LACERBA

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Raccolta
Descrizione
La collezione fa parte del vasto Archivio documentale della famiglia Ansaldo, raccolto e riorganizzato negli anni da Giovanni Battista Ansaldo (1936 - 2016).

Lacerba è stata una rivista quindicinale letteraria italiana fondata a Firenze il 1 gennaio 1913 da Giovanni Papini e Ardengo Soffici, pubblicata dal gerente responsabile Guido Pogni fino alla fine del 1914 e successivamente da Pietro Gramigni, stampata dalla Tipografia di Attilio Vallecchi e C.
Il nome deriva da L’Acerba, l’opera più celebre del poeta Cecco d’Ascoli, e da cui è tratto il motto della rivista: qui non si canta al modo delle rane. Il significato è che in questo luogo o situazione non si possono esprimere le cose in modo superficiale.

Il periodico si avvalse della collaborazione di Aldo Palazzeschi e Italo Tavolato ponendosi su posizioni aderenti al Futurismo. La rivista dichiara il suo programma rivendicando la piena libertà e autonomia dell'arte, l'esaltazione anarchica del genio e del superuomo e un rilancio della letteratura frammentaria. Papini scrive articoli provocatori, Soffici scrive del cubismo e tiene la rubrica fissa “Giornale di bordo”. Palazzeschi è presente con numerose liriche, Tavolato scrive articoli scandalistici.

Sempre come rivista d'arte e di pensiero che intende portare il pubblico a conoscenza delle forme più avanzate dell'arte moderna, «Lacerba» pubblica, nel n. 15 del 1 agosto 1914, il “Manifesto dell'architettura futurista”. Tuttavia, il 15 febbraio precedente, Giovanni Papini aveva pubblicato sulla rivista il noto articolo "Il cerchio si chiude", polemico con il cosiddetto "marinettismo", considerato intriso di modernolatria: il culto o adorazione eccessiva della modernità, in particolare della tecnologia, della velocità, del progresso e della venerazione per la macchina.

Alla fine del 1914 avviene la rottura definitiva con il movimento futurista. Il legame era durato un anno (marzo 1913 - marzo 1914) per un totale di 24 numeri.

Quando scoppia la Prima guerra mondiale e l'Italia dichiara la sua neutralità, «Lacerba», dall’estate del 1914 passa dal disimpegno politico precedentemente espresso a un entusiasmo interventista, e afferma che da quel periodo in poi la rivista sarà solamente politica, per riprendere, come scritto nell’articolo da Papini l'«attività teoretica e artistica a cose finite», metafora per indicare il passaggio da un’attività di ricerca e sperimentazione a un’attività di presa di posizione e impegno politico.
Vengono pubblicati violenti articoli contro il governo definito vile e verso i neutralisti e socialisti.

Dal 1915 il periodico esce con cadenza settimanale, Giovanni Papini assume la direzione unica della rivista, prima condivisa con Soffici, che peraltro continua a collaborare. Con il ritorno di Aldo Palazzeschi, a cui è affidata la rubrica fissa “Spazzatura”, la letteratura e l’arte rientrano sulle pagine di «Lacerba», accanto agli articoli politici.
In febbraio un articolo firmato da Palazzeschi, Papini e Soffici (Futurismo e Marinettismo) sancisce il divorzio tra i tre, che si proclamano i soli autentici futuristi, e i futuristi milanesi chiamati con disprezzo "marinettisti".
Con questo episodio si conclude la prima stagione del futurismo fiorentino.

La rivista cessa le pubblicazioni il 22 maggio 1915, due giorni prima dell'entrata in guerra dell'Italia: l'ultimo editoriale di Papini reca il titolo “Abbiamo vinto!”
Data testuale
1913 - 1915
Consistenza
45 numeri
Livello archivistico inferiore
Copertina - 15 maggio 1913, anno I, n. 101913 - Anno I
Copertina - 1 gennaio 1914, anno II, n. 11914 - Anno II
Copertina - 17 gennaio 1915, anno III, n. 31915 - Anno III
Lingua prevalente
ITALIANO - Italiano - IT
Soggetto conservatore
Fondazione Ansaldo - Gruppo Leonardo

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