisterna ordinata al Cantiere, p. 2
- Varati a Livorno due caccia venezuelani, p. 3
- Centodue, p. 4
- Le teleferiche, p. 6
- La produzione del Meccanico, p. 8
- Il sommergibile rubato, p. 10
- Bozzetti natalizi, p. 11
- Panorama aziendale, p. 12
- Risultati del concorso per bambini, p. 19
- I quatttro più giovani, p. 20
- Saldatori al Cantiere, p. 21
- Vita di casa, p. 22
- Nel quinto centenario della nascita: Amerigo Vespucci, p. 23
- Atleti ansaldini, p. 24
- Parla il medico, p. 25
- Cral, p. 26
- Quel che volete sapere, p. 27
- La ruota del tempo, p. 28
- L'Ansaldino risponde, p. 29
- Collaborazione, p. 30
- Cassetta delle idee, p. 31
- Due cacciatorpediniere venezuelani in costruzione ai Cantieri di Livorno sullo stesso scalo, p. 32 - Data testuale
- 1954 dicembre 25 -1955 gennaio 14
- Estremi cronologici
- 25 dicembre 1954 – 14 gennaio 1955
- Consistenza
- pp. 32
- Stato di conservazione
- Ottimo
- Soggetto produttore
-
Ansaldo (1853 - ***)
- Identificativo
- PER.000205/13
- Archivio, fondo o serie di appartenenza
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- Collocazione
- Emeroteca
- contenuto
-
NUMERO SPECIALE
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vendita al pubblico Gruppo Secondo
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Poesia della Natività in un presepe genovese di Anton Maria Maragliano.
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Auguri
e propositi
Ci siamo tenuti in serbo que-
st'angolino del giornale per po-
ter dire a tutti voi, lettori e
amici, una parola d’augurio.
Buon Natale, dunque; e vi sia
benevolo il 1955, Che possano
prosperare in serenità le vostre
famiglie, che i ragazzi vi cre-
scano sani e buoni, che vi sia
lieve il peso delle preoccupazio-
ni e dei sacrifici. Che si parli
sempre meno di odio e di guer-
re e sempre più di lavoro e di
tranquillità, Che si possa tor-
nare, tutti quanti, a conside-
rare senza patemi d'animo il
presente e senza incubi l’avve-
nire. E che tra un anno, a que-
sta stessa data, possiamo ritro-
varci un pochino più vecchi, ma
anche un poco più contenti e
fiduciosi,
Buon Natale a voi tutti, amici!
E, per quei due o tre minuti
che ci restano perchè s’arrivi
insieme in fondo alla colonna,
facciamoci, adesso, due chiac-
chiere alla buona. Per esempio,
che ne pensate (in coscienza) di
questo vostro giornale? Vi pare
davvero che meriti - come pa-
recchi tra voi pensavano o te-
mevano in principio - l’appel-
lativo di ” voce del padrone”?
Saremo forse troppo ottimisti,
ma abbiamo l'impressione che
pregiudizi e sospetti siano or-
mai caduti, nel vostro animo; e
che, in fin dei conti, tutti ab-
biate ormai capito che non na-
scondevamo alcun asso nella
manica quando, nel primo nu-
mero, vi esponemmo, con tutta
semplicità, il nostro program-
ma. Ch'era poi, tutto somma-
to, l'uovo di Colombo; perchè
- se non vuol essere un inutile
passatempo dopolavoristico -
che altro può fare, un giorna-
le come questo, se non infor-
mare i dipendenti di tutto ciò
che di importante accade nel-
l'ambito dell'azienda e promuo-
vere un dialogo aperto, leale e
permanente fra chi amministra
e dirige e chi esegue e produce?
Vi abbiamo, fin dal princi-
pio, informato con scrupolosa
obiettività sull'andamento del-
.le faccende aziendali (e voi vi
accorgete adesso che non vi ab-
biamo spacciato delle frottole
nemmeno quando, contro tutte
le apparenze e anche contro la
dura realtà delle sospensioni, vi
abbiamo data per certa e im-
minente una ” ripresa” al Can-
tiere di Sestri). E, quanto al dia-
logo, esso è avviato e sta ora a
voi nutrirlo sempre più di te-
mi e di variazioni.
Nel primo numero vi abbiamo
detto: ” l’Ansaldino è vostro ”
Intendevamo dire che deve ser-
vire soprattutto a voi e deve ali-
mentarsi di idee vostre e di vo-
stre critiche, proposte, mugugni.
Molti di voi l'hanno capito, e
infatti le idee, le proposte, i mu-
gugni non sono mancati. Quan-
do l'avranno capito tutti, allo-
ra il giornale sarà veramente
quello che deve essere, quello
che noi vogliamo che. sia: uno
strumento di progresso per la
azienda, e quindi un bene co-
mune da coltivare e da tute-
lare con cura e con amore.
Non siamo lontani da questa
meta; speriamo di arrivarci
presto. Anche questo è un au-
gurio che rivolgiamo a voi, e
stavolta, anche a noi stessi.
«l’Ansaldino » non usci-
rà alla data del 1.0 gen-
naio 41955 e riprenderà
le pubblicazioni il 15
gennaio.
UN’ALTRA SUPERCISTERNA
ORDINATA AL CANTIERE
Nei giorni scorsi è stata confermata
l'ordinazione di una nuova supercisterna
da 31.500 tonnellate da parte di una Socie-
tà Petrolifera che già ha ordinata una ana-
loga nave all’Ansaldo il mese scorso.
Questa nuova unità verrà costruita nel
Cantiere Navale di Sestri, che viene così ad
avere già ordinate, per effetto della Legge
Tambroni, quattro grandi unità e precisa-
mente:
tre supercisterne da 31.500 tonnellate;
un transatlantico da 24.000 tonnellate.
Le caratteristiche principali di questa
nuova supercisterna sono le seguenti:
lunghezza fuori tutto: metri 200; lunghez-
za fra le perpendicolari: metri 188,80; larghezza
massima fuori ossatura: metri 26,20; altezza di
costruzione: metri 13,9; immersione a pieno :a.
rico: metri 10,30; portata lorda corrispondente:
tonn. 31.500; stazza lorda: tonn. 20.000; potenza
massima dell'apparato motore: C.A. 16.0000; ca-
pacità massima delle cisterne: mc. 42.000; ve-
locità a pieno carico: nodi 16,10.
La nave, a un’elica, sarà costruita con
il sistema a due paratie longitudinali ge-
melle, con castelli, tughe in più ordini e
cassero poppiero.
In settembre, annunciandovi il doloroso provvedi-
mento delle sospensioni, vi avevamo detto che la cri-
si sì sarebbe rapidamente risolta. Or ecco che, con
questa nuova ordinazione, il Cantiere ha già assicu
rato un volume di lavoro quale raramente ha avuto
in passato. E non è più azzardato dire che ci si avvia
verso un lungo periodo di pieno impiego; talchè scom-
pare ogni ombra di preoccupazione per i sospesi.
L’anno nuovo si apre con prospettive veramente con-
solanti per tutti.
Lu
Il cacciatorpediniere « Almirante Clemente» scende in mare dallo scalo Messina del Cantiere di Livorno
S
3
VARATI A LIVORNO DUE CACCIA VENEZUELANI
L'impostazione di altre tre unità dello stesso tipo
A
La giornata del 12 dicembre
1954 rimarrà, per il Cantiere
di Livorno, comune una data di
partico.are importanza nella
sua lunga e avventurosa storla
percne segna, insieme a quel-
le del varo deua turnonave
« Acailiers » di 5.31V l.5.L.
avvenuto nel 1951, e di aitre
navi costruite nel dopoguer-
ra, il ritorno di un guo-
rioso prestigio di abilità tec-
nico-costruruva in uno stavi-
limento cne i bombardamenti
deua seconaa guerra monula-
le avevano riaotto in condi-
zioni disastrose. Giornata di
festa, perene oltre al varo dei
cacclalorpeainiere venezue.a-
ni « Juan Josè Flores » e « Al-
mirante Clemente », sono stati
impostati altri tre caccia dello
stesso tipo, sempre per il Ve-
nezuela, cne rappresentano al-
tro lavoro per le nostre abili
maestranze. Non si è trattato
dunque ai una cerimonia di
« ordinaria amministrazione »,
chè due vari e tre imposta-
zioni nello stesso giorno non
capitano spesso. Tutta Livor-
no lo sapeva, anche coloro che
non hanno nulla a che fare
con le costruzioni navali, e
una folla numerosissima, pro-
prio da grandi occasioni, si era
riversata al Cantiere « Luigi
Orlando ».
Entriamo dall’ingresso prin-
cipale e ci rechiamo nell’uffi-
cio del dott. Moriconi, capo
personale e corrispondente de
« l'’Ansaldino » da Livorno.
Dalle finestre si scorge l’« Al-
mirante Clemente », tutto lin-
do nella sua vernice nuova e
col gran pavese multicolore al
la brezza del mattino, La gior-
nata è luminosa, e la tempe-
ratura mite. Ci affrettiamo
perciò ad uscire all'aperto per
recarci allo scalo Morosini, do-
ve avrà luogo ii primo varo,
quello del «Juan Josè Flores».
Sono le 10,30 e le tribune sono
gremite di autorità, invitati e
pubblico, Un’animazione viva-
cissima regna intorno allo sca-
lo. Bandiere venezuelane e ita-
liane in gran numero e un af-
fluire continuo alle tribune,
Dietro al « Juan Josè Flo-
res », sullo stesso scalo, c'è un
altro caccia gemello, in avan-
zata costruzione: ii « Josè Mo-
ran ». Le sue lamiere ancora
rugginose contrastano singo-
larmente con i vivaci colori
delle bandiere e quelli degli
abiti delle signore e delle di-
vise dei militari. Non ci si può
ancora fare una idea precisa
di queste unità, perchè ovvia-
mente non si varano completa-
mente finite, ma solo gli sca-
fi delle navi pressochè vuoti.
Un'occhiata al comunicato del
nostro servizio stampa ci ser-
virà per completare la nostra
immaginazione. Esso riporta le
caratteristiche principali, Ec-
cole: dislocamento tonn. 1300;
potenza dell'apparato motore
Cav, 24000; velocità contrat-
tuale alle prove nodi 32; lun-
ghezza massima m. 97,60; lar-
ghezza massima m. 10,80; al-
tezza di costruzione m. 5,70;
immersione alle prove m. 2,60;
autonomia, a 18 nodi, miglia’
2800; autonomia, a 15 nodi, mi-
glia 4000, L'armamento è com-
posto di due impianti binati
navali e antiaerei da 102 mm.,
due impianti binati antiaerei
Gale
Il primo blocco prefabbricato, del peso di 22 tonn., impostato simbolicamente
da 40 mm., quattro mitraglia-
trici binate da 20 mm., un im-
pianto triplo di tubi di lan-
cio da 533 mm, due porcospi-
ni antisommergibili, quattro
mortai e una tramoggia per
cariche di profondità,
Alle 11 si iniziano le opera-
zioni del varo. Il Vescovo di
Livorno mons, Giovanni Pic-
cioni benedice la nave, men-
tre una squadra di operai to-
glie allo scafo gli ultimi pun-
telli. Poi la madrina della na-
ve, la signora Rosa De Arvelo
Torrealba, consorte dell’amba-
sciatore venezuelano a Roma,
preme un pulsante e la tradi-
zionale bottiglia si infrange
sulle lamiere d’acciaio della
prora. A questo punto assi-
stiamo ad una operazione per
noi nuova. Infatti un operaio
sta tagliando qualcosa con la
fiamma ossidrica, sotto la pro-
ra. Chiediamo di cosa si tratta
e ci viene spiegato che invece
delle solite « bozze di ritenu-
ta» o delle « castagne» che
una volta sbloccate lasciano
scivolare la nave sullo scalo, è
stata usata una lamiera pre-
ventivamente forata per trat-
tenere l’estremità a monte
dell’invasatura al traversone.
Tagliando con la fiamma lun-
go la linea dei fori si diminui-
sce sempre più tale collega-
mento e all’ultimo foro proba-
bilmente la nave stessa strap-
perà il restante pezzo di la-
miera e comincerà la sua di-
scesa. Così avviene ‘infatti e
il « Juan Josè Flores» sten-
de in mare lentamente, saluta-
to dai battimani di tutti i pre-
senti e dalle sirene delle navi
in porto, mentre la banda mi-
litare intona gli inni dei due
Paesi.
Terminata la cerimonia del
varo ha avuto luogo la sim-
bolica impostazione di altri
tre caccia commissionati dal
Venezuela al nostro Cantiere.
Le prime strutture prefab-
bricate di essi sono già pron-
te, due a lato dello scalo Mo-
rosini e una a lato dello scalo
Messina. Ciascuna struttura
pesa 22 tonnellate, La prima è
tenuta a battesimo dallo stes-
so ambasciatore venezuelano,
dott. Alberto Arvelo Torreal-
ba, il quale ha battuto con un
martelletto d’argento le lamie-
re della « costruzione 1497 ».
La seconda (costruzione 1498)
è stata impostata con la stessa
cerimonia simbolica dal capi-
tano di fregata Daniel Gomez
Calcafio, addetto navale vene-
zuelano a Londra. Analoga ce-
rimonia si è svolta infine per
la « costruzione 1496 », a lato
dello scalo Messina. Infatti le
autorità e il pubblico si sono
portati presso quest’altro sca-
lo, dove avrà luogo il varo del-
l’« Almirante Clemente ».» E°
una sfilata che sembra inces-
sante. e ora si possono distin-
guere bene i principali inter-
venuti: il sottosegretario alla
Difesa on. Virgilio Bertinelli,
l'ammiraglio di squadra Ruta,
il Prefetto. di Livorno dott.
Gaetano Marfisa, l'ammiraglio
Mimbelli, comandante dell’Ac-
cademia Navale, il generale
Domenico Micnelotti, coman-
dante del Presidio, l’ing. Ri-
naldo De Giacomi, presidente
dell’ Associazione industriali,
l'ing. Raffaele Ferravante, di-
rettore del R.I.Na., e numero-
sissimi ‘altri. Dell’Ansaldo ab-
biamo visto il Presidente avv.
De Barbieri, l'Amministratore
Delegato ing. Rosini, il Diret-
tore Generale ing. Lombardi,
il V. Direttore Generale ing.
De Vito, il Direttore commer-
ciale navale ing. Casaccia, il
Direttore di Livorno ing. Ro-
vetto, il V. Direttore dott. Sca-
lari, l'ing. Di Pietrantony ed
altri.
Ci colpiscono, per la foggia
delle divise e per il colore
scuro del viso, due giovani uf-
ficiali, probabilmente del-
l’esercito venezuelano. Accen-
tuano la nota di colore esotico
di questa cerimonia, forse allo
stesso modo che, esattamente
sessant'anni fa cui a Livorno,
fece qualche ufficiale o funzio-
nario marocchino al varo del-
la cannoniera « Bascir ».
Madrina dell’ « Almirante
Clemente » è la signora Hele-
na De Gomez Calcafio, moglie
dell'addetto navale a Londra.
Anche questa volta varo per
noi insolito. La nave infatti
non ha invasatura essendo sta-
ta impostata su carrelli che
scorrono su anposite rotaie
che si prolungano in mare. Lo
scafo pesa 470 tonn., compre-
se 70 tonn. di acqua zavorra
necessarie per la stabilità, a
differenza del « Juan Josè Flo-
res » che al varo pesava circa
800 tonn., di cuì 300 di acqua
zavorra necessaria a provocare
una determinata pressione
sullo scalo.
Dopo il varo dell’« Almiran-
te Clemente » il Presidente -
della nostra Società, avv. De
Barbieri, ha pronunciato un
breve discorso, al cuale ha ri-
sposto l'ambasciatore venezue-
lano, che ha ringraziato la Di-
rezione, i tecnici e le mae-
stranze del Cantiere, Ha par-
lato poi, a nome del suo Go-
verno, l'addetto navale vene-
zuelano, esprimendo la simpa-
tia del suo Paese per l’Italia e
la stima in cui è tenuta nel
Venezuela l’industria italiana
e l’Ansaldo in particolare.
Lunghi battimani hanno salu-
tato le nobili parole dell’ad-
detto navale venezuelano e
quindi, mentre i fotografi scat-
tano le ultime istantanee e i
tamburi degli allievi dell’Ac-
cademia Navale rullano, la fol-
la comincia a lasciare lenta-
mente il Cantiere. Ce ne an-
diamo a consumare una rapida
colazione e quindi eccoci di
nuovo alla stazione ferrovia-
ria ad aspettare il treno per
Genova. Durante la nostra at-
tesa passano due treni e si
fermano brevemente. Sui loco-
motori. c'è un nome: « An-
saldo »,
DESL
è
|
|
4
= GERILOLVU =
%Y osa porterà il 1955 a
ciascuno di noi? Inu-
tile domanda. Gli av-
venimenti, buoni o cattivi
che siano, ci piovono sul
groppone.
Ugni anno che passa la-
scia in noi un segno, con
tutto il bene ed il male che
ha portato con sè.
Questo è il destino degli
uomini mai quieti! Anzi ci
auguriamo tutti che la quie-
te, quella eterna, arrivi il
più tardi possibile.
Chi appartiene alla fami.
glia lavorativa Ansaldina,
può augurarsi, senza tema di
essere di poche pretese, una
vita lunga: quanto quella
di questa nostra Azienda.
L’anno che sta per comin-
ciare segna, fra l’altro, il
compimento del centoduesi-
mo anno di vita dell’Ansal.
do. Il dialetto della parte oe-
cidentale di Genova da tem-
po ormai, si è arricchito di
una imprecazione minore:
« Poscito quetà tanto comme
i mobili dell’Ansaldo ».
Nella nostra bella Italia
ogni dialetto annovera due
generi di imprecazioni che
gli uomini rivolgono ai pro-
pri simili, una maggiore, ir-
simone
revocabile. contenente sem-
pre un augurio di mala
morte. quali il «va sulla
forca » dei piemontesi, ed
una serie di minori che si
limitano ad augurare una
molestia alla persona cui
vengono indirizzate, delle
quali le più notevoli son fio-
rite dalla sempre fervida fan-
tasia dei napoletani.
Non mi risulta però che
in nessun dialeito italiano
un'azienda, come è accadu-
to all'Ansaldo, sia entrata a
far parte di locuzioni popo-
lari. Questo modo di dire
mi sembra una delle prove
più suadenti dell’importan-
za dell’Ansaldo nella vita
genovese, di «quanto cioè
questa azienda sia diventa-
ta un patrimonio comune,
una istituzione radicata nel-
l'animo dei cittadini. I quali
seguono le sue vicende fino
al punto da notare i movi-
menti, derivanti sempre dal.
la continua necessità di ade-
guamento organizzativo, che
si verificano nei suoi stabi.
limenti e di cui i mobili so-
no l’immagine più diretta.
Riandando i cento anni di
storia patria, chiaro appare
che l’Ansaldo, in pace e in
guerra, è sempre stata un
valido strumento al servizio
del Paese. Come appare che
le erisi economiche cicliche
e le vicende più liete e me-
no liete della nostra tormen-
tata e viva storia si sono ri-
percosse sull’Azienda.
Da più di un quarto di
secolo la Società è passata,
da interprete della storia, a
strumento in mano di più
grandi protagonisti. E questo
coincide con il processo di
evoluzione di nuovi
tecnici e di comunicazioni,
con il conseguente concen-
tramenio industriale di su-
per organismi, in holding,
di Stato o private, verifica-
tosi nel mondo.
Anche a questo seconde
ruolo la tenace centenaria si
è adattata benissimo. Tanto
da diventare l'Azienda che
si prende ad esempio, non
sempre a proposito, quando
si parla del processo di na-
zionalizzazione in Italia.
Ma ci accorgiamo, forse
per deformazione professio-
nale, che questo seritto si ap-
pesantisee e noi, almeno
quando seriviamo sui gior-
nali, desideriamo essere ae-
rei. Perchè è il carattere, è
mezzi
il segno del nostro tempo.
« Han saldo il core e con
Ansaldo vanno », è un mot-
to dimenticato, uno slogan
dell'ing. Brezzi, dannunzia-
no e direttore generale per
le costruzioni aeronautiche,
ai tempi dei Perrone, conia-
to per gli S.V.A., quei mera-
vigiiosi apparecchi che, in
quei tempi, dai Cantieri di
Borzoli, di Bolzaneto, di
Cadimare, davano ancora al
pilota la sensazione di rivi-
vere il mito di Icaro.
Malinconia delle vecchie
cose !
Ho sott'occhio un opusco-
letto pubblicitario, redatto
dall’Ansaldo, notevole esem-
pio, per quegli anni, di in-
telligente pubblicità di avan-
guardia, tutto dedicato alla
propaganda aeronautica. E,
a chiusura, nell’ultima pa-
gina; mi colpiscono un tito-
lo e delle fotografie. « I voii
di Ida Rubinstein ». Queste
cose oggi paiono del tutto
naturali ma per il 1920 era
certamente una trovata ri-
levante.
Nella prima metà della
pagina una fotografia delle
sorvolate Alpi e, in un foto-
montaggio rudimentale, da
una parte la figura dell’ar-
lista in costume di Salomè,
dall'altra la danzatrice ed il
pilota vicini al loro « An-
saldo ». Ed ecco il testo:
« L'interprete dei capola-
« vori di D Annunzio, ” La
« Pisanella ” e il ” San Se-
« bastiano ”, la celebre dan-
« zatrice Ida Rubinstein, at-
« tratta dal fascino del volo,
«a bordo di un aeroplano
« Ansaldo, guidato dal ten.
« Barberis, volò da Torino
«a Venezia e dopo qualche
‘-« tempo attraversò due vol-
« te le Alpi, volando da To-
« rino a Parigi e ritorno.
« Ultimamente si è fatto
« costruire uno speciale ap-
« parecchio col quale tente-
«rà nuove imprese venendo
«a realizzare l’idea dell’a-
« viazione usata come mezzo
« di trasporto comodo e ra-
« pidissimo ».
Sciolto di sento a parlare
di queste cose perchè l'An-
saldo, da allora, non produ»
ce più aeroplani ed autonio
bili. Non può quindi sorge-
re il sospetto, ad un lettore
malizioso, che tiri l’acqua al
mulino.
Mi piace ricordare quello
che in una storia non può
L’idrovolante « SVA » costruito all’Ansaldo al tempo della prima guerra mondiale. Sullo sfondo, il castello Raggio. oggi scomparso.
Una rara fotografia scattata al Meccanico oltre cinquant'anni fa. 1. Il Capo tecnico Zancani - 2. L'ing. Canfora. dello Stabilimento Locomotive - 3.
- 5. Il Capo Ufficio Bistonsi - 6. L'ing. Serra - 7. Il Capo tecnico Pestalozza della Fonde-
L'ing. Omati,
essere ricordato ma che ha
il suo peso umano. La pa-
glietta leggendaria dello
scienziato, del costruttore di
navi di fama mondiale.
L'ing. Nabor Soliani, Diret-
tore Cantiere, l’estate.
in quei begli anni ai primi
di questo tormentoso secolo,
arrivava allo stabilimento
in calessino con la paglietta
nella quale
anteriormente,
del
aveva aperto
come sul
fianco di una nave, uno spor-
tello, -per aerarla. E quan-
do il caldo eccessivo.
nell’apertura, e forse dentro
metteva alcune foglie di te-
nera lattuga. E malgrado le
sue stravaganze, questo tec-
nico era amato, stimato e ri-
spettato dai dipendenti.
Mi torna alla memoria un
altro Direttore di Stabili-
mento, del Meccanico, l’ing.
Antonio Omati, evidente
mente anche egli dannun-
era
ziano, che volle essere se-
polto, accompagnato da tut-
ti i dipendenti, su un carro
di terza classe, con una sola
rosa sulla bara!
E a proposito di significa-
ti simbolici bisogna rammen-
tare la pomposa partenza
da Genova dell’inerociatore
« Cristobal Colon », costrui.
Direttore del Meccanico - 4. L'ing. Molle
ria - 8. L'ing. Vallino - 9. Uno
to nel 1897 a Sestri per la
Spagna. Voleva quel Gover-
no, nell’imminenza della di-
sastrosa guerra con gli Stati
Uniti, dare una prova di
potenza all’opinione pubbli-
mondiale. Gli occorreva
mettere anticipatamente in
mostra quel nuovo e velo-
cissimo modello di nave. Ma
i cannoni non erano pronti.
I comandanti dell’armada
pregarono l’Ansaldo di fare
partire la nave con cannoni
ca
di legno, perchè facesse bel-
la figura. Quelli di acciaio,
nei termini stabiliti, furono
spediti in Spagna per ferro-
via. a grande velocità.
Ma nella sioria umana di
questa Azienda, la storia che
a noi piace di più, si tra-
manda il ricordo solo
di capi o di dirigenti, ma
anche quello più intimo ed
affettuoso di figure di di-
pendenti. E° tutta una uma-
nità che pa
i suoi slanci, con le sue de-
bolezze, con tutto quel pa-
non
e rimane con
trimonio di sentimenti che
formano la persona umana.
E, in questa successione di
ricordi, i vivi e i morti, so-
no uniti da un vincolo. Non
è soltanto l’unione dell’iden-
tità del lavoro, ma è il vin-
dei Bombrini - 10. L'ing. Nabor
colo della continuità di una
tradizione.
Ed ecco apparire la figu-
del modellista Flaviano
Comincini, dalle enormi ma-
ni, che, enfiatesi negli ulti.
mi anni di lavoro, parevano
ancora più gigantesche, co-
me quelle di certe figure del
periodo neoclassico di Pi-
casso. Suscitava meraviglia
la bravura con cui questo ar-
tigiano rifiniva nel più pic-
colo dettaglio, con la minu-
zia di un fiammingo, i mo
dellini di navi in scala 1/500
assai più piccoli delle sue
dita.
Come è rimasta la memo-
ria del rilegatore Felice
Mora, affetto da una sordità
imponente, tale, per farsi in-
tendere, da doversi accosta-
re gridandogli all’orecchio,
che pur aveva la civetteria e
la delicatezza di non entra-
re in una stanza, per disere-
zione, quando un compagno
di lavoro parlava al telefo-
no.
Già leggendaria è diven-
tata l'impresa di uomini del-
la nostra generazione. L’ing
Guido Bisaechi, G. B. Ven-
zano, Remo Mondo, Anni-
bale Roncallo ed Orazio R
si che, nel marzo 1945, sot-
to l’occupazione tedesca. vo-
ra
Soliani, Direttore del Cantiere.
lando come acrobati da un
pilone all’altro del Cantiere,
procedevano ad individuare
le mine messe nei punti più
delicati ed impraticabili di
quelle imponenti strutture
entrate ormai a caratteriz-
zare il panorama di Sestri.
In cento anni di attività,
attorno all’Ansaldo si è erea-
to un alone di un complesso
prestigio, dovuto, in parte,
alla lunga durata ed alla
molteplicità delle produzio-
ni realizzate nel corso del
tempo a seconda delle esi-
genze della congiuntura.
Dalle isole Canarie. le
isole Fortunate, tempo fa
arrivava questa lettera:
« Muy distinguidos sefiores:
Desearia saber si estàn uste-
des actualmente en condicio-
nes de vender sus célebres
coches (automobili) para el
mercado exterior. Por los
anos 1925-27, estado yò aso-
ciado con el sefior Gonzales
Pérez de la Orotava, adqui-
rimos de ustedes un Ansal-
do, tipo turismo, 7 plazas,
que diò un magnifico resul-
tado ».
Passano gli anni, tutto
muta, si accumulano i ri-
cordi.
Ma come si può, parlan-
do dell’Ansaldo, non accen-
nare alla signorina Angela
Pagliano che, dal 1917 ad
oggi, con una continuità ed
un riserbo monumentali, è
stata sempre apprezzata se-
gretaria dei capi dell’Azien-
da ed ancor oggi è segreta-
ria del Presidente? E° uno
degli archivi mnemonici di
cui la Società dispone. Mol-
te cose ricorda e non ama,
per un naturale riserbo, che
va oltre quello di ufficio,
parlarne. Ricorda, fra 1'al-
tro, interessanti particolari
del brusco esonero del Gene-
rale Cavallero, Presidente
dell’ Ansaldo. defenestrato
da Mussolini.
I successori di questo in-
telligente militare che, pri-
gioniero dei tedeschi, dove-
va chiudere la sua brillan-
te ed avventurosa vita con
una tragica fine, non si sa,
se per amor di novità o per
scaramanzia, non vollero
più sedersi allo serittoio
chippendale che era servito
all’acuto casalese per diri-
gere le operazioni di gover-
no dell'Azienda.
Per una serie di vicende,
che qui non mette conto di
narrare, su quel tavolo og-
gi lavoro io. Mah!... speria-
mo bene.
Fausto Bima
6
er la cavatterizzazione
D simbolica ai una città sì
ricorre ormai comune-
mente, al di fuori degli stem-
mi aralaici, ad una costruzio-
ne architettonica caratteristi-
ca, sia essa di natura decora-
tiva o funziona:e. Gii esempi
sono universali: ia torre di Pi-
sa, la ruota del « Prater » di
Vienna, la statua delia liber-
tà, ia torre Eiffel, ia cupola di
S. Pietro,
A Sestri si dovrebbe ricor-
rere (e l’abbiaino già visto in
una moderna cartolina) ai pi-
loni delia rete di gru a tele-
ferica del cantiere, che sono
divenuti un elemento del pae-
saggio conferendogli una ca-
ratteristica e inconfondibile fi-
sionomia, che ne dominano e
condizionano l’architettura e
assurgono a degno simbolo
della sua nobiltà, che è una
nobiltà di iavoro.
Guardando da lontano, e da
qualunque punto, si resta col-
piti da queste moli gigante-
sche, bianche come ossi di
seppia, in contrasto col color
grigio e ruggine del cantiere,
col colore degli scafi, con l'az-
zurro del mare, col verde del-
le colline retrostanti. Agli or-
ticoltori delle pacifiche colli-
ne di Borzoli devono appari-
re nel piano come ciclopi fa-
melici di una antica leggenda
e contemporaneamente simboli
di quella civiltà industriale e
fumosa che ha ucciso il lorv
mondo georgico.
Visti da vicino invece sem-
brano elementi di una avveni-
ristica architettura espressio-
nista.
Questo moderno impianto è
venuto a sostituire le vecchie
gru «a bandiera » slanciate
nella loro mole a traliccio, leg-
giadre nel braccio girevole ap-
puntito, romantiche come una
locomotiva a vapore. Ne sono
rimaste tre, in un settore d’an-
golo, quasi a testimoni di una
specie scomparsa, e paion tre
cicogne che discutono con le
gru galleggianti, piegate ad a-
scoltare come curiosi pellica
ni. Probabilmente racconte-
ranno sempre la stessa storia,
di quando hanno dovuto fare
fardello, all’inizio dell’ultimo
conflitto, quando il prevalere
della tecnica costruttiva più
avanzata, basata sulla salda-
tura elettrica e sui blocchi
pre-fabbricati, ha richiesto
nuovi e più potenti mezzi di
sollevamento.
Nacquero allora gli otto co-
lossali piloni di cemento ar-
mato, quattro sulla fronte a
monte (alti 54 metri) e quat-
tro su cuella a mare (alti 44)
che sopportano il peso enor-
me di due massicce travate di
ferro, simili a due ponti ferro-
viari, di 220 metri: fanno una
certa impressione, sospese las-
La passerella sulla sommità della travata a monte
Aspetti del Cantiere Navale di Sestri
LE TELEFERICHE
sù, ad una cinquantina di me-
tri dal suolo. Da una travata
all'altra, per tutta la lunghez-
za del piazzale del cantiere,
che è di ben 280 metri, cor-
rono i cavi coi relativi car-
relli, 33 in tutto, costituenti
la vera e propria rete telefe-
rica, che copre tutto lo spazio
degli scali di costruzione e del
banchi di pre-fabbricazione.
In uno dei piloni a monte è
sistemato un ascensore che in
pochi secondi ci ha portati sul-
la travata coperta: questo a-
scensore, che è poi propria-
mente un montacarichi, do-
vrebbe avere un posto ben de-
finito nella storia del cantiere,
perchè è un po' l’anticamera
di rappresentanza dello stabi-
limento, per il quale sono pas-
sate tutte le missioni e tutti i
personaggi illustri in visita,
condotti lassù dai nostri diri-
genti con la sicurezza di un
padrone di casa che ha in ser-
bo una sorpresa di sicuro ef-
fetto per l’ospite. Ci fu De Ni-
cola, quando era Capo dello
Stato, trascinato da spontaneo
entusiasmo, ci fu il poeta Un-
garetti, che ne fu vivamente
impressionato, ci furono deci-
ne di personaggi. Solo De Chi-
rigo non volle salire, perchè
ebbe paura di soffrir di verti-
gini,
Come si arriva in cima la
travata si presenta come un
lungo tunnel ingombro di mo-
tori elettrici e di grossi roc-
chetti sui quali si avvolgono i
cavi di acciaio che comanda-
no il carrello e il gancio di
sollevamento. I cavi, di 40 mm,
di sezione, appaiono come in-
catramati, a causa della solu-
zione adoperata per lubrificar-
li. Questo tunnel fa pensare
ai locali di macchina di una
nave, ma se ci affacciamo ad
una cabina ci coglie un sur-
realistico cambio di scena:
siamo all'altezza di 60 metri,
il cantiere è laggiù, sembra un
4
plastico. Davanti a noi la fuga
dei cavi ha la carica emotiva
di una pittura prospettica, e
la precisione geometrica di un
teorema: rette parallele che
sembrano congiungersi davve-
ro laggiù, nell’infinito. Anche
il cantiere, sotto di noi, ha un
aspetto severamente geometri-
co, con i quadrati dei banchi
di pre-fabbricazione, costituiti
da angolari affogati nel ce-
mento e simili a enormi grati-
cole; o i rettangoli stretti dei
residui banchi a pilastrini che
sembrano primitive palafitte,
e gli uomini come formiche si
muovono attorno ad uno sca-
fo in costruzione che, coi suoi
costoloni levati al cielo, sem-
bra uno scheletro di balena
buttato su una spiaggia equa-
toriale.
Le cabine sono 17 e ospitano
due gruisti che comandano
una gru ciascuno (una cabina
è singola) e gli uomini che
lavorano quassù al comando
«|P
i
del capo-squadra Roncallo,
stanno seduti tra i due con-
trollers (uno per il carrello e
uno per il gancio) che ma-
novrano a mezzo di una leva
e sembrano piloti intenti a dif- ,
ficili manovre di decollo e di
atterraggio. Anche qui, infatti,
si tratta di posare qualcosa
dell’alto, con esattezza ed in
uno spazio determinato, che
data la distanza appare picco-
lissimo. Si tratta di posare un
peso che può andare fino a 4
tonnellate (quando non si ha
l'allacciamento di più gru) e
a volte si tratta di posare den-
tro i fianchi di una nave, allo-
ra la manovra avviene « al
buio » seguendo i segnali de-
gli uomini a terra. Del resto il
gruista lavora sempre sui se-
gnali da terra, fatti a mezzo
di una paletta.
Da terra si chiama il grui-
sta alzando la paletta (dalla
parte rossa o bianca, a secon-
da delia gru che si vuol chia-
Verricelli per i cavi di traslazione e sollevamento
mare) e il gruista con le sue
leve fa partire il carrello e
scendere il gancio, Solleva
quindi il pezzo voluto e lo
trasporta con una velocità al
35 metri al minuto per il sol-
levamento e 130 per la trasla-
zione. Poi lo vosa al punto
giusto, e qui i segnali con la
paletta sono molteplici; oriz-
zontale a levante o a ponente
significa spostare a mare o a
monte; verticale verso l’alto
significa sollevare; oscillazio-
ne verso il basso significa ca-
lare, lentamente se l’oscilla-
zione è lenta, velocemente se
è veloce. E’ un codice nato qui,
per le esigenze di questo la-
voro, e dimostratosi efficacis-
simo,
Il gruista può calare di tut-
to: una singola lamiera, un
blocco pre-fabbricato di decine
di tollennate, un operatore
della T. V. che gira una emo-
zionante carrellata verticale
sperimentando il miracolismo
della macchina da presa, e ci
fa pensare ad un vero macchi-
nista di teatro, che può calare
una quinta trasportando gli
spettatori lontano nel tempo e
nello spazio, o il solito « deus
ex machina » che risolve le si-
tuazioni più intricate.
Ma qui siamo sul palcosce-
nico della vita, e la cosa è ve-
ramente seria e difficile: l’al.
tezza, ad esempio, altera il
senso della distanza e della po-
sizione. A noi il gancio che
dondola all’altezza di venti
metri sembrava dovesse urta-
re il tetto di un capannone e
il fatto che poi passasse so-
pra un gruppo di operai che
non hanno nemmeno alzato la
testa mentre a noi pareva do-
vesse colpirli, ci ha causato
una emozionante « suspense ».
Veramente il gruista ha sul
« cruscotto » un indicatore di
distanza e di altezza, ma più
che altro si serve dell’occhio
ormai esercitato e non ricorre
all’indicatore che in casi par-
ticolari. È
Egli sa ad esempio che il
tale binario è a tanti metri, il
tale scalo inizia a metri tanti,
ete.: insomma la topografia
del cantiere gli è familiare co-
me quella di casa sua e que-
sto gli dà la sicurezza che ci
ha tanto sorpresi. Egli ci ha
confessato, però, di aver pro-
vato nei primi tempi un po’
della nostra emozione, e anche
un po’ della nostra paura.
Tanto è vero che mentre su
una gru normale si impara su-
bito, qui occorre lavorare un
mese e più sotto la guida di
un compagno esperto, prima
di poter fare da sè.
La manovra, dicevamo, non
è uno scherzo: pensate che a
volte, per manovrare e porre
a bordo un blocco pre-fabbri-
una storia, in sostanza, nella
L'allineamento dei carrelli quando non si
Queste passerelle si affacciano sul Cantiere da 60 metri d'altezza
cato del peso di venti tonnel-
late e oltre, si collegano tra lo-
ro fino a 8 gru, che sollevano
il blocco a mezzo di un bilan-
ciere che ha il compito, di di-
stribuire esattamente il peso
sulle varie funi portanti. In
questo caso il comando è as-
sunto dal capo-squadra posto
nella cabina di centro (i vetri
laterali consentono la intervi-
sibilità) proprio come avviene
per una squadriglia in volo.
Egli solo riceve le segnalazio-
ni dal basso, mentre gli altri
guardano a lui che trasmette
gli ordini con le mani, perché
siano immediatamente esegui-
fa servizio
ti sulle leve: riò per assicu-
rare la necessaria simultaneità
dei movimenti.
Naturalmente bisogna ag-
giungere, anche per le mano-
vre singole, l’oscillazione del
pesante carico quando la gru
si ferma: il carico continue-
rebbe ad oscillare in maniera
paurosa, con pericolo e per-
dita di tempo. Si ricorre allora
al doppio colpo di leva (ab-
biamo pensato al doppio col-
po di frizione degli automobi-
listi) per cui il carrello viene
arrestato alcuni metri prima
del punto fissato, poi rinviato
a raggiungere il peso che avrà
intanto oscillato fino al punto
voluto. Così il pezzo viene
« piantato » al posto giusto con
precisione e immobilità sor-
prendenti, come per una
« bocciata » di classe. Qui non
ci sono regole scientifiche: è
tutta questione di colpo d’oc-
chio, polso, di rapidità di ri-
flessi, di « arte »,
Interviene a volte il gioco
del vento, quando soffia tra-
versalmente al cantiere, e fa
il ruolo suo, e ii povero grui-
sta nella cabina deve lavorar-
selo come può. Non ha gli stru-
menti che consentono al pilo-
ta di valutare scientificamen-
te il vento e sfruttarlo secondo
le regole: ha imparato a com-
Il teleferista Adriano Dassori nella sua cabina di
batterlo empiricamente, con
l’esperienza, e lo fa egregia-
mente. Dobbiamo dire che ab-
biamo lasciato questi uomini
con profonda ammirazione,
Quando siamo scesi a terra,
i piloni, avvolti nelle prime
ombre della sera, sembravano
« menhir ». A] pensiero di tali
architetture preistoriche ci so-
no mulinate in testa conside-
razioni sull'evoluzione e la de-
cadenza delle cose umane, sul-
l’inarrestabilità del progresso,
sul futuro della civiltà. S'
quale questi piloni hanno già
un posto sicuro.
LB
manovra
8
La produzione del Meccanico
ono tempi di continue
S ansie e di sempre nuove
preoccupazioni i nostri;
e, nell’ansia, il desiderio di sa-
pere e di veder chiaro si fa
sempre più vivo,
Non è superfluo dare un’oc-
chiata panoramica allo Stabi-
limento Meccanico, guardan-
dolo sotto un particolare a-
spetto, e cioè von l’intento di
scorgervi, se vi sono, Guei ger
mi di vita da cui nasce il sa-
no avvenire del lavoro, il qua-
le è poi la più genuina e si-
cura fonte dell’umana serenità.
Una secolare pianta, quella
del Meccanico, sulla quale
hanno germogliato varie e vi-
tali attività, di cui alcune tra
piantate altrove. Tre rigoglio-
si tronchi sono ancora lì a
continuare con fervore di vita
una tradizione di lavoro mai
interrotta: Turbine a vapore:
Caldaie a vapore; Motori Die-
sel.
Le tre attività sono esse ali-
mentate da sicura, perenne
linfa? Alcuni fatti possono co-
stituire essi stessi una rispo-
sta.
La sorte delle Turbine a va-
pore sembrò incerta nei pri-
missimi anni del dopoguerra.
La nostra industria aveva per-
duti i contatti con le industrie
delle altre Nazioni. Fu imme-
diatamente percepita la neces
sità di riprendere i contatti e
di ricuperare il tempo per-
duto.
I nostri Ingagneri e i no-
stri Tecnici varcarono l’Ocea-
no e i confini cvuropei per con-
sentirci di riprendere il cam-
mino per così lungo tempo in-
terrotto. Fu ripresa la colla
borazione con ia Ljungstròom
Parte inferiore di
cè»
L'aggiustatore Giuliano Nati registra le punterie di un motore Q 370/9
di Stoccolma (specializzata
nella progettazione delle più
moderne turbine a flusso ra-
diale) e furono gettate le basi
dell'importante accordo con la
« General Eleciric Company »
americana, la cuale è fra le
più potenti case costruttrici di
gruppi turbogeneratori del
mondo, Si constatò che vi era-
no da noi elementi sicuri di
ripresa. La fiducia tornò negli
animi e nacquero la « Centra-
le Termoelettrica di Catania «
e l’importantissimo turboaiter-
natore da 22.000 kW. per la
Montecatini di S, Giuseppe di
Cairo,
Ma un particolare e delica-
tissimo argomento avrebbe
potuto compromettere qual-
siasi sforzo e ogni ardita ini-
ziativa se non fosse stato tem-
pestivamente curato e porta-
to all'altezza dei tempi: il ta-
glio di stretta precisione de-
gii ingranaggi per i grandi ri-
duttori marini.
Fu iniziata subito una ap-
profondita inchiesta fra tutti
i fabbricanti di grandi mac-
chine per ingranaggi del mon
do e fu deciso un totale, co-
una cassa turbina di alta pressione per turbocisterna
raggioso rinnovamento della
Ofticina Grandi Dentatrici.
L'opera è sata compi
rappresenta un formidabile
mezzo di lavoro, unico in Ita-
lia e forse in Europa, vera-
mente degno della nostra
Azienda.
Nacquero quindi gli appa-
rati motori per le quattro tur-
bonavi turche, quelli per le
due turbonavi greche, quello
per l’Andrea Doria, i numero-
si altri per le grandi turboci-
sterne ed infine quello per la
Cristoforo Colombo, con ri-
sultati veramente lusinghieri
e che possono sfidare il con-
fronto della tecnica più pro-
gredita.
Fra non molto la nuova Se-
zione della Centrale di Chi-
vasso della SIP, da 60.000 kW.,
porterà l’Ansalao e con essa
l’Italia, alla avanguardia del-
le competizioni internazionali
nel campo delle grandi Cen
trali termoelettriche.
Le Caldaie a vapore — il
nucleo intorno al quale si è
sviluppata inizialmente la vi-
ta del Meccanico — soffrivano
anch’esse dello stesso disagio.
Nonostante ciò furono affron-
tate ardite costruzioni. La Cen-
trale termica per la Società
Cornigliano fu una brillantis-
sima prova che « l’antico valor
non era ancor morto! ».
Gli accordi con la « Foster
Wheeler » e con la « Babcock
& Wilcox » (le due più poten-
ti ditte costruttrici di caldaie
del morido) segnarono un no-
tevole passo avanti, Gli alti
rendimenti ottenuti nelle cal-
daie dell’Andrea Doria, della
Cristoforo Colombo, delle tur-
bocisterne e di numerosi altri
impianti confermano che la
tecnica della progettazione e
della costruzione delle caldaie
al Meccanico è in linea.
I Motori Diesel di media po-
tenza, nella carenza di ener-
gia elettrica dell’immediato
dopoguerra, ebbero un notevo-
le impulso; però si trattava di
una situazione di congiuntu-
ra. Occorreva guardare più
lontano, occorreva rimettersi
in gara con gli eltri costrutto-
ri italiani e stranieri per par-
tecipare alla vita del lavoro
di domani.
Tuttavia le riserve di vita-
lità non erano esaurite. Furo-
no costruiti su licenza Fiat i
grandi motori per le motona-
vi norvegesi e argentine, per
le Centrali argentine, per la
Mn, Europa, per la Mn. Città
di Tunisi, per Gue delle cin-
que nuove motonavi della Tir-
renia, per le motonavi greche,
per le navi Liberty ecc. Tutti
questi motori hanno avuto ot-
timo esito.
E furono costruiti a centi-
naia motori dei tipi Ansaldo
da 50 a 600 cav. ciascuno; si
affermò in questo periodo il
motore Ansaldo di 100 cav. per
cilindro.
Ma le richieste del mercato
si fecero insistenti per motori
aventi altre caratteristiche e
per altri tipi di motori; anco-
ra per soddisfare la più am-
pia gamma di richieste, nac-
quero gli accordi con la So-
cietà inglese Doxford, per i
grandi motori marini, e suc-
cessivamente gli accordi con
la Società tedesca Maybach
per i motori veloci.
Ebbero frattanto notevole
impulso i perfezionamenti dei
tipi di motori Arsaldo, gli stu-
di e le esperienze sulla sovra-
limentazione; e inoltre si ebbe
la creazione di gualche nuovo
tipo di motore Ansaldo stu-
«diato per particolari campi di
applicazione.
I lusinghieri risultati otte-
nuti nella costruzione dei pri-
mi due motori Ansaldo-Dox-
ford, rispettivamente di 6.800
e di 5.700 cav., ci confermano
che lo Stabilimento è sulla
buona via; ed ha la certezza
di far valere la qualità del suo
prodotto sulle grandi motona-
vi italiane e straniere, sia che
vengano scelti i tipi Fiat o i
tipi Doxford.
I risultati conseguiti nelle
più svariate applicazioni dei
motori di progetto e costruzio-
ne Ansaldo, aa quelle relative
alla propulsione dei pescherec-
ci grandi e piccoli, a quelle ri-
guardanti la propulsione delle
navi dei laghi, a quelle infine
destinate al comando dei grup-
pi elettrogeni di bordo e di
terra, hanno continuato ad es-
sere molto soddisfacenti.
Si tratta di applicazioni che
dal 1946 ad oggi si contano a
migliaia, Fra esse non possia-
mo tacere il mcetore di propul-
sione da 900 cav. sovralimen-
tato, installato sul motope-
schereccio atlantico portoghe-
se Allan Villiers, che tanta
propaganda ha fatto al nome
Ansaldo; e i motori per i
gruppi elettrogeni da 750 kW.
installati sull’Andrea Doria e
sulla Cristoforo Colombo.
La tecnica dei motori veloci,
che moltissime, via via cre-
scenti applicazioni avrà in av-
venire, ha conseguito il più
radicale rinnovamento con il
nuovo attrezzamento per la
costruzione dei motori Ansal-
do-Maybach. Si tratta di un
tipo di motore di prestazioni
elevate, particoiarmente inte-
ressante per svariati campi d:
applicazione.
La situazione e le prospet-
tive stanno evolvendo così,
non certo per naturale svol-
gimento di eventi, ma per cal-
colata oculalatezza, per volon-
tà di chi, in alto e in basso, al
vertice della piramide ed ai
più modesti posti di lavoro,
compie appassionatamente il
proprio dovere.
I mezzi di lavoro con i qua-
li si affronta la quotidiana im-
presa sono adeguati?
I Tecnici che hanno avuto la
fortuna di visitare ed esamina-
Operazione di bilanciamento statico di una ruota lenta per riduttore. Da sinistra si vedono
re industrie affini alla nostra,
in Italia ed all’estero, non han-
no dubbio alcuno sulle lar-
ghe possibilità degli impianti
del Meccanico. Chi vive nello
Stabilimento vede con i pro-
pri occhi il fervore di opere,
anche per ciò che riguarda le
nuove macchine e il rinnovo
degli impianti. Non demolizio-
ni se non per dare maggior lu-
ce di vita agli ambienti, non
alienazioni se non per sostitui-
re più perfetti impianti a
quelli sorpassati dagli eventi
e dalla tecnica.
Per dare un'idea di ciò che
dal 1946 si è fatto per il po-
tenziamento dei mezzi di la-
voro, basta riferirsi agli inte-
È
%
n
È
Aldo Casanova e Antonio Pastorino.
ressanti dati esposti dal Di-
rettore del Meccanico, nella
sua relazione pubblicata su
« l’Ansaldino », relazione che
si può riassumere così:
investimenti per acquisto
macchine, lire 1,5 miliardi
circa;
investimenti per la costru-
zione di impianti, lire 2,5 mi-
liardi circa.
Una industria non di serie
com’è la nostra, deve conti-
nuamente affrontare notevoli
difficoltà nel funzionamento
dell’organizzazione e dei servi-
zi ad essa collegati, e non lie-
vi sono le difficoltà che sor-
gono per tempestivamente a-
Palettatura di un rotore. Da sinistra gli operai Angelo Visani e Vincenzo Masoero
deguare l’organizzazione stessa
e i servizi alle situazioni via
via modificantisi.
A tali argomenti è rivolta
l’attenzione costante, non sol-
tanto della Direzione dello
Stabilimento, bensì anche dei
quadri più elevati dell’intera
Azienda.
Se si esamizano i fatti, le
vicende, le difficoltà che la
produzione presenta, i risultati
sin qui ottenuti sono incorag-
gianti. I risultati si giudicano
alla luce della qualità, della
tempestività e dell'economia.
E le linee che rappresentano
tali risultati hanno un anda-
mento di ascesa, anche se non
hanno raggiunto ancora l’op-
timum al quale abbiamo la
ferma intenzione di arrivare.
La rapidissima e sintetica
rassegna fatta, è sotto ogni a-
spetto rassicurante; dice, in
complesso, che esistono solide
basi per uno sviluppo costan-
te: esistono cioè le premesse
per affrontare la dura lotta del
domani.
Occorre però vendere sem-
pre di più, a mano a mano
che, come è nostro compito,
riusciamo a produrre di più.
E’ questo il più assillante pro-
blema di tutte ie industrie, in
tutte le Nazioni.
Noi che viviamo negli Sta-
bilimenti, presi tutti dalle
quotidiane vicende della pro-
duzione, sottovalutiamo tale
fattore, che è invece importan-
tissimo. Ci sembra, confessia-
molo, un problema che inte-
ressi altri settori, un proble-
ma di cui si debbano preoc-
cupare altre persone.
Invece non è così. E’ sem-
pre dove si produce, cioè nel-
lo Stabilimento, che si fa, an-
che in questo argomento, il
bello e cattivo tempo, perchè
è nella fucina della produzio-
ne, cioè alla macchina, al ban-
co di aggiustaggio, al posto di
E
1
53
3
È
‘3
3
gli operai Ettore Guazzotti,
lavoro insomma, che si deter-
minano i costi uel prodotto.
Gli sforzi che si stanno fa-
cendo nel campo commerciale
sono veramente eccezionali;
ma non è soltanto la ben no-
ta agguerrita abilità delle no-
stre persone che si occupano
di mercato che può, nelle trat-
tative, mutare a nostro favore
la situazione, se il costo dei
manufatti non fosse in con-
correnza con i costi delle mi-
gliori industrie estere.
E allora, l’avvenire della
nostra Azienda, e in partico-
lare del nostro Stabilimento,
sta proprio in auesto fonda-
mentale elemenio che a noi, e
forse a molti, sfugge, quasi
abbia dell’imponderabile, men-
tre invece è di una concreta
durissima realtà; è quello cioè
che riassume tutti gli sforzi,
riunisce tutti gl: elementi, rac-
coglie tutti i risultati.
Sagaci, larghe iniziative,
tecnica eccellente e di avan-
guardia, organizzazione risnon-
dente alle esigenze, impianti
adeguati e moderni sono i
mezzi che l’Azienda deve dare
per ottenere il successo. E li
ha dati e li dà.
Il resto, l'elemento che sta-
bilisce l’equilibrio, che deter-
mina le vittorie, è e deve es-
sere in ciascuno di noi,
Il senso dell’economia, lo
spirito d'intraprendente colla-
borazione, la coscienza di non
lasciar disperdere sane ener-
gie, bensì di utilizzarle tutte
agli scopi di una buona ed
economica produzione, sono
doti e sforzi che l’Azienda si
aspetta da noi tutti, che ha
diritto di pretendere da cia-
scuno di noi.
Tali doti sono e debbono es-
sere nella nostra mente, nella
nostra volontà, nella nostra
coscienza, nelle nostre braccia.
Sono queste le doti che por-
tano alla vittoria; ricordiamo-
cene ogni giorno.
Luigi Palumbo
Il sommers
pnt AR gui pn ASI,
| sommergibile,
10
“ Cronaca nera” di quarant’ anni fa al Cantiere di Muggiano
cisamente il 3 ottobre
1914, al Muggiano accadde
un fatto che destò un enorme
clamore per la sua singolari-
tà: un sommergibile costruito
per una Potenza straniera ven-
ne «rubato ». Nell’autunno
del 1914 nel Cantiere di Mug-
giano — quando già sui fron-
ti d’Europa divampava quella
che poi fu definita la prima
guerra mondiale — era in via
di ultimazione, sebbene disar-
mato, un sommergibile di 250
tonn. di dislocamento, lungo
43 metri e capace di svilup-
pare una velocità di 12 mi-
glia orarie in emersione e 8
in immersione, costruito su or-
dinazione della Russia, ma
che non poteva essere conse-
gnato alla Potenza ordinatri-
ce a causa dello stato di neu-
tralità dichiarato dall’Italia.
La direzione del Cantiere a-
veva affidato le prove del sot-
tomarino ad un giovane colto
ex ufficiale di marina, il sot-
totenente di vascello Angelo
Belloni. La mattina del 3 ot-
tobre verso le 7,30, dopo aver
imbarcato una gran quantità
di nafta il sommergibile «43»,
al comando del tenente Bel-
loni, con un equipaggio di 15
persone fra cui l’Ing. Carlo
Rocchi, il C.T. Barenghi, gli
elettricisti Pascu, Opiz, il ra-
diotelegrafista Vassallo e gli
operai Franzini, Gambini, Pe-
trilli, Rovai, Esposito, Torella,
Deria, Passalacqua, Lavarello,
Obiti, De Micheli e Chiesa, la-
sciava il Cantiere per esegui-
re alcune prove alla R.T. di
bordo. All’ora stabilita per il
ritorno il « 43 » però non fece
la sua ricomparsa e ciò mise,
naturalmente, in allarme iî di-
0) uarant’anni or sono e, pre-
* rigenti del Cantiere che, do-
po qualche oru, informarono
dell’accaduto le autorità loca-
li e il Ministero della Marina.
In città la notizia si diffuse
la sera stessa del 3 ottobre,
ma tanto sembrava straordina-
. ria che non trovò, sul momen-
. to, alcun credito, Fu solo il
giorno 5 che comparve sui
giornali un comunicato in da-
ta 4 ottobre a rendere noto
l'avvenimento in questi ter-
mini che non ammetievano
dubbi: « La Ditta Fiat S. Gior-
gio di Muggiano ha ieri alle
ore 17 informato il Comando
in capo di Spezia che un som-
mergibile che trovavasi in al-
lestimento nei Cantieri, è ieri
stesso improvvisamente parti-
to per ignota destinazione ap-
profittando di una uscita per
alcune prove delle. R. T. Il
completamente
sprovvisto di armi, sarebbe al
comando di un impiegato del-
la Ditta stessa e con un equi-
paggio costituito da 15 per-
sone della Fiat S. Giorgio ».
E’ evidente che le autori-
tà governative non volevano
prendere alcuna responsabili-
tà nel fatto e, nel frattempo,
avevano inviato alla Spezia
V Ammiraglio Nicastro per
compiere un’inchiesta. Il gior-
no seguente in tutta Italia non
si parla che del « colpo di te-
sta » del Ten. Belloni e VAm-
basciata russa a Roma, a sua
volta, declina ogni sua parte-
cipazione alla vicenda, anzi.
precisa che « non entra asso-
lutamente nel fatto del rapi-
mento ».
La Direzione Generale della
Società, mentre si sta attiva-
mente interessando per sape-
re dove sia andato a finire il
Un
«43 », in un telegramma al
Ministero della Marina si di-
chiara « vivamente addolora-
to per l’accaduto il quale, dai
documenti sinora posseduti,
non può venire attribuito che
alla improvvisa alienazione
mentale di chi comandava il
sottomarino »,
Nessuno, come è evidente,
vuol assumersi responsabilità
dirette e indirette nel clamo-
roso fatto: chi se le prende,
e completamente, è il Ten.
Belloni il quale, prima della
partenza, aveva disposto che
una sua lettera venisse conse-
gnata dopo le ore 17 del 3 ot-
tobre al Direttore Ammini-
strativo del Cantiere, Comm.
Boselli. Nella lettera, fra Val-
tro, pregava i Direttori di vo-
ler « sospendere per breve
tempo il loro definitivo giudi-
zio » e di non considerarlo im-
pazzito, nè d’accordo con l’e-
quipaggio, al buio d’ogni cosa,
né con qualsiasi altra persona
o autorità esteru o nazionale ».
Il Belloni, viene intanto de-
nunciato alla Procura e alla
Pretura per furto e per viola-
zione della neutralità italiana,
Finalmente il 7 si ha noti-
zia che il « 43 » è giunto ad
Ajaccio in Corsica; nel frat-
tempo al Comm. Boselli era
giunto un telzegramma dello
Ing. Rocchi da Bastia, nel qua-
le annunciava il suo imminen-
te arrivo alla Spezia. Infatti
l'ingegnere insieme al radio-
telegrafista Vassallo giunge a
Livorno con un piroscafo e
ambedue vengono subito ac-
compagnati in Questura, dove
subiscono un lungo interroga-
torio. Dalle dichiarazioni del-
l'ing. Rocchi si potè appren-
dere che il sommergibile,
compiute le prescritte prove,
con le macchine a tutta forza,
puntò verso ponente. Ad un
sommergibile gemello di quello «rubato » dal te nente Belloni
certo momento il Ten. Bello-
ni comunicò all’equipaggio che
aveva ricevuto l'ordine di con-
segnare il sommergibile in
Corsica in pieno segreto: dati
i precedenti, la cosa non era
inverosimile e navigarono tut-
to il giorno. Dopo aver per-
nottato a Isola Rossa in Cor-
sica il giorno seguente si di-
ressero ad Ajaccio dove giun:
sero alle 10,30. All’ingresso
del porto furono fatti fermare
da una torpediniera francese
e, dopo un lungo colloquio fra
il Belloni e il Comandante del-
la torpediniera, il « 43 » potè
entrare in porto. Quì il co-
mandante del sommergibile
informò l’equipaggio che, non
essendo giunte le istruzioni
della Ditta, dovevano prose-
guire per l'Albania. A que-
sto punto l’ing. Rocchi fece
presente al Belloni che era i-
nesplicabile che la ditta espo-
nesse un sommergibile del va-
lore di 1.800.000 lire e 16 per-
sone ad un viaggio non pre-
parato, ma il Belloni gli ri-
spose che era sua intenzione
raggiungere Malta e VAlba-
nia per unirsi alla squadra che
doveva compiere un’ azione
guerresca contro la flotta au-
striaca, Conosciuta la situazio-
ne, l'ing. Rocchi non volle più
associare la sua responsabili-
tà a quella del Belloni e fece
presente all’equipaggio come
stavano in realtà le cose. Il
Ten. Belloni allora accettò di
lasciare libero ‘equipaggio al
quale rivolse parole rassicu-
ranti circa la loro posizione,
dichiarando che la responsa-
bilità del fatto era unicamen-
te sua e aggiungendo: « Io tor-
nerò col tempo: sarà allora
sfatatà la leggenda che io siu
stato un pazzo e il sentimento
che ha ispirato la mia azione
carà chiamato con un più no
bile nome ».
Nonostante che ormai fosse
stato possibile stabilire che la
responsabilità del « rapimen-
to» era esclusivamente del
Ten. Belloni, î fastidi per la
Direzione del Cantiere non fi-
nirono: infatti il Direttore
Amministrativo, in base allo
art. 23 del C.P. concernente
le rappresaglie possibili in se-
guito alle rotture di rapporti
fra il governo italiano e quel-
li esteri, fu softoposto a pro-
cedimento giudiziario, e tutti
i membri della Direzione, per
la loro qualità di ufficiali ap-
partenenti alla riserva nava-
le, vennero messi sotto inchie-
sta da un Consiglio discipli-
nare della Marina Militare.
Si ha nello stesso tempo no-
tizia che Belloni è giunto in
un porto della Francia meri-
dionale, e da parte della di-
rezione del Cantiere vengono
iniziate pratiche per la resti-
tuzione del sommergibile che
la Francia non aveva voluto
accettare. Dopo varie difficol-
tà, il giorno 24 ottobre, alle
ore 13,45, il «43», sulla scia
del rimorchiatore «Italia »,
approda al Varignano e viene
posto sotto sequestro con la
vigilanza di un reparto di ma-
rinai armati,
La straordinaria avventura
del sommergibile « rubato » e-
ra finita.
Il suo protagcnista, tornato
in Italia dopo circa due mesi,
fu fermato e denunciato per
violazione del Decreto che vie-
tava lesportazione di « veico-
li » allestero (il «43» era da
considerarsi un veicolo per-
chè disarmato), ma in seguito
assolto con formula piena.
Fu, quella del Comandante:
Belloni, l’azione di un pazzo?
Non crediamo. Bisogna tener
presente che egli era un ar-
ibile rubato
dente interventista e che, al-
l'epoca in cui mise in atto il
« rapimento », la Francia era
in guerra con gli Imperi Cen-
trali, il Belgio era stato inva-
so, Anversa stava per capito-
lare e, da Arcachon, D’Annun-
zio mandava i suoi impetuosi
messaggi interventisti: c’era
insomma tutta un’atmosfera di
esasperata esaltazione che non
poteva non influire sull’animo
del giovane ufficiale. Del re-
sto anche l’Ing. Rocchi, al suo
ritorno da Ajaccio, ebbe a di-
chiarare che il Belloni « si e-
ra lasciato trascinare dal suo
ardente amor di patria in una
avventura eccezionale » e che
riteneva il Belloni stesso, « do-
minato in quel momento dal
dolore di non essere riuscito
in ciò che nella sua immagi-
nazione egli credeva utile per
il suo Paese».
Anche la lettera che il te-
nente Belloni aveva indirizza-
to alla madre poco prima di
partire conferma il giudizio
del Rocchi, In essa, dopo aver
dichiarato che intendeva com-
piere un’azione di guerra con-
tro l’Austria, diceva: « Cara
mamma, sii forte e stammi a
sentire: io spero che se non
riuscirò a compiere incolume
la strage che mi propongo. Dio
vorrà seppelirmi in un buon
fondo di acqua adriatica dove
già ci sono tante ossa di padri
nostri. Questo è il mio sogno
da quando ho cominciato a
ragionare ».
Il suo gesto fu dunque con-
sapevole, anche se improvvi-
sato; comunque, non fu frutto
di un cervello sconvolto, per-
chè in seguito Angelo Bello-
ni dimostrò, cor le sue inven-
zioni addottate dalla Marina,
di essere in effetti un uomo di
grande: ingegno, innamorato
della sua Patria. Aldo Galli
« Impossibile arrivare per
Natale stop. Auguri vivissimi
stop. Baci a tutti. Ariodante »,
Passato il modulo attraverso
lo sportello, versato l’ammon-
tare e intascata la ricevuta,
Ariodante esce in piazza San
Silvestro con un’alta conside-
razione di sè stesso. Non è ve-
ro che non possa tornare pe”
‘Natale, le sue faccende le ha
sistemate completamente: è
che il solito Natale in fami-
glia, con le solite gioie della
mensa e il solito panettone,
«col solito pomeriggio allunga-
to come una fisarmonica, l’ha
seccato. Romperà l’atmosfera
ovattata dell’ailegria a tutti i
costi, la lacrimosa fraternità
a orario, la finta nostalgia di
tempi che hanno l’unico pre-
gio di essere lontani, e reste-
rà solo con sè stesso, uomo li-
bero da ogni convenzione nel
giorno più convenzionale del-
l’anno, unico tra milioni di
saltellanti burattini.
Ha deciso che non andrà al
ristorante, dove la preoccupa-
zione di tutti è di trasformare
il salone in un focolare dome-
stico, di fare come se fosse-
ro in famiglia: tavoli ravvici-
nati e persone sconosciute che
fraternizzano, il presepe o l’al-
bero ben visibile contro la pa
rete di fondo, « buon natale!,
buon natale! », è rami di oli-
vo sposesi sul tavolo, e i ci-
bi convenzionali, gli agnolot-
ti, il cappone o il tacchino e
il panettone, e il « passito »
offerto dalla padrona che si
sente « mater familias » e rie-
voca il passato, e il solito gio-
vanotto brillante che fa lo spi-
ritoso come quel fannullone
di suo nipote Adalberto, e si
sente autorizzato a raccontare
una barzelletta, così «tra noi».
Farà qualcosa di straordina-
rio, in quel giorno casalingo;
prenderà il treno, e mangerà
alla carrozza-ristorante!
La stazione Termini è de-
serta, magica nella sua geo-
metrica architettura disabitata,
e Ariodante pensa alle « piaz-
ze d’Italia » di De Chirico.
Gli piace pensare a De Chirico
mentre passa davanti ai po-
chi inservienti dall'aria assen-
te, in un giorno in cui tutti
pensano a un’altra cosa, e gli
piace pensare alla ressa che
doveva aver animato la sta-
zione fino a qualche ora pri-
ma, quando tutti cercavano di
partire con l’ultimo treno uti-
le per essere a casa «in tem-
po ».
Sul marciapiede 9 non c’è
nessuno, e il ‘treno guarda
smarrito dalle occhiaie vuote
dei finestrini: carrozza di ter-
za classe completamente vuo-
ta, passerella, altra carrozza
di terza, vuota, passerella, car-
rozza di seconda classe, vuo-
ta, altra carrozza di seconda,
con un uomo in un angolo
Ariodante ha unn sguardo stiz-
zito e interrogativo, che l’al-
tro interpreta come un invito
alla conversazione, e gli spie-
ga che è un commesso viag.
giatore, in giocattoli, già, so-
no stati giorni di lavoro, que-
sti, è stato nel Sud, ha fatto
tardi, ma spera di farcela a
Civitavecchia, ad agguantare
la corriera per Tolfa, per ar-
rivare in temvo per il cap-
pone.
Ariodante ha un sospiro di
sollievo e, con uno sguardo di
compatimento, passa oltre.
Passerella, carozza di prima
classe con un uomo e due don-
| ne che parlano una strana
Bozzetti natalizi
lingua, poi la carrozza risto-
rante e, oltre, una carrozza di
seconda classe che arriva ap-
punto a Genova Brignole, An-
che questa è vuota, e Ariodan-
te siede mollemente in un an-
golo, e guarda fuori, ai mar-
ciapiedi vuoti. Il fischio, la
partenza, la fuga dei binari,
la gente già in faccende attor-
no alle bancarelle di Porta
Maggiore, l’asnetto casalingo
della stazione 'rastevere, tut-
to osserva con distacco e sen-
te di poter tutto valutare da
uomo libero, mentre il treno,
con la sua corsa veloce, sem-
bra incitare i nensieri più au-
daci,
Fuggono veloci i pali del te-
tegrafo e gli alberi nudi in
mezzo alla campagna, e qual-
che casolare gua e là manda
al cielo buffetti di fumo bian-
co. Cullato dal ritmo delle
ruote, Ariodante si abbandona
sullo schienale e pensa ai Na-
tali passati, all’allegria fasti-
diosa della zia Eleonora, ai po-
meriggi in cui si giocava ad-
dirittura a tombola, mentre e-
gli fremeva al pensiero di Ga-
brì che lo aspettava: ma come
alzarsi, come osare di uscire?
E più indietro ancora, nel tem-
po, ricorda il rosolio della
nonna che non piaceva a nes-
suno e che tutti lodavano, e
le storie di papà sui Natali ar-
gentini, mentre lui avrebbe
voluto andare al cinema, a ve-
dere Buffalo Bill. Come si
chiamava quel dolce a base di
castagne che la mamma face-
va sempre a Natale? Come si
chiamava? Il pensiero di que-
sto nome che non riesce a ri-
cordare lo turba e lo scuote.
Debolezze natalizie! Riprende
a pensare alle cose che gli al-
tri fanno in questo giorno, e
non facendole si sente tanto
forte, e non si accorge che è
così anch’egli legato a questo
giorno, non pensa ch’è in fun-
zione di esso, sia pure a ro-
vescio.
« Serie unica!... Il pranzo è
servito!... ». Ariodante si av-
via al vagone ristorante, siede
ad un tavolo tutto per sè, nel
posto vicino al finestrino, ed
è servito rapidamente: non ci
sono che i tre stranieri, al ta-
volo d’angolo. Il pasto è come
tutti gli altri giorni, al vago-
ne ristorante, e c’è un dolce
anonimo, usuale. Neppure una
fetta di panettone, nè un tor-
rone, nulla. Arriva la frutta
e Ariodante sceglie un man-
darino, un bel mandarino pie-
notto, con la puccia odorosa
che sprizza un sugo profuma-
to, e resta con la buccia a
mezz'aria, tra il pollice e l’in-
dice, Che strano: aveva pen-
sato per un momento di po-
terla posare sulla stufa, come
faceva a casa, dove si abbru-
stoliva mandando un aspro
profumo per la cucina.
Ecco, sì, aveva mangiato
proprio come voleva lui, in
tanto giorno, e il cameriere
aveva avuto il buon gusto di
non dire neppure « buon na-
tale », ed ora csservava, sor-
di LUCIO BOZZANO
seggiando un bicchierino di
cognac, le casupole sparse per
la campagna, ancora col loro
pennacchio bianco, dentro al-
le quali numerosi omini sta-
vano consumando il pasto ab-
bondantemente innaffiato tra
le grida festose dei ragazzi,
sotto i rami di olivo appesi
alle pareti.
Qui non c'erano neppure :
rami di olivo: ma come si
chiamava quel dolce a base di
castagne che faceva sempre la
mamma, a Natale?
Ariodante si sforzava di ri-
cordare, mentre il cognac in-
goiato troppo in fretta gli bru-
cia la gola. I contorni della
cose fuori del finestrino non
sono già più così nitidi, e la
carrozza sembra davvero un
po’ vuota, ora che ‘gli stra-
nieri se ne sono andati.
Ariodante scorge nel cortile
di una casa colonica una vec-
chia che getta del becchime
ai polli, i quali le si stringono
attorno e sembrano nascon-
dersi sotto la lunga gonna ne-
ra, mentre dal tavolo dietro
îl paravento, dove si sono se-
duti gli uomini di servizio,
giungono risate altisonanti.
Ariodante si rannicchia nel
suo angolino e pensa, come
mai si chiamava quel dolce?
Come si chiamava?
»%
Sembra di essere in proces-
sione, nella stretta strada i-
nondata dalla luce delle ve-
trine, una processione un po’
stretta in cui, più che cam-
minare, ci si iascia portare
dalla calca. L'atmosfera non è
certo la solita. cuando tutti
sembrano in ritardo, corrono
non si sa dove, non si guar-
dano neppure: . oggi invece
nessuno ha fretta, tutti si don-
dolano pigramente davanti al-
le vetrine. tutti sono felici di
guardarti in faccia. ogni sguar-
do è un saluto. sembra una
sagra di paese. Com'è difficile
che avvenga ciò, in questa cit-
tà di 700 mila sconosciuti!
Anche Bartolo è felice là in
mezzo, si guarda attorno con
una gioia infantile, osserva
lungamente le vetrine alle
quali solitamente non getta u-
no sguardo. sono tutte così bel-
le, addobbate a festa, col loro
alberello in un angolo e trine
e cev'ori! Anche il macellaio
ha esvosto un a'bero colossale
con le lampadine accese e il
suo negozio, che ha sempre
fatto rabbrividire Bartolo. ha
oggi un asvetto viù caldo. Bar-
tolo stabilisce di giudicare la
fantasia dei vari commercian-
ti dalle loro vetrine, e si ap-
passiona a questa gara ideale:
qui il tabacchino ha costruito
un albero appendendovi i pac-
chetti variopinti delle siga-
rette, là la fruttivendola ha
adornato la vetrina con nastri
multicolori, rami di ulivi, a-
ranci e mandarini appesi co-
me palloni frenati la cui na-
vicella è costituita da una no-
ce, il profumiere ha costruito
un presepe dove, esclusa la
A
capanna, le figurine sono co-
stituite da boccette di profu-
mo delle forme più diverse.
Ma ora Bartolo dimentica di
essere giudice è osserva i rag-
gi violenti delle luci che si in-
crociano e gli paiono spari di
mortaretti, mentre in alto, so-
pra la marea di teste ondeg-
gianti, i colori delle insegne
al neon saettano come una
musica jazz, Bartolo è felice,
ha la gratifica in tasca, può
comprare nei vari negozi, e
questa coscienza di poter en-
trare e acquistare gli dà già
una gioia quasi pari a quella
dell'acquisto stesso. E° perciò
che rimanda l’avquisto e con-
tinua a fermarsi in vari ne-
gozi, e ogni volta prova que-
sta gioia e la rinnova a volon-
tà, dieci, venti, trenta volte.
La vita grigia di tutti i giorni
è lontana, stasera: domani è
Natale. Andrà alla messa di
mezzanotte, poi dormirà a lun-
go domattina, fin che vorrà, e
si sveglierà nel giorno santo, e
ci saranno i parenti venuti da
lontano, e si parlerà di tante
cose, e si resterà a lungo a ta-
vola, a lungo.
Rientra tardi, Bartolo, coi
suoi acquisti, giusto in tempo
per recarsi alla messa nella
sua parrocchia. La chiesa è
affollata calda, e inondata di
luci, Bartolo prega con fer-
vore e poi, sulie note dell’or-
gano, rievoca una nenia popo-
lare di tanti anni fa, che ave-
va udito dai vecchi di casa
sua: « Femmu . maccaruin, cu
tuccu de carne e bibìn» e si
accorge che anche in italiano
può fare un’altra rima « Fac-
ciamo i maccheroni, col sugo
di carne e capponi ». Tempi
in cui i maccheroni erano un
lusso di Natale, e non parlia-
mo del sugo di carne! Sua
madre gli raccontava che al-
lora il regalo d; Natale con-
sisteva in un sacchetto di dol.
ci e frutta (pochi confetti, fi-
chi, mandarini) e una bambo-
lina piccola piccola, che i ge-
nitori mettevano sul guanciale
mentre i figli dormivano. Sem-
pre così, ogni anno, ma ogni
anno era la stessa sorpresa al
mattino e la stessa gioia. E
poi c’era il pandolce con la
letterina sotto, che il più gran-
dicello leggeva ad alta voce;
quindi li padre cominciava a
tagliare, con fette decrescenti
in grandezza. Erano più feli-
ci allora, i bimbi, col sacchet-
to sul guanciale, o adesso con
il treno a comando elettrico?
E i genitori, erano migliori al-
lora, quando mangiavano la
fetta più grossa; o adesso che
la fetta più grossa la danno ai
figli?
Tornando a casa nel freddo
della notte, Bartolo pensa al-
l'emozione che aveva provato
quando, tornando appunto dal-
la messa di mezzanotte coi ge-
nitori, aveva scoperto che il
Bambino Gesù era già passa-
to da casa sua e gli aveva
depositato in camera un ma-
gnifico carro con cavallo. Ave-
va avuto mozzato il respiro,
poi s'era messo ad urlare: « E°
LIS
venuto il Bambino! E’ venuto
il Bambino! » e di dormire,
quella notte, non s’era parlato
davvero, E quell’altro Natale
in cui, più grandicello, si spe-
se l’intera somma avuta in do-
no da tutto il parentado, con-
tinuando a girare sull’autopi-
sta fino a che aveva un cente-
simo? Aveva diviso il posto
col cugino Egidio che non a-
veva un soldo, è vero, ma
questo non lo salvò affatto dal-
le ire paterne.
Comunque, quella era la
gioia del Natale! Ma quanta
volte Natale era passato da al-
lora?
L’indomani Bortolo non dor-
mirà a lungo come previsto,
perchè il gallo del piano di
sotto lo sveglierà per tempo,
e le donne già affaccendate lo
cacceranno dala cucina, e lui
uscirà per recarsi nel solito
bar, a trovarvi i soliti amici.
L’atmosfera non è la solita,
naturalmente, e anche le par-
tite a carte sono giocate con
minor mordente, senza inte-
resse. Si beve qualche cosa,
come aperitivo, mentre gli
sguardi corrono spesso all’o-
rologio appeso alla parete, E”
l'orologio, appunto, a domina-
re la scena e a condurre tutti
a casa, con una malcelata
fretta. Bartolo trova già se-
duti a tavola i parenti venuti
da lontano, e ascolta un monta
di cose, fatti vecchi e nuovi
che succedono anche nella sua
città, ma raccontati così ac-
quistano un sapore esotico. I
ravioli sono accolti da applau-
si generali, mentre la padro-
na di casa si scusa: « Vera-
mente ci vorrebbe il brodo,
oggi, ma noi li abbiamo fatti
lo stesso. Sapete, i bambini! »
e così le diverse portate, con
complimenti sperticati alle
virtù culinarie della vivandie-
ra. Bartolo è già sazio da tem-
po, ha già mangiato il triplo
del normale, ma non vuole fa-
re torto a nessun piatto, e
trangugia, e innaffia abbon- .
dantemente e già sente molto
caldo, e le voci acute dei com-
mensali si confondono strana-
mente al suo orecchio, Parla
anche lui vivacemente, un po’
a vanvera, cambiando argo-
mento ad ogni frase, e ora gli
sembra di nutrire un grande
affetto per il cugino Andrea,
che vede sì e no ogni quattro
anni. Si resta a lungo seduti
a tavola, mentre i bambini si.
scatenano coi giocattoli vec-
chi e coi nuovi, e le loro gri-
da sono coperte solo dalla mu-
sica della radio. La mamma è
andata a prendere il vecchio
album di fotografie e lo esa-
mina coi parenti venuti da
lontano, e ad ogni foto è una
serie di rievocazioni che si
perdono nel tempo e nello
spazio. Il cugino Andrea son-
necchia, e Bartolo pensa che
al cinema accanto proiettano
un film giallo, di quelli che
piacciono a lui: vi andrà do-
mani. Intanto guarda il disor-
dine delle stoviglie ammontie-
chiate sul lavandino, e il trin-
ciapolli lo fa pensare alle pin-
ze di officina, e vede la fac-
cia del magazziniere, e pensa:
« Che cosa farà il magazzinie-
re in questo momento? ». Una
mosca lo distoglie col suo vo-
lo e Bartolo la segue con l’oc-
chio, fino a che va a posarsi
sulla mensola della radio, Una
mosca con questo freddo! In-
tanto il cugino di Andrea si
risveglia ed esclama: « Anche
questo Natale è passato! ».
VANE
e PANORAMA.
Se
e.0-N: G
E MANIFESTAZIONI INTERNAZIONALI |
Il successo del 1.0 Congresso
internazionale dei motori a
combustione interna, tenutosi
a Parigi nel maggio 1951, ha
consigiiato la formazione di
un Comitato Permanente di
carattere internazionale, allo
scopo di assicurare il contat-
to tra i vari gruppi, industrie
e persone interessati e di pre-
parare i successivi congressi.
Nel 1953 il Congresso, dedi-
cato all’uso degli olii combu-
stibili pesanti nei motori Die-
sel di media e grande potenza,
è stato tenuto a Milano. Tale
convegno al quale partecipa-
rono oltre 450 persone, che in
gran parte visitarono poi, co-
me è noto, il nostro Stabili-
mento Meccanico ed il Can-
tieré Navale, ha fra l’altro fis-
sato come temi del prossimo
congresso che si terrà all’Aja
dal 23 al 28 maggio 1955 i
seguenti problemi:
1) Possibilità attuali della
tecnica del motore Diesel di
trazione.
2) Possibilità del motore
Diesel per la realizzazione di
‘potenze, per linea d’alberi, su-
periori a 10.000 Cav., con e-
ventualmente elementi di po-
tenza unitaria non inferiore a
2.500 Cav.
L’Ansaldo che ha sempre
partecipato attivamente ai la-
vori del Congresso (fra l’al-
tro il Vice Direttore Generale
ing. De Vito è membro del Co-
mitato Permanente del Con-
gresso), darà il suo attivo con-
tributo anche ai lavori del
prossimo anno con la presen-
tazione di una memoria del-
l’ing. L. Slaghek avente per ti-
tolo. « Le locomotive con mo-
tore a combustione interna se-
condo l’esperienza Ansaldo ».
Proprio in questi giorni è per-
venuta la comunicazione da
parte del Comitato Permanen-
te dell'avvenuta inclusione di
tale memoria nell’ordine del
giorno dei lavori.
Il fatto che il Congresso dei
motori si terrà pochi giorni
prima dell’ apertura del IV
Congresso Mondiale del Petro-
lio che, come è noto, si terrà
a Roma dal 6 al 15 giugno
1955, permetterà una più va-
sta partecipazione da parte
dei congressisti provenienti
dai Paesi d’oltremare,
L’Ansaldo parteciperà natu-
ralmente anche a quest’ultimo
Congresso, la cui importanza
si preannuncia veramente no-
tevole sia per il numero e la
qualificazione dei partecipanti
sia per gli argomenti che ver-
ranno trattati. Si può anzi ag-
giungere a questo riguardo che
la preparazione della nostra
partecipazione a questo Con-
gresso può già considerarsi
iniziata con l’invio al Comitato
Permanente del Congresso dei
Motori di copia della memo-
ria, « Un problema attuale sul-
la qualità delle nafte per i
motori Diesel di grande po-
tenza » presentata dall’ing.
Rappini dello Stabilimento
Meccanico al Congresso ATI-
ATA-AIDA tenutosi a Genova
nell’ottobre scorso: l’argomen-
to trattato in tale memoria
PE
formerà infatti probabile og-
getto di un intervento che il
Comitato Permanente in que- |
stione si propone di fare al |
Congresso Mondiale del Pe-
trolio.
Nel quadro della partecipa- |
zione della nostra Società au |
enti ed associazioni internazio-
nali va segnalato che l'ing. Lo ‘
Varco Capo dell’ Uff. Studi i
dello Stabilimento Carpente- È
ria, che già in molte riunioni |
ha dato un apprezzato contri- |
buto ai lavori della Fédéra-
tion Européenne de la Manu-
tention, è stato recentemente
nominato Vice Presidente del-
la la Sezione della Federa-
zione stessa.
Il Convegno per i noli
e le costruzioni navali
Il 27 novembre è stato inau-
gurato a Genova, presso la Ca-
mera di Commercio, il Conve-
gno nazionale per i noli e le
costruzioni navali.
Al Convegno hanno parte-
cipato, oltre al Ministro della
Marina Mercantile on Tam-
broni, il Prefetto di Genova
dott, Vicari, il Sindaco avv.
Pertusio, il Presidente dei
Consorzio del Porto gen. Ruf-
fini, il Comandante del Porto
e del Dipartimento marittimo
gen. Federici, il Presidente
della Confindustria dott. An-
gelo Costa, il Presidente della
Camera di Commercio dott.
Trombetta ed altre numerose
personalità del mondo indu-
striale, tecnico e armatoriale.
Per l’Ansaldo hanno par-
lato il Presidente avv. De Bar-
bieri e il gen. De Vito, L’avv.
De Barbieri ha rilevato, tra
l’altro, come la legge del 17
luglio 1954 abbia tempestiva-
mente e favorevolmente ope-
rato nell’acquisizione di nuo-
ve commesse e come, in virtù
dei contributi governativi di
questa legge diminuiscano no-
tevolmente le difficoltà nell’ac-
quisizione di commesse dall’e-
stero, anche se non si è ancora
in grado di fronteggiare pie-
namente la concorrenza inter-
nazionale.
Missione nel Medio Oriente
Il 10 novembre è partita
dall’aeroporto di Ciampino
una Missione economica ita-
liana diretta nel Medio Orien-
te. La Missione, guidata dal-
l’on. Vedovato, è composta da
funzionari del Ministero degli
Esteri, dell’Istituto Commercio
Estero, della Banca Commer-
ciale, del Banco di Roma, del
Banco di Sicilia, del Credito
Italiano e della Fiera del Le-
vante. Ne fanno parte anche
rappresentanti di alcune im-
portanti aziende, tra cui l’An-
saldo nella persona del V, Di-
rettore Centrale dr. Emanuele
Ricci.
AGENZIE ALL'ESTERO
E’ stata nominata agente ge-
nerale esclusiva della nostra
Società in Perù la Società Fer-
reyros Enrique y C.ia di Lima.
Motoneschereccio «Ansaldo » di proprietà del nostro cliente
sig. Salvatore Farinato di Molfetta. Sul motopeschereccio è
installato un nostro motore Diesel tipo 2131/4 sovralimentato
da 165 Cav. Il sig. Farinato ha battezzato col nome ANSALDO
la sua nuova unità in segno del suo attaccamento alla nostra
Azienda: egli è infatti già armatore di altri motopescherecci
muniti di motore Ansaldo.
“CARPENTERIA |
COMMESSE
Durante il mese di novem-
bre è stata assunta l’ordina-
zione per dodici serbatoi per
aria compressa, della capacità
di me. 10 caduno. Otto di que-
sti serbatoi sono destinati alla
Fiat e quattro al nostro Stabi-
limento Meccanico. Le ore la-
vorative occorrenti per la co-
struzione sono 8.500.
Primo Convegno
delle costruzioni metalliche
L’ACAI (Associazione fra i
costruttori in acciaio italiani)
ha indetto durante i giorni dal-
l'’11 al 14 noverabre il primo
« Convegno nazionale della co-
struzione metallica », tenuto a
Milano presso il Museo della
Scienza e della Tecnica,
Il Convegno, aperto alla pre-
senza del Minisiro Romita, era
presieduto dal prof, Giuseppe
Albenga del Politecnico di To-
rino, e dall’ing. Riccardo Ba-
doni. Il Consiglio Nazionale
delle Ricerche era rappresen-
tato dal prof, Luigi Stabilini
del Politecnico di Milano. Nu-
merosi i partecipanti, appar-
tenenti alle più importanti in-
dustrie del ramo, fra le quali
l’Ansaldo, rappresentata dal-
l'ing. Marco Oggioni, dello
Stabilimento Carpenteria.
I lavori si sono svolti su sei
temi sviluppati da venti comu-
nicazioni. L'ing. Marco Oggio-
ni ha riferito sul tema « Possi-
bilità estetiche ed architetto-
niche delle costruzioni in ac-
ciaio » mediante la sua comu-
nicazione « Funzionalità ed
estetica delle costruzioni ».
PRESTAZIONI
dei Servizi Ausiliari
Il trasporto a Napoli, dal
Molo Vigliena alla Raffineria
della Socony, del reattore co-
struito dalla Carpenteria, pro-
va l’efficienza dei mezzi e l’al-
to grado di addestramento tec-
nico raggiunto dalle mae-
stranze dei Servizi Ausiliari.
Per il passato non era asso-
lutamente pensabile che una
attrezzatura del peso di oltre
620 quintali, in un sol pezzo,
avente un ingombro di metri
18 di lunghezza per metri 6,6
di diametro, potesse essere tra-
sportato attraverso una zona
di porto fra le più attive e at-
traverso vie tormentate dal
traffico e con fondo stradale
incerto.
Sono state alzate o spostate
reti elettriche, tranviarie e
ferroviarie e iinee telegrafo-
niche, sono stati eseguiti, con
particolari accorgimenti, la-
vori per attraversare un trat-
to di binario delle Ferrovie
Stato, è stato apbassato di un
metro e venti centimetri il li-
vello stradale, per una lun-
ghezza di m, 45 circa, di un
sottopassaggio e i Servizi Au-
siliari hanno adempiuto all’im-
pegno assunto. 1 poderosi au-
tomezzi e l’enorme corpo ci-
lindrico hanno attraversato la
città tra lo stupore e l’interes-
se della popolazione e dei com-
petenti e si sono introdotti
nella raffineria a soddisfazio-
ne della fiduciosa attesa del-
la « Socony » e a sollievo deî
dirigenti e dei tecnici della
nostra Società che non posso-
no disgiungere la sicurezza del
buon esito delle nostre impre-
se più ardue da un pur mini-
mo timore di imprevisti che li
tiene in ansietà sino al loro
felice risultato definitivo.
La squadra, che è stata gui-
data personalmente dal Diri-
gente dei Servizi Ausiliari sig.
Sorzana, era composta dal Ca-
po Reparto sig, Antonio Pic-
cardo e degli autisti e motori-
sti sigg. Giovanri Arnera, An-
gelo Consigliere, Nello Gu-
glielmi, Antonio Martino è
Giuseppe Sacco.
LIVORNO.
Due condensatori principali da mig. 347 sono stati postruiti
dal Cantiere di Livorno per i Cantieri Tosi di Taranto I con-
densatori sono destinati a un apparato motore da 22000 C.A.
- AZIENDALE
13
“>
ME CA MO
Le
Ci
tam
Ecco le commesse più im-
portanti acquisite dal 22 no-
vembre al 7 dicembre:
Parte vapore e varie.
Un apparato motore a
turbina da 14.500 C.A. 110 gi-
ri e potenza massima di 16.
mila C.A. 114 giri, per la tur-
bocisterna da 31.500 T.D.W.
Costr, 1509 per la Soc. An.
« Petrofina » Bruxelles,
— Fornitura alle Ferrovie
dello Stato di 18 piastre per
inviluppi caldaie locomotiva.
— Fortnitura alla Soc. IL-
VA di palettatura per turbo-
soffiante tipo Ansaldo dell’ac-
ciaieria Thomas Bagnoli.
Parte motori.
Otto motori Diesel-An-
saldo tipo Q.265/6, sviluppan-
ti, ciascuno, una potenza va-
ria aggirantesi sui 300 cav.
eff., da accoppiarsi a pompe
per le stazioni di pompaggio
Oleodotto Suez-Cairo e ven-
duti alla Società Dalmine.
Quattro motori Diesel-
Ansaldo-Fiat tipo 487 T, svi-
luppanti, ciascuno, la potenza
normale di 2.100 cav. eff. a
250 giri al 1’, venduti alla So-
cietà Tirrenia per essere si-
stemati su di una nave in co-
struzione,
— Otto gruppi elettrogeni
da 200-240 Kw ciascuno, for-
mati con motori Diesel-Ansal-
do tipo Q.265/7, sviluppanti,
ognuno, 360 cav. a 375 giri al
1’, venduti alla Società Tirre-
nia per essere sistemati su
due navi in costruzione.
Le suddette forniture com-
portano un carico di lavoro
ammontante a complessive
476.000 ore di rano d’opera.
Nuovo isotopo
radioattivo
Nel luglio ultimo scorso è
arrivato dall’Inghilterra un
nuovo isotopo radioattivo pro-
dotto idalla pila atomica di
Harwell. Si tratta dell’iridio
192. Esso è stato trasportato,
nella sua bombula di piombo
contenuta in una cassa di le-
gno di facile maneggio, alla
Stazione Raggi dello Stabili-
mento Meccanico,
Come è noto nel febbraio
1952 arrivò all’Ansaldo il pri-
mo isotopo radioattivo: la
bombola al cobalto 60. La dif-
ferenza tra i due tipi di iso-
topi consiste nell’energia in
MegaVoltelettrone che in gros-
so modo per l’iridio 192 è la
metà di quella del cobalto 60.
Noi abbiamo iniziato col co-
balto 60 per ispezionare i gros-
si spessori delle strutture, spe-
cie se saldate (90-120 mm.),
come nel caso dei rotori cavi
in acciaio fucinato e saldato
per le navi « Andrea Doria »,
« Cristoforo Colombo », ecc.,
ed ora con l’iridio 192 si è
sviluppato questo metodo di
controllo con sostanze radio-
attive economico e pratico per
gli spessori più sottili, come
nel caso delle tubazioni sal-
date a completamento degli
apparecchi Raggi X esistenti
per dove essi non possono es-
sere adoperati.
©. MUE E
Raggiera di alternatore
per la “Marelli”
E’ stata eseguita, presso il
reparto macchine grandi (MA-
GR) dello Stabilimento Mec-
canico, la lavorazione di una
grossa raggiera di alternatore
per conto della « S.A. Marel-
li » di Milano.
Il pezzo, che pesava greg-
gio di fusione 61 tonn., a la-
vorazione ultimata presenta
le seguenti caratteristiche
mm. 2.800 di diametro, mm.
3.000 di lunghezza, tonn. 50
di peso. Ciò ha causato delle
difficoltà per il piazzamento
e la lavorazione su tornio ver-
ticale « Waldrich ». La ese-
cuzione, tornitura esterna del-
le razze e del mozzo, è stata
laboriosa ed impegnativa per-
chè essa è avvenuta a taglio
interrotto e perchè l’elevato
grado di finitura richiesto era
«difficile ad ottenersi di solo
utensile per la sagomatura del
pezzo a raggiera.
Da parte degli operatori i
quali hanno lavorato accura-
tamente, si è dovuta prestare
la massima attenzione onde
contenere nel campo delle tol-
leranze gli inevitabili errori
dovuti sia alle dimensioni del
pezzo che a cualche imper-
fezione della macchina. Il la-
voro è riuscito molto bene e
ciò accresce la fiducia di cui
gode lo Stabilimento presso
Ditte italiane ed estere nel
campo delle grosse lavorazio-
n).
FONDERIA
COMMESSE
Durante il mese di novem-
bre sono state acquisite ordi-
nazioni per complessive 65.000
ore circa di mano d’opera. So-
no degne di maggior rilievo le
ordinazioni di puleggie, cam-
me cilindri e anelli per tam-
buri in ghisa per l'Alfa Ro-
meo, di getti in ghisa e bron-
zo per l’Ansaldo-Fossati, di
camicie in bronzo per la Siac,
di lingotti in ghisa Meehani-
te per la Società Way Assau-
to di Asti, di griglie e contro-
valvole in bronzo per la So-
cietà Solvay di Rosignano,
nonchè le ordinazioni di 3 e-
liche in bronzo al manganese,
di cui due per i Cantieri Na-
vali Riuniti e una per la So-
cietà Ligure di Armamento di
Genova.
SPEDIZIONI
Sempre nel mese di novem-
bre abbiamo spedito circa 650
tonn. di getti di ghisa e di
bronzo ad altri stabilimenti
sociali e clienti varii. Speci-
fichiamo, qui di seguito, le
spedizioni più importanti:
Un’elica in bronzo al man-
ganese a quattro pale del pe-
so di 10 tonn. per i Cantieri
del Mediterraneo; cinque ca-
micie in bronzo per assi por-
t’elica destinate a clienti va-
rii; due centriruote in ghisa
del peso di circa 12 tonn. cad.
per la Siac; ottanta tonn, lin-
gottiere in ghisa per lamiere
di vario tipo per la Siac; no-
vanta tonn. di getti vari in
ghisa meccanica per l’Alfa Ro-
meo; sessantacinque tonn, di
getti vari in ghisa per clienti
varii; cento tonn di ceppi fre-
no in ghisa per le Ferrovie
dello Stato; centosettanta ton-
nellate di getti in ghisa per
motori Q.265 - Q.2131 - Q.370
- Q.460 e 757 allo Stabilimen-
to Meccanico. È
PROVE UFFICIALI
di due gruppi turbodinamo
Si sono svolte recentemen-
te nella Sala Prove Turbine
dello Stabilimento Meccanico
le prove ufficiali dei due grup-
pi turbodinamo destinati alla
T/C « ARGEA > dell’Armato-
re Cameli. Erano presenti al-
le prove oltre ai funzionari
dei Registri di Classificazione
RINa, Lloyd’s Register e A-
merican Bureau, l’ing. Lom-
bardo per l’Armatore ed il
Direttore di macchina delia
nuova unità. I due gruppi so-
no costituiti ognuno da una
turbina a condensa accoppiata
tramite riduttore ad una di-
namo della potenza continua
di 550 kW. Le caratteristiche
della turbina sono: vapore al-
l'ammissione 40 Ata, tempe-
ratura 430°C, giri al 1’ 8.000.
La dinamo eroga la corrente
ad una tensione di 420 volts
e a 1.500 giri al 1’. Le prove
hanno dato otiimo risultato,
hanno permesso di seguire il
comportamento dei gruppi in
tutte le loro condizioni di ca-
rico e sovraccarico in confor-
mità alle esigenze di bordo e
alle norme prescritte dai Re-
gistri di Classificazione.
DEMOLIZIONE
di un vecchio capannone
Nel mese di novembre i la-
voratori del Meccanico hanno
assistito alla demolizione del
colossale impianto che un tem-
po era adibito alla sistemazio-
ne delle camicie per i canno-
ni di lunga gittata.
L’impianto aveva per ben
quaranta anni soddisfatto le
necessità della Marina Milita-
re; infatti fu costruito nel lon-
tano 1912 con l’ausilio della
impresa « G. Stura », e quan-
do fu messo in opera, sia per
la sua mole che per le sue at-
trezzature moderne, era consi-
derato un vero gioiello della
tecnica, uno dei migliori d’Eu-
ropa.
Occupava un’area di 450 mq.
con un’altezza di m, 32; alla
sua sommità era installata
una gru della portata di 150
tonnellate, munita di otto ca-
vi di acciaio con sezione di 40
mm.
,
Rilievo delle vibrazioni di scafo a bordo della corvetta « Al-
batros », munita di motori di propulsione e di gruppi elettro-
geni Ansaldo. Il tecnico Bruno Valdi del Meccanico mette a
punto l'apparecchio rivelatore.
PANORAMA AZIENDALE
UNA NUOVA SABBIATRICE
14
[MUGGIANO
i)
VA
t
i
PROVE DELLA “VESUVIO”
Il 27 novembre la nave da
trasporto ‘« Vesuvio », costrui-
. ta al Cantiere del Muggiano
per conto della Marina Italia-
na, ha effettuato le prove dei
consumi tra le basi di Porto-
venere e Portofino.
Costruita durante la guerra
come nave da frasporto carri
armati, la « Vesuvio » è stata
successivamente trasformata
dall’Ansaldo Muggiano in na-
ve da trasporto carico secco e
andrà, ad avvenuta consegna,
ad allinearsi tra le unità del-
la nostra fiotta militare. Come
la gemella « Stromboli », da
tempo in dotazione alla Mari-
na, la « Vesuvio » è dotata di
un apparato motore composto
di due turbine, alta e bassa,
con riduttore a 125 giri, ca-
pace di sviluppare una poten-
za in mare di 2.900 Cv. e inol-
tre di quattro gruppi elettro-
geni per i diversi servizi di
bordo. Alle prove erano pre-
senti ufficiali della Marina Ita-
liana componenti la Commis-
sione ministeriale di collau-
do: capitano di vascello Cian-
chi, Presidente della Commis-
sione; capitano di vascello Co-
lotto, membro; colonnello Mal-
lardi, direttore dei lavori; ca-
pitano di fregata Grion, co-
mandante della nave; capitano
di corvetta Ercolesi e capitano
Pistilli, direttore di macchina.
La nave, che misura m.
101,84 di lunghezza fuori tutto,
m. 14 di larghezza fuori ossa-
tura, con un dislocamento a
pieno carico di 6.100 tonn., ha
effettuato la prova agli or-
dini del Comandante Beretta,
già Capo di Stato Maggiore
della Marina in A. O. (base
sommergibili) e oggi apprez-
zato dirigente dell’Ansaldo,
per la quale ha guidato nume-
rose'navi, tra cui l’« Andrea
Doria » e la « Cristoforo Co-
lombo ». Erano inoltre presen-
« ti ingegneri e tecnici del Mug-
giano. A tutta forza sono sta-
te raggiunte le 15 miglia ora-
rie. »
RIMORCHIATORE
per F Argentina
Destinato alla navigazione
fiuviale-costiera, non ha care-
na adatta per la navigazione in
alto mare. Allo scopo di po-
ter permettere la traversata
atlantica è stata applicata una
falsa prora saldata, che per-
metterà una navigazione rela-
tivamente tranquilla essendo
questa falsa prora di forme av-
viate e nello stesso tempo re-
sistenti agli urti ondosi. In
continuazione di questa falsa
prora vi sono due impavesate
laterali della stessa altezza s0-
stenuti da robusti scalmotti,
che si prolungano fino alle so-
vrastrutture centrali. E’ stato
provveduto inoltre ad agevola-
re ton facilità (senza venir
meno alla robustezza necesa-
ria) lo smontaggio all’arrivo in
Patria.
A questo scopo non sono
state impiegate paratie inter-
ne e la robustezza si è otte-
nuta a mezzo di tralicci. Il pe-
so di questa struttura è circa
10 tonn.
VP Sa DIE
I Cantieri del Muggiano so-
no stati visitati in data 3 di-
cembre da alti esponenti del-
l’IRI e del Gruppo Finmec-
canico, convenuii nella nostra
città per un congresso tenuto
nella sede della « Termomec-
canica Italiana » di La Spezia,
Gli illustri ospiti, che erano
accompagnati dall’ Ammini-
,Stratore Delegato ing. Rosini e
dal Direttore Generale ing.
Lombardi, hanno effettuato
una visita agli impianti del
Cantiere, soffermandosi con
particolare riguardo nella sala
a tracciare, sulla quale gli al-
e 1
ti esponenti del mondo indu-
striale italiano hanno espresso
il loro apprezzamento.
Nel corso della visita l’ing.
Rosini si è anche intrattenuto
con la Commissione Interna
del Cantiere, visitando la men-
sa aziendale e interessandosi .
ai problemi esposti dai rappre-
sentanti delle maestranze. Tra
le numerose personalità con-
venute erano presenti i Diret-
tori' Centrali dell’IRI dott.
Bracco e Cortesi, il Direttore
Generale della Finmeccanica
dott. Luraghi, il Presidente
della Termomeccanica ing.
Pacchiarini, il Direttore Gene-
rale della Marconi dott. Pan-
tano e tra i direttori delle a-
ziende locali il Presidente e
Direttore Generale della Ge-
stione Società Meccanica del-
la Melara, ing. Giulio Terza-
ghi e il Direttore della Ter-
momeccanica Italiana ing. Ber-
rini.
ATTO DI ONESTA
I guardiani Senofonte Cara-
mania e Carmelo Blandino
trovato un anello d’oro dimen-
ticato su un lavandino in Ar-
senale lo hanno restituito al
legittimo proprietario.
Addestramento dei Capi
In questi giorni ha avuto
inizio il terzo ciclo di riunio-
ni riguardanti il programma
« Miglioramento metodi di la-
voro » negli stabilimenti di
Muggiano, di Livorno, ,del
Cantiere di Sestri, del Mecca-
nico e del Ferroviario.
Queste riunioni, che prossi-
mamente avnanno inizio anche
alla Carpenteria e alla Fonde- ,
ria, saranno tenute ai capi di
ogni livello gerarchico e pro-
seguirafno per circa tre mesi.
Una nuova sabbiatrice a tamburo, mod. W.S. 3 fornita dal-
la Ditta « G. Fischer» di Sciaffusa, è stata sistemata recen-
temente alla nostra Fonderia. Vicino alla macchina si vede
l'operaio Paolo Pastorino.
GRU A PONTE ERITREA
Ecco il braccio di una delle tre gru a caprazoppa costruite.
* dalla nostra Carpenteria e installate recentemente nel
Porto di Genova, al ponte Eritrea ponente. Le gru hanno
le seguenti caratteristiche principali: portata tonn. 1.5+3;
scaramento orizzontale del portale *m. 20,10; bracciò minimo
m. 8; braccio massimo m. 22 altezza del gancio dal piano di
calata m. 22.
Colata di ghisa sferoidale per una cassa turbina alla
Fonderia.
Stazione Raggi del Meccanico: il Maxitron 1000 a
un milione di Volts.
Elica e strutture per gru su una banchina del Can-
tiere di Sestri.
eroe
en
ape
pn
2
3
Saldatura elettrica a bordo di
una nave cisterna in costruzione
al Cantiere Navale di Sestri.
Fresatrice “Cincinnati,, all' offi-
cina “ Pale,, del Meccanico.
| marinai Giuseppe Mongiardino
ristra] e Giacomo Madianita
el cantiere di Sestri fasciano
l'impiombatura di un cavo di
acciaio adibito ai vari frenati.
Carro serbatoio a carrelli costrui-
to allo Stabilimento Ferroviario.
La turbocisterna “Punta Spiga ,,
costruita al Cantiere del Mug-
giano, vista durante le prove.
i 2 ii gu
costruiti al Ferroviario.
Strutture di chiglia prefabbricate al Cantiere di Sestri.
| fresatori Giovanni Montersino (a sinistra) e Umberto Franzone alla macchina dentatrice “David Brown M. H. 80,,.
19
RISULTATI DEL CONCORSO PER 1 BAMBINI
La partecipazione dei piccoli
ansaldini al concorso natalizio
è stata imponente. Possiamo af-
fermare che la nostra iniziativa
ha raggiunto un pieno consenso.
Migliaia di piccoli ansaldini
ci hanno inviato il tagliandino
tanto che abbiamo ritenuto tut-
ti meritevoli di un premio di
consolazione, anche questo of-
ferto dalla Direzione Generale.
I più fortunati sono quei
bambini di cui qui in appresso
diamo l’elenco nominativo con
il numero prescelto ed il sim-
bolo del gruppo di giocattoli
abbinato,
| piccoli Ansaldini che la sorte
ha favorito, sono pertanto invi-
tati il giorno dell’tpifania —
6 gennaio — al Cinema Corallo
in Piazza Carignano alle ore 9,
a partecipare alla festa della
premiazione per loro organiz-
zata.
Sono naturaimente invitati
alla festicciola, fino alla ca-
pienza massima del locale, an-
che i bambini ai quali è tocca-
to soltanto il premio di conso-
lazione, premio che verrà loro
inviato direttamente, non essen-
do possibile dato il numero dei
concorrenti, consegnarlo nella
occasione della premiazione.
Per i sorteggiati del Muggia-
no e di Livorno provvederemo
noi per tempo per l’assegnazio-
ne dei balocchi e li invieremo
con la dovuta urgenza agli Sta-
bilimenti affinchè vengano con-
segnati ai destinatari.
Ed ecco ora i nominativi dei
265 fortunati:
n. 1 - Gruppo Tombolina - Gua-
la Maura di Auriano CAN: Bonaldi
Paola di Fulvio MU Domenici
Liliana di Umberto LIV: Montaldo
Giuliana op, 46075 MEC; Lugli ku-
ra di Ermete CA
Orazio - Rebagliati
Piano Liliana DIC; Le A
co di G. B. CAN; Molinar
pina di Agostino MEC;
lo di Maurizio FON; DI Giuseppe
Alberto di Gerardo -n. 3 -
Gruppo vmbretta France-
di Carlo ME Fantino Olga
dà
Giusep-
Manara Car-
Gioia di Francesco MEF; Chiappini
; Minar-
raziella di Annibale MUG;
ria di Giuseppe MEC;
cia Lanletta di Francesco MEF. n.
Gruppo Dotto - Consalvi Enrico di
Roberto MUG; Bertolo Marco di An-
gelo My Poggi Renzo di Tomaso
MEF /I i Camoirano Paolo di
Giovanni CARP; Zilioli Gabriele di
Fabio MUG, - n. 5 - Gruppo Rosa-
spina - Tellîini Rita di Franco MUG;
Raffo Sandra di Febo C ; Beglio-
mini Ivana di Aldo MEC; Destri An-
na di Mario MUG; Chiozza Maria di
Benedetto CAN. - n. 6 - Gruppo
Mammolo Bertolotito Gino di A-
medeo PF ; Rovegno Stefano di
Agostino MEC; Ferrando Giorgio di
Livio MEC; Lucchesi Alberto di Vit-
torio CAN; Benincasa Ernestino di
Ferdinando MUG. - n. 7 - Gruppo
Coccodè - Scotti Cristina di Dalio
MEC; Buschiazzo Luisa di Lorenzo
CAN; Schiano Daniela di Piero LIV;
Bologna Rosanna di Irio MUG; Zam-
belli Maria di Emilio MEC. - n. 8 -
Gruppo Bonaventura - Pierattini
Mauro di Rolando LIV; Arpia Aniel-
lo di Francesco MEC; Roccataglia-
ta G. B. di op. 73005 CARP; Rub-
ba Eugenio di Attilio MEF; Valla-
rino Ennio di Giuseppe MEF. -
n. 9 - Gruppo Pampuria - Muzio
Maria Luisa di Pietro MUG; Forma
Gloria di Aldo MUG; Guido Rosan-
na di Giovanni CARP; Remaggi Lu-
ciana di Agostino CAN; Malinconi-
co Nicoletta DIG. - n. 10 - Gruppo
Bambi - Montefiori Marco di Pie-
tro MEC; Binelli Gianni di Mario
MEC; Pozzolo Mafalda di Antonio
MEF; Civera Giuseppe di Natale
MUG; Rolla Elio di Angelo MUG. -
n. 11 - Gruppo Fatina - Martinetti
Melania di Fulvio MEC; Grillo Bru-
na di Bruno CAN; Mozzachiodî Giu-
liana di Nello MUG; Giovanetti Iva-
na di Giovanni FON; Durante Lucia
di Donato MEF. - n. 12 - Gruppo
Pampurio - Zamorra Mario di Nico-
lino MEC; Folchi Mario di Giu-
seppe DIG; Rudari Mauro di Aldo
MEF; Osi Mario di Ettore CAN;
Dellepiane Sergio di Luigi (CAN. -
n. 18 - Gruppo Clarabella - Fiori
Fioralba di Renato T.IV; Rolla Bruna
di Angelo MUG; Vitale Carla di Vit-
torio LIV; Mortara Enrica di Otel-'
lo CAR; Orlandi Angela di Dino
Myg. - n. 14 - Gruppo Bibò - Rovet-
ta Carlo di Gervasio MEC; Gemi-
gnani Fulvio di VinicioM EC; Icar-
di Daniele di Giovanni MEF; Bian-
chi Peppino di Angelo FON; Sa-
vio Gianni di Egidio CAN. - n, 15 -
Gruppo Cenerentola - Bommara |
vana di Giuseppe EF: Bartolo-
meoni Gilda di C re MUG;
Annamaria di Secondo MEC;
vanna Giuseppina di G.
Bov
. MEF;
Pittaluga Mirella di Francesco MEC.
16 - Gruppo Pinocchiv - Poggi
uro di Pietro MEC; Martini Mau-
io di Nino MEC; Lombardi Ric-
"do di Vincenzo DIC/SAU; Toma-
setti Pierangelo di Mario FON; Ar-
mandi Maurizio di Gino MEF. -
n, 17 - Gruppo Chiarastella - Gual-
tieri Elio di Urbano MEC; Î
Laura di Ettore \; Mondini
Wanda di Santo M Zucecarino
Enrica di Aldo MEC; Ceratto Gian-
na di Giulio MEC. - n. 18 - Gruppo
Cecè - Traverso Roberto di Ar-
mando FON; Tanese Silvano di Na-
tale CAN; Scapri Angelo di Pietro
op. 79233 MUG; Pietrini Graziano
di Limberto MUG; Morabito Giusep-
pe di Giuseppe URO. - n. 19 - Grup-
po Vispa Teresa Barbato Maria
di Vincenzo FON; Spagarino Gra-
ziella di Filippo i Volpi M. Lui-
sn di Mario CAN; Raiteri Laura di
Sergio MEF; Santamaria Renzo di
Mario CAN, - n. 20 - Gruppg Dum-
bo - Esposito Alfredo di Ciro MEC;
Bertolotto Gian Filippo di Giusep-
pe MEC; Barii Renzo di Dino M "
Garau Silvio di Francesco M
Bianchi Ennio di Isidoro FO)
n. 21 - Gruppo Cosetta - Torti Si-
monella di Sirio LIV; Somovigo
Flavia di Giuseppe MUG; Priano
Maura di Francesco CAN; Ferrari
Mariarosa CAN; Gardella Ghe-
rardina di Ettore MEC. - n. 22
- Gruppo Peter Pan - Montaldo
Alessandro di op. 46075 MEC; Cro-
ce Sergio di Giuseppe Mug; Puddu
Carla di Ignazio CAN; Novelli Gian-
franco «di Arnaldo CAN; De Carlo
Licio di Domenico MUG. - n. 23 -
Gruppo Biancaneve - Vergani San-
dra di Dario CAN; Delli Paola di
Duilio LIV; Tasso Alba di France-
schino CAN; Colombi Enea di Egi-
dio MEC; Casali Liviana di Amil-
care MEC. - n. 24 - Gruppo Bron-
tolo - Picchioni Giampiero di Tito
MBF; Bruzzo Pier Luigi di Enrico
MEF; Simoncini Roberto di Gino
LIV; Cotugno Tommaso di Carmi-
ne CAN; Anselmo G. B. di Barto-
© vine MEG;
lomeo FON. - n. 25 - Gruppo Ci-
cogna - Merli Daria ai Pierino CAN;
Aldano Maria Assunta di Primo
CAN; Armano Gabriella di Carlo
MiC; Peragallo Teresa di Giulio
CAR; Vigo Maria di Gerolamo SAU.
- n. 26 - Gruppo Pluto - bBongio-
vanni Mauro di Ferruccio CAN; Ot-
taviani Elio di Lucio CAN; Ferrari
Virginio di Giovanni FON; Pisiî
Lorenzo di Giuseppe MUG; Tonelli
Fabrizio di Sergio MUG. - n. 27 -
Gruppo Lola - Barisone Edy di
Agostino CAN; Robotti Loredana di
Diva FON; Novelli Rita di Piero
LìV; Giani Alberto di Italo MEC;
Taccagni Adriana di Domenico CAN.
- n. 28 - Gruppo Mio Mao - Roncal-
lo Agostino di Lorenzo Mec; Dagni-
no Maurizio di Luigi DIG; Merello
Lorenzo Domenico di Francesco
MEC; Olivieri Ottavio di Natale
CAN; Del Bo Carlo di Roberto CAN.
- n. 29 - Gruppo Fragolina - Cerra-
to' Marina di Giovanni DIG; Rom-
bolini Rita di Mario LIV; Dagnino
Rita di Onorio CAN; Trabalzini Lui
sella di Terzo CAN; Dreini A. Ma-
ria di Ivo LIV. - n. 30 - Gruppo
Paperino - Parodi Mauro di Giu-
seppe MEC; Pietrapiana Eros di No-
ris UVM; Carlini Adriano di Pietro
SAU; Calcagno Mario di Giuseppe
FON; Parodi Marco di Angelo
CAN, - n. 31 - Gruppo Alice - Car-
dosi Raffaella di Veraldo MUG; Giu-
sti Clara di Pietro LIV; Caòrsi Ro-
sella di Armando MEC; Lubrano
Carla di Gino LIV; Boccacci Dona-
tella di Guerrazzo LIV. - n. 32 -
Gruppo Eolo - Macciò Giacomo di
Giuseppe MEC; Mezzatesta Gian-
franco di Giuseppe; Morabito Raf-
faele di Giuseppe URO; Lagomar-
sini Carlo di Delio MUG; Granie-
ri Walter di Donato DIG. - n. 33 -
Gruppo Nonna Papera - Pavolini
Paola di Arduino LIV; Parodi Pa-
trizia di Alberto CAN; Minervini
Antonietta di Ciro FON; Mem-
brotti Denise di Carlo MUG; Romoli
Caludia di Renato op. 80112. - n. 34
- Gruppo Gongolo - Mari Sergio di
Aldo DIG; Marù Riccardo di Gio-
Torrielli Fernando di
Giuseppe MEC; Capello Ferdinando
di Natalino MEF; Casanova Luigi
di Giuseppe MEF. - n. 35 - Gruppo
Pastorella - Grosso Lorenzina di
Marcello CAN; Orsi Rosanna di
Gaetano MEF; Purpura Giovanni di
Nunzio CAN; Carlini Sara di Wal-
ter MUG; Astori Nadia di Carlo
FON. - n. 36 - Gruppo Cucciolo -
Votiero Giuseppe di Giulio COKE;
Bassetti Mauro di lkrsillo CAN; bi-
sacchi Aluo di Giorgio Mt; Raz-
zauti Giovanni di Amerigo LIV;
Urlandini Francesco di Giuseppe
LIV. - n. 37 - Gruppo Checca -
Sobrero Maria Paola ai Eraldo CAR;
Gigliotti Carmen ni Salvatore CAN;
Caroglio ‘liziana di Giorgio MIC;
Malquori Franca di Duilio LIV;
Bongiovanni Andreina di dipenden-
tè CAN. - n. 38 - Gruppo Fortu-
nello - Barberotti Giovanni di Ma-
rio MUG; Costi Sandro di Albano
MUG; Gentile Egidio di Amedeo
COKE; Calcagno Giuseppe di Set-
timo CAN; Bonafini Luciano di
Germano MEF. - n. 39 - Gruppo
Paperina - Gastaldi Angela di Fran-
cesco MEC; Forconi M. Angela di
Emilio MEC; Fontana Serenella di
Bruno LIV; Pasquinelli Osvalda di
Gaetano Ci Traverso Vilma di
Luigi MEF. - n. 40 - Gruppo Topo-
lino - Toso Roberto di Gastone LIV;
Dagnino Giuseppe di Giacomo MEF;
Molinari Giovanni di Agostino MEC;
Banchetti Alberto di Aldo MUG; So.
roga Paolo di Bruno LIV. - n. 4l -
Gruppo Zelinda - Giannoni Danie-
la di Eugenio DIG; Mocellin Maria
Luisa di Ferruccio CAN; Cini Pa-
trizia di Cino LIV; Minaglia Maura
di Aldo MEF; Longo Rosa!ba di Ni-
cola MEC, - n. 42 . Gruppo Bibì -
Bonini Corrado di Renato MEC;
Martinengo Alessandro di Enrico
MUG; Leopardi Walter di Andorni
MUG; Fornari Pasqualino di Giu-
seppe MEF; Zucchiatti Roberto di
Ernesto CAN, - n. 43 - Gruppo Tor-
della - Bonfiglio Rinalda di Anto-
nio CAN; Zerbino Liliana di Dario
CAN; Indelicato Patrizia di Vitto-
rio MEC; Polidori Marisa di Pietro
MEC; Scali Giuditta di Rocco CAN;
n. 44 - Gruppo Ciccio - Minetti
Giancarlo di Luigi Paolo CAN; Cre-
sti Livio di Mario CAN; Bruzzone
Giancarlo di Costantino CAN; Cal-
là Giuseppe ‘di Domenico CAN; Bi-
gnone Antonio di Fdoardo FON. -
n, 45 - Gruppo Sorcetta - Gaggero
Aurelia di Santo CAN: Mezzalira
Luigina di Giuseppe MEC; Peruzzo
Annamaria di Giovanni CAN; Pria-
no Marisa di Francesco MEC; Ne-
grini Angela di Mario FON. - n. 46
- Gruppo Cocoricò - Callà Salvato»
re di Domenico CAN; Zampetti Ste-
fano di Anita URO; Malaspina Luigi
i Fermo MUG; Marenco Aristide
‘i; Brondi Giacomo di
Emanuele CAN, - n. 47 - Gruppo
Gelsomina - Puliti Elisabetta di Ot-
torino LIV; Arrigoni Alfredina di
Bruno LIV; Grasso Graziana di Car-
Mele Alessandra di Giu-
2; Brondi Armando di
Danilo LIV. - n. 48 . Gruppo Ci-
rillo - Aprile Pietro di Umberto
CAN; Cupellini Mario di Luigi CAN;
Bernardini Dario di Flavio MUG;
Rinaldi Alberto di Domenico MEG;
Rossi G. Cario di Mario URO. -
n, 49 - Gruppo Petronilla - Turolla
Mariangela di Fortunato MEC; Ma-
lagoli Nicoletta di Giovanni MUG;
Repetto Lorenza di Luigi MEF; Car.
nesecchi Carla di Osvaldo MUG;j
Bavazzano Maura di Luigi MEC, =
n. 50 - Gruppo Pisolo - Tedeschi
Fabio di Giovanni LIV; Comotto At-
tilio di Bruno DIG; Bella Sal
vatore di Francesco FON; Leonar-
di Enrico di Luciano LIV: Nardi
Roberto di Nello MUG. - n. 51 -
Gruppo Minni - Bré Gabriella di
Virgilio DIG; Guglielmino Maria di
Giovanni CAN; Mantero Linda di G.
B. CAN; Pittaluga Gabriella di Giu-
seppe CAN; Inglese Livia di Gio-
vanni MEF. - n, 52 - Gruppo Luci-
gnolo - Faè Paolo di Giacomo MEC;
Chiossone Mauro di Enrico MEC;
Alloisio Riccardo di Gildo CAN; MI-
roglio Giovanni di Giacomo CAN;
Guidi Fulvio di Francesco MEC. +
n. 53 - Gruppo Befana - Lombardi
Vittoria di Amerigo MEC; Cordaz-
zo Alba di Giovanni MEC; Brunello
M, Grazia di Umberto MEC; Nar-
delli Elena di Mario CAN; Bruz-
zone Andreina di G. B. CAN.
seppe
Aspettiamo dunque all’appun-
tamento del 6 gennaio al Cine-
ma Corallo i piccoli ansaldini
favoriti dalla sorte ed i loro
genitori ed a tutti indistinta-
mente i partecipanti al concor-
so inviamo le espressioni fervi-
de e cordiali della nostra sim-
patia, formulando per loro e le
famiglie l’angurio di ogni bene
e di serena felicità.
al
NUOVO CONCORSO “LA VIA DEI RE MAGI”
panna del Bambin Gesù. Non sarà di
invieranno l'esatta soluzione entro il 12
Nél disegno qui sopra riprodotto sono raffigurati it tre Re Magi perplessi sulla «strada da seguire per arrivare alla ca-
fficile per gli ansaldini aiutarli a scegliere la giusta strada. Tra tutti coloro che ci
ennaio 1955. verranno sorteggiati i seguenti doni: 1) Un servizio di piatti per 6
persone. 2) Una batteria da cucina. 3) Due impermeabili per bambine offerti dalla Ditta Impermeabili S.Giorgio.
è
20
I QUATTRO
più giovani
terani dell’Ansaldo che il me-
. se scorso hannc ricevuto il
premio della fecieltà al lavoro
| insieme ad altri 300 e più di-
pendenti di aitre Aziende ge-
novesi,
| Ora è la volta dei giovani,
| ma non potendo parlare di
tutti (e poi a che punto ter-
mina la categoria dei giova-
| ni?) abbiamo pensato di an-
| dare a scartabellare lo sche-
| dario generale per cavarne
. fuori i nomi di quattro « alfie-
| ri» (una operaia ed una im-
piegata, un operaio ed un im-
piegato) da presentare ai no-
stri lettori. Hanno 66 anni in
quattro e quindi non raggiun-
gono, fra tutti, l'età dell’ansal-
dino più anziano e ciascuno di
essi è il più giovane della ca-
tegoria che rappresenta.
Ì Pubblicando qualche nota
i biografica su questi simpatici
| « pivelli » siamo certi di far
cosa gradita a tutti, perchè av-
civinarsi ai giovani è come ri-
| trovare un sorriso,
«| Cominciamo da Rosa Zebo-
| lino, che è la più giovane ope-
| raia dell’Ansaldo. Non ha an-
cora 16 anni, essendo nata il
| 14 febbraio 1929, e lavora al-
| lo Stabilimento Meccanico co-
n
me addetta al i.aboratorio di
controllo e ricerca dei mate-
riali, presso la Sezione lubri-
ficanti, combustibili e acque.
E’ stata assunta nella nostra
Società il 19 luglio di quest’an-
no dopo la morte del padre,
anch’egli operaio del Mecca-
nico.
Rosa Zebolino prima di en-
trare all’Ansaldo era appren-
dista sarta e, come era logico,
i primi giorni si è trovata
piuttosto disorientata. Ora co-
mincia ad imparare il suo nuo-
vo lavoro, che trova interes-
sante e di suo pieno gradi-
mento, in special modo il con-
trollo della viscosità degli
olii e quello delle acque. Le
sue aspirazioni immediate?
Perfezionarsi il più presto e il
meglio possibile per poter un
giorno avere una buona quali-
ficazione professionale. Le sa-
rà così possibile aiutare mag-
giormente la famiglia, compo-
sta della madre, di una sorel-
la di 18 anni e di un fratello
di 12.
L’impiegata più giovane del-
la nostra Società è Gina Cal-
cagno, nata il 21 giugno 1936,
dattilografa presso il Settore
Navale della Direzione Gene-
rale. E’ una ragazza in gamba,
che ha superato brillantemen-
te la prova sostenuta per la
ammissione nell’aprile di que-
st'anno. Ha “frequentato la
scuola media unica e un cor-
so di stenodattilografa conse-
guendo il relativo diploma. Ha
pure un diploma in lingua
inglese e attuaimente sta stu-
diando lo spagnolo. La signo-
rina Calcagno è al suo primo
impiego e il lavoro ha cam-
biato le sue abitudini, impo-
nendole un sacrificio maggio-
re dello studio. Essa però non
se ne duole perchè, come ci ha
dichiarato, lavora con vera
passione, cosa ael resto che
dimostra col suo frequente
sorriso. Le piacerebbe diven-
tare una brava traduttrice, e
noi siamo certi che ci riuscirà,
Tocca ora ai rappresentanti
del sesso maschile, ambedue
del Cantiere di Livorno.
Il più giovane operaio è
Gianfranco Scasdigli, nato il
24 dicembre 1940, quindi quat-
tordicenne solo da un gior-
no, La Direzione di Livorno,
tenuto conto della grave si-
tuazione in cui era venuta a
trovarsi la famiglia del ragaz-
zo dopo la morte del padre,
ottimo operaio verniciatore
del Cantiere, si interessò pres-
so gli Uffici competenti per
Gianfranco Scardigli
L'impiegata Gina Calcagno
fargli rila:sc'are il libretto di
lavoro e il nulla-osta per la
assunzione. Così Gianfranco il
1° ottobre di quest'anno entrò
a far parte della nostra gran
de famiglia, portando in seno
alle maestranze, con la sua
figura di adolescente attivo e
volenteroso, una nota di gaiez-
za e attirandosi la simpatia e
l'ammirazione dei più anziani
compagni di lavoro che ved
no in lui un piccolo ma degno
capo famiglia.
Giancarlo Jacoponi è l’alfie-
re dei giovani impiegati an-
saldini. E’ nato il 18 marzo
1935 e anch’egiì è stato as-
sunto in seguito alla morte
del padre, dipendente del
Cantiere di Livorno. Il giova
ne Giancarlo è il maggiore di
tre fratelli tutti studenti ed ha
conseguito il diploma di geo-
metra con ottima votazione
La Direzione di Livorno, te-
nuto conto della sua delicata
situazione di capo famiglia, lo
ha assunto il 1° agosto di que-
st’anno, affidandogli il posta
già occupato dal padre alla
Sezione Montaggio, e Gian-
carlo, come seppe affermarsi
da studente vincendo diverse
borse di studio, così sta dimo-
strando ora le stesse doti di
serietà e capacità già riscon-
trate nel genitore scomparso.
Queste, in breve, le caratte-
ristiche delle quattro « matri-
cole » ansaldine, Ad esse for-
muliamo gli auguri più fervi-
di di buona fortuna e sereno
avvenire. La loro presenza
tra noi, considerata da tutti
con cordiale simpatia, rappre-
senta nel tempo la continuità
dell’Azienda, vecchia ma sem-
pre giovane, Raccolgano que-
sti giovani l'insegnamento de-
gli anziani, al cui sacrificio ed
alla cui capacità è dovuto lo
sviluppo dell'Azienda e fac-
ciano tesoro dei nuovi moder-
ni sistemi di lavorazione, frut-
to di una esperienza centena-
ria. I vecchi ansaldini saranno
certamente compiaciuti se il
seme da essi gettato avrà dato
buoni frutti.
Giancarlo Jacoponi
Un allievo saldatore mentre
esegue una prova impegnativa
Lo sviluppo della saldatura
nella costruzione navale è ta-
le che pure il progresso del-
le macchine e degli elettrodi
ha dovuto essere in relazione
alle nuove esigenze,
Così, in relazione alla mag-
giore estensione delle salda-
ture ed alle migliorate qualità
di macchine ed elettrodi, non
poteva non sentirsi la neces-
sità di adeguare e perfezio-
nare la mano d’opera ad una
tecnica di lavoro del tutto
particolare.
Gli enti adetti alla sorve-
glianza delle costruzioni, per
garantire la perfetta esecuzio-
ne dei lavori, richiedono per-
sonale autorizzato ai lavori di
saldatura, e questo personale
è stato suddiviso in due cate-
gorie, cioè saldatori di prima
classe e saldatori di seconda
classe.
Appartengono alla
coloro che sono autorizzati a
saldare in qualsiasi posizione
e senza limitazioni; alla se-
conda coloro che possono es-
sere utilizzati per saldatura in
piano, verticale e posizione in-
termedia, ma non possono es-
sere impiegati in lavori sullo
scalo,
Per il saldatore che supera
le prove prescritte viene ri-
lasciato, allo Stabilimento o
Ente al quale il saldatore ap-
partiene, un documento di au-
torizzazione, valido per due
anni, nel quale è indicata la
classe che gli è attribuita.
La rinnovazione richiede in
linea principale la ripetizione
delle prove in programma, che
possono anche essere ridotte
od omesse se il saldatore, nel
periodo intercorso, ha sem-
pre lavorato soddisfacendo ai
controlli dei Funzionari Ispet-
tori.
Potrà invece essere ritirata
l’autorizzazione a coloro che
non abbiano dato soddisfacen-
ti risultati nei lavori eseguiti.
Come si arguisce, il pro-
blema da risolvere è avere
personale scelto perchè i la-
vori svolti da questi saldatori
avvengono prevalentemente a
bordo di navi sullo scalo e
comprendono parti vitali, co-
me fasciame esterno ed inter-
no, doppi fondi, intercapedi-
ni, gavoni, pozzetti stagni,
prima
21
VALDATORI AL CANTIERE
Kingston, coperte, paratie sta-
gne. ecc. L’esecuzione è svol-
ta per circa il 70 % in posi-
zione scomoda, a volte addi-
rittura con disagio, sia per ri-
strettezza di spazio, sia per-
chè fatta su impalcature e nel-
le posizioni verticali soprate-
sta, e l'operatore è costretto a
lavorare supino o bocconi.
Nonostante queste difficoltà,
i lavori debbono soddisfare i
requisiti di estetica e di inte-
grità rilevabile a mezzo as-
saggi o radiografie.
Da quì la necessità di istrui-
re in modo co:'npleto il perso-
nale da adibirsi alle saldatu-
re; e per questo la Direzio-
ne del CAN, ha potenziato la
scuola, con gruppi a c.c. e
trasformatori a c.a. situati in
un ampio locale ove possono
esercitarsi contemporaneamen-
te 30 allievi, Ciascun posto è
provvisto di apparecchiatura
per l’esercitazione di posizio-
ne, sia verticale che soprate-
sta, od a 45°; vi è pure siste-
mata una cappa con l’impian-
to per l’aspirazione del fumo.
In questa scuola è stata istrui-
ta gran parte dei saldatori del
Cantiere, provenienti senza di-
stinzione dai vari reparti.
Gli allievi, generalmente in
numero di 30 e di età fino a
35 anni, sono prima sottoposti
a visita medica per riscon-
trarne l’idoneità fisica,
Infatti, per quanto siano a-
dottate le previdenze per l’a-
spirazione del fumo, è ovvio
che parte delle esalazioni il
saldatore dovrà aspirarle;
quindi è necessario che il suo
apparato respiratorio sia co-
stituzionalmente robusto e re-
sistente. Inoltre egli deve a-
vere vista buona, perchè at-
traverso un vetro scuro si at-
tenua il bagliore dell’arco e il
saldatore deve distinguere il
metallo fuso dalle scorie che
colano dagli elettrodi in fu-
sione; infine deve avere il
polso fermo, perchè la mano,
con tecnica speciale a secon-
da delle posizioni di saldatura,
deve far eseguire all’elettro-
do in fusione un determinato
tracciato e, se la mano è tre-
molante, la saldatura risulta
difettosa ed antiestetica.
Soddisfatti questi requisiti
l'allievo viene provato a scuo-
la, su esercizi di innesco d’ar-
co, sulla messa in moto dei
gruppi o attacchi dei trasfor-
matori, su saldature d'angolo
in piano. Dopo una settimana
al massimo si può cominciara
la prima selezione, perchè se
un allievo in tale periodo non
riesce ad innescare agevol-
mente l’arco e non esegue un
cordone d’angolo, oppure non
distingue tra scorie e metal-
lo, cioò significa che non ha
attitudine.
La seconda selezione si fa
dopo un mese circa, quando
già da una decina di giorni
sono in corso le esercitazio-
ni d’angolo, ma in verticale
ascendente. Se alla prova di
rottura risultano incollature
od inclusioni di scorie, c'è po-
co da fare, e l’operaio ritor-
na al reparto di origine.
Da questa seconda selezio-
ne in poi, quasi sempre l’ope-
raio riesce a superare le ul-
teriori difficoltà, essendosi or-
mai abituato ai movimenti del-
la pinza ed alla tecnica di-
versa a seconda della posizio-
ne.
Dopo due mesi di esercita-
zioni al corso, gli allievi ven-
gono smistati nelle varie se-
zioni, e sono costantemente
controllati ed assistiti dai cap.
di terra o di bordo.
Dopo sei mesi, se non sono
ancora operai qualificati, ven-
gono equiparati ad essi.
Nel contempo la scuola ri-
mane attiva, sia per le prove
degli eventuali nuovi tipi di
elettrodi, sia per il perfezio-
namento di un qualsiasi ope-
raio saldatore che trovasse
difficoltà nella buona esecuzio-
ne di un lavoro speciale.
Bisogna ritornare a quanto
s'è detto in merito alla parti-
colarità della mano d’opera
per lavori delicati di bordo;
così, quando i programmi di
lavoro lo hanno richiesto —
e potranno ancora esigerlo —
dopo le ore di lavoro gli ope-
rai saldatori scelti per la pre-
parazione agli esami di bre-
vetto di prima o di seconda
classe ed in numero di 20
circa vengono addestrati gior-
nalmente per due ore nel per
fezionamento richiesto dagli
enti addetti alla sorveglianza
della costruzione, e la durat»
del corso è di un mese.
I primi esperimenti di sal-
datura in Cantiere sono stati
fatti nel 1920 e poi la salda-
tura fu usata per lavori inter-
ni di manutenzione o ripara-
zioni macchinario, Solo nel
1927 fu per la prima volta
applicata la saldatura su
strutture navali saldando una
paratia stagna dell’«Ausonia».
Nel 1929 ‘ebbe inizio il primo
corso di saldatura in conside-
razione dei lavori da farsi sui
Condottieri: « Giussano », « Da
Barbiano » e « Colleoni», è
successivamente un altro cor-
so fu fatto nel 1931 in previ-
sione delle maggiori presta-
zioni da farsi sul « Bolzano »
(ossature-basamenti, macchi-
ne, casse, ecc.), Sul « REX »
la saldatura elettrica fu usa-
ta solo per il fissaggio delle
Un gruppo di allievi del corso di saldatura, assistiti dall’istruttore
mascherine ed angolari basa-
menti macchine,
I corsi di saldatura si ese-
guirono regolarmente dal 1934
al 1939 per i lavori delle navi
« Littorio » ed « Impero » (cir-
ca 350.000 metri di saldatura
per ogni nave) e ne furono
fatti complessivamente 12. Al-
tri quattro si susseguirono nel
1940 con personale mandato
da Cogefag e nel 1942 ebbero
inizio due corsi femminili che
diedero buoni risultati.
Attualmente in Cantiere vi
sono ancora undici operaie
saldatrici.
Gli ultimi due corsi sono
stati fatti nel 1953 con perso-
nale del CAN, così comples-
sivamente i corsi di appren-
distato sono stati 20 con un
numero di circa 600 allievi.
I corsi di perfezionamento
sono stati annuali a datare
dal 1935 e a tutt'oggi sono sta-
ti rilasciati al Cantiere 273
brevetti RINa di cui 229 di
prima classe e 44 di seconda;
attualmente il Cantiere ha
complessivamente 157 brevet-
tati.
Dei 600 saldatori istruiti, 285
sono rimasti nel Cantiere; gli
altri sono in officine del por-
to e in vari cantieri italiani
ed esteri. La scuola ha altresì
istruito un centinaio di aiu-
tanti montatori nel maneggio
della pinza, in modo che i
montatori possono fare i loro
lavori senza l’aiuto del salda-
tore che altrimenti non avreb-
be lavoro continuo.
All’istruzione degli allievi
sovrintendono il Capo Offici-
na sig. Zunini, il Sotto Capo
Officina sig, Consavela, tre Ca-
pi Reparto, sei Capi Squadra
e cinque Preventivisti.
Lamberto Pavanello
22
rriva il Santo Natale!
A' Natale » è la parola
più cristiana, più umana,
più universale del vocabola-
rio, con un carica emotiva e
sentimentale senza pari.
Per noi donne ha un signi-
ficato particolare, non solo
perchè è la festa della Nativi-
tà, non solo perchè è la gioia
dei bimbi, ma perchè è la
festa più « familiare », quella
che al di là e ul di sopra del
mutare dei tempi e dei costu-
mi, al di là dell'evoluzione
delle abitudini, che. tendono
sempre più a portare la vita
spesso lontana dalla casa, ri-
conduce la gente a riunirsi at-
torno al focolare domestico,
nell’unità della famiglia, come
nella più lontana motte dei
tempi.
« Natale con i tuoi e Pasqua
con chi vuoi» non è un detto
vano, ma trova la sua ragione
proprio nella caratteristica di
questo giorno, che è giorno di
valorizzazione della « casa >»
come nucleo centrale della so-
cietà, della « domus» antica
come della « home » anglo-sas-
sone.
La donna ha in questa festa
un ruolo insostituibile, come
vera « domina » cioè « signo-
ra» della casa, ed intorno a
lei come perno centrale ruota
la solennizzazione di questo
giorno.
Lei ha pensato a un monte
di cose, tutte parimenti indi-
spensabili e riguardate în que-
sta festa come « naturali », co-
me « dovute », mentre sono il
frutto sudato di lunghe preoc-
cupazioni e di difficili miraco-
lismi, quali solo una madre 0
* VITA DI CASA è
una sposa sanno fare. Nei ri-
tagli di tempo ha guardato le
vetrine, ha girato cento negozi
alla ricerca del meglio al mi-
nor prezzo, facendo funziona-
re il cervello come una. calco-
latrice elettronica, nello sforzo
di quadrare cifre ininquadra-
bili; ha sofferto € sperato in si-
lenzio, pensando alla gioia di
tutti. (Veramente la fantasia
ha corso da par suo, davanti
a tante vetrine, trascinata dal
desiderio, che non è peccato,
di offrire alla gioia dei pro-
pri cari tutto il meglio! Ha
fatto balenare anche la spe-
ranza. ingenua della Sisal,
questa beata fantasia, ma poi
la ragione l’ha ricondotta ai
guinzaglio).
Ha pensato a tutti, natural-
mente: qualcosa che, soddisfa-
cendo vecchi desideri, rechi il
calore di un ricordo affettuo-
so. La cravatta, o il portafo-
glio, per il marito, il « pull-
over » per il fratello, la bor-
setta per la nipote, la sciarpa
per la vecchia mamma e, per-
chè no?, quella scatola rossa
di fine tabacco da pipa per il
vecchio papà.
Per i bambini è tutto un di-
scorso a parte, non è vero?
Anche se oggi essi sono più
smaliziati che mai, e la con-
segna dei doni non ha più la
fresca e mistica suggestione
di un tempo, i doni di Natale
restano per i bimbi l’avveni-
mento più importante del-
l’anno. Bisogna sceglierli con
cura, questi giocattoli, che
davvero non. mancano nelle
fornitissime vetrine, e sareb-
be inutile tirar fuori la vec-
chia storia che ai nostri tempi
ci si divertiva con stracci ar-
rotolati che chiamavamo bam-
bola, o colla scopa inforcate
come ‘un focoso destriero. I
tempi sono mutati, e non per
colpa dei nostri figli, e noi ab-
biamo il dovere di procurare
loro giochi al livello del loro
spirito e della loro mentalita
attuale. E non ‘è detto che
non ci siano vantaggi, se sa-
premo scegliere: ci sono gio -
chi istruttivi, come giocattoli
meccanici ed elettrici, che pos-
sono sviluppare il loro senso e
le loro conoscenze tecniche, 0
tavole di vario genere che au
mentano le conoscenze geo-
grafiche o storiche, pur diver
tendo. Ricorriamo a questi, e
per i più piccoli ci sono orsac-
chiotti e scimmie a volontà,
magari contorcibili nelle ma-
niere più buffe. Lasciamo sta-
re, per l'amor di Dio, le armi
e gli strumenti di guerra, e
certe bambole esotiche che
piacciono a noî ma non ai bim-
bi: î giocattoli devono servire
a loro!
Naturalmente la nostra mas-
saia ha pensato anche al Pre-
sepe, che porta nel Natale la
nota più commovente e più
soave, Anche se modesto, es-
so sarà sempre bello, e sar
dolce anche il prepararlo, con
le casine di sughero arrampi-
cate sul monte, la neve di fa-
rina bianca, i fiumi di cartu
argentata, il cielo di carta da
zucchero cosparso di stelline
dorate, la stalla col Bambino
raggiante. Qui i nostri uomini
devono venirci in aiuto, siste-
mando quelle piccole lampadi-
ne collegate ad una normale
presa di corrente o ad una co-
mune pila, che conferiscono
al tutto una particolare sugge-
suone.
si è diffuso anche l’uso del-
l'albero, usanza nordica meno
suggestiva ma egualmente fe-
stosa, che la mostra donna
adornerà di palloncini vario-
pinti, di luci, di giocattoli, di
aolci.
Ma quando il gran giorno
arriva, dopo che tutti hanno
fatto la scoperta dei doni, con
gioia sempre nuova, e mentre
i bimbi e gli uomini sono a
messa, lei è ancora in faccen-
de, a preparare il famoso pran-
zo di Natale. Gli uomini non
conoscono questo « arrière »
della facciata, quando la cu-
cina è ingombra in ogni an-
golo, i fornelli sono insufficien-
ti, e si deve scalmanarsi, per
far presto, per essere pronte,
perchè tutto vada bene. Quan-
do tutti saranno seduti chi si
accorgerà, tra i fumi della
zuppiera, che lei è ancora ar-
rossata dalla fatica? Ma i com-
plimenti ai vari piatti saranno
il suo premio, modesto ma pur
gradito. Poi, piu tardi (a vol-
te già con le prime ombre,
perchè a Natale si resta a lun-
go con i piedi sotto il tavolo)
gli uomini usciranno, forse
anche i bimbi con la zia, qual-
cuno sarà uscito anche prima
(si sa, c'è il cinema, c’è la
partita, c'è la televisione!) e
lei resterà sola, con la tavola
da sparecchiare, coi piatti da
lavare, con un sacco di lavoro!
Forse verrà anche un attimo
di tristezza, ma il pensiero che
tutti siano contenti, che î bim-
bi siano felici, che un altro
Natale sia passato con la fa-
PICCOLA
GALLERIA
Visto? Anche îei legge «VAn-
saldino»! Il nostro corrispon-
dente romano Mario Fossati è
riuscito a « pescarla » proprio
mentre ammira il nostro nu-
mero a colori, dedicato allu
« Colombo », nella sede roma-
na della RAI dove sta regi-
strando la rubrica « Il conta-
goccie ».
Silvana Pampanini è sempre
al lavoro con entusiasmo per-
chè veramente le piace il suo
ruolo di attrice e vi si dedi-
ca con sincera passione: del
resto è sempre con lei il buon
padre, un ex tipografo, pari-
menti entusiasta della settima
arte.
Non è sposata e dice di non
pensare ancora al matrimonio.
si dice che abbia fatto soffrire
il noto attore comico Totò,
che le avrebbe dedicato una
canzone divenuta popolaris-
sima.
Silvana, romana autentica,
ha iniziato con una particina
nel modestissimo film « Bel-
lezze in bicicletta », poi a Ge-
nova ha lavorato ne « La trat-
ta delle bianche » ed è stata
diretta da due registi genove-
si: da Germi, nella commedia
francese « La Presidentessa »
e da Gora ne « L’adorabile
nemica ».
E’ stata la protagonista di
due film impermativi: « Pro-
cesso alla città » con Amedeg
Nazzari, nel quale il regista
Zampa ha riesumato il famoso
processo contro la camorra
napoletana, e « Un marito per
Anna Zaccheo » con Girotti, in
cui il regista De Santi ha vo-
luto dipingere le difficoltà, i
disagi, i pericoli della vita di
una bella ragazza.
E’ apparsa al fianco di Gino
Cervi nel film « OK Nerone »,
quindi in « Ncì cannibali » e
nel film a colori « Orient Ex-
press ». Ancora a colori nel
fim attualmente sugli schermi
« L’allegro
squadrone » con
De Sica, Alberto Sordi, Pavese
e Daniel Gelin, Ha terminato
in Francia « La torre del pia-
cere » e in Spagna « La prin-
cipessa delle Cunarie » nonchè
« Il letto » film « episodi diret-
ti da diversi registi: questi tre
film li vedremo quanto prima
nelle sale italiane.
SILVANA PAMPANINI
Il nostro corrispondente le
ha infine promesso un invito
per il prossimo varo, e Silva-
na ha promesso di essere pre-
sente, se sarà ritornata dal
suo viaggio nel Venezuela, do-
ve lavorerà per la televisione
di Caracas,
Auguri, Silvana, e arrive-
derci,
miglia riunita, basterà ad il-
luminare la giornata anche a
lei, la grande artefice.
Ma loro, gli altri, hanno
pensato a LEI come dovreb-
bero?
LILIANA
| . .
Per soddisfare il desiderio
delle massaie che hanno chie-
sto consigli per poter cucinare
bene e con economia, inizio da
oggi una rubrica che spero po-
trà appagarle. Nun solo farò co-
noscere come confezionare buo-
ne vivande, ma insegnerò an-
che a rifornire la dispensa di
buone marmellate, sciroppi,
conserve, ecc, Ricorrendo la fe-
sta del Natale indicherò un
pranzetto proprio squisito che
sarà anche di buon auspicio.
Agnolotti alla vicentina, - Im-
pastare 400 gr. di farina con
quatiro uova e un uovo intero
di acqua. Lavorare bene, farne
uno o due panini e lasciar ri-
posare sotto ad una scodella.
Intanto preparare il ripieno
con 400 gr. di magro di vitello
rosolato nel burro (l'arrosto
avanzato può servire), due uova
250 gr. di pasta di salciccia, 100
gr. di parmigiano grattugiato,
sale quanto basta, 300 gr. spi-
naci lavati, lessati, spremuti,
tritati e passati rel burro. Tri-
tare il vitello, mescolare bene
ogni cosa. Tirar: la sfoglia sot-
tilissima, tagliarla a quadrati
di cinque o sei cm, di lato, met-
tere su ognuno un poco di ri-
pieno, ripiegarli facendo com-
baciare due punte opposte e far
aderire bene i bordi. Ottimi in
brodo o lessati e conditi con
burro o ragù e formaggio,
Tacchino al forno - Mettere
il tacchino (dopo sei o sette
giorni di frollatura) in tegame
con burro e sale e infornarlo
a calore dolce, A metà cottura
versarvi sopra man mano il suc-
co di un limone unito a mezzo
cucchiaino di pepe e bagnarlo
pure con il sugo che si formerà
nel tegame. Può cuocersi anche
in casseruola coperta o sotto
campana, sempre a fuoco basso.
Pandolce alla genovese - Oc-
corrono un chilo di farina, 150
gr. di burro, 280 gr. di zucche-
ro, mezzo bicchiere di latte, un
bicchierino di marsala, un bie-
chietino e mezzo di acqua di
fior d'arancio, 35 gr. di lievito
di birra, 100 gr. di cedro can-
dito, 150 gr. di pinoli, 150 gr.
di uvetta. Sciogliere il lievito
in acqua tiepida, impastarlo con
metà farina in modo da otte-
nere una pasta assai morbida e
lasciar crescere il doppio in
luogo tiepido. Impastare la ri-
manente farina con l’acqua di
fior d’arancio, il latte, il mar-
sala, il burro fuso con lo zuc-
chero, il tutto tiepido, Aggiun-
gere il lievito, un pizzico di sale
e lavorare molto la pasta. Ag-
giungere poi il cedro tagliuz-
zato, i pinoli (meglio se un po”
tostati), l’uvetta ben lavata e
asciutta e lavorare ancora l’im-
pasto per circa un quarto d’ora.
Anche la frutta va messa tie-
pida. Lasciar lievitare per più
ore. Al momento di infornare
fare sulla sommità tre tagli a
guisa di triangolo, Cottura a
forno dolce. Questo pandolce
fatto in casa costa la metà di
quello acquistato nei negozi.
NINA
el 1507, quando Cri-
stoforo Colombo era
morto da alcuni mesi,
il cartografo tedesco
Martino Waldseemiiller,
pubblicando un trattato di
cosmografia, accennò alle
scoperte di Amerigo Ve-
spucci e propose di chia-
‘ mare le terre da questo
trovate, che si rivelavano
ormai nettamente come
una nuova parte del mon-
do, cioè la massa meridio-
nale, col nome di terre di
Americo o America.
Questo nome fece fortu-
na, si estese anche alle ter-
re settentrionali e così il
fiorentino Vespucci, parti-
to dal Borgognissanti come
giovane funziunario di una
azienda commerciale e di-
venuto piloto mayor della
flotta spagnola, legò a sua
insaputa il proprio nome
ad un intero continente.
Lunghe e appassionate
furono fino a qualche tem-
po fa le discussioni e le
polemiche sul valore delle
imprese e sulla figura mo-
rale di Amerigo Vespucci.
Il tempo ha fatto, come
sempre, giustizia e il valo-
roso navigatore è oggi uni-
versalmente riconosciuto, a
cinquecento anni dalla na-
scita, come il più grande
ed il più degno fra i conti-
nuatori di Colombo. Dire-
mo poi, in breve, i motivi
che originarono tante con-
troversie.
Amerigo Vespucci nac-
que a Firenze nel 1454 ed
ebbe una buona istruzione
classica. Ancor giovanissi-
mo entrò nell’azienda com-
merciale del banchiere Lo-
renzo di Pier Francesco
de’ Medici, che come altre
grandi case di Firenze ave-
va stretti rapporti con a-
ziende pure fiorentine sta.
bilite a Siviglia e a Lisbo-
na, le quali provvedevano,
fra l’altro, all'allestimento
delle spedizioni d’oltrema-
re spagnole e portoghesi.
Col Medici rimase dieci an-
ni e nel 1492, anno della
scoperta di Colombo, fu
mandato a Siviglia presse
la casa del fiorentino Gian-
notto Berardi, dove rimase
fino alla morte di questo,
avvenuta nel 1495, come
impiegato e di cui tenne in
seguito la gestione per
quattro anni. E poichè il
Berardi si era assunto il
compito di armare la terza
spedizione di Colombo, che
avvenne poi nel 1498, do-
po la di lui morte tale in-
carico passò al Vespucci,
che ebbe così modo di sta-
bilire rapporti con il gran-
de Genovese.
Non sappiamo come si
vennero preparando e ma-
turando le disposizioni del
Vespucci alla sua carriera
marittima, divenuta in se-
guito, così gloriosa, come
del resto si ignora per Gio-
Nel quinto centenario della nascita
AMERIGO VESPUCCI
vanni Caboto e Ferdinan-
do Magellano. Ad ogni
modo, il fatto è che il 18
maggio 1499 partiva da
Cadice una flotta di quat-
tro navi armata e coman-
data dall’avventuriero A-
lonzo de Ojeda e che Ame-
rigo Vespucci ne faceva
parte con funzioni di pi-
loto (meglio ancora, forse,
di cosmografo). Scopo del
viaggio era quello di pro-
seguire la scoperta di quel
le terre intraviste da Co-
lombo a 10° di latitudine
nord durante il terzo viag-
gio, molto ni meridionali
di quelle sin qui trovate
La flotta, raggiunta l’odier-
na Guiana francese, si di-
vise: due navi con Ojeda e
Juan de la Casa si dires-
sero a nord e due, con a
capo Vespucci, verso sud.
In questo viaggio memo-
rando Vespucci scoprì il
Rio delle Amazzoni che ri
salì per diecine di miglia
e, dopo aver tagliato per
primo l’equatore ad occi-
dente, si spinse sin oltre il
6° di latitudine sud, sco-
prendo perciò effettiva-
mente il Brasile qualche
mese prima di Alvarez Ca-
bral. Tornato indietro e
raggiunto l’Ojieda a S. Do-
mingo, ritornò in Spagna
nel giugno del 1500, con-
vinto, secondo le idee co-
lombiane, di aver scoperto
terra asiatica. Aveva però
capito che la terra si esten-
deva verso est in modo che
la sua parte orientale ve-
CAMI
Gli autisti addetti agli
autocarri o, più comune-
mente, i « camionisti », non
bisogna confonderli con
quelli addetti alle autovet-
ture. Questi ultimi per il
fatto che fanno servizio al-
le dirette dipendenze di
| Presidenti, Amministratori
Delegati, Direttori Genera-
li, Dirigenti di Azienda e
via discorrendo, assumono,
talvolta, atteggiamenti par-
| ticolari per cui si ritengo-
no — a seconda dei casi e
|
is
|
|
niva a trovarsi nella zona
che il trattato di Tordesil-
las del 1494 assegnava al
‘Portogallo. E’ noto infatti
che quando 1 portoghesi
ebbero notizia che Colom-
bo era arrivato alle «In-
die » per la via marittima
dell’occidente, preoccupati
di nerdere il frutto delle
loro faticose ricerche di
una strada che li portasse
in breve ai paesi delle spe.
zie, intavolarono trattative
con la Svagna per determi-
nare le zone riservate a
ciascuno dei due popoli.
Papa Alessandro VI, chia-
mato arbitro fra i conten-
denti nel 1493, tracciò sul-
la carta una linea (raya)
da sud a nord, cento leghe
a ponente delle Azzorre,
dividendo la terra in due
emisferi di cui quello 0-
rientale era riservato ai
portoghesi, quello occiden-
tale agli spagnoli. Questa
linea fu poi, nel trattato di
Tordesillas, spostata di al-
tre 270 leghe verso occi-
dente, onde ai portoghesi
rimase di pieno diritto an-
che il Brasile.
Per il Vespucci veniva
così a rendersi inutile con-
tinuare l’espiorazione al
servizio della Svagna. In
tanto il re Emanuele di
Portogallo, avuta notizia
della terra scoperta ancora
più a sud da Cabral e rite-
nuta un'isola, decise di in-
viare una spedizione allo
scopo di trovare un passag-
gio a sud-ovest ner le Mo-
RITRATTI
ONIST
dei singoli temperamenti —
dei Presidenti, degli Ammi-
nistratori Delegati, dei Di-
rettori Generali, dei Diri-
genti di Azienda, ecc. « in
seconda » e, allora, posso-
no sembrare meno simpa-
tici e cordiali di quello che
sono in effetti.
I « camionisti » sono in-
vece molto diversi da co-
storo. Essi vanno in giro
con il loro autocarro senza
troppe arie, pronti, quando
se ne presenti la necessità,
; oi
19]
È
|:
e
f
[io
lucche. Il comando della
spedizione fu affidato al
Vespucci nel maggio del
1501 e il navigatore fioren-
tino, dopo aver raggiunto
la costa alla estrema latitu-
dine toccata a sud nel pri-
mo viaggio, proseguì lun-
go il continente per 3.200
miglia fino al 50° di latitu-
dine sud, in prossimità del-
lo stretto scoperto noi da
Magellano. Ii 22 luglio
1502 era di ritorno a Li-
sbona.
Questo viaggio è, dopo il
primo di Colembo, il più
importante tra quelli ef-
fettuati prima di Magella-
no. Da esso risultò la nuo-
va distribuzicne delle ter-
re e dei mari con l’inaspet-
tata anvarizione di un nuo.
vo mondo. La sorte intanto
aveva voluto che nel primo
viaggio al servizio della
Spagna Vespucci scoprisse
una terra spettante al Por.
togallo e che nel secondo.
al servizio del Portogallo.
si dovesse dedurre, dal co-
stante arretramento della
costa verso sud-ovest, che
ad un certo vunto la nuova:
terra veniva a trovarsi di
nuovo nella zona spagnola
ad ovest della linea dei
trattato di Tordesillas. For-
se ber questo il re Ema-
nuele ritenne superfluo
proseguire con nuove ri-
cerche a sud-cvest ed allo-
ra il Vespucci passò di
nuovo in Spagna. Divenuto
cittadino spagnolo rese al-
tri servizi alla corte e ot-
|
a dare « una mano » ai ma- Ì
novali per caricare e scari- |
cure il loro mezzo, senza
farsi troppo pregare, senza
guardare dall’alto in basso |
i pedoni. Quasi tutti per la |
loro macchina hanno un at-
taccamento spiccato che
sfocia, spesso, in una sorta ,
di tenerezza paterna, quan-
‘do sono in sosta le dedicano
le più amorevoli cure, sceru-
tano la verniciatura, con-
trollano il carico delle ba-
lestre e l'efficienza del mo- |
tore e vanno fuori della |
grazia di Dio, quando un |
gruista o un manovale sba- |
dato provoca qualche leg- |
gero danno al cassone o al- |
la cabina che nell’interno |
è spesso decorata, in una
confusione di sacro e pro- |
fano, con immagini di San |
Cristoforo e foto di « pin- |
up-girls »... |
I « camionisti », per i lo- |
ro « tre assi », i loro « Lan-
cia 3RO » con rimorchio o
per i loro « Fiat 42 », han-
no lo stesso amore che può
avere un figlio di papà per
una lussuosa « fuori serie »: |
con la differenza che la
macchina è degli altri e con
essa compiono un lavoro
molto più utile, Per ciò, an- |
che se si dessero delle arie,
screbbero egualmente sim-
patici... ALGA
23
tenne la carica di piloto
mayor, ufficio che lo por-
tava a sovraintendere a
tutta la politica marinara
e coloniale della Spagna,
conservandola fino alla
morte, avvenuia a Siviglia
nel 1512.
Su Amerigo Vespucci i
giudizi furono controversi
per secoli. Per alcuni egli
era .una personalità di
prim'ordine, per altri un.
volgare mistificatore, per i
più una figura incerta e so-
spetta. Gli si addebitò il
fatto di aver imposto, o di
essersi prestato a lasciare
imporre da altri, il proprio
nome a una parte del mon-
do che avrebbe dovuto in-
vece chiamarsi dal suo pri.
mo e vero scovritore, Gli
furono attribuite operette
a stampa in cui egli soste-
neva di aver messo. piede
sulla terra ferma prima di
Colombo nel 1497 e di aver
effettuato altri viaggi in-
ventati di sana pianta.,
In seguito a scrupolose
e appassionate ricerche ne-
gli archivi queste operetta
sono risultate apocrife, e
sono state ritrovate invece
le vere testimonianze sul-
l’opera di Vespucci. E del
resto la Spagna non avreb-
be certo affidato ad un uo-
mo disonesto e spregevole
l’altissima carica di piloto
mayor. Cadute le accuse
che lo hanno oppresso per
lungo tempo, il Vespucci
ha riacquistato e occupato
saldamente il posto che gli
compete nella storia delle
prime esplorazioni delle
terre americane e la sua fi-
gura va posta pertanto tra
‘quelle dei più grandi esplo-
ratori e navigatori del
mondo. Nei reiterati ed ac-
caniti tentativi di giungere
ai paesi delle spezie molti
furono coloro che si copri-
rono di gloria: Giovanni da
Pian del Carpine nel 1245,
Nicolò e Matteo Polo nel
1261-1269, Marco Polo nel
1271-1295, Ugolino e Vadi-
no Vivaldi nei 1291, Barto-
lomeo Diaz nel 1487, Cri-
stoforo Colombo nel 1492, ‘©
Vasco de Gama nel 1498,
ECC:
Tra questa illustre schie-
ra Amerigo Vespucci occu-
pa un posto di primo pia-
no, non solo per aver sco-
perto anch’egli nuove ter-
re, ma anche e sopratutto .
per il contributo che i suoi
viaggi portarono alla scien-
za geografica. Dopo le sue
esplorazioni la convinzio-
ne che fossero state rag-
giunte le « Indie » comin-
ciò a vacillare ed in breve
il dubbio che si trattasse
di un continente nuovo di-
venne certezza. Spettò ad
altri darne la dimostrazio-
ne pratica: ma ad Amerigo
Vespucci si deve attribuire
l’altissimo merito di aver-
ne preparato la strada.
Dante Jannone
24°
Atleti Ansaldini
Luigi Dagnino
L’hockey a rotelle non è
uno sport popolare come il
gioco del calcio, ma non per
questo è meno bello, e richie-
de da chi lo pratica abilità,
colpo d’occhio e buona prepa-
razione atletica. Presso la Di-
rezione Generale dell’Ansaldo
c'è un giovane disegnatore, il
signor Luigi Dagnino, che si
è distinto in maniera eccezio-
nale in questo sport, conse-
guendo con la nostra squadra
nazionale il titolo di campio-
ne del mondo. Abbiamo avvi-
cinato il signor Dagnino ed
abbiamo avuto il piacere di
© scambiare con questo “aloro-
so atleta quattro chiacchiere.
Abbiamo così saputo che egli
ha cominciato a giocare alla
età di 14 anni in diverse So-
cietà, tra cui il Dopolavoro
Ansaldo, facendosi qualche
anno dopo notare in campo
nazionale. Infatti nel 1948 e
1949 fu chiamato diverse vol-
te per gli allenamenti della
squadra nazionale e nel 1950
partecipò come riserva ai
camp'onati del mondo svoltisi
a Milano. L’anno seguente
Dagnino divenne titolare del-
la squadra nazionale e lo è
tutt'ora. Attualmente egli gio-
ca nella « Amatori Modena »,
in quanto a Genova non esi-
«ste una squadra di serie A.
Gli abbiamo poi chiesto a
quali camvionati del mondo
ha partecipato e cuando ha
conquistato il titolo mondia-
le, ed egli ci ha risposto:
— Ho partecinato ai cam-
pinnati Ael Mondo neeli anni
1951, 1952, 1953 e 1954. Il ti-
tolo di camnione del mondo
l’ho conquistato nel 1953 a Gi-
nevra.
Poi Dagnino ci ha parlato
della partita che niù vo'en-
tieri ricorda. cuella giocata
contro la Snaoena ai campiona-
ti mondiali dell’anno scorso e
vinta per 1 a 0 dopo una
gara accanitissima. Invitato a
parlarci brevemente dell’atti-
hockeystica in Italia, il bra-
vo atleta ci ha risposto:
— L'’hockey a rotelle è uno
sport praticato da dilettanti.
Abbiamo 8 squadre di serie A,
8 di serie B ed altre di divi-
sioni inferiori. Penso che me-
riterebbe una ben maggiore
popolarità, in quanto offre uno
spettacolo agonistico di de-
strezza, velocità e bellezza al
tempo stesso. Purtroppo in
Italia mancano i campi coper-
ti e i fondi messi a disposi-
zione per incrementare que-
sta attività sono assai scarsi.
E’ un vero peccato, perchè
l'hockey a rotelle è una delle
più sane attività sportive; in-
fatti chi lo vratica non ha se-
condi fini: g'i bastano la gioia
e l’orgog'io di gareggiare sol-
tanto per il trionfo dello
Sport, quello con la S maiu-
scola,
Mario Capio
Anche lo sport della vela
annovera, fra gli ansaldini, un
valoroso sportivo, affermatosi
con una brillante carriera: il
campione italiano Mario Ca-
pio, timoniere su « derive »
di classe nazionale ed interna-
zionale. Mario Capio ha trenta
anni e lavora nel reparto
Grande Torneria del Mecca-
nico. Appassionato dello sport
velico fin da ragazzo, egli mise
ben presto in luce le sue doti
di audacia e perizia ed a tut-
t'oggi ha vinto oltre 70 regate,
tra cui possiamo ricordare: per
la serie « derive » di mt. 4: un
campionato ligure; per la clas-
se « U » di m. 5.50: un campio-
nato ligure; due campionati
della Versiglia; un campiona-
to toscano; due coppe « Stal-
der »; due coppe del Presiden-
te del Consiglio dei Ministri;
una coppa del Presidente del-
la Repubblica; una coppa
« Elah »; il campionato italia.
no 1952; il campionato italiano
1954 (svoltosi a San Remo con
forte vento e mare tempe-
stoso).
Mario Capio ha vinto inol-
tre, nel 1952, l’eliminatoria
nazionale olimpionica per la
classe « Fin » ed è stato olim-
pionico a Helsinki in rappre-
sentanza dell’Italia.
Ottavio Rossi
Ottavio Rossi, impiegato
presso l’ufficio Mate del Mec-
canico, è stato un valoroso
giocatore di calcio e recente-
mente ha svolto anche una be-
nemerità attività quale alle.
natore, Iniziata la sua carrie-
ra nella « Primi calci» della
« Serenissima » di Venezia e
nella « Ulic » di Milano, nel
1938 partecipò ai campionati
di Serie A con l’A. S. Bari, di-
stinguendosi per il suo attac-
camento ai colori sociali e per
la sua serietà. Nelle ultime
stagioni Ottavio Rossi è stato
allenatore, e spesso giocatore,
nella Bolzanetese, nel Ponte-
decimo, nella Sampierdarene-
se 1946, nella Pegliese, portan-
do quest’ultima alla « promo-
zione »,
Attualmente questo appas-
sionato sportivo sta allenando
la squadra « Liberi Sestresi
F.B.C. » con l’intento di por-
tare anch'essa alla « promozio-
ne ». Abbiamo chiesto a Otta-
vio Rossi quale è stato l’av-,
venimento più lieto della sua
arriera ed egli ci ha risposto:
« Ogni qualvolta sono sceso in
campo ed ho potuto dare tutte
le mie possibilità. Gradirei che
i giovani specialmente inter-
pretassero lo sport sotto que.
sta forma morai?, fatta soprat-
tutto di dedizione ai colori sot-
to i quali militano »,
o
Manlio Barabino
Manlio Barabino, Capo Ma-
gazziniere del Meccanico, è un
appassionato sportivo sampier-
darenese, ed oltre a far parte
della esigua schiera dei cro.
nometristi genovesi, nella qua-
le si è segnalato come uno dei
migliori e più attivi, è anche
motociclista, nuotatore, pesca-
tore subacqueo.
Non vi è manifestazione
sportiva, nella quale occorra
il controllo cronometrico, in
cui non sia presente Manlio
Barabino, Lo si trova sulle
torrette nei circuiti motoristi-
ci, ai bordi deile piscine du-
rante le gare natatorie, e nel-
le gare di regolarità è conteso
dai migliori piloti che cercano
ad ogni costo di averlo quale
ottimo e prezioso collabora-
tore.
Manlio Barabino è un an.
saldino estremamente dinami-
co. Ultimamente ha partecipa-
e RN o
to, con il suo cronometro, ai
campionati nazionali ed euro-
pei di nuoto svoltisi a Genova
e a Torino.
SUCCURSALI:
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Il nostro concorso di disegno
CONCLUSIONE
Guido Montarsolo: Operaio.
La pubblicazione dei disegni partecipanti al concorso da noi bandito nel
n. 3 de «l'Ansaldino » è terminata. Preghiamo ora i lettori di voler
esprimerci, sui disegni pubblicati, il loro giudizio, in base al quale ver-
ranno assegnati i premi, Tra coloro che ci invieranno, debitamente riem-
pito, il tagliando, saranno estratti a sorte una penna stilografica « Auro-
ra», un volume sulla Marina mercantile e un portafogli in pelle.
A mio avviso il miglior disegno pubblicato è:
Firma
i N
UU meno di 14 anni, povero fio-
“Giulietta e Romeo, ren isboccio piegato e ira-
È volto dal vento sconosciutu
1 regista Castellani dell’amore; la balia (Flora
(quello dì « Sotto il sole Robson) è un tipo di bene-
di Roma » e « Due soldi di vola e petulante portinaia
speranza ») ha diretto que- dei nostri giorni; frate Lo-
sta produzione italo-inglese. renzo (Mervyn Johns) è la
che è stata premiata col figura più simpatica e più
« Leone d’oro » alla Mostra umana, che pensa per tut-
di Venezia, pur con mani- ti quei capi scarichi impaz-
festazioni di dissenso, ed è ziti, i figli per amore, gli
stata respinta quasi unani- altri per antico odio, e
memente dalla critica in- avrebbe forse salvato tut-
glese. to e preparato un finale ro-
La leggendaria storia di su se il fraticello inviato u
Giulietta e di Romeo, suici Mantova con la famosa let-
di per amore, è troppo no- tera fosse stato un po’ più
ta perchè occorra ripeterla: sveglio.
tisogna invece valutare il Il Duca di Verona, che
film avendo presenti le in- giudica e manda, e trae la
tenzioni del regista. morale della favola, è inter-
Castellani ha voluto su- pretato dallo scrittore Elio
perare a ritroso la tragedia Vittorini.
di Shakespeare e risalire a E’ riuscito Castellani i
Masuccio Salernitano, a darci, con una sua poetica
Luigi da Porto, al Bandel- opera degna del dramma
lo e dare alla tragedia di shakespeariano, è riuscito a
Giulietta e di Romeo un realizzare la sua -commen
contenuto più realistico, devole ambizione?
quindi meno tragico, meno A voi la risposta. Quello
lirico, meno romantico, în che noi possiamo dire è che
ultima analisi. è riuscito a farci vedere co-
Romeo (è stato scelto lo me si adopera il colore nel
squadrato Laurence Har- film, in funzione espressiva
vey) è un po’ un capo sca- e funzionale, creando e ri-
rico, condotto dagli impul- creando, col moderno stru-
si, che vive d’istinto nella mento della camera, Vin-
propria tragedia più che canto dei fiamminghi e il
scffrirla e comprenderla fi- rigore dei maestri italiani
no in fondo; Giulietta (la del Rinascimento.
giovane Susan Shentall) è
veramente una ragazzina di IL PORTOGHESE
\ SI
il mondo
»
ar francobolli
Non tutti i collezionisti,
naturalmente, dedicano la
loro attenzione ad uno o
più Stati in maniera ero-
nologica; molti si sono de.
dicati alla « Collezione a
soggetto ».
Per questa seconda for-
ma non si ha che da sce-
gliere. Posta Aerea, Anima-
li, Fiori, Uomini Illustri,
Navi, Ricorrenze Mondiali
e quanto altro possa veni-
re in mente che costituisca
oggetto di buon... soggetto.
Queste collezioni, in sostan-
za, sono del tutto persona-
li e, pur avendo una orga-
nicità loro propria, non
danno tuttavia la comple-
tezza che un singolo Stato
può dare. Con ciò, special-
mente le collezioni di Ani-
mali e di Fiori, composte
per la maggior parte di
francobolli con molti colo-
ri, si presentano in maniera
oltremodo attrattiva
Altro argomento connes-
so alle iniziative personali
è quello delle varietà, er-
rori ed anormalità. Occor-
re premettere che, il fran-
cobollo essendo stato pre-
visto « giusto » per una
data necessità, l'errore od
anormalità in genere (date
o diciture sbagliate, sovra-
stampe rovesciate, mancan-
za di dentellatura) è da
considerarsi un «incidente»
nella tiratura e perciò, agli
effetti filatelici, costa da un
minimo di dieci volte ad un
massimo imprecisato ri-
spetto al suo esemplare
normale.
Collezionare « incidenti »
è compito degli specialisti
ed in uno Stato è bene
considerarla collezione di
complemento sia per la dif-
ficoltà di trovare i pezzi,
sia per poco interesse di-
mostrato dai filatelici in
generale.
Non parliamo poi degli
errori creati ad arte a sco-
po speculativo: esistono già
pericolose falsificazioni dei
francobolli normali (così
simili all’originale che è
arduo distinguerle) ed è
inutile e dannoso cercare
francobolli « sbagliati » sui
quali la falsificazione si
confonde con l’errore.
Atteniamoci perciò alla
normalità che è pur sempre
l’aurea via di mezzo.
CERVETTI
25
(#81=18)681&\8\#18/3/518/514)0)2/3/00/9R0s 82/88/8604 SaR
8
E
I I raffreddore è uno degli ar-
gomenti che offrono con
maggior frequenza l'occasione
di criticare le possibilità del-
l’arte medica; l'evoluzione del-
la medicina moderna ha vinto
la maggior parte delle malat-
tie infettive, ma deve dichia-
rarsi vinta di fronte al comu-
ne raffreddore.
In questa situazione para-
dossale si trova il medico di
fronte ad una forma morbosa
tanto frequente e diffusa e
tuttavia così difficilmente cu-
rabile. L’affezione catarrale
semplice delle cavità nasali,
denominata anche corizza o ri-
nite catarrale acuta ha soli-
tamente un decorso benigno,
senza febbre o quasi, e non
costringe a letto per cui si
potrebbe anche accettare l’ot-
timismo di un noto medico
che a proposito di questa ma-
lattia diceva: «non è im-
portante per se e potrebbesi
lasciare alla medicina popola-
re, come fa, il curarla».
Ma l’esperienza quotidiani
ci insegna quanta varietà di
comportamenti possa essere
osservata da caso a caso e
quanta facilità sussista al ma-
nifestarsi di reazioni abnormi
în organi contigui, seni para-
nasali, orecchio medio, con-
giuntive oculari, faringe, tra-
chea, bronchi, che trovano nel
raffreddore il punto di par-
tenza per complicare in modo
repentino la banale forma inì-
ziale.
Non a torto perciò sono sta-
te condotte ampie ricerche per
giungere ad approfondire la
conoscenza intorno al raffred-
dore; anzitutto bisogna distin-
guere secondo le cause deter-
minanti: le forme allergiche,
dovute cioè essenzialmente al-
la sensibilizzazione specifica di
un soggetto verso particolari
sostanze, forme che si mani-
festano ogni qual volta il sog-
getto allergizzato viene in
contatto con l’antigene respon-
sabile, che è sovente il polli-
ne di svariate piante (raffred-
dore da fieno, pollinosi, rinite
allergica) e quelle forme che
insorgono con maggior fre-
quenza in questa stagione e so-
no legate al freddo in quanto
la perfrigerazione riducendo le
resistenze e difese locali del-
la mucosa nasale favorisce
Vimpianto e lo’ sviluppo di
una serie di germi.
Il freddo provoca una diffi-
coltosa circolazione sanguigna
dei capillari della mucosa na-
sale con conseguente rallen-
tato ricambio nutritivo di que-
sto tessuto e successivo svilup-
po dei germi che comunemen-
te abitano nelle fosse masali
: PARLA IL MEDICO i
fa ES ME: i
ISEE I605/616/66/88/06/6 018806)
oppure facilita Vimpianto dal-
l'esterno di una particolare
specie di virus filtrabile che
sembra essere il vero respon-
sabile della rinite catarrale
acuta.
Anche in questi casi da
freddo entrano in gioco feno-
meni di tipo allergico con li-
berazione di sostanze .istami-
nosimili che provocano l’ede-
ma per inibizione del tessuto.
mucoso e vasoparalisi capil-
lare; è questo tra i vari sin-
tomi forse il più molesto: « le
narici tappate ». La constata-
zione che il raffreddore col-
pisce in prevalenza determi-
nati individui mentre altri
sembrano refrattari ha porta-
to ad una ipotesi costituziona- ©
listica secondo la quale i sog-
getti più sensibili sarebbero i
distonici neuro-vegetativi, co-
loro che facilmente soffrono di
mal di mare, mal di montagna,
ecc.
Risulta da quanto detto che
il problema curativo del raf-
freddore è assui più comples-
so di quanto normalmente non
si creda ed a prescindere dal
terreno individuale che gioca
sempre una purte essenziale
per lo sviluppo di qualsiasi
forma morbosa, sfugge ancora
alle nostre conoscenze la. ve-
ra essenza dei concatenamen-
ti causali delle varie forme so-
stenute spesso da elementi de.
terminanti diversi.
Ai fini curativi due dati di
fatto risultano certi: anzitutto
il successo è «in stretto rappor-
to con la precocità della tera-
pia instaurata alla comparsa
dei primi sintomi dell’affezio-
ne, ed in secondo luogo non si
deve ritenere che una sostan-
za medicamentosa da sola pos-
sa costituire il toccasana di
tutti i raffreddori.
I risultati più brillanti si ot-
tengono con applicazioni lo-
cali, entro le cavità nusali, di
sostanze antiallergiche (ad ef-
fetto antistaminico) di vaso
costrittori (che combattono la
vasoparalisi o dilatazione ca-
pillare e quindi l'edema o gon-
fiore delle mucose) di antibio-
tici (che combattono lo svi-
luppo dei germi).
L’azione degli antibiotici in
loco è più rapida e risolutiva
se applicati precocemente,
quando i germi non hanno an-
cora guadagnato zone profon-
de nei tessuti. L’applicazione
di queste varie sostanze, può.
essere fatta con le comuni in-
stillazioni a gocce o con nebu-
lizzatori a spruzzo o opportu-
namente con solventi speciali_
insufflate con apparecchi per
aerosol. © =
Chirone.
Dipendenti del Muggiano dopo la programmazione di films antifortunistici dell’ENPI
26
SI ono stato al nostro CRAL
una sera, gentilmente in-
vitato dagli organizzatori di
una serata per dilettanti.
Dovevo far parte della giu-
ria , come in effetti ho fatto,
ed ho quindi dovuto interes-
sarmi quasi esclusivamente
delle esibizioni. Non è di es-
se però che vorrei parlare
anche se sono state meritevoli
di nota. Vorrei soffermarmi
invece a descrivere l’atmosfe-
ra della serata, lo spirito del-
la manifestazione che ho sen-
tito tutto attorno a me, vivo
e preciso.
Mi ero sorpreso a dire la
mattina precedente: « domani
debbo andare al CRAL».
« Debbo andare » avevo detto
e non « voglio andare » e ciò
sembrava definire uno stato
d’animo, un atteggiamento
mentale, non intendevo dire
ciò che in effetti ho detto, ma
essermi espresso così mi ha
fatto poi ragionare pensando
che forse molti altri di noi
guardano così alle manifesta-
zioni enalistiche.
Confuso tra il pubblico del-
la serata, rimpiangevo di non
avere frequentato già da pri-
ma il CRAL e mi ripropone-
vo di tornarci spesso. Noi ci
assentiamo continuamente da
manifestazioni che avvicinano
gli uomini fra loro e li aiu-
tano a comprendersi e questo
è male.
In quella piccola sala di tea-
tro vi era il calore di uno spi-
rito semplice e schietto di fe-
stività ed il divertimento di
tutti era evidente ed immedia-
to, gli applausi schietti e di-
vertiti.
Un pubblico entusiasta in-
somma che applaudiva dei di-
lettanti bravi e compresi an-
che se un poco emozionati. Ma
quei battimani non erano solo
per le esibizioni, erano anche
e sopratutto rivolti alla mani-
festazione in sè, all'ambiente,
allo spirito di cordiale sem-
plicità in cui tutti si diverti-
vano. Io mi sono sentito a mio
agio come poche volte mi è
dato di esserlo di fronte a del-
le esibizioni o comunque ad un
confronto tra attori e pubbli-
co e mai avrei creduto di tro-
vare tanta appassionata, par-
tecipazione.
Uomini che duramente e
semplicemente luvorano, brio-
samente sì divertono. Era fa-
cile comprendersi, era facile
parlare con tutti. Non avrei
mai voluto lasciarmi sfuggire
questa occasione per scrivere
a « l’Ansaldino » e per sugge-
rire a tutti, sopratutto a co-
loro che possono essere di aiu-
to anche con la loro sola pre-
senza, a conoscere meglio il
CRAL, a visitarlo, a frequen-
tarlo, Nel piccolo ambiente di
via Stennio ci si può capire
gli uni con gli c.ltri forse me-
glio di quanto non si sia fatto
fino ad oggi sul lavoro. Io so-
no entusiasta dell’occasione
che mì è stata data.
Alberto Tomasi
« Rosso e nero”
Nelle sere di sabato 11 e do-
menica 12 c, m. ha avuto luo-
go, presso il Teatro di via
Achille Stennio, il concorso di
arte varia « Rosso e nero », a
cui hanno partecipato dilet-
tanti iscritti al CRAL, come
annunciato sul n. 11 de « l’An-
saldino ». Durante la prima se-
rata ha avuto iuogo la sele-
zione da cui sono stati scelti,
da apposita giuria, cinque di-
lettanti su undici. Domenica
sera ha avuto luogo la finale
che ha dato i seguenti risul-
tati: 1. Fernando Bolla (fisar-
monica) - 2. Nino Cesari (ean-
tante) - 3. Letterio Cirona
(chitarra). 4, Trio « Allegro »
(trio vocale) - 5, Pino Bellani
(cantante).
La
dei libri scolastici
distribuzione
Anche quest'anno il CRAL
ha effettuato ai propri iscrit-
ti ia distribuzione dei « Libri
Scolastici » a pagamento ra-
teale con il beneficio di uno
sconto del 10% sul prezzo di
copertina. Complessivamente
sono stati distribuiti 5.600 vo-
lumi per un importo di lire
4.215.255 così suddiviso:
Cantiere Navale 1754; Car-
penteria 224; Direz. Centrale
368; Ferroviario 473; Fonderia
167; Meccanico 888; S.A.U. 88;
A.S.G-Sestri 383; A.S.G.-Cam-
pi 497; Coke 39; Delta 176;
Fossati 295; O.A.R.N. 200; Os-
sinitrica 12; CRAL Ansaldo 36.
Brillante vittoria
della squadra di pallavolo
Promosso dalla FITAV si è
disputato - mercoledì 8 dicem-
bre - a Savona, il Trofeo « l.a
Rete d’Argento ».
Alla gara hanno partecipato
12 Società
La nostra squadra, superan-
do brillantemente nel girone
finale le formazioni del 4.0 Re-
parto Mobile e della Finanza,
si è aggiudicata l'ambito Tro-
feo.
La “caccia al Paperino”
TO
Tra iî numerosi cacciatori che hanno individuato l’esatta posizione del « Paperino » nel-
isola, da noi pubblicata sul n. 11, la sorte ha favorito il sig. Alberto Vanini del Cantiere
Navale « Luigi Orlando » di Livorno. L’esatta posizione « G.
17»
è stata individuata, come
1bbiamo detto, da numerosi colleghi tra i quali i premi di consolazione sono toccati a: Vit-
torio Lucchesi del CAN che si è visto assegnare un quadro ad olio; Renzo Frigerio del MEC,
tre volumi biografici di pittori italiani: Ester Campagnoli della DIG, un pacco propaganda
Sanovatt; Antonino Donato del CAN, un volume sulla marina mercantile; Mario Campanini
lì LIV, un volume sulla marina mercantile; Francesco Angelini della DIG, un portafogli
di vitello e Armando Castello del CAN, un portafoglio di vitello.
Il fortunato vincitore del «
Paperino », e tutti i
vincitori dei
premi di consolazione,
sono stati ricevuti dal Direttore Generale, che si è vivamente complimentato con loro
ISONIS
I
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LOANO (savona)
Fip RR
MAGAZZINI VITTORIA
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riscaldare ovunque con
fa massima praticità
Sicunezza ed economia
AROPAGANDA L'Quitad
alt
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QUEL GHE VOLETE SAPERE
lo
abbiamo rilevato da un
sondaggio della opinione Bi
blica aziendale condotto con
un moderno e razionale siste-
ma. I fatti che la maggior
parte di voi desidera conosce-
re sono:
2° -
3°
- La continuità del
lavoro.
x
Questo è l’elemento fonda-
mentale, il punto su cui con-
verge il maggiore interesse
di ciascuno e di tutti, poichè
esso condiziona il buon an-
damento e lo sviluppo della
Azienda e, per immediato. rì-
flesso, il tenor di vita indivi-
duale e domestico d’ognì di-
pendente. La continuità del
lavoro dipende da numero-
sissimi fattori da varia na-
tura: esterni e oggettivi, co-
me la capacità di assorbi-
mento del mercato, il costo
delle materie prime e, in ge-
nere il livello idei costi di
produzione, le possibilità più
o meno ampie di esportare i
prodotti anche in relazione a
particolari condizioni valuta-
rie, la concorrenza, ecc.; in-
terni e soggettivi — cioè ri-
guardanti ogni organismo a-
ziendale e ogni singolo lavo-
ratore — come lo spirito di
iniziativa, l’abilità commer-
ciale, la capacità professiona-
le, il raggiunto e il raggiun-
gibile livello di produttività.
Su tutti codesti elementi il
dipendente vuol essere rag-
guagliato e trarne poi, a ra-
gion veduta, un fondato giu-
dizio sulle prospettive del
proprio lavoro.
Ciò che si fa per ga-
rantire la vostra sicu-
rezza sul lavoro.
E° umano e sacrosanto che
ogni operaio si preoccupi del-
la propria incolumità perso-
nale e sia ansioso di conosce-
re i nuovi accorgimenti che
la tecnica antinfortunistica
via via suggerisce e che V’A-
zienda pone in atto.
- Le possibilità di un
miglioramento nella car-
riera e nella rimunera-
zione.
Nessuno (tranne esseri di ec-
cezione e in eccezionali si-
tuazioni) lavora, come sì suol
dire, « per la gloria ». Avan-
zare di grado, guadagnare di
più, vivere meglio: ecco l’a-
spirazione di tutti. Così o-
asssbss ssaa
4°
5°
6°
Poichè nei prossimi giorni di
festa il tempo non vi mancherà,
rileggetevi con un po’ d’atten-
zione queste righe. (Non è la pri-
ma volta ch'esse compaiono su
« l’Ansaldino »; le abbiamo già
pubblicate nel” primo numero; ma
forse più d’uno fra voi, o non
le ha lette, o le ha dimenticate).
Esse compendiano il programma
del giornale. E i programmi van-
no sempre ricordati con esattez-
za: da chi redige i giornali, per
mantenervisi fedeli; da chi li
legge, per poter dare cosciente-
mente il necessario apporto di
collaborazione e di critica.
CSTTTTTTTTTTTOTOCCTTCCCTCÀ
gnuno desidera possedere e-
lementi di giudizio che gli
consentano di fare un ragio-
nevole calcolo sulle possibili-
tà di far carriera.
- Come vengono impie-
gati i profitti dell’azienda
e come si fronteggiano
ile perdite.
Lavora bene soltanto chi la-
vora sapendo ciò che fa e
perchè lo fa e non solo l’uti-
lità e l’esatto inquadramento
del proprio apporto produtti-
vo nell’immenso mosaico a-
ziendale, ma anche Ventità
degli eventuali profitti com-
plessivi e l’uso che ne vien
fatto. In una parola, come. e
dove «vada a finire » il suo
lavoro e quello di tutti gli al-
tri.
- Che cosa si fa per mi-
gliorare le vostre capa-
cità tecniche.
Una delle curiosità più legit-
time è quella che sì appunta
sulle varie occasioni offerte
dall’Azienda, a ciascuno nel
proprio campo, per affinare
— mediante speciali corsì di
studio — qualità, attitudini
peculiari, esperienza e istru-
zione tecnica.
- La storia dell'azienda,
la sua attuale organizza-
zione, la composizione
dei suoi quadri.
Conoscere la storia dell’A-
zienda vuol dire sentirsi par-
tecipì — e responsabili con-
tinuatorì — di una tradizione
antica e nobile. Conoscere or-
ganizzazione e quadri signi-
fica aver sott'occhio l’intera
sua struttura produttiva, tec-
nica, amministrativa, gerar-
chica; cioè non sentirsi ato-
mi dispersi, ma elementi lo-
gicamente inseriti in un gran-
de meccanismo proporziona-
to e funzionante.
SI;
10 SAPRETE
) 7°- La posizione dell’azien-
da nel proprio campo in-
dustriale e commerciale
e la sua importanza sul
piano locale, regionale,
nazionale.
Chi lavora vuole e deve co-
noscere l’esatto « peso econo-
mico » della propria Azienda.
Giusto orgoglio e conseguen-
te senso di responsabilità de-
rivano dal fatto, che si fa par-
te di un complesso industria-
le la cuì attività essenziale è
determinante nel quadro del.
l'economia nazionale.
© - Successi ed insuccessi.
Ogni grande industria, quan-
to più è viva e attiva, tanto
più va incontro a vittorie,
ma anche, inevitabilmente, a
qualche sconfitta. Il lavora-
tore desidera sapere — ed è
giusto e utile — la misura e
la ragione dei successi e de-
gli- insuccessi; altrimenti vi-
vrebbe con gli occhi ben-
dati; e lavorerebbe come
un automa e non come un
uomo pensante e responsa-
bile
9° - Difficoltà attuali e dif-
ficoltà previste in rela-
zione al mercato, agli
approvvigionamenti ecc.
Solo conoscendo con precisio-
ne le difficoltà oggettive che
l’Azienda incontra sul suo
cammino è possibile aiutarla
(e con ciò aiutare sè stessi)
a superarle. E, quando occor-
ra uno sforzo o un sacrificio,
bisogna sapere perchè lo sì
fa.
10° - | programmi per il
futuro.
Poichè non esiste tranquilli-
tà dì spirito senza fiducia nel
domani, ogni dipendente a-
spira a conoscere ciò che si
progetta e si prepara per as-
sicurare lavoro e benessere
nel futuro immediato e lon-
tano.
Ci proponiamo di soddisfare
il vostro desiderio di appro-
fondita conoscenza dei pro-
blemi e dei fatti più interes-
santi fornendovi una infor-
mazione oggettiva, costante e
dettagliata e favorendo un
dialogo permanente tra la
Società e il personale su tutti
gli argomenti connessi alla
attività dell'Azienda. Così,
ciò che desiderate sapere...
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Sono nati
3 ottobre: MAURIZIO, figlio
di Cavazzoni ing. Luigi (Mec)
— 25 ottobre: PIER GIULIO,
figlio di Isola Lauro (Can) —
RAFFAELLO, figlio di Botti-
no ing. Raffaele (Can) — 30
ottobre: ALESSIO, figlio di
Pesce Ilario (Can) — 31 ot-
tobre: FIORENZO, figlio di
Bonanni Edilio (Mug) —
CARLA, figlia di Dagnino Lo-
renzo (Can) — 4 novembre:
GIANNA, figlia di Galletto
Mario (Mug) — DINO, fi-
glio di Stefanelli Aristodemo
(Mec) — 5 novembre: MARI-
NO, figlio di Signorini Mari-
no (Liv) — 7 novembre: SA-
VINA, figlia di Ghisi Adriano
(Mec) — 10 novembre: GIO-
VANNI, figlio di Seu Antioco
(Can) — GRAZIELLA, figlia
di Milani Attila Beniamino
(Mec) — 12 novembre: ROS-
SELLA, figlia di Errani Re-
mo (Can) — 15 novembre:
MAURIZIO, figlio di Corrao
Alberto (Can) — ERNESTO,
figlio di Nardelli Mario (Can)
— 17 novembre: GIOVANNI,
figlio di Vannucci Emilio
(Liv) — 20 novembre: MAS-
SIMO, figlio di Bevegni Epi-
fanio (Mec) — 22 novembre:
MARCO, figlio di Catelli Al-
do (Liv) — 23 novembre: PA-
TRIZIA, figlia di Molinari Re-
nato (Fon).
A tutti i piccolissimi « an-
saldini » e ai loro genitori i
nostri auguri più fervidi.
Si sono sposati
18 settembre: RIZZELLI
Giovanni (Mef}) con Piano
Anna — 9 ottobre: CONSON.
NI Valentino (Mec) con Noz-
zoli Vittoria — 14 ottobre:
CIONI Onorato (Mug) con To
ni Luna — 17 ottobre: GHIO-
NE Giuseppe (Mec) con Cam-
po Franca — 23 ottobre: LOM-
BARDI Bruno (Mug) con Cro-
ci Maria — CAPRARO Giu-
seppe (Mec) con Damonte A
da — 7 novembre: PICCONE
Luigi (Mec) con Spigno Au-
relia — 21 novembre: NERI
Bruno (Liv) con Mattei Lo-
redana — 25 novembre: FA-
DINI Antenore (Car) con
Riotti Maria — ANDREUC-
CIOLI Orlando (Coke) con
Robotti Annita.
Agli sposi i nostri vivissi-
mi auguri,
Il gruppo di montatori del Meccanico che hanno provveduto al montaggio della caldaia della
Centrale della « Fibracolor » di Tordera (Spagna). Da sinistra: Angelo Ivaldi, Giovanni Villa.
Giuseppe Parisiella, il tecnico Giovanni Priotto, Mario Pilato, Nirdo Puppo. Antonio Carbone
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NUOVO STABILIMENTO
“io ANSALDINO
Nel Cantiere Navale di Ge-
Sestri la quasi totalità degli
impiegati ha delegato i rap-
presentanti della Commissione
Interna a riprendere contatti
con la Direzione, affinchè si
addivenga, quanto prima, ad
una soluzione equa per quan-
to concerne l'attribuzione del
premio di produzione extra e
non extra e in particolar mo-
do perchè la ripartizione ven-
ga fatta nella stessa maniera
e misura in cui viene distri-
buito ai dipendenti impiegati
dei Cantieri di Livorno 4
Muggiano.
E' forse un’avventatezza
chiedere quali criteri e quale
metro vengono adoperati ne-
gli stabilimenti confratelli
sopracitati?
Per quale motivo non viene
istituito un sistema unico €
uguale per tutti?
Dopo l'attuale numero di
commesse assegnate e il con-
seguente buon carico di lavo-
ro al nostro Cantiere, è forse
ancora giustificabile una tale
differenziazione?
UN GRUPPO DI IMPIEGATI
Il sistema di gratificazio-
ne quadrimestrale, impropria-
mente chiamato premio di
produzione, esistente tutt’og-
gi presso i Cantieri di Mug-
giano e Livorno, era stato i-
stituito presso i due suddetti
cantieri allorchè gli stessi fa-
cevano parte della Società
Odero-Terni-Or!ando, ed è sta-
to mantenuto all’atto del lo-
ro passaggio all’Ansaldo in via
provvisoria, in attesa che le
condizioni di sviluppo del ca-
rico di lavoro dei suddetti
cantieri consentisse ad essi, co-
me d’altra parte era in pro-
gramma per gli altri stabili-
menti sociali dell’ANSALDO,
l'istituzione di un vero e pro-
prio premio di produzione che
fosse collegato all’ attività
produttiva dello stabilimento.
Infatti, mentre le varie for-
me di premio di produzione,
successivamente studiate e in-
trodotte nei vari stabilimenti
sociali di Genova, sono diret-
tamente collegate con l’anda-
mento della produzione degli
stabilimenti, il sistema in at-
to presso i Cantieri di Mug-
giano e di Livorno consiste
praticamente in una gratifica
quadrimestrale che viene di-
stribuita ad esclusivo giudizio
della direzione locale ai sin-
goli impiegati in relazione ad
una valutazione di merito de-
gli stessi e non ha alcun le-
game con l’andamento produt-
tivo del Cantiere. — —
Un tale sistema non può
considerarsi razionale e, per-
tanto, non può certo parlar-
si di una sua estensione agli
altri stabilimenti sociali, ben-
sì, piuttosto, di una sua sosti-
tuzione con un vero e proprio
premio di produzione.
85
Siamo un grupro di impie-
gati di 2.a categoria e ci re-
chiamo a casa a consumare la
colazione servendoci del tram.
Questa comodità ci costa due
biglietti a tariffa normale,
poichè le usuali riduzioni,
concesse ad altri lavoratori, a
noi sono negate. Vorremmo
savere se le disposizioni del-
l’UITE, circa i tesserini a
quattro ciorse per i lavora-
tori. sono giuste. dal momen-
to che le suddette riduzioni
vengono concesse a tutte le
categorie dei lavoratori fra
le quali molte con retribuzio-
ni superiori alie nostre. Pre-
ghiamo di esaminare la possi-
bilità di concedere anche a
noi le normali riduzion tram-
varie riservate ai lavoratori.
La questione del rilascio
dei tesserini a quattro corse è
di competenza dell’UITE. I
nostri Uffici del Personale ri-
lasciano aì richiedenti solo una
dichiarazione da presentare al-
VUITE, da cui risulta la quali-
fica del dipendente. In base a
questa dichiarazione VUITE
rilascia, o meno, il tesserino 4
quattro corse. Ci risulta che
detto tesserino viene rilascia-
to solo ai salariati ed a colo-
ro, tra gli impiegati, che han-
no la qualifica di impiegato
d’ordine, scritturale, dattilo-
grafo.
è
Sono un operaio del Mecca.
nico e da circa 20 anni lavoro
negli Stabilimenti Ansaldo
con la qualifica di manovale
Dovrei andare in pensione al-
la fine del 1955 e vorrei sape.
re per mezzo de « l'’Ansaldino >
a quanto ammonterà la mia
pensione.
GIUSEPPE DEBILIO
Negli accertamenti da moi
fatti ci risulta che Lei ha la-
vorato precedentemente anche
in altre ditte. Pertanto la Sua
pensione ammonterà a circa
17.000 lire mensili.
dì
Al Meccanico abbiamo i te-
lefoni che funzionano vera-
mente male. Questo inconve-
niente desidero sia messo in
evidenza, escludendo che sia
imputabile alie telefoniste,
che anzi si prodigano nel mi-
glior modo possibile onde
evitare sfuriate ingiuste per
loro, ma purtroppo giustifica-
te da chi deve attendere trop-
pi minuti per poter trasmette-
re il nominativo dell’ufficio o
della persona con cui deve co-
municare. Più volte, poi, ci si
sente rispondere «occupato »
per le comunicazioni interne;
quando poi si deve parlare con
la Sede, col Cantiere, con la
Carpenteria e con la Fonderia,
troppe volte si deve attendere
molto tempo per aver la co-
municazione, e, se ciò non ba-
stasse, una volta in linea, du-
rante la conversazione vi so-
no rumori sensibili e continue
interruzioni, che non si sanno
spiegare sebbene sia già sta-
to richiesto più volte l'inter-
vento del personale incarica-
to. Quando si deve conferire
con l'Ansaldo S. Giorgio o con
altre ditte esterne, a parte il
fatto di trovare «occupato »,
molto sresso ci si sente ri-
svondere «non ho linea ». Più
volte si è sentito parlare di
prossimi miglioramenti, di ap-
rarecchi automatici. ma rur-
troppo nessuna realzzazione.
CESARE BELLETTINI
Tutto quanto esposto dal sig.
Bellettini corrisponde al vers
e i « Servizi Eiettrici e Tele-
fonici » si stanno occupando
da qualche tempo per arrivare
ad una soluzione che consenta
al Meccanico di servirsi razio-
nalmente del servizio telefo-
nico, Proprio pochi giorni or
sono si è avuta l’autorizzazio-
ne per ordinare una nuova
centrale automatica per il
Meccanico, centrale che sarà
funzionante tra un anno circa
eliminando così gli inconve-
nienti lamentati.
Il signor Bellettini ci ha
inoltre scritto «lcune osserva-
zioni e ha formulato alcuna
proposte in merito all’uso del-
le comunicazioni di servizio.
Risponderemo in un prossimo
numero anche a questa que-
stione.
Gli operai Brolpasino, Rat-
to, Fammoni, Enrico, Zavatta-
ro e Bruzzo, dello Stabilimen-
to Meccanico, chiedono’ infor-
mazioni sull’inizio di un altro
corso per disegnatori e sulle
modalità per potervi parteci-
pare.
Attualmente non si prevede
l’istituzione di un altro corso
allievi disegnatori al Mecca-
nico, in quanto non si sente la
necessità di nuovi disegnatori
RISI GRU
meccanici, Quando il corso
verrà istituito ne verrà dato
annuncio con opportuni avvisi,
in modo che gli interessati a-
venti il titolo di studio neces-
sario possano fare domanda
per essere esaminati,
L'operaio Pietro Leonardini
della Fonderia chiede che la
ASA, la quale provvede all'as-
sistenza scolastica per i di-
pendenti studenti, garantisca
una quota minima di assisten-
za per tutti i lavoratori stu-
denti e non soltanto per i mi-
gliori.
Abbiamo l'impressione che
Lei faccia confusione. L’assi-
stenza scolastica per i dipen-
denti studenti non è riservata
ai migliori, ma a tutti coloro
che studiano con un minimo
di profitto e che conseguono la
promozione anche a ottobre.
Se si dovesse accettare quanto
Lei chiede, si creerebbe un as-
surdo, cioè si darebbe una
quota di assistenza a chi non
29
sostiene neppure gli esami e
magari non ha neanche fre-
quentanto la scuola, ma sì è
soltanto iscritto. Ora, lo spiri-
to che anima la provvidenza
in questione è quello di aiuta-
re coloro che, dopo il quoti-
diano lavoro, si sacrificano a
studiare e grazie al loro sacri-
ficio traggono quel minimo di
profitto che consente loro di
essere promossi anche, come
abbiamo detto, a ottobre. Si
rilegga pertanto il manifesto
riguardante l'assistenza scola-
stica per i dipendenti studenti
e non faccia confusione con le
borse di studio per i figli dei
dipendenti, le quali sono ve-
ramente riservate ai migliori.
Non ho mai cavito dove si
trovi la Sezione filatelica del
CRAL Ansaldo. Quanto costa
l’iscrizione?
FRANCESCO DI BELLA
Sul primo numero de V«An-
saldino» e precisamente a pag
15, abbiamo fornito Vindiriz-
zo che lei ci chiede, che iut-
tavia ripetiamo: Genova Sam-
pierdarena, Via Achille Sten-
nio 5-1. Gli scambi si effet-
tuano al giovedì dalle 17 alle
19 ed alla domenica dalle 10
alle 12. L’iscrizione costa 100
lire.
Chiarimenti sulle pensioni
contributi versati prima del 1920
Ancora riferendosi all’arti-
colo sulle pensioni da noi pub-
blicato nel numero del 1° no-
vembre, il sig. Marcello Riz-
zi, impiegato del Cantiere, a
nome di un gruppo di anziani
ansaldini, ci scrive:
« Prima del 1920 anno in
cui andò in vigore la legge
sulla assicurazione obbligato-
ria, noi già pagavamo un con-
tributo per la Previdenza. Con
la legge in parola passammo
tutti con il nuovo istituto as-
sicurativo, ed ora, che per pa-
recchi di noi già è giunta, o si
sta avvicinando, l’ora della
messa in pensione, vorremmo
sapere qualche cosa sui con-
tributi versati prima del 1920.
Come potranno coloro che
non hanno nessun libretto, o
altro documento, dimostrare
di avere anch'essi versati quei
contributi?
Non può, ai fini dell’ ac-
certamento, bastare la dimo-
strazione che l’interessato ap-
parteneva all’Ansaldo prima
del 1920?
Prima del 1920 ed esatta-
mente dal 1.0 maggio 1917 al
15 gennaio 1919 vigevano per
i lavoratori deil’epoca, le mar-
che ausiliarie quindicinali del
valore di L. 3.
Tali marche sono ora riva-
lutate del 2259 ed assumono
perciò il valore di L. 6,75
ognuna. Coloro che hanno la-
vorato dal 1-5-17 al 15-1-19
hanno diritto, al cumulo dei
vecchi contributi rivalutati su
quelli maturati con l’assicura-
zione obbligatoria.
Per il periodo 16-1-1919 -
30-6-1920 data di entrata in
vigore dell’assicurazione ob-
bligatoria e precedentemente
al 1.0 maggio 1917 vigeva sola-
mente l’assicuruzione facolta-
tiva ed anche i versamenti fat-
ti a tale titolo, vengono accre-
ditati sui contributi pensiona-
bili al momentu della liqui-
dazione della pensione.
Occorre pertanto che gli in-
teressati compilando la do-
manda di pensione rispondano
alla precisa richiesta che
viene formulata nell’apposito
modulo dell’I.N.P.S. La ri-
sposta naturalmente dovrà es-
sere documentata dalla di-
chiarazione del datore di la-
voro.
Gli anziani che precedente-
mente al 1920 lavoravano già
alle dipendenze dell’Ansaldo,
possono pertanto attendere il
momento opportuno, I lavora-
tori che a quell’epoca lavora-
vano in ditte diverse sarebbe
opportuno che si procurassero,
qualora non ne fossero già in
possesso, di un documento
comprovante il servizio pre-
stato.
* +»
Sempre sullo stesso argo-
mento l’Assistente Sociale del
Meccanico ci prega di pubbli-
care la seguente precisazione:
Vorrei precisare ai vecchi
pensionati che in questi gior-
ni si sono recati od intendono
recarsi ancora all'Ufficio Assi-
stenza dello Stabilimento Mec-
canico per chiedere un aumen-
to di pensione, quanto segue:
E’ nata, non si sa come, la vo-
ce di un lascito Perrone che
verrebbe ad aumentare la pen-
sione degli anziani che per a-
ver lavorato anche molti anni
prima dell’andata in vigore
della legge sull’assicurazione
obbligatoria contro l’invalidità
e la vecchiaia (Luglio 1920)
fruiscono di una pensione esi-
gua.
Se tale voce non è assoluta-
mente vera, è invece esatto il
fatto che questi vecchi ope-
rai furono iscritti nel 1911 dal-
la S. A. Gio Ansaldo & C. (am-
ministrata dai fratelli Perro-
ne) presso l’allora denomina-
ta « Cassa Nazionale di Previ-
denza per l’invalidità e vec-
chiaia per gli operai» (ora
I.N.P.S.) all’assicurazione fa-
coltativa e fu per essi versata
una somma proporzionata agli
anni di servizio.
Tale somma, rivalutata se-
condo l’anno di versamento
(400 volte se versata prima del
1915, 300 volte se versata dal
1915 al 1918 e 200 volte se ver-
sata fra il 1919 ed il 1922) è
stata conteggiata e la relativa
costituzione di rendita è stata
conglobata alla pensione di
Vecchiaia (V) ed alla pensio-
ne di Invalidità (Io), se l’assi-
curato ne ha fatto nella do-
manda di pensione esplicita
richiesta. Nel caso invece in
cui l’assicurato, nella doman-
da di pensione, non abbia de-
nunciato l’esistenza di detti
versamenti facoltativi, per a-
verli egli stesso dimenticati, la
relativa rendita non è stata
conglobata nella pensione.
Non è quindi vero che VAs-
sistente di Fabbrica possa far
avere a tutti gli ex operai del-
la S. A. Gio Ansaldo & C. un
aumento: della pensione, essa
può soltanto informarsi se,
presso l’I.N.P.S.. esistono ver-
samenti facoltativi dei richie -
denti, se sono stati o meno
conteggiati, ed in caso nega-
tivo può chiedere la ricostitu-
zione della pensione con con-
seguente aumento.
30
Collaborazione
Una certa esperienza, deri-
vata ua una attivita svolta co-
me amministrativo in collabo-
razione a.retta con i tecnici,
mi permette di poter esporre
a1cu.e osservazioni che riten-
go utili ai fini ai una sempre
maggiore e reciproca fiducia
tra il personale dei due impor-
tanti servizi della produzione:
quello tecnico e quello ammi-
nistrativo.
Quanto è attuato in merito
presso la Sezione Autonoma
Utensileria ael Ferroviario,
merita menzione, poichè il ri-
suitato ivi raggiunto è vera-
mente notevoe. I preventivi
ed i prezzi di vendita vengo-
no stapiliti con l’ausilio di ese-
menti contapili, raccolti in
precedenza su altre lavorazio-
ni similari. L’ausiito di queste
consultazioni è indispensapiie
per raggiungere un buon ri-
suitato economico, particolar-
mente in questo perioao di
spietata concorrenza in cui oc-
corre conoscere, con la mag-
giore possibile approssimazio-
ne, le effettive possibilità di
tutto quel personale che con-
corre al processo produttivo.
Durante la lavorazione il
servizio analisi costo fornisce
le indicazioni che permettono
di conoscere se ie previsioni si
vanno realizzando o meno, on-
de intervenire presso quei re-
parti di produzione ove il con-
trollo è più opportuno.
I costi di produzione sonv
rilevati mediante una organiz-
zazione contabile che ha lo
scopo di analizzare, control-
lare e confrontare col preven-
tivo tutti gli elementi che vi
concorrono. La precisione di
questo lavoro dipende in gran
parte dalla coliaborazione dei
tecnici addetti alla produzio-
ne. E’ importante che il ma-
teriale pervenga all’operaio
nel più breve t&mpo possibile
e che abbia le caratteristiche
richieste, ma è altrettanto im-
portante che esso venga re-
golarmente prelevato con un
buono ove sia chiaramente
menzionato il numero della
commessa e il sottoconto. Il
buono è un elemento conta-
bile necessario per ia imputa-
zione alla commessa del valo-
re relativo al materiale prele-
vato, e contribuisce alla im-
mediata determinazione, alme-
alate), w
rat
L’impiegato L. S. del
10188.
MG IEla/s sla Bbc ae ee
IL VOLUME SUL CENTENARIO
doci di offrire la possibilità ai dipendenti di acquistare
costo di produzione. Inoltre è
indispensabile che si controlli
sempre la emissione delle bol-
le per lavori a economia ed a
premio. Bisogna distinguere
e
sa
x
N53
Meccanico ci scrive chieden-
TACE
# il volume del centenario dell’Ansaldo pubblicato lo scor-
È so anno a cura del Servizio Stampa e Propaganda. @
È Poichè la prima edizione è pressochè esaurita, abbia- È
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n: - P É
“ nir stampata solamente se il numero delle prenotazioni {È
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£ conda del numero delle copie che ci sarà possibile stam- &
> pare. È
fs Gli interessati dovranno pertanto inviarci debitamen- &
# te firmato il seguente tagliando entro il 20 gennaio 1955. È
si Do)
IRONICI NIN NINNI O DOCS ANNO
E se
ki Prenotazione volume del Centenario wi
sE @
a 2 &
lesi IT dello STA 5
# Cart , porla ; -
i - viste le condizioni pubblicate su &
È Med. È
& “Il Ansaldino,, N. 13-14 prenota un volume del &
{ Centenario dell' Ansaldo al prezzo di L. 5.000 da tratte- È
se 0° api ft
£ nersi in 5 rate mensili da L. 1.000. w
Firma È
wi i
SI
Ss:
no parziale, del costo di pro-
duzione.
E’ vitale che ‘n operaio la-
vori, ma è altrettanto vitale,
per l’azienda, che questo la-
voro sia esattamente registra-
to sulla bolla di cottimo rela-
tiva alla commessa di produ-
zione, se è produzione. Anche
la bolla di cottimo è un do-
cumento contabile; il valore
relativo costituisce l'elemento
più importante, almeno per la
nostra amministrazione, del
Giovanna, di anni 44, figlia del Capo officina Francesco
Vignolo della Fonderia. Ha iniziato la sua attività nel campo
del pattinaggio artistico nel 1954, classificandosi subito cam-
pione Ligure e Nazionale del Gruppo studentesco.
Attual-
mente appartiene alla seconda categoria.
#38 SI IS dB! SISI SID SH ama i
I
esattamente il iavoro produt-
tivo da quello improduttivo,
in modo da imputare il costo
alla commessa per cui il lavo-
ro è stato eseguito, Invertire
le due distinzioni significa,
per il nostro sistema ammini-
strativo, diminuìre il nume-
ratore ed aumentare il deno-
minatore.
La ripartizione delle spese
generali è un compito molto
difficoltoso per un ammini-
strativo. I vari elementi di
queste spese raggiungono un
totale che grava sul costo di
produzione fino ad arrivare,
sa certi casi, al 60% di esso.
È encomiabile l’opera che
Fiona gli uffici Economia e
Distribuzione attrezzi per una
parte delle spese generali, pe-
rò è mia convinzione che me-
diante una partecipazione più
attiva di tutti i tecnici, o me-
glio con il veglio di tutte
queste spese, fatto a preventi-
vo, da una commissione mista
di tecnici ed amministrativi in
collaborazione con i suddetti
uffici e organizzando magari
una vera e propria campagna
del risparmio con premi a
quei reparti che si sono di-
stinti, si possono raggiunge-
re notevoli risultati, specie in
certi prodotti, come utensili,
attrezzature meccaniche od ap-
parecchiature elettriche, o in
certi consumi,
Infine occorre poter essere
certi che: 1) il materiale è co-
stato quanto previsto, ed im-
piegato senza sprechi; 2) il co-
sto della mano d’opera diretta
sia stato controllato e ben at-
tribuito; 3) le spese generali
siano contenute nei limiti
strettamente indispensabili.
In questo modo il tecnico
avrà un’altra soddisfazione al-
trettanto importante quanto
quella che gli darà la qualità
del prodotto eseguito o fatto
eseguire e potrà inoltre rica-
varne quegli elementi di con-
fronto tanto necessari in sede
di previsioni per nuove com-
messe da acquisire.
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PROPOSTA N. 7613.
Lamenta che la pressione
dell’aria della rete dello STA,
che alimenta la turbina della
rettifica « Hauser » per interni
dell’officina MAPI è troppo
bassa, per cui, non potendosi
utilizzare in pieno la potenza
della macchina, si impiega un
notevole tempo in più per ret-
tificare i fori delle boccole,
specialmente quelli di diame
tro maggiore.
RISPOSTA
La segnalazione
lodevole senso di economia.
Purtroppo la soluzione del
problema comporterebbe la si-
stemazione di serbatoi-polmo-
ni nelle vicinanze delle mac-
chine che lavorano come la
rettifica « Hauser ». Tale dittu
(Hauser) ed altre costruttrici
di speciali macchine utensili,
hanno ora sostituito il sistema
della turbina cd aria con un
elettromandrino. appunto per
evitare l’inconveniente lamen-
tato.
Il sig. Sessarego del MAU
provvederà a chiedere alla
« Hauser » se è possibile mo-
dificare in tal senso la nostra
macchina.
denota un
PROPOSTA N. 04411.
Riportiamo per esteso:
« Compilata una distinta
base, il Capo commessa l’in-
via, per gii accertamenti di
competenza, all’utticio schede
dei magazzino. ll materiale
indicato sulla D. B. può ri-
sultare esistente od inesisten
te. Nel primo caso viene scrit-
ta la lettera « E » nell’apposi-
to spazio, menire nel secondo
l'ufficio schede provvede alla
emissione della richiesta, il
cui numero è riportato nello
stesso spazio, o sbarra questo,
intendendo così che deve
provvedere il PRO.
L’esperienza nei casi in cui
il materiale risulta inesisten-
te, mi fa avanzare la seguente
proposta:
1) All’ufficio schede, oltre
la D. B., sia inviata una co-
pia del disegno, Questa agevo-
la gli accertatori, potendo
spesso ricavare un pezzo ri-
chiesto da materiale di foggia
diversa da quella indicata sul-
la D. B, e sovente, per il servi-
zio cui è destinato il grezzo
può essere adoltata una quali-
tà diversa, ma esistente. Per-
ciò, se è possibile adoperare
del materiale di foggia o di
qualità diversa, viene elimina-
ta una richiesta di fornitura
(economia di tempo e dena-
ro).
2) In mancanza di mate-
riale adattabile e quindi nel-
la necessità di doverci rivolge-
re all’esterno, sarebbe bene
che la richiesta fosse compila-
ta dal Capo Commessa, anzi-
chè dall’ufficio schede per-
chè:
a) il Capo Commessa ri-
chiede la quantità, qualità e
foggia più convenienti;
b) il Capo Commessa se-
gue e sollecita più facilmente
l'emissione dell’ordine e poi
la fornitura del materiale (co-
se che son fatte dall’ufficio
schede);
c) in caso di difficoltà di
approvvigionamento, SME /
AME può rivolgersi diretta-
mente al Capo Commessa in-
teressato, anzichè all’ufficio
schede, che non è in grado di
decidere prontamente;
a) se ia richiesta è compi-
lata aai capo Commessa non
sì verlricnera inconveniente
aell’ ordinazione —cumusativa
per aiverse costruzioni dello
stesso materiale, causa di per-
aita e ai disguidi di varia na-
tura.
3) In caso d'’inesistenza
del materiale, l’utticio scnede
apponga a hnanco dell'apposito
spazio, la dicitura (manoscrit-
la 0 stampigliata) « NON ESI-
ST ». Cio evita che le richie-
ste compilate dai Capi Com-
messa slano avviate verso l’uf-
ficio scnede per un secondo
accertamento perchè il primo
era gia stato eifettuato prece-
dentemente, ed evita ancora
che lo stesso documento com-
pia l’inutile percorso dal PRO
al MAG e viceversa a vantag-
gio dell’inoltro del foglio a
5SME/AME per l'ordinazione
del materiale che interessa.
Provvederà direttamente il
PRO, sulla scorta della accer-
tata inesistenza del materiale,
risultante dalla D. B., ad ap-
porre sul foglio di richiesta la
dicitura « NULLA A MAG».
RISPOSTA
La proposta contiene alcune
osservazioni giuste. Dato che
la materia è complessa, il pro-
ponente è invitato a presen-
tarsi al Dirigente del PRO ing.
Parisi, per discutere la sua
proposta minutamente,
PROPOSTA N. 8346.
L'istituzione ai premi per gli
operai che tengono pulita la
propria macchina è senz’altro
indovinata ed ha già dato buo-
ni risultati. Tuttavia, affinchè
la cosa sia completa, è neces-
sario che venga data la possi-
bilità di ottenere facilmente il
necessario per la buona ma-
nutenzione della macchina,
Poichè è assai difficile riu-
scire ad avere sostanze sgras-
santi, propongo che presso i
distributori di olio sia depo-
sitata una piccola quantità del-
le suddette sostanze, in modo
che chi ha buona volontà pos-
sa, durante i periodi di sosta,
dedicarsi alla pulizia della
macchina.
Colgo l'occasione per segna-
lare che il naftile ha qualità
superiori a quelle della petro-
lina.
RISPOSTA.
Dato che siamo d’avviso di
fornire i mezzi necessari per
ottenere un’ottima pulizia
delle macchine, invitiamo il
proponente a presentarsi al
Capo Officina Castello (MAN)
per discutere con lui a voce
il modo più pratico per distri-
buire, senza sprechi, i mate-
riali necessari.
PROPOSTA N. 7999.
Il proponente fa presente
che nella 2.a Navata della
Grande Torneria, nell’occasio-
ne della spiana'ura di un con-
densatore si & adoperato un
tornio meno adatto rispetto ad
un altro tornio più grande il
quale avrebbe potuto eseguire
lo stesso lavoro con minore
spesa.
RISPOSTA.
Prima di iniziare il lavoro
sul condensatore i capi inte-
ressati avevano considerato
IDEE ©
anche l’opportunità di usare
la macchina più grande citata
dal proponente, ma poi hanno
concluso che quella sulla qua-
le il lavoro è stato eseguito,
era più adatta poichè aveva,
rispetto all’altra, maggiori
possibilità di lavorare in lar-
ghezza.
L’interessato è comunque
invitato a rivolgersi al Capo
Officina sig. Costa (MAGR)
per avere maggiori chiari-
menti.
PROPOSTA N. 8208.
I tracciatori «lella Caldere-
ria fanno uso frequente, per
scrivere sui materiali da loro
tracciati, di pittura rossa che
custodiscono in appositi sec-
chielli (una ventina in tutto).
Essendo però questi privi di
coperchio, da un giorno al-
l'altro la pittura secca,
Nell’intento di raggiungere
una più economica e razionale
utilizzazione, sarebbe consi-
gliabile adottare piccoli reci-
pienti muniti di coperchio.
RISPOSTA:
Il proponente è invitato a
presentarsi al Capo Reparto
MAN-VER sig. Viglino per
chiarimenti.
IMEMENT O|
Alfonso BARUZZO
di anni 53, dipendente del
Muggiano, deceduto il 19-11-
1954. Era stato assunto! nel
1929. Lascia la moglie e due
figli.
Mario FERRARI
di anni 60. dipendente del
Cantiere, deceduto il 28-11-
1954. Era all’Ansaldo dal 1924
Lascia la moglie.
Renato BIZZOCOLI
di anni 59, dipendente del
Cantiere, deceduto il 30-11-
1954. Era all’Ansaldo dal 1939.
Lascia la moglie.
Ai familiari le. commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
comnezgane
ARSALDISO |
QUINDICINALE
DEI DIPENDENTI
P. Carignano, 2 - Genova |
LORENZO REBORA
Responsabile
*
MI DELL'ANSALDO S.A.
, Edito dall’ Ansaldo S.A. ‘
Autorizzazione del Tribunale di ‘
‘ Genova n. 299 - 6 Maggio 1954 |
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) F.lli PAGANO - TIP.EDIT. S.p.A,
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NUMERO SPECIALE
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Auguri
e propositi
Ci siamo tenuti in serbo que-
st'angolino del giornale per po-
ter dire a tutti voi, lettori e
amici, una parola d’augurio.
Buon Natale, dunque; e vi sia
benevolo il 1955, Che possano
prosperare in serenità le vostre
famiglie, che i ragazzi vi cre-
scano sani e buoni, che vi sia
lieve il peso delle preoccupazio-
ni e dei sacrifici. Che si parli
sempre meno di odio e di guer-
re e sempre più di lavoro e di
tranquillità, Che si possa tor-
nare, tutti quanti, a conside-
rare senza patemi d'animo il
presente e senza incubi l’avve-
nire. E che tra un anno, a que-
sta stessa data, possiamo ritro-
varci un pochino più vecchi, ma
anche un poco più contenti e
fiduciosi,
Buon Natale a voi tutti, amici!
E, per quei due o tre minuti
che ci restano perchè s’arrivi
insieme in fondo alla colonna,
facciamoci, adesso, due chiac-
chiere alla buona. Per esempio,
che ne pensate (in coscienza) di
questo vostro giornale? Vi pare
davvero che meriti - come pa-
recchi tra voi pensavano o te-
mevano in principio - l’appel-
lativo di ” voce del padrone”?
Saremo forse troppo ottimisti,
ma abbiamo l'impressione che
pregiudizi e sospetti siano or-
mai caduti, nel vostro animo; e
che, in fin dei conti, tutti ab-
biate ormai capito che non na-
scondevamo alcun asso nella
manica quando, nel primo nu-
mero, vi esponemmo, con tutta
semplicità, il nostro program-
ma. Ch'era poi, tutto somma-
to, l'uovo di Colombo; perchè
- se non vuol essere un inutile
passatempo dopolavoristico -
che altro può fare, un giorna-
le come questo, se non infor-
mare i dipendenti di tutto ciò
che di importante accade nel-
l'ambito dell'azienda e promuo-
vere un dialogo aperto, leale e
permanente fra chi amministra
e dirige e chi esegue e produce?
Vi abbiamo, fin dal princi-
pio, informato con scrupolosa
obiettività sull'andamento del-
.le faccende aziendali (e voi vi
accorgete adesso che non vi ab-
biamo spacciato delle frottole
nemmeno quando, contro tutte
le apparenze e anche contro la
dura realtà delle sospensioni, vi
abbiamo data per certa e im-
minente una ” ripresa” al Can-
tiere di Sestri). E, quanto al dia-
logo, esso è avviato e sta ora a
voi nutrirlo sempre più di te-
mi e di variazioni.
Nel primo numero vi abbiamo
detto: ” l’Ansaldino è vostro ”
Intendevamo dire che deve ser-
vire soprattutto a voi e deve ali-
mentarsi di idee vostre e di vo-
stre critiche, proposte, mugugni.
Molti di voi l'hanno capito, e
infatti le idee, le proposte, i mu-
gugni non sono mancati. Quan-
do l'avranno capito tutti, allo-
ra il giornale sarà veramente
quello che deve essere, quello
che noi vogliamo che. sia: uno
strumento di progresso per la
azienda, e quindi un bene co-
mune da coltivare e da tute-
lare con cura e con amore.
Non siamo lontani da questa
meta; speriamo di arrivarci
presto. Anche questo è un au-
gurio che rivolgiamo a voi, e
stavolta, anche a noi stessi.
«l’Ansaldino » non usci-
rà alla data del 1.0 gen-
naio 41955 e riprenderà
le pubblicazioni il 15
gennaio.
UN’ALTRA SUPERCISTERNA
ORDINATA AL CANTIERE
Nei giorni scorsi è stata confermata
l'ordinazione di una nuova supercisterna
da 31.500 tonnellate da parte di una Socie-
tà Petrolifera che già ha ordinata una ana-
loga nave all’Ansaldo il mese scorso.
Questa nuova unità verrà costruita nel
Cantiere Navale di Sestri, che viene così ad
avere già ordinate, per effetto della Legge
Tambroni, quattro grandi unità e precisa-
mente:
tre supercisterne da 31.500 tonnellate;
un transatlantico da 24.000 tonnellate.
Le caratteristiche principali di questa
nuova supercisterna sono le seguenti:
lunghezza fuori tutto: metri 200; lunghez-
za fra le perpendicolari: metri 188,80; larghezza
massima fuori ossatura: metri 26,20; altezza di
costruzione: metri 13,9; immersione a pieno :a.
rico: metri 10,30; portata lorda corrispondente:
tonn. 31.500; stazza lorda: tonn. 20.000; potenza
massima dell'apparato motore: C.A. 16.0000; ca-
pacità massima delle cisterne: mc. 42.000; ve-
locità a pieno carico: nodi 16,10.
La nave, a un’elica, sarà costruita con
il sistema a due paratie longitudinali ge-
melle, con castelli, tughe in più ordini e
cassero poppiero.
In settembre, annunciandovi il doloroso provvedi-
mento delle sospensioni, vi avevamo detto che la cri-
si sì sarebbe rapidamente risolta. Or ecco che, con
questa nuova ordinazione, il Cantiere ha già assicu
rato un volume di lavoro quale raramente ha avuto
in passato. E non è più azzardato dire che ci si avvia
verso un lungo periodo di pieno impiego; talchè scom-
pare ogni ombra di preoccupazione per i sospesi.
L’anno nuovo si apre con prospettive veramente con-
solanti per tutti.
Lu
Il cacciatorpediniere « Almirante Clemente» scende in mare dallo scalo Messina del Cantiere di Livorno
S
3
VARATI A LIVORNO DUE CACCIA VENEZUELANI
L'impostazione di altre tre unità dello stesso tipo
A
La giornata del 12 dicembre
1954 rimarrà, per il Cantiere
di Livorno, comune una data di
partico.are importanza nella
sua lunga e avventurosa storla
percne segna, insieme a quel-
le del varo deua turnonave
« Acailiers » di 5.31V l.5.L.
avvenuto nel 1951, e di aitre
navi costruite nel dopoguer-
ra, il ritorno di un guo-
rioso prestigio di abilità tec-
nico-costruruva in uno stavi-
limento cne i bombardamenti
deua seconaa guerra monula-
le avevano riaotto in condi-
zioni disastrose. Giornata di
festa, perene oltre al varo dei
cacclalorpeainiere venezue.a-
ni « Juan Josè Flores » e « Al-
mirante Clemente », sono stati
impostati altri tre caccia dello
stesso tipo, sempre per il Ve-
nezuela, cne rappresentano al-
tro lavoro per le nostre abili
maestranze. Non si è trattato
dunque ai una cerimonia di
« ordinaria amministrazione »,
chè due vari e tre imposta-
zioni nello stesso giorno non
capitano spesso. Tutta Livor-
no lo sapeva, anche coloro che
non hanno nulla a che fare
con le costruzioni navali, e
una folla numerosissima, pro-
prio da grandi occasioni, si era
riversata al Cantiere « Luigi
Orlando ».
Entriamo dall’ingresso prin-
cipale e ci rechiamo nell’uffi-
cio del dott. Moriconi, capo
personale e corrispondente de
« l'’Ansaldino » da Livorno.
Dalle finestre si scorge l’« Al-
mirante Clemente », tutto lin-
do nella sua vernice nuova e
col gran pavese multicolore al
la brezza del mattino, La gior-
nata è luminosa, e la tempe-
ratura mite. Ci affrettiamo
perciò ad uscire all'aperto per
recarci allo scalo Morosini, do-
ve avrà luogo ii primo varo,
quello del «Juan Josè Flores».
Sono le 10,30 e le tribune sono
gremite di autorità, invitati e
pubblico, Un’animazione viva-
cissima regna intorno allo sca-
lo. Bandiere venezuelane e ita-
liane in gran numero e un af-
fluire continuo alle tribune,
Dietro al « Juan Josè Flo-
res », sullo stesso scalo, c'è un
altro caccia gemello, in avan-
zata costruzione: ii « Josè Mo-
ran ». Le sue lamiere ancora
rugginose contrastano singo-
larmente con i vivaci colori
delle bandiere e quelli degli
abiti delle signore e delle di-
vise dei militari. Non ci si può
ancora fare una idea precisa
di queste unità, perchè ovvia-
mente non si varano completa-
mente finite, ma solo gli sca-
fi delle navi pressochè vuoti.
Un'occhiata al comunicato del
nostro servizio stampa ci ser-
virà per completare la nostra
immaginazione. Esso riporta le
caratteristiche principali, Ec-
cole: dislocamento tonn. 1300;
potenza dell'apparato motore
Cav, 24000; velocità contrat-
tuale alle prove nodi 32; lun-
ghezza massima m. 97,60; lar-
ghezza massima m. 10,80; al-
tezza di costruzione m. 5,70;
immersione alle prove m. 2,60;
autonomia, a 18 nodi, miglia’
2800; autonomia, a 15 nodi, mi-
glia 4000, L'armamento è com-
posto di due impianti binati
navali e antiaerei da 102 mm.,
due impianti binati antiaerei
Gale
Il primo blocco prefabbricato, del peso di 22 tonn., impostato simbolicamente
da 40 mm., quattro mitraglia-
trici binate da 20 mm., un im-
pianto triplo di tubi di lan-
cio da 533 mm, due porcospi-
ni antisommergibili, quattro
mortai e una tramoggia per
cariche di profondità,
Alle 11 si iniziano le opera-
zioni del varo. Il Vescovo di
Livorno mons, Giovanni Pic-
cioni benedice la nave, men-
tre una squadra di operai to-
glie allo scafo gli ultimi pun-
telli. Poi la madrina della na-
ve, la signora Rosa De Arvelo
Torrealba, consorte dell’amba-
sciatore venezuelano a Roma,
preme un pulsante e la tradi-
zionale bottiglia si infrange
sulle lamiere d’acciaio della
prora. A questo punto assi-
stiamo ad una operazione per
noi nuova. Infatti un operaio
sta tagliando qualcosa con la
fiamma ossidrica, sotto la pro-
ra. Chiediamo di cosa si tratta
e ci viene spiegato che invece
delle solite « bozze di ritenu-
ta» o delle « castagne» che
una volta sbloccate lasciano
scivolare la nave sullo scalo, è
stata usata una lamiera pre-
ventivamente forata per trat-
tenere l’estremità a monte
dell’invasatura al traversone.
Tagliando con la fiamma lun-
go la linea dei fori si diminui-
sce sempre più tale collega-
mento e all’ultimo foro proba-
bilmente la nave stessa strap-
perà il restante pezzo di la-
miera e comincerà la sua di-
scesa. Così avviene ‘infatti e
il « Juan Josè Flores» sten-
de in mare lentamente, saluta-
to dai battimani di tutti i pre-
senti e dalle sirene delle navi
in porto, mentre la banda mi-
litare intona gli inni dei due
Paesi.
Terminata la cerimonia del
varo ha avuto luogo la sim-
bolica impostazione di altri
tre caccia commissionati dal
Venezuela al nostro Cantiere.
Le prime strutture prefab-
bricate di essi sono già pron-
te, due a lato dello scalo Mo-
rosini e una a lato dello scalo
Messina. Ciascuna struttura
pesa 22 tonnellate, La prima è
tenuta a battesimo dallo stes-
so ambasciatore venezuelano,
dott. Alberto Arvelo Torreal-
ba, il quale ha battuto con un
martelletto d’argento le lamie-
re della « costruzione 1497 ».
La seconda (costruzione 1498)
è stata impostata con la stessa
cerimonia simbolica dal capi-
tano di fregata Daniel Gomez
Calcafio, addetto navale vene-
zuelano a Londra. Analoga ce-
rimonia si è svolta infine per
la « costruzione 1496 », a lato
dello scalo Messina. Infatti le
autorità e il pubblico si sono
portati presso quest’altro sca-
lo, dove avrà luogo il varo del-
l’« Almirante Clemente ».» E°
una sfilata che sembra inces-
sante. e ora si possono distin-
guere bene i principali inter-
venuti: il sottosegretario alla
Difesa on. Virgilio Bertinelli,
l'ammiraglio di squadra Ruta,
il Prefetto. di Livorno dott.
Gaetano Marfisa, l'ammiraglio
Mimbelli, comandante dell’Ac-
cademia Navale, il generale
Domenico Micnelotti, coman-
dante del Presidio, l’ing. Ri-
naldo De Giacomi, presidente
dell’ Associazione industriali,
l'ing. Raffaele Ferravante, di-
rettore del R.I.Na., e numero-
sissimi ‘altri. Dell’Ansaldo ab-
biamo visto il Presidente avv.
De Barbieri, l'Amministratore
Delegato ing. Rosini, il Diret-
tore Generale ing. Lombardi,
il V. Direttore Generale ing.
De Vito, il Direttore commer-
ciale navale ing. Casaccia, il
Direttore di Livorno ing. Ro-
vetto, il V. Direttore dott. Sca-
lari, l'ing. Di Pietrantony ed
altri.
Ci colpiscono, per la foggia
delle divise e per il colore
scuro del viso, due giovani uf-
ficiali, probabilmente del-
l’esercito venezuelano. Accen-
tuano la nota di colore esotico
di questa cerimonia, forse allo
stesso modo che, esattamente
sessant'anni fa cui a Livorno,
fece qualche ufficiale o funzio-
nario marocchino al varo del-
la cannoniera « Bascir ».
Madrina dell’ « Almirante
Clemente » è la signora Hele-
na De Gomez Calcafio, moglie
dell'addetto navale a Londra.
Anche questa volta varo per
noi insolito. La nave infatti
non ha invasatura essendo sta-
ta impostata su carrelli che
scorrono su anposite rotaie
che si prolungano in mare. Lo
scafo pesa 470 tonn., compre-
se 70 tonn. di acqua zavorra
necessarie per la stabilità, a
differenza del « Juan Josè Flo-
res » che al varo pesava circa
800 tonn., di cuì 300 di acqua
zavorra necessaria a provocare
una determinata pressione
sullo scalo.
Dopo il varo dell’« Almiran-
te Clemente » il Presidente -
della nostra Società, avv. De
Barbieri, ha pronunciato un
breve discorso, al cuale ha ri-
sposto l'ambasciatore venezue-
lano, che ha ringraziato la Di-
rezione, i tecnici e le mae-
stranze del Cantiere, Ha par-
lato poi, a nome del suo Go-
verno, l'addetto navale vene-
zuelano, esprimendo la simpa-
tia del suo Paese per l’Italia e
la stima in cui è tenuta nel
Venezuela l’industria italiana
e l’Ansaldo in particolare.
Lunghi battimani hanno salu-
tato le nobili parole dell’ad-
detto navale venezuelano e
quindi, mentre i fotografi scat-
tano le ultime istantanee e i
tamburi degli allievi dell’Ac-
cademia Navale rullano, la fol-
la comincia a lasciare lenta-
mente il Cantiere. Ce ne an-
diamo a consumare una rapida
colazione e quindi eccoci di
nuovo alla stazione ferrovia-
ria ad aspettare il treno per
Genova. Durante la nostra at-
tesa passano due treni e si
fermano brevemente. Sui loco-
motori. c'è un nome: « An-
saldo »,
DESL
è
|
|
4
= GERILOLVU =
%Y osa porterà il 1955 a
ciascuno di noi? Inu-
tile domanda. Gli av-
venimenti, buoni o cattivi
che siano, ci piovono sul
groppone.
Ugni anno che passa la-
scia in noi un segno, con
tutto il bene ed il male che
ha portato con sè.
Questo è il destino degli
uomini mai quieti! Anzi ci
auguriamo tutti che la quie-
te, quella eterna, arrivi il
più tardi possibile.
Chi appartiene alla fami.
glia lavorativa Ansaldina,
può augurarsi, senza tema di
essere di poche pretese, una
vita lunga: quanto quella
di questa nostra Azienda.
L’anno che sta per comin-
ciare segna, fra l’altro, il
compimento del centoduesi-
mo anno di vita dell’Ansal.
do. Il dialetto della parte oe-
cidentale di Genova da tem-
po ormai, si è arricchito di
una imprecazione minore:
« Poscito quetà tanto comme
i mobili dell’Ansaldo ».
Nella nostra bella Italia
ogni dialetto annovera due
generi di imprecazioni che
gli uomini rivolgono ai pro-
pri simili, una maggiore, ir-
simone
revocabile. contenente sem-
pre un augurio di mala
morte. quali il «va sulla
forca » dei piemontesi, ed
una serie di minori che si
limitano ad augurare una
molestia alla persona cui
vengono indirizzate, delle
quali le più notevoli son fio-
rite dalla sempre fervida fan-
tasia dei napoletani.
Non mi risulta però che
in nessun dialeito italiano
un'azienda, come è accadu-
to all'Ansaldo, sia entrata a
far parte di locuzioni popo-
lari. Questo modo di dire
mi sembra una delle prove
più suadenti dell’importan-
za dell’Ansaldo nella vita
genovese, di «quanto cioè
questa azienda sia diventa-
ta un patrimonio comune,
una istituzione radicata nel-
l'animo dei cittadini. I quali
seguono le sue vicende fino
al punto da notare i movi-
menti, derivanti sempre dal.
la continua necessità di ade-
guamento organizzativo, che
si verificano nei suoi stabi.
limenti e di cui i mobili so-
no l’immagine più diretta.
Riandando i cento anni di
storia patria, chiaro appare
che l’Ansaldo, in pace e in
guerra, è sempre stata un
valido strumento al servizio
del Paese. Come appare che
le erisi economiche cicliche
e le vicende più liete e me-
no liete della nostra tormen-
tata e viva storia si sono ri-
percosse sull’Azienda.
Da più di un quarto di
secolo la Società è passata,
da interprete della storia, a
strumento in mano di più
grandi protagonisti. E questo
coincide con il processo di
evoluzione di nuovi
tecnici e di comunicazioni,
con il conseguente concen-
tramenio industriale di su-
per organismi, in holding,
di Stato o private, verifica-
tosi nel mondo.
Anche a questo seconde
ruolo la tenace centenaria si
è adattata benissimo. Tanto
da diventare l'Azienda che
si prende ad esempio, non
sempre a proposito, quando
si parla del processo di na-
zionalizzazione in Italia.
Ma ci accorgiamo, forse
per deformazione professio-
nale, che questo seritto si ap-
pesantisee e noi, almeno
quando seriviamo sui gior-
nali, desideriamo essere ae-
rei. Perchè è il carattere, è
mezzi
il segno del nostro tempo.
« Han saldo il core e con
Ansaldo vanno », è un mot-
to dimenticato, uno slogan
dell'ing. Brezzi, dannunzia-
no e direttore generale per
le costruzioni aeronautiche,
ai tempi dei Perrone, conia-
to per gli S.V.A., quei mera-
vigiiosi apparecchi che, in
quei tempi, dai Cantieri di
Borzoli, di Bolzaneto, di
Cadimare, davano ancora al
pilota la sensazione di rivi-
vere il mito di Icaro.
Malinconia delle vecchie
cose !
Ho sott'occhio un opusco-
letto pubblicitario, redatto
dall’Ansaldo, notevole esem-
pio, per quegli anni, di in-
telligente pubblicità di avan-
guardia, tutto dedicato alla
propaganda aeronautica. E,
a chiusura, nell’ultima pa-
gina; mi colpiscono un tito-
lo e delle fotografie. « I voii
di Ida Rubinstein ». Queste
cose oggi paiono del tutto
naturali ma per il 1920 era
certamente una trovata ri-
levante.
Nella prima metà della
pagina una fotografia delle
sorvolate Alpi e, in un foto-
montaggio rudimentale, da
una parte la figura dell’ar-
lista in costume di Salomè,
dall'altra la danzatrice ed il
pilota vicini al loro « An-
saldo ». Ed ecco il testo:
« L'interprete dei capola-
« vori di D Annunzio, ” La
« Pisanella ” e il ” San Se-
« bastiano ”, la celebre dan-
« zatrice Ida Rubinstein, at-
« tratta dal fascino del volo,
«a bordo di un aeroplano
« Ansaldo, guidato dal ten.
« Barberis, volò da Torino
«a Venezia e dopo qualche
‘-« tempo attraversò due vol-
« te le Alpi, volando da To-
« rino a Parigi e ritorno.
« Ultimamente si è fatto
« costruire uno speciale ap-
« parecchio col quale tente-
«rà nuove imprese venendo
«a realizzare l’idea dell’a-
« viazione usata come mezzo
« di trasporto comodo e ra-
« pidissimo ».
Sciolto di sento a parlare
di queste cose perchè l'An-
saldo, da allora, non produ»
ce più aeroplani ed autonio
bili. Non può quindi sorge-
re il sospetto, ad un lettore
malizioso, che tiri l’acqua al
mulino.
Mi piace ricordare quello
che in una storia non può
L’idrovolante « SVA » costruito all’Ansaldo al tempo della prima guerra mondiale. Sullo sfondo, il castello Raggio. oggi scomparso.
Una rara fotografia scattata al Meccanico oltre cinquant'anni fa. 1. Il Capo tecnico Zancani - 2. L'ing. Canfora. dello Stabilimento Locomotive - 3.
- 5. Il Capo Ufficio Bistonsi - 6. L'ing. Serra - 7. Il Capo tecnico Pestalozza della Fonde-
L'ing. Omati,
essere ricordato ma che ha
il suo peso umano. La pa-
glietta leggendaria dello
scienziato, del costruttore di
navi di fama mondiale.
L'ing. Nabor Soliani, Diret-
tore Cantiere, l’estate.
in quei begli anni ai primi
di questo tormentoso secolo,
arrivava allo stabilimento
in calessino con la paglietta
nella quale
anteriormente,
del
aveva aperto
come sul
fianco di una nave, uno spor-
tello, -per aerarla. E quan-
do il caldo eccessivo.
nell’apertura, e forse dentro
metteva alcune foglie di te-
nera lattuga. E malgrado le
sue stravaganze, questo tec-
nico era amato, stimato e ri-
spettato dai dipendenti.
Mi torna alla memoria un
altro Direttore di Stabili-
mento, del Meccanico, l’ing.
Antonio Omati, evidente
mente anche egli dannun-
era
ziano, che volle essere se-
polto, accompagnato da tut-
ti i dipendenti, su un carro
di terza classe, con una sola
rosa sulla bara!
E a proposito di significa-
ti simbolici bisogna rammen-
tare la pomposa partenza
da Genova dell’inerociatore
« Cristobal Colon », costrui.
Direttore del Meccanico - 4. L'ing. Molle
ria - 8. L'ing. Vallino - 9. Uno
to nel 1897 a Sestri per la
Spagna. Voleva quel Gover-
no, nell’imminenza della di-
sastrosa guerra con gli Stati
Uniti, dare una prova di
potenza all’opinione pubbli-
mondiale. Gli occorreva
mettere anticipatamente in
mostra quel nuovo e velo-
cissimo modello di nave. Ma
i cannoni non erano pronti.
I comandanti dell’armada
pregarono l’Ansaldo di fare
partire la nave con cannoni
ca
di legno, perchè facesse bel-
la figura. Quelli di acciaio,
nei termini stabiliti, furono
spediti in Spagna per ferro-
via. a grande velocità.
Ma nella sioria umana di
questa Azienda, la storia che
a noi piace di più, si tra-
manda il ricordo solo
di capi o di dirigenti, ma
anche quello più intimo ed
affettuoso di figure di di-
pendenti. E° tutta una uma-
nità che pa
i suoi slanci, con le sue de-
bolezze, con tutto quel pa-
non
e rimane con
trimonio di sentimenti che
formano la persona umana.
E, in questa successione di
ricordi, i vivi e i morti, so-
no uniti da un vincolo. Non
è soltanto l’unione dell’iden-
tità del lavoro, ma è il vin-
dei Bombrini - 10. L'ing. Nabor
colo della continuità di una
tradizione.
Ed ecco apparire la figu-
del modellista Flaviano
Comincini, dalle enormi ma-
ni, che, enfiatesi negli ulti.
mi anni di lavoro, parevano
ancora più gigantesche, co-
me quelle di certe figure del
periodo neoclassico di Pi-
casso. Suscitava meraviglia
la bravura con cui questo ar-
tigiano rifiniva nel più pic-
colo dettaglio, con la minu-
zia di un fiammingo, i mo
dellini di navi in scala 1/500
assai più piccoli delle sue
dita.
Come è rimasta la memo-
ria del rilegatore Felice
Mora, affetto da una sordità
imponente, tale, per farsi in-
tendere, da doversi accosta-
re gridandogli all’orecchio,
che pur aveva la civetteria e
la delicatezza di non entra-
re in una stanza, per disere-
zione, quando un compagno
di lavoro parlava al telefo-
no.
Già leggendaria è diven-
tata l'impresa di uomini del-
la nostra generazione. L’ing
Guido Bisaechi, G. B. Ven-
zano, Remo Mondo, Anni-
bale Roncallo ed Orazio R
si che, nel marzo 1945, sot-
to l’occupazione tedesca. vo-
ra
Soliani, Direttore del Cantiere.
lando come acrobati da un
pilone all’altro del Cantiere,
procedevano ad individuare
le mine messe nei punti più
delicati ed impraticabili di
quelle imponenti strutture
entrate ormai a caratteriz-
zare il panorama di Sestri.
In cento anni di attività,
attorno all’Ansaldo si è erea-
to un alone di un complesso
prestigio, dovuto, in parte,
alla lunga durata ed alla
molteplicità delle produzio-
ni realizzate nel corso del
tempo a seconda delle esi-
genze della congiuntura.
Dalle isole Canarie. le
isole Fortunate, tempo fa
arrivava questa lettera:
« Muy distinguidos sefiores:
Desearia saber si estàn uste-
des actualmente en condicio-
nes de vender sus célebres
coches (automobili) para el
mercado exterior. Por los
anos 1925-27, estado yò aso-
ciado con el sefior Gonzales
Pérez de la Orotava, adqui-
rimos de ustedes un Ansal-
do, tipo turismo, 7 plazas,
que diò un magnifico resul-
tado ».
Passano gli anni, tutto
muta, si accumulano i ri-
cordi.
Ma come si può, parlan-
do dell’Ansaldo, non accen-
nare alla signorina Angela
Pagliano che, dal 1917 ad
oggi, con una continuità ed
un riserbo monumentali, è
stata sempre apprezzata se-
gretaria dei capi dell’Azien-
da ed ancor oggi è segreta-
ria del Presidente? E° uno
degli archivi mnemonici di
cui la Società dispone. Mol-
te cose ricorda e non ama,
per un naturale riserbo, che
va oltre quello di ufficio,
parlarne. Ricorda, fra 1'al-
tro, interessanti particolari
del brusco esonero del Gene-
rale Cavallero, Presidente
dell’ Ansaldo. defenestrato
da Mussolini.
I successori di questo in-
telligente militare che, pri-
gioniero dei tedeschi, dove-
va chiudere la sua brillan-
te ed avventurosa vita con
una tragica fine, non si sa,
se per amor di novità o per
scaramanzia, non vollero
più sedersi allo serittoio
chippendale che era servito
all’acuto casalese per diri-
gere le operazioni di gover-
no dell'Azienda.
Per una serie di vicende,
che qui non mette conto di
narrare, su quel tavolo og-
gi lavoro io. Mah!... speria-
mo bene.
Fausto Bima
6
er la cavatterizzazione
D simbolica ai una città sì
ricorre ormai comune-
mente, al di fuori degli stem-
mi aralaici, ad una costruzio-
ne architettonica caratteristi-
ca, sia essa di natura decora-
tiva o funziona:e. Gii esempi
sono universali: ia torre di Pi-
sa, la ruota del « Prater » di
Vienna, la statua delia liber-
tà, ia torre Eiffel, ia cupola di
S. Pietro,
A Sestri si dovrebbe ricor-
rere (e l’abbiaino già visto in
una moderna cartolina) ai pi-
loni delia rete di gru a tele-
ferica del cantiere, che sono
divenuti un elemento del pae-
saggio conferendogli una ca-
ratteristica e inconfondibile fi-
sionomia, che ne dominano e
condizionano l’architettura e
assurgono a degno simbolo
della sua nobiltà, che è una
nobiltà di iavoro.
Guardando da lontano, e da
qualunque punto, si resta col-
piti da queste moli gigante-
sche, bianche come ossi di
seppia, in contrasto col color
grigio e ruggine del cantiere,
col colore degli scafi, con l'az-
zurro del mare, col verde del-
le colline retrostanti. Agli or-
ticoltori delle pacifiche colli-
ne di Borzoli devono appari-
re nel piano come ciclopi fa-
melici di una antica leggenda
e contemporaneamente simboli
di quella civiltà industriale e
fumosa che ha ucciso il lorv
mondo georgico.
Visti da vicino invece sem-
brano elementi di una avveni-
ristica architettura espressio-
nista.
Questo moderno impianto è
venuto a sostituire le vecchie
gru «a bandiera » slanciate
nella loro mole a traliccio, leg-
giadre nel braccio girevole ap-
puntito, romantiche come una
locomotiva a vapore. Ne sono
rimaste tre, in un settore d’an-
golo, quasi a testimoni di una
specie scomparsa, e paion tre
cicogne che discutono con le
gru galleggianti, piegate ad a-
scoltare come curiosi pellica
ni. Probabilmente racconte-
ranno sempre la stessa storia,
di quando hanno dovuto fare
fardello, all’inizio dell’ultimo
conflitto, quando il prevalere
della tecnica costruttiva più
avanzata, basata sulla salda-
tura elettrica e sui blocchi
pre-fabbricati, ha richiesto
nuovi e più potenti mezzi di
sollevamento.
Nacquero allora gli otto co-
lossali piloni di cemento ar-
mato, quattro sulla fronte a
monte (alti 54 metri) e quat-
tro su cuella a mare (alti 44)
che sopportano il peso enor-
me di due massicce travate di
ferro, simili a due ponti ferro-
viari, di 220 metri: fanno una
certa impressione, sospese las-
La passerella sulla sommità della travata a monte
Aspetti del Cantiere Navale di Sestri
LE TELEFERICHE
sù, ad una cinquantina di me-
tri dal suolo. Da una travata
all'altra, per tutta la lunghez-
za del piazzale del cantiere,
che è di ben 280 metri, cor-
rono i cavi coi relativi car-
relli, 33 in tutto, costituenti
la vera e propria rete telefe-
rica, che copre tutto lo spazio
degli scali di costruzione e del
banchi di pre-fabbricazione.
In uno dei piloni a monte è
sistemato un ascensore che in
pochi secondi ci ha portati sul-
la travata coperta: questo a-
scensore, che è poi propria-
mente un montacarichi, do-
vrebbe avere un posto ben de-
finito nella storia del cantiere,
perchè è un po' l’anticamera
di rappresentanza dello stabi-
limento, per il quale sono pas-
sate tutte le missioni e tutti i
personaggi illustri in visita,
condotti lassù dai nostri diri-
genti con la sicurezza di un
padrone di casa che ha in ser-
bo una sorpresa di sicuro ef-
fetto per l’ospite. Ci fu De Ni-
cola, quando era Capo dello
Stato, trascinato da spontaneo
entusiasmo, ci fu il poeta Un-
garetti, che ne fu vivamente
impressionato, ci furono deci-
ne di personaggi. Solo De Chi-
rigo non volle salire, perchè
ebbe paura di soffrir di verti-
gini,
Come si arriva in cima la
travata si presenta come un
lungo tunnel ingombro di mo-
tori elettrici e di grossi roc-
chetti sui quali si avvolgono i
cavi di acciaio che comanda-
no il carrello e il gancio di
sollevamento. I cavi, di 40 mm,
di sezione, appaiono come in-
catramati, a causa della solu-
zione adoperata per lubrificar-
li. Questo tunnel fa pensare
ai locali di macchina di una
nave, ma se ci affacciamo ad
una cabina ci coglie un sur-
realistico cambio di scena:
siamo all'altezza di 60 metri,
il cantiere è laggiù, sembra un
4
plastico. Davanti a noi la fuga
dei cavi ha la carica emotiva
di una pittura prospettica, e
la precisione geometrica di un
teorema: rette parallele che
sembrano congiungersi davve-
ro laggiù, nell’infinito. Anche
il cantiere, sotto di noi, ha un
aspetto severamente geometri-
co, con i quadrati dei banchi
di pre-fabbricazione, costituiti
da angolari affogati nel ce-
mento e simili a enormi grati-
cole; o i rettangoli stretti dei
residui banchi a pilastrini che
sembrano primitive palafitte,
e gli uomini come formiche si
muovono attorno ad uno sca-
fo in costruzione che, coi suoi
costoloni levati al cielo, sem-
bra uno scheletro di balena
buttato su una spiaggia equa-
toriale.
Le cabine sono 17 e ospitano
due gruisti che comandano
una gru ciascuno (una cabina
è singola) e gli uomini che
lavorano quassù al comando
«|P
i
del capo-squadra Roncallo,
stanno seduti tra i due con-
trollers (uno per il carrello e
uno per il gancio) che ma-
novrano a mezzo di una leva
e sembrano piloti intenti a dif- ,
ficili manovre di decollo e di
atterraggio. Anche qui, infatti,
si tratta di posare qualcosa
dell’alto, con esattezza ed in
uno spazio determinato, che
data la distanza appare picco-
lissimo. Si tratta di posare un
peso che può andare fino a 4
tonnellate (quando non si ha
l'allacciamento di più gru) e
a volte si tratta di posare den-
tro i fianchi di una nave, allo-
ra la manovra avviene « al
buio » seguendo i segnali de-
gli uomini a terra. Del resto il
gruista lavora sempre sui se-
gnali da terra, fatti a mezzo
di una paletta.
Da terra si chiama il grui-
sta alzando la paletta (dalla
parte rossa o bianca, a secon-
da delia gru che si vuol chia-
Verricelli per i cavi di traslazione e sollevamento
mare) e il gruista con le sue
leve fa partire il carrello e
scendere il gancio, Solleva
quindi il pezzo voluto e lo
trasporta con una velocità al
35 metri al minuto per il sol-
levamento e 130 per la trasla-
zione. Poi lo vosa al punto
giusto, e qui i segnali con la
paletta sono molteplici; oriz-
zontale a levante o a ponente
significa spostare a mare o a
monte; verticale verso l’alto
significa sollevare; oscillazio-
ne verso il basso significa ca-
lare, lentamente se l’oscilla-
zione è lenta, velocemente se
è veloce. E’ un codice nato qui,
per le esigenze di questo la-
voro, e dimostratosi efficacis-
simo,
Il gruista può calare di tut-
to: una singola lamiera, un
blocco pre-fabbricato di decine
di tollennate, un operatore
della T. V. che gira una emo-
zionante carrellata verticale
sperimentando il miracolismo
della macchina da presa, e ci
fa pensare ad un vero macchi-
nista di teatro, che può calare
una quinta trasportando gli
spettatori lontano nel tempo e
nello spazio, o il solito « deus
ex machina » che risolve le si-
tuazioni più intricate.
Ma qui siamo sul palcosce-
nico della vita, e la cosa è ve-
ramente seria e difficile: l’al.
tezza, ad esempio, altera il
senso della distanza e della po-
sizione. A noi il gancio che
dondola all’altezza di venti
metri sembrava dovesse urta-
re il tetto di un capannone e
il fatto che poi passasse so-
pra un gruppo di operai che
non hanno nemmeno alzato la
testa mentre a noi pareva do-
vesse colpirli, ci ha causato
una emozionante « suspense ».
Veramente il gruista ha sul
« cruscotto » un indicatore di
distanza e di altezza, ma più
che altro si serve dell’occhio
ormai esercitato e non ricorre
all’indicatore che in casi par-
ticolari. È
Egli sa ad esempio che il
tale binario è a tanti metri, il
tale scalo inizia a metri tanti,
ete.: insomma la topografia
del cantiere gli è familiare co-
me quella di casa sua e que-
sto gli dà la sicurezza che ci
ha tanto sorpresi. Egli ci ha
confessato, però, di aver pro-
vato nei primi tempi un po’
della nostra emozione, e anche
un po’ della nostra paura.
Tanto è vero che mentre su
una gru normale si impara su-
bito, qui occorre lavorare un
mese e più sotto la guida di
un compagno esperto, prima
di poter fare da sè.
La manovra, dicevamo, non
è uno scherzo: pensate che a
volte, per manovrare e porre
a bordo un blocco pre-fabbri-
una storia, in sostanza, nella
L'allineamento dei carrelli quando non si
Queste passerelle si affacciano sul Cantiere da 60 metri d'altezza
cato del peso di venti tonnel-
late e oltre, si collegano tra lo-
ro fino a 8 gru, che sollevano
il blocco a mezzo di un bilan-
ciere che ha il compito, di di-
stribuire esattamente il peso
sulle varie funi portanti. In
questo caso il comando è as-
sunto dal capo-squadra posto
nella cabina di centro (i vetri
laterali consentono la intervi-
sibilità) proprio come avviene
per una squadriglia in volo.
Egli solo riceve le segnalazio-
ni dal basso, mentre gli altri
guardano a lui che trasmette
gli ordini con le mani, perché
siano immediatamente esegui-
fa servizio
ti sulle leve: riò per assicu-
rare la necessaria simultaneità
dei movimenti.
Naturalmente bisogna ag-
giungere, anche per le mano-
vre singole, l’oscillazione del
pesante carico quando la gru
si ferma: il carico continue-
rebbe ad oscillare in maniera
paurosa, con pericolo e per-
dita di tempo. Si ricorre allora
al doppio colpo di leva (ab-
biamo pensato al doppio col-
po di frizione degli automobi-
listi) per cui il carrello viene
arrestato alcuni metri prima
del punto fissato, poi rinviato
a raggiungere il peso che avrà
intanto oscillato fino al punto
voluto. Così il pezzo viene
« piantato » al posto giusto con
precisione e immobilità sor-
prendenti, come per una
« bocciata » di classe. Qui non
ci sono regole scientifiche: è
tutta questione di colpo d’oc-
chio, polso, di rapidità di ri-
flessi, di « arte »,
Interviene a volte il gioco
del vento, quando soffia tra-
versalmente al cantiere, e fa
il ruolo suo, e ii povero grui-
sta nella cabina deve lavorar-
selo come può. Non ha gli stru-
menti che consentono al pilo-
ta di valutare scientificamen-
te il vento e sfruttarlo secondo
le regole: ha imparato a com-
Il teleferista Adriano Dassori nella sua cabina di
batterlo empiricamente, con
l’esperienza, e lo fa egregia-
mente. Dobbiamo dire che ab-
biamo lasciato questi uomini
con profonda ammirazione,
Quando siamo scesi a terra,
i piloni, avvolti nelle prime
ombre della sera, sembravano
« menhir ». A] pensiero di tali
architetture preistoriche ci so-
no mulinate in testa conside-
razioni sull'evoluzione e la de-
cadenza delle cose umane, sul-
l’inarrestabilità del progresso,
sul futuro della civiltà. S'
quale questi piloni hanno già
un posto sicuro.
LB
manovra
8
La produzione del Meccanico
ono tempi di continue
S ansie e di sempre nuove
preoccupazioni i nostri;
e, nell’ansia, il desiderio di sa-
pere e di veder chiaro si fa
sempre più vivo,
Non è superfluo dare un’oc-
chiata panoramica allo Stabi-
limento Meccanico, guardan-
dolo sotto un particolare a-
spetto, e cioè von l’intento di
scorgervi, se vi sono, Guei ger
mi di vita da cui nasce il sa-
no avvenire del lavoro, il qua-
le è poi la più genuina e si-
cura fonte dell’umana serenità.
Una secolare pianta, quella
del Meccanico, sulla quale
hanno germogliato varie e vi-
tali attività, di cui alcune tra
piantate altrove. Tre rigoglio-
si tronchi sono ancora lì a
continuare con fervore di vita
una tradizione di lavoro mai
interrotta: Turbine a vapore:
Caldaie a vapore; Motori Die-
sel.
Le tre attività sono esse ali-
mentate da sicura, perenne
linfa? Alcuni fatti possono co-
stituire essi stessi una rispo-
sta.
La sorte delle Turbine a va-
pore sembrò incerta nei pri-
missimi anni del dopoguerra.
La nostra industria aveva per-
duti i contatti con le industrie
delle altre Nazioni. Fu imme-
diatamente percepita la neces
sità di riprendere i contatti e
di ricuperare il tempo per-
duto.
I nostri Ingagneri e i no-
stri Tecnici varcarono l’Ocea-
no e i confini cvuropei per con-
sentirci di riprendere il cam-
mino per così lungo tempo in-
terrotto. Fu ripresa la colla
borazione con ia Ljungstròom
Parte inferiore di
cè»
L'aggiustatore Giuliano Nati registra le punterie di un motore Q 370/9
di Stoccolma (specializzata
nella progettazione delle più
moderne turbine a flusso ra-
diale) e furono gettate le basi
dell'importante accordo con la
« General Eleciric Company »
americana, la cuale è fra le
più potenti case costruttrici di
gruppi turbogeneratori del
mondo, Si constatò che vi era-
no da noi elementi sicuri di
ripresa. La fiducia tornò negli
animi e nacquero la « Centra-
le Termoelettrica di Catania «
e l’importantissimo turboaiter-
natore da 22.000 kW. per la
Montecatini di S, Giuseppe di
Cairo,
Ma un particolare e delica-
tissimo argomento avrebbe
potuto compromettere qual-
siasi sforzo e ogni ardita ini-
ziativa se non fosse stato tem-
pestivamente curato e porta-
to all'altezza dei tempi: il ta-
glio di stretta precisione de-
gii ingranaggi per i grandi ri-
duttori marini.
Fu iniziata subito una ap-
profondita inchiesta fra tutti
i fabbricanti di grandi mac-
chine per ingranaggi del mon
do e fu deciso un totale, co-
una cassa turbina di alta pressione per turbocisterna
raggioso rinnovamento della
Ofticina Grandi Dentatrici.
L'opera è sata compi
rappresenta un formidabile
mezzo di lavoro, unico in Ita-
lia e forse in Europa, vera-
mente degno della nostra
Azienda.
Nacquero quindi gli appa-
rati motori per le quattro tur-
bonavi turche, quelli per le
due turbonavi greche, quello
per l’Andrea Doria, i numero-
si altri per le grandi turboci-
sterne ed infine quello per la
Cristoforo Colombo, con ri-
sultati veramente lusinghieri
e che possono sfidare il con-
fronto della tecnica più pro-
gredita.
Fra non molto la nuova Se-
zione della Centrale di Chi-
vasso della SIP, da 60.000 kW.,
porterà l’Ansalao e con essa
l’Italia, alla avanguardia del-
le competizioni internazionali
nel campo delle grandi Cen
trali termoelettriche.
Le Caldaie a vapore — il
nucleo intorno al quale si è
sviluppata inizialmente la vi-
ta del Meccanico — soffrivano
anch’esse dello stesso disagio.
Nonostante ciò furono affron-
tate ardite costruzioni. La Cen-
trale termica per la Società
Cornigliano fu una brillantis-
sima prova che « l’antico valor
non era ancor morto! ».
Gli accordi con la « Foster
Wheeler » e con la « Babcock
& Wilcox » (le due più poten-
ti ditte costruttrici di caldaie
del morido) segnarono un no-
tevole passo avanti, Gli alti
rendimenti ottenuti nelle cal-
daie dell’Andrea Doria, della
Cristoforo Colombo, delle tur-
bocisterne e di numerosi altri
impianti confermano che la
tecnica della progettazione e
della costruzione delle caldaie
al Meccanico è in linea.
I Motori Diesel di media po-
tenza, nella carenza di ener-
gia elettrica dell’immediato
dopoguerra, ebbero un notevo-
le impulso; però si trattava di
una situazione di congiuntu-
ra. Occorreva guardare più
lontano, occorreva rimettersi
in gara con gli eltri costrutto-
ri italiani e stranieri per par-
tecipare alla vita del lavoro
di domani.
Tuttavia le riserve di vita-
lità non erano esaurite. Furo-
no costruiti su licenza Fiat i
grandi motori per le motona-
vi norvegesi e argentine, per
le Centrali argentine, per la
Mn, Europa, per la Mn. Città
di Tunisi, per Gue delle cin-
que nuove motonavi della Tir-
renia, per le motonavi greche,
per le navi Liberty ecc. Tutti
questi motori hanno avuto ot-
timo esito.
E furono costruiti a centi-
naia motori dei tipi Ansaldo
da 50 a 600 cav. ciascuno; si
affermò in questo periodo il
motore Ansaldo di 100 cav. per
cilindro.
Ma le richieste del mercato
si fecero insistenti per motori
aventi altre caratteristiche e
per altri tipi di motori; anco-
ra per soddisfare la più am-
pia gamma di richieste, nac-
quero gli accordi con la So-
cietà inglese Doxford, per i
grandi motori marini, e suc-
cessivamente gli accordi con
la Società tedesca Maybach
per i motori veloci.
Ebbero frattanto notevole
impulso i perfezionamenti dei
tipi di motori Arsaldo, gli stu-
di e le esperienze sulla sovra-
limentazione; e inoltre si ebbe
la creazione di gualche nuovo
tipo di motore Ansaldo stu-
«diato per particolari campi di
applicazione.
I lusinghieri risultati otte-
nuti nella costruzione dei pri-
mi due motori Ansaldo-Dox-
ford, rispettivamente di 6.800
e di 5.700 cav., ci confermano
che lo Stabilimento è sulla
buona via; ed ha la certezza
di far valere la qualità del suo
prodotto sulle grandi motona-
vi italiane e straniere, sia che
vengano scelti i tipi Fiat o i
tipi Doxford.
I risultati conseguiti nelle
più svariate applicazioni dei
motori di progetto e costruzio-
ne Ansaldo, aa quelle relative
alla propulsione dei pescherec-
ci grandi e piccoli, a quelle ri-
guardanti la propulsione delle
navi dei laghi, a quelle infine
destinate al comando dei grup-
pi elettrogeni di bordo e di
terra, hanno continuato ad es-
sere molto soddisfacenti.
Si tratta di applicazioni che
dal 1946 ad oggi si contano a
migliaia, Fra esse non possia-
mo tacere il mcetore di propul-
sione da 900 cav. sovralimen-
tato, installato sul motope-
schereccio atlantico portoghe-
se Allan Villiers, che tanta
propaganda ha fatto al nome
Ansaldo; e i motori per i
gruppi elettrogeni da 750 kW.
installati sull’Andrea Doria e
sulla Cristoforo Colombo.
La tecnica dei motori veloci,
che moltissime, via via cre-
scenti applicazioni avrà in av-
venire, ha conseguito il più
radicale rinnovamento con il
nuovo attrezzamento per la
costruzione dei motori Ansal-
do-Maybach. Si tratta di un
tipo di motore di prestazioni
elevate, particoiarmente inte-
ressante per svariati campi d:
applicazione.
La situazione e le prospet-
tive stanno evolvendo così,
non certo per naturale svol-
gimento di eventi, ma per cal-
colata oculalatezza, per volon-
tà di chi, in alto e in basso, al
vertice della piramide ed ai
più modesti posti di lavoro,
compie appassionatamente il
proprio dovere.
I mezzi di lavoro con i qua-
li si affronta la quotidiana im-
presa sono adeguati?
I Tecnici che hanno avuto la
fortuna di visitare ed esamina-
Operazione di bilanciamento statico di una ruota lenta per riduttore. Da sinistra si vedono
re industrie affini alla nostra,
in Italia ed all’estero, non han-
no dubbio alcuno sulle lar-
ghe possibilità degli impianti
del Meccanico. Chi vive nello
Stabilimento vede con i pro-
pri occhi il fervore di opere,
anche per ciò che riguarda le
nuove macchine e il rinnovo
degli impianti. Non demolizio-
ni se non per dare maggior lu-
ce di vita agli ambienti, non
alienazioni se non per sostitui-
re più perfetti impianti a
quelli sorpassati dagli eventi
e dalla tecnica.
Per dare un'idea di ciò che
dal 1946 si è fatto per il po-
tenziamento dei mezzi di la-
voro, basta riferirsi agli inte-
È
%
n
È
Aldo Casanova e Antonio Pastorino.
ressanti dati esposti dal Di-
rettore del Meccanico, nella
sua relazione pubblicata su
« l’Ansaldino », relazione che
si può riassumere così:
investimenti per acquisto
macchine, lire 1,5 miliardi
circa;
investimenti per la costru-
zione di impianti, lire 2,5 mi-
liardi circa.
Una industria non di serie
com’è la nostra, deve conti-
nuamente affrontare notevoli
difficoltà nel funzionamento
dell’organizzazione e dei servi-
zi ad essa collegati, e non lie-
vi sono le difficoltà che sor-
gono per tempestivamente a-
Palettatura di un rotore. Da sinistra gli operai Angelo Visani e Vincenzo Masoero
deguare l’organizzazione stessa
e i servizi alle situazioni via
via modificantisi.
A tali argomenti è rivolta
l’attenzione costante, non sol-
tanto della Direzione dello
Stabilimento, bensì anche dei
quadri più elevati dell’intera
Azienda.
Se si esamizano i fatti, le
vicende, le difficoltà che la
produzione presenta, i risultati
sin qui ottenuti sono incorag-
gianti. I risultati si giudicano
alla luce della qualità, della
tempestività e dell'economia.
E le linee che rappresentano
tali risultati hanno un anda-
mento di ascesa, anche se non
hanno raggiunto ancora l’op-
timum al quale abbiamo la
ferma intenzione di arrivare.
La rapidissima e sintetica
rassegna fatta, è sotto ogni a-
spetto rassicurante; dice, in
complesso, che esistono solide
basi per uno sviluppo costan-
te: esistono cioè le premesse
per affrontare la dura lotta del
domani.
Occorre però vendere sem-
pre di più, a mano a mano
che, come è nostro compito,
riusciamo a produrre di più.
E’ questo il più assillante pro-
blema di tutte ie industrie, in
tutte le Nazioni.
Noi che viviamo negli Sta-
bilimenti, presi tutti dalle
quotidiane vicende della pro-
duzione, sottovalutiamo tale
fattore, che è invece importan-
tissimo. Ci sembra, confessia-
molo, un problema che inte-
ressi altri settori, un proble-
ma di cui si debbano preoc-
cupare altre persone.
Invece non è così. E’ sem-
pre dove si produce, cioè nel-
lo Stabilimento, che si fa, an-
che in questo argomento, il
bello e cattivo tempo, perchè
è nella fucina della produzio-
ne, cioè alla macchina, al ban-
co di aggiustaggio, al posto di
E
1
53
3
È
‘3
3
gli operai Ettore Guazzotti,
lavoro insomma, che si deter-
minano i costi uel prodotto.
Gli sforzi che si stanno fa-
cendo nel campo commerciale
sono veramente eccezionali;
ma non è soltanto la ben no-
ta agguerrita abilità delle no-
stre persone che si occupano
di mercato che può, nelle trat-
tative, mutare a nostro favore
la situazione, se il costo dei
manufatti non fosse in con-
correnza con i costi delle mi-
gliori industrie estere.
E allora, l’avvenire della
nostra Azienda, e in partico-
lare del nostro Stabilimento,
sta proprio in auesto fonda-
mentale elemenio che a noi, e
forse a molti, sfugge, quasi
abbia dell’imponderabile, men-
tre invece è di una concreta
durissima realtà; è quello cioè
che riassume tutti gli sforzi,
riunisce tutti gl: elementi, rac-
coglie tutti i risultati.
Sagaci, larghe iniziative,
tecnica eccellente e di avan-
guardia, organizzazione risnon-
dente alle esigenze, impianti
adeguati e moderni sono i
mezzi che l’Azienda deve dare
per ottenere il successo. E li
ha dati e li dà.
Il resto, l'elemento che sta-
bilisce l’equilibrio, che deter-
mina le vittorie, è e deve es-
sere in ciascuno di noi,
Il senso dell’economia, lo
spirito d'intraprendente colla-
borazione, la coscienza di non
lasciar disperdere sane ener-
gie, bensì di utilizzarle tutte
agli scopi di una buona ed
economica produzione, sono
doti e sforzi che l’Azienda si
aspetta da noi tutti, che ha
diritto di pretendere da cia-
scuno di noi.
Tali doti sono e debbono es-
sere nella nostra mente, nella
nostra volontà, nella nostra
coscienza, nelle nostre braccia.
Sono queste le doti che por-
tano alla vittoria; ricordiamo-
cene ogni giorno.
Luigi Palumbo
Il sommers
pnt AR gui pn ASI,
| sommergibile,
10
“ Cronaca nera” di quarant’ anni fa al Cantiere di Muggiano
cisamente il 3 ottobre
1914, al Muggiano accadde
un fatto che destò un enorme
clamore per la sua singolari-
tà: un sommergibile costruito
per una Potenza straniera ven-
ne «rubato ». Nell’autunno
del 1914 nel Cantiere di Mug-
giano — quando già sui fron-
ti d’Europa divampava quella
che poi fu definita la prima
guerra mondiale — era in via
di ultimazione, sebbene disar-
mato, un sommergibile di 250
tonn. di dislocamento, lungo
43 metri e capace di svilup-
pare una velocità di 12 mi-
glia orarie in emersione e 8
in immersione, costruito su or-
dinazione della Russia, ma
che non poteva essere conse-
gnato alla Potenza ordinatri-
ce a causa dello stato di neu-
tralità dichiarato dall’Italia.
La direzione del Cantiere a-
veva affidato le prove del sot-
tomarino ad un giovane colto
ex ufficiale di marina, il sot-
totenente di vascello Angelo
Belloni. La mattina del 3 ot-
tobre verso le 7,30, dopo aver
imbarcato una gran quantità
di nafta il sommergibile «43»,
al comando del tenente Bel-
loni, con un equipaggio di 15
persone fra cui l’Ing. Carlo
Rocchi, il C.T. Barenghi, gli
elettricisti Pascu, Opiz, il ra-
diotelegrafista Vassallo e gli
operai Franzini, Gambini, Pe-
trilli, Rovai, Esposito, Torella,
Deria, Passalacqua, Lavarello,
Obiti, De Micheli e Chiesa, la-
sciava il Cantiere per esegui-
re alcune prove alla R.T. di
bordo. All’ora stabilita per il
ritorno il « 43 » però non fece
la sua ricomparsa e ciò mise,
naturalmente, in allarme iî di-
0) uarant’anni or sono e, pre-
* rigenti del Cantiere che, do-
po qualche oru, informarono
dell’accaduto le autorità loca-
li e il Ministero della Marina.
In città la notizia si diffuse
la sera stessa del 3 ottobre,
ma tanto sembrava straordina-
. ria che non trovò, sul momen-
. to, alcun credito, Fu solo il
giorno 5 che comparve sui
giornali un comunicato in da-
ta 4 ottobre a rendere noto
l'avvenimento in questi ter-
mini che non ammetievano
dubbi: « La Ditta Fiat S. Gior-
gio di Muggiano ha ieri alle
ore 17 informato il Comando
in capo di Spezia che un som-
mergibile che trovavasi in al-
lestimento nei Cantieri, è ieri
stesso improvvisamente parti-
to per ignota destinazione ap-
profittando di una uscita per
alcune prove delle. R. T. Il
completamente
sprovvisto di armi, sarebbe al
comando di un impiegato del-
la Ditta stessa e con un equi-
paggio costituito da 15 per-
sone della Fiat S. Giorgio ».
E’ evidente che le autori-
tà governative non volevano
prendere alcuna responsabili-
tà nel fatto e, nel frattempo,
avevano inviato alla Spezia
V Ammiraglio Nicastro per
compiere un’inchiesta. Il gior-
no seguente in tutta Italia non
si parla che del « colpo di te-
sta » del Ten. Belloni e VAm-
basciata russa a Roma, a sua
volta, declina ogni sua parte-
cipazione alla vicenda, anzi.
precisa che « non entra asso-
lutamente nel fatto del rapi-
mento ».
La Direzione Generale della
Società, mentre si sta attiva-
mente interessando per sape-
re dove sia andato a finire il
Un
«43 », in un telegramma al
Ministero della Marina si di-
chiara « vivamente addolora-
to per l’accaduto il quale, dai
documenti sinora posseduti,
non può venire attribuito che
alla improvvisa alienazione
mentale di chi comandava il
sottomarino »,
Nessuno, come è evidente,
vuol assumersi responsabilità
dirette e indirette nel clamo-
roso fatto: chi se le prende,
e completamente, è il Ten.
Belloni il quale, prima della
partenza, aveva disposto che
una sua lettera venisse conse-
gnata dopo le ore 17 del 3 ot-
tobre al Direttore Ammini-
strativo del Cantiere, Comm.
Boselli. Nella lettera, fra Val-
tro, pregava i Direttori di vo-
ler « sospendere per breve
tempo il loro definitivo giudi-
zio » e di non considerarlo im-
pazzito, nè d’accordo con l’e-
quipaggio, al buio d’ogni cosa,
né con qualsiasi altra persona
o autorità esteru o nazionale ».
Il Belloni, viene intanto de-
nunciato alla Procura e alla
Pretura per furto e per viola-
zione della neutralità italiana,
Finalmente il 7 si ha noti-
zia che il « 43 » è giunto ad
Ajaccio in Corsica; nel frat-
tempo al Comm. Boselli era
giunto un telzegramma dello
Ing. Rocchi da Bastia, nel qua-
le annunciava il suo imminen-
te arrivo alla Spezia. Infatti
l'ingegnere insieme al radio-
telegrafista Vassallo giunge a
Livorno con un piroscafo e
ambedue vengono subito ac-
compagnati in Questura, dove
subiscono un lungo interroga-
torio. Dalle dichiarazioni del-
l'ing. Rocchi si potè appren-
dere che il sommergibile,
compiute le prescritte prove,
con le macchine a tutta forza,
puntò verso ponente. Ad un
sommergibile gemello di quello «rubato » dal te nente Belloni
certo momento il Ten. Bello-
ni comunicò all’equipaggio che
aveva ricevuto l'ordine di con-
segnare il sommergibile in
Corsica in pieno segreto: dati
i precedenti, la cosa non era
inverosimile e navigarono tut-
to il giorno. Dopo aver per-
nottato a Isola Rossa in Cor-
sica il giorno seguente si di-
ressero ad Ajaccio dove giun:
sero alle 10,30. All’ingresso
del porto furono fatti fermare
da una torpediniera francese
e, dopo un lungo colloquio fra
il Belloni e il Comandante del-
la torpediniera, il « 43 » potè
entrare in porto. Quì il co-
mandante del sommergibile
informò l’equipaggio che, non
essendo giunte le istruzioni
della Ditta, dovevano prose-
guire per l'Albania. A que-
sto punto l’ing. Rocchi fece
presente al Belloni che era i-
nesplicabile che la ditta espo-
nesse un sommergibile del va-
lore di 1.800.000 lire e 16 per-
sone ad un viaggio non pre-
parato, ma il Belloni gli ri-
spose che era sua intenzione
raggiungere Malta e VAlba-
nia per unirsi alla squadra che
doveva compiere un’ azione
guerresca contro la flotta au-
striaca, Conosciuta la situazio-
ne, l'ing. Rocchi non volle più
associare la sua responsabili-
tà a quella del Belloni e fece
presente all’equipaggio come
stavano in realtà le cose. Il
Ten. Belloni allora accettò di
lasciare libero ‘equipaggio al
quale rivolse parole rassicu-
ranti circa la loro posizione,
dichiarando che la responsa-
bilità del fatto era unicamen-
te sua e aggiungendo: « Io tor-
nerò col tempo: sarà allora
sfatatà la leggenda che io siu
stato un pazzo e il sentimento
che ha ispirato la mia azione
carà chiamato con un più no
bile nome ».
Nonostante che ormai fosse
stato possibile stabilire che la
responsabilità del « rapimen-
to» era esclusivamente del
Ten. Belloni, î fastidi per la
Direzione del Cantiere non fi-
nirono: infatti il Direttore
Amministrativo, in base allo
art. 23 del C.P. concernente
le rappresaglie possibili in se-
guito alle rotture di rapporti
fra il governo italiano e quel-
li esteri, fu softoposto a pro-
cedimento giudiziario, e tutti
i membri della Direzione, per
la loro qualità di ufficiali ap-
partenenti alla riserva nava-
le, vennero messi sotto inchie-
sta da un Consiglio discipli-
nare della Marina Militare.
Si ha nello stesso tempo no-
tizia che Belloni è giunto in
un porto della Francia meri-
dionale, e da parte della di-
rezione del Cantiere vengono
iniziate pratiche per la resti-
tuzione del sommergibile che
la Francia non aveva voluto
accettare. Dopo varie difficol-
tà, il giorno 24 ottobre, alle
ore 13,45, il «43», sulla scia
del rimorchiatore «Italia »,
approda al Varignano e viene
posto sotto sequestro con la
vigilanza di un reparto di ma-
rinai armati,
La straordinaria avventura
del sommergibile « rubato » e-
ra finita.
Il suo protagcnista, tornato
in Italia dopo circa due mesi,
fu fermato e denunciato per
violazione del Decreto che vie-
tava lesportazione di « veico-
li » allestero (il «43» era da
considerarsi un veicolo per-
chè disarmato), ma in seguito
assolto con formula piena.
Fu, quella del Comandante:
Belloni, l’azione di un pazzo?
Non crediamo. Bisogna tener
presente che egli era un ar-
ibile rubato
dente interventista e che, al-
l'epoca in cui mise in atto il
« rapimento », la Francia era
in guerra con gli Imperi Cen-
trali, il Belgio era stato inva-
so, Anversa stava per capito-
lare e, da Arcachon, D’Annun-
zio mandava i suoi impetuosi
messaggi interventisti: c’era
insomma tutta un’atmosfera di
esasperata esaltazione che non
poteva non influire sull’animo
del giovane ufficiale. Del re-
sto anche l’Ing. Rocchi, al suo
ritorno da Ajaccio, ebbe a di-
chiarare che il Belloni « si e-
ra lasciato trascinare dal suo
ardente amor di patria in una
avventura eccezionale » e che
riteneva il Belloni stesso, « do-
minato in quel momento dal
dolore di non essere riuscito
in ciò che nella sua immagi-
nazione egli credeva utile per
il suo Paese».
Anche la lettera che il te-
nente Belloni aveva indirizza-
to alla madre poco prima di
partire conferma il giudizio
del Rocchi, In essa, dopo aver
dichiarato che intendeva com-
piere un’azione di guerra con-
tro l’Austria, diceva: « Cara
mamma, sii forte e stammi a
sentire: io spero che se non
riuscirò a compiere incolume
la strage che mi propongo. Dio
vorrà seppelirmi in un buon
fondo di acqua adriatica dove
già ci sono tante ossa di padri
nostri. Questo è il mio sogno
da quando ho cominciato a
ragionare ».
Il suo gesto fu dunque con-
sapevole, anche se improvvi-
sato; comunque, non fu frutto
di un cervello sconvolto, per-
chè in seguito Angelo Bello-
ni dimostrò, cor le sue inven-
zioni addottate dalla Marina,
di essere in effetti un uomo di
grande: ingegno, innamorato
della sua Patria. Aldo Galli
« Impossibile arrivare per
Natale stop. Auguri vivissimi
stop. Baci a tutti. Ariodante »,
Passato il modulo attraverso
lo sportello, versato l’ammon-
tare e intascata la ricevuta,
Ariodante esce in piazza San
Silvestro con un’alta conside-
razione di sè stesso. Non è ve-
ro che non possa tornare pe”
‘Natale, le sue faccende le ha
sistemate completamente: è
che il solito Natale in fami-
glia, con le solite gioie della
mensa e il solito panettone,
«col solito pomeriggio allunga-
to come una fisarmonica, l’ha
seccato. Romperà l’atmosfera
ovattata dell’ailegria a tutti i
costi, la lacrimosa fraternità
a orario, la finta nostalgia di
tempi che hanno l’unico pre-
gio di essere lontani, e reste-
rà solo con sè stesso, uomo li-
bero da ogni convenzione nel
giorno più convenzionale del-
l’anno, unico tra milioni di
saltellanti burattini.
Ha deciso che non andrà al
ristorante, dove la preoccupa-
zione di tutti è di trasformare
il salone in un focolare dome-
stico, di fare come se fosse-
ro in famiglia: tavoli ravvici-
nati e persone sconosciute che
fraternizzano, il presepe o l’al-
bero ben visibile contro la pa
rete di fondo, « buon natale!,
buon natale! », è rami di oli-
vo sposesi sul tavolo, e i ci-
bi convenzionali, gli agnolot-
ti, il cappone o il tacchino e
il panettone, e il « passito »
offerto dalla padrona che si
sente « mater familias » e rie-
voca il passato, e il solito gio-
vanotto brillante che fa lo spi-
ritoso come quel fannullone
di suo nipote Adalberto, e si
sente autorizzato a raccontare
una barzelletta, così «tra noi».
Farà qualcosa di straordina-
rio, in quel giorno casalingo;
prenderà il treno, e mangerà
alla carrozza-ristorante!
La stazione Termini è de-
serta, magica nella sua geo-
metrica architettura disabitata,
e Ariodante pensa alle « piaz-
ze d’Italia » di De Chirico.
Gli piace pensare a De Chirico
mentre passa davanti ai po-
chi inservienti dall'aria assen-
te, in un giorno in cui tutti
pensano a un’altra cosa, e gli
piace pensare alla ressa che
doveva aver animato la sta-
zione fino a qualche ora pri-
ma, quando tutti cercavano di
partire con l’ultimo treno uti-
le per essere a casa «in tem-
po ».
Sul marciapiede 9 non c’è
nessuno, e il ‘treno guarda
smarrito dalle occhiaie vuote
dei finestrini: carrozza di ter-
za classe completamente vuo-
ta, passerella, altra carrozza
di terza, vuota, passerella, car-
rozza di seconda classe, vuo-
ta, altra carrozza di seconda,
con un uomo in un angolo
Ariodante ha unn sguardo stiz-
zito e interrogativo, che l’al-
tro interpreta come un invito
alla conversazione, e gli spie-
ga che è un commesso viag.
giatore, in giocattoli, già, so-
no stati giorni di lavoro, que-
sti, è stato nel Sud, ha fatto
tardi, ma spera di farcela a
Civitavecchia, ad agguantare
la corriera per Tolfa, per ar-
rivare in temvo per il cap-
pone.
Ariodante ha un sospiro di
sollievo e, con uno sguardo di
compatimento, passa oltre.
Passerella, carozza di prima
classe con un uomo e due don-
| ne che parlano una strana
Bozzetti natalizi
lingua, poi la carrozza risto-
rante e, oltre, una carrozza di
seconda classe che arriva ap-
punto a Genova Brignole, An-
che questa è vuota, e Ariodan-
te siede mollemente in un an-
golo, e guarda fuori, ai mar-
ciapiedi vuoti. Il fischio, la
partenza, la fuga dei binari,
la gente già in faccende attor-
no alle bancarelle di Porta
Maggiore, l’asnetto casalingo
della stazione 'rastevere, tut-
to osserva con distacco e sen-
te di poter tutto valutare da
uomo libero, mentre il treno,
con la sua corsa veloce, sem-
bra incitare i nensieri più au-
daci,
Fuggono veloci i pali del te-
tegrafo e gli alberi nudi in
mezzo alla campagna, e qual-
che casolare gua e là manda
al cielo buffetti di fumo bian-
co. Cullato dal ritmo delle
ruote, Ariodante si abbandona
sullo schienale e pensa ai Na-
tali passati, all’allegria fasti-
diosa della zia Eleonora, ai po-
meriggi in cui si giocava ad-
dirittura a tombola, mentre e-
gli fremeva al pensiero di Ga-
brì che lo aspettava: ma come
alzarsi, come osare di uscire?
E più indietro ancora, nel tem-
po, ricorda il rosolio della
nonna che non piaceva a nes-
suno e che tutti lodavano, e
le storie di papà sui Natali ar-
gentini, mentre lui avrebbe
voluto andare al cinema, a ve-
dere Buffalo Bill. Come si
chiamava quel dolce a base di
castagne che la mamma face-
va sempre a Natale? Come si
chiamava? Il pensiero di que-
sto nome che non riesce a ri-
cordare lo turba e lo scuote.
Debolezze natalizie! Riprende
a pensare alle cose che gli al-
tri fanno in questo giorno, e
non facendole si sente tanto
forte, e non si accorge che è
così anch’egli legato a questo
giorno, non pensa ch’è in fun-
zione di esso, sia pure a ro-
vescio.
« Serie unica!... Il pranzo è
servito!... ». Ariodante si av-
via al vagone ristorante, siede
ad un tavolo tutto per sè, nel
posto vicino al finestrino, ed
è servito rapidamente: non ci
sono che i tre stranieri, al ta-
volo d’angolo. Il pasto è come
tutti gli altri giorni, al vago-
ne ristorante, e c’è un dolce
anonimo, usuale. Neppure una
fetta di panettone, nè un tor-
rone, nulla. Arriva la frutta
e Ariodante sceglie un man-
darino, un bel mandarino pie-
notto, con la puccia odorosa
che sprizza un sugo profuma-
to, e resta con la buccia a
mezz'aria, tra il pollice e l’in-
dice, Che strano: aveva pen-
sato per un momento di po-
terla posare sulla stufa, come
faceva a casa, dove si abbru-
stoliva mandando un aspro
profumo per la cucina.
Ecco, sì, aveva mangiato
proprio come voleva lui, in
tanto giorno, e il cameriere
aveva avuto il buon gusto di
non dire neppure « buon na-
tale », ed ora csservava, sor-
di LUCIO BOZZANO
seggiando un bicchierino di
cognac, le casupole sparse per
la campagna, ancora col loro
pennacchio bianco, dentro al-
le quali numerosi omini sta-
vano consumando il pasto ab-
bondantemente innaffiato tra
le grida festose dei ragazzi,
sotto i rami di olivo appesi
alle pareti.
Qui non c'erano neppure :
rami di olivo: ma come si
chiamava quel dolce a base di
castagne che faceva sempre la
mamma, a Natale?
Ariodante si sforzava di ri-
cordare, mentre il cognac in-
goiato troppo in fretta gli bru-
cia la gola. I contorni della
cose fuori del finestrino non
sono già più così nitidi, e la
carrozza sembra davvero un
po’ vuota, ora che ‘gli stra-
nieri se ne sono andati.
Ariodante scorge nel cortile
di una casa colonica una vec-
chia che getta del becchime
ai polli, i quali le si stringono
attorno e sembrano nascon-
dersi sotto la lunga gonna ne-
ra, mentre dal tavolo dietro
îl paravento, dove si sono se-
duti gli uomini di servizio,
giungono risate altisonanti.
Ariodante si rannicchia nel
suo angolino e pensa, come
mai si chiamava quel dolce?
Come si chiamava?
»%
Sembra di essere in proces-
sione, nella stretta strada i-
nondata dalla luce delle ve-
trine, una processione un po’
stretta in cui, più che cam-
minare, ci si iascia portare
dalla calca. L'atmosfera non è
certo la solita. cuando tutti
sembrano in ritardo, corrono
non si sa dove, non si guar-
dano neppure: . oggi invece
nessuno ha fretta, tutti si don-
dolano pigramente davanti al-
le vetrine. tutti sono felici di
guardarti in faccia. ogni sguar-
do è un saluto. sembra una
sagra di paese. Com'è difficile
che avvenga ciò, in questa cit-
tà di 700 mila sconosciuti!
Anche Bartolo è felice là in
mezzo, si guarda attorno con
una gioia infantile, osserva
lungamente le vetrine alle
quali solitamente non getta u-
no sguardo. sono tutte così bel-
le, addobbate a festa, col loro
alberello in un angolo e trine
e cev'ori! Anche il macellaio
ha esvosto un a'bero colossale
con le lampadine accese e il
suo negozio, che ha sempre
fatto rabbrividire Bartolo. ha
oggi un asvetto viù caldo. Bar-
tolo stabilisce di giudicare la
fantasia dei vari commercian-
ti dalle loro vetrine, e si ap-
passiona a questa gara ideale:
qui il tabacchino ha costruito
un albero appendendovi i pac-
chetti variopinti delle siga-
rette, là la fruttivendola ha
adornato la vetrina con nastri
multicolori, rami di ulivi, a-
ranci e mandarini appesi co-
me palloni frenati la cui na-
vicella è costituita da una no-
ce, il profumiere ha costruito
un presepe dove, esclusa la
A
capanna, le figurine sono co-
stituite da boccette di profu-
mo delle forme più diverse.
Ma ora Bartolo dimentica di
essere giudice è osserva i rag-
gi violenti delle luci che si in-
crociano e gli paiono spari di
mortaretti, mentre in alto, so-
pra la marea di teste ondeg-
gianti, i colori delle insegne
al neon saettano come una
musica jazz, Bartolo è felice,
ha la gratifica in tasca, può
comprare nei vari negozi, e
questa coscienza di poter en-
trare e acquistare gli dà già
una gioia quasi pari a quella
dell'acquisto stesso. E° perciò
che rimanda l’avquisto e con-
tinua a fermarsi in vari ne-
gozi, e ogni volta prova que-
sta gioia e la rinnova a volon-
tà, dieci, venti, trenta volte.
La vita grigia di tutti i giorni
è lontana, stasera: domani è
Natale. Andrà alla messa di
mezzanotte, poi dormirà a lun-
go domattina, fin che vorrà, e
si sveglierà nel giorno santo, e
ci saranno i parenti venuti da
lontano, e si parlerà di tante
cose, e si resterà a lungo a ta-
vola, a lungo.
Rientra tardi, Bartolo, coi
suoi acquisti, giusto in tempo
per recarsi alla messa nella
sua parrocchia. La chiesa è
affollata calda, e inondata di
luci, Bartolo prega con fer-
vore e poi, sulie note dell’or-
gano, rievoca una nenia popo-
lare di tanti anni fa, che ave-
va udito dai vecchi di casa
sua: « Femmu . maccaruin, cu
tuccu de carne e bibìn» e si
accorge che anche in italiano
può fare un’altra rima « Fac-
ciamo i maccheroni, col sugo
di carne e capponi ». Tempi
in cui i maccheroni erano un
lusso di Natale, e non parlia-
mo del sugo di carne! Sua
madre gli raccontava che al-
lora il regalo d; Natale con-
sisteva in un sacchetto di dol.
ci e frutta (pochi confetti, fi-
chi, mandarini) e una bambo-
lina piccola piccola, che i ge-
nitori mettevano sul guanciale
mentre i figli dormivano. Sem-
pre così, ogni anno, ma ogni
anno era la stessa sorpresa al
mattino e la stessa gioia. E
poi c’era il pandolce con la
letterina sotto, che il più gran-
dicello leggeva ad alta voce;
quindi li padre cominciava a
tagliare, con fette decrescenti
in grandezza. Erano più feli-
ci allora, i bimbi, col sacchet-
to sul guanciale, o adesso con
il treno a comando elettrico?
E i genitori, erano migliori al-
lora, quando mangiavano la
fetta più grossa; o adesso che
la fetta più grossa la danno ai
figli?
Tornando a casa nel freddo
della notte, Bartolo pensa al-
l'emozione che aveva provato
quando, tornando appunto dal-
la messa di mezzanotte coi ge-
nitori, aveva scoperto che il
Bambino Gesù era già passa-
to da casa sua e gli aveva
depositato in camera un ma-
gnifico carro con cavallo. Ave-
va avuto mozzato il respiro,
poi s'era messo ad urlare: « E°
LIS
venuto il Bambino! E’ venuto
il Bambino! » e di dormire,
quella notte, non s’era parlato
davvero, E quell’altro Natale
in cui, più grandicello, si spe-
se l’intera somma avuta in do-
no da tutto il parentado, con-
tinuando a girare sull’autopi-
sta fino a che aveva un cente-
simo? Aveva diviso il posto
col cugino Egidio che non a-
veva un soldo, è vero, ma
questo non lo salvò affatto dal-
le ire paterne.
Comunque, quella era la
gioia del Natale! Ma quanta
volte Natale era passato da al-
lora?
L’indomani Bortolo non dor-
mirà a lungo come previsto,
perchè il gallo del piano di
sotto lo sveglierà per tempo,
e le donne già affaccendate lo
cacceranno dala cucina, e lui
uscirà per recarsi nel solito
bar, a trovarvi i soliti amici.
L’atmosfera non è la solita,
naturalmente, e anche le par-
tite a carte sono giocate con
minor mordente, senza inte-
resse. Si beve qualche cosa,
come aperitivo, mentre gli
sguardi corrono spesso all’o-
rologio appeso alla parete, E”
l'orologio, appunto, a domina-
re la scena e a condurre tutti
a casa, con una malcelata
fretta. Bartolo trova già se-
duti a tavola i parenti venuti
da lontano, e ascolta un monta
di cose, fatti vecchi e nuovi
che succedono anche nella sua
città, ma raccontati così ac-
quistano un sapore esotico. I
ravioli sono accolti da applau-
si generali, mentre la padro-
na di casa si scusa: « Vera-
mente ci vorrebbe il brodo,
oggi, ma noi li abbiamo fatti
lo stesso. Sapete, i bambini! »
e così le diverse portate, con
complimenti sperticati alle
virtù culinarie della vivandie-
ra. Bartolo è già sazio da tem-
po, ha già mangiato il triplo
del normale, ma non vuole fa-
re torto a nessun piatto, e
trangugia, e innaffia abbon- .
dantemente e già sente molto
caldo, e le voci acute dei com-
mensali si confondono strana-
mente al suo orecchio, Parla
anche lui vivacemente, un po’
a vanvera, cambiando argo-
mento ad ogni frase, e ora gli
sembra di nutrire un grande
affetto per il cugino Andrea,
che vede sì e no ogni quattro
anni. Si resta a lungo seduti
a tavola, mentre i bambini si.
scatenano coi giocattoli vec-
chi e coi nuovi, e le loro gri-
da sono coperte solo dalla mu-
sica della radio. La mamma è
andata a prendere il vecchio
album di fotografie e lo esa-
mina coi parenti venuti da
lontano, e ad ogni foto è una
serie di rievocazioni che si
perdono nel tempo e nello
spazio. Il cugino Andrea son-
necchia, e Bartolo pensa che
al cinema accanto proiettano
un film giallo, di quelli che
piacciono a lui: vi andrà do-
mani. Intanto guarda il disor-
dine delle stoviglie ammontie-
chiate sul lavandino, e il trin-
ciapolli lo fa pensare alle pin-
ze di officina, e vede la fac-
cia del magazziniere, e pensa:
« Che cosa farà il magazzinie-
re in questo momento? ». Una
mosca lo distoglie col suo vo-
lo e Bartolo la segue con l’oc-
chio, fino a che va a posarsi
sulla mensola della radio, Una
mosca con questo freddo! In-
tanto il cugino di Andrea si
risveglia ed esclama: « Anche
questo Natale è passato! ».
VANE
e PANORAMA.
Se
e.0-N: G
E MANIFESTAZIONI INTERNAZIONALI |
Il successo del 1.0 Congresso
internazionale dei motori a
combustione interna, tenutosi
a Parigi nel maggio 1951, ha
consigiiato la formazione di
un Comitato Permanente di
carattere internazionale, allo
scopo di assicurare il contat-
to tra i vari gruppi, industrie
e persone interessati e di pre-
parare i successivi congressi.
Nel 1953 il Congresso, dedi-
cato all’uso degli olii combu-
stibili pesanti nei motori Die-
sel di media e grande potenza,
è stato tenuto a Milano. Tale
convegno al quale partecipa-
rono oltre 450 persone, che in
gran parte visitarono poi, co-
me è noto, il nostro Stabili-
mento Meccanico ed il Can-
tieré Navale, ha fra l’altro fis-
sato come temi del prossimo
congresso che si terrà all’Aja
dal 23 al 28 maggio 1955 i
seguenti problemi:
1) Possibilità attuali della
tecnica del motore Diesel di
trazione.
2) Possibilità del motore
Diesel per la realizzazione di
‘potenze, per linea d’alberi, su-
periori a 10.000 Cav., con e-
ventualmente elementi di po-
tenza unitaria non inferiore a
2.500 Cav.
L’Ansaldo che ha sempre
partecipato attivamente ai la-
vori del Congresso (fra l’al-
tro il Vice Direttore Generale
ing. De Vito è membro del Co-
mitato Permanente del Con-
gresso), darà il suo attivo con-
tributo anche ai lavori del
prossimo anno con la presen-
tazione di una memoria del-
l’ing. L. Slaghek avente per ti-
tolo. « Le locomotive con mo-
tore a combustione interna se-
condo l’esperienza Ansaldo ».
Proprio in questi giorni è per-
venuta la comunicazione da
parte del Comitato Permanen-
te dell'avvenuta inclusione di
tale memoria nell’ordine del
giorno dei lavori.
Il fatto che il Congresso dei
motori si terrà pochi giorni
prima dell’ apertura del IV
Congresso Mondiale del Petro-
lio che, come è noto, si terrà
a Roma dal 6 al 15 giugno
1955, permetterà una più va-
sta partecipazione da parte
dei congressisti provenienti
dai Paesi d’oltremare,
L’Ansaldo parteciperà natu-
ralmente anche a quest’ultimo
Congresso, la cui importanza
si preannuncia veramente no-
tevole sia per il numero e la
qualificazione dei partecipanti
sia per gli argomenti che ver-
ranno trattati. Si può anzi ag-
giungere a questo riguardo che
la preparazione della nostra
partecipazione a questo Con-
gresso può già considerarsi
iniziata con l’invio al Comitato
Permanente del Congresso dei
Motori di copia della memo-
ria, « Un problema attuale sul-
la qualità delle nafte per i
motori Diesel di grande po-
tenza » presentata dall’ing.
Rappini dello Stabilimento
Meccanico al Congresso ATI-
ATA-AIDA tenutosi a Genova
nell’ottobre scorso: l’argomen-
to trattato in tale memoria
PE
formerà infatti probabile og-
getto di un intervento che il
Comitato Permanente in que- |
stione si propone di fare al |
Congresso Mondiale del Pe-
trolio.
Nel quadro della partecipa- |
zione della nostra Società au |
enti ed associazioni internazio-
nali va segnalato che l'ing. Lo ‘
Varco Capo dell’ Uff. Studi i
dello Stabilimento Carpente- È
ria, che già in molte riunioni |
ha dato un apprezzato contri- |
buto ai lavori della Fédéra-
tion Européenne de la Manu-
tention, è stato recentemente
nominato Vice Presidente del-
la la Sezione della Federa-
zione stessa.
Il Convegno per i noli
e le costruzioni navali
Il 27 novembre è stato inau-
gurato a Genova, presso la Ca-
mera di Commercio, il Conve-
gno nazionale per i noli e le
costruzioni navali.
Al Convegno hanno parte-
cipato, oltre al Ministro della
Marina Mercantile on Tam-
broni, il Prefetto di Genova
dott, Vicari, il Sindaco avv.
Pertusio, il Presidente dei
Consorzio del Porto gen. Ruf-
fini, il Comandante del Porto
e del Dipartimento marittimo
gen. Federici, il Presidente
della Confindustria dott. An-
gelo Costa, il Presidente della
Camera di Commercio dott.
Trombetta ed altre numerose
personalità del mondo indu-
striale, tecnico e armatoriale.
Per l’Ansaldo hanno par-
lato il Presidente avv. De Bar-
bieri e il gen. De Vito, L’avv.
De Barbieri ha rilevato, tra
l’altro, come la legge del 17
luglio 1954 abbia tempestiva-
mente e favorevolmente ope-
rato nell’acquisizione di nuo-
ve commesse e come, in virtù
dei contributi governativi di
questa legge diminuiscano no-
tevolmente le difficoltà nell’ac-
quisizione di commesse dall’e-
stero, anche se non si è ancora
in grado di fronteggiare pie-
namente la concorrenza inter-
nazionale.
Missione nel Medio Oriente
Il 10 novembre è partita
dall’aeroporto di Ciampino
una Missione economica ita-
liana diretta nel Medio Orien-
te. La Missione, guidata dal-
l’on. Vedovato, è composta da
funzionari del Ministero degli
Esteri, dell’Istituto Commercio
Estero, della Banca Commer-
ciale, del Banco di Roma, del
Banco di Sicilia, del Credito
Italiano e della Fiera del Le-
vante. Ne fanno parte anche
rappresentanti di alcune im-
portanti aziende, tra cui l’An-
saldo nella persona del V, Di-
rettore Centrale dr. Emanuele
Ricci.
AGENZIE ALL'ESTERO
E’ stata nominata agente ge-
nerale esclusiva della nostra
Società in Perù la Società Fer-
reyros Enrique y C.ia di Lima.
Motoneschereccio «Ansaldo » di proprietà del nostro cliente
sig. Salvatore Farinato di Molfetta. Sul motopeschereccio è
installato un nostro motore Diesel tipo 2131/4 sovralimentato
da 165 Cav. Il sig. Farinato ha battezzato col nome ANSALDO
la sua nuova unità in segno del suo attaccamento alla nostra
Azienda: egli è infatti già armatore di altri motopescherecci
muniti di motore Ansaldo.
“CARPENTERIA |
COMMESSE
Durante il mese di novem-
bre è stata assunta l’ordina-
zione per dodici serbatoi per
aria compressa, della capacità
di me. 10 caduno. Otto di que-
sti serbatoi sono destinati alla
Fiat e quattro al nostro Stabi-
limento Meccanico. Le ore la-
vorative occorrenti per la co-
struzione sono 8.500.
Primo Convegno
delle costruzioni metalliche
L’ACAI (Associazione fra i
costruttori in acciaio italiani)
ha indetto durante i giorni dal-
l'’11 al 14 noverabre il primo
« Convegno nazionale della co-
struzione metallica », tenuto a
Milano presso il Museo della
Scienza e della Tecnica,
Il Convegno, aperto alla pre-
senza del Minisiro Romita, era
presieduto dal prof, Giuseppe
Albenga del Politecnico di To-
rino, e dall’ing. Riccardo Ba-
doni. Il Consiglio Nazionale
delle Ricerche era rappresen-
tato dal prof, Luigi Stabilini
del Politecnico di Milano. Nu-
merosi i partecipanti, appar-
tenenti alle più importanti in-
dustrie del ramo, fra le quali
l’Ansaldo, rappresentata dal-
l'ing. Marco Oggioni, dello
Stabilimento Carpenteria.
I lavori si sono svolti su sei
temi sviluppati da venti comu-
nicazioni. L'ing. Marco Oggio-
ni ha riferito sul tema « Possi-
bilità estetiche ed architetto-
niche delle costruzioni in ac-
ciaio » mediante la sua comu-
nicazione « Funzionalità ed
estetica delle costruzioni ».
PRESTAZIONI
dei Servizi Ausiliari
Il trasporto a Napoli, dal
Molo Vigliena alla Raffineria
della Socony, del reattore co-
struito dalla Carpenteria, pro-
va l’efficienza dei mezzi e l’al-
to grado di addestramento tec-
nico raggiunto dalle mae-
stranze dei Servizi Ausiliari.
Per il passato non era asso-
lutamente pensabile che una
attrezzatura del peso di oltre
620 quintali, in un sol pezzo,
avente un ingombro di metri
18 di lunghezza per metri 6,6
di diametro, potesse essere tra-
sportato attraverso una zona
di porto fra le più attive e at-
traverso vie tormentate dal
traffico e con fondo stradale
incerto.
Sono state alzate o spostate
reti elettriche, tranviarie e
ferroviarie e iinee telegrafo-
niche, sono stati eseguiti, con
particolari accorgimenti, la-
vori per attraversare un trat-
to di binario delle Ferrovie
Stato, è stato apbassato di un
metro e venti centimetri il li-
vello stradale, per una lun-
ghezza di m, 45 circa, di un
sottopassaggio e i Servizi Au-
siliari hanno adempiuto all’im-
pegno assunto. 1 poderosi au-
tomezzi e l’enorme corpo ci-
lindrico hanno attraversato la
città tra lo stupore e l’interes-
se della popolazione e dei com-
petenti e si sono introdotti
nella raffineria a soddisfazio-
ne della fiduciosa attesa del-
la « Socony » e a sollievo deî
dirigenti e dei tecnici della
nostra Società che non posso-
no disgiungere la sicurezza del
buon esito delle nostre impre-
se più ardue da un pur mini-
mo timore di imprevisti che li
tiene in ansietà sino al loro
felice risultato definitivo.
La squadra, che è stata gui-
data personalmente dal Diri-
gente dei Servizi Ausiliari sig.
Sorzana, era composta dal Ca-
po Reparto sig, Antonio Pic-
cardo e degli autisti e motori-
sti sigg. Giovanri Arnera, An-
gelo Consigliere, Nello Gu-
glielmi, Antonio Martino è
Giuseppe Sacco.
LIVORNO.
Due condensatori principali da mig. 347 sono stati postruiti
dal Cantiere di Livorno per i Cantieri Tosi di Taranto I con-
densatori sono destinati a un apparato motore da 22000 C.A.
- AZIENDALE
13
“>
ME CA MO
Le
Ci
tam
Ecco le commesse più im-
portanti acquisite dal 22 no-
vembre al 7 dicembre:
Parte vapore e varie.
Un apparato motore a
turbina da 14.500 C.A. 110 gi-
ri e potenza massima di 16.
mila C.A. 114 giri, per la tur-
bocisterna da 31.500 T.D.W.
Costr, 1509 per la Soc. An.
« Petrofina » Bruxelles,
— Fornitura alle Ferrovie
dello Stato di 18 piastre per
inviluppi caldaie locomotiva.
— Fortnitura alla Soc. IL-
VA di palettatura per turbo-
soffiante tipo Ansaldo dell’ac-
ciaieria Thomas Bagnoli.
Parte motori.
Otto motori Diesel-An-
saldo tipo Q.265/6, sviluppan-
ti, ciascuno, una potenza va-
ria aggirantesi sui 300 cav.
eff., da accoppiarsi a pompe
per le stazioni di pompaggio
Oleodotto Suez-Cairo e ven-
duti alla Società Dalmine.
Quattro motori Diesel-
Ansaldo-Fiat tipo 487 T, svi-
luppanti, ciascuno, la potenza
normale di 2.100 cav. eff. a
250 giri al 1’, venduti alla So-
cietà Tirrenia per essere si-
stemati su di una nave in co-
struzione,
— Otto gruppi elettrogeni
da 200-240 Kw ciascuno, for-
mati con motori Diesel-Ansal-
do tipo Q.265/7, sviluppanti,
ognuno, 360 cav. a 375 giri al
1’, venduti alla Società Tirre-
nia per essere sistemati su
due navi in costruzione.
Le suddette forniture com-
portano un carico di lavoro
ammontante a complessive
476.000 ore di rano d’opera.
Nuovo isotopo
radioattivo
Nel luglio ultimo scorso è
arrivato dall’Inghilterra un
nuovo isotopo radioattivo pro-
dotto idalla pila atomica di
Harwell. Si tratta dell’iridio
192. Esso è stato trasportato,
nella sua bombula di piombo
contenuta in una cassa di le-
gno di facile maneggio, alla
Stazione Raggi dello Stabili-
mento Meccanico,
Come è noto nel febbraio
1952 arrivò all’Ansaldo il pri-
mo isotopo radioattivo: la
bombola al cobalto 60. La dif-
ferenza tra i due tipi di iso-
topi consiste nell’energia in
MegaVoltelettrone che in gros-
so modo per l’iridio 192 è la
metà di quella del cobalto 60.
Noi abbiamo iniziato col co-
balto 60 per ispezionare i gros-
si spessori delle strutture, spe-
cie se saldate (90-120 mm.),
come nel caso dei rotori cavi
in acciaio fucinato e saldato
per le navi « Andrea Doria »,
« Cristoforo Colombo », ecc.,
ed ora con l’iridio 192 si è
sviluppato questo metodo di
controllo con sostanze radio-
attive economico e pratico per
gli spessori più sottili, come
nel caso delle tubazioni sal-
date a completamento degli
apparecchi Raggi X esistenti
per dove essi non possono es-
sere adoperati.
©. MUE E
Raggiera di alternatore
per la “Marelli”
E’ stata eseguita, presso il
reparto macchine grandi (MA-
GR) dello Stabilimento Mec-
canico, la lavorazione di una
grossa raggiera di alternatore
per conto della « S.A. Marel-
li » di Milano.
Il pezzo, che pesava greg-
gio di fusione 61 tonn., a la-
vorazione ultimata presenta
le seguenti caratteristiche
mm. 2.800 di diametro, mm.
3.000 di lunghezza, tonn. 50
di peso. Ciò ha causato delle
difficoltà per il piazzamento
e la lavorazione su tornio ver-
ticale « Waldrich ». La ese-
cuzione, tornitura esterna del-
le razze e del mozzo, è stata
laboriosa ed impegnativa per-
chè essa è avvenuta a taglio
interrotto e perchè l’elevato
grado di finitura richiesto era
«difficile ad ottenersi di solo
utensile per la sagomatura del
pezzo a raggiera.
Da parte degli operatori i
quali hanno lavorato accura-
tamente, si è dovuta prestare
la massima attenzione onde
contenere nel campo delle tol-
leranze gli inevitabili errori
dovuti sia alle dimensioni del
pezzo che a cualche imper-
fezione della macchina. Il la-
voro è riuscito molto bene e
ciò accresce la fiducia di cui
gode lo Stabilimento presso
Ditte italiane ed estere nel
campo delle grosse lavorazio-
n).
FONDERIA
COMMESSE
Durante il mese di novem-
bre sono state acquisite ordi-
nazioni per complessive 65.000
ore circa di mano d’opera. So-
no degne di maggior rilievo le
ordinazioni di puleggie, cam-
me cilindri e anelli per tam-
buri in ghisa per l'Alfa Ro-
meo, di getti in ghisa e bron-
zo per l’Ansaldo-Fossati, di
camicie in bronzo per la Siac,
di lingotti in ghisa Meehani-
te per la Società Way Assau-
to di Asti, di griglie e contro-
valvole in bronzo per la So-
cietà Solvay di Rosignano,
nonchè le ordinazioni di 3 e-
liche in bronzo al manganese,
di cui due per i Cantieri Na-
vali Riuniti e una per la So-
cietà Ligure di Armamento di
Genova.
SPEDIZIONI
Sempre nel mese di novem-
bre abbiamo spedito circa 650
tonn. di getti di ghisa e di
bronzo ad altri stabilimenti
sociali e clienti varii. Speci-
fichiamo, qui di seguito, le
spedizioni più importanti:
Un’elica in bronzo al man-
ganese a quattro pale del pe-
so di 10 tonn. per i Cantieri
del Mediterraneo; cinque ca-
micie in bronzo per assi por-
t’elica destinate a clienti va-
rii; due centriruote in ghisa
del peso di circa 12 tonn. cad.
per la Siac; ottanta tonn, lin-
gottiere in ghisa per lamiere
di vario tipo per la Siac; no-
vanta tonn. di getti vari in
ghisa meccanica per l’Alfa Ro-
meo; sessantacinque tonn, di
getti vari in ghisa per clienti
varii; cento tonn di ceppi fre-
no in ghisa per le Ferrovie
dello Stato; centosettanta ton-
nellate di getti in ghisa per
motori Q.265 - Q.2131 - Q.370
- Q.460 e 757 allo Stabilimen-
to Meccanico. È
PROVE UFFICIALI
di due gruppi turbodinamo
Si sono svolte recentemen-
te nella Sala Prove Turbine
dello Stabilimento Meccanico
le prove ufficiali dei due grup-
pi turbodinamo destinati alla
T/C « ARGEA > dell’Armato-
re Cameli. Erano presenti al-
le prove oltre ai funzionari
dei Registri di Classificazione
RINa, Lloyd’s Register e A-
merican Bureau, l’ing. Lom-
bardo per l’Armatore ed il
Direttore di macchina delia
nuova unità. I due gruppi so-
no costituiti ognuno da una
turbina a condensa accoppiata
tramite riduttore ad una di-
namo della potenza continua
di 550 kW. Le caratteristiche
della turbina sono: vapore al-
l'ammissione 40 Ata, tempe-
ratura 430°C, giri al 1’ 8.000.
La dinamo eroga la corrente
ad una tensione di 420 volts
e a 1.500 giri al 1’. Le prove
hanno dato otiimo risultato,
hanno permesso di seguire il
comportamento dei gruppi in
tutte le loro condizioni di ca-
rico e sovraccarico in confor-
mità alle esigenze di bordo e
alle norme prescritte dai Re-
gistri di Classificazione.
DEMOLIZIONE
di un vecchio capannone
Nel mese di novembre i la-
voratori del Meccanico hanno
assistito alla demolizione del
colossale impianto che un tem-
po era adibito alla sistemazio-
ne delle camicie per i canno-
ni di lunga gittata.
L’impianto aveva per ben
quaranta anni soddisfatto le
necessità della Marina Milita-
re; infatti fu costruito nel lon-
tano 1912 con l’ausilio della
impresa « G. Stura », e quan-
do fu messo in opera, sia per
la sua mole che per le sue at-
trezzature moderne, era consi-
derato un vero gioiello della
tecnica, uno dei migliori d’Eu-
ropa.
Occupava un’area di 450 mq.
con un’altezza di m, 32; alla
sua sommità era installata
una gru della portata di 150
tonnellate, munita di otto ca-
vi di acciaio con sezione di 40
mm.
,
Rilievo delle vibrazioni di scafo a bordo della corvetta « Al-
batros », munita di motori di propulsione e di gruppi elettro-
geni Ansaldo. Il tecnico Bruno Valdi del Meccanico mette a
punto l'apparecchio rivelatore.
PANORAMA AZIENDALE
UNA NUOVA SABBIATRICE
14
[MUGGIANO
i)
VA
t
i
PROVE DELLA “VESUVIO”
Il 27 novembre la nave da
trasporto ‘« Vesuvio », costrui-
. ta al Cantiere del Muggiano
per conto della Marina Italia-
na, ha effettuato le prove dei
consumi tra le basi di Porto-
venere e Portofino.
Costruita durante la guerra
come nave da frasporto carri
armati, la « Vesuvio » è stata
successivamente trasformata
dall’Ansaldo Muggiano in na-
ve da trasporto carico secco e
andrà, ad avvenuta consegna,
ad allinearsi tra le unità del-
la nostra fiotta militare. Come
la gemella « Stromboli », da
tempo in dotazione alla Mari-
na, la « Vesuvio » è dotata di
un apparato motore composto
di due turbine, alta e bassa,
con riduttore a 125 giri, ca-
pace di sviluppare una poten-
za in mare di 2.900 Cv. e inol-
tre di quattro gruppi elettro-
geni per i diversi servizi di
bordo. Alle prove erano pre-
senti ufficiali della Marina Ita-
liana componenti la Commis-
sione ministeriale di collau-
do: capitano di vascello Cian-
chi, Presidente della Commis-
sione; capitano di vascello Co-
lotto, membro; colonnello Mal-
lardi, direttore dei lavori; ca-
pitano di fregata Grion, co-
mandante della nave; capitano
di corvetta Ercolesi e capitano
Pistilli, direttore di macchina.
La nave, che misura m.
101,84 di lunghezza fuori tutto,
m. 14 di larghezza fuori ossa-
tura, con un dislocamento a
pieno carico di 6.100 tonn., ha
effettuato la prova agli or-
dini del Comandante Beretta,
già Capo di Stato Maggiore
della Marina in A. O. (base
sommergibili) e oggi apprez-
zato dirigente dell’Ansaldo,
per la quale ha guidato nume-
rose'navi, tra cui l’« Andrea
Doria » e la « Cristoforo Co-
lombo ». Erano inoltre presen-
« ti ingegneri e tecnici del Mug-
giano. A tutta forza sono sta-
te raggiunte le 15 miglia ora-
rie. »
RIMORCHIATORE
per F Argentina
Destinato alla navigazione
fiuviale-costiera, non ha care-
na adatta per la navigazione in
alto mare. Allo scopo di po-
ter permettere la traversata
atlantica è stata applicata una
falsa prora saldata, che per-
metterà una navigazione rela-
tivamente tranquilla essendo
questa falsa prora di forme av-
viate e nello stesso tempo re-
sistenti agli urti ondosi. In
continuazione di questa falsa
prora vi sono due impavesate
laterali della stessa altezza s0-
stenuti da robusti scalmotti,
che si prolungano fino alle so-
vrastrutture centrali. E’ stato
provveduto inoltre ad agevola-
re ton facilità (senza venir
meno alla robustezza necesa-
ria) lo smontaggio all’arrivo in
Patria.
A questo scopo non sono
state impiegate paratie inter-
ne e la robustezza si è otte-
nuta a mezzo di tralicci. Il pe-
so di questa struttura è circa
10 tonn.
VP Sa DIE
I Cantieri del Muggiano so-
no stati visitati in data 3 di-
cembre da alti esponenti del-
l’IRI e del Gruppo Finmec-
canico, convenuii nella nostra
città per un congresso tenuto
nella sede della « Termomec-
canica Italiana » di La Spezia,
Gli illustri ospiti, che erano
accompagnati dall’ Ammini-
,Stratore Delegato ing. Rosini e
dal Direttore Generale ing.
Lombardi, hanno effettuato
una visita agli impianti del
Cantiere, soffermandosi con
particolare riguardo nella sala
a tracciare, sulla quale gli al-
e 1
ti esponenti del mondo indu-
striale italiano hanno espresso
il loro apprezzamento.
Nel corso della visita l’ing.
Rosini si è anche intrattenuto
con la Commissione Interna
del Cantiere, visitando la men-
sa aziendale e interessandosi .
ai problemi esposti dai rappre-
sentanti delle maestranze. Tra
le numerose personalità con-
venute erano presenti i Diret-
tori' Centrali dell’IRI dott.
Bracco e Cortesi, il Direttore
Generale della Finmeccanica
dott. Luraghi, il Presidente
della Termomeccanica ing.
Pacchiarini, il Direttore Gene-
rale della Marconi dott. Pan-
tano e tra i direttori delle a-
ziende locali il Presidente e
Direttore Generale della Ge-
stione Società Meccanica del-
la Melara, ing. Giulio Terza-
ghi e il Direttore della Ter-
momeccanica Italiana ing. Ber-
rini.
ATTO DI ONESTA
I guardiani Senofonte Cara-
mania e Carmelo Blandino
trovato un anello d’oro dimen-
ticato su un lavandino in Ar-
senale lo hanno restituito al
legittimo proprietario.
Addestramento dei Capi
In questi giorni ha avuto
inizio il terzo ciclo di riunio-
ni riguardanti il programma
« Miglioramento metodi di la-
voro » negli stabilimenti di
Muggiano, di Livorno, ,del
Cantiere di Sestri, del Mecca-
nico e del Ferroviario.
Queste riunioni, che prossi-
mamente avnanno inizio anche
alla Carpenteria e alla Fonde- ,
ria, saranno tenute ai capi di
ogni livello gerarchico e pro-
seguirafno per circa tre mesi.
Una nuova sabbiatrice a tamburo, mod. W.S. 3 fornita dal-
la Ditta « G. Fischer» di Sciaffusa, è stata sistemata recen-
temente alla nostra Fonderia. Vicino alla macchina si vede
l'operaio Paolo Pastorino.
GRU A PONTE ERITREA
Ecco il braccio di una delle tre gru a caprazoppa costruite.
* dalla nostra Carpenteria e installate recentemente nel
Porto di Genova, al ponte Eritrea ponente. Le gru hanno
le seguenti caratteristiche principali: portata tonn. 1.5+3;
scaramento orizzontale del portale *m. 20,10; bracciò minimo
m. 8; braccio massimo m. 22 altezza del gancio dal piano di
calata m. 22.
Colata di ghisa sferoidale per una cassa turbina alla
Fonderia.
Stazione Raggi del Meccanico: il Maxitron 1000 a
un milione di Volts.
Elica e strutture per gru su una banchina del Can-
tiere di Sestri.
eroe
en
ape
pn
2
3
Saldatura elettrica a bordo di
una nave cisterna in costruzione
al Cantiere Navale di Sestri.
Fresatrice “Cincinnati,, all' offi-
cina “ Pale,, del Meccanico.
| marinai Giuseppe Mongiardino
ristra] e Giacomo Madianita
el cantiere di Sestri fasciano
l'impiombatura di un cavo di
acciaio adibito ai vari frenati.
Carro serbatoio a carrelli costrui-
to allo Stabilimento Ferroviario.
La turbocisterna “Punta Spiga ,,
costruita al Cantiere del Mug-
giano, vista durante le prove.
i 2 ii gu
costruiti al Ferroviario.
Strutture di chiglia prefabbricate al Cantiere di Sestri.
| fresatori Giovanni Montersino (a sinistra) e Umberto Franzone alla macchina dentatrice “David Brown M. H. 80,,.
19
RISULTATI DEL CONCORSO PER 1 BAMBINI
La partecipazione dei piccoli
ansaldini al concorso natalizio
è stata imponente. Possiamo af-
fermare che la nostra iniziativa
ha raggiunto un pieno consenso.
Migliaia di piccoli ansaldini
ci hanno inviato il tagliandino
tanto che abbiamo ritenuto tut-
ti meritevoli di un premio di
consolazione, anche questo of-
ferto dalla Direzione Generale.
I più fortunati sono quei
bambini di cui qui in appresso
diamo l’elenco nominativo con
il numero prescelto ed il sim-
bolo del gruppo di giocattoli
abbinato,
| piccoli Ansaldini che la sorte
ha favorito, sono pertanto invi-
tati il giorno dell’tpifania —
6 gennaio — al Cinema Corallo
in Piazza Carignano alle ore 9,
a partecipare alla festa della
premiazione per loro organiz-
zata.
Sono naturaimente invitati
alla festicciola, fino alla ca-
pienza massima del locale, an-
che i bambini ai quali è tocca-
to soltanto il premio di conso-
lazione, premio che verrà loro
inviato direttamente, non essen-
do possibile dato il numero dei
concorrenti, consegnarlo nella
occasione della premiazione.
Per i sorteggiati del Muggia-
no e di Livorno provvederemo
noi per tempo per l’assegnazio-
ne dei balocchi e li invieremo
con la dovuta urgenza agli Sta-
bilimenti affinchè vengano con-
segnati ai destinatari.
Ed ecco ora i nominativi dei
265 fortunati:
n. 1 - Gruppo Tombolina - Gua-
la Maura di Auriano CAN: Bonaldi
Paola di Fulvio MU Domenici
Liliana di Umberto LIV: Montaldo
Giuliana op, 46075 MEC; Lugli ku-
ra di Ermete CA
Orazio - Rebagliati
Piano Liliana DIC; Le A
co di G. B. CAN; Molinar
pina di Agostino MEC;
lo di Maurizio FON; DI Giuseppe
Alberto di Gerardo -n. 3 -
Gruppo vmbretta France-
di Carlo ME Fantino Olga
dà
Giusep-
Manara Car-
Gioia di Francesco MEF; Chiappini
; Minar-
raziella di Annibale MUG;
ria di Giuseppe MEC;
cia Lanletta di Francesco MEF. n.
Gruppo Dotto - Consalvi Enrico di
Roberto MUG; Bertolo Marco di An-
gelo My Poggi Renzo di Tomaso
MEF /I i Camoirano Paolo di
Giovanni CARP; Zilioli Gabriele di
Fabio MUG, - n. 5 - Gruppo Rosa-
spina - Tellîini Rita di Franco MUG;
Raffo Sandra di Febo C ; Beglio-
mini Ivana di Aldo MEC; Destri An-
na di Mario MUG; Chiozza Maria di
Benedetto CAN. - n. 6 - Gruppo
Mammolo Bertolotito Gino di A-
medeo PF ; Rovegno Stefano di
Agostino MEC; Ferrando Giorgio di
Livio MEC; Lucchesi Alberto di Vit-
torio CAN; Benincasa Ernestino di
Ferdinando MUG. - n. 7 - Gruppo
Coccodè - Scotti Cristina di Dalio
MEC; Buschiazzo Luisa di Lorenzo
CAN; Schiano Daniela di Piero LIV;
Bologna Rosanna di Irio MUG; Zam-
belli Maria di Emilio MEC. - n. 8 -
Gruppo Bonaventura - Pierattini
Mauro di Rolando LIV; Arpia Aniel-
lo di Francesco MEC; Roccataglia-
ta G. B. di op. 73005 CARP; Rub-
ba Eugenio di Attilio MEF; Valla-
rino Ennio di Giuseppe MEF. -
n. 9 - Gruppo Pampuria - Muzio
Maria Luisa di Pietro MUG; Forma
Gloria di Aldo MUG; Guido Rosan-
na di Giovanni CARP; Remaggi Lu-
ciana di Agostino CAN; Malinconi-
co Nicoletta DIG. - n. 10 - Gruppo
Bambi - Montefiori Marco di Pie-
tro MEC; Binelli Gianni di Mario
MEC; Pozzolo Mafalda di Antonio
MEF; Civera Giuseppe di Natale
MUG; Rolla Elio di Angelo MUG. -
n. 11 - Gruppo Fatina - Martinetti
Melania di Fulvio MEC; Grillo Bru-
na di Bruno CAN; Mozzachiodî Giu-
liana di Nello MUG; Giovanetti Iva-
na di Giovanni FON; Durante Lucia
di Donato MEF. - n. 12 - Gruppo
Pampurio - Zamorra Mario di Nico-
lino MEC; Folchi Mario di Giu-
seppe DIG; Rudari Mauro di Aldo
MEF; Osi Mario di Ettore CAN;
Dellepiane Sergio di Luigi (CAN. -
n. 18 - Gruppo Clarabella - Fiori
Fioralba di Renato T.IV; Rolla Bruna
di Angelo MUG; Vitale Carla di Vit-
torio LIV; Mortara Enrica di Otel-'
lo CAR; Orlandi Angela di Dino
Myg. - n. 14 - Gruppo Bibò - Rovet-
ta Carlo di Gervasio MEC; Gemi-
gnani Fulvio di VinicioM EC; Icar-
di Daniele di Giovanni MEF; Bian-
chi Peppino di Angelo FON; Sa-
vio Gianni di Egidio CAN. - n, 15 -
Gruppo Cenerentola - Bommara |
vana di Giuseppe EF: Bartolo-
meoni Gilda di C re MUG;
Annamaria di Secondo MEC;
vanna Giuseppina di G.
Bov
. MEF;
Pittaluga Mirella di Francesco MEC.
16 - Gruppo Pinocchiv - Poggi
uro di Pietro MEC; Martini Mau-
io di Nino MEC; Lombardi Ric-
"do di Vincenzo DIC/SAU; Toma-
setti Pierangelo di Mario FON; Ar-
mandi Maurizio di Gino MEF. -
n, 17 - Gruppo Chiarastella - Gual-
tieri Elio di Urbano MEC; Î
Laura di Ettore \; Mondini
Wanda di Santo M Zucecarino
Enrica di Aldo MEC; Ceratto Gian-
na di Giulio MEC. - n. 18 - Gruppo
Cecè - Traverso Roberto di Ar-
mando FON; Tanese Silvano di Na-
tale CAN; Scapri Angelo di Pietro
op. 79233 MUG; Pietrini Graziano
di Limberto MUG; Morabito Giusep-
pe di Giuseppe URO. - n. 19 - Grup-
po Vispa Teresa Barbato Maria
di Vincenzo FON; Spagarino Gra-
ziella di Filippo i Volpi M. Lui-
sn di Mario CAN; Raiteri Laura di
Sergio MEF; Santamaria Renzo di
Mario CAN, - n. 20 - Gruppg Dum-
bo - Esposito Alfredo di Ciro MEC;
Bertolotto Gian Filippo di Giusep-
pe MEC; Barii Renzo di Dino M "
Garau Silvio di Francesco M
Bianchi Ennio di Isidoro FO)
n. 21 - Gruppo Cosetta - Torti Si-
monella di Sirio LIV; Somovigo
Flavia di Giuseppe MUG; Priano
Maura di Francesco CAN; Ferrari
Mariarosa CAN; Gardella Ghe-
rardina di Ettore MEC. - n. 22
- Gruppo Peter Pan - Montaldo
Alessandro di op. 46075 MEC; Cro-
ce Sergio di Giuseppe Mug; Puddu
Carla di Ignazio CAN; Novelli Gian-
franco «di Arnaldo CAN; De Carlo
Licio di Domenico MUG. - n. 23 -
Gruppo Biancaneve - Vergani San-
dra di Dario CAN; Delli Paola di
Duilio LIV; Tasso Alba di France-
schino CAN; Colombi Enea di Egi-
dio MEC; Casali Liviana di Amil-
care MEC. - n. 24 - Gruppo Bron-
tolo - Picchioni Giampiero di Tito
MBF; Bruzzo Pier Luigi di Enrico
MEF; Simoncini Roberto di Gino
LIV; Cotugno Tommaso di Carmi-
ne CAN; Anselmo G. B. di Barto-
© vine MEG;
lomeo FON. - n. 25 - Gruppo Ci-
cogna - Merli Daria ai Pierino CAN;
Aldano Maria Assunta di Primo
CAN; Armano Gabriella di Carlo
MiC; Peragallo Teresa di Giulio
CAR; Vigo Maria di Gerolamo SAU.
- n. 26 - Gruppo Pluto - bBongio-
vanni Mauro di Ferruccio CAN; Ot-
taviani Elio di Lucio CAN; Ferrari
Virginio di Giovanni FON; Pisiî
Lorenzo di Giuseppe MUG; Tonelli
Fabrizio di Sergio MUG. - n. 27 -
Gruppo Lola - Barisone Edy di
Agostino CAN; Robotti Loredana di
Diva FON; Novelli Rita di Piero
LìV; Giani Alberto di Italo MEC;
Taccagni Adriana di Domenico CAN.
- n. 28 - Gruppo Mio Mao - Roncal-
lo Agostino di Lorenzo Mec; Dagni-
no Maurizio di Luigi DIG; Merello
Lorenzo Domenico di Francesco
MEC; Olivieri Ottavio di Natale
CAN; Del Bo Carlo di Roberto CAN.
- n. 29 - Gruppo Fragolina - Cerra-
to' Marina di Giovanni DIG; Rom-
bolini Rita di Mario LIV; Dagnino
Rita di Onorio CAN; Trabalzini Lui
sella di Terzo CAN; Dreini A. Ma-
ria di Ivo LIV. - n. 30 - Gruppo
Paperino - Parodi Mauro di Giu-
seppe MEC; Pietrapiana Eros di No-
ris UVM; Carlini Adriano di Pietro
SAU; Calcagno Mario di Giuseppe
FON; Parodi Marco di Angelo
CAN, - n. 31 - Gruppo Alice - Car-
dosi Raffaella di Veraldo MUG; Giu-
sti Clara di Pietro LIV; Caòrsi Ro-
sella di Armando MEC; Lubrano
Carla di Gino LIV; Boccacci Dona-
tella di Guerrazzo LIV. - n. 32 -
Gruppo Eolo - Macciò Giacomo di
Giuseppe MEC; Mezzatesta Gian-
franco di Giuseppe; Morabito Raf-
faele di Giuseppe URO; Lagomar-
sini Carlo di Delio MUG; Granie-
ri Walter di Donato DIG. - n. 33 -
Gruppo Nonna Papera - Pavolini
Paola di Arduino LIV; Parodi Pa-
trizia di Alberto CAN; Minervini
Antonietta di Ciro FON; Mem-
brotti Denise di Carlo MUG; Romoli
Caludia di Renato op. 80112. - n. 34
- Gruppo Gongolo - Mari Sergio di
Aldo DIG; Marù Riccardo di Gio-
Torrielli Fernando di
Giuseppe MEC; Capello Ferdinando
di Natalino MEF; Casanova Luigi
di Giuseppe MEF. - n. 35 - Gruppo
Pastorella - Grosso Lorenzina di
Marcello CAN; Orsi Rosanna di
Gaetano MEF; Purpura Giovanni di
Nunzio CAN; Carlini Sara di Wal-
ter MUG; Astori Nadia di Carlo
FON. - n. 36 - Gruppo Cucciolo -
Votiero Giuseppe di Giulio COKE;
Bassetti Mauro di lkrsillo CAN; bi-
sacchi Aluo di Giorgio Mt; Raz-
zauti Giovanni di Amerigo LIV;
Urlandini Francesco di Giuseppe
LIV. - n. 37 - Gruppo Checca -
Sobrero Maria Paola ai Eraldo CAR;
Gigliotti Carmen ni Salvatore CAN;
Caroglio ‘liziana di Giorgio MIC;
Malquori Franca di Duilio LIV;
Bongiovanni Andreina di dipenden-
tè CAN. - n. 38 - Gruppo Fortu-
nello - Barberotti Giovanni di Ma-
rio MUG; Costi Sandro di Albano
MUG; Gentile Egidio di Amedeo
COKE; Calcagno Giuseppe di Set-
timo CAN; Bonafini Luciano di
Germano MEF. - n. 39 - Gruppo
Paperina - Gastaldi Angela di Fran-
cesco MEC; Forconi M. Angela di
Emilio MEC; Fontana Serenella di
Bruno LIV; Pasquinelli Osvalda di
Gaetano Ci Traverso Vilma di
Luigi MEF. - n. 40 - Gruppo Topo-
lino - Toso Roberto di Gastone LIV;
Dagnino Giuseppe di Giacomo MEF;
Molinari Giovanni di Agostino MEC;
Banchetti Alberto di Aldo MUG; So.
roga Paolo di Bruno LIV. - n. 4l -
Gruppo Zelinda - Giannoni Danie-
la di Eugenio DIG; Mocellin Maria
Luisa di Ferruccio CAN; Cini Pa-
trizia di Cino LIV; Minaglia Maura
di Aldo MEF; Longo Rosa!ba di Ni-
cola MEC, - n. 42 . Gruppo Bibì -
Bonini Corrado di Renato MEC;
Martinengo Alessandro di Enrico
MUG; Leopardi Walter di Andorni
MUG; Fornari Pasqualino di Giu-
seppe MEF; Zucchiatti Roberto di
Ernesto CAN, - n. 43 - Gruppo Tor-
della - Bonfiglio Rinalda di Anto-
nio CAN; Zerbino Liliana di Dario
CAN; Indelicato Patrizia di Vitto-
rio MEC; Polidori Marisa di Pietro
MEC; Scali Giuditta di Rocco CAN;
n. 44 - Gruppo Ciccio - Minetti
Giancarlo di Luigi Paolo CAN; Cre-
sti Livio di Mario CAN; Bruzzone
Giancarlo di Costantino CAN; Cal-
là Giuseppe ‘di Domenico CAN; Bi-
gnone Antonio di Fdoardo FON. -
n, 45 - Gruppo Sorcetta - Gaggero
Aurelia di Santo CAN: Mezzalira
Luigina di Giuseppe MEC; Peruzzo
Annamaria di Giovanni CAN; Pria-
no Marisa di Francesco MEC; Ne-
grini Angela di Mario FON. - n. 46
- Gruppo Cocoricò - Callà Salvato»
re di Domenico CAN; Zampetti Ste-
fano di Anita URO; Malaspina Luigi
i Fermo MUG; Marenco Aristide
‘i; Brondi Giacomo di
Emanuele CAN, - n. 47 - Gruppo
Gelsomina - Puliti Elisabetta di Ot-
torino LIV; Arrigoni Alfredina di
Bruno LIV; Grasso Graziana di Car-
Mele Alessandra di Giu-
2; Brondi Armando di
Danilo LIV. - n. 48 . Gruppo Ci-
rillo - Aprile Pietro di Umberto
CAN; Cupellini Mario di Luigi CAN;
Bernardini Dario di Flavio MUG;
Rinaldi Alberto di Domenico MEG;
Rossi G. Cario di Mario URO. -
n, 49 - Gruppo Petronilla - Turolla
Mariangela di Fortunato MEC; Ma-
lagoli Nicoletta di Giovanni MUG;
Repetto Lorenza di Luigi MEF; Car.
nesecchi Carla di Osvaldo MUG;j
Bavazzano Maura di Luigi MEC, =
n. 50 - Gruppo Pisolo - Tedeschi
Fabio di Giovanni LIV; Comotto At-
tilio di Bruno DIG; Bella Sal
vatore di Francesco FON; Leonar-
di Enrico di Luciano LIV: Nardi
Roberto di Nello MUG. - n. 51 -
Gruppo Minni - Bré Gabriella di
Virgilio DIG; Guglielmino Maria di
Giovanni CAN; Mantero Linda di G.
B. CAN; Pittaluga Gabriella di Giu-
seppe CAN; Inglese Livia di Gio-
vanni MEF. - n, 52 - Gruppo Luci-
gnolo - Faè Paolo di Giacomo MEC;
Chiossone Mauro di Enrico MEC;
Alloisio Riccardo di Gildo CAN; MI-
roglio Giovanni di Giacomo CAN;
Guidi Fulvio di Francesco MEC. +
n. 53 - Gruppo Befana - Lombardi
Vittoria di Amerigo MEC; Cordaz-
zo Alba di Giovanni MEC; Brunello
M, Grazia di Umberto MEC; Nar-
delli Elena di Mario CAN; Bruz-
zone Andreina di G. B. CAN.
seppe
Aspettiamo dunque all’appun-
tamento del 6 gennaio al Cine-
ma Corallo i piccoli ansaldini
favoriti dalla sorte ed i loro
genitori ed a tutti indistinta-
mente i partecipanti al concor-
so inviamo le espressioni fervi-
de e cordiali della nostra sim-
patia, formulando per loro e le
famiglie l’angurio di ogni bene
e di serena felicità.
al
NUOVO CONCORSO “LA VIA DEI RE MAGI”
panna del Bambin Gesù. Non sarà di
invieranno l'esatta soluzione entro il 12
Nél disegno qui sopra riprodotto sono raffigurati it tre Re Magi perplessi sulla «strada da seguire per arrivare alla ca-
fficile per gli ansaldini aiutarli a scegliere la giusta strada. Tra tutti coloro che ci
ennaio 1955. verranno sorteggiati i seguenti doni: 1) Un servizio di piatti per 6
persone. 2) Una batteria da cucina. 3) Due impermeabili per bambine offerti dalla Ditta Impermeabili S.Giorgio.
è
20
I QUATTRO
più giovani
terani dell’Ansaldo che il me-
. se scorso hannc ricevuto il
premio della fecieltà al lavoro
| insieme ad altri 300 e più di-
pendenti di aitre Aziende ge-
novesi,
| Ora è la volta dei giovani,
| ma non potendo parlare di
tutti (e poi a che punto ter-
mina la categoria dei giova-
| ni?) abbiamo pensato di an-
| dare a scartabellare lo sche-
| dario generale per cavarne
. fuori i nomi di quattro « alfie-
| ri» (una operaia ed una im-
piegata, un operaio ed un im-
piegato) da presentare ai no-
stri lettori. Hanno 66 anni in
quattro e quindi non raggiun-
gono, fra tutti, l'età dell’ansal-
dino più anziano e ciascuno di
essi è il più giovane della ca-
tegoria che rappresenta.
Ì Pubblicando qualche nota
i biografica su questi simpatici
| « pivelli » siamo certi di far
cosa gradita a tutti, perchè av-
civinarsi ai giovani è come ri-
| trovare un sorriso,
«| Cominciamo da Rosa Zebo-
| lino, che è la più giovane ope-
| raia dell’Ansaldo. Non ha an-
cora 16 anni, essendo nata il
| 14 febbraio 1929, e lavora al-
| lo Stabilimento Meccanico co-
n
me addetta al i.aboratorio di
controllo e ricerca dei mate-
riali, presso la Sezione lubri-
ficanti, combustibili e acque.
E’ stata assunta nella nostra
Società il 19 luglio di quest’an-
no dopo la morte del padre,
anch’egli operaio del Mecca-
nico.
Rosa Zebolino prima di en-
trare all’Ansaldo era appren-
dista sarta e, come era logico,
i primi giorni si è trovata
piuttosto disorientata. Ora co-
mincia ad imparare il suo nuo-
vo lavoro, che trova interes-
sante e di suo pieno gradi-
mento, in special modo il con-
trollo della viscosità degli
olii e quello delle acque. Le
sue aspirazioni immediate?
Perfezionarsi il più presto e il
meglio possibile per poter un
giorno avere una buona quali-
ficazione professionale. Le sa-
rà così possibile aiutare mag-
giormente la famiglia, compo-
sta della madre, di una sorel-
la di 18 anni e di un fratello
di 12.
L’impiegata più giovane del-
la nostra Società è Gina Cal-
cagno, nata il 21 giugno 1936,
dattilografa presso il Settore
Navale della Direzione Gene-
rale. E’ una ragazza in gamba,
che ha superato brillantemen-
te la prova sostenuta per la
ammissione nell’aprile di que-
st'anno. Ha “frequentato la
scuola media unica e un cor-
so di stenodattilografa conse-
guendo il relativo diploma. Ha
pure un diploma in lingua
inglese e attuaimente sta stu-
diando lo spagnolo. La signo-
rina Calcagno è al suo primo
impiego e il lavoro ha cam-
biato le sue abitudini, impo-
nendole un sacrificio maggio-
re dello studio. Essa però non
se ne duole perchè, come ci ha
dichiarato, lavora con vera
passione, cosa ael resto che
dimostra col suo frequente
sorriso. Le piacerebbe diven-
tare una brava traduttrice, e
noi siamo certi che ci riuscirà,
Tocca ora ai rappresentanti
del sesso maschile, ambedue
del Cantiere di Livorno.
Il più giovane operaio è
Gianfranco Scasdigli, nato il
24 dicembre 1940, quindi quat-
tordicenne solo da un gior-
no, La Direzione di Livorno,
tenuto conto della grave si-
tuazione in cui era venuta a
trovarsi la famiglia del ragaz-
zo dopo la morte del padre,
ottimo operaio verniciatore
del Cantiere, si interessò pres-
so gli Uffici competenti per
Gianfranco Scardigli
L'impiegata Gina Calcagno
fargli rila:sc'are il libretto di
lavoro e il nulla-osta per la
assunzione. Così Gianfranco il
1° ottobre di quest'anno entrò
a far parte della nostra gran
de famiglia, portando in seno
alle maestranze, con la sua
figura di adolescente attivo e
volenteroso, una nota di gaiez-
za e attirandosi la simpatia e
l'ammirazione dei più anziani
compagni di lavoro che ved
no in lui un piccolo ma degno
capo famiglia.
Giancarlo Jacoponi è l’alfie-
re dei giovani impiegati an-
saldini. E’ nato il 18 marzo
1935 e anch’egiì è stato as-
sunto in seguito alla morte
del padre, dipendente del
Cantiere di Livorno. Il giova
ne Giancarlo è il maggiore di
tre fratelli tutti studenti ed ha
conseguito il diploma di geo-
metra con ottima votazione
La Direzione di Livorno, te-
nuto conto della sua delicata
situazione di capo famiglia, lo
ha assunto il 1° agosto di que-
st’anno, affidandogli il posta
già occupato dal padre alla
Sezione Montaggio, e Gian-
carlo, come seppe affermarsi
da studente vincendo diverse
borse di studio, così sta dimo-
strando ora le stesse doti di
serietà e capacità già riscon-
trate nel genitore scomparso.
Queste, in breve, le caratte-
ristiche delle quattro « matri-
cole » ansaldine, Ad esse for-
muliamo gli auguri più fervi-
di di buona fortuna e sereno
avvenire. La loro presenza
tra noi, considerata da tutti
con cordiale simpatia, rappre-
senta nel tempo la continuità
dell’Azienda, vecchia ma sem-
pre giovane, Raccolgano que-
sti giovani l'insegnamento de-
gli anziani, al cui sacrificio ed
alla cui capacità è dovuto lo
sviluppo dell'Azienda e fac-
ciano tesoro dei nuovi moder-
ni sistemi di lavorazione, frut-
to di una esperienza centena-
ria. I vecchi ansaldini saranno
certamente compiaciuti se il
seme da essi gettato avrà dato
buoni frutti.
Giancarlo Jacoponi
Un allievo saldatore mentre
esegue una prova impegnativa
Lo sviluppo della saldatura
nella costruzione navale è ta-
le che pure il progresso del-
le macchine e degli elettrodi
ha dovuto essere in relazione
alle nuove esigenze,
Così, in relazione alla mag-
giore estensione delle salda-
ture ed alle migliorate qualità
di macchine ed elettrodi, non
poteva non sentirsi la neces-
sità di adeguare e perfezio-
nare la mano d’opera ad una
tecnica di lavoro del tutto
particolare.
Gli enti adetti alla sorve-
glianza delle costruzioni, per
garantire la perfetta esecuzio-
ne dei lavori, richiedono per-
sonale autorizzato ai lavori di
saldatura, e questo personale
è stato suddiviso in due cate-
gorie, cioè saldatori di prima
classe e saldatori di seconda
classe.
Appartengono alla
coloro che sono autorizzati a
saldare in qualsiasi posizione
e senza limitazioni; alla se-
conda coloro che possono es-
sere utilizzati per saldatura in
piano, verticale e posizione in-
termedia, ma non possono es-
sere impiegati in lavori sullo
scalo,
Per il saldatore che supera
le prove prescritte viene ri-
lasciato, allo Stabilimento o
Ente al quale il saldatore ap-
partiene, un documento di au-
torizzazione, valido per due
anni, nel quale è indicata la
classe che gli è attribuita.
La rinnovazione richiede in
linea principale la ripetizione
delle prove in programma, che
possono anche essere ridotte
od omesse se il saldatore, nel
periodo intercorso, ha sem-
pre lavorato soddisfacendo ai
controlli dei Funzionari Ispet-
tori.
Potrà invece essere ritirata
l’autorizzazione a coloro che
non abbiano dato soddisfacen-
ti risultati nei lavori eseguiti.
Come si arguisce, il pro-
blema da risolvere è avere
personale scelto perchè i la-
vori svolti da questi saldatori
avvengono prevalentemente a
bordo di navi sullo scalo e
comprendono parti vitali, co-
me fasciame esterno ed inter-
no, doppi fondi, intercapedi-
ni, gavoni, pozzetti stagni,
prima
21
VALDATORI AL CANTIERE
Kingston, coperte, paratie sta-
gne. ecc. L’esecuzione è svol-
ta per circa il 70 % in posi-
zione scomoda, a volte addi-
rittura con disagio, sia per ri-
strettezza di spazio, sia per-
chè fatta su impalcature e nel-
le posizioni verticali soprate-
sta, e l'operatore è costretto a
lavorare supino o bocconi.
Nonostante queste difficoltà,
i lavori debbono soddisfare i
requisiti di estetica e di inte-
grità rilevabile a mezzo as-
saggi o radiografie.
Da quì la necessità di istrui-
re in modo co:'npleto il perso-
nale da adibirsi alle saldatu-
re; e per questo la Direzio-
ne del CAN, ha potenziato la
scuola, con gruppi a c.c. e
trasformatori a c.a. situati in
un ampio locale ove possono
esercitarsi contemporaneamen-
te 30 allievi, Ciascun posto è
provvisto di apparecchiatura
per l’esercitazione di posizio-
ne, sia verticale che soprate-
sta, od a 45°; vi è pure siste-
mata una cappa con l’impian-
to per l’aspirazione del fumo.
In questa scuola è stata istrui-
ta gran parte dei saldatori del
Cantiere, provenienti senza di-
stinzione dai vari reparti.
Gli allievi, generalmente in
numero di 30 e di età fino a
35 anni, sono prima sottoposti
a visita medica per riscon-
trarne l’idoneità fisica,
Infatti, per quanto siano a-
dottate le previdenze per l’a-
spirazione del fumo, è ovvio
che parte delle esalazioni il
saldatore dovrà aspirarle;
quindi è necessario che il suo
apparato respiratorio sia co-
stituzionalmente robusto e re-
sistente. Inoltre egli deve a-
vere vista buona, perchè at-
traverso un vetro scuro si at-
tenua il bagliore dell’arco e il
saldatore deve distinguere il
metallo fuso dalle scorie che
colano dagli elettrodi in fu-
sione; infine deve avere il
polso fermo, perchè la mano,
con tecnica speciale a secon-
da delle posizioni di saldatura,
deve far eseguire all’elettro-
do in fusione un determinato
tracciato e, se la mano è tre-
molante, la saldatura risulta
difettosa ed antiestetica.
Soddisfatti questi requisiti
l'allievo viene provato a scuo-
la, su esercizi di innesco d’ar-
co, sulla messa in moto dei
gruppi o attacchi dei trasfor-
matori, su saldature d'angolo
in piano. Dopo una settimana
al massimo si può cominciara
la prima selezione, perchè se
un allievo in tale periodo non
riesce ad innescare agevol-
mente l’arco e non esegue un
cordone d’angolo, oppure non
distingue tra scorie e metal-
lo, cioò significa che non ha
attitudine.
La seconda selezione si fa
dopo un mese circa, quando
già da una decina di giorni
sono in corso le esercitazio-
ni d’angolo, ma in verticale
ascendente. Se alla prova di
rottura risultano incollature
od inclusioni di scorie, c'è po-
co da fare, e l’operaio ritor-
na al reparto di origine.
Da questa seconda selezio-
ne in poi, quasi sempre l’ope-
raio riesce a superare le ul-
teriori difficoltà, essendosi or-
mai abituato ai movimenti del-
la pinza ed alla tecnica di-
versa a seconda della posizio-
ne.
Dopo due mesi di esercita-
zioni al corso, gli allievi ven-
gono smistati nelle varie se-
zioni, e sono costantemente
controllati ed assistiti dai cap.
di terra o di bordo.
Dopo sei mesi, se non sono
ancora operai qualificati, ven-
gono equiparati ad essi.
Nel contempo la scuola ri-
mane attiva, sia per le prove
degli eventuali nuovi tipi di
elettrodi, sia per il perfezio-
namento di un qualsiasi ope-
raio saldatore che trovasse
difficoltà nella buona esecuzio-
ne di un lavoro speciale.
Bisogna ritornare a quanto
s'è detto in merito alla parti-
colarità della mano d’opera
per lavori delicati di bordo;
così, quando i programmi di
lavoro lo hanno richiesto —
e potranno ancora esigerlo —
dopo le ore di lavoro gli ope-
rai saldatori scelti per la pre-
parazione agli esami di bre-
vetto di prima o di seconda
classe ed in numero di 20
circa vengono addestrati gior-
nalmente per due ore nel per
fezionamento richiesto dagli
enti addetti alla sorveglianza
della costruzione, e la durat»
del corso è di un mese.
I primi esperimenti di sal-
datura in Cantiere sono stati
fatti nel 1920 e poi la salda-
tura fu usata per lavori inter-
ni di manutenzione o ripara-
zioni macchinario, Solo nel
1927 fu per la prima volta
applicata la saldatura su
strutture navali saldando una
paratia stagna dell’«Ausonia».
Nel 1929 ‘ebbe inizio il primo
corso di saldatura in conside-
razione dei lavori da farsi sui
Condottieri: « Giussano », « Da
Barbiano » e « Colleoni», è
successivamente un altro cor-
so fu fatto nel 1931 in previ-
sione delle maggiori presta-
zioni da farsi sul « Bolzano »
(ossature-basamenti, macchi-
ne, casse, ecc.), Sul « REX »
la saldatura elettrica fu usa-
ta solo per il fissaggio delle
Un gruppo di allievi del corso di saldatura, assistiti dall’istruttore
mascherine ed angolari basa-
menti macchine,
I corsi di saldatura si ese-
guirono regolarmente dal 1934
al 1939 per i lavori delle navi
« Littorio » ed « Impero » (cir-
ca 350.000 metri di saldatura
per ogni nave) e ne furono
fatti complessivamente 12. Al-
tri quattro si susseguirono nel
1940 con personale mandato
da Cogefag e nel 1942 ebbero
inizio due corsi femminili che
diedero buoni risultati.
Attualmente in Cantiere vi
sono ancora undici operaie
saldatrici.
Gli ultimi due corsi sono
stati fatti nel 1953 con perso-
nale del CAN, così comples-
sivamente i corsi di appren-
distato sono stati 20 con un
numero di circa 600 allievi.
I corsi di perfezionamento
sono stati annuali a datare
dal 1935 e a tutt'oggi sono sta-
ti rilasciati al Cantiere 273
brevetti RINa di cui 229 di
prima classe e 44 di seconda;
attualmente il Cantiere ha
complessivamente 157 brevet-
tati.
Dei 600 saldatori istruiti, 285
sono rimasti nel Cantiere; gli
altri sono in officine del por-
to e in vari cantieri italiani
ed esteri. La scuola ha altresì
istruito un centinaio di aiu-
tanti montatori nel maneggio
della pinza, in modo che i
montatori possono fare i loro
lavori senza l’aiuto del salda-
tore che altrimenti non avreb-
be lavoro continuo.
All’istruzione degli allievi
sovrintendono il Capo Offici-
na sig. Zunini, il Sotto Capo
Officina sig, Consavela, tre Ca-
pi Reparto, sei Capi Squadra
e cinque Preventivisti.
Lamberto Pavanello
22
rriva il Santo Natale!
A' Natale » è la parola
più cristiana, più umana,
più universale del vocabola-
rio, con un carica emotiva e
sentimentale senza pari.
Per noi donne ha un signi-
ficato particolare, non solo
perchè è la festa della Nativi-
tà, non solo perchè è la gioia
dei bimbi, ma perchè è la
festa più « familiare », quella
che al di là e ul di sopra del
mutare dei tempi e dei costu-
mi, al di là dell'evoluzione
delle abitudini, che. tendono
sempre più a portare la vita
spesso lontana dalla casa, ri-
conduce la gente a riunirsi at-
torno al focolare domestico,
nell’unità della famiglia, come
nella più lontana motte dei
tempi.
« Natale con i tuoi e Pasqua
con chi vuoi» non è un detto
vano, ma trova la sua ragione
proprio nella caratteristica di
questo giorno, che è giorno di
valorizzazione della « casa >»
come nucleo centrale della so-
cietà, della « domus» antica
come della « home » anglo-sas-
sone.
La donna ha in questa festa
un ruolo insostituibile, come
vera « domina » cioè « signo-
ra» della casa, ed intorno a
lei come perno centrale ruota
la solennizzazione di questo
giorno.
Lei ha pensato a un monte
di cose, tutte parimenti indi-
spensabili e riguardate în que-
sta festa come « naturali », co-
me « dovute », mentre sono il
frutto sudato di lunghe preoc-
cupazioni e di difficili miraco-
lismi, quali solo una madre 0
* VITA DI CASA è
una sposa sanno fare. Nei ri-
tagli di tempo ha guardato le
vetrine, ha girato cento negozi
alla ricerca del meglio al mi-
nor prezzo, facendo funziona-
re il cervello come una. calco-
latrice elettronica, nello sforzo
di quadrare cifre ininquadra-
bili; ha sofferto € sperato in si-
lenzio, pensando alla gioia di
tutti. (Veramente la fantasia
ha corso da par suo, davanti
a tante vetrine, trascinata dal
desiderio, che non è peccato,
di offrire alla gioia dei pro-
pri cari tutto il meglio! Ha
fatto balenare anche la spe-
ranza. ingenua della Sisal,
questa beata fantasia, ma poi
la ragione l’ha ricondotta ai
guinzaglio).
Ha pensato a tutti, natural-
mente: qualcosa che, soddisfa-
cendo vecchi desideri, rechi il
calore di un ricordo affettuo-
so. La cravatta, o il portafo-
glio, per il marito, il « pull-
over » per il fratello, la bor-
setta per la nipote, la sciarpa
per la vecchia mamma e, per-
chè no?, quella scatola rossa
di fine tabacco da pipa per il
vecchio papà.
Per i bambini è tutto un di-
scorso a parte, non è vero?
Anche se oggi essi sono più
smaliziati che mai, e la con-
segna dei doni non ha più la
fresca e mistica suggestione
di un tempo, i doni di Natale
restano per i bimbi l’avveni-
mento più importante del-
l’anno. Bisogna sceglierli con
cura, questi giocattoli, che
davvero non. mancano nelle
fornitissime vetrine, e sareb-
be inutile tirar fuori la vec-
chia storia che ai nostri tempi
ci si divertiva con stracci ar-
rotolati che chiamavamo bam-
bola, o colla scopa inforcate
come ‘un focoso destriero. I
tempi sono mutati, e non per
colpa dei nostri figli, e noi ab-
biamo il dovere di procurare
loro giochi al livello del loro
spirito e della loro mentalita
attuale. E non ‘è detto che
non ci siano vantaggi, se sa-
premo scegliere: ci sono gio -
chi istruttivi, come giocattoli
meccanici ed elettrici, che pos-
sono sviluppare il loro senso e
le loro conoscenze tecniche, 0
tavole di vario genere che au
mentano le conoscenze geo-
grafiche o storiche, pur diver
tendo. Ricorriamo a questi, e
per i più piccoli ci sono orsac-
chiotti e scimmie a volontà,
magari contorcibili nelle ma-
niere più buffe. Lasciamo sta-
re, per l'amor di Dio, le armi
e gli strumenti di guerra, e
certe bambole esotiche che
piacciono a noî ma non ai bim-
bi: î giocattoli devono servire
a loro!
Naturalmente la nostra mas-
saia ha pensato anche al Pre-
sepe, che porta nel Natale la
nota più commovente e più
soave, Anche se modesto, es-
so sarà sempre bello, e sar
dolce anche il prepararlo, con
le casine di sughero arrampi-
cate sul monte, la neve di fa-
rina bianca, i fiumi di cartu
argentata, il cielo di carta da
zucchero cosparso di stelline
dorate, la stalla col Bambino
raggiante. Qui i nostri uomini
devono venirci in aiuto, siste-
mando quelle piccole lampadi-
ne collegate ad una normale
presa di corrente o ad una co-
mune pila, che conferiscono
al tutto una particolare sugge-
suone.
si è diffuso anche l’uso del-
l'albero, usanza nordica meno
suggestiva ma egualmente fe-
stosa, che la mostra donna
adornerà di palloncini vario-
pinti, di luci, di giocattoli, di
aolci.
Ma quando il gran giorno
arriva, dopo che tutti hanno
fatto la scoperta dei doni, con
gioia sempre nuova, e mentre
i bimbi e gli uomini sono a
messa, lei è ancora in faccen-
de, a preparare il famoso pran-
zo di Natale. Gli uomini non
conoscono questo « arrière »
della facciata, quando la cu-
cina è ingombra in ogni an-
golo, i fornelli sono insufficien-
ti, e si deve scalmanarsi, per
far presto, per essere pronte,
perchè tutto vada bene. Quan-
do tutti saranno seduti chi si
accorgerà, tra i fumi della
zuppiera, che lei è ancora ar-
rossata dalla fatica? Ma i com-
plimenti ai vari piatti saranno
il suo premio, modesto ma pur
gradito. Poi, piu tardi (a vol-
te già con le prime ombre,
perchè a Natale si resta a lun-
go con i piedi sotto il tavolo)
gli uomini usciranno, forse
anche i bimbi con la zia, qual-
cuno sarà uscito anche prima
(si sa, c'è il cinema, c’è la
partita, c'è la televisione!) e
lei resterà sola, con la tavola
da sparecchiare, coi piatti da
lavare, con un sacco di lavoro!
Forse verrà anche un attimo
di tristezza, ma il pensiero che
tutti siano contenti, che î bim-
bi siano felici, che un altro
Natale sia passato con la fa-
PICCOLA
GALLERIA
Visto? Anche îei legge «VAn-
saldino»! Il nostro corrispon-
dente romano Mario Fossati è
riuscito a « pescarla » proprio
mentre ammira il nostro nu-
mero a colori, dedicato allu
« Colombo », nella sede roma-
na della RAI dove sta regi-
strando la rubrica « Il conta-
goccie ».
Silvana Pampanini è sempre
al lavoro con entusiasmo per-
chè veramente le piace il suo
ruolo di attrice e vi si dedi-
ca con sincera passione: del
resto è sempre con lei il buon
padre, un ex tipografo, pari-
menti entusiasta della settima
arte.
Non è sposata e dice di non
pensare ancora al matrimonio.
si dice che abbia fatto soffrire
il noto attore comico Totò,
che le avrebbe dedicato una
canzone divenuta popolaris-
sima.
Silvana, romana autentica,
ha iniziato con una particina
nel modestissimo film « Bel-
lezze in bicicletta », poi a Ge-
nova ha lavorato ne « La trat-
ta delle bianche » ed è stata
diretta da due registi genove-
si: da Germi, nella commedia
francese « La Presidentessa »
e da Gora ne « L’adorabile
nemica ».
E’ stata la protagonista di
due film impermativi: « Pro-
cesso alla città » con Amedeg
Nazzari, nel quale il regista
Zampa ha riesumato il famoso
processo contro la camorra
napoletana, e « Un marito per
Anna Zaccheo » con Girotti, in
cui il regista De Santi ha vo-
luto dipingere le difficoltà, i
disagi, i pericoli della vita di
una bella ragazza.
E’ apparsa al fianco di Gino
Cervi nel film « OK Nerone »,
quindi in « Ncì cannibali » e
nel film a colori « Orient Ex-
press ». Ancora a colori nel
fim attualmente sugli schermi
« L’allegro
squadrone » con
De Sica, Alberto Sordi, Pavese
e Daniel Gelin, Ha terminato
in Francia « La torre del pia-
cere » e in Spagna « La prin-
cipessa delle Cunarie » nonchè
« Il letto » film « episodi diret-
ti da diversi registi: questi tre
film li vedremo quanto prima
nelle sale italiane.
SILVANA PAMPANINI
Il nostro corrispondente le
ha infine promesso un invito
per il prossimo varo, e Silva-
na ha promesso di essere pre-
sente, se sarà ritornata dal
suo viaggio nel Venezuela, do-
ve lavorerà per la televisione
di Caracas,
Auguri, Silvana, e arrive-
derci,
miglia riunita, basterà ad il-
luminare la giornata anche a
lei, la grande artefice.
Ma loro, gli altri, hanno
pensato a LEI come dovreb-
bero?
LILIANA
| . .
Per soddisfare il desiderio
delle massaie che hanno chie-
sto consigli per poter cucinare
bene e con economia, inizio da
oggi una rubrica che spero po-
trà appagarle. Nun solo farò co-
noscere come confezionare buo-
ne vivande, ma insegnerò an-
che a rifornire la dispensa di
buone marmellate, sciroppi,
conserve, ecc, Ricorrendo la fe-
sta del Natale indicherò un
pranzetto proprio squisito che
sarà anche di buon auspicio.
Agnolotti alla vicentina, - Im-
pastare 400 gr. di farina con
quatiro uova e un uovo intero
di acqua. Lavorare bene, farne
uno o due panini e lasciar ri-
posare sotto ad una scodella.
Intanto preparare il ripieno
con 400 gr. di magro di vitello
rosolato nel burro (l'arrosto
avanzato può servire), due uova
250 gr. di pasta di salciccia, 100
gr. di parmigiano grattugiato,
sale quanto basta, 300 gr. spi-
naci lavati, lessati, spremuti,
tritati e passati rel burro. Tri-
tare il vitello, mescolare bene
ogni cosa. Tirar: la sfoglia sot-
tilissima, tagliarla a quadrati
di cinque o sei cm, di lato, met-
tere su ognuno un poco di ri-
pieno, ripiegarli facendo com-
baciare due punte opposte e far
aderire bene i bordi. Ottimi in
brodo o lessati e conditi con
burro o ragù e formaggio,
Tacchino al forno - Mettere
il tacchino (dopo sei o sette
giorni di frollatura) in tegame
con burro e sale e infornarlo
a calore dolce, A metà cottura
versarvi sopra man mano il suc-
co di un limone unito a mezzo
cucchiaino di pepe e bagnarlo
pure con il sugo che si formerà
nel tegame. Può cuocersi anche
in casseruola coperta o sotto
campana, sempre a fuoco basso.
Pandolce alla genovese - Oc-
corrono un chilo di farina, 150
gr. di burro, 280 gr. di zucche-
ro, mezzo bicchiere di latte, un
bicchierino di marsala, un bie-
chietino e mezzo di acqua di
fior d'arancio, 35 gr. di lievito
di birra, 100 gr. di cedro can-
dito, 150 gr. di pinoli, 150 gr.
di uvetta. Sciogliere il lievito
in acqua tiepida, impastarlo con
metà farina in modo da otte-
nere una pasta assai morbida e
lasciar crescere il doppio in
luogo tiepido. Impastare la ri-
manente farina con l’acqua di
fior d’arancio, il latte, il mar-
sala, il burro fuso con lo zuc-
chero, il tutto tiepido, Aggiun-
gere il lievito, un pizzico di sale
e lavorare molto la pasta. Ag-
giungere poi il cedro tagliuz-
zato, i pinoli (meglio se un po”
tostati), l’uvetta ben lavata e
asciutta e lavorare ancora l’im-
pasto per circa un quarto d’ora.
Anche la frutta va messa tie-
pida. Lasciar lievitare per più
ore. Al momento di infornare
fare sulla sommità tre tagli a
guisa di triangolo, Cottura a
forno dolce. Questo pandolce
fatto in casa costa la metà di
quello acquistato nei negozi.
NINA
el 1507, quando Cri-
stoforo Colombo era
morto da alcuni mesi,
il cartografo tedesco
Martino Waldseemiiller,
pubblicando un trattato di
cosmografia, accennò alle
scoperte di Amerigo Ve-
spucci e propose di chia-
‘ mare le terre da questo
trovate, che si rivelavano
ormai nettamente come
una nuova parte del mon-
do, cioè la massa meridio-
nale, col nome di terre di
Americo o America.
Questo nome fece fortu-
na, si estese anche alle ter-
re settentrionali e così il
fiorentino Vespucci, parti-
to dal Borgognissanti come
giovane funziunario di una
azienda commerciale e di-
venuto piloto mayor della
flotta spagnola, legò a sua
insaputa il proprio nome
ad un intero continente.
Lunghe e appassionate
furono fino a qualche tem-
po fa le discussioni e le
polemiche sul valore delle
imprese e sulla figura mo-
rale di Amerigo Vespucci.
Il tempo ha fatto, come
sempre, giustizia e il valo-
roso navigatore è oggi uni-
versalmente riconosciuto, a
cinquecento anni dalla na-
scita, come il più grande
ed il più degno fra i conti-
nuatori di Colombo. Dire-
mo poi, in breve, i motivi
che originarono tante con-
troversie.
Amerigo Vespucci nac-
que a Firenze nel 1454 ed
ebbe una buona istruzione
classica. Ancor giovanissi-
mo entrò nell’azienda com-
merciale del banchiere Lo-
renzo di Pier Francesco
de’ Medici, che come altre
grandi case di Firenze ave-
va stretti rapporti con a-
ziende pure fiorentine sta.
bilite a Siviglia e a Lisbo-
na, le quali provvedevano,
fra l’altro, all'allestimento
delle spedizioni d’oltrema-
re spagnole e portoghesi.
Col Medici rimase dieci an-
ni e nel 1492, anno della
scoperta di Colombo, fu
mandato a Siviglia presse
la casa del fiorentino Gian-
notto Berardi, dove rimase
fino alla morte di questo,
avvenuta nel 1495, come
impiegato e di cui tenne in
seguito la gestione per
quattro anni. E poichè il
Berardi si era assunto il
compito di armare la terza
spedizione di Colombo, che
avvenne poi nel 1498, do-
po la di lui morte tale in-
carico passò al Vespucci,
che ebbe così modo di sta-
bilire rapporti con il gran-
de Genovese.
Non sappiamo come si
vennero preparando e ma-
turando le disposizioni del
Vespucci alla sua carriera
marittima, divenuta in se-
guito, così gloriosa, come
del resto si ignora per Gio-
Nel quinto centenario della nascita
AMERIGO VESPUCCI
vanni Caboto e Ferdinan-
do Magellano. Ad ogni
modo, il fatto è che il 18
maggio 1499 partiva da
Cadice una flotta di quat-
tro navi armata e coman-
data dall’avventuriero A-
lonzo de Ojeda e che Ame-
rigo Vespucci ne faceva
parte con funzioni di pi-
loto (meglio ancora, forse,
di cosmografo). Scopo del
viaggio era quello di pro-
seguire la scoperta di quel
le terre intraviste da Co-
lombo a 10° di latitudine
nord durante il terzo viag-
gio, molto ni meridionali
di quelle sin qui trovate
La flotta, raggiunta l’odier-
na Guiana francese, si di-
vise: due navi con Ojeda e
Juan de la Casa si dires-
sero a nord e due, con a
capo Vespucci, verso sud.
In questo viaggio memo-
rando Vespucci scoprì il
Rio delle Amazzoni che ri
salì per diecine di miglia
e, dopo aver tagliato per
primo l’equatore ad occi-
dente, si spinse sin oltre il
6° di latitudine sud, sco-
prendo perciò effettiva-
mente il Brasile qualche
mese prima di Alvarez Ca-
bral. Tornato indietro e
raggiunto l’Ojieda a S. Do-
mingo, ritornò in Spagna
nel giugno del 1500, con-
vinto, secondo le idee co-
lombiane, di aver scoperto
terra asiatica. Aveva però
capito che la terra si esten-
deva verso est in modo che
la sua parte orientale ve-
CAMI
Gli autisti addetti agli
autocarri o, più comune-
mente, i « camionisti », non
bisogna confonderli con
quelli addetti alle autovet-
ture. Questi ultimi per il
fatto che fanno servizio al-
le dirette dipendenze di
| Presidenti, Amministratori
Delegati, Direttori Genera-
li, Dirigenti di Azienda e
via discorrendo, assumono,
talvolta, atteggiamenti par-
| ticolari per cui si ritengo-
no — a seconda dei casi e
|
is
|
|
niva a trovarsi nella zona
che il trattato di Tordesil-
las del 1494 assegnava al
‘Portogallo. E’ noto infatti
che quando 1 portoghesi
ebbero notizia che Colom-
bo era arrivato alle «In-
die » per la via marittima
dell’occidente, preoccupati
di nerdere il frutto delle
loro faticose ricerche di
una strada che li portasse
in breve ai paesi delle spe.
zie, intavolarono trattative
con la Svagna per determi-
nare le zone riservate a
ciascuno dei due popoli.
Papa Alessandro VI, chia-
mato arbitro fra i conten-
denti nel 1493, tracciò sul-
la carta una linea (raya)
da sud a nord, cento leghe
a ponente delle Azzorre,
dividendo la terra in due
emisferi di cui quello 0-
rientale era riservato ai
portoghesi, quello occiden-
tale agli spagnoli. Questa
linea fu poi, nel trattato di
Tordesillas, spostata di al-
tre 270 leghe verso occi-
dente, onde ai portoghesi
rimase di pieno diritto an-
che il Brasile.
Per il Vespucci veniva
così a rendersi inutile con-
tinuare l’espiorazione al
servizio della Svagna. In
tanto il re Emanuele di
Portogallo, avuta notizia
della terra scoperta ancora
più a sud da Cabral e rite-
nuta un'isola, decise di in-
viare una spedizione allo
scopo di trovare un passag-
gio a sud-ovest ner le Mo-
RITRATTI
ONIST
dei singoli temperamenti —
dei Presidenti, degli Ammi-
nistratori Delegati, dei Di-
rettori Generali, dei Diri-
genti di Azienda, ecc. « in
seconda » e, allora, posso-
no sembrare meno simpa-
tici e cordiali di quello che
sono in effetti.
I « camionisti » sono in-
vece molto diversi da co-
storo. Essi vanno in giro
con il loro autocarro senza
troppe arie, pronti, quando
se ne presenti la necessità,
; oi
19]
È
|:
e
f
[io
lucche. Il comando della
spedizione fu affidato al
Vespucci nel maggio del
1501 e il navigatore fioren-
tino, dopo aver raggiunto
la costa alla estrema latitu-
dine toccata a sud nel pri-
mo viaggio, proseguì lun-
go il continente per 3.200
miglia fino al 50° di latitu-
dine sud, in prossimità del-
lo stretto scoperto noi da
Magellano. Ii 22 luglio
1502 era di ritorno a Li-
sbona.
Questo viaggio è, dopo il
primo di Colembo, il più
importante tra quelli ef-
fettuati prima di Magella-
no. Da esso risultò la nuo-
va distribuzicne delle ter-
re e dei mari con l’inaspet-
tata anvarizione di un nuo.
vo mondo. La sorte intanto
aveva voluto che nel primo
viaggio al servizio della
Spagna Vespucci scoprisse
una terra spettante al Por.
togallo e che nel secondo.
al servizio del Portogallo.
si dovesse dedurre, dal co-
stante arretramento della
costa verso sud-ovest, che
ad un certo vunto la nuova:
terra veniva a trovarsi di
nuovo nella zona spagnola
ad ovest della linea dei
trattato di Tordesillas. For-
se ber questo il re Ema-
nuele ritenne superfluo
proseguire con nuove ri-
cerche a sud-cvest ed allo-
ra il Vespucci passò di
nuovo in Spagna. Divenuto
cittadino spagnolo rese al-
tri servizi alla corte e ot-
|
a dare « una mano » ai ma- Ì
novali per caricare e scari- |
cure il loro mezzo, senza
farsi troppo pregare, senza
guardare dall’alto in basso |
i pedoni. Quasi tutti per la |
loro macchina hanno un at-
taccamento spiccato che
sfocia, spesso, in una sorta ,
di tenerezza paterna, quan-
‘do sono in sosta le dedicano
le più amorevoli cure, sceru-
tano la verniciatura, con-
trollano il carico delle ba-
lestre e l'efficienza del mo- |
tore e vanno fuori della |
grazia di Dio, quando un |
gruista o un manovale sba- |
dato provoca qualche leg- |
gero danno al cassone o al- |
la cabina che nell’interno |
è spesso decorata, in una
confusione di sacro e pro- |
fano, con immagini di San |
Cristoforo e foto di « pin- |
up-girls »... |
I « camionisti », per i lo- |
ro « tre assi », i loro « Lan-
cia 3RO » con rimorchio o
per i loro « Fiat 42 », han-
no lo stesso amore che può
avere un figlio di papà per
una lussuosa « fuori serie »: |
con la differenza che la
macchina è degli altri e con
essa compiono un lavoro
molto più utile, Per ciò, an- |
che se si dessero delle arie,
screbbero egualmente sim-
patici... ALGA
23
tenne la carica di piloto
mayor, ufficio che lo por-
tava a sovraintendere a
tutta la politica marinara
e coloniale della Spagna,
conservandola fino alla
morte, avvenuia a Siviglia
nel 1512.
Su Amerigo Vespucci i
giudizi furono controversi
per secoli. Per alcuni egli
era .una personalità di
prim'ordine, per altri un.
volgare mistificatore, per i
più una figura incerta e so-
spetta. Gli si addebitò il
fatto di aver imposto, o di
essersi prestato a lasciare
imporre da altri, il proprio
nome a una parte del mon-
do che avrebbe dovuto in-
vece chiamarsi dal suo pri.
mo e vero scovritore, Gli
furono attribuite operette
a stampa in cui egli soste-
neva di aver messo. piede
sulla terra ferma prima di
Colombo nel 1497 e di aver
effettuato altri viaggi in-
ventati di sana pianta.,
In seguito a scrupolose
e appassionate ricerche ne-
gli archivi queste operetta
sono risultate apocrife, e
sono state ritrovate invece
le vere testimonianze sul-
l’opera di Vespucci. E del
resto la Spagna non avreb-
be certo affidato ad un uo-
mo disonesto e spregevole
l’altissima carica di piloto
mayor. Cadute le accuse
che lo hanno oppresso per
lungo tempo, il Vespucci
ha riacquistato e occupato
saldamente il posto che gli
compete nella storia delle
prime esplorazioni delle
terre americane e la sua fi-
gura va posta pertanto tra
‘quelle dei più grandi esplo-
ratori e navigatori del
mondo. Nei reiterati ed ac-
caniti tentativi di giungere
ai paesi delle spezie molti
furono coloro che si copri-
rono di gloria: Giovanni da
Pian del Carpine nel 1245,
Nicolò e Matteo Polo nel
1261-1269, Marco Polo nel
1271-1295, Ugolino e Vadi-
no Vivaldi nei 1291, Barto-
lomeo Diaz nel 1487, Cri-
stoforo Colombo nel 1492, ‘©
Vasco de Gama nel 1498,
ECC:
Tra questa illustre schie-
ra Amerigo Vespucci occu-
pa un posto di primo pia-
no, non solo per aver sco-
perto anch’egli nuove ter-
re, ma anche e sopratutto .
per il contributo che i suoi
viaggi portarono alla scien-
za geografica. Dopo le sue
esplorazioni la convinzio-
ne che fossero state rag-
giunte le « Indie » comin-
ciò a vacillare ed in breve
il dubbio che si trattasse
di un continente nuovo di-
venne certezza. Spettò ad
altri darne la dimostrazio-
ne pratica: ma ad Amerigo
Vespucci si deve attribuire
l’altissimo merito di aver-
ne preparato la strada.
Dante Jannone
24°
Atleti Ansaldini
Luigi Dagnino
L’hockey a rotelle non è
uno sport popolare come il
gioco del calcio, ma non per
questo è meno bello, e richie-
de da chi lo pratica abilità,
colpo d’occhio e buona prepa-
razione atletica. Presso la Di-
rezione Generale dell’Ansaldo
c'è un giovane disegnatore, il
signor Luigi Dagnino, che si
è distinto in maniera eccezio-
nale in questo sport, conse-
guendo con la nostra squadra
nazionale il titolo di campio-
ne del mondo. Abbiamo avvi-
cinato il signor Dagnino ed
abbiamo avuto il piacere di
© scambiare con questo “aloro-
so atleta quattro chiacchiere.
Abbiamo così saputo che egli
ha cominciato a giocare alla
età di 14 anni in diverse So-
cietà, tra cui il Dopolavoro
Ansaldo, facendosi qualche
anno dopo notare in campo
nazionale. Infatti nel 1948 e
1949 fu chiamato diverse vol-
te per gli allenamenti della
squadra nazionale e nel 1950
partecipò come riserva ai
camp'onati del mondo svoltisi
a Milano. L’anno seguente
Dagnino divenne titolare del-
la squadra nazionale e lo è
tutt'ora. Attualmente egli gio-
ca nella « Amatori Modena »,
in quanto a Genova non esi-
«ste una squadra di serie A.
Gli abbiamo poi chiesto a
quali camvionati del mondo
ha partecipato e cuando ha
conquistato il titolo mondia-
le, ed egli ci ha risposto:
— Ho partecinato ai cam-
pinnati Ael Mondo neeli anni
1951, 1952, 1953 e 1954. Il ti-
tolo di camnione del mondo
l’ho conquistato nel 1953 a Gi-
nevra.
Poi Dagnino ci ha parlato
della partita che niù vo'en-
tieri ricorda. cuella giocata
contro la Snaoena ai campiona-
ti mondiali dell’anno scorso e
vinta per 1 a 0 dopo una
gara accanitissima. Invitato a
parlarci brevemente dell’atti-
hockeystica in Italia, il bra-
vo atleta ci ha risposto:
— L'’hockey a rotelle è uno
sport praticato da dilettanti.
Abbiamo 8 squadre di serie A,
8 di serie B ed altre di divi-
sioni inferiori. Penso che me-
riterebbe una ben maggiore
popolarità, in quanto offre uno
spettacolo agonistico di de-
strezza, velocità e bellezza al
tempo stesso. Purtroppo in
Italia mancano i campi coper-
ti e i fondi messi a disposi-
zione per incrementare que-
sta attività sono assai scarsi.
E’ un vero peccato, perchè
l'hockey a rotelle è una delle
più sane attività sportive; in-
fatti chi lo vratica non ha se-
condi fini: g'i bastano la gioia
e l’orgog'io di gareggiare sol-
tanto per il trionfo dello
Sport, quello con la S maiu-
scola,
Mario Capio
Anche lo sport della vela
annovera, fra gli ansaldini, un
valoroso sportivo, affermatosi
con una brillante carriera: il
campione italiano Mario Ca-
pio, timoniere su « derive »
di classe nazionale ed interna-
zionale. Mario Capio ha trenta
anni e lavora nel reparto
Grande Torneria del Mecca-
nico. Appassionato dello sport
velico fin da ragazzo, egli mise
ben presto in luce le sue doti
di audacia e perizia ed a tut-
t'oggi ha vinto oltre 70 regate,
tra cui possiamo ricordare: per
la serie « derive » di mt. 4: un
campionato ligure; per la clas-
se « U » di m. 5.50: un campio-
nato ligure; due campionati
della Versiglia; un campiona-
to toscano; due coppe « Stal-
der »; due coppe del Presiden-
te del Consiglio dei Ministri;
una coppa del Presidente del-
la Repubblica; una coppa
« Elah »; il campionato italia.
no 1952; il campionato italiano
1954 (svoltosi a San Remo con
forte vento e mare tempe-
stoso).
Mario Capio ha vinto inol-
tre, nel 1952, l’eliminatoria
nazionale olimpionica per la
classe « Fin » ed è stato olim-
pionico a Helsinki in rappre-
sentanza dell’Italia.
Ottavio Rossi
Ottavio Rossi, impiegato
presso l’ufficio Mate del Mec-
canico, è stato un valoroso
giocatore di calcio e recente-
mente ha svolto anche una be-
nemerità attività quale alle.
natore, Iniziata la sua carrie-
ra nella « Primi calci» della
« Serenissima » di Venezia e
nella « Ulic » di Milano, nel
1938 partecipò ai campionati
di Serie A con l’A. S. Bari, di-
stinguendosi per il suo attac-
camento ai colori sociali e per
la sua serietà. Nelle ultime
stagioni Ottavio Rossi è stato
allenatore, e spesso giocatore,
nella Bolzanetese, nel Ponte-
decimo, nella Sampierdarene-
se 1946, nella Pegliese, portan-
do quest’ultima alla « promo-
zione »,
Attualmente questo appas-
sionato sportivo sta allenando
la squadra « Liberi Sestresi
F.B.C. » con l’intento di por-
tare anch'essa alla « promozio-
ne ». Abbiamo chiesto a Otta-
vio Rossi quale è stato l’av-,
venimento più lieto della sua
arriera ed egli ci ha risposto:
« Ogni qualvolta sono sceso in
campo ed ho potuto dare tutte
le mie possibilità. Gradirei che
i giovani specialmente inter-
pretassero lo sport sotto que.
sta forma morai?, fatta soprat-
tutto di dedizione ai colori sot-
to i quali militano »,
o
Manlio Barabino
Manlio Barabino, Capo Ma-
gazziniere del Meccanico, è un
appassionato sportivo sampier-
darenese, ed oltre a far parte
della esigua schiera dei cro.
nometristi genovesi, nella qua-
le si è segnalato come uno dei
migliori e più attivi, è anche
motociclista, nuotatore, pesca-
tore subacqueo.
Non vi è manifestazione
sportiva, nella quale occorra
il controllo cronometrico, in
cui non sia presente Manlio
Barabino, Lo si trova sulle
torrette nei circuiti motoristi-
ci, ai bordi deile piscine du-
rante le gare natatorie, e nel-
le gare di regolarità è conteso
dai migliori piloti che cercano
ad ogni costo di averlo quale
ottimo e prezioso collabora-
tore.
Manlio Barabino è un an.
saldino estremamente dinami-
co. Ultimamente ha partecipa-
e RN o
to, con il suo cronometro, ai
campionati nazionali ed euro-
pei di nuoto svoltisi a Genova
e a Torino.
SUCCURSALI:
SESTRI PONENTE :
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PRODUZIONE
GRADITISSIMI
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LE COMMISSIONI INTERVvVE SONO PREGATE DI
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E DEI PREZZI
BUONI RATEALI
Eridania, etc.
MANNITE
DUFOUR
II prodotto di fiducia
Il nostro concorso di disegno
CONCLUSIONE
Guido Montarsolo: Operaio.
La pubblicazione dei disegni partecipanti al concorso da noi bandito nel
n. 3 de «l'Ansaldino » è terminata. Preghiamo ora i lettori di voler
esprimerci, sui disegni pubblicati, il loro giudizio, in base al quale ver-
ranno assegnati i premi, Tra coloro che ci invieranno, debitamente riem-
pito, il tagliando, saranno estratti a sorte una penna stilografica « Auro-
ra», un volume sulla Marina mercantile e un portafogli in pelle.
A mio avviso il miglior disegno pubblicato è:
Firma
i N
UU meno di 14 anni, povero fio-
“Giulietta e Romeo, ren isboccio piegato e ira-
È volto dal vento sconosciutu
1 regista Castellani dell’amore; la balia (Flora
(quello dì « Sotto il sole Robson) è un tipo di bene-
di Roma » e « Due soldi di vola e petulante portinaia
speranza ») ha diretto que- dei nostri giorni; frate Lo-
sta produzione italo-inglese. renzo (Mervyn Johns) è la
che è stata premiata col figura più simpatica e più
« Leone d’oro » alla Mostra umana, che pensa per tut-
di Venezia, pur con mani- ti quei capi scarichi impaz-
festazioni di dissenso, ed è ziti, i figli per amore, gli
stata respinta quasi unani- altri per antico odio, e
memente dalla critica in- avrebbe forse salvato tut-
glese. to e preparato un finale ro-
La leggendaria storia di su se il fraticello inviato u
Giulietta e di Romeo, suici Mantova con la famosa let-
di per amore, è troppo no- tera fosse stato un po’ più
ta perchè occorra ripeterla: sveglio.
tisogna invece valutare il Il Duca di Verona, che
film avendo presenti le in- giudica e manda, e trae la
tenzioni del regista. morale della favola, è inter-
Castellani ha voluto su- pretato dallo scrittore Elio
perare a ritroso la tragedia Vittorini.
di Shakespeare e risalire a E’ riuscito Castellani i
Masuccio Salernitano, a darci, con una sua poetica
Luigi da Porto, al Bandel- opera degna del dramma
lo e dare alla tragedia di shakespeariano, è riuscito a
Giulietta e di Romeo un realizzare la sua -commen
contenuto più realistico, devole ambizione?
quindi meno tragico, meno A voi la risposta. Quello
lirico, meno romantico, în che noi possiamo dire è che
ultima analisi. è riuscito a farci vedere co-
Romeo (è stato scelto lo me si adopera il colore nel
squadrato Laurence Har- film, in funzione espressiva
vey) è un po’ un capo sca- e funzionale, creando e ri-
rico, condotto dagli impul- creando, col moderno stru-
si, che vive d’istinto nella mento della camera, Vin-
propria tragedia più che canto dei fiamminghi e il
scffrirla e comprenderla fi- rigore dei maestri italiani
no in fondo; Giulietta (la del Rinascimento.
giovane Susan Shentall) è
veramente una ragazzina di IL PORTOGHESE
\ SI
il mondo
»
ar francobolli
Non tutti i collezionisti,
naturalmente, dedicano la
loro attenzione ad uno o
più Stati in maniera ero-
nologica; molti si sono de.
dicati alla « Collezione a
soggetto ».
Per questa seconda for-
ma non si ha che da sce-
gliere. Posta Aerea, Anima-
li, Fiori, Uomini Illustri,
Navi, Ricorrenze Mondiali
e quanto altro possa veni-
re in mente che costituisca
oggetto di buon... soggetto.
Queste collezioni, in sostan-
za, sono del tutto persona-
li e, pur avendo una orga-
nicità loro propria, non
danno tuttavia la comple-
tezza che un singolo Stato
può dare. Con ciò, special-
mente le collezioni di Ani-
mali e di Fiori, composte
per la maggior parte di
francobolli con molti colo-
ri, si presentano in maniera
oltremodo attrattiva
Altro argomento connes-
so alle iniziative personali
è quello delle varietà, er-
rori ed anormalità. Occor-
re premettere che, il fran-
cobollo essendo stato pre-
visto « giusto » per una
data necessità, l'errore od
anormalità in genere (date
o diciture sbagliate, sovra-
stampe rovesciate, mancan-
za di dentellatura) è da
considerarsi un «incidente»
nella tiratura e perciò, agli
effetti filatelici, costa da un
minimo di dieci volte ad un
massimo imprecisato ri-
spetto al suo esemplare
normale.
Collezionare « incidenti »
è compito degli specialisti
ed in uno Stato è bene
considerarla collezione di
complemento sia per la dif-
ficoltà di trovare i pezzi,
sia per poco interesse di-
mostrato dai filatelici in
generale.
Non parliamo poi degli
errori creati ad arte a sco-
po speculativo: esistono già
pericolose falsificazioni dei
francobolli normali (così
simili all’originale che è
arduo distinguerle) ed è
inutile e dannoso cercare
francobolli « sbagliati » sui
quali la falsificazione si
confonde con l’errore.
Atteniamoci perciò alla
normalità che è pur sempre
l’aurea via di mezzo.
CERVETTI
25
(#81=18)681&\8\#18/3/518/514)0)2/3/00/9R0s 82/88/8604 SaR
8
E
I I raffreddore è uno degli ar-
gomenti che offrono con
maggior frequenza l'occasione
di criticare le possibilità del-
l’arte medica; l'evoluzione del-
la medicina moderna ha vinto
la maggior parte delle malat-
tie infettive, ma deve dichia-
rarsi vinta di fronte al comu-
ne raffreddore.
In questa situazione para-
dossale si trova il medico di
fronte ad una forma morbosa
tanto frequente e diffusa e
tuttavia così difficilmente cu-
rabile. L’affezione catarrale
semplice delle cavità nasali,
denominata anche corizza o ri-
nite catarrale acuta ha soli-
tamente un decorso benigno,
senza febbre o quasi, e non
costringe a letto per cui si
potrebbe anche accettare l’ot-
timismo di un noto medico
che a proposito di questa ma-
lattia diceva: «non è im-
portante per se e potrebbesi
lasciare alla medicina popola-
re, come fa, il curarla».
Ma l’esperienza quotidiani
ci insegna quanta varietà di
comportamenti possa essere
osservata da caso a caso e
quanta facilità sussista al ma-
nifestarsi di reazioni abnormi
în organi contigui, seni para-
nasali, orecchio medio, con-
giuntive oculari, faringe, tra-
chea, bronchi, che trovano nel
raffreddore il punto di par-
tenza per complicare in modo
repentino la banale forma inì-
ziale.
Non a torto perciò sono sta-
te condotte ampie ricerche per
giungere ad approfondire la
conoscenza intorno al raffred-
dore; anzitutto bisogna distin-
guere secondo le cause deter-
minanti: le forme allergiche,
dovute cioè essenzialmente al-
la sensibilizzazione specifica di
un soggetto verso particolari
sostanze, forme che si mani-
festano ogni qual volta il sog-
getto allergizzato viene in
contatto con l’antigene respon-
sabile, che è sovente il polli-
ne di svariate piante (raffred-
dore da fieno, pollinosi, rinite
allergica) e quelle forme che
insorgono con maggior fre-
quenza in questa stagione e so-
no legate al freddo in quanto
la perfrigerazione riducendo le
resistenze e difese locali del-
la mucosa nasale favorisce
Vimpianto e lo’ sviluppo di
una serie di germi.
Il freddo provoca una diffi-
coltosa circolazione sanguigna
dei capillari della mucosa na-
sale con conseguente rallen-
tato ricambio nutritivo di que-
sto tessuto e successivo svilup-
po dei germi che comunemen-
te abitano nelle fosse masali
: PARLA IL MEDICO i
fa ES ME: i
ISEE I605/616/66/88/06/6 018806)
oppure facilita Vimpianto dal-
l'esterno di una particolare
specie di virus filtrabile che
sembra essere il vero respon-
sabile della rinite catarrale
acuta.
Anche in questi casi da
freddo entrano in gioco feno-
meni di tipo allergico con li-
berazione di sostanze .istami-
nosimili che provocano l’ede-
ma per inibizione del tessuto.
mucoso e vasoparalisi capil-
lare; è questo tra i vari sin-
tomi forse il più molesto: « le
narici tappate ». La constata-
zione che il raffreddore col-
pisce in prevalenza determi-
nati individui mentre altri
sembrano refrattari ha porta-
to ad una ipotesi costituziona- ©
listica secondo la quale i sog-
getti più sensibili sarebbero i
distonici neuro-vegetativi, co-
loro che facilmente soffrono di
mal di mare, mal di montagna,
ecc.
Risulta da quanto detto che
il problema curativo del raf-
freddore è assui più comples-
so di quanto normalmente non
si creda ed a prescindere dal
terreno individuale che gioca
sempre una purte essenziale
per lo sviluppo di qualsiasi
forma morbosa, sfugge ancora
alle nostre conoscenze la. ve-
ra essenza dei concatenamen-
ti causali delle varie forme so-
stenute spesso da elementi de.
terminanti diversi.
Ai fini curativi due dati di
fatto risultano certi: anzitutto
il successo è «in stretto rappor-
to con la precocità della tera-
pia instaurata alla comparsa
dei primi sintomi dell’affezio-
ne, ed in secondo luogo non si
deve ritenere che una sostan-
za medicamentosa da sola pos-
sa costituire il toccasana di
tutti i raffreddori.
I risultati più brillanti si ot-
tengono con applicazioni lo-
cali, entro le cavità nusali, di
sostanze antiallergiche (ad ef-
fetto antistaminico) di vaso
costrittori (che combattono la
vasoparalisi o dilatazione ca-
pillare e quindi l'edema o gon-
fiore delle mucose) di antibio-
tici (che combattono lo svi-
luppo dei germi).
L’azione degli antibiotici in
loco è più rapida e risolutiva
se applicati precocemente,
quando i germi non hanno an-
cora guadagnato zone profon-
de nei tessuti. L’applicazione
di queste varie sostanze, può.
essere fatta con le comuni in-
stillazioni a gocce o con nebu-
lizzatori a spruzzo o opportu-
namente con solventi speciali_
insufflate con apparecchi per
aerosol. © =
Chirone.
Dipendenti del Muggiano dopo la programmazione di films antifortunistici dell’ENPI
26
SI ono stato al nostro CRAL
una sera, gentilmente in-
vitato dagli organizzatori di
una serata per dilettanti.
Dovevo far parte della giu-
ria , come in effetti ho fatto,
ed ho quindi dovuto interes-
sarmi quasi esclusivamente
delle esibizioni. Non è di es-
se però che vorrei parlare
anche se sono state meritevoli
di nota. Vorrei soffermarmi
invece a descrivere l’atmosfe-
ra della serata, lo spirito del-
la manifestazione che ho sen-
tito tutto attorno a me, vivo
e preciso.
Mi ero sorpreso a dire la
mattina precedente: « domani
debbo andare al CRAL».
« Debbo andare » avevo detto
e non « voglio andare » e ciò
sembrava definire uno stato
d’animo, un atteggiamento
mentale, non intendevo dire
ciò che in effetti ho detto, ma
essermi espresso così mi ha
fatto poi ragionare pensando
che forse molti altri di noi
guardano così alle manifesta-
zioni enalistiche.
Confuso tra il pubblico del-
la serata, rimpiangevo di non
avere frequentato già da pri-
ma il CRAL e mi ripropone-
vo di tornarci spesso. Noi ci
assentiamo continuamente da
manifestazioni che avvicinano
gli uomini fra loro e li aiu-
tano a comprendersi e questo
è male.
In quella piccola sala di tea-
tro vi era il calore di uno spi-
rito semplice e schietto di fe-
stività ed il divertimento di
tutti era evidente ed immedia-
to, gli applausi schietti e di-
vertiti.
Un pubblico entusiasta in-
somma che applaudiva dei di-
lettanti bravi e compresi an-
che se un poco emozionati. Ma
quei battimani non erano solo
per le esibizioni, erano anche
e sopratutto rivolti alla mani-
festazione in sè, all'ambiente,
allo spirito di cordiale sem-
plicità in cui tutti si diverti-
vano. Io mi sono sentito a mio
agio come poche volte mi è
dato di esserlo di fronte a del-
le esibizioni o comunque ad un
confronto tra attori e pubbli-
co e mai avrei creduto di tro-
vare tanta appassionata, par-
tecipazione.
Uomini che duramente e
semplicemente luvorano, brio-
samente sì divertono. Era fa-
cile comprendersi, era facile
parlare con tutti. Non avrei
mai voluto lasciarmi sfuggire
questa occasione per scrivere
a « l’Ansaldino » e per sugge-
rire a tutti, sopratutto a co-
loro che possono essere di aiu-
to anche con la loro sola pre-
senza, a conoscere meglio il
CRAL, a visitarlo, a frequen-
tarlo, Nel piccolo ambiente di
via Stennio ci si può capire
gli uni con gli c.ltri forse me-
glio di quanto non si sia fatto
fino ad oggi sul lavoro. Io so-
no entusiasta dell’occasione
che mì è stata data.
Alberto Tomasi
« Rosso e nero”
Nelle sere di sabato 11 e do-
menica 12 c, m. ha avuto luo-
go, presso il Teatro di via
Achille Stennio, il concorso di
arte varia « Rosso e nero », a
cui hanno partecipato dilet-
tanti iscritti al CRAL, come
annunciato sul n. 11 de « l’An-
saldino ». Durante la prima se-
rata ha avuto iuogo la sele-
zione da cui sono stati scelti,
da apposita giuria, cinque di-
lettanti su undici. Domenica
sera ha avuto luogo la finale
che ha dato i seguenti risul-
tati: 1. Fernando Bolla (fisar-
monica) - 2. Nino Cesari (ean-
tante) - 3. Letterio Cirona
(chitarra). 4, Trio « Allegro »
(trio vocale) - 5, Pino Bellani
(cantante).
La
dei libri scolastici
distribuzione
Anche quest'anno il CRAL
ha effettuato ai propri iscrit-
ti ia distribuzione dei « Libri
Scolastici » a pagamento ra-
teale con il beneficio di uno
sconto del 10% sul prezzo di
copertina. Complessivamente
sono stati distribuiti 5.600 vo-
lumi per un importo di lire
4.215.255 così suddiviso:
Cantiere Navale 1754; Car-
penteria 224; Direz. Centrale
368; Ferroviario 473; Fonderia
167; Meccanico 888; S.A.U. 88;
A.S.G-Sestri 383; A.S.G.-Cam-
pi 497; Coke 39; Delta 176;
Fossati 295; O.A.R.N. 200; Os-
sinitrica 12; CRAL Ansaldo 36.
Brillante vittoria
della squadra di pallavolo
Promosso dalla FITAV si è
disputato - mercoledì 8 dicem-
bre - a Savona, il Trofeo « l.a
Rete d’Argento ».
Alla gara hanno partecipato
12 Società
La nostra squadra, superan-
do brillantemente nel girone
finale le formazioni del 4.0 Re-
parto Mobile e della Finanza,
si è aggiudicata l'ambito Tro-
feo.
La “caccia al Paperino”
TO
Tra iî numerosi cacciatori che hanno individuato l’esatta posizione del « Paperino » nel-
isola, da noi pubblicata sul n. 11, la sorte ha favorito il sig. Alberto Vanini del Cantiere
Navale « Luigi Orlando » di Livorno. L’esatta posizione « G.
17»
è stata individuata, come
1bbiamo detto, da numerosi colleghi tra i quali i premi di consolazione sono toccati a: Vit-
torio Lucchesi del CAN che si è visto assegnare un quadro ad olio; Renzo Frigerio del MEC,
tre volumi biografici di pittori italiani: Ester Campagnoli della DIG, un pacco propaganda
Sanovatt; Antonino Donato del CAN, un volume sulla marina mercantile; Mario Campanini
lì LIV, un volume sulla marina mercantile; Francesco Angelini della DIG, un portafogli
di vitello e Armando Castello del CAN, un portafoglio di vitello.
Il fortunato vincitore del «
Paperino », e tutti i
vincitori dei
premi di consolazione,
sono stati ricevuti dal Direttore Generale, che si è vivamente complimentato con loro
ISONIS
I
I
LOANO (savona)
Fip RR
MAGAZZINI VITTORIA
CAPPOTTI
MAGAZZINI. VITTORIA
Per cucinare illuminare
riscaldare ovunque con
fa massima praticità
Sicunezza ed economia
AROPAGANDA L'Quitad
alt
===>
QUEL GHE VOLETE SAPERE
lo
abbiamo rilevato da un
sondaggio della opinione Bi
blica aziendale condotto con
un moderno e razionale siste-
ma. I fatti che la maggior
parte di voi desidera conosce-
re sono:
2° -
3°
- La continuità del
lavoro.
x
Questo è l’elemento fonda-
mentale, il punto su cui con-
verge il maggiore interesse
di ciascuno e di tutti, poichè
esso condiziona il buon an-
damento e lo sviluppo della
Azienda e, per immediato. rì-
flesso, il tenor di vita indivi-
duale e domestico d’ognì di-
pendente. La continuità del
lavoro dipende da numero-
sissimi fattori da varia na-
tura: esterni e oggettivi, co-
me la capacità di assorbi-
mento del mercato, il costo
delle materie prime e, in ge-
nere il livello idei costi di
produzione, le possibilità più
o meno ampie di esportare i
prodotti anche in relazione a
particolari condizioni valuta-
rie, la concorrenza, ecc.; in-
terni e soggettivi — cioè ri-
guardanti ogni organismo a-
ziendale e ogni singolo lavo-
ratore — come lo spirito di
iniziativa, l’abilità commer-
ciale, la capacità professiona-
le, il raggiunto e il raggiun-
gibile livello di produttività.
Su tutti codesti elementi il
dipendente vuol essere rag-
guagliato e trarne poi, a ra-
gion veduta, un fondato giu-
dizio sulle prospettive del
proprio lavoro.
Ciò che si fa per ga-
rantire la vostra sicu-
rezza sul lavoro.
E° umano e sacrosanto che
ogni operaio si preoccupi del-
la propria incolumità perso-
nale e sia ansioso di conosce-
re i nuovi accorgimenti che
la tecnica antinfortunistica
via via suggerisce e che V’A-
zienda pone in atto.
- Le possibilità di un
miglioramento nella car-
riera e nella rimunera-
zione.
Nessuno (tranne esseri di ec-
cezione e in eccezionali si-
tuazioni) lavora, come sì suol
dire, « per la gloria ». Avan-
zare di grado, guadagnare di
più, vivere meglio: ecco l’a-
spirazione di tutti. Così o-
asssbss ssaa
4°
5°
6°
Poichè nei prossimi giorni di
festa il tempo non vi mancherà,
rileggetevi con un po’ d’atten-
zione queste righe. (Non è la pri-
ma volta ch'esse compaiono su
« l’Ansaldino »; le abbiamo già
pubblicate nel” primo numero; ma
forse più d’uno fra voi, o non
le ha lette, o le ha dimenticate).
Esse compendiano il programma
del giornale. E i programmi van-
no sempre ricordati con esattez-
za: da chi redige i giornali, per
mantenervisi fedeli; da chi li
legge, per poter dare cosciente-
mente il necessario apporto di
collaborazione e di critica.
CSTTTTTTTTTTTOTOCCTTCCCTCÀ
gnuno desidera possedere e-
lementi di giudizio che gli
consentano di fare un ragio-
nevole calcolo sulle possibili-
tà di far carriera.
- Come vengono impie-
gati i profitti dell’azienda
e come si fronteggiano
ile perdite.
Lavora bene soltanto chi la-
vora sapendo ciò che fa e
perchè lo fa e non solo l’uti-
lità e l’esatto inquadramento
del proprio apporto produtti-
vo nell’immenso mosaico a-
ziendale, ma anche Ventità
degli eventuali profitti com-
plessivi e l’uso che ne vien
fatto. In una parola, come. e
dove «vada a finire » il suo
lavoro e quello di tutti gli al-
tri.
- Che cosa si fa per mi-
gliorare le vostre capa-
cità tecniche.
Una delle curiosità più legit-
time è quella che sì appunta
sulle varie occasioni offerte
dall’Azienda, a ciascuno nel
proprio campo, per affinare
— mediante speciali corsì di
studio — qualità, attitudini
peculiari, esperienza e istru-
zione tecnica.
- La storia dell'azienda,
la sua attuale organizza-
zione, la composizione
dei suoi quadri.
Conoscere la storia dell’A-
zienda vuol dire sentirsi par-
tecipì — e responsabili con-
tinuatorì — di una tradizione
antica e nobile. Conoscere or-
ganizzazione e quadri signi-
fica aver sott'occhio l’intera
sua struttura produttiva, tec-
nica, amministrativa, gerar-
chica; cioè non sentirsi ato-
mi dispersi, ma elementi lo-
gicamente inseriti in un gran-
de meccanismo proporziona-
to e funzionante.
SI;
10 SAPRETE
) 7°- La posizione dell’azien-
da nel proprio campo in-
dustriale e commerciale
e la sua importanza sul
piano locale, regionale,
nazionale.
Chi lavora vuole e deve co-
noscere l’esatto « peso econo-
mico » della propria Azienda.
Giusto orgoglio e conseguen-
te senso di responsabilità de-
rivano dal fatto, che si fa par-
te di un complesso industria-
le la cuì attività essenziale è
determinante nel quadro del.
l'economia nazionale.
© - Successi ed insuccessi.
Ogni grande industria, quan-
to più è viva e attiva, tanto
più va incontro a vittorie,
ma anche, inevitabilmente, a
qualche sconfitta. Il lavora-
tore desidera sapere — ed è
giusto e utile — la misura e
la ragione dei successi e de-
gli- insuccessi; altrimenti vi-
vrebbe con gli occhi ben-
dati; e lavorerebbe come
un automa e non come un
uomo pensante e responsa-
bile
9° - Difficoltà attuali e dif-
ficoltà previste in rela-
zione al mercato, agli
approvvigionamenti ecc.
Solo conoscendo con precisio-
ne le difficoltà oggettive che
l’Azienda incontra sul suo
cammino è possibile aiutarla
(e con ciò aiutare sè stessi)
a superarle. E, quando occor-
ra uno sforzo o un sacrificio,
bisogna sapere perchè lo sì
fa.
10° - | programmi per il
futuro.
Poichè non esiste tranquilli-
tà dì spirito senza fiducia nel
domani, ogni dipendente a-
spira a conoscere ciò che si
progetta e si prepara per as-
sicurare lavoro e benessere
nel futuro immediato e lon-
tano.
Ci proponiamo di soddisfare
il vostro desiderio di appro-
fondita conoscenza dei pro-
blemi e dei fatti più interes-
santi fornendovi una infor-
mazione oggettiva, costante e
dettagliata e favorendo un
dialogo permanente tra la
Società e il personale su tutti
gli argomenti connessi alla
attività dell'Azienda. Così,
ciò che desiderate sapere...
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Sono nati
3 ottobre: MAURIZIO, figlio
di Cavazzoni ing. Luigi (Mec)
— 25 ottobre: PIER GIULIO,
figlio di Isola Lauro (Can) —
RAFFAELLO, figlio di Botti-
no ing. Raffaele (Can) — 30
ottobre: ALESSIO, figlio di
Pesce Ilario (Can) — 31 ot-
tobre: FIORENZO, figlio di
Bonanni Edilio (Mug) —
CARLA, figlia di Dagnino Lo-
renzo (Can) — 4 novembre:
GIANNA, figlia di Galletto
Mario (Mug) — DINO, fi-
glio di Stefanelli Aristodemo
(Mec) — 5 novembre: MARI-
NO, figlio di Signorini Mari-
no (Liv) — 7 novembre: SA-
VINA, figlia di Ghisi Adriano
(Mec) — 10 novembre: GIO-
VANNI, figlio di Seu Antioco
(Can) — GRAZIELLA, figlia
di Milani Attila Beniamino
(Mec) — 12 novembre: ROS-
SELLA, figlia di Errani Re-
mo (Can) — 15 novembre:
MAURIZIO, figlio di Corrao
Alberto (Can) — ERNESTO,
figlio di Nardelli Mario (Can)
— 17 novembre: GIOVANNI,
figlio di Vannucci Emilio
(Liv) — 20 novembre: MAS-
SIMO, figlio di Bevegni Epi-
fanio (Mec) — 22 novembre:
MARCO, figlio di Catelli Al-
do (Liv) — 23 novembre: PA-
TRIZIA, figlia di Molinari Re-
nato (Fon).
A tutti i piccolissimi « an-
saldini » e ai loro genitori i
nostri auguri più fervidi.
Si sono sposati
18 settembre: RIZZELLI
Giovanni (Mef}) con Piano
Anna — 9 ottobre: CONSON.
NI Valentino (Mec) con Noz-
zoli Vittoria — 14 ottobre:
CIONI Onorato (Mug) con To
ni Luna — 17 ottobre: GHIO-
NE Giuseppe (Mec) con Cam-
po Franca — 23 ottobre: LOM-
BARDI Bruno (Mug) con Cro-
ci Maria — CAPRARO Giu-
seppe (Mec) con Damonte A
da — 7 novembre: PICCONE
Luigi (Mec) con Spigno Au-
relia — 21 novembre: NERI
Bruno (Liv) con Mattei Lo-
redana — 25 novembre: FA-
DINI Antenore (Car) con
Riotti Maria — ANDREUC-
CIOLI Orlando (Coke) con
Robotti Annita.
Agli sposi i nostri vivissi-
mi auguri,
Il gruppo di montatori del Meccanico che hanno provveduto al montaggio della caldaia della
Centrale della « Fibracolor » di Tordera (Spagna). Da sinistra: Angelo Ivaldi, Giovanni Villa.
Giuseppe Parisiella, il tecnico Giovanni Priotto, Mario Pilato, Nirdo Puppo. Antonio Carbone
La Società Impermeabili San Giorgio
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L. 7.000
NUOVO STABILIMENTO
“io ANSALDINO
Nel Cantiere Navale di Ge-
Sestri la quasi totalità degli
impiegati ha delegato i rap-
presentanti della Commissione
Interna a riprendere contatti
con la Direzione, affinchè si
addivenga, quanto prima, ad
una soluzione equa per quan-
to concerne l'attribuzione del
premio di produzione extra e
non extra e in particolar mo-
do perchè la ripartizione ven-
ga fatta nella stessa maniera
e misura in cui viene distri-
buito ai dipendenti impiegati
dei Cantieri di Livorno 4
Muggiano.
E' forse un’avventatezza
chiedere quali criteri e quale
metro vengono adoperati ne-
gli stabilimenti confratelli
sopracitati?
Per quale motivo non viene
istituito un sistema unico €
uguale per tutti?
Dopo l'attuale numero di
commesse assegnate e il con-
seguente buon carico di lavo-
ro al nostro Cantiere, è forse
ancora giustificabile una tale
differenziazione?
UN GRUPPO DI IMPIEGATI
Il sistema di gratificazio-
ne quadrimestrale, impropria-
mente chiamato premio di
produzione, esistente tutt’og-
gi presso i Cantieri di Mug-
giano e Livorno, era stato i-
stituito presso i due suddetti
cantieri allorchè gli stessi fa-
cevano parte della Società
Odero-Terni-Or!ando, ed è sta-
to mantenuto all’atto del lo-
ro passaggio all’Ansaldo in via
provvisoria, in attesa che le
condizioni di sviluppo del ca-
rico di lavoro dei suddetti
cantieri consentisse ad essi, co-
me d’altra parte era in pro-
gramma per gli altri stabili-
menti sociali dell’ANSALDO,
l'istituzione di un vero e pro-
prio premio di produzione che
fosse collegato all’ attività
produttiva dello stabilimento.
Infatti, mentre le varie for-
me di premio di produzione,
successivamente studiate e in-
trodotte nei vari stabilimenti
sociali di Genova, sono diret-
tamente collegate con l’anda-
mento della produzione degli
stabilimenti, il sistema in at-
to presso i Cantieri di Mug-
giano e di Livorno consiste
praticamente in una gratifica
quadrimestrale che viene di-
stribuita ad esclusivo giudizio
della direzione locale ai sin-
goli impiegati in relazione ad
una valutazione di merito de-
gli stessi e non ha alcun le-
game con l’andamento produt-
tivo del Cantiere. — —
Un tale sistema non può
considerarsi razionale e, per-
tanto, non può certo parlar-
si di una sua estensione agli
altri stabilimenti sociali, ben-
sì, piuttosto, di una sua sosti-
tuzione con un vero e proprio
premio di produzione.
85
Siamo un grupro di impie-
gati di 2.a categoria e ci re-
chiamo a casa a consumare la
colazione servendoci del tram.
Questa comodità ci costa due
biglietti a tariffa normale,
poichè le usuali riduzioni,
concesse ad altri lavoratori, a
noi sono negate. Vorremmo
savere se le disposizioni del-
l’UITE, circa i tesserini a
quattro ciorse per i lavora-
tori. sono giuste. dal momen-
to che le suddette riduzioni
vengono concesse a tutte le
categorie dei lavoratori fra
le quali molte con retribuzio-
ni superiori alie nostre. Pre-
ghiamo di esaminare la possi-
bilità di concedere anche a
noi le normali riduzion tram-
varie riservate ai lavoratori.
La questione del rilascio
dei tesserini a quattro corse è
di competenza dell’UITE. I
nostri Uffici del Personale ri-
lasciano aì richiedenti solo una
dichiarazione da presentare al-
VUITE, da cui risulta la quali-
fica del dipendente. In base a
questa dichiarazione VUITE
rilascia, o meno, il tesserino 4
quattro corse. Ci risulta che
detto tesserino viene rilascia-
to solo ai salariati ed a colo-
ro, tra gli impiegati, che han-
no la qualifica di impiegato
d’ordine, scritturale, dattilo-
grafo.
è
Sono un operaio del Mecca.
nico e da circa 20 anni lavoro
negli Stabilimenti Ansaldo
con la qualifica di manovale
Dovrei andare in pensione al-
la fine del 1955 e vorrei sape.
re per mezzo de « l'’Ansaldino >
a quanto ammonterà la mia
pensione.
GIUSEPPE DEBILIO
Negli accertamenti da moi
fatti ci risulta che Lei ha la-
vorato precedentemente anche
in altre ditte. Pertanto la Sua
pensione ammonterà a circa
17.000 lire mensili.
dì
Al Meccanico abbiamo i te-
lefoni che funzionano vera-
mente male. Questo inconve-
niente desidero sia messo in
evidenza, escludendo che sia
imputabile alie telefoniste,
che anzi si prodigano nel mi-
glior modo possibile onde
evitare sfuriate ingiuste per
loro, ma purtroppo giustifica-
te da chi deve attendere trop-
pi minuti per poter trasmette-
re il nominativo dell’ufficio o
della persona con cui deve co-
municare. Più volte, poi, ci si
sente rispondere «occupato »
per le comunicazioni interne;
quando poi si deve parlare con
la Sede, col Cantiere, con la
Carpenteria e con la Fonderia,
troppe volte si deve attendere
molto tempo per aver la co-
municazione, e, se ciò non ba-
stasse, una volta in linea, du-
rante la conversazione vi so-
no rumori sensibili e continue
interruzioni, che non si sanno
spiegare sebbene sia già sta-
to richiesto più volte l'inter-
vento del personale incarica-
to. Quando si deve conferire
con l'Ansaldo S. Giorgio o con
altre ditte esterne, a parte il
fatto di trovare «occupato »,
molto sresso ci si sente ri-
svondere «non ho linea ». Più
volte si è sentito parlare di
prossimi miglioramenti, di ap-
rarecchi automatici. ma rur-
troppo nessuna realzzazione.
CESARE BELLETTINI
Tutto quanto esposto dal sig.
Bellettini corrisponde al vers
e i « Servizi Eiettrici e Tele-
fonici » si stanno occupando
da qualche tempo per arrivare
ad una soluzione che consenta
al Meccanico di servirsi razio-
nalmente del servizio telefo-
nico, Proprio pochi giorni or
sono si è avuta l’autorizzazio-
ne per ordinare una nuova
centrale automatica per il
Meccanico, centrale che sarà
funzionante tra un anno circa
eliminando così gli inconve-
nienti lamentati.
Il signor Bellettini ci ha
inoltre scritto «lcune osserva-
zioni e ha formulato alcuna
proposte in merito all’uso del-
le comunicazioni di servizio.
Risponderemo in un prossimo
numero anche a questa que-
stione.
Gli operai Brolpasino, Rat-
to, Fammoni, Enrico, Zavatta-
ro e Bruzzo, dello Stabilimen-
to Meccanico, chiedono’ infor-
mazioni sull’inizio di un altro
corso per disegnatori e sulle
modalità per potervi parteci-
pare.
Attualmente non si prevede
l’istituzione di un altro corso
allievi disegnatori al Mecca-
nico, in quanto non si sente la
necessità di nuovi disegnatori
RISI GRU
meccanici, Quando il corso
verrà istituito ne verrà dato
annuncio con opportuni avvisi,
in modo che gli interessati a-
venti il titolo di studio neces-
sario possano fare domanda
per essere esaminati,
L'operaio Pietro Leonardini
della Fonderia chiede che la
ASA, la quale provvede all'as-
sistenza scolastica per i di-
pendenti studenti, garantisca
una quota minima di assisten-
za per tutti i lavoratori stu-
denti e non soltanto per i mi-
gliori.
Abbiamo l'impressione che
Lei faccia confusione. L’assi-
stenza scolastica per i dipen-
denti studenti non è riservata
ai migliori, ma a tutti coloro
che studiano con un minimo
di profitto e che conseguono la
promozione anche a ottobre.
Se si dovesse accettare quanto
Lei chiede, si creerebbe un as-
surdo, cioè si darebbe una
quota di assistenza a chi non
29
sostiene neppure gli esami e
magari non ha neanche fre-
quentanto la scuola, ma sì è
soltanto iscritto. Ora, lo spiri-
to che anima la provvidenza
in questione è quello di aiuta-
re coloro che, dopo il quoti-
diano lavoro, si sacrificano a
studiare e grazie al loro sacri-
ficio traggono quel minimo di
profitto che consente loro di
essere promossi anche, come
abbiamo detto, a ottobre. Si
rilegga pertanto il manifesto
riguardante l'assistenza scola-
stica per i dipendenti studenti
e non faccia confusione con le
borse di studio per i figli dei
dipendenti, le quali sono ve-
ramente riservate ai migliori.
Non ho mai cavito dove si
trovi la Sezione filatelica del
CRAL Ansaldo. Quanto costa
l’iscrizione?
FRANCESCO DI BELLA
Sul primo numero de V«An-
saldino» e precisamente a pag
15, abbiamo fornito Vindiriz-
zo che lei ci chiede, che iut-
tavia ripetiamo: Genova Sam-
pierdarena, Via Achille Sten-
nio 5-1. Gli scambi si effet-
tuano al giovedì dalle 17 alle
19 ed alla domenica dalle 10
alle 12. L’iscrizione costa 100
lire.
Chiarimenti sulle pensioni
contributi versati prima del 1920
Ancora riferendosi all’arti-
colo sulle pensioni da noi pub-
blicato nel numero del 1° no-
vembre, il sig. Marcello Riz-
zi, impiegato del Cantiere, a
nome di un gruppo di anziani
ansaldini, ci scrive:
« Prima del 1920 anno in
cui andò in vigore la legge
sulla assicurazione obbligato-
ria, noi già pagavamo un con-
tributo per la Previdenza. Con
la legge in parola passammo
tutti con il nuovo istituto as-
sicurativo, ed ora, che per pa-
recchi di noi già è giunta, o si
sta avvicinando, l’ora della
messa in pensione, vorremmo
sapere qualche cosa sui con-
tributi versati prima del 1920.
Come potranno coloro che
non hanno nessun libretto, o
altro documento, dimostrare
di avere anch'essi versati quei
contributi?
Non può, ai fini dell’ ac-
certamento, bastare la dimo-
strazione che l’interessato ap-
parteneva all’Ansaldo prima
del 1920?
Prima del 1920 ed esatta-
mente dal 1.0 maggio 1917 al
15 gennaio 1919 vigevano per
i lavoratori deil’epoca, le mar-
che ausiliarie quindicinali del
valore di L. 3.
Tali marche sono ora riva-
lutate del 2259 ed assumono
perciò il valore di L. 6,75
ognuna. Coloro che hanno la-
vorato dal 1-5-17 al 15-1-19
hanno diritto, al cumulo dei
vecchi contributi rivalutati su
quelli maturati con l’assicura-
zione obbligatoria.
Per il periodo 16-1-1919 -
30-6-1920 data di entrata in
vigore dell’assicurazione ob-
bligatoria e precedentemente
al 1.0 maggio 1917 vigeva sola-
mente l’assicuruzione facolta-
tiva ed anche i versamenti fat-
ti a tale titolo, vengono accre-
ditati sui contributi pensiona-
bili al momentu della liqui-
dazione della pensione.
Occorre pertanto che gli in-
teressati compilando la do-
manda di pensione rispondano
alla precisa richiesta che
viene formulata nell’apposito
modulo dell’I.N.P.S. La ri-
sposta naturalmente dovrà es-
sere documentata dalla di-
chiarazione del datore di la-
voro.
Gli anziani che precedente-
mente al 1920 lavoravano già
alle dipendenze dell’Ansaldo,
possono pertanto attendere il
momento opportuno, I lavora-
tori che a quell’epoca lavora-
vano in ditte diverse sarebbe
opportuno che si procurassero,
qualora non ne fossero già in
possesso, di un documento
comprovante il servizio pre-
stato.
* +»
Sempre sullo stesso argo-
mento l’Assistente Sociale del
Meccanico ci prega di pubbli-
care la seguente precisazione:
Vorrei precisare ai vecchi
pensionati che in questi gior-
ni si sono recati od intendono
recarsi ancora all'Ufficio Assi-
stenza dello Stabilimento Mec-
canico per chiedere un aumen-
to di pensione, quanto segue:
E’ nata, non si sa come, la vo-
ce di un lascito Perrone che
verrebbe ad aumentare la pen-
sione degli anziani che per a-
ver lavorato anche molti anni
prima dell’andata in vigore
della legge sull’assicurazione
obbligatoria contro l’invalidità
e la vecchiaia (Luglio 1920)
fruiscono di una pensione esi-
gua.
Se tale voce non è assoluta-
mente vera, è invece esatto il
fatto che questi vecchi ope-
rai furono iscritti nel 1911 dal-
la S. A. Gio Ansaldo & C. (am-
ministrata dai fratelli Perro-
ne) presso l’allora denomina-
ta « Cassa Nazionale di Previ-
denza per l’invalidità e vec-
chiaia per gli operai» (ora
I.N.P.S.) all’assicurazione fa-
coltativa e fu per essi versata
una somma proporzionata agli
anni di servizio.
Tale somma, rivalutata se-
condo l’anno di versamento
(400 volte se versata prima del
1915, 300 volte se versata dal
1915 al 1918 e 200 volte se ver-
sata fra il 1919 ed il 1922) è
stata conteggiata e la relativa
costituzione di rendita è stata
conglobata alla pensione di
Vecchiaia (V) ed alla pensio-
ne di Invalidità (Io), se l’assi-
curato ne ha fatto nella do-
manda di pensione esplicita
richiesta. Nel caso invece in
cui l’assicurato, nella doman-
da di pensione, non abbia de-
nunciato l’esistenza di detti
versamenti facoltativi, per a-
verli egli stesso dimenticati, la
relativa rendita non è stata
conglobata nella pensione.
Non è quindi vero che VAs-
sistente di Fabbrica possa far
avere a tutti gli ex operai del-
la S. A. Gio Ansaldo & C. un
aumento: della pensione, essa
può soltanto informarsi se,
presso l’I.N.P.S.. esistono ver-
samenti facoltativi dei richie -
denti, se sono stati o meno
conteggiati, ed in caso nega-
tivo può chiedere la ricostitu-
zione della pensione con con-
seguente aumento.
30
Collaborazione
Una certa esperienza, deri-
vata ua una attivita svolta co-
me amministrativo in collabo-
razione a.retta con i tecnici,
mi permette di poter esporre
a1cu.e osservazioni che riten-
go utili ai fini ai una sempre
maggiore e reciproca fiducia
tra il personale dei due impor-
tanti servizi della produzione:
quello tecnico e quello ammi-
nistrativo.
Quanto è attuato in merito
presso la Sezione Autonoma
Utensileria ael Ferroviario,
merita menzione, poichè il ri-
suitato ivi raggiunto è vera-
mente notevoe. I preventivi
ed i prezzi di vendita vengo-
no stapiliti con l’ausilio di ese-
menti contapili, raccolti in
precedenza su altre lavorazio-
ni similari. L’ausiito di queste
consultazioni è indispensapiie
per raggiungere un buon ri-
suitato economico, particolar-
mente in questo perioao di
spietata concorrenza in cui oc-
corre conoscere, con la mag-
giore possibile approssimazio-
ne, le effettive possibilità di
tutto quel personale che con-
corre al processo produttivo.
Durante la lavorazione il
servizio analisi costo fornisce
le indicazioni che permettono
di conoscere se ie previsioni si
vanno realizzando o meno, on-
de intervenire presso quei re-
parti di produzione ove il con-
trollo è più opportuno.
I costi di produzione sonv
rilevati mediante una organiz-
zazione contabile che ha lo
scopo di analizzare, control-
lare e confrontare col preven-
tivo tutti gli elementi che vi
concorrono. La precisione di
questo lavoro dipende in gran
parte dalla coliaborazione dei
tecnici addetti alla produzio-
ne. E’ importante che il ma-
teriale pervenga all’operaio
nel più breve t&mpo possibile
e che abbia le caratteristiche
richieste, ma è altrettanto im-
portante che esso venga re-
golarmente prelevato con un
buono ove sia chiaramente
menzionato il numero della
commessa e il sottoconto. Il
buono è un elemento conta-
bile necessario per ia imputa-
zione alla commessa del valo-
re relativo al materiale prele-
vato, e contribuisce alla im-
mediata determinazione, alme-
alate), w
rat
L’impiegato L. S. del
10188.
MG IEla/s sla Bbc ae ee
IL VOLUME SUL CENTENARIO
doci di offrire la possibilità ai dipendenti di acquistare
costo di produzione. Inoltre è
indispensabile che si controlli
sempre la emissione delle bol-
le per lavori a economia ed a
premio. Bisogna distinguere
e
sa
x
N53
Meccanico ci scrive chieden-
TACE
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Firma È
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SI
Ss:
no parziale, del costo di pro-
duzione.
E’ vitale che ‘n operaio la-
vori, ma è altrettanto vitale,
per l’azienda, che questo la-
voro sia esattamente registra-
to sulla bolla di cottimo rela-
tiva alla commessa di produ-
zione, se è produzione. Anche
la bolla di cottimo è un do-
cumento contabile; il valore
relativo costituisce l'elemento
più importante, almeno per la
nostra amministrazione, del
Giovanna, di anni 44, figlia del Capo officina Francesco
Vignolo della Fonderia. Ha iniziato la sua attività nel campo
del pattinaggio artistico nel 1954, classificandosi subito cam-
pione Ligure e Nazionale del Gruppo studentesco.
Attual-
mente appartiene alla seconda categoria.
#38 SI IS dB! SISI SID SH ama i
I
esattamente il iavoro produt-
tivo da quello improduttivo,
in modo da imputare il costo
alla commessa per cui il lavo-
ro è stato eseguito, Invertire
le due distinzioni significa,
per il nostro sistema ammini-
strativo, diminuìre il nume-
ratore ed aumentare il deno-
minatore.
La ripartizione delle spese
generali è un compito molto
difficoltoso per un ammini-
strativo. I vari elementi di
queste spese raggiungono un
totale che grava sul costo di
produzione fino ad arrivare,
sa certi casi, al 60% di esso.
È encomiabile l’opera che
Fiona gli uffici Economia e
Distribuzione attrezzi per una
parte delle spese generali, pe-
rò è mia convinzione che me-
diante una partecipazione più
attiva di tutti i tecnici, o me-
glio con il veglio di tutte
queste spese, fatto a preventi-
vo, da una commissione mista
di tecnici ed amministrativi in
collaborazione con i suddetti
uffici e organizzando magari
una vera e propria campagna
del risparmio con premi a
quei reparti che si sono di-
stinti, si possono raggiunge-
re notevoli risultati, specie in
certi prodotti, come utensili,
attrezzature meccaniche od ap-
parecchiature elettriche, o in
certi consumi,
Infine occorre poter essere
certi che: 1) il materiale è co-
stato quanto previsto, ed im-
piegato senza sprechi; 2) il co-
sto della mano d’opera diretta
sia stato controllato e ben at-
tribuito; 3) le spese generali
siano contenute nei limiti
strettamente indispensabili.
In questo modo il tecnico
avrà un’altra soddisfazione al-
trettanto importante quanto
quella che gli darà la qualità
del prodotto eseguito o fatto
eseguire e potrà inoltre rica-
varne quegli elementi di con-
fronto tanto necessari in sede
di previsioni per nuove com-
messe da acquisire.
Mario Vincenzini
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PROPOSTA N. 7613.
Lamenta che la pressione
dell’aria della rete dello STA,
che alimenta la turbina della
rettifica « Hauser » per interni
dell’officina MAPI è troppo
bassa, per cui, non potendosi
utilizzare in pieno la potenza
della macchina, si impiega un
notevole tempo in più per ret-
tificare i fori delle boccole,
specialmente quelli di diame
tro maggiore.
RISPOSTA
La segnalazione
lodevole senso di economia.
Purtroppo la soluzione del
problema comporterebbe la si-
stemazione di serbatoi-polmo-
ni nelle vicinanze delle mac-
chine che lavorano come la
rettifica « Hauser ». Tale dittu
(Hauser) ed altre costruttrici
di speciali macchine utensili,
hanno ora sostituito il sistema
della turbina cd aria con un
elettromandrino. appunto per
evitare l’inconveniente lamen-
tato.
Il sig. Sessarego del MAU
provvederà a chiedere alla
« Hauser » se è possibile mo-
dificare in tal senso la nostra
macchina.
denota un
PROPOSTA N. 04411.
Riportiamo per esteso:
« Compilata una distinta
base, il Capo commessa l’in-
via, per gii accertamenti di
competenza, all’utticio schede
dei magazzino. ll materiale
indicato sulla D. B. può ri-
sultare esistente od inesisten
te. Nel primo caso viene scrit-
ta la lettera « E » nell’apposi-
to spazio, menire nel secondo
l'ufficio schede provvede alla
emissione della richiesta, il
cui numero è riportato nello
stesso spazio, o sbarra questo,
intendendo così che deve
provvedere il PRO.
L’esperienza nei casi in cui
il materiale risulta inesisten-
te, mi fa avanzare la seguente
proposta:
1) All’ufficio schede, oltre
la D. B., sia inviata una co-
pia del disegno, Questa agevo-
la gli accertatori, potendo
spesso ricavare un pezzo ri-
chiesto da materiale di foggia
diversa da quella indicata sul-
la D. B, e sovente, per il servi-
zio cui è destinato il grezzo
può essere adoltata una quali-
tà diversa, ma esistente. Per-
ciò, se è possibile adoperare
del materiale di foggia o di
qualità diversa, viene elimina-
ta una richiesta di fornitura
(economia di tempo e dena-
ro).
2) In mancanza di mate-
riale adattabile e quindi nel-
la necessità di doverci rivolge-
re all’esterno, sarebbe bene
che la richiesta fosse compila-
ta dal Capo Commessa, anzi-
chè dall’ufficio schede per-
chè:
a) il Capo Commessa ri-
chiede la quantità, qualità e
foggia più convenienti;
b) il Capo Commessa se-
gue e sollecita più facilmente
l'emissione dell’ordine e poi
la fornitura del materiale (co-
se che son fatte dall’ufficio
schede);
c) in caso di difficoltà di
approvvigionamento, SME /
AME può rivolgersi diretta-
mente al Capo Commessa in-
teressato, anzichè all’ufficio
schede, che non è in grado di
decidere prontamente;
a) se ia richiesta è compi-
lata aai capo Commessa non
sì verlricnera inconveniente
aell’ ordinazione —cumusativa
per aiverse costruzioni dello
stesso materiale, causa di per-
aita e ai disguidi di varia na-
tura.
3) In caso d'’inesistenza
del materiale, l’utticio scnede
apponga a hnanco dell'apposito
spazio, la dicitura (manoscrit-
la 0 stampigliata) « NON ESI-
ST ». Cio evita che le richie-
ste compilate dai Capi Com-
messa slano avviate verso l’uf-
ficio scnede per un secondo
accertamento perchè il primo
era gia stato eifettuato prece-
dentemente, ed evita ancora
che lo stesso documento com-
pia l’inutile percorso dal PRO
al MAG e viceversa a vantag-
gio dell’inoltro del foglio a
5SME/AME per l'ordinazione
del materiale che interessa.
Provvederà direttamente il
PRO, sulla scorta della accer-
tata inesistenza del materiale,
risultante dalla D. B., ad ap-
porre sul foglio di richiesta la
dicitura « NULLA A MAG».
RISPOSTA
La proposta contiene alcune
osservazioni giuste. Dato che
la materia è complessa, il pro-
ponente è invitato a presen-
tarsi al Dirigente del PRO ing.
Parisi, per discutere la sua
proposta minutamente,
PROPOSTA N. 8346.
L'istituzione ai premi per gli
operai che tengono pulita la
propria macchina è senz’altro
indovinata ed ha già dato buo-
ni risultati. Tuttavia, affinchè
la cosa sia completa, è neces-
sario che venga data la possi-
bilità di ottenere facilmente il
necessario per la buona ma-
nutenzione della macchina,
Poichè è assai difficile riu-
scire ad avere sostanze sgras-
santi, propongo che presso i
distributori di olio sia depo-
sitata una piccola quantità del-
le suddette sostanze, in modo
che chi ha buona volontà pos-
sa, durante i periodi di sosta,
dedicarsi alla pulizia della
macchina.
Colgo l'occasione per segna-
lare che il naftile ha qualità
superiori a quelle della petro-
lina.
RISPOSTA.
Dato che siamo d’avviso di
fornire i mezzi necessari per
ottenere un’ottima pulizia
delle macchine, invitiamo il
proponente a presentarsi al
Capo Officina Castello (MAN)
per discutere con lui a voce
il modo più pratico per distri-
buire, senza sprechi, i mate-
riali necessari.
PROPOSTA N. 7999.
Il proponente fa presente
che nella 2.a Navata della
Grande Torneria, nell’occasio-
ne della spiana'ura di un con-
densatore si & adoperato un
tornio meno adatto rispetto ad
un altro tornio più grande il
quale avrebbe potuto eseguire
lo stesso lavoro con minore
spesa.
RISPOSTA.
Prima di iniziare il lavoro
sul condensatore i capi inte-
ressati avevano considerato
IDEE ©
anche l’opportunità di usare
la macchina più grande citata
dal proponente, ma poi hanno
concluso che quella sulla qua-
le il lavoro è stato eseguito,
era più adatta poichè aveva,
rispetto all’altra, maggiori
possibilità di lavorare in lar-
ghezza.
L’interessato è comunque
invitato a rivolgersi al Capo
Officina sig. Costa (MAGR)
per avere maggiori chiari-
menti.
PROPOSTA N. 8208.
I tracciatori «lella Caldere-
ria fanno uso frequente, per
scrivere sui materiali da loro
tracciati, di pittura rossa che
custodiscono in appositi sec-
chielli (una ventina in tutto).
Essendo però questi privi di
coperchio, da un giorno al-
l'altro la pittura secca,
Nell’intento di raggiungere
una più economica e razionale
utilizzazione, sarebbe consi-
gliabile adottare piccoli reci-
pienti muniti di coperchio.
RISPOSTA:
Il proponente è invitato a
presentarsi al Capo Reparto
MAN-VER sig. Viglino per
chiarimenti.
IMEMENT O|
Alfonso BARUZZO
di anni 53, dipendente del
Muggiano, deceduto il 19-11-
1954. Era stato assunto! nel
1929. Lascia la moglie e due
figli.
Mario FERRARI
di anni 60. dipendente del
Cantiere, deceduto il 28-11-
1954. Era all’Ansaldo dal 1924
Lascia la moglie.
Renato BIZZOCOLI
di anni 59, dipendente del
Cantiere, deceduto il 30-11-
1954. Era all’Ansaldo dal 1939.
Lascia la moglie.
Ai familiari le. commosse
condoglianze de «l’Ansaldino».
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DEI DIPENDENTI
P. Carignano, 2 - Genova |
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Responsabile
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MI DELL'ANSALDO S.A.
, Edito dall’ Ansaldo S.A. ‘
Autorizzazione del Tribunale di ‘
‘ Genova n. 299 - 6 Maggio 1954 |
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